RECENSIONE: Tornare a ridere al giorno. La traduzione e/è la vita (Silvia Sacchini)
- Dalla carta allo schermo

- 14 apr
- Tempo di lettura: 4 min


Autore: Silvia Sacchini
Editore: eum, 2025
Pagine: 122
Genere: Saggi, Linguistica
Prezzo: € 18.00
Acquista: Libro
Acquista sito editore: https://eum.unimc.it/it/catalogo/tornare-a-ridere-al-giorno/1003
Trama
"In questa casa c'è un segreto" poggia, come ogni casa, su fondamenta: motivi e temi della psicologia del profondo di C. G. Jung vengono qui rivisitati narrativamente e corredati da brani attinti dal patrimonio fiabesco. L'eroe di fiaba, disperso o rifugiato nel bosco, si imbatte nel suo vagare in casupole o magioni in cui trova provvisoria accoglienza. Si pongono queste dimore non come puri luoghi geografici, ma rappresentazioni simboliche: immaginari punti d'arresto, luoghi di sosta in cui il cammino di chi è per via momentaneamente si interrompe, decisive al volto di chi vi transita, al suo disegno o progetto di sé. Da lì uscirà trasformato. La lezione delle fiabe è presentata sotto un duplice punto di vista, come se contenesse fin dall'inizio anche il suo opposto. Interroga il viandante su se stesso, e con lui anche noi che leggiamo. Dice: "Ti sei fatto questa domanda?". Apertura a un gioco di temi che racchiudono altri temi per un possibile itinerario interiore. Postfazione di Arianna Fermani.
Recensione
Questo saggio si presenta fin dalle prime pagine come un’opera ibrida: riflessione teorica, racconto di esperienza e dichiarazione d’amore per la traduzione. Già il titolo, con quell’“e/è” che fonde e insieme problematizza identità e relazione, suggerisce la direzione del libro: la traduzione non è soltanto una pratica tecnica, ma una condizione esistenziale.
L’idea di fondo, esplicitata anche nella descrizione, è semplice e radicale: traduciamo sempre. Non solo quando passiamo da una lingua all’altra, ma ogni volta che cerchiamo di dare forma ai nostri pensieri, di comunicare con gli altri, di trasformare emozioni in parole. In questa prospettiva, la traduzione diventa una metafora potente dell’esperienza umana: un continuo tentativo di avvicinamento, mai perfetto, sempre necessario. L’immagine conclusiva della descrizione, quella delle anime che tornano “a ridere al giorno” grazie alla traduzione, restituisce bene la dimensione etica e quasi salvifica che Sacchini attribuisce a questo gesto.
L’indice del volume conferma la natura articolata e ricca del percorso proposto. Dopo una premessa teorica, il libro si apre con “L’inremeabilis unda della traduzione”, titolo che richiama l’idea di un flusso irreversibile, forse alludendo alla perdita inevitabile che ogni atto traduttivo comporta. Da qui in avanti, il discorso si sviluppa attraverso una serie di casi concreti, che intrecciano riflessione critica e pratica traduttiva.
Particolarmente significativa è l’attenzione riservata alla letteratura per ragazzi, come nel capitolo dedicato a L. Frank Baum, dove il sottotitolo – “Tradurre libri per ragazzi non è un gioco da ragazzi” – suggerisce una presa di posizione netta contro la sottovalutazione di questo ambito. Sacchini sembra voler mostrare come la semplicità apparente nasconda scelte complesse, responsabilità linguistiche e culturali profonde.
Allo stesso modo, il capitolo su F. Scott Fitzgerald (“La temperatura dei libri”) lascia intuire una riflessione sul tono, sull’atmosfera, su ciò che in un testo non è immediatamente traducibile perché appartiene a una dimensione sensoriale e stilistica. La traduzione, in questo senso, diventa un’arte dell’ascolto e della restituzione, più che una semplice operazione di equivalenza.
Non meno emblematici sono i capitoli dedicati a Charlotte Brontë (“Tradurre Jane Eyre, una rosa piena di spine”), a Tom Sawyer, a Louisa May Alcott e a Jack London. Qui emerge chiaramente uno dei fili conduttori del libro: ogni autore richiede un diverso “accordo”, come suggerisce il suggestivo titolo “Tradurre un’orchestra”. Tradurre significa allora modulare la propria voce, adattarsi, entrare in risonanza con stili, epoche e sensibilità differenti.
La seconda parte del volume amplia ulteriormente l’orizzonte. Capitoli come “Il rovescio dell’arazzo” (dedicato ad Apuleio), “Femminile plurale” o “La lingua di mezzo” indicano un interesse per le implicazioni culturali, politiche e identitarie della traduzione. Particolarmente interessante appare anche la riflessione sul dialetto (“ovvero l’arte del nominare”) e sull’intraducibile, che suggerisce una consapevolezza dei limiti del linguaggio e, al tempo stesso, della sua inesauribile vitalità.
Lo stile, per quanto si può evincere dalla struttura e dalla presentazione, sembra oscillare tra rigore saggistico e apertura narrativa. I titoli stessi, spesso evocativi e poetici, indicano una scrittura capace di coniugare precisione teorica e sensibilità letteraria. Non siamo di fronte a un manuale tecnico, ma a un libro che invita a pensare la traduzione come esperienza vissuta, quotidiana, persino intima.
In definitiva, questa lettura appare come un’opera che riesce a parlare sia agli specialisti sia ai lettori curiosi. Non si limita a spiegare cosa significhi tradurre, ma prova a mostrare perché la traduzione sia, in fondo, una delle forme più profonde del vivere: un continuo attraversamento di confini, un esercizio di empatia, un tentativo di restituire voce – e vita – a ciò che altrimenti resterebbe inaccessibile.
Il libro è particolarmente indicato per studenti e studiosi di traduzione, letteratura e linguistica, ma anche per chiunque ami leggere e sia interessato ai “retroscena” dei testi. Può risultare molto stimolante anche per chi scrive, insegna o semplicemente riflette sul linguaggio e sulla comunicazione.
Alcune note su Silvia Sacchini
Stella Sacchini scrive e traduce per Feltrinelli, Mondadori e Gallucci. Ha tradotto molti autori e autrici tra cui Jane Austen, Charles Dickens, John Williams, Mark Twain, Charlotte Brontë, L. Frank Baum, Jack London, Louisa May Alcott, H.P. Lovecraft, Kurban Said, William Finnegan, Apuleio, Ovidio, Apollonio Rodio, Marco Aurelio. Per Oscar Fantastica cura la collana “Tentacoli: piccoli libri di H.P. Lovecraft”. Ha scritto O magico di parole: Giacomo Leopardi (Giaconi 2019), Fuori posto (Gallucci 2024) e Lisistrata contro la guerra (Gallucci 2025). Nel 2014 ha vinto il premio Babel per la traduzione letteraria. È ideatrice e curatrice di “Tradurre in classe”, progetto che porta la traduzione editoriale nelle scuole, e di “Attraversamenti”, progetto di traduzione con i migranti.



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