RECENSIONE: Alamo (Stephen Harrigan)


Autore: Stephen Harrigan
Traduttore: Nicola Manuppelli
Editore: Del Maino, 2026
Pagine: 872
Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea
Prezzo: € 19.90
Acquista: Libro
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Trama
Texas, 1835. La provincia messicana è in rivolta. Mentre l’esercito del generale Santa Anna avanza verso la piccola missione destinata a diventare leggenda, tre vite vengono trascinate verso la stessa battaglia. Edmund McGowan è un naturalista orgoglioso e brillante, minacciato dalla guerra e dal proprio carattere. Mary Mott è una locandiera vedova, pratica e tenace. Suo figlio Terrell ha sedici anni e un amore perduto che lo spinge là dove nessuna madre vorrebbe vederlo andare.Tra personaggi inventati e figure storiche come James Bowie, David Crockett, William Travis e Santa Anna, Stephen Harrigan racconta l’assedio da entrambi i lati delle mura. Alamo è un grande romanzo di avventura, amore e guerra, capace di restituire alla storia la sua carne e agli eroi le loro contraddizioni.
Recensione
Ci sono eventi storici che, con il passare del tempo, smettono di appartenere soltanto al passato e diventano parte dell'identità di un popolo. La memoria li trasforma in simboli, le generazioni successive li raccontano attraverso immagini sempre più definite e, poco alla volta, gli uomini che li hanno vissuti finiscono per confondersi con gli eroi che la storia ha deciso di ricordare. Ma che cosa accade quando si prova a guardare oltre la leggenda, tornando alle persone reali o immaginarie che hanno attraversato quegli avvenimenti? È da questa domanda che prende forma Alamo di Stephen Harrigan, un ampio romanzo storico che ci accompagna nel Texas del 1835 e del 1836, alla vigilia di uno degli episodi più conosciuti e controversi della storia americana.
La vicenda ruota intorno all'assedio della missione fortificata di Alamo, a San Antonio de Béxar, durante la rivolta dei texani contro il governo messicano. Un episodio che la memoria collettiva ha spesso trasformato in un racconto di eroismo e sacrificio, celebrando la resistenza dei difensori davanti all'avanzata dell'esercito guidato dal generale Antonio López de Santa Anna. Harrigan, però, non si accontenta di riproporre una versione già conosciuta. Il suo intento è ricostruire il mondo nel quale quella battaglia maturò, mostrando le tensioni politiche, le aspirazioni personali e le contraddizioni di una società attraversata da conflitti profondi. Soprattutto, sceglie di raccontare la storia attraverso le esistenze di persone che non sono nate per diventare leggenda, ma che finiscono per essere trascinate dentro avvenimenti più grandi di loro.
Il romanzo si apre nel 1911, ottantacinque anni dopo la caduta di Alamo, quando un uomo ormai novantunenne partecipa alle celebrazioni della Battle of Flowers a San Antonio. È Terrell Mott, sopravvissuto agli eventi della sua giovinezza, e la sua presenza introduce fin dalle prime pagine una domanda importante: che cosa rimane, dopo una vita intera, di un'esperienza capace di segnare per sempre il destino di un uomo? La cornice temporale del 1911 non è un semplice espediente narrativo. Ci ricorda che tra un evento e il modo in cui viene raccontato dalle generazioni successive esiste una distanza considerevole. Chi ha vissuto la storia conserva ricordi e verità personali che non sempre coincidono con la versione destinata a diventare patrimonio collettivo.
Da questo punto di partenza, Harrigan torna indietro nel tempo e ci conduce nel Texas del 1835, quando il territorio, ancora sotto il controllo messicano, è attraversato da tensioni sempre più forti. È un mondo nel quale le aspirazioni all'autonomia, gli interessi economici e le contrapposizioni politiche si intrecciano con le necessità quotidiane di chi cerca semplicemente di costruirsi un'esistenza. La guerra non compare all'improvviso in uno scenario vuoto: cresce gradualmente, condiziona le scelte degli individui e finisce per modificare anche le vite di coloro che, almeno inizialmente, vorrebbero rimanerne lontani.
Per raccontare questa trasformazione, l'autore sceglie tre protagonisti immaginari, diversi per carattere, esperienze e aspirazioni, ma destinati a ritrovarsi coinvolti nello stesso dramma. Le loro vicende costituiscono il cuore umano del romanzo e permettono di osservare la storia da una prospettiva che non coincide esclusivamente con quella dei comandanti e degli uomini destinati a entrare nei libri di storia.
Edmund McGowan è un naturalista orgoglioso e intelligente, impegnato in un progetto di studio e catalogazione della flora texana per conto del governo messicano. Il suo lavoro rappresenta molto più di un'occupazione: è il centro della sua esistenza, il risultato di una dedizione quasi assoluta alla conoscenza della natura. Edmund cerca di comprendere il mondo attraverso l'osservazione, la classificazione e il rigore del pensiero. Nel suo rapporto con la realtà sembra esserci una distanza che gli permette di mantenere sotto controllo le emozioni, come se la ragione potesse proteggerlo dalle complicazioni della vita.
L'avvicinarsi della guerra, tuttavia, minaccia proprio ciò che ha costruito con tanta ostinazione. Il suo lavoro rischia di essere compromesso da un conflitto che non può governare e che non rispetta né i suoi progetti né la sua volontà di rimanere estraneo alle passioni umane. Edmund è un personaggio interessante perché incarna il tentativo di trovare un ordine in un mondo che, a poco a poco, sembra perdere ogni equilibrio. La sua formazione scientifica non lo rende immune alle contraddizioni della realtà; al contrario, lo costringe a confrontarsi con aspetti dell'esistenza che non possono essere risolti attraverso la sola razionalità.
Accanto a lui troviamo Mary Mott, vedova e locandiera nella cittadina di Refugio, una donna abituata a contare sulle proprie forze. Mary deve occuparsi della locanda, mantenere la propria indipendenza e affrontare le responsabilità legate alla crescita del figlio Terrell. Non è una figura costruita intorno a un ideale astratto di eroismo femminile: la sua forza emerge dalla concretezza della vita quotidiana, dalla capacità di prendere decisioni e dalla necessità di andare avanti anche quando le circostanze diventano difficili.
Mary conosce il valore della sicurezza conquistata con il lavoro e sa quanto sia fragile un'esistenza costruita senza grandi protezioni. Per questo l'arrivo della guerra rappresenta una minaccia che va ben oltre le vicende politiche. Significa rischiare di perdere tutto ciò che ha cercato di difendere, compreso il figlio, che sta entrando in un'età nella quale il desiderio di indipendenza può trasformarsi in una pericolosa incapacità di riconoscere i propri limiti.
Terrell ha sedici anni e si trova in un momento particolarmente delicato della sua crescita. Il suo rapporto con il mondo viene sconvolto da una prima, drammatica esperienza sentimentale. La ragazza con cui ha vissuto questa esperienza rimane incinta e, in seguito, si toglie la vita. È un evento traumatico, che lascia il giovane alle prese con il dolore, la confusione e un senso di smarrimento che non sa come affrontare. La sua decisione di dirigersi verso la guerra nasce anche da questa ferita: il conflitto gli appare come una possibilità di allontanarsi dalla propria esistenza precedente, di cercare altrove una direzione e forse di dimostrare a se stesso di essere ormai diventato un uomo.
La scelta di Terrell, tuttavia, apre una frattura profonda nel rapporto con la madre. Per il ragazzo, la guerra può rappresentare l'occasione di sottrarsi a una realtà che non riesce più a sopportare; per Mary, invece, la sua partenza significa il rischio concreto di perderlo. La distanza tra queste due prospettive è uno degli elementi emotivamente più significativi del romanzo. Da una parte c'è un adolescente che cerca una via d'uscita dal dolore senza possedere ancora gli strumenti necessari per comprenderlo; dall'altra una madre che vorrebbe proteggerlo, ma deve fare i conti con l'impossibilità di controllare le sue scelte.
Quando Terrell si allontana, Mary non si rassegna alla sua decisione. Insieme a Edmund, che a sua volta viene coinvolto sempre più profondamente nella sua vita, si mette sulle sue tracce. Il viaggio alla ricerca del ragazzo diventa così il punto d'incontro tra le vicende dei tre protagonisti e gli avvenimenti che stanno sconvolgendo il Texas. Edmund e Mary non sono mossi dalle stesse ragioni, ma condividono progressivamente la consapevolezza di non poter rimanere semplici spettatori mentre qualcuno a cui tengono rischia di scomparire dentro la guerra.
Tra loro si sviluppa anche un sentimento amoroso, che non viene presentato come una passione improvvisa e priva di ostacoli. Entrambi sono adulti segnati dalle esperienze e abituati, per ragioni differenti, a proteggere la propria autonomia. Avvicinarsi significa quindi confrontarsi con una vulnerabilità che nessuno dei due può risolvere facilmente. La relazione cresce attraverso esitazioni, diffidenze e piccoli passi, acquistando significato proprio perché non cancella le difficoltà dei protagonisti.
Questo aspetto aggiunge al romanzo una dimensione intima che si affianca alla ricostruzione storica senza sovrapporsi a essa. La guerra non elimina il bisogno di amare, di essere accolti e di trovare qualcuno con cui condividere la propria fragilità. Al contrario, rende questi bisogni ancora più urgenti. La ricerca di Terrell e il rapporto tra Mary ed Edmund mostrano come, anche quando il mondo sembra precipitare verso la catastrofe, le persone continuino a cercare legami capaci di offrire un punto di riferimento.
Il viaggio dei protagonisti li conduce progressivamente verso Alamo, dove le loro vicende personali si intrecciano con quelle di figure realmente esistite. James Bowie, William Travis e David Crockett occupano un posto importante nell'immaginario legato alla battaglia, ma Harrigan non sceglie di affidare esclusivamente a loro il centro del racconto. Le figure storiche convivono con quelle inventate e contribuiscono a delineare un quadro nel quale la dimensione privata e quella pubblica si influenzano reciprocamente.
Travis, Bowie e Crockett non vengono utilizzati soltanto come nomi riconoscibili, utili a conferire autorevolezza alla ricostruzione. L'autore li inserisce in una narrazione che ne mette in evidenza i caratteri e le contraddizioni, sottraendoli alla rappresentazione uniforme che spesso accompagna i personaggi trasformati in simboli nazionali. La storia ufficiale tende a selezionare gli aspetti più funzionali alla costruzione di una memoria condivisa; il romanzo, invece, può soffermarsi sulle debolezze, sulle ambizioni e sui comportamenti che rendono questi uomini meno prevedibili e più vicini alla realtà.
Anche Sam Houston e il generale Santa Anna contribuiscono a rendere più complesso il panorama politico e militare nel quale si muovono i protagonisti. Il conflitto non è semplicemente uno scontro tra individui animati da intenzioni limpide e perfettamente definite. È il risultato di tensioni politiche, decisioni militari, interessi e convinzioni che si intrecciano in maniera spesso contraddittoria. Le persone coinvolte possono essere convinte di combattere per una causa importante senza comprendere fino in fondo le conseguenze delle proprie scelte.
È proprio questa complessità a distinguere Alamo da una narrazione puramente celebrativa. Harrigan non si limita a raccontare la resistenza dei difensori, ma cerca di mostrare come le circostanze abbiano contribuito a condurli verso un esito tragico. L'eroismo, quando compare, non cancella la paura, gli errori o l'incertezza. I personaggi possono dimostrare coraggio senza diventare per questo figure perfette, così come le loro motivazioni non devono necessariamente coincidere con quelle che la memoria collettiva attribuirà loro in seguito.
Un elemento particolarmente significativo è la scelta di raccontare gli avvenimenti anche dalla prospettiva dei soldati messicani. Questa decisione permette di superare una visione nella quale gli assedianti esistono soltanto per minacciare i difensori e rendere più gloriosa la loro resistenza. Anche dall'altra parte delle mura ci sono uomini che affrontano la fatica della marcia, la fame, la paura e l'incertezza. Sono inseriti in un esercito guidato da Santa Anna e partecipano a una campagna militare le cui conseguenze non possono essere ridotte alla semplice contrapposizione tra vincitori e vinti.
Cambiare punto di vista non significa cancellare le responsabilità storiche, ma riconoscere che una battaglia può essere osservata da angolazioni diverse e che ogni prospettiva illumina aspetti che le altre tendono a trascurare. Harrigan allarga così il campo della narrazione: Alamo non è soltanto il luogo nel quale alcuni uomini combattono per difendere una posizione, ma anche il punto in cui convergono esperienze e destini di persone che appartengono a mondi differenti.
La guerra assume quindi un carattere corale. Le vicende dei protagonisti si intrecciano con quelle dei soldati, dei ribelli e degli altri personaggi che popolano il romanzo, creando un quadro nel quale nessuna esistenza può essere considerata completamente separata dagli avvenimenti collettivi. La storia entra nelle case, compromette il lavoro, modifica le relazioni e costringe gli individui a prendere decisioni che, in condizioni diverse, forse non avrebbero mai dovuto affrontare.
L'assedio di Alamo costituisce il punto verso cui converge questa lunga preparazione narrativa. L'esercito messicano avanza sulla missione fortificata, mentre i difensori si trovano ad affrontare una situazione sempre più difficile. La battaglia dura tredici giorni e si conclude il 6 marzo 1836 con l'assalto finale delle truppe di Santa Anna. Quasi tutti i texani che difendono la missione vengono uccisi, mentre alcune donne e alcuni bambini sopravvivono alla carneficina.
Harrigan dedica ampio spazio alla progressiva trasformazione dell'attesa in violenza. L'assedio non è soltanto un susseguirsi di operazioni militari, ma un'esperienza che logora chi si trova dentro e fuori le mura. L'incertezza, la paura e la speranza di ricevere aiuto convivono con la consapevolezza che il tempo a disposizione si sta esaurendo. Il lettore conosce già l'esito storico della battaglia, ma questa conoscenza non elimina la tensione: al contrario, rende più dolorosa la consapevolezza di quanto poco rimanga ai personaggi per cambiare il corso degli eventi.
La forza del racconto sta anche nel modo in cui la violenza viene restituita nella sua dimensione concreta. La guerra non è una successione di gesti gloriosi, né una scena costruita per suscitare soltanto ammirazione. È fatta di corpi feriti, paura, sofferenza e morte. L'assalto finale porta alle estreme conseguenze le tensioni accumulate nelle pagine precedenti e mostra quanto sia fragile la distinzione tra l'idea di combattere per un ideale e la realtà di trovarsi davanti alla distruzione.
In questo contesto, la sorte dei protagonisti acquista un significato particolare. Edmund, Mary e Terrell non sono semplicemente testimoni di un episodio storico, ma persone le cui decisioni li hanno condotti sempre più vicino al centro del conflitto. Il loro percorso permette di vivere la battaglia non soltanto come un evento destinato a essere ricordato, ma come un'esperienza capace di modificare per sempre il destino di chi vi si trova coinvolto.
La cornice del 1911, introdotta all'inizio, assume così un valore ancora più importante. Il vecchio Terrell rappresenta il legame vivente tra ciò che accadde e il modo in cui quella vicenda è stata successivamente trasformata in memoria collettiva. La sua sopravvivenza non cancella il peso degli eventi, ma permette al romanzo di interrogarsi sul rapporto tra testimonianza personale e racconto pubblico. Che cosa succede quando chi ha conosciuto direttamente una tragedia si ritrova a vivere in una società che ha già deciso come ricordarla? E quanto spazio rimane alla verità individuale quando un episodio viene trasformato in un simbolo?
È una riflessione che attraversa l'intero libro e che ne costituisce uno degli aspetti più interessanti. Le comunità hanno bisogno di racconti capaci di dare un significato al passato, ma ogni racconto comporta una selezione. Alcuni elementi vengono esaltati, altri vengono dimenticati, mentre le contraddizioni che appartenevano alla realtà rischiano di scomparire dietro una versione più semplice e rassicurante.
Alamo è diventato uno dei simboli fondativi dell'identità texana proprio attraverso questo processo. La resistenza dei difensori è stata trasformata in un'immagine di sacrificio e determinazione, capace di sopravvivere ben oltre la battaglia. Harrigan non si limita a negare il valore di quella memoria, ma invita a guardarla con maggiore attenzione, recuperando ciò che la leggenda tende a lasciare ai margini. Gli uomini che hanno combattuto non erano statue, ma individui con paure, desideri, debolezze e motivazioni differenti.
Il romanzo suggerisce così che comprendere la storia non significa necessariamente rinunciare ai simboli, ma riconoscere che nessun simbolo può contenere interamente la complessità degli eventi che rappresenta. La memoria collettiva può conservare il ricordo di una battaglia, ma la narrativa permette di immaginare le vite che si trovavano dietro quel ricordo, restituendo spazio a sentimenti e contraddizioni che non sempre trovano posto nei resoconti ufficiali.
Un altro aspetto che merita attenzione è il rapporto tra Edmund e la natura. Il suo lavoro di naturalista introduce una sensibilità particolare all'interno di un racconto dominato progressivamente dalla violenza umana. Mentre il conflitto divide il territorio in schieramenti e trasforma i luoghi in obiettivi militari, Edmund continua a essere legato alla necessità di osservare e comprendere il mondo naturale. Il suo progetto di catalogazione della flora texana rappresenta un tentativo di costruire qualcosa di duraturo attraverso lo studio, in contrasto con una guerra che rischia di interrompere ogni progetto personale.
Questa dimensione contribuisce a dare profondità al personaggio e ad ampliare il significato del romanzo. La natura non è soltanto uno sfondo sul quale si muovono gli eserciti, ma una realtà che esiste indipendentemente dalle ambizioni politiche e dalle lotte degli uomini. La sensibilità di Edmund mette in evidenza la distanza tra il desiderio di conoscere il mondo e la tendenza umana a dividerlo, possederlo e trasformarlo in un campo di battaglia.
Anche Mary rappresenta una forma diversa di resistenza. La sua forza non nasce da un ideale militare né dal desiderio di entrare nella storia, ma dalla necessità di proteggere ciò che ama e di affrontare le conseguenze delle decisioni altrui. Il suo viaggio alla ricerca di Terrell dimostra quanto possa essere profondo il legame tra una madre e un figlio, ma evita di ridurre il personaggio a una figura esclusivamente materna. Mary è una donna con una propria volontà, un proprio passato e una capacità di agire che la rende una presenza autonoma all'interno della narrazione.
Terrell, invece, incarna il passaggio difficile dall'adolescenza all'età adulta. La sua fuga verso la guerra non può essere interpretata soltanto come una scelta patriottica o come il desiderio di partecipare a un'impresa eroica. È anche la reazione di un ragazzo ferito, che cerca nel conflitto una risposta a un dolore che non riesce a elaborare. La sua storia mostra quanto sia pericoloso confondere il bisogno di dare un senso alla propria vita con la ricerca di una prova estrema attraverso cui dimostrare il proprio valore.
Il rapporto tra questi tre personaggi permette a Harrigan di tenere insieme diverse dimensioni dell'esperienza umana. La ricerca scientifica, il lavoro quotidiano, il legame familiare, l'amore e il desiderio di indipendenza non sono elementi secondari rispetto alla guerra: sono proprio ciò che rende visibile il costo della violenza. Quando il conflitto entra nelle loro vite, non interrompe soltanto la tranquillità di un'esistenza, ma minaccia di distruggere le possibilità che ciascuno di loro aveva immaginato per il futuro.
Dal punto di vista stilistico, Alamo è un romanzo ampio, costruito attraverso una narrazione che si prende il tempo necessario per sviluppare personaggi, ambientazioni e vicende parallele. Non è una lettura che punta esclusivamente sull'azione immediata. Harrigan prepara lentamente il terreno, lasciando che il lettore conosca il mondo precedente alla battaglia e comprenda le ragioni per cui persone tanto diverse finiscono per essere trascinate verso lo stesso luogo.
Questa scelta può richiedere pazienza, soprattutto a chi è abituato a romanzi storici più rapidi e concentrati sugli eventi militari. La lunghezza dell'opera e la presenza di numerosi personaggi comportano un investimento di tempo, ma consentono anche di costruire una ricostruzione più articolata. La battaglia acquista peso proprio perché non arriva come un episodio isolato: è il risultato di una lunga preparazione, fatta di scelte individuali e tensioni collettive.
La cura per il contesto storico e per l'ambiente texano contribuisce a rendere credibile il mondo narrativo. Il lettore viene accompagnato in una realtà nella quale le condizioni di vita, le distanze, i rapporti sociali e l'instabilità politica influenzano concretamente le decisioni dei personaggi. La storia non rimane una successione di date e nomi, ma diventa il terreno sul quale si sviluppano le loro esistenze.
Il merito maggiore di Harrigan è proprio quello di non separare la dimensione pubblica della storia da quella privata degli individui. L'assedio di Alamo è un evento fondamentale per comprendere la memoria texana, ma il romanzo ci ricorda che, prima di diventare un episodio da celebrare o da studiare, è stato una tragedia vissuta da persone che non potevano conoscere il significato che sarebbe stato attribuito alle loro azioni. Per loro esistevano soltanto il presente, le paure, le speranze e le decisioni da prendere.
In questo senso, Alamo è anche una riflessione sul modo in cui raccontiamo il passato. Le leggende tendono a semplificare, a stabilire ruoli definitivi e a trasformare gli individui in rappresentanti di un'intera comunità. La narrativa può invece restituire le sfumature, mostrando che dietro ogni schieramento esistono persone differenti e che le motivazioni umane raramente si lasciano racchiudere in una formula.
Non significa che tutte le ragioni siano equivalenti o che le responsabilità possano essere ignorate. Significa, piuttosto, che comprendere un conflitto richiede la disponibilità a osservare anche ciò che mette in discussione le nostre convinzioni. Il punto di vista dei soldati messicani, l'attenzione ai protagonisti immaginari e la rappresentazione meno idealizzata delle figure storiche contribuiscono a costruire una narrazione nella quale la complessità non viene sacrificata in favore di una celebrazione univoca.
Nel corso della lettura, il lettore è così portato a spostare progressivamente l'attenzione dalla domanda su chi abbia vinto o perso verso una questione più difficile: che cosa rimane delle persone quando la storia decide di trasformarle in simboli? La sorte dei protagonisti e la presenza del vecchio Terrell nel 1911 suggeriscono che il tempo può modificare il significato degli eventi, ma non cancellare completamente il peso delle esperienze vissute.
Personalmente, considero questo il nucleo più convincente del romanzo. La battaglia di Alamo è certamente il suo centro storico e drammatico, ma ciò che rende interessante la lettura è il percorso attraverso cui Harrigan ci conduce fino a quel momento. Edmund, Mary e Terrell non sono semplici strumenti per illustrare un episodio celebre: le loro vicende mostrano come le grandi trasformazioni politiche e militari si riflettano nella vita quotidiana, modificando relazioni, progetti e aspettative.
La lunghezza del libro e il ritmo talvolta disteso possono rappresentare un limite per chi cerca una narrazione più immediata. Alcuni passaggi richiedono attenzione e disponibilità a seguire l'evoluzione dei personaggi prima che la vicenda raggiunga il suo momento più drammatico. Tuttavia, questa ampiezza è anche parte dell'ambizione dell'opera: non raccontare soltanto la battaglia, ma costruire un mondo nel quale quella battaglia acquisti un significato umano.
Alla fine della lettura, ciò che rimane non è soltanto il ricordo di un assedio o di una sconfitta destinata a diventare leggenda. Rimane soprattutto la consapevolezza che la storia è fatta di persone che amano, soffrono, sbagliano e cercano di dare un senso alle proprie scelte anche quando le circostanze sembrano sottrarre loro ogni possibilità di controllo. È questo sguardo a rendere Alamo qualcosa di più di una semplice ricostruzione storica.
Stephen Harrigan affronta una vicenda già profondamente radicata nell'immaginario americano e sceglie di restituirle complessità, senza rinunciare alla dimensione epica degli avvenimenti. Il suo romanzo invita a guardare oltre le immagini tramandate, a riconoscere le contraddizioni degli uomini e a ricordare che nessuna leggenda può sostituire completamente la realtà delle vite che l'hanno generata.
Consiglio Alamo a chi ama i grandi romanzi storici, le narrazioni corali e le opere capaci di intrecciare vicende individuali e avvenimenti che hanno segnato il destino di un territorio. È una lettura particolarmente indicata per chi desidera conoscere meglio l'assedio di Alamo attraverso uno sguardo narrativo articolato, attento tanto ai protagonisti storici quanto alle persone immaginarie che si muovono intorno a loro. Lo suggerisco a chi apprezza i personaggi complessi, i rapporti familiari messi alla prova, le storie d'amore costruite lentamente e i romanzi che invitano a riflettere sul rapporto tra memoria, verità e identità collettiva. È adatto anche a chi vuole avvicinarsi alla storia americana senza limitarsi alla celebrazione degli eroi, ma preferisce interrogarsi sulle contraddizioni e sul costo umano dei conflitti. Lo consiglierei meno a chi cerca una lettura breve e dal ritmo sempre serrato, perché la struttura ampia e il passo riflessivo richiedono tempo e attenzione.
Un romanzo storico ambizioso e ricco di sfumature, che restituisce umanità a una vicenda diventata leggenda e dimostra come, dietro le grandi pagine della storia, continuino a vivere le storie fragili e contraddittorie degli individui.
Alcune note su Stephen Harrigan
Stephen Harrigan è nato a Oklahoma City nel 1948 e vive in Texas dall'età di cinque anni. Romanziere, giornalista, storico e sceneggiatore, è stato a lungo writer at large di Texas Monthly. Alamo, bestseller del New York Times, ha vinto il TCU Texas Book Award, lo Spur Award e il Western Heritage Award.
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