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RECENSIONE: Una storia popolare del calcio (Jean-Christophe Deveney, Lelio Bonaccorso, Mickaël Correia)

Aggiornamento: 14 giu



Autore: Jean-Christophe Deveney, Lelio Bonaccorso, Mickaël Correia

Traduttore: Stefano Andrea Cresti

Editore: Tunué, 2026

Pagine: 144

Genere: Calcio, Graphic novel

Prezzo: € 19.90

Acquista: Libro



Trama

Dall'Inghilterra al Brasile, dall'Egitto all'Argentina, questo libro racconta la storia del calcio dalle origini ai giorni nostri. Non solo sport e spettacolo , ma un potente strumento di emancipazione sociale per operai, donne e giovani delle periferie. Tra le imprese di Maradona e il mito di Pelé, la leggenda della Mano de Dios e le sfide dei campioni dimenticati, il volume esplora il calcio popolare, il tifo e le controculture calcistiche, svelando il lato più autentico del gioco più amato del mondo


Recensione

Parlare di calcio nei libri è sempre un'operazione delicata. Da una parte c'è il rischio di limitarsi alla celebrazione nostalgica di partite, campioni e trofei; dall'altra quello di trasformare il pallone in un semplice pretesto per affrontare temi sociali e politici. Una storia popolare del calcio riesce a evitare entrambe queste trappole e propone qualcosa di più ambizioso: una narrazione che racconta il calcio come fenomeno umano, collettivo e culturale, senza mai dimenticare la passione che rende questo sport il più seguito al mondo.


Il graphic novel, firmato da Mickaël Correia e Jean-Christophe Deveney e illustrato da Lelio Bonaccorso, prende spunto dall'idea che il calcio non appartenga soltanto ai grandi club, ai contratti milionari o alle competizioni internazionali. Al centro della narrazione ci sono soprattutto le persone, le comunità e i movimenti sociali che hanno trovato nel calcio uno spazio di aggregazione, di identità e talvolta perfino di resistenza.


Il libro attraversa epoche e paesi diversi, raccontando vicende che spesso sfuggono alle tradizionali storie del calcio. Emergono così figure dimenticate, squadre poco ricordate e contesti storici nei quali il pallone assume un significato che va ben oltre il risultato finale. Si passa dalle origini popolari del gioco alle esperienze del calcio femminile, dalle vicende legate a dittature e conflitti fino ai grandi miti sportivi del Novecento. In questo percorso trovano spazio episodi celebri come la "Mano de Dios" di Maradona, ma anche storie meno note come quelle delle Dick, Kerr Ladies o dei Leopardes dello Zaire, dimostrando come il calcio sia stato spesso intrecciato alle vicende sociali e politiche del proprio tempo.


Ciò che colpisce maggiormente è la capacità degli autori di mantenere un equilibrio costante tra divulgazione e racconto. Pur affrontando argomenti complessi, il libro non assume mai il tono di un saggio accademico. Al contrario, la lettura procede con fluidità grazie a una struttura narrativa che alterna eventi storici, aneddoti e momenti di forte impatto emotivo. Il risultato è un'opera che riesce a informare senza appesantire e a stimolare la curiosità del lettore anche quando si affrontano temi lontani dalla dimensione sportiva in senso stretto.


Un ruolo fondamentale è svolto dai disegni di Lelio Bonaccorso. Sarebbe riduttivo considerarli una semplice illustrazione del testo. In molti passaggi sono proprio le immagini a trasmettere il senso profondo della storia. Bonaccorso dimostra una notevole capacità nel rappresentare il movimento e la fisicità del calcio, evitando però la spettacolarizzazione tipica delle immagini televisive. Le azioni di gioco vengono spesso vissute dall'interno, quasi dal punto di vista dei protagonisti, e questo conferisce alle tavole una sensazione di partecipazione molto coinvolgente.


Particolarmente riuscita è anche la ricostruzione delle diverse epoche storiche. Divise, stadi, ambientazioni urbane e contesti sociali vengono rappresentati con grande attenzione ai dettagli. Si percepisce un importante lavoro di documentazione dietro ogni capitolo, ma il dato storico non soffoca mai la forza narrativa delle immagini. Le tavole riescono infatti a essere precise senza diventare fredde o didascaliche.


Un altro elemento che merita attenzione è il lavoro sul colore. Ogni sezione possiede una propria identità cromatica, una scelta che contribuisce a differenziare epoche, luoghi e atmosfere. Le variazioni di tonalità accompagnano il lettore lungo il viaggio storico e rendono immediatamente riconoscibile il passaggio da un contesto all'altro. È una soluzione che arricchisce la lettura e dimostra come l'apparato grafico non sia stato concepito come semplice supporto, ma come parte integrante del racconto.


Dal punto di vista tematico, il libro propone una visione del calcio dichiaratamente orientata verso la sua dimensione popolare. Non è una storia delle tattiche, dei moduli o delle competizioni più importanti. Chi cerca un volume dedicato ai grandi campioni o alle finali memorabili potrebbe rimanere sorpreso. Qui il protagonista è il calcio come fenomeno sociale. Gli stadi diventano luoghi di incontro, le squadre simboli di appartenenza collettiva, i giocatori figure che spesso riflettono le tensioni e le speranze della società in cui vivono.


Proprio questa prospettiva rappresenta il maggiore punto di forza dell'opera. In un momento storico in cui il calcio professionistico appare sempre più dominato da logiche economiche e commerciali, Una storia popolare del calcio ricorda al lettore che questo sport è nato e si è sviluppato soprattutto grazie alle persone comuni. Operai, studenti, donne, migranti, tifosi e quartieri popolari emergono come protagonisti di una storia parallela, spesso trascurata ma essenziale per comprendere davvero il significato culturale del calcio.


Il volume riesce così a parlare anche a chi non segue abitualmente questo sport. La vera materia del racconto non è il calcio in sé, ma il rapporto tra sport e società, tra identità collettiva e memoria storica. È una lettura che invita a guardare oltre il risultato della partita e a interrogarsi sul motivo per cui il calcio abbia avuto un impatto così profondo in ogni parte del mondo.


In definitiva, Una storia popolare del calcio è un graphic novel intelligente, documentato e visivamente molto efficace. Un'opera che riesce a coniugare divulgazione storica, riflessione sociale e narrazione a fumetti senza perdere mai il piacere della lettura. Il contributo di Lelio Bonaccorso risulta determinante: le sue tavole non accompagnano semplicemente il testo, ma gli danno corpo, emozione e ritmo, trasformando un racconto storico in un'esperienza visiva coinvolgente.


Consiglio questo libro agli appassionati di calcio che desiderano scoprire aspetti meno conosciuti della storia del pallone, ai lettori di graphic novel storici e di impegno civile, agli insegnanti e agli studenti interessati ai rapporti tra sport e società, ma anche a chi normalmente non segue il calcio e cerca una lettura capace di raccontare il Novecento e il mondo contemporaneo da una prospettiva originale e sorprendente.



Alcune note su Jean-Christophe Deveney

Jean-Christophe Deveney è nato nel Sud della Francia e vive a Lione. Ha collaborato con varie case editrici e le sue opere sono state pubblicate in Argentina, Italia, Giappone, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti. Cura progetti internazionali e mostre di fumetti. Ha insegnato sceneggiatura per il fumetto e l'animazione per quindici anni. Con Tunué ha pubblicato "Una storia popolare del calcio" (2026).


Alcune note su Lelio Bonaccorso

Lelio Bonaccorso è fumettista, illustratore e insegnante presso le Scuole del Fumetto di Palermo e Messina. Il suo primo graphic novel è Peppino Impastato, un giullare contro la mafia, sceneggiato da Marco Rizzo. La collaborazione si rinnova con Gli ultimi giorni di Marco Pantani, Primo, Que Viva el Che Guevara, su una versione a puntate di Gli Arancini di Montalbano per La Gazzetta dello Sport e su Jan Karski l'uomo che scoprì l'Olocausto. Nel 2014 pubblica "419 Africa Mafia", sceneggiato da Loulou Dédola.


Alcune note su Mickaël Correia

Mickaël Correia è un giornalista francese specializzato in tematiche climatiche, ecologia e lotte sociali, attivo dal 2021 nel team di Mediapart. Noto per le sue inchieste sulle multinazionali "climaticide" e la cultura popolare, ha scritto per Le Monde Diplomatique e Le Canard Enchaîné. Con Tunué ha pubblicato "Una storia popolare del calcio" (2026).Mickaël Correia è un giornalista francese specializzato in tematiche climatiche, ecologia e lotte sociali, attivo dal 2021 nel team di Mediapart. Noto per le sue inchieste sulle multinazionali "climaticide" e la cultura popolare, ha scritto per Le Monde Diplomatique e Le Canard Enchaîné. Con Tunué ha pubblicato "Una storia popolare del calcio" (2026).


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