RECENSIONE: Rovorosa (Éric Chevillard)



Voto: 4.5/5

Autore: Éric Chevillard

Editore: Prehistorica Editore, 2021

Pagine: 165

Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo: € 16.00

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Trama

Ma anche i colori mi piacciono. Calzano a pennello in maniera incredibile alle cose. Sempre la sfumatura che serviva giustamente e talvolta per di più la luce vi si posa sopra. Non dico questo per vantarmi dato che porto un nome da colore. Così parlerebbe l'arancio, ma io non sono un frutto. Né un fiore, benché il mio nome sia anche un nome da fiore. Né Viola né Fucsia, mi chiamo Rosa io. Ma Mangiaferro per scherzare ogni tanto, quando mi arrampico su di lui, mi chiama Rovo e di colpo è il nome di quel cespuglio spinoso e fiorito a starmi meglio, lo stesso che ho mantenuto, Rovorosa. Se Rovorosa non si premura di chiudere il lucchetto del suo taccuino segreto, lo fa proprio per non lasciarsi alle spalle tutto ciò che contiene. Stando a quanto crediamo di sapere, vi racconta la sua vita felice con Mangiaferro -il suo speciale papà - fino al giorno in cui, in seguito a circostanze che implicano un vicino di casa da una gamba sola, una strega, quattro cinciallegre e un pesce d'oro, questo romanzo non diventa il diario di una ricerca disperata. L'alta antichità dell'infanzia, alla maniera di Chevillard.


Recensione

Passeggiando con Rosa, o meglio con Rovorosa, una ragazzina che viene chiamata così dal papà in quanto si arrampica su di lui proprio come il cespuglio spinoso e fiorito, si scopre un autore attraente, preciso e aggraziato. Protagonista del romanzo è la fanciulla la cui esistenza è turbata dalla scomparsa del papà Mangiaferro. Rovo-Rosa, il cui nome evoca il dualismo ingenuità e maturità, immaginazione e realtà, annota i suoi pensieri in un taccuino. Grazie ad esso, il lettore, fa la conoscenza di altri strani personaggi: la strega Scorbella con i gomiti appuntiti che rischiano di trafiggere il cappotto, il grande e grosso orco Bruce, il gatto Rascal e il vicino da una sola gamba.

Questo libro ricorda la scrittura automatica consigliata e inventata da André Breton. Essa è una trascrizione dei sogni su carta o un'autentica fotografia di pensiero. Lo scopo di questa scrittura è quello di trascrivere le idee della mente senza rifletterci e senza avere un soggetto preciso. Si tratta di tradurre i pensieri direttamente in un testo o in una poesia. Ciò permette di esplorare il subconscio. Questa scrittura disorganizzata può dare la sensazione che il suo autore sia un matto che non padroneggia la lingua. A forza di pratica però si arriva ad una parvenza di significato e il tutto si avvicina al linguaggio infantile che caratterizza questo racconto. In questo libro, l'autore, controlla perfettamente questo effetto e il tutto appare molto delizioso e toccante.

Éric Chevillard ci descrive accuratamente lo sguardo quasi ingenuo della bambina sul mondo che lo circonda. Ci sorprende di pagina in pagina con la sua arte di giocare con le parole.

Consiglio questa lettura a chi cerca un romanzo affascinante e sorprendente, ma anche un po' bizzarro.



Alcune note su Éric Chevillard

Éric Chevillard è nato nel 1964 a La Roche-sur-Yon e, come recita non senza ironia il suo sito, “ieri il suo biografo è morto di noia”. Si tratta indubbiamente di uno dei massimi scrittori francesi contemporanei, che ha saputo suscitare il vivo interesse di critica e pubblico, anche all’estero. Ideatore del fortunatissimo blog letterario, L’Autofictif, ha nel corso degli anni ottenuto diversi e prestigiosi premi, come il Prix Fènon, Il Prix Wepler, il Prix Roger-Caillos, il Prix Virilo e il Prix Vialatte per l’insieme della sua opera. Molti dei suoi capolavori sono tradotti, in inglese, spagnolo, tedesco, russo, croato, romeno, svedese e cinese. Nel 2013, la traduzione di un suo romanzo, Préhistoire (1994; Prehistoric Times), si è aggiudicata il Best Translated Book Award, premio statunitense assegnato dalla rivista “Open Letters” e dall’università di Rochester. Ha scritto oltre venti opere, volendo menzionare solo i romanzi, pubblicate dalla leggendaria casa editrice francese Les Éditions de Minuit, diventata grande con Samuel Beckett e il Nouveau Roman. Sul riccio è il primo testo in assoluto pubblicato da Prehistorica Editore, ed è a oggi il terzo romanzo dell’autore edito in Italia: tutti sono stati tradotti da Gianmaria Finardi.


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