RECENSIONE: Strategia e leadership nella storia. Lezioni per i manager (G. Di Piero, A. Lipparini)

Aggiornamento: 16 set




Autore: Gianfranco Di Pietro, Andrea Lipparini

Editore: Il Mulino, 2022

Pagine: 320

Genere: Economia e diritto

Prezzo: € 26.00 (cartaceo), € 17.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook


 

Trama

In questo volume si presenta un modello di formazione alla leadership integrato dalla narrazione storica. In una prima fase il manager si confronta con le gesta di grandi leader, che hanno ispirato e motivato genti diverse a seguirli con il massimo impegno. Successivamente, l'analisi delle abilità e degli errori di quei condottieri e la messa in pratica di quanto appreso, lo aiutano a sviluppare ed affinare le doti di leadership. Nelle vicende del cartaginese Annibale si svelano gli ingredienti di una strategia vincente, quali lo studio dei concorrenti e la valorizzazione delle competenze dei soldati, ma anche lo scarso interesse per l'appoggio politico in patria e la sottovalutazione della tenacia dell'avversario. L'esperienza di Giulio Cesare, campione di velocità esecutiva ed efficacia nel problem solving, mostra l'importanza del training e della motivazione, nonché della necessità di preservare alleanze e consenso. L'ascesa e la caduta di Napoleone rivelano la maestria nell'organizzazione e nella tattica, ma anche i risvolti negativi della mancata crescita dei collaboratori e dell'eccesso di fiducia nelle proprie capacità. Convinti che la leadership, al pari delle tecniche manageriali, può essere appresa, nel corso del testo gli autori suggeriscono spunti di riflessione ed indicazioni per integrare efficacemente la storia nel percorso di formazione dei leader, attuali e futuri.


Recensione

Gli autori partono dalla propria esperienza di consulenti aziendali e di formatori di manager per scrivere un volume adatto a tutti i leader e non che vogliono attingere ad esperienze storiche del passato per acquisire nuove abilità.



Il passato mette a disposizione del manager e del leader moderno un ampio repertorio di abilità: comunicare una visione nitida del futuro; motivare grandi quantità di soldati, di nazionalità e culture diverse ad intraprendere imprese sulla carta impossibili; far leva sulle caratteristiche e le competenze delle risorse umane; finanziare imprese ambiziose che durano anni; reperire e mettere a valore le informazioni; studiare gli avversari ed i contesti competitivi.

Oltre a ciò il passato viene utilizzato anche per portare il manager ad analizzare gli errori dei grandi condottieri e per stimolare in azienda una riflessione su ciò che ha trasformato potenziali vittorie in cocenti sconfitte.


Gli autori hanno deciso di puntare su alcuni personaggi e su una parte sola delle loro esperienze, adottando come criterio di scelta una forte aderenza alle problematiche manageriali emerse nel corso della loro attività professionale.


Tra questi vi è Annibale Barca (e con lui Scipione l’Africano, che lo sconfisse) che viene scelto perché è nel corso della seconda guerra punica che emerge la criticità di adottare strategie raffinate per conseguire il successo sul campo di battaglia.


Ma nemmeno la scelta di una strategia adeguata garantisce il successo, se essa non si accompagna ad una capacità di esecuzione prevalente rispetto a quella degli avversari. Come non pensare allora a Giulio Cesare ed ai suoi fattori di successo? La capacità di motivare i legionari, la rapidità nell’attuazione delle decisioni, l’utilizzo delle tecnologie più raffinate (la costruzione del celebre ponte sul Reno, o l’assedio di Alesia) sono alcuni dei fattori che hanno consentito di acquisire al dominio di Roma in meno di dieci anni una delle regioni più importanti del suo dominio imperiale.


I comportamenti di leader di questa grandezza sono stati a lungo studiati e meditati da un altro grandissimo: Napoleone Bonaparte. I frutti di questo studio si vedono nella smagliante vittoria di Austerlitz (1805), ma proprio perché quegli insegnamenti furono disattesi si produsse il drammatico risultato di Waterloo (1815), che fece perdere al corso sia la battaglia, sia l’Impero, sia la libertà.


La narrazione storica nella formazione manageriale non è ovviamente l’unica a sviluppare le doti di leadership, quanto piuttosto una valida opzione a disposizione delle organizzazioni. Alcuni manager prediligono una formazione tradizionale, che preveda condivisione di concetti, strumenti, momenti a contenuto motivazionale; altri, invece, prediligono la novità rispetto a quanto hanno già avuto modo di ricevere: una narrazione che li esponga ad un diverso repertorio di casi di studio, ad un confronto con stili di leadership diversi. L’impiego della narrazione storica, stimolando il confronto consente di implementare un modello orientato all’osservazione attiva, alla scoperta, al problem solving.


La narrazione aiuta nell’essere obiettivi e nel non dichiarare vittoria troppo presto. A questo proposito, diverse imprese hanno utilizzato esempi tratti dalle vicende dei nostri protagonisti: Roma sembrava incapace di riprendersi, ma pur sull’orlo del baratro lo ha fatto e ha vinto; i Galli sembravano annientati da Cesare ma hanno trovato un leader (Vercingetorige) che li ha convinti a rialzare la testa; Napoleone, fino alla sera prima dello scontro decisivo a Waterloo, sembrava poter risolvere a suo favore la campagna del Belgio.

La storia può aiutare nel recuperare la motivazione ad agire e a reagire e può altresì aiutare nella rimozione degli ostacoli al cambiamento. Organizzando la narrazione in un contesto collettivo, le persone si confrontano con chi vede il problema sotto una luce diversa. Le storie possono aiutare i senior manager a stimolare una reazione, unire le forze per ridare un senso all’azione organizzativa.


Il modello di apprendimento che impiega la narrazione storica può migliorare la messa a punto della visione e la sua condivisione, aumentando la capacità di coinvolgere le persone in un progetto ambizioso di lungo periodo. Gli esempi di Annibale, Cesare e Napoleone portano a riflettere sulla propria capacità di elaborare un’immagine avvincente del futuro dell’organizzazione. Il confronto con le loro gesta stimola l’appetito immaginativo delle persone e aiuta il leader a costruire un’idea di cambiamento sfidante e credibile.

Gli autori, adottando uno stile chiaro e ami noioso, mettono in luce come la storia serve come trampolino di lancio per portare chi ascolta ad affrontare nel migliore dei modi un futuro sfumato.


Un libro sicuramente adatta ai leader e ai manager, ma anche a tutti coloro che vogliono apprendere nuove abilità dai grandi condottieri del passato.


 

Alcune note su Gianfranco Di Pietro

Gianfranco Di Pietro ha insegnato Filosofia e Storia ed è stato co-fondatore e partner di un network di consulenti e formatori. Specializzato in Analisi transazionale per le organizzazioni, negli ultimi trent’anni ha affiancato il top management di grandi imprese in Italia e all’estero. I suoi interessi spaziano dalla leadership alla psicologia cognitiva ed alla progettazione di strutture manageriali ottimali.


Alcune note su Andrea Lipparini

Andrea Lipparini, Ph.D., è Ordinario di Gestione dell’innovazione all’Università di Bologna. È Associate Dean della Bologna Business School presso la quale dirige l’Executive MBA. Ha perfezionato gli studi presso la Wharton School dell’Università della Pennsylvania. Con il Mulino ha pubblicato, tra gli altri, La gestione strategica del capitale intellettuale e del capitale sociale (2002) e Economia e gestione delle imprese (a cura di, 2007).


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