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RECENSIONE: La nostra giovinezza (Andrea Oriente)

9 ore fa
Tempo di lettura: 7 min



Autore: Andrea Oriente

Editore: Sellerio Editore Palermo, 2026

Pagine: 144

Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo: € 16.00 (cartaceo), € 10.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook



Trama

In questi anni, un giovane che frequenta le scuole superiori si accosta a una piccola sezione politica. All’esterno nessuna insegna, bisogna piegarsi per superare la saracinesca e poi lasciare i cellulari su uno scaffale. In alto, su una parete, tre foto. A destra, isolato, Léon Degrelle, politico e militare belga, fondatore del movimento rexista, collaborazionista del nazismo, mito della lotta al comunismo. Più al centro Corneliu Zelea Codreanu, politico romeno, santo guerriero, mistico e spirituale, martire del nazionalismo radicale. Accanto c’è Benito Mussolini. Degrelle e Codreanu hanno il nome stampato sotto. Mussolini non ha bisogno di didascalie. La nostra giovinezza racconta in prima persona la passione che muove un ragazzo di un’associazione neofascista. È il romanzo autobiografico di uno scrittore di ventiquattro anni, inaspettato, duro, disturbante, che spinge il lettore dentro una realtà in cui è vietato distrarsi e la vita quotidiana, la famiglia, la scuola, gli amici, restano fuori. «Questa non è la giovanile di un partito, dove contano solo i selfie e i sorrisi ai comizi. Dei sorrisi ce ne freghiamo. Dobbiamo studiare. E combattere». Preparazione continua, discussioni di geopolitica, filosofia, organizzazione di dibattiti, stesura di articoli. Non interessa il gioco democratico, non interessa il compromesso. «Siamo una milizia. E le nostre armi sono lo studio, la formazione, la memoria». La nostra giovinezza mostra il fascino e l’attrazione della politica spogliata di ogni ornamento: il bisogno di appartenenza, il vuoto che chiede di essere riempito, la fame di esserci, di contare qualcosa. Il protagonista non ha nome: aderisce, obbedisce, si trasforma. Grazie a regolamenti, prove fisiche, regole non scritte, rituali, punizioni. In quella fatica, in quel dolore, esplode l’energia di un adolescente pronto ad accettare la sfida: cambiare se stessi, uccidere la noia, abbattere il sistema. Perché le rivoluzioni passano dai ribelli.


Recensione

Non sempre la ricerca della propria identità conduce verso la libertà. A volte, il desiderio di sentirsi parte di qualcosa, di trovare uno scopo e di dare finalmente un significato alla propria esistenza può trasformarsi in una strada che porta lontano da ciò che si credeva di cercare. È da questa contraddizione che prende forma La nostra giovinezza, il romanzo d'esordio di Andrea Oriente, pubblicato da Sellerio nel 2026, un libro che affronta il mondo del neofascismo giovanile attraverso uno sguardo diretto, duro e privo di abbellimenti.


Al centro della narrazione troviamo uno studente delle scuole superiori che si avvicina a una piccola sezione politica neofascista. L'ingresso in questo ambiente è già, di per sé, un'immagine significativa: nessuna insegna all'esterno, una porta stretta da attraversare piegandosi e i telefoni da lasciare spenti su uno scaffale. All'interno, appese alla parete, le fotografie di Léon Degrelle, Corneliu Zelea Codreanu e Benito Mussolini definiscono immediatamente i riferimenti storici e ideologici del gruppo.


È un luogo separato dal mondo esterno, con le sue regole, i suoi rituali e una precisa idea di militanza. Qui non contano i sorrisi da esibire durante i comizi né la ricerca di una facile visibilità. I ragazzi studiano geopolitica e filosofia, organizzano dibattiti, scrivono articoli e si dedicano a una preparazione continua. La formazione viene considerata parte integrante della loro identità politica: lo studio e la memoria diventano strumenti di una lotta che non ammette compromessi.


Quello che colpisce è proprio la rappresentazione di un ambiente che non si limita a proporre idee, ma pretende di coinvolgere ogni aspetto dell'esistenza. La sezione diventa uno spazio nel quale il protagonista può trovare una direzione, un obiettivo e la sensazione di appartenere a una comunità. La vita quotidiana, la famiglia, la scuola e gli amici rimangono fuori, mentre il gruppo acquista progressivamente un'importanza sempre maggiore.


Andrea Oriente sceglie di raccontare questa esperienza dall'interno, attraverso un protagonista senza nome che aderisce, obbedisce e si trasforma. Una scelta narrativa che sposta l'attenzione dalla singola identità alla dinamica che la coinvolge: ciò che interessa non è soltanto capire che cosa accade in un ambiente neofascista, ma osservare come un giovane possa esserne attratto e quale significato attribuisca alla propria adesione.


È qui che il libro, a mio parere, trova uno dei suoi aspetti più interessanti. Il bisogno di appartenenza non è qualcosa di estraneo all'esperienza umana. Sentirsi riconosciuti, avere un ruolo, condividere un obiettivo e sapere di poter contare su altre persone sono desideri profondamente comprensibili. Durante la giovinezza, quando l'identità è ancora in costruzione e il rapporto con il mondo può essere attraversato da inquietudini e contraddizioni, queste necessità possono diventare particolarmente intense.


Il problema nasce quando qualcuno riesce a trasformare quel bisogno in uno strumento di adesione assoluta, offrendo risposte nette a domande complesse e una direzione precisa a chi non sa ancora quale strada prendere. L'appartenenza promette forza, riconoscimento e la possibilità di distinguersi dalla massa. La ribellione sembra diventare una forma di emancipazione, un modo per sottrarsi alla noia e rifiutare un sistema percepito come insoddisfacente.


Eppure, dietro questa promessa si nasconde una contraddizione che attraversa l'intera vicenda: quanto può essere libera una persona che affida a un gruppo il compito di stabilire le regole della propria esistenza? E fino a che punto il desiderio di cambiare se stessi può spingersi prima di trasformarsi nella rinuncia alla propria autonomia?


Il protagonista non viene raccontato soltanto attraverso le convinzioni che abbraccia, ma anche attraverso le prove fisiche, i regolamenti, le regole non scritte, i rituali e le punizioni che accompagnano il suo percorso. Il corpo diventa parte della formazione, mentre la fatica e il dolore assumono un significato che va oltre la semplice esperienza fisica. Superare le prove significa dimostrare di essere all'altezza, consolidare il proprio posto nel gruppo e accettare un modello di comportamento che richiede disciplina e obbedienza.


In questo contesto, la trasformazione individuale diventa un processo che coinvolge tanto il modo di pensare quanto quello di agire. Non basta condividere determinate idee: bisogna dimostrare la propria appartenenza attraverso comportamenti concreti, accettando le richieste dell'ambiente e riconoscendone l'autorità. Il desiderio di sentirsi più forti e diversi può così intrecciarsi con una progressiva rinuncia alla libertà di mettere in discussione le regole.


È una dinamica che merita attenzione perché mostra quanto possa essere sottile il confine fra disciplina e sottomissione, fra la volontà di costruire se stessi e la disponibilità a lasciarsi costruire da altri. Il protagonista cerca una forma di cambiamento e sembra trovare nel gruppo l'occasione per dare una svolta alla propria esistenza. Ma la strada che intraprende è anche un percorso nel quale l'identità personale viene continuamente messa alla prova dalle esigenze dell'appartenenza.


La scrittura di Oriente è dichiaratamente brutale e impietosa, coerente con la volontà di rappresentare un mondo che non cerca di rendersi rassicurante agli occhi del lettore. La forma del romanzo-documento permette di avvicinarsi a questa realtà senza ridurla a una semplice esposizione di idee politiche. Le convinzioni si intrecciano con i comportamenti, i rituali con le relazioni, la ricerca di uno scopo con il bisogno di essere riconosciuti.


Il risultato è una narrazione che invita a osservare da vicino un fenomeno spesso liquidato attraverso giudizi immediati. Comprendere le ragioni per cui un giovane viene attratto da un determinato ambiente non significa giustificarne le idee, né attenuare la gravità dell'ideologia che abbraccia. Significa, piuttosto, provare a capire quali bisogni possano essere intercettati e in che modo un gruppo possa trasformarli in una forma di adesione sempre più profonda.


È una distinzione importante, perché la condanna di un'ideologia e l'analisi dei meccanismi che ne favoriscono la diffusione non sono necessariamente in contrasto. Al contrario, interrogarsi su ciò che rende un ambiente attraente può aiutare a comprenderne meglio la forza. In questo senso, la prospettiva narrativa scelta da Oriente offre la possibilità di riflettere non soltanto sul neofascismo giovanile, ma anche sul rapporto fra identità individuale, bisogno di riconoscimento e desiderio di partecipare a qualcosa che sembri più grande della propria esperienza personale.


Anche il titolo acquista, in questa prospettiva, una particolare risonanza. La giovinezza non viene presentata come una stagione necessariamente spensierata, né come un periodo nel quale la ribellione conduce automaticamente alla scoperta di sé. È invece un'età nella quale il desiderio di trovare il proprio posto nel mondo può convivere con l'incertezza, la frustrazione e la necessità di sentirsi parte di una comunità. Il plurale suggerisce inoltre una dimensione collettiva: la storia di un ragazzo diventa l'occasione per osservare un'esperienza che si sviluppa all'interno di un gruppo, con i suoi riferimenti condivisi e le sue richieste di fedeltà.


Personalmente, considero interessante la scelta di affrontare un argomento così delicato attraverso una narrazione che non si limita a descrivere un'ideologia, ma cerca di mostrare il fascino che può esercitare su chi vi si avvicina. È proprio questo aspetto a rendere la lettura potenzialmente scomoda: il lettore è chiamato a entrare in una realtà distante, a osservare i suoi meccanismi e a interrogarsi sulle ragioni che possono spingere un adolescente a riconoscervisi.


Non è un libro che cerca di offrire risposte semplici o rassicuranti. La sua forza sta soprattutto nella capacità di mettere al centro una contraddizione: il desiderio di diventare qualcuno può trasformarsi nella disponibilità a obbedire, mentre la ricerca di libertà può condurre verso un sistema che limita progressivamente lo spazio dell'individuo. È una riflessione che supera i confini della vicenda raccontata e invita a guardare con maggiore attenzione alle forme di appartenenza che promettono identità, certezze e uno scopo.


La nostra giovinezza è quindi una lettura che consiglio a chi ama la narrativa contemporanea capace di affrontare questioni sociali e politiche senza rifugiarsi nella superficialità. È indicato per chi vuole approfondire il tema del neofascismo giovanile attraverso una prospettiva narrativa, ma anche per chi è interessato ai meccanismi psicologici e collettivi che accompagnano la ricerca di identità durante l'adolescenza. Non è un libro da scegliere per evadere dalla realtà, bensì per confrontarsi con una parte di essa che richiede attenzione e spirito critico.


Il mio giudizio è positivo soprattutto per il tema affrontato, per lo sguardo ravvicinato sul protagonista e per la scelta di raccontare il bisogno di appartenenza senza separarlo dalle conseguenze che può comportare. Una lettura dura e disturbante, che invita a riflettere sul significato della ribellione e sul prezzo che si può essere disposti a pagare pur di sentirsi parte di qualcosa.


Consiglio questa lettura a chi ama i romanzi-documento, la narrativa di impegno civile e i libri che indagano il rapporto fra giovinezza, politica, identità e appartenenza. Consigliato anche a chi cerca letture capaci di suscitare domande e stimolare una riflessione critica sulla società contemporanea.



Alcune note su Andrea Oriente

Andrea Oriente è nato nel 2002. La nostra giovinezza è il suo primo romanzo.

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