top of page

RECENSIONE: Quel che non è salvato è perso. L'internet che abbiamo avuto (Lorenzo Fantoni)

Aggiornamento: 2 apr




Autore: Lorenzo Fantoni

Editore: effequ, 2026

Pagine: 272

Genere: Saggi, Informatica

Prezzo: € 19.00 (cartaceo), € 10.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook



Trama

C'è stato un tempo in cui internet non esisteva, e l’umanità era un’altra cosa. Raccontarlo oggi a chi ha vent’anni sembra narrare di un’Età della pietra remota e dimenticata, eppure è qualcosa che molte generazioni ancora considerate, a torto o a ragione, ‘giovani’, hanno vissuto e ricordano bene. Eppure l’avvento del web, il suo farsi consuetudine in ogni casa e in ogni momento, è qualcosa che è stato sì molto analizzato ma mai narrato come esperienza lontana, come qualcosa che distingue con forza due generazioni adiacenti. Cosa ha creato, quell’avvento? Certo non solo i dibattiti polarizzati dei social network o gli acquisti con un click da casa. C’è stato un momento, anche se non è facile fissarlo, in cui si è vista la possibilità di creare una comunità, di estendere i valori, condividere le esperienze, immaginare perfino una felicità comune. Quali sono state le tappe di questo percorso? Con questo libro Lorenzo Fantoni, alternando il memoir alla ricostruzione storica e all’analisi politica, torna a proporre una critica al mondo di cui si occupa e che studia, per cercare di recuperare almeno quel backup polveroso e dimenticato, un frammento della memoria dell'internet che avremmo potuto avere e che ci è scivolata tra le dita, là dove anche i videogiochi ci avevano avvisato: "everything not saved will be lost".


Recensione

Con questo saggio l'autore costruisce un libro che è insieme racconto personale, saggio culturale e riflessione critica su una trasformazione che ha inciso profondamente sulla nostra esperienza del mondo: quella della rete. Il titolo stesso, che richiama il messaggio tipico dei vecchi videogiochi, introduce subito il tema centrale: la perdita. Non solo la perdita di contenuti, ma quella di un’intera modalità di vivere internet.


Fantoni parte da un dato generazionale: esiste una linea di demarcazione tra chi ha conosciuto un mondo senza internet e chi invece è cresciuto dentro la sua presenza costante. Questa frattura non è solo anagrafica, ma culturale. Il libro si muove proprio su questo confine, interrogando cosa significhi aver assistito alla nascita della rete e alla sua progressiva trasformazione.


Uno degli elementi più solidi del testo è la ricostruzione dell’internet delle origini, quella fase in cui la rete appariva come uno spazio ancora aperto, poco regolato, spesso disordinato ma ricco di possibilità. Fantoni richiama quell’ecosistema fatto di siti personali, forum, blog e comunità spontanee, dove l’identità digitale era meno rigidamente definita e la partecipazione sembrava più libera. Non si tratta però di un’operazione puramente nostalgica: il libro evita di idealizzare quel periodo come un’età dell’oro priva di contraddizioni.


Accanto al senso di libertà, infatti, emerge anche la consapevolezza dei limiti e delle ingenuità di quella fase. Tuttavia, ciò che interessa all’autore non è tanto stabilire se “prima fosse meglio”, quanto comprendere cosa sia cambiato nel passaggio verso l’internet contemporaneo. In questo senso, il libro segue un’evoluzione: da una rete percepita come spazio di scoperta e costruzione collettiva, a un ambiente sempre più strutturato, centralizzato e mediato da grandi piattaforme.


Un nodo cruciale della riflessione riguarda proprio questo cambiamento di paradigma: da utenti che esplorano a utenti che vengono osservati, tracciati, profilati. Fantoni mette in luce come l’esperienza online sia diventata progressivamente meno spontanea e più guidata, organizzata da logiche economiche e algoritmiche. Non si tratta di una denuncia semplicistica, ma di una presa d’atto: internet non è più lo stesso spazio che prometteva di essere agli inizi.


Lo stile del libro contribuisce in modo decisivo alla sua efficacia. Fantoni alterna il piano personale (ricordi, esperienze dirette, percezioni) a quello analitico, mantenendo un tono accessibile ma mai superficiale. Questo intreccio permette al lettore di riconoscersi, soprattutto se ha vissuto quella fase di transizione, ma anche di acquisire strumenti per leggere il presente digitale con maggiore consapevolezza.


Un altro aspetto rilevante è la dimensione della memoria. Il libro insiste sull’idea che gran parte dell’internet del passato sia andata perduta o sia diventata difficile da recuperare. Non solo per ragioni tecniche, ma perché i modelli attuali privilegiano la permanenza controllata dei contenuti rispetto alla dispersione caotica ma vitale delle origini. In questo senso, il “non salvato” del titolo assume un valore simbolico: rappresenta tutto ciò che non è stato conservato, archiviato o trasformato in dato utile.


Fantoni non offre soluzioni facili né indulge in conclusioni consolatorie. Piuttosto, invita a una riflessione: capire cosa abbiamo perso serve anche a comprendere meglio cosa abbiamo oggi. E forse, implicitamente, a immaginare cosa potrebbe essere diverso in futuro.


Per concludere, si tratta di un libro che funziona proprio perché non pretende di essere definitivo. È una ricostruzione consapevolmente soggettiva, ma capace di intercettare un’esperienza collettiva. Non è solo un libro su internet: è un libro sul tempo, sulla trasformazione e sul modo in cui le tecnologie cambiano, spesso in modo irreversibile, il nostro modo di vivere, ricordare e relazionarci.


Un saggio indicato per chi ha vissuto l’internet degli anni ’90 e 2000 e vuole ritrovare quel periodo e a chi è interessato alla cultura digitale e alla sua evoluzione sociale e politica.



Alcune note su Lorenzo Fantoni

Lorenzo Fantoni è nato nel 1981 ed giornalista e scrittore freelance, da anni si occupa di cultura pop/tech e nella sua carriera ha collaborato con testate come «La Stampa», «la Repubblica», «Corriere della Sera» «Wired», «Vice», «Multiplayer.it», «Esquire», «Il Post». Si è occupato di videogiochi anche in radio e in televisione, curando interventi per la trasmissione «Altri Mondi» di RaiNews24, ha collaborato a programmi e documentari sulla cultura nerd con Sky e DMAX ed è direttore della rivista culturale online «N3rdcore» e della newsletter dedicata al giornalismo «Heavy Meta». È autore del libro Vivere mille vite. Come i videogiochi ci hanno cambiato il futuro (effequ, 2020).


Commenti


©2020 di Dalla carta allo schermo.

bottom of page