RECENSIONE: La ragazza con il braccialetto (Stéphane Demoustier)



Voto: 4/5

Regista: Stéphane Demoustier

Interpreti: Mélissa Guers, Roschdy Zem, Anaïs Demoustier, Annie Mercier, Chiara Mastroianni

Anno: 2019

Durata: 96 minuti

Genere: Drammatico



Trama

Lise ha 18 anni e un braccialetto elettronico alla caviglia. Accusata due anni prima del presunto omicidio della sua migliore amica, attende il processo a casa dei genitori, Bruno e Céline che la sostengono, ciascuno a suo modo, interrogandosi sulla maniera migliore di fare fronte al dramma familiare. Bruno è un padre protettivo, Cèline una madre bloccata davanti al destino della figlia. Un destino che si gioca in tribunale tra accuse e difese, confessioni e testimonianze che finiscono per rivelare una vita intima dell'imputata inattesa e sconcertante, e rendono difficile discernere la verità.


Recensione

Conosciamo davvero chi amiamo? Questa è la domanda che ben si sintetizza la trama e lo spirito di quest’opera. La storia inzia con una scena scioccante, Lise (Melissa Guers) sta trascorrendo un tranquillo pomeriggio in spiaggia con i genitori (Roschdy Zem, il padre e Chiara Mastroianni, la madre) quando la polizia arriva per portarla in stato di fermo. La ragazza li segue apparentemente docile, come se si aspettasse che quel momento sarebbe arrivato. In seguito, ci si avvicina alla famiglia di Lise, se ne conoscono i componenti osservando come reagiscono all’evento che ha cambiato per sempre le loro vite: l’accusa di omicidio a carico della figlia maggiore, per la morte della migliore amica di lei, Flora. La ragazza è stata trovata all’indomani di una festa a casa sua massacrata da sette coltellate: l’unica indagata per questo delitto efferato è proprio Lise, che ha dormito con lei per quell’ultima notte.

Non è affatto facile capire cosa passa per la testa di Lise. La bravura dell’attrice protagonista Melissa Guers sta proprio nel dosare le emozioni dispensandole in dosi più che minime, lasciando intravedere tutto il mondo interiore della protagonista da un movimento di palpebra o da un cambio impercettibile dello sguardo. Le diverse versioni dei fatti che hanno condotto all’omicidio sono ricostruite in tribunale, il cui svolgimento costituisce pressoché la totalità del film. L’unica che sa tutta la verità, senza alcuna ombra di dubbio, è la defunta Flora, che ovviamente non può raccontarla.

L’interrogatorio serrato a cui Lise è sottoposta mette in scena, passo dopo passo, quella che è la vita impenetrabile agli adulti degli adolescenti di oggi. I genitori di Lise, che hanno guardato l’adolescenza della figlia con gli occhi di chi la vorrebbe eternamente bambina, scoprono così, davanti a un Pubblico Ministero, quelli che sono gli impulsi, i desideri, ma anche l’indifferenza della figlia e la sua poco romantica sessualità. E, forse, questo è tra gli elementi che più disturbano gli altri personaggi e gli spettatori.

La sensazione più importante che lascia la visione di questa pellicola è proprio quella di specchiarsi nelle proprie contraddizioni. Si parte, infatti, con il voler capire chi ha ucciso Flora e perché, per poi domandarsi se non si è avvinti nei lacci del perbenismo che l’accusa vuole muovere contro l’imputata. La naturalezza e il risentimento con cui la ragazza rivendica il proprio diritto a una sessualità libera è ben espresso nell’arringa finale della difesa, dalla voce imponente dell’attrice Annie Mercier.

Il duello tra la P.M. e l’avvocata di Lise è un pezzo di cinema che scava a fondo e dimostra l’importanza di un’ottima scrittura. Le personalità di tutti i personaggi sono ben delineate, limitate, e questo è anche dichiarato in una linea di monologo, dai propri ruoli. Accusa, difesa, madre, padre, giudice, fratello. Imputata. Anche se è solo Lise a indossare un braccialetto elettronico, nessuno di loro è realmente libero. La tragedia ha condizionato inevitabilmente il loro privato, segnando la giovinezza della protagonista e la vita della sua famiglia. Anche in questo La ragazza con il braccialetto aiuta a porsi delle domande, in un periodo in cui i riflettori sono sempre più puntati su crimini reali: mettersi nei panni dell’accusato e dei suoi cari, domandarsi quanto sia facile giudicare dalle proprie posizioni sicure. E quanto l’opinione sulla personalità incida sul giudizio delle sue azioni.

Un film che ci regala un ritratto contemporaneo che rapisce, che non fornisce risposte, ma genera domande, che interroga e che, senza etichettare e giudicare, invita alla riflessione, fino al bellissimo finale e che merita assolutamente di essere visto.

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