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RECENSIONE: Tristezza (Angel Mosquito, Federico Reggiani)

Voto: 4/5 Autore: Angel Mosquito, Federico Reggiani Editore: Neo Edizioni, 2021 Pagine: 136 Genere: Graphic novels Prezzo: € 19.00 Acquista: Libro Trama Argentina. Oggi. Così come in ogni luogo. In seguito a una spaventosa pandemia chiamata “tristezza” che ha decimato la popolazione mondiale, un gruppo di reduci deve imparare a sopravvivere al crollo della civiltà. Senza più uno Stato, un sistema scolastico o internet, ogni scelta diventa una sfida e ogni piccolo successo la conquista che allontana per un po’ l’ombra della morte. Riparando un vecchio motore, ingegnandosi per allevare le galline, facendo nascere un bambino o provando a rifondare la civiltà, i protagonisti di Tristezza impareranno a non dare per scontato ciò che prima era ovvio: l’acqua, il cibo, la democrazia, il sostegno dei propri compagni. E capiranno che non c’è bisogno di orde di zombie per aver paura quando, nel fondo della notte, il nemico più pericoloso dell’uomo si rivelerà essere l’uomo stesso. Recensione Il genere post-apocalittico è parecchio diffuso. Questa idea non viene sempre utilizzata per mancanza di originalità, ma perché offre molte alternative diverse; è qui che sta l'originalità (o meno) degli autori. In questa storia scritta e disegnata da autori argentini, la fine della civiltà avviene attraverso un virus, il cui primo sintomo è la tristezza, che infetta le mucche, animali importantissimi per l'alimentazione quotidiana di base: latte, formaggi, carni. Il contagio si diffonde tra gli esseri umani e decima la popolazione, costringendo a ricostruire la vita senza i servizi di base a cui si è molto abituati. Questo romanzo grafico non parla di come è nata e si è diffusa l'epidemia, ma più precisamente di come gli esseri umani sopravvivono. L'attenzione viene concentrata in modo particolare su coloro che abitano le cosiddette periferie di Buenos Aires, l'estensione urbana che circonda quella che è la capitale dell'Argentina che ha le sue particolarità sociali, demografiche e culturali. Gran parte del merito di questo fumetto sta proprio nel saper catturare quello spirito sociale e immaginare come si possa reagire se si perde tutto e bisogna ripartire da zero. Non solo. Gli autori vanno in profondità e toccano questioni che hanno a che fare con l'umanità intera. Ciò si può riassumere nella creazione e lo sviluppo di una società (politica, religione, educazione, rapporti personali). Per realizzare tutto questo è necessario un grande studio dei personaggi e della storia, che, senza ombra di dubbio, è stato svolto da Reggiani e Mosquito prima e durante la creazione di questo fumetto che ha un approccio molto realistico. Un'altra parte importante dell'opera è svolta dai personaggi. Tutti cosi diversi e con le proprie caratteristiche, ma nessuno di loro che si distingue come protagonista. Una storia che non contempla un eroe da seguire e che lascia al lettore la scelta di decidere chi sta agendo correttamente. Inoltre questa opera viene divisa in due parti: la prima parte che vede una società molto piccola autogestita e una seconda parte in cui il piccolo gruppo è incorporato in una struttura sociale governata gerarchicamente con un sistema di regole molto rigide, che ovviamente generano rifiuti e oppositori. Mosquito, con il suo tratto netto ed essenziale e attraverso l'utilizzo di colori freddi, riesce a creare una atmosfera in sintonia con la storia. Un'altra particolarità che rende questa graphic novel assolutamente da leggere. Alcune note su Angel Mosquito Si è formato nel mondo del fumetto indipendente negli anni Novanta. La sua rivista Moron Suburbio è stata una pietra miliare di quel movimento. Lavora come caricaturista, illustratore e agricoltore. Alcune note su Federico Reggiani Alterna la sua malinconica attività di bibliotecario alla scrittura di fumetti e romanzi. È stato uno dei fondatori del rinomato sito di fumetti autobiografici “Historietas Reales” TAG: #graphic_novels, #angel_mosquito, #federico_reggiani #voto_quattro

RECENSIONE: La penultima mossa (Carla Viazzi)

Voto: 4.5/5 Autore: Carla Viazzi Editore: Morellini, 2020 Pagine: 254 Genere: Narrativa italiana, Gialli Prezzo: € 16.90 (cartaceo), € 6.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama La notte dell'8 dicembre del 1980 Jo Nolan, leader del noto gruppo musicale inglese dei Tricks, viene ucciso da uno psicopatico davanti al portone di casa. Con lui c'è la moglie Yumi Kimura. L'assassino, Robert Pursuit, viene affidato all'ispettore Seth Carlsen, che durante l'interrogatorio si rende conto che il caso potrebbe essere più complicato di quanto sembrasse inizialmente. Il sospetto di Carlsen è che il suo non fosse stato il gesto di un fan deluso, ma un omicidio pensato a lungo e architettato a tavolino. Dietro al piano dev'esserci un mandante che ha plagiato la mente del ragazzo. L' arrivo di una telefonata minatoria e gli indizi raccolti nelle prime fasi dell'indagine rafforzano l'intuizione di Carlsen, che decide di andare a fondo. Al suo fianco il fedele agente Moore e la giornalista Darla Lovelace; entrambi saranno fondamentali per capire i tanti segreti che si celano dietro la vita e la morte di uno dei cantanti più iconici del suo tempo. In occasione del quarantesimo anniversario della morte di John Lennon, un romanzo che non può non richiamare alla mente dei fan la storia e le leggende che hanno segnato la brillante carriera dei Beatles Recensione Un romanzo che porta una sua teoria sul gruppo musicale più famoso di tutti i tempi, dalla fondazione alla divisione, con enigmatici e complessi misteri. L' autrice racconta dei Trikes, band inglese, e della relativa uccisione del loro leader: Joe Nolan. Il romanzo è un chiaro riferimento ai Beatles e alla morte di John Lennon. Dal racconto emerge la figura di Fred, altro geniale musicista che si unisce al gruppo ancora giovanissimo e, a detta di Joe, ha quella spiccata genialità musicale da renderlo un vero fuoriclasse. Tanto che fra i due nasce una fittissima collaborazione che porteranno il gruppo a creare brani leggendari. Fred instaura una relazione con una ragazza che rimane incinta. Nascituro che non viene riconosciuto e la faccenda viene chiusa riconoscendo una somma di denaro alla madre. Allo stesso tempo si fanno sempre più presenti le voci che riferiscono la morte di Fred e la sua sostituzione con un sosia. Tornando all’omicidio di Joe Nolan, l’autrice crea un mosaico da comporre affidando alla sua fantasia la figura dell’ispettore di polizia Seth Carlsen che dopo aver arrestato l’assassino, tale Robert Pursuit, durante l’interrogatorio valuta che l’omicida con le sue strane risposte è un uomo con gravi disagi mentali. Il poliziotto si convince che dietro l'uccisione ci possa essere un mandante; addirittura andando al fondo alle indagini pensa che il vero obiettivo non fosse Joe, ma sua compagna Yumi Kimura, donna dalla fortissima personalità che a detta di molti è stata la causa della separazione della band e di avere un potente ascendente sul proprio compagno. Dalla complessa indagine emergono personaggi che a modo loro possono aver avuto interessi sull’intricato omicidio. Carlsen, con l’aiuto della sua compagna Darla Lovelace, giornalista specializzata in casi di omicidio, riesce a far emergere altre figure chiave, ma tutte le volte che l’ispettore arriva a qualche conclusione nuovi scenari si ripresentano. Inoltre, nella trama del romanzo la scrittrice, ci fa rivivere la morte di Fred, in un violentissimo incidente stradale. Da qui nasce un intrigo complesso che porterà Joe con la collaborazione dell’impresario ad occultare il corpo di Fred. Queste complesse quanto intrigate situazioni porteranno il poliziotto e la giornalista ad indagare a fondo, sia sulla persona che materialmente uccise Joe il giorno del suo 40° compleanno, sia su tutto l’ambiente che ruota attorno al quartetto. Il finale è degno del titolo del romanzo che si rifà alla passione dell'ispettore per il gioco degli scacchi. Con questo romanzo, Carla Viazzi ci apre a molti interrogativi sui personaggi descritti: Joe Nolan, si riferisce al grandissimo John Lennon, Fred all’immenso Paul McCartney, con la leggenda che ancora oggi in auge della sua morte, Yumi Kimura è Yoko Ono Degli atri due componenti del gruppo non vi è particolare attenzione in quanto poco coinvolti nella vita dei due leader dei quali se ne fa una complessa descrizione; del loro modo di vivere e di essere geni e sregolatezza come tutti i grandi che lasciano il segno nel percorso della loro vita. Tutti personaggi risultano plausibili. Verosimili se non veri. Narrazione ben costruita e ritmo serrato. Il tutto acquista valore grazie al sottile gioco tra realtà e fantasia. Davvero un bel romanzo. Le indagini? Non vi rimane che leggerle il libro e scoprire come finisce questa intricata partita a scacchi. Alcune note su Carla Viazzi Carla Viazzi è nata a Genova ed è una scrittrice e giornalista che esordisce in tv lavorando per un’emittente ligure. Poco dopo lavora in Rai e Mediaset. Dal 2010 al 2012 dirige InFly, la rivista degli aeroporti d’Italia. Sempre nel 2010 debutta col libro Amoreee… non c’è campo a cui seguiranno altri libri quali L’ora del ritorno (con Don Luigi Noli) e Qui Viazzi… a voi studio (con Maria Paola Comolli) editi entrambi da Erga. Nel 2016 è autrice e curatrice con Roberto Iovino del libro Teatri Storici di Liguria – Viaggio tra i palcoscenici storici e naturali edito da Sagep. TAG: #narrativa_italiana, #gialli, #carla_viazzi #voto_quattro_mezzo

RECENSIONE: Il giorno mangia la notte (Silvia Bottani)

Voto: 4.5/5 Autore: Silvia Bottani Editore: SUR, 2020 Pagine: 277 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 17 (cartaceo), € 8.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Sullo sfondo di una Milano buia e perturbante, le vite di Naima, ragazza marocchina con la passione per la kick boxe che lavora come insegnante di sostegno in una scuola elementare, Giorgio, ex pubblicitario dipendente dall'alcol e separato dalla moglie, e suo figlio Stefano, giovane avvocato rampante e militante neofascista, si intrecciano per caso, dopo un incidente, portando a galla una dura realtà segnata da contraddizioni e mescolanze. Recensione E' un esordio con il botto quello di Silvia Bottani. In questo romanzo l'autrice scava nelle profondità più intime dei suoi personaggi senza però mai giudicarli. Il questo libro il tempo e la città sembrano fatte della stessa sostanza delle persone. Hanno un carattere organico, si raggrumano e si sciolgono nelle parole e nelle storie; si intrecciano e nell'intrecciarsi si alterano a vicenda. jnmmmmm Naima è una bella ragazza di venticinque anni, italiana di origine marocchina, che pratica kickboxing e lavora come insegnante di sostegno in una scuola elementare. Giorgio è un ex pubblicitario rampante, un matrimonio alle spalle con Marina, di cui è ancora perdutamente innamorato, oggi è un uomo cinico dipendente dall’alcol, dalla cocaina e dal gioco. Stefano, figlio di Giorgio, è un militante neofascista, praticante avvocato, che ha colmato le ferite del suo passato con la violenza. Si allena nella stessa palestra di Naima e lì i due si troveranno, tra uno scontro e un incontro, pian piano stretti in una morsa che toglierà il fiato. I percorsi dei personaggi si intersecano la sera in cui Giorgio rapina per strada una donna che, accidentalmente nel tentativo di inseguirlo, viene investita da una macchina. È la madre di Naima. Da allora niente sarà più lo stesso perché una spirale di dolore investirà le vite di tutti i personaggi cambiandole per sempre. Tre vite che s’intrecciano e che si scontrano a causa di un drammatico fatto, che condizionerà la vita di tutti. Tre vite complesse, sfregiate, deluse ma ancora palpitanti, in bilico tra il vuoto – interiore, sì, ma soprattutto della città circostante e il desiderio sessuale, di riscatto, di pulizia e ordine, di potere. C'è costante lungo tutto il libro una riflessione sul tempo e sui rimpianti. Ci sono personaggi che si specchiano negli oggetti e nei luoghi riflettendo sul senso delle proprie scelte, altri che cercano chi sono correndo avanti e indietro tra i ricordi. All'autrice va il merito di aver catturato lo spirito di Milano, ma delle metropoli in generale come luoghi di trasformazione profonde. C'è una società viva che prende corpo tra le pagine, ponendoci interrogativi sulle nostre molteplici identità, sulle false idee di integrazione, sulle storture delle nostre reti sociali, sia quelle reali che quelle virtuali. Con una trama che scorre vorace, questo si rivela un romanzo potente, fisico, feroce che viene promosso a pieni voti. Alcune note su Silvia Bottani Silvia Bottani è nata e vive a Milano. Giornalista, si occupa di arte contemporanea e collabora con diverse agenzie di comunicazione. Suoi interventi sono stati pubblicati da Doppiozero, Riga, Sapiens, Arte, Rivista Segno, CultFrame. Il giorno mangia la notte è il suo primo romanzo. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #silvia_bottani #voto_quattro_mezzo

RECENSIONE: Battling il tenebroso (Alexandre Vialatte)

Voto: 4/5 Autore: Alexandre Vialatte Editore: Prehistorica Editore, 2020 Pagine: 221 Genere: Narrativa straniera, Narrativa Classica Prezzo: € 16.00 Acquista: Libro Trama Partendo dalle avventure del giovane Battling, che perderà se stesso alla ricerca dell'idea dell'amore, l'autore di questo grande classico porta alla più alta espressione i sentimenti assoluti e contrastanti appartenenti all'adolescenza di ogni tempo. Recensione Vialatte è uno scrittore francese mai tradotto nella nostra penisola, almeno fino ad oggi. Grazie al grande lavoro della casa editrice Prehistorica, arriva in Italia un suo romanzo che è un vero capolavoro. Con una scrittura incalzante, l'autore narra la storia d'amore e di amicizia di alcuni collegiali. Come in un romanzo di formazione, Vialatte racconta le vicende esistenziali di alcuni adolescenti della provincia francese. Scopriamo una scrittura che si preoccupa solo di fare letteratura. Questo è un romanzo bizzarro, di uno scrittore eclettico. Nella postfazione,Pierre Jourde, definisce Vialatte come uno scrittore incongruo e riporta che il romanzo è centrato sull'adolescenza perché questa è l'età metafisica, quella in cui si guarda in faccia il nulla. Molto interessante questo libro non per ciò che narra, ma per come lo scrittore racconta gli intrecci che si creano nella storia. Già dalle prime pagine il lettore viene rapito dalla scrittura intensa che si perde negli infiniti labirinti di una prosa poetica che suggestiona e incanta. Il tema portante del libro riguarda la scrittura dell'autore e il suo procedere nei meandri di una lingua colma di intuizioni straordinarie. Lo scrittore, attraverso l'adolescenza, mostra al lettore la vita che scorre. Tutto ciò non viene fatto però cadendo nella banalità del romanzesco, ma inventando un modo di scrivere originale, degno di uno scrittore bizzarro. Non si può che arrivare entusiasti alla fine del romanzo. Alcune note su Alexandre Vialatte Alexandre Vialatte è figlio di un ufficiale. Di ceppo alverniate, la famiglia ha le radici ad Ambert, ma si trasferisce in svariate città seguendo i cambiamenti di guarnigione del padre: Tolosa, Brive, per poi far ritorno ad Ambert nel 1915, dopo la sua smobilitazione per ragioni di salute. Dapprima bambino sognatore e dotato di grande immaginazione, il giovane Alexandre Vialatte ama il disegno, la calligrafia, la poesia, ma anche l’esercizio, lo sport, il nuoto e l’equitazione. Quando si rivela la sua attitudine per la matematica, lui si avvia alla carriera militare e si prepara per l’Accademia navale. Nel 1913, stringe amicizia con i fratelli Paul e Henri Pourrat. L’amicizia con il primo è interrotta dalla sua morte nel 1923 e viene riportata sul secondo che, più grande di 14 anni e già scrittore, diverrà per Vialatte una figura di riferimento e un mentore in letteratura. Gli anni della giovinezza li passano nella loro Alvernia, cornice di frequenti escursioni sui monti del Livradois e del Forez. Fino alla morte di Henri. La loro amicizia darà luogo a una ricca corrispondenza. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_classica, #alexandre_vialatte, #voto_quattro

RECENSIONE: Muori per me (Elisabetta Cametti)

Voto: 4.5/5 Autore: Elisabetta Cametti Editore: Piemme, 2021 Pagine: 528 Genere: Narrativa italiana, Thriller Prezzi: € 18.90 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Notte fonda, una ragazzina chiama la polizia: sua madre è scomparsa. Si tratta dell'assistente personale di Ginevra Puccini, una delle fashion blogger più famose al mondo. Il corpo di Julia viene trovato nelle acque del lago di Como, insieme a quello di altre quattro donne. I cadaveri presentano ulcere evidenti su pelle e mucose, una reazione allergica rara, causata da una sostanza sconosciuta, come accerta l'autopsia. Gli indizi, che puntano tutti a un unico colpevole, diventano una prova con la scoperta dell'arma del delitto. Quando il caso sembra chiuso, però, sulle pagine social di Ginevra Puccini compaiono dei video sconvolgenti: lei conosce il nome delle vittime non ancora identificate, la loro storia e il gioco perverso che le ha uccise. Ma Ginevra non si trova. Potrebbe essere il carnefice o la prossima vittima. La cerca la polizia. La cerca la sua famiglia. La cerca chi vuole metterla a tacere. Quelle immagini denunciano un sistema di corruzione e comando, rivelando la linea di sangue che conduce tra i rami di una famiglia potente e dentro una delle più importanti maison della moda internazionale. Dove forze dell'ordine e giustizia non sono mai riuscite ad aprirsi un varco, sono quei post a fare vacillare l'impero. Perché c'è una voce che i soldi e il potere non possono ridurre al silenzio, quella che rimbalza sui social network e diventa virale. Una voce che neanche la morte può fermare. Recensione Questo romanzo è un thriller che esce dagli schemi. Si fa portavoce della storia di tante donne con tanti sogni e speranze che vengono schiacciate dal peso di promesse e verità disattese. La trama è contemporanea e slegata dalle due serie che hanno reso famosa la scrittrice, la serie K con protagonista Katherine Sinclaire e la serie 29 con Veronica Evans. Anche in questo racconto, come nei precedenti, c'è tensione, ma anche molto di più. Elisabetta Cametti ci rende consapevoli della necessità di apparire accumulando like, soldi e visibilità sui social; mettendo così in luce un meccanismo malato che ci sta portando a dare troppa importanza a elementi futili. L'autrice accende i riflettori per bloccare la violenza sulle donne, gli abusi e per far capire che l'importante non è apparire agli occhi degli altri, ma preservare la nostra identità senza cercare di essere le copie identiche di chi nell'immagine pubblica viene messa come esempio da seguire. Inoltre ci mostra il dietro le quinte di un mondo, quello delle influencer, del marketing e degli eventi, apparentemente scintillante; i meccanismi di corruzione e intimidazione che ci possono essere alla base di proposte e contratti. Illustra anche come oggi il mondo dei social possa essere uno specchietto per le allodole e pericoloso per giovani, ingenui e persone in cerca di successo facile. La protagonista, Ginevra, è una blogger famosa, diventata tale grazie all’aiuto di una potente famiglia: i Vinciguerra. Purtroppo, non è tutto oro quello che luccica e l'intraprendente ragazza si ritrova a fare i conti con orribili segreti e convivere con suo marito, Volfango Vinciguerra, l’alfa della triade composta da lui, Vittorio e Vanessa: tre gemelli, uno peggio dell’altro, ognuno caratterizzato da una terribile dipendenza.
Francesca Montanari, l’altra protagonista e sorella di Ginevra, è quella sensibile, responsabile, dal cuore grande, legata ai valori famigliari e si trova quasi isolata dagli altri fratelli che hanno preferito scappare dalla montagna: Ginevra star dei social, Giacomo chef stellato a Milano, Matteo attratto dalla movida. Lei però non demorde e cerca in ogni modo di ritrovare la sorella che pare latitante.
La trama risulta parecchio articolata, non banale, talvolta pregna di violenza e crudeltà che potrebbero far storcere il naso, ma proprio questa crudezza è ciò che colpisce e sconvolge, perché nella realtà non si può edulcorare una violenza e talvolta è giusto che arrivi al lettore con la sua forza. In questo romanzo spiccano le donne: sopravvissute; eroine; combattenti; spesso tradite da chi dice di amarle, da chi è vicino o addirittura di famiglia. Si tocca anche il tema del femminicidio. Non mancano alcuni colpi di scena.
La Cametti ha uno stile limpido, descrittivo. Nonostante alcuni capitoli si dilunghino un po' troppo e bisogna avere pazienza prima di arrivare alla parte più interessante della trama, questo romanzo risulta un thriller avvincente, crudo e che sicuramente non lascia indifferente il lettore. Alcune note su Eisabetta Cametti
Elisabetta Cametti è nata nel 1970 in una piccola località ai piedi del Monte Rosa. Si è laureata in Economia e Commercio e ha intrapreso la strada del marketing. Dopo circa vent’anni di esperienza in importanti multinazionali, ha scelto di dedicarsi alla sua passione di sempre iniziando così la carriera di scrittrice. I guardiani della storia è il suo romanzo di esordio, il primo di una serie che ha per protagonista l’affascinante Katherine Sinclaire. Sito: www.elisabettacametti.com TAG: #narrativa_italiana, #thriller, #elisabetta_cametti, #voto_quattro_mezzo

RECENSIONE: Poema numerico. L'ultimo sogno di Galois (Andrea Petrozzi)

Voto: 3/5 Autore: Andrea Petrozzi Editore: Ali Ribelli Edizioni, 2019 Pagine: 120 Prezzo: € 12.00 Genere: biografie, graphic_novels Acquista: Libro Trama Poema numerico è una graphic novel che racconta la storia vera di Èvariste Galois, un genio della matematica e dei moti rivoluzionari francesi di fine '800. Morì a soli vent'anni in un duello in circostanze tuttora poco chiare, lasciando, la notte prima del fatale incontro, le idee di un uomo libero ed intuizioni visionare che, di lì a pochi anni, apriranno nuove prospettive all'algebra astratta. Le visioni delle sue teorie ci vengono svelate in questo libro con l'ausilio della Nona Arte: la nascita delle idee, i dissidi personali, l'amore è il rapporto conflittuale con il mondo scolastico da parte di un giovane ribelle che operava fuori dagli schemi. Un tributo grafico ad un grande matematico e, forse, alla matematica stessa. Recensione Non è semplice raccontare la vita di Évariste Galois, matematico francese nato nel 1811 e morto in un duello a solo vent'anni, e questo volume lo fa discretamente. Una vita breve e intenso e, come ci racconta la semplice circostanza della sua morte, epica e insieme tragica. Si può tentare di riscostruirla utilizzando delle parole come in un dizionario. La prima parola è "genialità". Nella sua breve vita Galois impara la matematica da autodidatta e trova soluzione ad un problema irrisolto per millenni, la ricerca di una formula generale per risolvere l'equazione di quarto grado e di grado superiore. La seconda parola è "sfortuna". La vita del genio subisce diversi momenti poco fortunati: la decisione del preside del Lycée di bocciarlo nonostante un rendimento ottimo, doppio insuccesso all'esame di ammissione all' École Polytechnique in quanto incappa in esaminatori che non lo capiscono, il nono riconoscimento da parte dei colleghi Cauchy e Fourier. La terza parola è "temperamento". Il ragazzo si caccia spesso nei guai: tira il gesso agli esaminatori che non lo comprendono, si reca nelle bettole per parlare male del re nonostante le spie, si caccia a vent'anno in un duello a causa di una donna. La quarta è "tragedia". La tragedia attraversa la vita di Galois con la morte del padre, sindaco laico e repubblicano, ingiustamente accusato dal parroco e costretto a togliersi la vita. Con la morte di giovani compagni durante i moti parigini. Infine con la usa morte. La quinta parola è "incomprensione". Évariste durante la sua breve vita risulta più volte incompreso. non solo alla scuola, ma anche dai grandi matematici che incontra che non lo riconoscono per quanto vale. L'ultima parola è "politica". Il ragazzo ha una passione per la politica grande quanto quella della matematica. Ciò lo porta più volte a d affrontare guai. Tutto ciò è raccontato in questa graphic novel tutta in bianco e nero. Una scelta che ho apprezzato in quanto rende bene l'idea della drammaticità della vita del genio. Le pagine del libro sono piene di disegni e lo sguardo del lettore deve muoversi in diverse direzioni per poterli cogliere appieno, un po' come la vita del protagonista che risulta molto movimentata. C'è però da dire che le tavole non risultano delimitate da riquadri come nella composizione classica e ciò renda la lettura poco piacevole. In diverse occasioni mi sono dovuto fermare per comprendere quale fosse il giusto verso di lettura. Un romanzo grafico che è un omaggio alla matematica, ma in modo particolare ad una persona dominata da genio e sregolatezza che ha dedicato la sua breve vita ad una causa non per riconoscimento personale (che non è mai stato riconosciuto finché era in vita), ma per vera passione. Alcune note su Andrea Petrozzi TAG: #biografie, #grafic_novels, #andrea_petrozzi, #voto_tre

RECENSIONE: Vichinghi. Tra storia e leggenda (Jason R. Forbus)

Voto: 4/5 Autore: Jason R. Forbus Editore: Ali Ribelli Edizioni, 2019 Pagine: 92 Genere: Storia, Storia antica Prezzo: € 15.00 (copertina rigida), € 10.40 (copertina flessibile), € 1.49 (ebook Acquista: Libro (copertina rigida), Libro (copertina flessibile), Ebook Trama Libri, fumetti, film e una serie televisiva di grande successo hanno contribuito a portare alla ribalta gli antichi vichinghi, 'gli uomini del nord'. Difficile, tra tanto e variegato materiale, distinguere tra finzione e realtà. Vichinghi. Tra storia e leggenda è un agile volume che, fonti alla mano, contribuisce a sfatare falsi miti e leggende su un popolo che ha plasmato - e continua a plasmare - la cultura occidentale, restituendo le sfaccettature di una società complessa quanto l'animo umano. Recensione Jason R. Forbus, giovane autore italoamericano e discendente per linea diretta da Ochonachar Forbois, in questo piccolo volume ci offre una panoramica sulla storia, sulla società e sulla religione dei vichinghi. Popolo che negli ultimi anni ha visto un crescente interesse grazie a libri, film e una serie tv. Tutto ciò ha ha dato origine a mode diffuse che vanno da semplici fattori estetici quali la capigliatura, i tatuaggi e l’oggettistica, al modo stesso di approcciarsi all’esistenza e alla spiritualità. Se anche voi vi siete chiesti se quello che avete visto in televisione è accurato e veritiero, questo libro è ciò vi consiglio per trovare risposta alle domande. Il volume si presenta come una piccola e accurata enciclopedia portatile sulla storia e la cultura del popolo vichingo. Nonostante il libro conta poco meno di 90 pagine, l'autore riesce a creare un testo scorrevole, interessante, con una precisione storica ineccepibile e diverse curiosità. Si passa dai paragoni tra Babbo Natale e Odino, alle tattiche di guerra, alla dieta vichinga. Ci sono molte soprese da leggere. Una di queste riguarda un re dal nome buffo Bjorn Fianco di Ferro, che tra l’859 e l’861 d.C. si prefisse di conquistare Roma e diventare imperatore d’Occidente. Solo che, insieme ai suoi fedeli soldati, una volta sbarcato sulle coste tirreniche prese lucciole per lanterne e invase un piccolo borgo, scambiandolo per la Città Eterna. Perpetrato il saccheggio e passata la sbornia, Bjorn, che s’illuse di essere imperatore di Roma almeno per una notte, riprese la via del mare insieme ai suoi per tornarsene al nord. Giusto per chiarezza, se siete patiti del famoso sceneggiato, si precisa che questo sbadato re è proprio il figlio di Ragnar che la serie tv Vikings ha reso tanto famoso. Consiglio questa interessante lettura non solo agli appassionati, ma a tutti quelli che vogliono scoprire un popolo che ha avuto ripercussioni, dirette e indirette, sulla nostra cultura. Alcune note su Jason R. Forbus Jason Ray Forbus nasce a Roma il 17 dicembre 1984 ma cresce a Gaeta, paese della famiglia materna. Cittadino italo-statunitense, la duplice identità culturale di Jason, unita a un forte amore per il viaggio, lo ha indotto sin da ragazzo a vivere, lavorare e studiare in Italia, Spagna, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti. Jason ha un diploma in grafica pubblicitaria (Liceo Artistico Statale “A. G. Bragaglia” di Cassino), una laurea triennale in Lingue e Letterature per la Comunicazione Multimediale (Università di Cassino) e un master in Globalizzazione (Università di Aberdeen, Regno Unito). La sua esperienza professionale è disparata e annovera esperienze in qualità di insegnante, traduttore ed esperto in comunicazione multimediale. Sin dalla giovinezza, la letteratura e la scrittura hanno giocato un ruolo importantissimo nella vita dell’autore. L’esordio letterario di Jason avviene già nel 2002 con il concorso letterario Campiello Giovani, nel quale si classifica fra i primi 25 scrittori esordienti sul territorio nazionale e primo assoluto nella Regione Lazio con il racconto Trovare il cercare. TAG: #storia, #storia_antica, #jason_r_forbus, #voto_quattro

RECENSIONE: Sul viale delle ombre. La lacrima del principe (Enrico Scebba)

Voto: 4/5 Autore: Enrico Scebba Editore: Kemonia, 2019 Pagine: 338 Genere: Narrativa_italiana, Gialli_storici Prezzo: € 15.90 Acquista: Libro Trama Il principe di Villa Phalagon, Sebastian Groove, è affetto da una malattia misteriosa così la moglie Margaret decide di rivolgersi al dottor Steven West, specializzato in infettivologia. L'uomo si recherà all'antica villa del principe accompagnato dall'attraente sorella Katie senza sapere che a Baghville, il piccolo borgo in cui sorge la villa, i tanti segreti e le misteriose leggende rendono il paese un luogo poco ospitale, dove gli abitanti subiscono l'effetto di una potente maledizione che minaccia la loro esistenza. I West conosceranno l'intera famiglia Groove, ma non sarà facile per loro scoprire cosa cela la villa che in paese è stata soprannominata "villa dei mostri". Molti sono i quesiti che Steven e Katie dovranno porsi. Cosa nasconde Margaret Groove? Perché il figlio Albert sembra l'unico disposto ad aiutarli? Da cosa è affetto realmente il principe di Phalagon? Ma soprattutto, perché tutti i cittadini e persino il parroco del paese temono l'antica villa? Recensione Ho scoperto questo romanzo per pura casualità, partecipando alla promozione del secondo scritto dell'autore (La paziente 99) Enrico Scebba, con questo libro, primo di una trilogia (il secondo titolo è quello precedentemente citato), riesce a creare una storia ricca di mistero e con parecchi colpi di scena. L'autore, per costruire la trama, si ispira alle antiche leggende che aleggiano su Villa Palagonia, più nota come "villa dei mostri", situata a Bagheria e sul suo costruttore, il principe Ferdinando Gravina detto il Negromante. Lo stile e i contenuti vantano una impostazione molto classica che ricordano grandi romanzi gotici , in modo particola Dracula e Frankestein. Il grande pregio del libro è dato dalla potenza evocativa delle descrizioni che risultano molto dettagliate e precise e che riflettono l'atmosfera fredda e suggestiva che viene costruita gradualmente e talvolta alleggerita da dialoghi che contribuiscono ad accentuare la tensione. Nonostante ciò ho un piccolo appunto da fare. Personalmente, in alcuni passaggi, avrei inserito più dialoghi in modo da favorire la fluidità della trama. Ora veniamo alla intrigante storia. Un medico virologo viene chiamato in aiuto dalla principessa consorte del principe di Villa Phalagon in quanto il marito si è ammalato improvvisamente e il medico del borgo non capisce cosa possa avere e, con il trascorrere dei giorni, si aggrava sempre più. Il medico si reca cosi in questo piccolo paesino accompagnato dalla sorella studiosa dell'arte . Appena arrivati al paese si rendono subito conto dell'atteggiamento misterioso e diffidente della popolazione e, quando arrivano alla villa, rimangono sconcertati alla vista dei famosi mostri di pietra. Ma cosa ha colpito il principe? Perché la gente è così mal riposta verso la villa e i suoi abitanti? Cosa nasconde la principessa? L'autore riesce a scrivere una storia coinvolgente che, prendendo spunto da eventi reali, cattura fin dalla prima pagina. Non mi rimane che consigliarne la lettura. Alcune note su Enrico Scebba Enrico Scebba è nato a Palermo il 13 agosto 1989, ma vive a Bagheria. Dopo il conseguimento del diploma di tecnico elettronico e grazie alle competenze acquisite durante diverse esperienze lavorative in ambito informatico, si appassiona alla programmazione di siti internet e software gestionali. TAG: #narrativa_italiana, #gialli_storici, #enrico_scebba, #voto_quattro

RECENSIONE: Anatomia sensibile (Andrés Neuman)

Voto: 4/5 Autore: Andrés Neuman Editore: SUR, 2021 Pagine: 107 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 13.00 (copertina), € 7.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Anatomia sensibile è una mappa letteraria che celebra il corpo in tutte le sue forme e un tributo alla bellezza non convenzionale scritto nella forma di un viaggio poetico, politico ed erotico alla scoperta di ciò che siamo veramente. Un libro che racconta come vediamo noi stessi e come ci guardiamo attraverso gli occhi degli altri, proponendo un ideale estetico dissacrante e inclusivo che mira a scardinare i pregiudizi di genere e sull’apparenza. Recensione Professore di Letteratura latinoamericana presso l'Università di Granada, Andrés Neuman, poco conosciuto nella nostra penisola, è considerato uno dei migliori autori latinoamericani di questo secolo. Molte delle sue opere sono diventate finaliste o hanno vinto premi ambiti. Il suo romanzo Frattura (2018) è stato scelto da El Cultural de España come uno dei migliori cinque romanzi dell'anno e da El País come uno dei migliori libri dell'anno, votato da un pubblico culturale vario come giornalisti, poeti, romanzieri , artisti e altri. Il libro che prendo in esame oggi invece racchiude diversi singolari racconti che riguardano diverse parti del nostro corpo. Utilizzando uno stile poetico, l'autore celebra noi stessi, le nostre virtù, i nostri difetti e le nostre imperfezioni che ci rendono unici. La lettura si rivela un viaggio originale alla scoperta di noi stessi. Utilizzando uno stile poetico, l'autore, mette in prospettiva il corpo come stile, come campo di battaglia, oltre all'identità canonica. Descrizioni poetiche e suggestive che si soffermano sui dettagli, lodando soprattutto quei rilievi, asperità o cicatrici che ci danno un'identità unica. Quello di Andrés Neuman è un omaggio al corpo che si ribella alla cultura di Photoshop, perché la sua bellezza si conquista con la scrittura che il tempo fa su di esso. Non manca, nel volume, una vena di ironia; sui capelli l'autore si esprime in questo modo "I capelli hanno due temibili nemici, l’alopecia e la poesia. La prima via via li debilita; l’altra li finisce". L'ultimo racconta si concentra sull'anima che "non è femminile né maschile, è entrambe le cose, o una terza, quarta, ennesima. Va sempre verso l’altro lato. Ogni voce che incontra la battezza a modo suo. Affranta nei mistici, volontaria nei trans, non fa distinzioni di nomi o dimore. È sacrosanta solo la sua trasformazione con il desiderio". Posso definire questo libro una lettura insolita che, attraverso l'utilizzo di un linguaggio elegante, sprona a riappropriarci del nostro corpo ormai sempre più compulsivamente ritoccato. Alcune note su Andrés Neuman Andrés Neuman nasce a Buenos Aires nel 1977. Figlio di musicisti emigrati, cresce a Granada, dove frequenta l'Università e insegna per un periodo Letteratura ispano-americana. Nel 2009 vince il Premio Alfaguara con il romanzo Il viaggiatore del secolo, votato tra i cinque migliori romanzi dell'anno in lingua spagnola da El País e El Mundo. Ma Neuman non è un esordiente. Già nel 1999 ha pubblicato il primo romanzo Bariloche, che il quotidiano El Mundo inserì fra i dieci migliori dell’anno e fu tradotto anche in Italia. Con Il viaggiatore del secolo ha segnato un colpo senza precedenti nella letteratura spagnola: vincere un grande premio commerciale, l’Alfaguara, e il Premio de la Crítica. Ha pubblicato anche tre libri di racconti e varie raccolte di poesia. Il suo blog Microrréplicas è stato selezionato tra i migliori blog letterari da El Cultural. È stato tra gli autori scelti per Bogotá 39 ed è stato selezionato dalla rivista Granta tra i migliori giovani scrittori in lingua spagnola. Ha vinto anche il Premio Hiperión de poesia. È stato finalista del Premio Herralde e del Rómulo Gallegos, è entrato nella shortlist dell’IMPAC Dublin Literary Award e ha ricevuto una Menzione Speciale dalla giuria dell’Independent Foreign Fiction Prize. L’antologia dei suoi racconti tradotti in inglese è stata premiata negli Stati Uniti con il Firecracker Award, concesso dalla Community of Literary Magazines and Presses insieme all’Associazione dei Librai Statunitensi. I suoi libri sono tradotti in più di venti lingue. Nel 2019 è uscito per Einaudi Frattura. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #andres_neuman, #voto_quattro

RECENSIONE: Palm Springs (Mark Barbakow)

Voto: 3.5/5 Regista: Mark Barbakow Interpreti: Andy Samberg, Cristin Milioti, J.K. Simmons Anno: 2020 Durata: 110 minuti Genere: Commedia, Fantastico Trama La mattina del 9 novembre, per Nyles, inizia svegliandosi di fianco alla fidanzata Misty, con la prospettiva di una giornata da trascorrere tra piscina e celebrazioni in un resort nel deserto di Palm Springs. La coppia è lì per partecipare al matrimonio tra Abe e Tala, un'amica di Misty. Un momento speciale che però Nyles sembra trattare con fin troppa svagatezza, brindando agli sposi in camicia hawaiana e salvando Sarah, sorella di Tala, da un discorso pubblico che la ragazza non vuole fare. Scappati insieme verso il deserto, Sarah vedrà Nyles trascinato in una grotta misteriosa, che ormai da tempo immemore lo costringe a rivivere la giornata del matrimonio senza soluzione di continuità. Recensione Questa pellicola, candidata ai Golden Globe 2021 e diretta da Max Barbakow con protagonisti Andy Samberg e Cristin Milioti, è un film molto divertente seppur non originale. La pellicola risulta un buon prodotto nonostante utilizzi la struttura del loop temporale già vista in diverse altre pellicole (Es: Ricomincio da capo) e ormai banale. La comicità, in genere, punta spesso sul suscitare ilarità, con risvolti sentimentali o drammatici, mentre qui si trasforma in poesia; nonostante situazioni al limite del ridicolo, dell'eccessivo e dell'assurdo. “Palm Springs” non cede mai al demenziale e, alla fine, il cerchio si chiude: ogni cosa ha un senso, ogni tassello è al proprio posto e niente è lasciato al caso. Nonostante il film abbia una sceneggiatura solida e brillante, il suo successo è dovuto principalmente alla giovane coppia di attori che risulta perfetta e ricopre ruolo fondamentale in questo uragano di momenti esilaranti e surreali dando vita a due ritratti tanto realistici da sentirli vicini. Nyles (Andy Samberg) è rassegnato alla sua condizione di prigioniero del loop, quasi incapace di voler trovare una via d’uscita e adattandosi a un’esistenza che si prefigura come un eterno ritorno allo stesso punto di partenza. Decide così di vivere con spensieratezza cercando di improvvisare esperienze nuove ogni giorno, ma perennemente rassegnato. In questo loop viene poi aggiunta una variabile incognita, Sarah (Cristin Milioti), che sembra voler riequilibrare il mondo distorto di Nyles cercando una soluzione per interrompere questa eterna giornata. Nonostante l'incalzare di gag, sequenze psichedeliche inondate di alcol, balli e allucinogeni, corse surreali per sfuggire da frecce mortali, Palm Spring si rivela una commedia straordinariamente originale, un film stratificato e aperto a una scanzonata riflessione sul nichilismo e il senso di smarrimento contemporaneo. Ed è proprio qui, quando si smette di ridere, che la pellicola di Max Barbakow colpisce dritto al cuore come un colpo di fulmine. TAG: #commedia, #fantastico, #mark_barbakow, #andy_samberg, #cristin_milioti, #j_k_simmons, #voto_tre_mezzo

RECENSIONE: Breve storia dell'alchimia (Stefano Valente)

Voto: 4/5 Autore: Stefano Valente Editore: Graphofeel, 2019 Pagine: 124 Genere: Misticismo e magia Prezzo: € 17.00 (copertina), € 4.90 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Nel problema delle origini dell'alchimia già si evidenzia il caos di leggende e allegorie esoteriche implicito nel fenomeno alchemico. L'etimologia viene in aiuto all'analisi storica. Il termine alchimia deriva plausibilmente dall'arabo "kimiya" ("pietra filosofale, alchimia", con agglutinazione dell'articolo al) per il tramite del greco chymeía ("mistione, mescola di vari liquidi"). La parola compare per la prima volta in Giulio Firmico Materno - autore siciliano del IV secolo, coevo di Costanzo II e Costante I - proprio ad indicare la pratica degli arabi volta a convertire i metalli vili in oro e a procurarsi il rimedio universale e il segreto della longevità. Di fatto, se per la cultura occidentale le radici dell'alchimia si fanno rimontare al mondo arabo - tramite e "importatore" della prisca sapientia egizia -, bisogna dire che già in testi vedici e buddhisti si trovano accenni a un non ben determinato succo hataka in grado di trasformare il bronzo in oro puro. Allo stesso modo, alcune leggende attesterebbero l'esistenza di pratiche alchemiche in Cina fin dal 4500 a.C., come è pure un dato incontrovertibile che il taoismo di Lao-Tse annovererà tra i suoi scopi un elisir di lunga vita. Recensione Pensando ad una definizione di alchimia probabilmente vi viene in mente tutto e il contrario di tutto. Questo perché sull'alchimia vera e propria vige una certa generale confusione, e a meno che non si nutra un interesse un po’ dotto per l’argomento il suo significato è legato a un uso del termine sostanzialmente simbolico e metaforico, ovvero di alchimia intesa come amalgama imprecisata di circostanze, sensazioni e sentimenti che finisce col sortire un determinato effetto sia che si tratta di affari, politica o relazioni interpersonali. Credo però che sia un po' riduttivo e questo libro ci viene in aiuto colmando le nostre lacune. Glottologo, lusitanista, studioso delle lingue e delle letterature ibero-romanze, l’autore di questa agile sintesi si è posto grande obiettivo: condensare in dodici capitoli e in meno di duecento pagine la storia di un fenomeno che paga le conseguenze di una spiccata attrazione per le mistificazioni oltre che di un’origine lontana nel tempo e di un’evoluzione oltremodo complessa attraverso i secoli e le culture. Argomento complesso già partendo dalla introduzione del testo che richiama diversi elementi: dèi, simboli, rituali, tradizioni, icone, geroglifici, visioni, rivelazioni, segreti, negromanti, medici, chimici, astrologi, fisiognomici, chiromanti, cialtroni e profeti, frodatori e nuovi messia, eruditi e avventurieri, sovrani assillati dalla ricerca della verità e collezionisti d’ogni sorta di stramberia, sacerdoti ed eretici, filosofi e santoni, sette occulte e confraternite inarrivabili, biblioteche, pagine enigmatiche, predizioni, falsi oracoli, laboratori, antri sotterranei, “stillerie”, alambicchi e fornelli. L'alchimia, fin dalle sue origini, è caotica e multiforme. Valente è sincero con il lettore e lo avvisa che la storia proposta è fatta di interconnessioni e concatenazioni. Dopo un primo capito che si concentra sul chiarimento dei concetti preliminari (definizione di alchimia e dei principi essenziali), l'autore ripercorre l'evoluzione di questa antica arte. Scopriamo così le origini egiziane ed arabe, l'ingresso in occidente attraverso la Spagna musulmana e le opere del persiano Geber tradotte in lingua latina, la percezione e la considerazione che se ne ebbero nel corso del Medioevo e in seguito nel Rinascimento dove trova la massima fioritura, nel Barocco, nel Seicento scientifico, nel Settecento "dei lumi", per arrivare infine al "secolo breve" e alle implicazioni del pensiero alchemico nella psicoanalisi di matrice junghiana. Sicuramente il lettore sarà catturato anche dai singoli personaggi che si interessarono all'alchimia. Troviamo Ermete Trismegisto a Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Cornelio Agrippa, Paracelso, la regina Cristina di Svezia, Giuseppe Francesco Borri, Athanasius Kircher, Isaac Newton, Edward Alexander Crowley, “l’inidentificabile” Fulcanelli e Carl Gustav Jung. Questo breve testo è una lettura perfetta per coloro che hanno le idee confuse sull'argomento e desiderano avere un po' di chiarezza. Un buon punto di partenza che non si addentra nella complessità dell'argomento, ma cerca di fare chiarezza adottando uno stile lineare che però, allo stesso tempo, invita all'approfondimento grazie alla bibliografia posta alla fine. Un buon volume di partenza per prendere confidenza con questa arte così antica, ma anche così complessa. Alcune note su Stefano Valente Stefano Valente, glottologo e lusitanista, è studioso delle lingue e letterature ibero-romanze. Tra i suoi titoli: il romanzo storico Del Morbo - Una cronaca del 1770, Premio Athanor; il thriller esoterico Lo Specchio di Orfeo, La Serpe e il Mirto, edito da Parallelo45, il giallo fantascientifico Il Delegato Poznan è stanco e la space opera Sensei delle Stelle. TAG: #misticismo_magia, #stefano_valente, #voto_quattro

RECENSIONE: Gli anni incerti (Emiliano Dominici)

Voto: 4.5/5 Autore: Emiliano Dominici Editore: Effequ, 2020 Pagine: 368 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 18.00 (copertina), € 8.00 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama È il 22 giugno del 1969, e in tre luoghi diversi nascono tre bambini: Jerry a Central Park, New York, Giulia in un istituto religioso ad Assisi, Guido all'ospedale di Livorno. Si racconta qui delle loro tre esistenze, della loro crescita, della loro formazione mista a quella di un paese, e di un mondo, negli anni incerti trascorsi tra il 1969 e il 2001. Anni in cui si è fatta la storia che adesso conosciamo, che vedono avvicendarsi lo sbarco sulla Luna, la strage di Piazza Fontana, il terrorismo, gli scioperi nelle fabbriche, i mondiali di calcio, le proteste studentesche e universitarie e numerosi altri grandi avvenimenti. E insieme a tutto questo si vanno costruendo l'amicizia, l'attrazione e i dissidi di Jerry, Giulia e Guido, sullo sfondo di una Livorno che muta, lotta e cresce insieme a loro. Recensione Questo romanzo narra la storia di tre persone nate in punti diversi del mondo, una città che li tiene uniti e che li richiama come una calamita, un sentimento che li mantiene vicini e con cui devono confrontarsi nel corso di tutta la loro esistenza, che a volte è un fardello e altre è l’unica ragione per restare vivi. In realtà il titolo intero del libro è Gli anni incerti. Canzone di fine millennio. La musica, infatti, è il leitmotiv nelle pagine. Spazia da De Gregori a Battiato, dai Nirvana ai R.E.M. Le canzoni sono un tonico che sostiene le vite di Giulia, Guido e Jerry; i tre protagonisti. Le riempie, dà loro significato e le accompagna. Non è una caccia alle citazioni, ma un tessuto consistente e coerente, essenziale tanto quanto quello storico che insistentemente fa capolino tra le pagine, con l’uomo sulla Luna, Piazza Fontana, Pasolini. Il tutto inizia in un giorno ben preciso, il 22 giugno 1969. Ci troviamo contemporaneamente a Livorno, Assisi e New York. L'autore ci presenta minuziosamente i contesti in cui questi tre ragazzi nascono e crescono. Tutto ciò non per giudicarli, ma per inquadrarli meglio e seguirli nella loro storia di formazione fino al 2001 quando i tre, ormai adulti, si dirigono verso Genova per il G8. Il lettore li vede crescere, avvicinarsi e allontanarsi, creare dinamiche e delicatamente disfarle, ma con loro si assiste anche all’evoluzione delle rispettive famiglie, che non possono scappare dai cambiamenti di fine millennio. Nessuno è immune a questo tempo incerto, ma i nostri tre hanno una sensibilità particolare che li porta a interiorizzare e metabolizzare quello che succede in modo inedito. Il libro è una dolce e tenera canzone che canta poco più di trent'anni di storia e che mette in scena tematiche che riguardano l'amore, l'amicizia e i legami famigliari. Consigliato a chi cerca una stoia appassionante, coinvolgente e mai scontata che personalmente, nonostante le quasi 400 pagine, ho divorato in brevissimo tempo. Alcune note su Emiliano Dominici Emiliano Dominici, nato a Livorno nel 1969, è traduttore e insegnante di inglese. Ha lavorato in teatro come regista e autore di testi, e da scrittore ha pubblicato, oltre a numerosi racconti in riviste e antologie, la raccolta di racconti Anche meno – 50 storie sottraendo (Erasmo editore, 2015) e il romanzo L’antipatica (Valigie Rosse, 2019). TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #emiliano_dominici, #voto_quattro_mezzo

RECENSIONE: L'ombrello dell'imperatore (Tommaso Scotti)

Voto: 4/5 Autore: Tommaso Scotti Editore: Longanesi, 2021 Pagine: 320 Genere: Narrativa italiana, Gialli Prezzo: € 16.80 (copertina), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama L'ispettore Takeshi Nishida della squadra Omicidi della polizia di Tokyo ha un secondo nome che pochi conoscono, ma che dice molto di lui. All'anagrafe infatti è Takeshi James Nishida. Perché Nishida è un hāfu: un mezzo sangue, padre giapponese e madre americana. Forse per questo non riesce a essere sempre accomodante e gentile come la cultura e l'educazione giapponese vorrebbero. Forse è per il suo carattere impulsivo, per quel suo modo obliquo e disincantato di vedere le cose e le persone che lo circondano, che non ha mai fatto carriera come avrebbe meritato. O forse è perché lui non vuole fare carriera, se questo significa mettere i piedi sotto la scrivania invece di usarli per battere le strade di Tokyo, città che ama e disprezza con altrettanta visceralità – e che allo stesso modo lo ricambia. Ma Nishida è eccezionale nel suo lavoro: lo dimostra il numero di indagini che è riuscito a risolvere. Fino al caso dell'ombrello. Un uomo, ritrovato morto. L'arma del delitto? All'apparenza, un comunissimo ombrello di plastica da pochi yen, di quelli che tutti usano, tutti smarriscono e tutti riprendono da qualche parte. Ma questo ombrello ha qualcosa che lo differenzia dagli altri. Un piccolo cerchio rosso dipinto sul manico e, soprattutto, un'impronta. E Nishida si troverà di fronte a un incredibile vicolo cieco quando scoprirà a chi appartiene l'impronta digitale del possibile assassino: all'imperatore del Giappone. Recensione Voglio partire dando subito un giudizio su questo esordio. Il libro è un buon romanzo che merita di essere letto. Il suo autore è un giovane italiano che vive e lavora in Giappone. Ora veniamo alla trama. Un ombrello nipponico all'apparenza innocuo è l'arma del delitto utilizzata per uccidere Yuki Funagawa, nato il 2 dicembre 1986. Un accessorio di plastica trasparente, non di pregio. Questo si trova chiuso sul pavimento accanto alla vittima e il bianco della punta è completamente nascosto dal sangue rappreso e da tracce di bulbo oculare destro del deceduto. Un dettaglio però non sfugge all'ispettore Takeshi James Nishida della squadra Omicidi della Polizia di Tokyo; sul manico di plastica bianca vi è un cerchio rosso. L'ispettore è un personaggio singolare. Innanzitutto è un hafu ovvero un mezzosangue di madre americana e padre giapponese; ha ereditato i tratti caratteriali della realtà occidentale che lo rendono spesso impulsivo, poco accomodante e disincantato verso quella dimensione che lo circonda e che lo vorrebbe esattamente al suo contrario e sovente viene accostato a Tommy Lee Jones. Pochi rilievi e Boss, così viene soprannominato l'ispettore, scopre che sull'oggetto è presente l'impronta di una persona impensabile, l'Imperatore del Giappone. Ha così inizio una indagine per scoprire la verità riguardo ad una morte poco chiara. L'autore, in questo romanzo, riesce a creare una storia ben scritta con una trama lineare che però nulla toglie alla piacevolezza della lettura. Gli ingredienti del libro sono principalmente tre: il fascino misterioso del Giappone, la creazione di un personaggio con una certa inquietudine e la freschezza di una storia originale. Per quanto riguarda il primo punto infatti, leggendo le pagine del romanzo, si viene a conoscenza della società giapponese a cui vengono affiancate tematiche molto attuali legate alla soluzione dell'enigma. Uno stile fluido e una bella storia fanno di questo esordio una lettura da non perdere. Un autore che non vedo l'ora di rileggere e che sicuramente farà nuovamente parlare di sé. Alcune note su Tommaso Scotti Tommaso Scotti, nato nel 1984, laureato in matematica, seguendo una passione per le arti marziali si è trasferito in Oriente nel 2010. Ha poi conseguito un dottorato di ricerca a Tokyo, dove adesso vive e lavora. Nel tempo libero si dedica al pianoforte e alla calligrafia. L’ombrello dell’imperatore è il suo primo romanzo, che racconta con sguardo curioso e disincantato le mille solitudini, i sorprendenti codici di comportamento e la disarmante bellezza del Giappone, introducendoci alla comprensione di una cultura tanto ammirata quanto fraintesa come quella del Sol Levante. TAG: #narrativa_italiana, #gialli, #tommaso_scotti, #voto_quattro

RECENSIONE: Rosso Botticelli. Delitti e misteri nella Firenze del Rinascimento (Stella Stollo)

Voto: 4.5/5 Autore: Stella Stollo Editore: Graphofeel, 2017 Pagine: 316 Genere: Narrativa italiana, Gialli storici Prezzo: € 16.00 Acquista: Libri Trama Nella splendida e raffinata Firenze dei Medici un misterioso personaggio uccide una serie di donne senza alcun motivo apparente. Le vittime sono belle, colte e indipendenti, aspirano all'amore e a una vita che soddisfi le loro aspettative. Il loro assassino è rozzo e spietato, insensibile alla grazie e alla speranza di quel Mondo Nuovo che sembra ormai alle porte. Qual è il fil rouge che collega tra loro i femminicidi e qual è l'oscuro significato che i cela dietro agli strani simboli rinvenuti nei luoghi degli spietati delitti? Tra pittori, speziali, filosofi e mercanti, un thriller di grande maestria ambientato nel mondo dell'arte, vibrante come un capolavoro di Botticelli. Recensione Questo romanzo è un sorprendente thriller storico ambientato nella Firenze del Quattrocento. La trama ruota attorno alla famosa Primavera di Botticelli. Le strade della città sono insanguinate da un assassino che si ispira alla celebre tela, su ogni cadavere viene rinvenuto un particolare che richiama il quadro. Sandro Botticelli e Filippino Lippi si tormentano al pensiero che questi orrendi delitti alludano ai personaggi da loro dipinti. Filippino Lippi, pittore e apprendista sotto Sandro Botticelli, è la voce narrante e si fa anche investigatore della strana vicenda. Filippino è timido, totalmente innamorato del suo maestro e sarebbe disposto a tutto anche solo per un suo sguardo; disposto anche a patire in silenzio l’amore incommensurato che il maestro prova per la sua musa, Simonetta Vespucci. Questa donna è tutto per i Botticelli e, come tale, è presente in tutte le sue opere, i suoi tratti sono ritracciabili in ogni donna mai dipinta dal pittore fiorentino. Simonetta viene affiancata da altre due grandi donne, Isabella e Ginevra. Quest'ultima, personaggio forte e sovversivo, è una guaritrice in pieno periodo d’inquisizione, mentre la prima una aspirante poetessa. L'autrice, servendosi di questi personaggi, ci racconta dei soprusi millenari perpetrati ai danni delle donne. L'autrice crea un’ambientazione magnifica intrecciando abilmente la sua fantasia alla documentazione precisa e attenta dove i numerosi personaggi storici si fondono perfettamente con quelli inventati. Allo stesso tempo ci racconta la difficile condizione delle donne ma anche di coloro che, proprio come Filippino, sono costretti a vivere l'amore per una persona dello stesso sesso nel silenzio, nell’oscurità più totale. Un testo in cui ogni pagina è intrisa di storia, arte e letteratura. Delitti, passioni, opere d’arte, storia e bellezza vengono magistralmente miscelati in una prosa raffinata ed elegante che in più passaggi rasenta la poesia pura. Alcune note su Stella Stollo Sella Stollo, nata a Orvieto nel 1963, vive e insegna a Firenze. È laureata in Lingue e Letterature Orientali presso l’Università degli Studi di Venezia. Ha pubblicato Algoritmi di Capodanno (2011) e con Graphofeel Io e i miei piedi (2011), I delitti della Primavera (2014), Rosso Botticelli (2017), Le impressioni di Berthe (2018).

RECENSIONE: La casa dei Gunner (Rebecca Kauffman)

Voto: 4/5 Autore: Rebecca Kauffman Editore: SUR, 2020 Pagine: 304 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 17.50 (copertina), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Alice, Jimmy, Lynn, Mikey, Sam e Sally: da bambini erano inseparabili. Avevano trovato scampo alla solitudine e alla noia di una periferia depressa nel nord dello stato di New York – e spesso da difficili situazioni familiari – prendendo possesso di una casa abbandonata e facendone il quartier generale delle loro avventure. A sedici anni, però, di colpo e senza spiegazioni, Sally ha tagliato i ponti col resto del gruppo, che di lì a poco si è sfaldato. Più di dieci anni dopo, gli altri cinque amici si ritrovano proprio al funerale di Sally, a interrogarsi sul motivo del suo suicidio, a fare i conti con i segreti del passato, a riannodare i fili dell'affetto fortissimo che ancora li unisce, al di là delle differenze di indole e della propria storia personale. Un romanzo corale sull'amicizia popolato da personaggi di vibrante umanità (su tutti, il timido Mikey e l'esuberante Alice, profondamente legati per quanto caratterialmente agli antipodi), che l'autrice riesce a tratteggiare grazie alla vivacità dei dialoghi e a una cura delicatissima per i dettagli; una storia punteggiata di rivelazioni e sottili colpi di scena che tiene in pugno il lettore, lo diverte e lo commuove, e gli resta nel cuore a lungo anche dopo l'ultima pagina. Recensione Inizio specificando che questo romanzo ha vinto il Premio Tribùk dei Librai che non conoscevo. I Gunner presenti nel titolo sono sei ragazzi, Alice, Jimmy, Lynn, Mikey, Sam e Sally, uniti da una forte amicizia nata da bambini che si incontrano nella vecchia casa abbandonata della famiglia Gunner, da cui prendono il nome, per raccontarsi e confidarsi la quotidianità vissuta. Con il passare del tempo la loro amicizia si fa sempre più solida fino a quando, senza alcuna spiegazione, Sally si allontana dal gruppo che piano piano inizia a sgretolarsi. Ognuno di loro prende strade diverse e dei Gunner non rimane più nulla. Solamente Mikey, che sta pian piano diventando cieco, rimane nella città natale. Sarà proprio lui ad annunciare agli altri componenti del gruppo una vera tragedia, Sally si è uccisa buttandosi da un ponte. Questo evento porta i Gunner a riunirsi per partecipare al funerale. Durante quella serata il passato torna a galla. Il lettore scopre che ognuno dei componenti del gruppo ha custodito per anni un segreto che riguarda la ragazza suicida e che ognuno di loro si sente responsabile della sua morte. In quella giornata ogni segreto viene svelato e condiviso. I ragazzi parlano a lungo, si confrontano e raccontano consapevoli di aver taciuto solamente per vergogna. La sincerità porta ad accendere nuovamente il fuoco dell'amicizia che riaffiora più forte di prima. L'autrice scrive un grande romanzo corale sull'amicizia molto coinvolgente. Il racconto ha una struttura narrativa simile ad un altro grande libro, IT di Stephen King. Anche quest'ultimo volume si basa sulla forza dell'amicizia di un gruppo che si ritrova dopo essersi smarrito. Un romanzo, questo, che si evolve proprio come i suoi protagonisti che vengono caratterizzati egregiamente. Le pagine del libro ci regalano una storia difficile da dimenticare. Alcune note su Rebecca Kauffman Rebecca Kauffman è nata nell’Ohio rurale e abita in Virginia. Ha studiato violino alla Manhattan School of Music e scrittura creativa alla New York University. La casa dei Gunner è il suo secondo romanzo. TAG: narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #rebecca_kauffman, #voto_quattro

RECENSIONE: Argomentazione di Linès-Fellow (Jean-Marc Aubert)

Voto: 3.5/5 Autore: Jean-Marc Aubert Editore: Prehistorica Editore, 2020 Pagine: 128 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 13.00 Acquista: Libro Trama In modo sobrio e meticoloso, inizia il racconto delirante di un medico, Linès-Fellow, che ci riferisce dell'impresa compiuta dal suo paziente Mell Fellops. Segni particolari di Linès-Fellow: è cinico e manipolatore, giacché convincerà Mell a correre una maratona. Segni particolari di Mell Fellops: è costretto a vivere su una sedia a rotelle. Da uno dei discendenti più puri di Samuel Beckett, di cui troviamo tutto l'umorismo nero e l'immensa portata filosofica. Il romanzo giallo più nero mai visto. Recensione Fino a poco tempo fa non conoscevo Jean – Marc Aubert. Grazie alla casa editrice Prehistorica, che ci propone gioielli narrativi appartenenti alla letteratura contemporanea francese, ora capisco cosa mi stavo perdendo. Questo scrittore, nato a Nizza nel 1951, è considerato uno dei discendenti diretti e più puri del grande Samuel Beckett. Questo è romanzo bizzarro che seduce proprio per tutta la sua stravaganza e originalità. Un medico racconta in forma di diario il suo rapporto con Mell Fellops, un suo paziente che è costretto a vivere da menomato su una sedia a rotelle. Linès Fellow, con una scrittura essenziale, annota sul suo taccuino tutto quello che riguarda i rapporti con lo strano paziente che decide, nonostante la sua disabilità, di partecipare alla faticosa maratona cittadina. Il medico diventa minuzioso nella redazione del suo diario. Racconta tutti i limiti e gli sforzi del suo paziente davanti a un’impresa che sembra impossibile. Linès Fellow non si risparmia affatto il cinismo in alcune considerazioni su Fellops, con le sue parole lo inchioda ancora di più alla sedia a rotelle. Il medico definisce il suo assistito come una persona che soffre di inferiorità, insignificante e servile. In questo racconto tutto è assurdo e surreale, bizzarro e niente va per il verso giusto, come nella vita che ci riserva sempre imprevisti crudeli. L'autore ama il paradosso e l’assurdo e questo racconto ne é la dimostrazione. Un libro che può essere visto anche come una avventura nelle imperfezioni e nelle fragilità della condizione umana. All'inizio del libro, Linès Fellow riferisce al lettore di non cercare nel testo alcuna forma di letteratura. La sua intenzione è stilare un resoconto oggettivo della performance dello strano maratoneta. Le promesse però non vengono mantenute. Pagina dopo pagina tutto diventa letteratura in quanto il medico si lascia coinvolgere ed entra nel mondo travagliato di Mell. Un libro consigliato a chi vuole scoprire un autore singolare, per chi è alla ricerca di una storia tutt'altro che convenzione e un po’ crudele. Se siete alla ricerca di questi requisiti, è il libro che fa per voi. Non rimarrete delusi. Alcune note su Jean-Marc Aubert Stéphane Mallarmé insegna inglese in un liceo; Jean-Marc Aubert (nato a Nizza, nel 1951) fa il preside in un istituto di scuola secondaria. “È affascinante, comico, seducente come la follia”: questo fu il giudizio di Michèle Bernstein, tra i fondatori del Lettrismo, alla scoperta di Argomentazione di Linès-Fellow. Ha scritto in seguito diversi altri romanzi e raccolte di racconti, pubblicati presso alcune delle più prestigiose case editrici francesi, da Albin Michel a L’Arbre Vengeur, da Fayard sino a Seuil, consolidando così un immaginario incongruo e paradossale che non ha eguali nella letteratura contemporanea, ma che fonda le radici nella ricchissima eredità di Beckett. Finalista al premio Goncourt, ha ottenuto il prestigioso Prix De La Renaissance. Questo è il primo romanzo di Jean-Marc Aubert pubblicato in Italia. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #jean_marc_aubert, #voto_tre_mezzo

RECENSIONE: Navarro. Il mondo di sotto (Andrea L. Gobbi)

Voto: 3/5 Autore: Andrea L. Gobbi Editore: Fanucci Editore, 2020 Pagine: 272 Genere: Narrativa italiana, Fantasy Prezzo: € 14.90 (copertina), € 6.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Anno 1492. La Terra è piatta. È quanto scopre Cristoforo Colombo al comando della sua missione nell'oceano Atlantico: non le Indie come credeva (e neppure l'America), ma la fine del Mondo. Delle tre navi - la Nina, la Pinta e la Santa Maria - partite da Palos il 3 agosto 1492 soltanto la prima, capitanata dal grande navigatore, riesce a far ritorno nel Vecchio Continente. Le altre due, invece, finiscono disperse. O almeno questo è ciò che viene fatto credere. Un anno dopo, infatti, un ragazzo viene a conoscenza di un segreto insospettabile per cui nulla sarà più come prima. È una sera piovosa quando in occasione del suo tredicesimo compleanno Pedro Navarro riceve dalle mani di un uomo, un marinaio sopravvissuto alla grande spedizione, una lettera scritta da suo padre Franco, fino ad allora creduto disperso su una delle due caravelle. Ai confini del mondo, a quanto racconta, esisterebbe uno stretto canale dove convergono tutte le correnti dell'oceano Atlantico. Nessuno sa dove esso conduca, eppure Franco ne è convinto: si tratta della via che conduce al Nuovo Mondo. Secondo lui la Terra rassomiglierebbe a un'enorme moneta, di cui il mondo conosciuto rappresenta solo una faccia. Ma che cosa si cela dall'altra parte? Franco si è lanciato per scoprirlo, lasciando nelle mani del figlio un prezioso amuleto. Recensione Oggi voglio parlarvi di un fantasy per ragazzi, primo di una trilogia. Pedro Navarro è il personaggio principale della storia, un ragazzino caratterizzato da una forte determinazione e coraggio. Insieme alla sua compagnia s'imbarcano verso una spedizione all'insegna dell'avventura. Non ci si aspetterebbe mai di vedere una ciurma formata da ragazzini di solo 13 anni e in particolare anche da una ragazza. Saranno all'altezza di affrontare l'Atlantico? Pedro è un semplice ragazzino che diventa presto adulto. Nel corso della storia ha una crescita personale non indifferente e ciò comprende non solo il valore dell'amicizia ma anche quello della lealtà. La caratterizzazione psicologica dei personaggi secondari viene descritta in modo molto superficiale. Un punto forte sono le emozioni che vengono narrate, ovvero il lettore riesce, attraverso l'empatia, a percepire tutto ciò che provano i personaggi. I sentimenti sono forti e contrastanti tipici di un adolescente che intraprende un viaggio all'insegna dell'avventura. Un punto di forza del romanzo è la costruzione de Il Mondo di Sotto. Introdurre un mondo fantastico è sempre molto difficile. L'autore ha fatto un lavoro minuzioso ed originale. Le descrizioni della fauna sono minuziose e particolareggiate. La narrazione risulta fluida e lineare, le pagine scorrono veloce sotto i nostri occhi lasciandoci voraci durante la lettura. Non ho molto apprezzato i dialoghi in quanto, a parere mio, avrebbero dovuto avere un linguaggio più adatto all'epoca . Non sono riuscito ad apprezzare il fatto che la componente psicologica dei personaggi sia stata messa in secondo piano. Nonostante una sensazione di déjà vu, dovuta al fatto che il romanzo ricorda molto Indiana Jones e a tratti I Pirati dei Caraibi, risulta comunque una buona lettura che permette di immergersi in una avventura fantastica Alcune note su Andrea L. Gobbi Andrea L. Gobbi, classe 1989, è nato in Valle d’Aosta, dove tuttora vive. Laureato in Scienze Internazionali presso l’Università di Torino, è un grande appassionato di letteratura, cinema e fumetti. Sin da piccolo ha sempre sognato di raccontare storie, continuando a immaginare avventure incredibili anche tra i banchi di scuola. Da qualche tempo lavora nel mondo dell’editoria per il quale ha svolto diversi ruoli: dal ghostwriter di libri per ragazzi al traduttore di audiolibri per la Disney, facendo anche il lettore di narrativa per Sperling & Kupfer. Fa il suo esordio nel catalogo Fanucci Editore con Navarro, primo volume de La trilogia del Mondo di Sotto. TAG: #narrativa_italiana, #fantasy, #andrea_l_gobbi, #voto_tre

RECENSIONE: Scuola, Insegnanti e Buonumore: Insegnare in modo efficace (Ami Chen Mills-Naim)

Voto: 4/5 Autore: Ami Chen Mills-Naim, Roger Mills Editore: Errekappa Edizioni, 2018 Pagine: 260 Genere: Narrativa straniera, Educazione Prezzo: € 16.00 (copertina), € 5.24 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama In ognuno di noi, sin dalla nascita, sono presenti le capacità di apprendere, di comprendere, di insegnare e di amare. Ogni bambino ha la curiosità necessaria per imparare, ogni ragazzo ha la saggezza necessaria per sviluppare il proprio potenziale, ogni essere umano può, se vuole, insegnare in modo straordinario. Questi sono i presupposti, poi spesso nella quotidianità tutto ciò pare essere un’utopia, ma in realtà è tutto a portata di mano o meglio, di pensiero. Grazie alle esperienze personali degli autori raccontate in questo libro e alla loro esperienza in ambienti molto difficili, come riformatori, scuole speciali e carceri, agli insegnanti ed educatori, nonché dirigenti scolastici, sarà possibile scoprire come liberarsi dallo stress, godere del proprio lavoro e diventare un insegnante ancora più efficace o un dirigente più coinvolgente. Esiste un nucleo in ogni essere umano che contiene il talento, l’amore, la comprensione e la serenità necessarie per ottenere i migliori risultati al lavoro e nella vita, con se stessi e con gli altri, e grazie a questo libro sarà possibile riscoprire come poter accedere a questo nucleo in ogni istante. Recensione Questo saggio vuole essere una guida pratica per creare un’ambiente scolastico sano e sereno. Si può pensare che sia un libro scritto esclusivamente per insegnanti, presidi ed educatori, ma nulla di più errato. Molte persone possono trovare utile il suo contenuto in quanto studenti, genitori di ragazzi che frequentano la scuola o semplicemente curiosi che vogliono potenziare i loro studi. Gli autori partono dalla loro esperienza in riformatori e scuole pubbliche per proporre alcuni principi che favoriscono l’apprendimento. Già dal primo capitolo viene specificato che non ci può essere crescita se non vengono presi in considerazione i fattori umani. Sensazioni di positività, sicurezza e speranza favoriscono l’apprendimento, cosa diversa quando vi è una forte componente stressogena. Per favorire un clima sereno e positivo è importante, sottolineano gli autori, sostenere la resilienza, intesa come attributo naturale di tutti gli esseri umani, in quanto ci permette di imparare e crescere con passione e positività. Una condizione che diventa autorigenerante una volta che viene riconosciuta e accettata come parte di noi. Detto ciò si può facilmente intuire che il comportamento di una bambino è influenzato dai suoi pensieri. Un buon insegnante deve essere aperto e curioso e indagare ciò che sta dietro le azioni degli alunni in quanto i pensieri influenzano molto l’apprendimento. Secondo gli autori un buon insegnante si concentra sui pensieri e li rende consapevoli, solo così si può aumentare la prestazione dell’alunno. Nel libri ciò vengono definiti come i Tre Principi fondamentali (Pensiero, Consapevolezza, Mente) per lo sviluppo di un apprendimento sano. Un esempio tratto dal testo è illuminante. In una scuola media c'era un ragazzo che, a causa di un comportamento non consono, veniva mandato sempre dal preside. Un giorno l'insegnante assunse uno stato mentale calmo e premuroso e chiese al ragazzo la sua situazione famigliare e domestica. Scoprì che il padre era in prigione e la madre tossicodipendente che si sballava ogni sera. Avendo recepito il disagio, il docente, propose un accordo: ogni volta che il ragazzo si sentiva agitato poteva uscire dalla classe e fare una corsa. L'accordo funzionò. La settimana successiva il ragazzo uscì diverse volte, ma fu molto più partecipe e capace di mantenere la calma. Con il passare del tempo l'alunno chiese sempre meno di uscire e aumentava sempre più il suo coinvolgimento con le attività della classe. Questo è solo uno dei tanti esempi riportati in questo libro ben scritto e pratico che non solo il personale scolastico dovrebbe leggere. Alcune note su Ami Chen Mills-Naim Ami Chen Mills-Naim è una coach e consulente professionale, individuale e familiare, speaker internazionale, insegnante, scrittrice e madre di due bambini. Ha lavorato per 30 anni con i giovani di diverse estrazioni sociali e culturali, anche all’interno delle scuole. È un insegnante Tre Principi da quasi vent’anni, nonché formatrice dei formatori. Alcune note su Roger Mills Dr. Roger Mills, 1943-2010. Lo scomparso Dr. Roger Mills è stato uno dei pionieri nello sviluppo, nella verifica e nell’applicazione di una psicologia basata sui Principi. Il lavoro del Dr. Mills si è svolto prevalentemente in scuole di quartieri poveri e in comunità tormentate da droghe, crimini, dipendenza e abuso. È autore di The Wisdom Within (con Elsie Spittle) e di Realizing Mental Health: Toward a New Psychology of Resiliency (1995). Ha pubblicato numerosi articoli su riviste professionali ed è stato consulente, oratore e formatore nazionale. TAG: #narrativa_straniera, #educazione, #roger_mills, #ami_chen_mills_naim, #voto_quattro

RECENSIONE: Takara - La notte che ho nuotato (Damien Manivel)

Voto: 3/5 Regista: Damien Manivel, Kohei Igarashi Interpreti: Takara Kogawa, Keiki Kogawa, Chisato Kogawa, Takashi Kogawa Anno: 2017 Durata: 79 minuti Genere: Drammatico Trama il film diretto da Damien Manivel e Kohei Igarashi è l’avventura, tra piccole e grandi difficoltà, di un bambino che vuole ritrovare il suo papà tra le nevi di un Giappone inedito. Tra le montagne innevate del Giappone, ogni notte, un pescatore si reca al mercato del pesce del suo paese. Una notte, il suo figlioletto di 6 anni, Takara, viene svegliato dai suoi rumori, e non riesce proprio a rimettersi a dormire. Mentre il resto della famiglia dorme, il piccolo fa un disegno per quel papà che vede così poco, e lo mette nel suo zainetto. La mattina, ancora assonnato, perde la strada per la scuola: un’occasione per vivere una piccola avventura, e forse per consegnare quel disegno. Recensione Protagonista del film è un bambino giapponese insonne che una mattina, dopo aver passato la notte in piedi, decide di saltare la scuola e recarsi in città. Forse vuole far visita al padre che lavora al mercato del pesce (e che a causa dei turni di notte non vede mai) o forse, semplicemente, vuole osservare un po’ come vanno le cose dei grandi. Questo piccolo Buster Keaton buffo e silenzioso passa indenne tutti i possibili pericoli del mondo: attraversa la strada, cammina da solo, parlotta con gli sconosciuti. Fino a quanto per ripararsi da una tormenta di neve si rifugia in una macchina. Il film segue la semplice avventura del protagonista con una messinscena al limite dell’arido e una semplicità narrativa elementare. La trama visiva è sottile e poco fantasiosa: la magia sta nella dissonante presenza del bambino nel mondo degli adulti, nei suoi pensieri tenuti nascosti e per questo incapaci di alterare la quotidianità della provincia giapponese. Takara - La notte che ho nuotato (brutta traduzione dll'originale La nuit ou j’ai nagé) è così un interessante esempio di cinema impressionista costruito su uno sguardo interno al racconto, eppure stranamente oggettivo. Nelle sue immagini sonnolente si percepisce una tensione sottile, la possibilità di generare effetti comici o, all’opposto, tragici grazie alla presenza fuori luogo del bambino protagonista. La macchina da presa, però, sceglie di restare a distanza dall’emozione, nascondendosi dietro uno sguardo discreto e pudico, ma in fin dei conti facile e fin troppo reticente. TAG: #drammatico, #damien_manivel, #kohei_igarashi, #voto_tre

RECENSIONE: Metafora. Piccola odissea moderna verso Itaca (Daniele Vallet)

Voto: 4.5/5 Autore: Daniele Vallet Editore: Tipografia Valdostana, 2020 Pagine: 160 Genere: Narrativa italiana, Viaggi Prezzo: € 15 (copertina), € 7.00 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Un viaggio in bicicletta, con l'approdo a Itaca alla scoperta dell'ignoto dentro e fuori di noi, l'attraversamento dei Balcani per non dimenticare una guerra fratricida, ed infine il ritorno a casa e la riscoperta della “dolce Italia”. Recensione In greco moderno metafora significa trasportare qualcosa di fisico da una parte all’altra, per l'autore invece viaggiare in bici è la metafora della vita. Fernanda è il nome della bicicletta che ha utilizzato per questo viaggio in Grecia nonché per la promozione di una mobilità sostenibile.
Quarantasette giorni di viaggio e circa 3500 km percorsi in bicicletta quelli di Daniele nella sua avventura da Aosta verso Itaca attraversando i Balcani. Un viaggio fatto di esperienze vissute, di arte, di riflessioni, di insegnamenti, di paesaggi spettacolari, di diversi punti di vista e prospettive, di interazioni umane e luoghi da riscoprire, di emozioni e commozioni davanti a scenari moto spesso dimenticati. I tanti preziosi riferimenti culturali e i contenuti che l'autore racconta in questa sua avventura a pedali, rendono ricca una storia dolce e reale fatta di nuove conoscenze, di amici, di gratitudine e solidarietà. La semplicità pura con cui Daniele narra la sua impresa eco sostenibile abbraccia il lettore che si ritrova a pedalare accanto a lui e a provare le sue stesse emozioni. Un libro per essere consapevoli della bellezza che ci circonda e scoprirla attraverso un bel mezzo ecologico. Un testo che è una boccata d'aria fresca e che profuma di libertà. Alcune note su Daniele Vallet Daniele Vallet, laureato in Psicologia si occupa di discipline olistiche e stili di vita alternativi. Con il libro Metafora si conclude la trilogia del viaggio interiore. Gli altri due libri sono Fernanda ed io, storia di un viaggio solitario in bicicletta e N.E.P.A.L. Never ending peace and love. TAG: #narrativa_italiana, #viaggi, #daniele_vallet, #voto_quattro_mezzo

RECENSIONE: Sine Die. Cronaca del confinamento. (Éric Chevillard)

Voto: 3/5 Autore: Éric Chevillard Editore: Prehistorica Editore, 2020 Pagine: 96 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 10.00 Acquista: Libro Trama L'ho chiamato Lachesis. È un bel nome, trovo, per un ragno. Da qualche giorno, al fine di rompere il mio isolamento e non limitare le interazioni affettive ai tre membri della mia famiglia reclusi con me, ho iniziato ad addomesticarlo. Il suo filo di seta è l'ultimo legame che mi tiene attaccato al mondo. Storicamente, in corrispondenza di eventi straordinariamente tragici, persino la più superficiale e cinica delle società torna a interrogarsi sulla necessità dei propri fondamenti, rivolgendosi ai grandi pensatori. Così è anche per il confinamento a oltranza, dettato dall'emergenza Covid-19, che sta mettendo e metterà a durissima prova la tenuta della popolazione planetaria. Proprio in questo periodo, una Francia sconcertata ha guardato alle cronache quotidiane di Éric Chevillard - date alle stampe inizialmente presso Le Monde poi sul seguitissimo blog dell'autore. Approfondendo il solco tracciato da Kafka e Beckett, Chevillard sonda l'assurdo, la nausea, il dolore cieco di questi "tempi nuovi". Prehistorica Editore presenta quindi per l'Italia questa raccolta di cronache, quale doveroso e coraggioso tentativo di opporre la Parola al silenzio. Recensione Chevillard è uno dei più originali scrittori della nuova scena letteraria francese. E' uno scrittore che spiazza e meraviglia i lettori. Uno scrittore tutto da scoprire e Prehistorica Editore gli dedica una intera collana così da poterlo apprezzare anche nella nostra penisola. Questa casa editrice ha pubblicato recentemente questo libro dove vengono raccolte le cronache che lo scrittore ha tenuto quotidianamente su Le Monde e successivamente sul suo seguitissimo blog. Chevillard annota per gli oltre cinquanta giorni della quarantena il suo umore attraverso riflessioni che diventano il racconto di un quotidiano sconcertato dalla noia e dall'assurdo che ci ha costretti a fare i conti con la nostra dimensione umana. Scritto tra marzo e maggio 2020, questo piccolo libro contiene tutto il mondo dello scrittore. Chevillard usa la scrittura come anticorpo per tentare di ritrovare un ordine nella nuova esistenza. Riempie pagine per suonare assoli malinconici, per mettere nero su bianco inquietudini e sogni, per continuare a vivere. Chevillard nella sua scrittura è spietato e tremendamente vero. Il trentacinquesimo giorno di confinamento scrive, con grande verità, che da questa prova non ne usciremo migliori, non modificheremo le nostre abitudini. Per l'autore, la scrittura è l'antidoto al virus, la via di fuga alla pandemia. Per Chevillard ciò che funziona su carta ha sempre costituito la realtà possibile. Nelle sue cronache troviamo le parole coraggiose di uno scrittore che chiama ogni cosa con il suo nome anche davanti ad una esperienza radicale come la privazione della libertà. Alcune note su Éric Chevillard Éric Chevillard è nato nel 1964 a La Roche-sur-Yon e, come recita non senza ironia il suo sito, “ieri il suo biografo è morto di noia”. Si tratta indubbiamente di uno dei massimi scrittori francesi contemporanei, che ha saputo suscitare il vivo interesse di critica e pubblico, anche all’estero. Ideatore del fortunatissimo blog letterario, L’Autofictif, ha nel corso degli anni ottenuto diversi e prestigiosi premi, come il Prix Fénéon, il Prix Wepler, il Prix Roger-Caillois, il Pix Virilo e il Prix Vialatte per l’insieme della sua opera. Molti dei suoi capolavori sono tradotti, in inglese, spagnolo, tedesco, russo, croato, romeno, svedese e cinese. Nel 2013, la traduzione di un suo romanzo, Préhistoire (1994; Prehistoric Times), si è aggiudicata il Best Translated Book Award – premio statunitense assegnato dalla rivista Open Letters e dall’università di Rochester. Ha scritto oltre venti opere – volendo menzionare solo i romanzi – pubblicate dalla leggendaria casa editrice francese Les Éditions de Minuit, diventata grande con Samuel Beckett e il Nouveau Roman. Sul riccio è il primo testo in assoluto pubblicato da Prehistorica Editore, ed è a oggi il terzo romanzo dell’autore edito in Italia: tutti sono stati tradotti da Gianmaria Finardi. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #eric_chevillard, #voto_tre

RECENSIONE: Isolati (Iris Bonetti)

Voto: 4/5 Autore: Iris Bonetti Editore: Youcanprint, 2020 Pagine: 532 Genere: Narrativa italiana, Avventura Prezzo: € 16.64 (copertina), € 3.49 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Cinque uomini e una donna, uno scrittore irlandese, un chirurgo francese, uno studente spagnolo, un poliziotto canadese, un narco trafficante messicano e un’aspirante attrice americana si trovano su un volo diretto in Indonesia, che fatalmente precipita nel mezzo dell’Oceano Indiano. Naufragano sulle spiagge di un’isola sconosciuta dove, andando alla ricerca dei superstiti, si incontrano. Da quel momento lottano per sopravvivere affidandosi unicamente alle loro forze. Emergono le loro capacità, debolezze e istinti, insieme al vissuto che ognuno si porta dentro e che condiziona le loro azioni, fino a offuscare il confine tra il bene e il male. Avril, unica donna, costretta a subire queste dinamiche decide di fuggire, scoprendo così che non sono soli: una tribù di selvaggi compie dei macabri rituali nella giungla. La spiaggia non è più un luogo sicuro e sono quindi costretti a cercarne un altro, addentrandosi nella foresta e affrontando innumerevoli insidie. Tuttavia non sanno che l’isola nasconde ben altro. Demoni oscuri, i maduk, narrati nelle melopee degli indigeni, vivono nelle viscere di quella terra. Un mistero cupo e minaccioso che giunge dal passato e che cala inatteso su tutti loro. Orrore e coraggio, vita e morte si miscelano con l’amore e la passione, sentimenti che man mano coinvolgono i protagonisti in un intenso rapporto che li lega fino alla fine. Recensione Un libro che toglie il fiato. Una trama che spinge a leggere più velocemente possibile per vedere come prosegue fino ad arrivare al finale emozionati. Questo è il sunto di questo romanzo avvincente autoprodotto da Iris Bonetti. Un susseguirsi di vorticosi eventi che fluiscono catapultando il lettore in terreni fangosi, piante dall’odore putrido, insetti brulicanti, spiagge cristalline e insenature rocciose, fino alle profondità di Madre Terra nel grembo di un’isola florida e rigogliosa e forse deserta. Il libro ha tanti personaggi quanti protagonisti, sei sono infatti i superstiti che dovranno giocoforza cooperare tra loro sull’isola in cui si ritrovano dopo l’incidente avvenuto all’aereo sul quale viaggiavano. Sei persone diverse tra loro per età, aspirazioni, vite vissute con un destino comune: trovarsi sull’isola con la speranza che qualcuno venga a salvarli. Un libro che, per l’ampio ventaglio dalle caratteristiche dei personaggi, è sicuramente vicino al gusto di tutti. Volendo si può considerarlo un libro di formazione perché ciascuno dei protagonisti uscirà diverso da questa avventura rispetto a quando era solito sul mezzo, i pregi e difetti di ciascuno troveranno un senso o un riscatto nell’ambiente inospitale dell’isola. Sarà l’uomo davanti alle difficoltà a dare il meglio di sé o è l’isola che permette tutto questo? Dietro questo bel romanzo c’è una grande cultura pregressa o un grande lavoro di ricerca dell’autrice. Il lettore a libro concluso, oltre ad essersi emozionato, potrà vantare di avere ampliato la sua conoscenza botanica. Anche se alcune volte ci sono dialoghi un po' forzati ed eventi inverosimili, è un romanzo che ha il pregio di non essere noioso e di leggersi allo stesso bel ritmo con cui è stato costruito Chi seguiva la famosa serie tv Lost in televisione non potrà non farci un pensierino. La scrittura semplice e fluida dell'autrice è un tocco in più per un libro che fa riflettere, divertire e perché no? Piangere. Alcune note su Iris Bonetti Iris Bonetti è nata a Milano il 12 luglio 1970. Inizia nel 1991 come fotografa. Nel 2011 ha fondato con una socia la Casa Editrice per bambini, Edizioni Piuma, per la quale ho scritto alcune storie per i più piccoli. I libri che ho scritto e pubblicato sono 10 più 2 bookapp: I segreti di Romeo e Giulietta, arrivato tra i finalisti del Golden Award of Montreux e Gli animali di Pinocchio che ha ottenuto il patrocinio dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi. Ha pubblicato il primo romanzo per adulti Empatia a giugno 2019 e il secondo Isolati pubblicato a gennaio 2020. TAG: #narrativa_italiana, #avventura, #iris_bonetti, #voto_quattro

RECENSIONE: Il Tibet in tre semplici passi (Pierre Jourde)

Voto: 4/5 Autore: Pierre Jourde Editore: Prehistorica Editore, 2020 Pagine: 124 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 15.00 Acquista: Libro Trama A tre riprese, a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, Pierre Jourde va ad esplorare le piste di Zanskar, vallata desertica dell'Himalaya a oltre quattromila metri di altitudine. Questo libro racconta proprio quei lunghi peripli sotto forma di stramba epopea, descrivendo i tormenti, lo stupore e quanto di ridicolo potesse appartiene a dei ragazzotti occidentali di banlieue abbandonati a una natura smisurata. Gestita con grande maestria, una narrazione giubilante screziata di misticismo accompagnerà il lettore dentro un testo vertiginoso, in bilico tra romanzo di formazione e racconto di viaggi, non senza riuscire ricco di colpi di scena e altamente spiazzante. Questo romanzo si prefigge di rendere sensibile il grande enigma del mondo e della bellezza. Uno degli ultimi viaggi autentici, di un'epoca preglobale: senza rete. Recensione Alcuni libri ti cercano senza che tu vada a scovarli, come se stessero aspettando pazientemente su uno scaffale che i nostri occhi incrocino la copertina. A me è successo con questo libro. Preciso. Non in libreria, ma sfogliando il catalogo della casa editrice. Il titolo del libro sembra quasi un ossimoro che prende in giro noi lettori avidi di esotismo, storie di gloriose gesta di scrittori-avventurieri. Non conosco molto sul Tibet anche se ne sono sempre stato affascinato. Non ho mai cercato di raggiungere le vette spirituali e geografiche del mitico Himalaya che attrae così tanti occidentali a partire dai primi esploratori. Troppo lontano, troppo strano, troppo inaccessibile, troppo pericoloso, troppo immenso, troppo alto, troppo misterioso, il Tibet ha tutte le qualità che affascinano. Oggi è facilmente raggiungibile. Cambio di scenario e sensazioni garantite. Nel mentre si può passeggiare con Pierre Jourde, un backpacker imprevidente e spericolato. Per lui il viaggio inizia all' Old Camper e termina con il racconto delle sue tante disavventure. All'inizio del viaggio il suo zaino è pieno di illusioni, speranze, sogni e minestre in bustine. Perché lascia l'Europa? Per cancellare il grigiore del quotidiano, la monotonia dei giorni senza imprevisti. Per sentirsi vivo. Per l'incertezza di domani. Per scoprire di che pasta è fatto. Accostarsi alla ruvidezza dell'ignoto, al freddo, alla fame, alla paura di perdersi, di cadere. Cadere in estasi, perdere la cognizione del tempo e dello spazio per le vertigini e la troppa stanchezza, saziarsi di colori e suoni. Certamente non si attraversa il Tibet senza sforzo. Vi sono voragini oscure, passaggi inaccessibili e povertà assoluta. C'è una luce diversa lì, montagne più vicine al cielo, piene di demoni e visioni. Non tutto però è inospitale. Nel libro troviamo anche tanta gentilezza, ospitalità da parte degli indigeni della montagna. Troviamo inoltre graziosi monasteri arroccati sulla montagna che ospitano bambini e adulti in abiti rossi. Questo romanzo però non vuole essere una guida spirituale, ma una ottima lettura per scoprire le meraviglie di un paese tanto affascinante quanto ostile. Alcune note su Pierre Jourde Pierre Jourde è nato nel 1955 a Créteil, ma da bambino usava passare le vacanze nella casa di famiglia, situata nella remota regione dell'Auvergne, fra le montagne di cui narra Paese perduto. Nel panorama letterario francese è una delle voci più autorevoli, probabilmente la più schietta e coraggiosa in assoluto. Autore del fortunato blog letterario Confitures de culture, Pierre Jourde si è sempre distinto per la sorprendente varietà di ispirazione, che gli ha permesso di spaziare dal romanzo al racconto, per arrivare all’autobiografia, alla poesia, al saggio filosofico e alla critica letteraria. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #pierre_jourde, #voto_quattro

RECENSIONE: Le favole della buonanotte (Alessia Piemonte)

Voto: 4/5 Autore: Alessia Piemonte Editore: Ali Ribelli Edizioni, 2020 Pagine: 42 Genere: Racconti, Narrativa italiana, Thriller Prezzo: € 2.49 (ebook) Acquista: Ebook Trama Innaturale coscienza, quando si viene sfiorati da un gelido tatto, e il mondo si dissolve da non esistere più. Ogni cosa è immersa nelle tenebre. Attimi di lucidità che giocano molto sulla labile linea di demarcazione fra incubo e realtà. Ed è ciò che accomuna le cinque favole horror raccolte nell’antologia. Un vascello di parole, disturbanti e grottesche, come un cantino lugubre, che ha radunato una marmaglia composta da: un lupo mannaro, una strega, un’orda di scheletri, un demone e un perfido custode di un cimitero. Recensione Con questo breve libro l'autrice mantiene il legame con il suo precedente lavoro (Perle di Thriller https://www.dallacartalloschermo.com/post/libro-perle-di-thriller) in quanto anche in questo caso si tratta di racconti horror. La scelta stilistica rimane la stessa, ogni racconto è preceduto da una frase introduttiva che incuriosisce e accompagna il lettore all'interno della storia. La breve raccolta si apre con Il lupo mannaro dove tre ragazzi si confrontano con questo mostro e si chiedono se ciò che hanno visto è frutto della fantasia oppure appartiene alla nefasta realtà. Il secondo racconto si intitola Lech ed è quello che personalmente ho trovato migliore in quanto è caratterizzato da una buona introduzione e descrizione dei personaggi e un ottimo svolgimento della storia. Esso vede protagonista due sorelle totalmente differenti tra loro di cui una subisce una profonda trasformazione in strega. In Estate da brividi troviamo tre ragazzi vivono un vero incubo all'interno di una cripta. In Allucinazioni troviamo Manuel che, nella notte, incontra uno gnomo davvero inquietante. Questo è il racconto che mi è piaciuto di meno. L'ho trovato troppo surreale. Infine in La leggenda del custode abbiamo protagonisti alcuni ragazzi che, la notte di Halloween, devono fare i conti con una strana realtà cimiteriale. Anche in questo libro, i vari racconti sono ambientati in diverse zone della penisola: Napoli, Torino, Agrigento e Roma. In questo breve lavoro pero, rispetto al precedente, non troviamo l'uso del dialetto che conferisce ai racconti ancora più verismo. L'autrice non cambia il proprio stile. Riesce fin da subito a catturare il lettore grazie ad una scrittura semplice, ma allo stesso tempo accattivante. Consigliato. Alcune note su Alessia Piemonte Alessia Piemonte nasce nel 1990 a Ravenna, residente a Trapani, di padre napoletano e madre siciliana, Isola di Favignana. Fotografa, ex ballerina di ‘Hip Hop’, amante del teatro e delle sue sfaccettature, aspirante scrittrice di gialli, si cimenta anche nelle poesie in vernacolo e introspettive, e nei racconti dal genere horror e thriller. A ottobre 2020 è stato pubblicato il suo primo libro Perle di Thriller, un’antologia di sei racconti a tema thriller, con Maratta edizioni. Inoltre ha terminato la stesura della trilogia T.U.A Culpa, tre romanzi dal genere poliziesco-giallo-thriller, di cui il primo è ambientato a Trapani, con il protagonista il Commissario Alberto Baldarotta. TAG: #narrativa_italiana, #racconti, #thriller, #alessia_piemonte, #voto_quattro

RECENSIONE: 10 giorni con Babbo Natale (Alessandro Genovesi)

Voto: 3.5/5 Regista: Alessandro Genovesi Interpreti: Fabio De Luigi, Valentina Lodovini, Diego Abatantuono Anno: 2020 Durata: 110 minuti Genere: Commedia Trama Sequel di “10 giorni senza mamma“, uscito nel 2019, “10 giorni con Babbo Natale” è la storia di Carlo, un uomo disoccupato che si occupa dei figli, vivendo una vita molto deludente accanto a sua moglie Giulia, alla quale viene offerta una promozione proprio pochi giorni prima di Natale. Dovendosi recare in Svezia per accettare il lavoro, la coppia, assieme ai tre figli molto particolari: la piccola Bianca, il preadolescente e simpatizzante di estrema destra Tito e l’ambientalista Camilla, decide di passare il Natale insieme compiendo il tragitto su un vecchio camper di famiglia. Una volta superato il confine con l’Austria però, la famiglia si imbatte, o meglio investe uno strano uomo che sostiene di essere Babbo Natale, e così decide di dargli un passaggio fino a Stoccolma. Recensione Alessandro Genovesi continua la sua collaborazione con Fabio De Luigi che ci ha regalato diverse commedie che hanno risollevato il genere che ultimamente in Italia sta sprofondando nella banalità più totale. Una film che sarebbe arrivata al cinema tra qualche giorno e che invece come molte altre, è costretta ad approdare sulle piattaforme. Ben accolta fin da subito dal pubblico e soprattutto da coloro che avevano già visto il primo film, “10 Giorni con Babbo Natale” è un prodotto leggero, da vedere in compagnia dei propri cari. Giulia (Valentina Lodovini) è una donna in carriera contesa tra il lavoro, cui dedica la maggior parte del suo tempo, e lo sconforto di non riuscire a godersi gli affetti; Carlo (Fabio de Luigi), ora disoccupato dopo gli eventi del primo capitolo, vive quotidianamente la casa occupandosi dei tre figli: il filonazista Tito (Matteo Castellucci), l’ambientalista eco-friendly Camilla (Angelica Elli) e la spassosa Bianca (Bianca Usai) che non si risparmia per lo schermo con la sua incredibile presenza scenica. Per far fronte alle continue discussioni, alle diverse prospettive di vita e all’inevitabile disillusione dell’età adulta, Carlo costringe la famiglia a passare dieci giorni in viaggio nel camper che da giovane aveva visto sbocciare l’amore con Giulia. Sulla strada verso Stoccolma, dove Giulia deve sostenere un importante colloquio di lavoro, la famiglia si imbatte incidentalmente in Babbo Natale (Diego Abatantuono), e scambiandolo per un clochard frastornato da frequenti amnesie decide di accompagnarlo a casa. Lungo il tragitto gli spazi stretti intensificano le discordie tra i componenti della famiglia, e i contrasti calmierati troppo a lungo sembrano infrangere la speranza di riconquistare l’armonia. Credere in Babbo Natale diventa allora l’allegoria di un’infanzia a portata di mano, un periodo che restituisce, seppur nelle sue criticità, la magia natalizia e la convinzione che tutto, in fondo, sia possibile. Se il primo capitolo diverte con le gag comiche di Fabio de Luigi, "10 giorni con Babbo Natale" convince grazie all’introspezione fedele nella psiche dei personaggi. La rappresentazione che Alessandro Genovesi porta sullo schermo è quella di un dramma familiare che si consuma di fronte all’estenuante difficoltà di conciliare carriera e affetti, uno scenario consueto che ritrae i suoi personaggi nel tentativo di recuperare gli occhi dell’infanzia per godersi un’ultima occasione di felicità condivisa. Diego Abatantuono stupisce nei panni di un Babbo Natale un po’ stordito. Dietro la facciata di un’apparente stramberia si nasconde un personaggio amorevole che sa guardare e ascoltare, e non per merito del suo ruolo “magico” ma per l’incredibile empatia di cui è dotato. Babbo Natale qui comunica direttamente al cuore di chi è disposto a mettere da parte l’orgoglio per ritrovarsi immerso nel miracolo natalizio. Una performance malinconica del tutto inaspettata che rende questa pellicola un film accogliente tipico del periodo natalizio. Da guardare in famiglia. TAG: #commedia, #fabio_de_luigi, #valentina_lodovini, #diego_abatantuono, #voto_tre_mezzo

RECENSIONE: Gli ansiosi si addormentano contando le apocalissi zombie (Alec Bogdanovic)

Voto: 3/5 Autore: Alec Bogdanovic Editore: Rogas Edizioni, 2020 Pagine: 124 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 13.70 (copertina), € 8.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama La depressione è il male della nostra epoca. È la malattia più diffusa al mondo ed è la più temuta dopo il cancro. Il nostro anti-eroe ci si imbatte nell'adolescenza e cerca di liberarsene con la disciplina e il metodo di un ricercatore, peccato che la cavia da laboratorio sia lui stesso. Finirà così per autocondannarsi a un'interminabile escalation di sfortune e miserie umane: queste daranno corpo a un romanzo di formazione in cui tragedia e commedia si intersecano e fondono fino a diventare del tutto indistinguibili. Recensione Questo romanzo segna l’esordio dell’autore italiano di origini bulgare Alec Bogdanovic. L'autore, nato a Sofia nel 1992, all’età di 6 anni si trasferisce a Roma con i suoi genitori adottivi. Dopo aver lavorato nell’editoria come traduttore ed editor, debutta nel 2020 come scrittore. L'autore riesce nella nobile e ardua impresa di essere attuale e, con abilità, dosa e diversifica con equilibrio periodi di attesa, dati da sospensioni intriganti nella narrazione, e vere e proprie pause narrative, intermezzi colorati di sarcasmo pungente. Per questa composizione armonica, questo lavoro si lascia apprezzare da ogni tipo di lettore, tanto dagli amanti dei libri lenti, quanto dagli estimatori dei racconti brevi e intensi. Un romanzo di formazione quello scritto da Alec Bogdanovic. La scenografia sociale è rubata dalle memorie di una quotidianità assolutamente tipica, una normalità che assume le tinte tragiche della depressione, la malattia che colpisce in modo crudele e inesorabile soprattutto chi riesce ad avere una cognizione chiara dei perché delle difficoltà della vita. Gli accadimenti vengono filtrati da videogiochi, terapie psicologiche, saggi di sociologia, teorie economiche. Il linguaggio é parecchio crudo e ciò per diversi lettori potrebbe sicuramente essere un problema. Nel complesso un romanzo che ho apprezzato, che fa sorridere a un primo livello ma in fondo lascia l’amaro in bocca. Un romanzo crudo e veritiero che porta a riflettere sulla malattia mentale. Un solo appunto, non sono riuscito a comprendere se la sagace ironia dell'autore è funzionale allo scorrimento della storia o sono invece pensieri reali dell'autore. In quest'ultimo caso piuttosto razzisti e sessisti. Nonostante tutto un romanzo assolutamente da leggere per comprendere meglio il delicato mondo dei Millenials. Alcune note su Alec Bogdanovic Alec Bogdanovic è uno scrittore italiano. Nato a Sofia nel 1992, all’età di 6 anni si trasferisce a Roma con i suoi genitori adottivi. Dopo aver lavorato nell’editoria come traduttore ed editor, debutta nel 2020 col suo romanzo d’esordio Gli Ansiosi si Addormentano Contando le Apocalissi Zombie per la Rogas Edizioni. Sito: https://www.alecbogdanovic.com/ TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #alec_bogdanovic, #voto_tre

RECENSIONE: Scheletri (Zerocalcare)

Voto: 4.5/5 Autore: Zerocalcare Editore: Bao Publishing, 2020 Pagine: 240 Genere: Graphic novels Prezzo: € 21.00 (copertina), € 10.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Diciotto anni, e una bugia ingombrante: Zero ogni mattina dice alla madre che va all'università, ma in realtà passa cinque ore seduto in metropolitana, da capolinea a capolinea. È così che fa la conoscenza di Arloc, un ragazzo un poco più piccolo di lui che ha altri motivi per voler perdere le sue giornate in un vagone della metro B di Roma. Man mano che la loro amicizia si fa più profonda, le ombre nella vita e nella psiche di Arloc si fondono con le tenebre del mondo dello spaccio di droga della periferia romana. Recensione È il 2001 e il giovane Zero si affaccia al mondo universitario, quello della mancanza di organizzazione, del peso dei voti che si fa via via più grave e della realtà lavorativa che inizia a delinearsi all’orizzonte, portatrice di responsabilità e cambiamenti importanti. Accompagnato dalla sua appariscente cresta rossa punk, Zero sceglie di andare in ritirata e smette di andare in facoltà per trascorrere ben cinque ore al giorno sulla linea B della metropolitana di Roma, mentendo ogni mattina alla madre, ignara di tutto. Ma l’ombra sempre più ingombrante di quella menzogna non è l’elemento più angosciante e preoccupante della sua vita: una mattina, Zero trova di fronte casa sua un dito mozzato. La storia ingrana immediatamente con la rivelazione di questo mistero terrificante, un punto interrogativo che aleggia per tutto il volume e costringe Zero a guardare con occhi diversi la sua situazione e le persone a lui care, in particolare la new entry del suo gruppetto di amici, Arloc. Zero incontra questo sedicenne dai modi bruschi sulla metro nel tragitto tra un capolinea e l’altro. Fra i due nasce presto un’intesa dovuta al segreto che condividono: trascorrono entrambi la mattinata sui mezzi pubblici anziché essere rispettivamente all’università e a scuola. Complice anche la differenza d’età, Zero prende sotto la sua ala protettrice Arloc, illudendosi di poterlo salvare da quel futuro di delinquenza al quale sembra essere destinato. Il giovane ribelle Arloc, nome che si è scelto perché la sua capigliatura ricorda quella di Capitan Harlock, è un personaggio caratterizzato magnificamente: in bilico fra una difficile situazione familiare, che lo porta ad avvicinarsi al giro di spaccio di droga della periferia romana, e la curiosità per l’arte e la letteratura, assapora per un po’ un barlume di serenità e sicurezza con Zero e la sua combriccola di amici, in particolare Lena, che cerca di appagare la sua sete di conoscenza e rispondere alle sue tante domande. Il precario equilibrio che si è stabilito inizia a vacillare a causa di personaggi loschi ed eventi spiacevoli, che costringono il protagonista ad affrontare alcuni dei suoi scheletri nell’armadio e a riflettere su quanto davvero privilegiata sia la situazione in cui versa e quanto incontri e accadimenti al di fuori del nostro controllo possano capovolgere le sorti di ognuno di noi. Arloc inizia a mostrare sprazzi di violenza e alcune delle sue reazioni inaspettate innescano una serie di eventi legati al mistero del dito mozzato ritrovato davanti casa di Zero. Prima che la verità venga a galla, veniamo catapultati al 2020 con un salto temporale di quasi vent’anni, trovando uno Zero ormai adulto che si dedica a tempo pieno alla scrittura di fumetti e ha visto nel tempo sbiadire le amicizie dell’adolescenza, ma non i mostri che porta dentro. Quando meno se lo aspetta, il passato torna a bussare alla porta e dovrà affrontare molte verità da cui cerca di sfuggire. Scheletri è un thriller dal ritmo denso e serrato, sospeso fra il 2001 e il 2020. Non mancano scene violente e temi scomodi, affrontati con grande onestà e senza filtri, ma alleggeriti dagli inconfondibili riferimenti alla cultura anni ’80 e dagli esilaranti monologhi interiori di Zero, segno inconfondibile della scrittura di Michele Rech. Scheletri parla di crescita, di errori giovanili e paure, delle amicizie che cambiano forma e, a volte, svaniscono e dei mostri che continuiamo a portarci dentro anche a distanza di anni. Alcune note su Zerocalcare Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, è un fumettista italiano. Realizza i suoi primi lavori appena dopo il le scuole superiori realizzando un racconto a fumetti delle giornate del G8 di Genova del 2001. Ha collaborato con il quotidiano Liberazione e con le riviste Carta, Repubblica XL e Internazionale. Del 2011 è il suo primo libro a fumetti, La profezia dell’armadillo, pubblicato prima da Edizioni Graficart e poi da Bao Publishing che continuerà a pubblicare i libri seguenti, come Un polpo alla gola (2012), Ogni maledetto lunedì su due (2013), Dodici (2013), Dimentica il mio nome (2014), L'elenco telefonico degli accolli (2015), Kobane calling (2016), Macerie prime (2016), La scuola di pizze in faccia del professor Calcare (2019), Scheletri (2020) e A babbo morto (2020). TAG: #graphic_novels, #zerocalcare, #voto_quattro_mezzo

RECENSIONE: Il Signore di Notte (Gustavo Vitali)

Voto: 4/5 Autore: Gustavo Vitali Editore: Autopubblicato, 2020 Pagine: 517 Genere: Gialli, Gialli storici Prezzo: € 19.76 (copertina), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Venezia, 16 aprile 1605. Viene rinvenuto nella sua modesta dimora il cadavere di un nobile caduto in miseria, primo delitto di un giallo fitto fitto che ha come sfondo la Venezia alle soglie del Barocco. Sul luogo si precipita il protagonista del racconto, Francesco Barbarigo. Come “Il Signore di Notte”, dà il titolo al racconto e richiama espressamente la magistratura incaricata dell’ordine pubblico, sei giudici e insieme capi della polizia. Si tratta di una persona realmente vissuta ai tempi così come i principali personaggi della storia che, al contrario, è di pura invenzione. Questo particolare ha comportato un copioso lavoro di ricerca come documentato nella bibliografia del libro. È solo il primo dei delitti che affiorano in una trama intensa ed intrigante. Sono coinvolte le figure più varie, da quelle di primo piano, a quelle defilate nei contorni. L’autore apre così un’ampia carrellata su aristocratici ricconi e quelli che vivacchiano malamente, mercanti, usurai, bari, prostitute e altri. Nella vicenda tutti recitano i rispettivi ruoli e la contestualizzano in quella società veneziana che si era appena lasciata alle spalle un secolo di splendore per infilarsi in un lento declino. Compaiono anche personaggi sgradevoli, come i “bravi”, perché il tempo del declino è anche il loro, accomunati agli sgherri da una violenza sordida e sopraffattrice. Sempre nell’ottica di addentrare il libro nella sua epoca, ecco l’aggiunta di brevi divagazioni su curiosità, usi e costumi, aneddoti, fatti e fatterelli. Costituiscono un bagaglio di informazioni sulla storia della Serenissima, senza interrompere la narrazione e senza che gli attori si defilino da questa. Un discorso a parte merita la figura del protagonista. Se qualcuno spera nello stereotipo dell’eroe positivo, resterà deluso. Il Barbarigo è un uomo contorto che affronta le indagini con una superficialità pari solo alla sua spocchia. Vorrebbe passare come chi sa il fatto suo, spargere sicurezza, ma nel suo intimo covano ansie e antichi dolori. Non sa come cavarsi dagli impicci, cambia idea e umore da un momento all’altro, insegue ipotesi stravaganti e indaga su persone del tutto estranee al delitto. Il linguaggio è spiccio, crudo, spesso beffardo e dissacratorio, mette in ridicolo difetti e difettucci del protagonista e insieme quelli della società del tempo. Sull’onda dell’improvvisazione e di una acclarata incapacità non si fa mancare nulla, nemmeno una relazione disinvolta, o quella che lui vorrebbe tale, con una dama tanto bella, quanto indecifrabile. Non capisce nulla neppure di questo strambo amore che gli causa presto nuovi turbamenti. Cosicché nelle indagini, come pure nel letto, finisce con il collezionare una serie di disfatte clamorose fino a quando in suo aiuto accorre un capitano delle guardie che ha tutta l’esperienza e l’astuzia che mancano al magistrato. Tuttavia i due dovranno faticare ancora un bel pezzo per scrivere la parola fine a tutto il giallo che nel frattempo si è infittito di colpi di scena, agguati e delitti, compresi quelli che riemergono dal passato. Il finale sarà inaspettato e sorprendente. Recensione Occasione ghiotta per gli amanti del giallo storico è questo romanzo. Di storia ce n’è tanta ed è ambientata nella Venezia del Seicento. Opera prima di Gustavo Vitali. Lo scrittore si definisce esordiente, tuttavia rivela la stoffa di un narratore navigato. Ancora nel pieno del suo fulgore, dopo i fasti dei secoli precedenti che l’avevano consacrata potenza commerciale, e non solo, del Mediterraneo, la Repubblica di Venezia nel XVII secolo vanta il suo dominio politico su tutto l’Adriatico orientale e quello commerciale su territori molto più ampi. Questo è il quadro storico che offre la scena al misterioso delitto del patrizio Nicolo Duolo, di cui Francesco Barbarigo, il Signore di Notte al Criminal, uno dei sei magistrati capi della polizia incaricati di tutelare l’ordine pubblico nel territorio urbano, è deciso a trovare a tutti i costi il colpevole, assumendo in prima persona il ruolo di investigatore. Ancora nel pieno del suo fulgore, dopo i fasti dei secoli precedenti che l’avevano consacrata potenza commerciale, e non solo, del Mediterraneo, la Repubblica di Venezia nel XVII secolo vanta il suo dominio politico su tutto l’Adriatico orientale e quello commerciale su territori molto più ampi. Questo è il quadro storico che offre la scena al misterioso delitto del patrizio Nicolo Duolo, di cui Francesco Barbarigo, il Signore di Notte al Criminal, uno dei sei magistrati capi della polizia incaricati di tutelare l’ordine pubblico nel territorio urbano, è deciso a trovare a tutti i costi il colpevole, assumendo in prima persona il ruolo di investigatore. Barbarigo, personaggio realmente esistito, ma la cui descrizione è frutto della fantasia dell’autore, è combattuto tra la sua naturale indecisione e la ferma volitività che compete al suo rango e al ruolo che ricopre. Patrizio veneziano di famiglia elencata nel Libro d’Oro della Serenissima, Barbarigo conduce una indagine lunga e tortuosa a caccia dell’assassino e lo fa scavando nella vita del povero Duolo, nobile ma ridotto al limite dell’indigenza, assassinato nella sua abitazione su Corte Loredan, nel sestriere di Cannaregio. Francesco è diverso dagli altri Officiali di Notte, qualcosa dentro di lui lo spinge a farsi avanti, a cercare l’avventura, ma lo fa in modo istintuale, finendo per mettersi nei guai o per tuffarsi a seguire false piste senza riflettere troppo. Si spinge fuori dalla legge, evitando di seguire le procedure, rischiando in prima persona, quasi sempre senza un piano preciso e precipita nella disperazione non appena si rende conto che le indagini non portano da nessuna parte. La personalità complessa dell’uomo viene ben disegnata dallo scrittore, niente affatto indulgente nei confronti del protagonista. Ad affiancare Francesco Barbarigo nell’indagine, però, giunge il capitano Domenico Stella, investigatore esperto, uomo dotato di intuito e di misura, pronto a porre rimedio alle intemperanze del suo superiore. Sulle orme di Walter Scott, padre del romanzo storico, Vitali indugia nel racconto e nella meticolosa descrizione di usi, mode, attività produttive e commerciali, vita comune, cibo e religione di una delle epoche più interessanti della nostra storia, in una delle città più intriganti e misteriose di quel tempo e non solo. E questo l’autore lo fa connotando fortemente il genere storico del romanzo e fornendo utili indicazioni sulla storia di Venezia, manifestando doti di vero studioso. Tra calli e campielli, lungo le fondamenta su cui si affacciano le abitazioni di una Venezia complicata e disobbediente, libera nel pensiero e capace di tener testa finanche al controllo politico e morale dello Stato Pontificio, anche gli affari di letto e di cuore di “missier” Barbarigo arricchiscono il racconto concorrendo a dare una immagine della vera natura dei veneziani. Anche alle donne è dato ampio spazio nel racconto, che siano fanciulle destinate al matrimonio anziché al convento o donne in grado di scegliere il proprio futuro o che si tratti di mogli protette negli averi dalla legge della Repubblica o anche di prostitute, di cui erano chiari diritti e doveri verso la società e la legge. La società descritta da Vitali è consapevole della sua unicità. Sia il ricco che il povero, il patrizio o l’umile pescatore, si sentono parte di un sistema che tutela ruoli e diritti, finendo per concedere agli artigiani del vetro di Murano uno status privilegiato, paragonabile in certe occasioni a quello dei patrizi, in virtù dell’importanza economica della loro arte. Ma questa potenza commerciale tutela le proprie ricchezze, imponendo ai suoi maestri vetrai l’obbligo di rimanere a Venezia e di non esportare i propri segreti all’estero. Tuttavia la corruzione non è assente, come la delinquenza comune sulla quale in alcune occasioni bisogna chiudere un occhio e in altre anche due. Per quanto riguarda la scrittura del romanzo, lo stile di Gustavo Vitali è particolarmente pulito e corretto nella forma e il linguaggio è adatto al contesto narrativo, oltre che storico, in cui l’autore si muove con disinvoltura e sicurezza. Il giallo è avvincente e la costruzione funziona molto bene. Il materiale storico consegnato al lettore soddisferà anche i non addetti ai lavori, per la semplicità con cui l’autore descrive ogni minuzia, senza lasciare niente di incompreso. Alcune note su Gustavo Vitali Gustavo Vitali è originario di Milano, città con la quale ha conservato alcuni legami. Da oltre trent’anni anni vive nella bergamasca dove si è appassionato di volo libero in parapendio. Nella FIVL (Associazione Nazionale Italiana Volo Libero – parapendio e deltaplano) ricopre da tempo il ruolo di addetto stampa. Ha fondato ed edito per una dozzina di anni una rivista di settore e lavorato come grafico. Il Signore di Notte è il suo primo romanzo e svela quelle che sono le sue altre passioni, pur tanto distanti dall'esplorazione del cielo: la storia e Venezia. Sito: https://www.gustavovitali.it/ TAG: #gialli, #gialli_storici, #guatvo_vitali, #voto_quattro

RECENSIONE: La bombe (La bomba) (Alcante, Bollée, Rodier)

Voto: 4.5/5 Autore: Didier Alcante, Laurent-Frédéric Bollée, Denis Rodier Editore: Glénat, 2020 Pagine: 472 Genere: Graphic novels Prezzo: € 28.40 Acquista: Libro Ho letto questo libro in lingua originale, ma esiste anche la versione italiana con i dati che riporto di seguito Titolo: La bomba Editore: L'ippocampo, 2020 Trama L'incredibile storia dell'arma più spaventosa mai creata. Il 6 agosto del 1945, una bomba atomica devasta Hiroshima. Decine di migliaia di persone vengono polverizzate all'istante. E il mondo intero scopre inorridito l'esistenza della bomba atomica, prima arma di distruzione di massa. Ma in quale contesto, come e da chi questo strumento di morte ha potuto essere sviluppato? Questo romanzo grafico racconta i retroscena e i personaggi chiave di questo avvenimento storico di cui ricorre nel 2020 il 75° anniversario. Dalle miniere di uranio del Katanga fino al Giappone, passando per la Germania, la Norvegia, l'URSS e il Nuovo Messico, si è svolta una successione di fatti talmente straordinari da sembrare incredibili. Tutti vengono qui raccontati attraverso i loro protagonisti: siano essi responsabili politici (Roosevelt, Truman), scienziati passati alla posterità (Einstein, Oppenheimer, Fermi...) o personaggi importanti rimasti quasi sconosciuti, come Leó Szilárd (figura di spicco di questo album, scienziato che mosse mare e monti perché gli USA sviluppassero la bomba e poi fece l'impossibile perché non la impiegassero mai), Ebb Cade (un operaio afro-americano cui si iniettò del plutonio per studiarne gli effetti sulla salute) o Leslie Groves (il generale che diresse con pugno di ferro il progetto Manhattan), senza dimenticare, naturalmente, gli abitanti e la città di Hiroshima, ricostituita ne "La bomba" in maniera autentica. Recensione Questo libro corposo è una storia grafica per imparare tutto sulla bomba atomica e su come l'umanità, il 6 agosto 1945, in mezzo al caos della Seconda Guerra Mondiale abbia perso quel briciolo di umanità che ancora gli rimaneva. In questo libro viene raccontato uno dei giorni peggiori della storia del nostro mondo. Chi è che narra il tutto? L'Uranio; l'elemento principale responsabile. Viene snocciolato tutto su questo elemento chimico: la sua scoperta, il suo utilizzo, gli scienziati che lo hanno studiato, quelli che lo hanno sfruttato, i soldati che lo hanno sequestrato, governi che ne hanno capito il poenziale e che si sono lanciati in una corso contro il tempo per sviluppare un'arma micidiale prima degli altri. Non è tutto però, leggendo questo libro si scopre anche come l'America ha giustificato i bombardamenti di Hiroshima prima e Nagasaki poi distruggendo tutto, comprese vite umane. In questa graphic novel tutti gli eventi narrati sono reali e vengono messi su carta utilizzando dei disegni in bianco e nero molto forti che ne racchiudono tutta la drammaticità. Meglio di un romanzo, meno noioso di una lezione di chimica (quando si è ignoranti sull'argomento ovviamente) e più digeribile di alcuni libri di storia. Una lettura essenziale che tutti dovrebbero leggere. Alcune note su Didier Alcante Didier Alcante è nato nel 1970 in Belgio. E' uno scrittore di fumetti noto soprattutto per la serie Pandora's Box Alcune note su Laurent-Frédéric Bollée Laurent-Frédéric Bollée è nato nel 1967 a Orléans in Francia. E' un giornalista, scrittore di fumetti e biografo sportivo. Alcune note di Denis Rodier Denis Rodier è nato nel 1963 a Aubignan in Francia. Ha lavorato per la DC Comics e la Dark Horse Comics, dal 2017 collabora con Glenant nella collana Ils ont fait l'Historie. Denis Rodier ha lavorato su personaggi di fama mondiale come Batman, Captain America e Wonder Woman, solo per citarne alcuni. È stato il suo lavoro stellare su Superman, tuttavia, a ottenere Rodier il suo più grande plauso, in particolare per l'arco della storia Death of Superman, vincitore di numerosi premi, fino ad oggi, ancora considerato il miglior venditore nella categoria dei fumetti / libri in brossura. Dal 2008, Denis ha lavorato principalmente con editori europei. La sua prima offerta sono i libri di L'Ordre des Dragons con lo scrittore Jean-Luc Istin per Soleil/Delcourt con il suo seguito, L'Apogée des Dragons, questa volta con Éric Corbeyran come collaboratore. Dopo aver terminato una biografia di Lenin per Glénat, Denis completa Maelstrom con l'aiuto dello scrittore Tristan Roulot. TAG: #graphic_novels, #didier_alcante, #laurent_frederic_bollee, #denis_rodier, #voto_quattro_mezzo

RECENSIONE: Perle di Thriller (Alessia Piemonte)

Voto: 3/5 Autore: Alessia Piemonte Editore: Maratta, 2020 Pagine: 83 Genere: Racconti, Narrativa italiana, Thriller Prezzo: € 10.00 Acquista: Libro Trama "Perle di Thriller" è una raccolta di sei racconti che si muovono indipendenti seguendo la scia del sangue. Un viaggio noir per l'Italia tra omicidi, serial killer, relazioni illecite, sette religiose e traumi da superare. Alessia Piemonte ci regala brevi fotografie della quotidianità nascosta d'altri tempi, ricca di colpi di scena e situazioni losche. Recensione L'autrice, con questo libro ci racconta sei brevi e inquietanti storie non collegate tra loro, ma accomunate dalla follia umana. Tutti i racconti sono tutti preceduti da frase introduttiva estrapolata dal testo che incuriosisce e accompagna il lettore dentro la storia. La raccolta si apre con Il mietitore di anime, dove una inquietante figura che utilizza un nome preso in prestito alla mitologia giapponese (Shinigai), dal web offre il suo funesto aiuto a persone fragili e manipolabili facilmente. In questo racconto troviamo delle frasi in inglese (bigliettini che vengono rinvenuti accanto alle vittime) senza traduzione. Il racconto si comprende anche senza capire il significato delle frasi, ma certo una traduzione a pieno di pagina sarebbe stata gradita per comprendere pienamente l'intera storia. Il secondo racconto si intitola La mummia e vede un gruppo di ragazzini che, mossi dalla curiosità, entrano in una casa abbandonata e lì vivono un vero incubo. In La setta un frate dovrà espiare le conseguenze delle sue uscite notturne messe in atto con lo scopo di indagare su omicidi commessi da persone insospettabili. In Amore sbagliato il protagonista scopre segreti sconcertanti sulla sua ragazza che mettono a rischio la sua vita. In Sangue di Priscilla il pio e devoto protagonista scopre il lato più oscuro di sé a causa della lussuria. Infine in Omicidio a Natale l'amore malato tra due ragazzi coinvolge in modo pericoloso anche la vicina. Escluso il secondo e l'ultimo racconto che si svolgono in Piemonte, gli altri vedono protagonista la Sicilia e l'autrice fa uso del dialetto che rende i racconti ancora più credibili. Questo breve libro è un buon esordio. L'autrice ha uno stile semplice e accattivante. La lettura risulta molto scorrevole. Nonostante ciò, in modo particolare nel primo, secondo, penultimo e ultimo racconto avrei osato di più; ho trovato una trama lineare senza colpi di scena. Ho comunque letto il libro con piacere e lo consiglio agli amanti del genere. Alcune note su Alessia Piemonte Alessia Piemonte nasce nel 1990 a Ravenna, residente a Trapani, di padre napoletano e madre siciliana, Isola di Favignana. Fotografa, ex ballerina di ‘Hip Hop’, amante del teatro e delle sue sfaccettature, aspirante scrittrice di gialli, si cimenta anche nelle poesie in vernacolo e introspettive, e nei racconti dal genere horror e thriller. A ottobre 2020 è stato pubblicato il suo primo libro Perle di Thriller, un’antologia di sei racconti a tema thriller, con Maratta edizioni. Inoltre ha terminato la stesura della trilogia T.U.A Culpa, tre romanzi dal genere poliziesco-giallo-thriller, di cui il primo è ambientato a Trapani, con il protagonista il Commissario Alberto Baldarotta. TAG: #racconti, #narrativa_italiana, #thriller, #alessia_piemonte, #voto_tre

RECENSIONE: La storia del giallo in 50 investigatori (Luca Crovi)

Voto: 3/5 Autore: Luca Crovi Editore: Centauria, 2019 Pagine: 152 Genere: Storia e critica, Narrativa italiana Prezzo: € 18.90 Acquista: Libro Trama Auguste Dupin, Sherlock Holmes, Padre Brown, Miss Marple, Poirot, il commissario Maigret, ma anche Kojak, il Santo, l’ispettore Derrick, Dick Tracy e Batman. In questo libro Luca Crovi ci presenta la sua speciale lista degli investigatori più infallibili del mondo del giallo, mostrandoci i personaggi che hanno influenzato più di ogni altro la narrativa poliziesca: dal fumetto alla letteratura, dal cinema alla televisione, 50 biografie dei più celebri indagatori di tutti i tempi, accompagnate dalle inedite e originalissime illustrazioni di Angelo Montanari e precedute da un saggio che ci racconta la nascita del genere giallo e le ragioni del suo successo planetario. Recensione Il conduttore radiofonico e fumettologo Luca Crovi ha selezionato cinquanta celebri investigatori, ne ha compilato una scheda essenziale (creatore, data della prima apparizione, descrizione in poche parole, eventuali soprannomi e attori chiamati a interpretarli), ne ha poi narrato, sulla base delle fonti certe, un arguto ritratto condensabile in una cartella per ciascuno. L’elenco in ordine alfabetico inizia dall’87° Distretto (McBain, 1956) e termina con Nero Wolfe (Stout, 1934). Credo che vi siano solo due di loro che vanno attribuiti alla stessa penna, quella della regina del giallo Agatha Christie (Miss Jane Marple 1927 e Poirot 1920). Dai fumetti vengono presi in prestito Batman 1939, Dylan Dog 1986, The Spirit 1940, Dick Tracy 1931; dalla televisione i tenenti Colombo 1960 e Sheridan 1959. Apprezzabile il notevole competente equilibrio nella scelta; ogni lettore potrebbe segnalare una propria ingiustificata presenza o assenza, però l’insieme tiene davvero bene conto dei quasi due secoli della articolata storia culturale di un genere di successo e diffusione, con protagonisti imprescindibili per quasi ogni letteratura nazionale. Il volume è un buon regalo per tutti gli appassionati, divertente senza pedanterie. Nell’introduzione l’autore offre spunti curiosi di carattere storico con paragrafi essenziali: chi è stato il primo e quali sono stati i primi veri passi; la nascita di Sherlock Holmes; la scuola francese e spagnola; i gialli scientifici, psicologici, a enigma; la semplice arte americana del delitto; l’arrivo dei serial killer; il cambio del mercato e i nuovi private eye; i neri di Goodis, Thompson e Himes; poliziotti indiani, russi e americani; ergastolani e mafiosi; legal e autoptic thriller; la scuola italiana; noir e thriller nordici; fumetto, illustrazione e televisione. Segue la disamina del gergo della suspense, ovvero un piccolo glossario dei termini giallo, hard-boiled, mystery, noir, pulp, thriller, spy-story, procedural, polar. Non poteva mancare prima dell’elenco un ironico originale decalogo delle regole del genere, partendo dalle venti individuate nel 1928 da Wright (S.S. Van Dine). Il tutto corredato da un’accurata grafica gialla e da belle illustrazioni a colori di Angelo Montanari; nelle stesse pagine dedicate ai magnifici 50 a destra c’è il testo, a sinistra un disegno specifico, il cappello degli agenti per l’87°, la nuca e la vestaglia con orchidee per Wolfe. Una ampia bibliografia completa il bel volume molto utile a chi voglia approfondire il viaggio letterario in un settore che tiene banco nelle librerie ormai da decenni. Alcune note su Luca Crovi Critico rock e conduttore radiofonico, Luca Crovi si è laureato in Filosofia con specializzazione in Storia Antica presso l’Università Cattolica di Milano. Dopo aver lavorato per le case editrici Camunia e Garzanti è diventato redattore presso la Sergio Bonelli Editore, dove dal 1993 si occupa della collana Almanacchi. Contemporaneamente ha svolto l’attività di critico musicale per Italia Oggi, Il Giornale e Max. Ha debuttato come autore con un racconto dal titolo Bietole al forno uscito nell’antologia Misteri (1992, Camunia), dopodiché si è dedicato allo studio delle origini e degli sviluppi della narrativa poliziesca in Italia pubblicando prima il saggio Delitti di carta nostra. Una storia del giallo italiano (2000, Edizioni Puntozero) e poi l’antologia del brivido L’assassino è il chitarrista, curata assieme il musicista Franz Campi (2001, Edizioni Puntozero). Per Marsilio ha realizzato la monografia Tutti i colori del giallo (2002), libro che si è poi trasformato nel 2003 nella omonima fortunata trasmissione radiofonica di Radiodue insignita nel 2005 del prestigioso Premio Flaiano. Ha pubblicato con Stefano Priarone i saggi Mr. Fantasy. Il mondo segreto di J.R.R. Tolkien (2003, Passigli) e Stephen King. L’Uomo Vestito di Incubi (2004, Aliberti) mentre con Seba Pezzani ha siglato il “rock thriller in salsa olandese” Tuttifrutti (2004, Passigli). Nel corso di ricerche d’archivio, ha ritrovato Il paese senza cielo di Giorgio Scerbanenco, e ne ha curato la riedizione per Aliberti Editore nel 2003, così come assieme allo studioso Claudio Gallo si è occupato del rilancio editoriale di un feuilleton nero come I ladri di cadaveri di Jarro (2003, Aliberti). Ha scritto racconti noir per le antologie La minestra sul cortile (2006, Coniglio), Anime nere (2007, Mondadori) e Uccidere per sport (2008, Todaro) e siglato sceneggiature a fumetti per i volumi I vizi di Pinketts (2003, Edizioni Bd), Arrivederci, amore (2005, Vents D’Ouest), Laggiù nel profondo (2007, Edizioni Bd), e Fantômas – Le nuove avventure (2006, Edizioni BD), misurandosi per l’occasione con personaggi nati dalla fantasia di Andrea G. Pinketts, Massimo Carlotto, Joe R. Lansdale e Marcel Allain e Pierre Souvestre e lavorando con disegnatori come Maurizio Rosenzweig, Andrea Mutti e Angelo Busacchini. Nel 2013 pubblica (per Garzanti) Noir. Istruzioni per l'uso, mentre nel 2018 esce per Rizzoli il giallo di ambientazione milanese L'ombra del campione. TAG: #narrativa_italiana, #storia_critica, #luca_crovi, #voto_tre

RECENSIONE: Bill (Helen Humphreys)

Voto: 4/5 Autore: Helen Humphreys Editore: Playground, 2020 Pagine: 216 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 16.15 Acquista: Libro Trama Bil vive in un rifugio di fortuna scavato alla base di una collina, circondata da una vasta prateria. È silenzioso, sgarbato, selvaggio, e tiene a distanza tutti, tranne il piccolo Leonard, cui permette di accompagnarlo quando deve piazzare le trappole per i conigli selvatici – dopo averli catturati gli strappa le zampe, per poi rivenderle come portafortuna. Il piccolo Leonard non desidera altro che trascorrere del tempo con Bill, che ama con un’ammirazione e una dolcezza straordinarie, a tratti inquietanti. Agli occhi del bambino, la pacatezza di Bill, i suoi silenzi, la sua generosità spiccia, incarnano un mondo ideale di affetto sincero, naturale, istintivo, e rappresentano anche la possibilità di fuga da un ambiente violento che lo opprime: a scuola, infatti, Leonard è perseguitato dai bulli e, a casa, il padre alcolizzato è molto severo e poco incline a tenerezze. Sarà quindi per Leonard un autentico shock vedere Bill compiere un atto crudele e apparentemente inspiegabile. Un gesto definitivo che alimenterà ancora di più l'ossessione di Leonard per Bill, e che avrà conseguenze ancor più drammatiche negli anni a venire, in particolare dodici anni dopo, quando Leonard sarà un giovane e brillante psichiatra nel più grande istituto di igiene mentale del Canada. Recensione I romanzi della celebre scrittrice canadese Helen Humphreys trovano quasi sempre il loro fondamento in eventi storici, spesso durante o in tempo di guerra, e fondono perfettamente dettagli meticolosamente ricercati con la narrazione elegante e discreta che ci aspettiamo da questo autore. L'ultimo libro della Humphreys, il suo nono romanzo, non è diverso. Basato sulla storia vera di un omicidio avvenuto nella piccola città della prateria di Canwood, Saskatchewan nel 1947; il romanzo parla di un'amicizia insolita, un atto scioccante e violento e le conseguenze devastanti della guerra. Il dodicenne Leonard Flint, il figlio del nuovo capostazione di Canwood, trascorre molto tempo con l'eccentrico Bill, che, tornato dalle linee del fronte in Europa, vive nella periferia isolata della città in una casa scavata nella roccia. Leonard è consapevole che gli adulti intorno a lui trovano la loro amicizia poco ortodossa, ma in Bill trova l'accettazione e la facile compagnia che non ha dagli altri ragazzi che abitualmente lo prendono di mira e lo picchiano. La natura oscura del legame della coppia e la continua domanda su cosa stia davvero attirando Leonard, quasi ossessivamente, verso Bill, creano una tensione palpabile per la maggior parte del romanzo e ci portano, comprensibilmente, a fare certi oscuri presupposti. Dopo che Bill commette un omicidio, un atto che accade così rapidamente alla fine della prima parte del romanzo, la storia va avanti di dodici anni fino al 1959 quando Leonard, ora cresciuto e uno psichiatra addestrato, inizia il suo primo lavoro presso il Weyburn Mental Hospital di Weyburn, Saskatchewan. Assegnato a prendersi cura di un gruppo di pazienti di sesso maschile con l'obiettivo finale di trasferirli in posti di lavoro nella comunità circostante, è anche obbligato a partecipare alle prove sperimentali sui farmaci LSD dell'ospedale. Leonard è molto scettico sulla terapia. Anche in questo caso, Humphreys inserisce magistralmente nella sua narrazione una serie di affascinanti riferimenti storici; il Weyburn, aperto nel 1921, era una delle istituzioni psichiatriche più famose del Canada che utilizzava l'elettroshock e la lobotomia sui pazienti. Negli anni '50 l'ospedale condusse alcuni dei primi esperimenti con l'LSD, con effetti misti, su pazienti affetti da alcolismo. La descrizione del romanzo della storia di Weyburn, le condizioni di vita dei pazienti nei primi anni, così come i trattamenti radicali a cui Leonard è testimone, è un agghiacciante promemoria di quanti progressi abbiamo fatto nel trattamento della malattia mentale. Per lo psichiatra neofita, il Weyburn e le sue richieste si rivelano travolgenti e quando Leonard viene inaspettatamente portato faccia a faccia con il suo passato d'infanzia e gli eventi del 1949, inizia a svelarsi. Sa che deve lavorare per scoprire i suoi ricordi repressi e apprendere la verità sulla sua connessione profonda con Bill. Come lettori, siamo altrettanto frustrati quanto lui da questo mistero, ed è un merito dello stile coinvolgente della scrittrice. Rimaniamo assorbiti dalla ricerca di Leonard per tutto il tempo volendo sapere esattamente cosa è successo a questo carattere vulnerabile. La rivelazione alla fine del romanzo è sorprendente e il lettore comprende che vi è forza più grande di un trauma sottostante che ha messo in moto l'intera storia fra Leonard e Bill. Raccontato con tenerezza e un'incredibile comprensione della natura umana, questo romanzo parla del profondo potere che gli esseri umani hanno di creare danni nelle vite degli altri, ma anche di offrire tanto amore e salvezza. Alcune note su Bill Humphreys Helen Humphreys è nata nel 1961, è una narratrice e poetessa canadese. Nel 2002 Il giardino perduto è stato selezionato dal Canadian Broadcasting Corporation (CBC) e dal Canada Reads Selection, e nel 2008 il romanzo Coventry (2008, uscito in Italia nel 2010) è stato per diverse settimane ai vertici delle classifiche canadesi. In Italia Playground ha pubblicato Cani selvaggi e Il canto del crepuscolo nel 2015, Notturno nel 2013, La verità, soltanto la verità nel 2011.Nel 2000 ha vinto il Rogers Writers’ Trust Fiction e nel 2009 l’Harbourfront Festival Prize per l’insieme dell’opera. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #helen_humphreys, #voto_quattro

RECENSIONE: La regina degli scacchi

Voto: 4/5 Piattaforma: Netflix Anno: 2020 Puntate: 7 Durata: 46-68 minuti (puntata) Genere: Drammatico Trama La trama segue da vicino la storia di Beth Harmon, un'orfana che all'età di otto anni dimostra un enorme talento naturale per il gioco degli scacchi, unico momento nel quale si sente pienamente in controllo della propria vita. Anno dopo anno si afferma come una giocatrice di livello internazionale, combattendo però con i propri demoni interiori, che vanno dall'alcolismo al timore di essere pazza. Riuscirà la nostra eroina a diventare una campionessa, oppure cederà al proprio lato oscuro? Recensione Tratta dall'omonimo romanzo del 1983 di Walter Trevis, La regina degli scacchi è un drama biografico ben realizzato e ben raccontato, con personaggi che funzionano e un'attrice protagonista che sa vestire bene i panni del giovane talento tormentato. Beth Harmon è al tempo stesso eroina e antagonista, alleata e nemica di se stessa ed è proprio la vicenda che ruota strettamente attorno a lei ad appassionare. Pur scontrandosi con situazioni familiari difficili, traumi del passato e un mondo che per un sessismo diffuso ancora fatica a fidarsi delle capacità intellettive delle donne, il conflitto di Beth è soprattutto interiore e dà vita a fantasmi difficili da scacciare. Tutto ciò viene reso magnificamente dalla regia di Scott Frank, che muove scacchi sul soffitto, sottolinea in ogni puntata la brama di conoscenza e di vittoria della protagonista e chiude su di lei dei serrati primi piani come a volerci far sentire da vicino il macinare del suo cervello e il turbinio delle sue emozioni. A fare da contrappunto alle vittorie e alle sconfitte di questa bambina prodigio, divenuta poi giovane donna, è la colonna sonora emotiva e motivazionale di Carlos Rafael Rivera, che accompagna lo spettatore per tutta la serie fino a un crescendo finale che non può non appassionare. La regina degli scacchi trasforma gli scacchi in una materia non solo interessante, ma elettrizzante. Tra le mani di Beth Harmon, pedoni, cavalli, alfieri e sovrani sono dei veri e proprio guerrieri, le cui gesta sono impossibili da non osservare con attenzione. Grazie a una regia che sa gestire bene i tempi narrativi e sa dosare sapientemente istanti di lentezza e montaggi frenetici, questa serie promette allo spettatore una finta biografia mai noiosa e soprattutto mai ripetitiva. Forte di una buona interpretazione della protagonista e del resto del cast, di una regia capace, di uno stile che non sfiora mai l'eccesso e che si mantiene poetico e motivazionale fino alla fine, questa miniserie è un drama che si divora in un attimo, che commuove e motiva e che fa venir voglia di giocare a scacchi anche senza conoscere le regole. TAG: #netflix, #voto_quattro

RECENSIONE: Il mago M. (René Barjavel)

Voto: 4/5 Autore: René Barjavel Editore: L'orma, 2019 Pagine: 405 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 20.00 (copertina), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Ci sono storie che una civiltà non smette mai di raccontarsi. Saghe e miti che paiono nati assieme al desiderio stesso di narrare. A questo serbatoio dell'umana fantasia appartiene di certo la «materia di Bretagna», il ciclo di avventure che racchiude le imprese di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda. Prendendo avvio dalla figura del grande mago Merlino, René Barjavel raccoglie il testimone di questa tradizione secolare per trasportarci in un mondo di strabiliante inventiva. L'ingenuo Parsifal, il bel Lancillotto, il portentoso Galvano, il gigantesco Galeotto e altri prodi eroi errano alla ricerca del sacro Graal, mentre tra paesaggi incantati e castelli misteriosi si compie l'eterno sortilegio dell'amore, e ardono irresistibili le passioni della regina Ginevra, della magnifica Viviana, della potente Morgana e delle altre affascinanti dame di Camelot. Il piacere puro della lettura pervade le pagine di questo romanzo dove trame meravigliose si intrecciano con la grazia di un merletto per creare un universo immaginifico sospeso tra sogno e realtà. Recensione Tutti conosciamo la storia di re Artù e di mago Merlino. Questo romanzo ce la ripresenta, rivisitata in chiave più moderna, raccontandocela dal punto di vista di Merlino. I grandi cavalieri del passato partono alla ricerca del Graal, vivendo svariate e fantastiche avventure, incontrando creature di tutte le forme, i colori e le dimensioni. Intorno a loro si svolge la grande lotta tra bene, rappresentato da Merlino, e male, rappresentato dal Diavolo, nonché suo padre. Proprio all'inizio del romanzo veniamo a conoscenza della nascita di Merlino e della sua crescita, sempre cercando di scappare dalle grinfie di suo padre e cercando di vivere nella grazia di Dio. Finché troverà Artù e si accompagnerà a lui per renderlo il re migliore della Bretagna e trovare così il cavaliere migliore, quello che potrà avere accesso al Graal. Incontriamo nel percorso tutti i grandi cavalieri con cui siamo cresciuti, tra i quali spiccano Galvano, Lancillotto e Parsifal, protagonisti a mio parere delle migliori avventure. Non mancano le figure femminili importanti, Viviana, l'amata di Merlino, la regina Ginevra e la cattiva Morgana. Sono tutti ben presentati, ben caratterizzati e ben descritti, i luoghi fantastici e le loro descrizioni sono dettagliate, ma non pesanti, dando vita a una scrittura fluida e accattivante. Rivisitazione che mi ha sorpreso non poco per il ritmo serrato con il quale ci presenta le storie dei vari personaggi. Questo autore ha uno stile di scrittura poetico, con un intreccio che non fa staccare gli occhi dal libro. Per riassumere, in questo romanzo c’è un perfetto connubio tra i personaggi descritti nel Ciclo Bretone e la potenza narrativa del romanzo moderno: i personaggi mantengono i tratti caratteristici delle leggende ma hanno uno spettro più ampio di personalità, pensieri e emozioni. In particolare, l’aspetto più innovativo del libro è proprio la scrittura dell’autore; un linguaggio semplice ma non banale che oscilla tra l’epica e l’umorismo. René Barjavel attinge a piene mani alle leggende senza però stravolgerle ma le consegna in una nuova veste ai lettori che possono avvicinarsi a questi racconti e contribuire alla diffusione delle storie di Artù e dei suoi cavalieri. Alcune note su René Barjavel Padre della fantascienza francese moderna, scrittore, giornalista e sceneggiatore di numerosi film, in particolare quelli della saga di Don Camillo, con i suoi romanzi sul viaggio nel tempo, la fine del mondo e i pericoli della tecnologia ha conquistato milioni di lettori diventando oggetto di un culto intergenerazionale. Nelle classifiche dei migliori libri di fantascienza della Storia compaiono regolarmente i suoi Sfacelo e La notte dei tempi. Allergico alle ghettizzazioni letterarie, sosteneva che la fantascienza non fosse un genere, bensì «una nuova letteratura che comprende tutti i generi, e soprattutto l’epica, terminata con il Ciclo Bretone. E` sempre con l’epopea che comincia una letteratura». Coerente con questo assunto, decise quindi di tornare alle origini attingendo direttamente alla fonte di una delle più fertili narrazioni di ogni tempo, e dedicò gli ultimi anni della sua vita alla stesura de Il mago M., definito da The Arthurian Handbook «uno dei migliori adattamenti moderni della leggenda arturiana». TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #rené_barjavel, #voto_quattro

RECENSIONE: Ninfee nere (Michel Bussi)

Voto: 4/5 Autore: Michel Bussi Editore: E/O Edizioni, 2016 Pagine: 394 Genere: Narrativa straniera, Gialli Prezzo: € 26.30 (copertina rigida), € 15.20 (copertina flessibile), € 11.90 (ebook) Acquista: Libro (copertina rigida), Libro (copertina flessibile), ebook Trama A Giverny in Normandia, il villaggio dove ha vissuto e dipinto il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della località turistica. L'indagine dell'ispettore Sérénac ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura. La seconda, Stéphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la terza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre. Al centro della storia una passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet (tra le quali le Ninfee nere che l'artista avrebbe dipinto prima di morire). Rubate o perse come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo. L'intreccio è costruito in modo magistrale e la fine è sorprendente, totalmente imprevedibile. Ogni personaggio è un vero enigma. Un'indagine con un succedersi di colpi di scena, dove sfumano i confini tra realtà e illusione e tra passato e presente. Un romanzo noir che ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta al lettore distinguere il vero dal falso. Recensione Giverny. Tre donne. Una, la più anziana, ha ottantaquattro anni, è quasi vedova, veste sempre in nero, è la più determinata, vive nel in un grande mulino in riva ad un ruscello sul Chemin du Roy e possiede un quadro. La seconda ha 36 anni, si chiama Stephanie Dupain, è insegnante, non ha mai tradito il marito eppure si trucca per l’amante e adora l’arte. La terza, di anni 11, si chiama Fanette Morelle, vive con la madre in rue du Chateau, sa dipingere molto bene, gira per la cittadina con svolazzanti trecce e tutti ne sono innamorati tanto è irresistibile il suo fascino. Tutte e tre le donne vengono coinvolte direttamente in uno strano caso di omicidio. E’ con queste premesse che ha si avvia il romanzo di Michel Bussi; un libro che nel mistero ci invita a riflettere sulla vita a domandarci se esiste un ufficio per quelle esistenze rese, trascorse, inesorabilmente perdute. Un elaborato che sulle tinte di Claude Monet si apre con un delitto, quello di Jerome Morval, oftalmologo casanova del luogo, che viene rinvenuto privo di vita con una triplice modalità di assassinio. L’ispettore Sérénac, occitano motociclista finito in Normandia per mettere quanti più chilometri possibili tra lui e la sua famiglia, è investito dal caso. Al suo fianco un braccio destro preciso e meticoloso interpretato dalla figura di Sylvio Bénavides e una squadra pronta a seguire le sue direttive, anche le più folli, le più visionarie (quali requisire tutti gli stivali della cittadina). Le indagini hanno così principio in quella che è un’alternanza di io narranti, di ricerche storiche ed artistiche, di pezzi di un puzzle che non vuol combaciare.. Seguire l’istinto? E così, pagina dopo pagina, il lettore/Sérénac segue quegli indizi disseminati qua e la, si fa rapire dalle ambientazioni, dal laghetto di Monet, dalla ricostruzione della sua vita, delle sue opere, della sua famiglia, credendo, dopo aver seguito quella pista di molliche alla Hansel & Gretel, di aver capito tutto, di aver scovato l’artefice del/dei misfatto/i ed invece…. Invece no! Proprio quando i giochi sembrano essere fatti, ecco che Bussi rimescola tutte le carte in tavola, sorprendendo chi legge con un epilogo che non delude e che al contrario fa venire meno quelle sensazioni di deja-vu che gli amanti del genere possono aver provato durante lo scorrimento delle vicende. La bravura dell'autore è quella di saper sfruttare il potenziale, la base della sua storia al massimo, sorprendendo. Avvalorato da una penna fluente ed accattivante, ambientazioni suggestive e un enigma tutto da scoprire che intriga dalla prima all’ultima battuta, “Ninfee nere” si dimostra essere un elaborato che funziona, ben strutturato e che sa far ben leva su quelle che sono le sue potenzialità sottese. Anche se un po’ lento nella parte centrale, Bussi ha saputo ben giocare le sue carte, dimostrandosi un ottimo regista. Alcune note su Michel Bussi Michel Bussi è l’autore francese di gialli attualmente più venduto oltralpe. È nato in Normandia, dove sono ambientati diversi suoi romanzi e dove insegna geografia all’Università di Rouen. Ninfee nere (Edizioni E/O 2016) è stato il romanzo giallo che nel 2011, anno della sua pubblicazione in Francia, ha avuto il maggior numero di premi. Dello stesso autore ricordiamo Tempo assassino, Non lasciare la mia mano, Mai dimenticare, Il quaderno rosso, La doppia madre, La Follia Mazzarino, Forse ho sognato troppo e Usciti di Senna, tutti pubblicati da Edizioni E/O. TAG: #narrativa_straniera, #gialli, #michel_bussi, #voto_quattro

RECENSIONE: Le cinque donne (Hallie Rubenhold)

Voto: 4/5 Autore: Hallie Rubenhold Editore: Neri Pozza, 2020 Pagine: 432 Genere: Narrativa straniera, Gialli Prezzo: € 18.05 (copertina), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Londra, 1887: l'anno, recitano i libri di storia inglese, del Giubileo d'Oro, dei festeggiamenti per il cinquantenario dell'ascesa al trono della regina Vittoria. L'anno, però, anche di una storia di cui pochissimi sono a conoscenza, e che i più preferiscono dimenticare: la storia di una senzatetto, Mary Ann Nichols, detta Polly, che bivaccava come tanti a Trafalgar Square. A differenza della monarca, la sua identità sarebbe presto caduta nell'oblio, anche se il mondo avrebbe ricordato con grande curiosità il nome del suo assassino: Jack lo Squartatore. Polly fu la prima delle cinque vittime «canoniche» di Jack lo Squartatore, o di quelle la cui morte avvenne nel quartiere di Whitechapel nell'East End. Al suo omicidio seguì il ritrovamento dei cadaveri di Annie Chapman, Elizabeth Stride, Catherine Eddowes e Mary Jane Kelly. La brutalità degli omicidi di Whitechapel sconvolse Londra, soprattutto perché l'assassino riuscì a darsi alla macchia senza lasciare indizi circa la sua identità. Mentre il cosiddetto «autunno del terrore» volgeva al termine, Whitechapel si riempì di sedicenti giornalisti intenti a cavalcare l'onda. I giornali andarono a ruba e, in mancanza di informazioni certe da parte delle autorità, le pagine furono sommerse di infiorettature, invenzioni e voci infondate, come quella secondo cui i pensionati di Whitechapel fossero «bordelli di fatto, se non di nome», e quasi tutte le donne che vi risiedevano, con pochissime eccezioni, fossero delle prostitute. Per centotrenta anni le vittime di Jack lo Squartatore e le loro vite sono dunque rimaste invischiate in una rete di supposizioni, pettegolezzi e ipotesi inconsistenti, cosicché oggi, le storie di Polly, Annie, Elizabeth, Kate e Mary Jane portano ancora impressi il marchio e la forma che i valori vittoriani hanno dato loro: maschili, autoritari e borghesi. Valori elaborati in un'epoca in cui le donne non avevano né voce, né diritti. Ma chi erano queste donne, e come hanno vissuto prima che la loro esistenza venisse barbaramente spezzata dalla mano di un feroce assassino? Attraverso un imponente lavoro di documentazione e una scrittura che lo rende appassionante come un romanzo, "Le cinque donne" riesce pienamente nel suo obiettivo di dare un volto alle donne che per troppi anni sono rimaste oscurate da un mito, restituendo loro ciò che tanto brutalmente hanno perduto insieme alla vita: la dignità. Recensione Polly, Annie, Elizabeth, Kate e Mary Jane. Cinque donne ordinarie che hanno poco in comune e che non saremmo certo qui a ricordare se non fosse che hanno avuto tutte a che fare con lo stesso uomo: Jack lo Squartatore, assassino ancora ignoto attivo a Londra nel 1800. Questo romanzo non racconta del suo modus operandi o dei luoghi in cui colpiva o le armi che utilizzava. Questo testo affronta la vita di cinque donne che per molti sono solo prostitute ammazzate a sangue freddo. Nessuno però immagina che all'epoca, qualsiasi donna cambiasse per strada dopo il tramonto, era da definirsi prostituta. Qualcuna lo era davvero, ma non tutte. Solamente che nella società del tempo le donne erano considerate esseri inferiori rispetto all'uomo. Compito della donna era trovarsi un uomo, sposarsi, servirlo e compiacerlo, dargli figli. Leggendo le pagine percorriamo le strade di queste donne e che cosa le abbia portate, per un incrocio di coincidenze, a morire da sole in un vicolo. Spesso si parla di queste cinque donne senza neanche nominarle, perché essere prostituta voleva dire avere la probabilità di svegliarsi con un coltello in pancia. Forse se queste donne fossero state più benestanti, ai tempi si sarebbe indagato maggiormente e il caso non veniva archiviato con leggerezza. È successo tutto nell'800 eppure in alcuni paesi il tutto è ancora cosi famigliare. Ho letto queste pagine con trasporto, ma anche con rabbia. Il modo più giusto per riconsegnare dignità a Polly, Annie, Elizabeth, Kate e Mary Jane è ricordarle e questo libro lo fa ottimamente ed è anche per questo che ne consiglio la lettura. Alcune note su Hallie Rubenhold Hallie Rubenhold è nata a Los Angele nel 1971, è una scrittrice e una storica. Le cinque donne ha vinto il Premio Baillie Gifford per la non-fiction. TAG: #narrativa_straniera, #gialli, #hallie_rubenholf, #voto_quattro

RECENSIONE: La gang del pensiero (Tibor Fischer)

Voto: 4/5 Autore: Tibor Fischer Editore: Marcos Y Marcos, 2020 Pagine: 460 Genere: Narrativa straniera, Gialli Prezzo: € 18.05 (copertina), € 12.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Eddie Coffin, filosofo allo sbando. Hubert, ex galeotto, dispensatore di saggezza ad ampio raggio. Rapinano banche senza colpo ferire. La loro strategia è filosofica: cambia di banca in banca: si fanno chiamare la Gang del pensiero. Imprendibili, spettacolari, flemmatici, sono l’incubo della polizia. Eddie ama tutte le parole che cominciano per zeta, la Blanche de Garonne, il sole e la filosofia più antica della Grecia. Ha gestito un bordello ad Amsterdam, ha guardato negli occhi il pilota di un elicottero sovietico d’assalto in Afghanistan. Hubert ha un solo occhio, un solo braccio e una sola gamba, ma è un artista della vendetta e di tutte le armi; inguaribile romantico, rintraccia una compagna di orfanotrofio dopo aver riconosciuto il suo sguardo in una rivista pornografica. Quando anche le rapine rischiano di diventare routine, per chiudere in bellezza, progettano la rapina del secolo. La rapina preannunciata, metafisica: in gioco è la morte, o l’immortalità. Recensione I protagonisti del romanzo sono Eddie, un filosofo decadente che insegna malvolentieri all’università di Cambridge, e Hubert, un ex galeotto sgangherato appena uscito di prigione. Eddie è un indolente che affoga nell’alcol i suoi malumori, e per sfuggire da una situazione imbarazzante in cui si è inspiegabilmente ritrovato decide di scappare dall’Inghilterra e di rifugiarsi in Francia. Un incidente d’auto, però, gli polverizza soldi e carte di credito, ed è costretto a soggiornare in un hotel scalcagnato a Montpellier, dove compare Hubert che tenta di rapinarlo. Sarà un incontro decisivo, perché tra i due si instaura un’intesa perfetta. Entrambi sono squattrinati, senza un posto dove andare, soli. Devono trovare un modo per guadagnare soldi, dunque decidono di mettersi in società iniziando a svaligiare banche, mai la stessa due volte. Tra i due Eddie è il pensatore, colui che colora le rapine coi suoi bizzarri pensieri filosofici e le sue riflessioni. Hubert è estremamente affascinato dalla facilità di pensiero di Eddie, e decide quindi che il loro futuro sarà quello di diventare i rapinatori più famosi del mondo: la Gang del pensiero. Una banda che è interessata sì al bottino, ma che mentre rapina le banche non può esimersi dal lasciarsi andare a dissertazioni filosofiche, accarezzando i rapinati, sbeffeggiandoli, sempre con grande umanità, educazione e una grande dose di ironia. Una strana coppia che, seppur inseguita da tutta la polizia, non è mai in affanno. Perché nonostante i loro piani siano raffazzonati e approssimativi, ma anche estremamente efficaci, riescono sempre a essere precisi e puntuali. A un certo punto, però, la Gang del pensiero si pone un obiettivo ancora più importante: entrare nell’Olimpo dei rapinatori, e per farlo deve mettere a segno il colpo del secolo. Entrambi sono squattrinati, senza un posto dove andare, soli. Devono trovare un modo per guadagnare soldi, dunque decidono di mettersi in società iniziando a svaligiare banche, mai la stessa due volte. Tra i due Eddie è il pensatore, colui che colora le rapine coi suoi bizzarri pensieri filosofici e le sue riflessioni. Hubert, al quale manca un occhio, un braccio e una gamba, è estremamente affascinato dalla facilità di pensiero di Eddie, e decide quindi che il loro futuro sarà quello di diventare i rapinatori più famosi del mondo: la Gang del pensiero. Una banda che è interessata sì al bottino, ma che mentre rapina le banche non può esimersi dal lasciarsi andare a dissertazioni filosofiche, accarezzando i rapinati, sbeffeggiandoli, sempre con grande umanità, educazione e una grande dose di ironia. Insomma, una coppia sbilenca che, seppur inseguita da tutta la polizia francese, non è mai in affanno. Perché nonostante i loro piani siano raffazzonati e approssimativi, ma anche estremamente efficaci, riescono sempre a essere precisi e puntuali. A un certo punto, però, la Gang del pensiero si pone un obiettivo ancora più importante: entrare nell’Olimpo dei rapinatori, e per farlo deve mettere a segno il colpo del secolo. Questo è un libro scritto in modo intelligente e geniale, in cui l’unica fatica che si fa è quella di riuscire a spiegarsi come abbia fatto l’autore a costruire una narrazione caratterizzata da un’ironia costantemente pungente, mai ripetitiva, mai forzata, che rimane efficace dalla prima all’ultima pagina, un vero e proprio capolavoro narrativo. Alcune note su Tibor Fisher Tibor Fisher è nato nel 1959 a Stockport in Inghilterra. Il suo esordio letterario, nel 1992, con Sotto il culo della rana (il titolo deriva da un modo di dire ungherese, "essere sotto il culo di una rana in fondo ad una miniera", che significa "aver toccato il fondo"), ispirato alle vicende dei suoi genitori, è stato salutato da un meritato successo critico in Gran Bretagna: ha vinto il Betty Trask Award ed è stato nominato per il Booker Prize. Nel 1993 Fischer ha l'onore di essere selezionato dalla rivista letteraria Granta fra i venti migliori giovani scrittori britannici. Con le sue opere successive, di minor fortuna, ha confermato il suo peculiare umorismo e il gusto per il grottesco e il paradossale. Nel 2003 ha partecipato al Festiva della letteratura di Mantova TAG: #narrativa_straniera, #gialli, #tibor_fisher, #voto_quattro

RECENSIONE: Non esistono posti lontani (Franco Faggiani)

Voto: 4/5 Autore: Franco Faggiani Editore: Fazi Editore, 2020 Pagine: 250 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 17.10 (copertina), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Roma, aprile del 1944. L'archeologo Filippo Cavalcanti è incaricato dal Ministero di recarsi a Bressanone per controllare gli imballaggi di un carico di opere d'arte destinate alla Germania. Arrivato sul luogo, l'ormai anziano professore conosce Quintino, un intraprendente ragazzo ischitano spedito al confino in Alto Adige. Vista la situazione incerta in cui versa il Paese e il pericolo che minaccia entrambi, i due decidono di scappare insieme per riportare le opere d'arte a Roma. In un avventuroso viaggio da nord a sud, i due uomini, dalla personalità molto diversa, e nonostante la distanza sociale che li separa, avranno modo di conoscersi da vicino e veder crescere pian piano la stima reciproca. Grazie alle capacità pratiche di Quintino e alla saggezza di Cavalcanti, riusciranno a superare indenni diversi ostacoli ma vivranno anche momenti difficili incontrando sulla strada partigiani, fascisti e nazisti, come pure contadini, monaci e gente comune, disposti ad aiutarli nell'impresa. Giunti finalmente a Roma, che nel frattempo è stata liberata, si rendono conto che i pericoli non sono finiti e decidono così di proseguire il viaggio per mettere in salvo il prezioso carico tra imprevisti e nuove avventure. Paesaggi insoliti, valli fiorite e boschi, risvegliati dall'arrivo di una strana primavera, fanno da sfondo a questa vicenda delicata e toccante, una storia appassionante sul valore dell'amicizia con cui l'autore, ancora una volta, riesce a commuovere ed emozionare. Recensione In questo romanzo, Quintino e l'archeologo Filippo Cavalcanti affrontano una missione quasi impossibile: partire da Bressanone con destinazione Roma per riportare a casa opere d’arte destinate alle collezioni dei tedeschi. Un incontro casuale, simpatia non immediata, una destinazione comune, ingegno, fortuna e, soprattutto, vita. Questi sono gli ingredienti di “Non esistono posti lontani”, ultimo romanzo di Franco Faggiani. In questo nuovo romanzo, c’è un viaggio, ma non un viaggio qualunque, un percorso coraggioso nell’Italia divisa in due del 1944 capace di portarci tra i paesini, tra le anime e le realtà vere di chi, in quegli anni ha dovuto vivere a stretto contatto con la paura, la violenza, le incertezze e un nemico, fino a poco prima alleato, che con grande sprezzo e cattiveria arrivava da sud inseguito dagli alleati lasciandosi dietro distruzione, abomini e saccheggi. Il professor Cavalcanti è un uomo d’ufficio, potremmo definirlo un “colletto bianco” non abituato al “faccia a faccia”, più a suo agio con scavi e documenti ministeriali che non alla vita da conquistare palmo a palmo, riservato, educato e quasi timoroso. Quintino è invece il ragazzo ischitano che ha dovuto fare i conti da subito con la vita cruda, un padre violento e la lontananza da casa, relegato in Trentino ai lavori forzati. Due personaggi che vengono uniti alla perfezione, caratterizzati in modo unico e a cui si riesce a dare non solo un volto, ma anche una voce, un portamento e tutte le caratteristiche utili a renderli vivi. Vivi come le parole e il viaggio raccontato da Faggiani che prende vita, pagina dopo pagina, monopolizzando l’attenzione del lettore, stregandolo con la poetica delle parole unite magistralmente, portandolo su strade accidentate non senza suspance ma soprattutto volendo sottolineare la bellezza di un legame improbabile che sa dare e ricevere, come un’equazione scientifica in cui due sistemi differenti che interagiscono assorbono energie l’uno dall’altro per poi esserne profondamente modificati. Una piccola nota dolente, avrei preferito leggere magari meno descrizioni dei paesaggi e più momenti introspettivi dei due protagonisti. Un romanzo comunque ricco di Storia, anime che si donano al lettore in un viaggio denso di avvenimenti, incontri, racconti ma soprattutto emozioni che commuovono e toccano profondamente l’animo del lettore ma che sanno anche divertire in parentesi ironiche che tanto ricordano la commedia italiana. Alcune note su Franco Faggiani Vive a Milano e fa il giornalista. Ha lavorato come reporter nelle aree più calde del mondo e ha scritto manuali sportivi, guide, biografie, ma da sempre alterna alla scrittura lunghe e solitarie esplorazioni in montagna. Con La manutenzione dei sensi (Fazi Editore, 2018), vincitore del Premio Parco Majella 2018, del Premio Letterario Città delle Fiaccole 2018 e del Be Kind Award 2019, si è fatto conoscere e amare da moltissimi lettori. Con Il guardiano della collina dei ciliegi (Fazi Editore, 2019), ha vinto il Premio Biblioteche di Roma 2019 e il Premio Selezione Bancarella 2020. Tutti i suoi libri (questo è in via di traduzione) sono stati pubblicati nei Paesi Bassi ottenendo un grande successo di critica e di pubblico. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #franco_faggiani, #voto_quattro

RECENSIONE: Tenet (Christopher Nolan)

Voto: 4/5 Regista: Christopher Nolan Interpreti: John David Washington, Robert Pattinson, Michael Caine, Kenneth Branagh, Martin Donovan Anno: 2019 Durata: 149 minuti Genere: Azione, Fantascienza Trama
Tenet è ambientato nel mondo dello spionaggio internazionale, dove le nazioni si uniscono, al di là dei loro interessi, per risolvere un enigmatico intrigo. Al Protagonista, un agente ben addestrato e molto sensibile, viene assegnato un importante compito: fermare quella che potrebbe rivelarsi come un'apocalisse planetaria, una minaccia peggiore dell'Armageddon. Ma in questa ardua missione non sarà solo, in suo aiuto accorrerà un partner e sua vecchia conoscenza.
L'unico modo per salvare il mondo sembra essere racchiuso in una misteriosa parola, Tenet. Per fronteggiare la minaccia globale, infatti, i due agenti speciali dovranno svolgere le loro azioni in qualcosa al di là del tempo reale e dovranno essere in grado di attuare una manipolazione temporale, nota come inversione. Non si tratta di un viaggio nel tempo, ma di un’alterazione del flusso, che apporta una deviazione del corso naturale cose. L’inversione è l’idea della materia con una sua entropia invertita, quindi attraversa il tempo in senso inverso, relativamente a noi. È un’arma a doppio taglio, perché se impiegata su larga scala potrebbe diventare una forma di terrorismo e allo stesso tempo è il mezzo più efficace che il Protagonista e il suo partner hanno per salvare l’umanità ed evitare una terza guerra mondiale. Recensione Nei congegni post-moderni del cinema di Christopher Nolan, non c’è spazio all’improvvisazione. Tutto è sempre studiato e presentato al minimo dettaglio. Tenet, questo il titolo palindomo del film, per struttura e forza drammaturgica, è il film più nolaniano di sempre. Un eroe senza macchia, chiamato semplicemente Protagonista (John David Washington, figlio di Denzel), dovrà vedersela con un magnate russo (Kenneth Branagh) divenuto miliardario grazie a qualcosa venuto dal futuro, ovvero l’inversione del tempo: oggetti e persone si muovo a ritroso, attraversano il tempo in senso antiorario per trovarsi nel passato. Ma la minaccia è globale e la posta in gioco è la salvezza dell’umanità intera. Per struttura e tematiche, Tenet è un cugino lontano di Inception, dove Nolan tenta nuovamente la carta dei continui intrecci di storie e piani narrativi: se in Inception i livelli del sogno erano tutti generati e vissuti in compartimenti stagni diversi, i due piani temporali, normale e invertito, condividono la stessa realtà, lo stesso vissuto. Delle due forze temporali, nessuna è mai attiva o passiva, bensì si influenzano reciprocamente. Nolan costruisce un vero e proprio puzzle, di quelli che probabilmente piacciono a lui, contorti, spigolosi, criptici. La vera missione non è seguire le vicende del film, che si lascia ben vedere grazie a una regia sempre attena e chirurgica, molto più votata all’action o al cinema muscolare che non vedevamo dai tempi di Batman Begins, bensì evidenziare tutti i fili che collegano i diversi avvenimenti. Questo volta la sorpresa, la novità o la possibilità di rivoluzionare nuovamente un genere, sono sacrificati all’altare del banale scontro tra le forze del bene e quelle del male. Messo in moto il gioco dell’inversione del tempo, i personaggi ne abusano fino allo scontro finale, disorientando più volte, senza mai risultare tediosi. Meglio dunque le scene di forte adrenalina, assalti di gruppo serratissimi, la musica che incalza e che crea uno spartito musicale perfetto per i quasi tutta la durata del film. Tenet, essenzialmente, è uno spy movie che mette in campo le tematiche care al regista: il tempo e il suo scorrere inevitabile, l’intenso rapporto e scambio di emozioni e influenze tra uomo e donna, la forza di volontà nel credere in un bene superiore e antagonisti che hanno perso il lume della ragione e vagano, con grande razionalità, nella loro follia idealista. A differenza degli altri film, dove il regista ci aveva abituato a qualche momento di pura avanguardia, qui si lascia andare a classicismi estremi e d’altronde nessuno gli ha mai chiesto di rivoluzionare il genere a cui si dedica ogni due o tre anni. Tenet, dunque, è il classico film che conferma l’indubbia qualità tecnica del regista, questa volta alzando l’asticella verso un progetto drammaturgico molto più complesso e forse non accessibile ad una prima visione. TAG: #azione, #fantascienza, #john_david_washington, #robert_pattinson, #michael_caine #kenneth_branagh, #martin_donovan #christopher_nolan, #voto_quattro

RECENSIONE: Little Fire Everywhere

Voto: 3/5 Piattaforma: Amazon Prime Video Anno: 2020 Puntate: 8 Durata: 53-66 minuti (puntata) Genere: Drammatico Trama Ambientata a Shaker Height in Ohio, segue i destini intrecciati dei Richardson, una famiglia apparentemente perfetta, e di un madre, Mia, e sua figlia che finiscono per sconvolgere la loro esistenza. Secondo le anticipazioni, la storia esplora il peso dei segreti e affronta temi quali la natura dell’identità, dell’arte e il carattere feroce che può accompagnare la maternità. A tutto ciò si affianca anche la credenza pericolosa secondo cui seguire le regole può scongiurare qualsiasi disastro. Recensione Little Fires Everywhere è un adattamento, in otto puntate, di un romanzo, l’omonimo bestseller di Celeste Ng. I parallelismi con Big Little Lies, recente produzione televisiva di successo, sono particolarmente evidenti; protagonista di entrambe le serie è Reese Witherspoon in un ruolo molto simile di matriarca sempre alla ricerca di una facciata impeccabile, ossessionata dal pianificare qualsiasi evento, compresa la vita dei figli e i rendez-vous sessuali con il marito, in un presunto idilliaco scenario di una cittadina americana. Anche la struttura narrativa sembra essere a prima vista la stessa: la scena iniziale di Little Fires Everywhere mostra, come in Big Little Lies, un evento drammatico, in questo caso una proprietà di famiglia in fiamme, e pone la domanda su chi sia responsabile, per poi riportare il racconto indietro di un anno. L’enorme casa in fiamme è quella della famiglia Richardson a Shaker Heights, Ohio, un sobborgo perfetto di Cleveland; qui Elena Richardson (Witherspoon) ha tutto sotto controllo, da suo marito (Joshua Jackson), ai quattro figli. Il fatto che la figlia più giovane Izzy (Megan Stott) inizi a ribellarsi all’inizio del nuovo anno scolastico sembra essere per Elena il problema più grande, ma con l’arrivo delle Warrens (madre e figlia) a Shaker Heights molte crepe si apriranno nel suo mondo perfetto e nella irreprensibile immagine di sé. Mia Warren (Kerry Washington) è praticamente l’opposto di lei: un’artista afroamericana single che lavora anche in un ristorante cinese, indossa abiti di seconda mano e vive girovagando. Tutte le piccole scintille che risultano dalla collisione dei diversi ambienti di vita rappresentati dalle due donne non potranno essere tenute sotto controllo a lungo. Cosi la curiosità, scatenata dalla scena iniziale, di sapere chi abbia appiccato l’incendio nella tenuta dei Richardson va man mano scemando in quanto la serie rallenta presto il suo ritmo narrativo manifestando chiaramente di non essere un thriller ma un dramma da conflitti familiari e relazioni interpersonali. I dialoghi poco scorrevoli e il tratteggio di figure inizialmente poco sfaccettate appaiono subito come punti deboli della narrazione, come pure alcuni colpi di scena e personaggi secondari che estremizzano quello che è il vero soggetto di questa storia: il difficile rapporto tra madri e figlie. Cosa costituisce la maternità, anche al di là delle componenti biologiche? Quali modelli cerca una figlia? Little Fires Everywhere affronta queste domande in modo molto differenziato, il fatto che Mia e Pearl siano di colore estende queste considerazioni a differenze di classe, stili di vita divergenti e, naturalmente, razzismo. La serie espone in vari modi i pregiudizi della classe borghese bianca istruita, spesso celati da  falsa accondiscendenza, mostrando la tensione tra la ricerca di identità, la paura della perdita e la sessualità. Little Fires Everywhere mostra la sua rilevanza proprio quando si preoccupa meno di dimostrare che è una serie “impegnata”, come quando Mia ha un sussulto appena una volante della polizia si mette a seguirla o quando Elena aiuta Izzy a prepararsi per il ballo. Sono attimi e dettagli di verità che mostrano la profondità di questi personaggi quando tutte le sovrastrutture vengono bruciate via. TAG: #amazon_prime_video, #voto_tre

RECENSIONE: Le confessione di Frannie Langton (Sara Collins)

Voto: 3/5 Autore: Sara Collins Editore: Einaudi Editore, 2020 Pagine: 432 Genere: Narrativa straniera, Storia Prezzo: € 22.00 (copertina), € 10.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama 1826. Londra è in fermento. La folla ha preso d'assalto l'Old Bailey, il tribunale in cui si celebrano i processi piú importanti del Paese. La folla è lí per vedere Frannie Langton, la cameriera incolpata di aver ucciso senza pietà i suoi padroni, Mr e Mrs Benham. L'accusa la dipinge come una sgualdrina, una ex schiava seducente e manipolatrice che ha approfittato del buon cuore dei suoi signori. Ma non è la verità, o almeno non è proprio tutta la verità. Cosí finalmente, dal banco degli imputati, Frannie può urlare al mondo la sua storia. Che inizia in una piantagione, quando da bambina impara a leggere, anche se è incatenata. E finisce nella Londra dei lord e delle dame, dove le catene sono altre, ma non per questo meno dure. Sara Collins ci trasporta in una Londra fatta di viali oscuri e di segreti ben custoditi tra le stanze di eleganti palazzi. E ci restituisce l'emozionante battaglia di una donna che vuole riappropriarsi della libertà. Recensione Quanto dolore può sopportare una donna?
Una donna mulatta in un periodo in cui persone di colore sono comprate, vendute, cedute, donate come oggetti? Quanto orrore riescono a sopportare gli occhi di una bambina, prima, giovane donna, poi, prima che tutto ciò si trasformi in un fardello troppo pesante per essere sopportato e taciuto? Per quanto tempo può restare senza voce un amore profondo, per una donna che è di altri e che può costare la vita? Quanta ipocrisia e quanta menzogna può gravare sulle spalle di una giovane donna che non conosce le sue origini, che non ha diritti, che non ha libertà? Questi interrogativi sono sorti dopo aver letto l’ultima riga del libro. Le confessioni di Frannie Langton è il racconto di una vita. Un racconto fatto dalla protagonista che apre il suo cuore e mette a nudo la sua anima nel momento in cui è accusata della morte dei suoi padroni, Mr e Mrs Benthon, trovati uccisi nella loro abitazione, seppur in diverse stanze. Lei, la Mulatta Assassina (questo l’appellativo che le è stato dato subito dopo i fatti) giaceva accanto alla sua signora, profondamente addormentata e sporca di sangue. Lei è stata considerata fin da subito colpevole e i suoi vuoti di memoria le hanno reso impossibile difendersi. Nel momento in cui l’avvocato Pettigrew viene incaricato di difenderla davanti ad una giuria che dovrà decidere della sua vita, è lui stesso a chiederle di avere un motivo per salvarla. Andare alla ricerca di questo motivo vuol dire, per Frannie, ripercorrere una vita fatta di dolore, di privazione ma anche di un amore tanto profondo quanto doloroso. Frannie scrive le sue memorie parlando in prima persona proprio con il suo difensore e i suoiracconti si alternano con momenti estrapolati dal processo e sue considerazioni personali su quanto sta accadendo. Comprata da Mr Langton (sarà il suo unico bene a non essere ipotecato) ed entrata nella sua casa senza aver alcuna voce in capitolo (così come senza avere voce in capitolo ne uscirà), sarà testimone di esperimenti da lui compiuti sugli esseri umani. Su neri, per la precisione, con particolare interesse per quelli albini. Esperimenti verso i quali Langton è stato indotto da colui al quale, una volta caduto in disgrazia, cederà la ragazza: quel Mr Benhan che è stato rinvenuto cadavere nella biblioteca di casa. Solo nelle more del processo la ragazza avrà occasione di raccontare la sua verità. Una verità che in pochi hanno intenzione di ascoltare, per un motivo o per un altro. Una verità che parla di catene – siano esse fisiche che morali – di sofferenza ma anche di un amore sbagliato, quello per la sua padrona. Al tema della schiavitù si somma quello dell’amore omosessuale – inaccettabile a quell’epoca e impossibile da vivere alla luce del sole – ma anche il tema dell’amicizia, della solitudine. Il racconto procede in un crescendo, con una particolare accelerazione sul finale quando ogni tassello va al suo posto per raccontare una storia in parte diversa da quella che si vuole far credere. Soprattutto, emergono delle verità fino a quel momento taciute, nascoste, adulterate per salvaguardare il buon nome di qualcuno! Ed emergono i profili di persone che mostrano il loro lato peggiore, siano esse uomini che donne. E’ una storia che fa riflettere sul valore della vita umana, su quanto sia difficile – in quella particolare epoca – parlare di diritti e su quanto sia difficile essere donna, una donna mulatta. Brava l’autrice nel trasmettere le emozioni dei vari personaggi. Resa alla perfezione la protagonista che personalmente mi ha fatto vivere momenti di pura angoscia, di profondo dolore, di inarrestabile rabbia. Brava nel tratteggiare il periodo storico di riferimento. Brava a tenere con il fiato sospeso. Perché, se è vero come è vero che al centro del racconto c’è un delitto e si va a caccia del colpevole puntando il dito contro una sola persona, è anche vero che la protagonista assoluta è la vita della giovane donna chiamata a pagare per un delitto che non si sa bene da chi sia stato compiuto. Bel libro che fa riflettere su un periodo storico lontano e che arriva diritto al cuore. Alcune note su Sara Collins Sara Collins ha studiato legge alla London School of Economics e ha lavorato come avvocato per diciassette anni. Nel 2014 ha frequentato il Creative Writing Masters presso la Cambridge University, dove nel 2015 ha vinto il Michael Holroyd Prize for Recreative Writing ed è stata candidata al Lucy Cavendish Prize con un libro ispirato al suo amore per la letteratura gotica. Il romanzo premiato è diventato Le confessioni di Frannie Langton. TAG: #narrativa_straniera, #storia, #sara_collins, #voto_tre

RECENSIONE: Conquistati dalla Luna (Patrizia Caraveo)

Voto: 4/5 Autore: Patrizia Caraveo Editore: Raffaello Cortina Editore, 2019 Pagine: 203 Genere: Saggi, Astronomia, Spazio Prezzo: € 18.05 (copertina), € 13.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama La Luna è il corpo celeste più vicino a noi e la sua “attrazione”, oltre a muovere le grandi masse d’acqua del nostro pianeta, cattura da sempre l’immaginario collettivo. Come resistere al richiamo ancestrale di un’eclissi di Sole? In pieno giorno, il disco della piccola Luna oscura per pochi minuti quello dell’immenso Sole. Accade solo sulla Terra, e questo ci rende unici nel sistema solare. La Luna affascina da sempre gli abitanti della Terra, che l’hanno visitata prima con l’immaginazione, poi con gli strumenti della tecnologia. I racconti di Jules Verne e le immagini di Georges Méliès ci hanno fatto sognare. La corsa allo spazio ci ha coinvolto e la conquista della Luna, avvenuta cinquant’anni fa, ci ha arricchito di conoscenza e di consapevolezza. Dalla Luna abbiamo visto, per la prima volta, la nostra Terra e ne abbiamo percepito la bellezza e la fragilità. Adesso sulla Luna vogliamo tornare per creare una comunità permanente. Ci sono già imprenditori pronti a sfruttare le sue risorse minerarie o ad aprire i suoi “mari” al turismo spaziale. Bisognerà farlo con grande cautela, per non compromettere la splendida desolazione descritta dagli astronauti. Recensione “Se lei avesse otto figli, non farebbe questa domanda.” Questa fantastica risposta che Jane Hart, esperta aviatrice e otto volte madre, diede ad un giornalista che le chiedeva perché volesse andare sulla Luna, è un esempio del piacevole spirito col quale è scritto questo interessante libro di Patrizia Caraveo, scienziata dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e attiva divulgatrice. Libro scritto per celebrare i 50 anni della conquista del nostro satellite. Lo stile di scrittura scelto rende piacevoli le 200 pagine ricche di informazioni, alcune delle quali anche poco note sin agli addetti ai lavori. L’ opera inizia con un paio di capitoli introduttivi che contengono rispettivamente alcune sintetiche informazioni fisiche ed astronomiche sul sistema Terra-Luna (e Sole) e un breve excursus su come veniva immaginata l’esplorazione lunare nel passato dal punto di vista letterario ed artistico, con un curioso riferimento ad un poco noto contributo italiano. A questi seguono i capitoli centrali, che spiegano chiaramente il contesto politico e storico che rese possibile l’inizio dell’esplorazione spaziale, culminata successivamente nella sfida tra USA e URSS per l’esplorazione lunare. Il libro si conclude poi con altri due capitoli dedicati all’eredità di questa fase e agli sviluppi che hanno iniziato a prendere forma negli ultimi vent’anni, soffermandosi con un certo dettaglio anche sul dibattito che mette in competizione le due idee di un ritorno umano sulla Luna e di esplorazione umana di Marte. Stile discorsivo, e decisamente più divulgativo che didattico; si dedica cioè a raccontare una storia avvincente e interessantissima, limitandosi ad accennare, o dando per assunte, molte idee fisiche di base. Questa è chiaramente una scelta obbligata quando, come in questo caso, bisogna privilegiare il carattere narrativo e non allungare eccessivamente il discorso, e viene comunque fatta dall’autrice senza sacrificare l’esattezza scientifica delle sue affermazioni e fornendo in cambio una apprezzabilissima mole di informazioni in un modo decisamente piacevole da fruire. Alcune note su Patrizia Caraveo Patrizia Caraveo si è laureata in Fisica all’Università di Milano nel 1977. Dopo un periodo all’estero, è approdata all’Istituto di Fisica Cosmica del CNR di Milano, poi confluito nell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Dal 2002 è Dirigente di Ricerca ed è attualmente Direttore dell’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Milano. Ha collaborato a diverse missioni spaziali internazionali dedicate all’astrofisica delle alte energie a cominciare dalla missione europea COS-B. Attualmente è coinvolta nella missione europea Integral , nella missione della NASA Swift, nella missione italiana Agile e nella missione NASA Fermi, tutte in orbita e pienamente operative. Rappresenta INAF nella collaborazione internazionale per la progettazione, costruzione e gestione del Cherenkov Telescope Array (CTA). Il suo campo d’interesse principale è il comportamento delle stelle di neutroni alle diverse lunghezze d’onda. E’ stata tra i primi a capire il ruolo fondamentale delle stelle di neutroni nell’astrofisica delle alte energie. In anni di sforzi volti all’identificazione della sorgente Geminga, riconosciuta come la prima pulsar senza emissione radio, ha messo a punto una strategia multilunghezze d’onda per l’identificazione delle sorgenti gamma galattiche. Per i contributi dati alla comprensione dell’emissione di alta energia delle stelle di neutroni, nel 2009 è stata insignita del Premio Nazionale Presidente della Repubblica. Come membro delle collaborazione Swift, Fermi ed Agile ha condiviso con i colleghi il Premio Bruno Rossi della American Astronomical Society nel 2007, 2011 e 2012. Nel 2014 Women in Aerospace Europe le ha conferito l’Outstanding Achievement Award. Fa parte della lista degli Highly Cited Researchers 2014 compilata da Thomson Reuters. TAG: #saggi, #astronomia, #spazio, #patrizia_caraveo, #voto_quattro

RECENSIONE: Richard Jewell (Clint Eastwood)

Voto: 4/5 Regista: Clint Eastwood Interpreti: Sam Rockwell, Kathy Bates, Olivia Wilde Anno: 2019 Durata: 129 minuti Genere: Biografico, Drammatico Trama Il film racconta la vera storia di Richard Jewell, una guardia di sicurezza che, dopo aver limitato con il suo coraggio, i danni di un'esplosione causata da una bomba durante un concerto in un parco, viene accusato ingiustamente di essere lui l'attentatore. Con l'aiuto di un avvocato, sua vecchia conoscenza, si batte per la sua innocenza, sia contro L'FBI che contro la stampa che, pur essendo a conoscenza della sua innocenza, lo perseguitano distruggendo la sua vita e quella della madre. Alla fine la verrà prosciolto da tutte le accuse, nonostante l'FBI resti convinta della sua colpevolezza e, malgrado le ferite dello sciacallaggio mediatico lo segneranno per sempre, riuscirà a coronare il suo sogno di diventare poliziotto. Recensione Il 27 Luglio 1996 le Olimpiadi di Atlanta vennero funestate da un attentato terroristico: una bomba esplode al Centennial Olympic Park ferendo centoundici persone e uccidendone due. Quello che successe nei due anni successivi all’attentato è uno dei più grandi fallimenti dell’FBI: venne accusato di tutto Richard Jewell, guardia privata del parco olimpico che per primo si preoccupò dello zaino abbandonato contente l’ordigno. Queste sono le premesse del film di Eastwood. Valorizzato da interpretazioni eleganti, con un bravissimo Paul Walter Hauser e una splendida Kathy Bates, il film si prende alcune libertà rispetto ai fatti accaduti, ma lo fa sempre nel nome di un cinema che deve far riflettere. Jewell, un uomo che tenta di restare nella luce, lambito dall’oscurità di una tecnocrazia fallace e impietosa. E qui, visivamente, la regia si fa metafora in quelle scene dove ciò ch’è tenuemente illuminato al centro si ritrova circondato dal buio. Richard Jewell è un film di maschere, di archetipi e di stereotipi utilizzati con consapevolezza, nella volontà di arrivare a un punto fisso, fermo, forte: in un mondo dove imperano i mass media, dove chi dovrebbe essere dalla parte del popolo desidera solo un posto al sole, la verità non è più un valore assoluto. E basta rientrare nello stereotipo condannato al momento perché la tua vita si trasformi in un inferno. TAG: #biografico, #drammatico, #clint_eastwood, #sam_rockwell, #kathy_bates, #olivia_wilde, #voto_quattro

RECENSIONE: La nostra casa felice (Serena Ucello)

Voto: 3/5 Autore: Serena Uccello Editore: Perrone Editore, 2019 Pagine: 455 Genere: Narrativa moderna e contemporanea, Narrativa italiana Prezzo: € 19.00 (copertina), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Quando sei nella squadra mobile di Reggio Calabria, impari che seguire i silenzi è importante quanto stare dietro alle parole. Quando rincorri latitanti, impari che intrufolarti nelle vite altrui conta più che cercare indizi nelle loro case. A raccogliere questi insegnamenti è Argentina, impegnata nelle indagini nella Piana di Gioia Tauro che hanno portato alla cattura del boss Gregorio e alla fuga del figlio Domenico. La poliziotta, con l'intento di mettersi sulle sue tracce, si trova a seguire i rapporti di sangue, le diramazioni dell'albero genealogico e vede la sua stessa vita risucchiata in quel vortice di ambiguità e di bugie tanto da chiedersi chi sia davvero suo marito Antonio. Conosce Nunzia, la sorella di Domenico, e la ascolta, cerca di tracciare l'origine dei suoi pensieri e la conclusione delle sue riflessioni. Le domande di Nunzia diventano i dubbi di Argentina, così come le sue incertezze. Una forza centripeta risucchia la figlia del boss negli affari della famiglia, fino a metterla in pericolo. E in un sovrapporsi di tensioni, solo la purezza di Miriam, figlia di Nunzia, apre un nuovo squarcio. Ma quando la violenza criminale permea ogni aspetto del vivere quale salvezza può esserci? Le due donne scopriranno la necessità di un gesto definitivo e doloroso e lo intuiranno l'una nel volto dell'altra. Recensione Il libro narra le vite di due famiglie, all'apparenza molto distanti tra loro e appartenenti a due mondi del tutto diversi: quello della giustizia e quello della mala vita. Le vite delle due famiglie finiranno per intrecciarsi. La narrazione segue le vicende in modo corale. I capitoli si alternano infatti tra i diversi protagonisti del romanzo. Questo ci rende partecipe dei punti di vista e dei pensieri di tutte le persone coinvolte nella storia. Argentina è una poliziotta che, dopo il suo trasferimento da Bari, è in missione nella squadra mobile di Reggio Calabria. La vita coniugale sembra però andare pian piano sgretolandosi. Lei è infatti impegnatissima nella ricerca e cattura di Domenico, figlio del boss della Piana di Gioia Tauro, Gregorio, in carcere anche per merito suo. Domenico è riuscito a fuggire, e la ricerca richiede tempo. Antonio, marito di Argentina, è avvocato nella stessa città. Ma da un po' di tempo sembra comportarsi in modo strano, distante. C'è anche Nunzia, l'amata figlia del boss Gregorio che, dopo la sua cattura e la fuga del fratello, deve farsi carico degli "impegni" familiari e assecondare le richieste che il padre, dal carcere, le comunica. Nunzia è cresciuta in una famiglia mafiosa, e ha visto e subito di tutto. A cominciare dal matrimonio obbligato con un uomo violento, anch'egli finito in carcere. Cetta, la madre di Nunzia, è una donna senza scrupoli e paure, capace di vendetta verso chiunque tenti di "tradire" la sua, apparentemente, unita famiglia. Maria Chiara, sorella di Nunzia, è scomparsa da tempo. E su questa triste vicenda Miriam e Pietro, i figli di Nunzia, non riescono a darsi risposte. Nunzia però, dopo anni e anni di sopportazione, e con il padre in carcere, inizia ad aprire finalmente gli occhi e, poco alla volta, sembra arrivare a quel coraggio che le è sempre mancato. Inizia a pensare che i suoi figli non meritano di vivere quella vita indegna, fatta di paure, incertezze, rivalità mafiose, pericoli e costrizioni, e anche, soprattutto, privazioni. Loro non lo meritano. Miriam ha ormai diciotto anni. Sta per compiere l'ingresso nel mondo adulto. È un'ottima studentessa e vorrebbe iscriversi a Medicina. Ma, in quel territorio, la madre sa che mancherebbero le possibilità. Soprattutto perché, come è successo a lei, andrebbe in sposa a un mafioso della zona. Mentre Pietro, di soli dieci anni, è ancora un bambino "pulito", che rischia però di perdere la sua purezza, restando in una famiglia che ha il male addosso. Cosa fare? Da qui, le vite di Nunzia e Argentina s’intrecceranno per sempre. Argentina sta infatti intercettando e spiando Nunzia da ormai molti mesi, perché sa bene che l'unico modo per scovare il nascondiglio di Domenico è proprio quello di farsi aiutare dalla sorella. Inizia così a studiarne i movimenti, le chiamate, ma anche i dubbi e le incertezze, i pensieri che opprimono la vita della donna. La storia dell’una si mescola così a quella dell’altra. Iniziano a condividere, pur se all'inizio senza saperlo, quel coraggio che le condurrà a salvare le proprie vite e i propri affetti, quelli veri. Argentina inizia a porsi domande sulle persone a lei fidate: il marito sembra avere rapporti con gente non del tutto raccomandabile. E succedono avvenimenti in cui egli sembra in qualche modo coinvolto. In più, nella sua squadra di poliziotti, qualcuno sembra averla tradita. Se Domenico è riuscito a fuggire, è senz'altro perché qualcuno gli ha spifferato tutto. La poliziotta inizia così ad indagare anche tra le persone a lei più vicine, scoprendo man mano che non tutto è pulito come sembra e che l’affetto, da solo, non può vincere. Serve anche la forza di prendere decisioni difficili, ma necessarie. Poco a poco, Nunzia e Argentina si ritroveranno davanti a scelte estreme: la figlia del boss dovrà decidere se collaborare con la giustizia e salvare così lei e i figli, assicurando loro un degno futuro. Argentina dovrà cercare di mantenere intatto il suo matrimonio, anche se ciò vorrà dire allontanarsi per un po’ dal marito, che, come verrà a galla, ha contatti con quel mondo che la donna sta da sempre combattendo. Contrastare il male prima che questo entri definitivamente nella propria vita e la rovini. Questo l’obbiettivo da raggiungere. Entrambe le donne si aiuteranno così nella difficile impresa di salvare quel po’ di amore rimasto a galla, rappresentato per Nunzia dai propri figli e per Argentina dal figlio che le arriverà, dopo averlo desiderato per tanto tempo. Nunzia rinuncerà alla propria libertà pur di vedere i suoi figli crescere con dignità. Argentina, dopo il lungo lavoro portato a termine, si allontanerà momentaneamente da quel mondo che tanto l’ha stremata. E si prenderà cura, fin quando sarà necessario, di Miriam e Pietro, nella loro casa felice in Toscana, lontani da quel territorio tanto amato quanto odiato. Coraggio, fedeltà, rinuncia, violenza. Questi i temi principali trattati dall'autrice in un libro che è sì un romanzo, ma anche, e soprattutto, un percorso di redenzione. Perché è vero che Nunzia ha condotto una vita orribile, immersa nella violenza e nella distruzione (assisterà, sconvolta ma senza avere il coraggio di reagire, all'uccisione della sorella), ma è anche vero che la stessa donna, pur con mille dubbi e paure, riuscirà a uscirne e allontanarsene, anche se ciò vorrà dire rinunciare alla propria libertà. E anche Argentina si scoprirà donna capace di compiere scelte che mai prima avrebbe preso in considerazione. Pur quindi con mille dubbi, domande, preoccupazioni, le protagoniste del romanzo si rendono conto di essere differenti. Di avere una forza interiore che le salverà nel momento in cui tutto sembra andare per il verso sbagliato. Anche se ciò significherà privazione di quella vita normale che fino ad allora hanno condotto. Donne tenaci, perspicaci e audaci. Un romanzo ben riuscito ai quali si spera ne possano seguire altri. Alcune note su Serena Uccello Serena Uccello, giornalista della redazione Imprese e Territori de Il Sole-24 ore, coordina la sezione dedicata al mondo del lavoro e dell'occupazione. Ha svolto inchieste sull'economia criminale. Per Einaudi ha pubblicato, con Nino Amadore, L'isola civile. Le aziende siciliane contro la mafia (2009), con Marzia Sabella, Nostro Onore. Una donna magistrato contro la mafia (2014) e, con Piergiorgio Baita, Corruzione (2016). TAG: #narrativa_moderna_contemporanea, #narrativa_italiana, #serena_uccello, #voto_tre

RECENSIONE: Mantieni il bacio (Massimo Recalcati)

Voto: 4/5 Autore: Massimo Recalcati Editore: Fazi Editore, 2019 Pagine: 125 Genere: Saggi, Psicologia Prezzo: € 13.00 (copertina), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Chi ha detto che l'empatia sia necessaria per fondare una buona relazione? Che l'amore sia anzitutto dialogo? E se quelle del "dialogo" e dell'"empatia" fossero delle parole d'ordine finalizzate proprio a scongiurare l'alterità dell'Altro, la sua radicale e irriducibile differenza, il suo essere straniero? Se la condizione di ogni amore non fosse dialogo ma l'incontro con un segreto indecifrabile, con un mistero che resiste a ogni sforzo empatico? Lacan affermava che il rapporto sessuale è impossibile, è sempre fallito. Non posso mai sentire quello che l'altro sente, confondermi, coincidere, essere lui. Ma è proprio dall'esperienza di questo fallimento che diviene possibile l'amore come amore per l'eteros. Si tratta di provare a condividere proprio l'impossibilità di condividere il rapporto. Se ti amo non è perché dialogo con te ma perché in te c'è qualcosa di te e di me che mi sfugge, impossibile da raggiungere. Scopro, cioè, in te un segreto che mi supera e si distanzia da ogni empatia possibile. Per questo Lacan identificava l'amore con la donna, se la donna è - come è - il nome più radicale del segreto impossibile da decifrare. In una ricerca intima e profonda, Massimo Recalcati indaga il miracolo dell'amore, il sentimento più misterioso di tutti. «La fedeltà non è una prigione, né una gabbia,» spiega, «se si trasforma in un sacrificio bisogna liberarsi. La fedeltà diventa una postura dell'amore perché trasforma lo stesso in nuovo, non c'è bisogno di andare altrove per trovarlo. Come quando guardiamo un'alba sorgere: l'abbiamo vista mille volte ma non ci stancheremmo mai di ammirarla, ogni volta ci appare diversa, nuova». Recensione Se il bacio è il primo elemento del lessico amoroso e se la sfida dell’Amore è sempre quella durare nel tempo, "Mantieni il bacio" è l’imperativo categorico di ogni Storia sentimentale. Declinato come promessa, desiderio, figli, tradimento e perdono, violenza, separazioni, amore che dura (i termini sono presi dai titoli dei vari capitoli), ogni Amore è chiamato a far coesistere due elementi apparentemente contraddittori, quali passione e durata. In questo percorso Recalcati ci spiega come ciò sia possibile, non solo a livello teorico e/o esperienziale, ma anche mediante la citazione di esempi letterari, sicché abbiamo a che fare con una sorta di libro nel libro. La lettura del libro, ma anche l’ascolto delle lezioni hanno assolutamente una funzione catartica perché, a mio avviso, se una persona sta soffrendo per amore può trarre sollievo dalle parole del professore. Esse infatti fanno comprendere che, per smettere di soffrire per un amore che non è stato in grado di mantenere la sua promessa, quella di durare, la strada non è rappresentata dalla sostituzione immediata del vecchio partner con uno nuovo: bisogna invece passare per la via, dolorosa, dell’elaborazione della delusione, esattamente come fosse un lutto, con la differenza che la persona amata non è morta, ma ancora viva. Solo quando sarà stato elaborato il lutto, potrà nascere il perdono da non intendere necessariamente come un ritorno con il vecchio partner, ma anzi come un’apertura verso il nuovo. Il perdono dell’altro, lungi dall’essere un dimenticare, significa invece trovare la pacificazione interiore che permette di andare avanti senza più provare odio verso l’altro che ha tradito o che ha smesso di amare. Perdonare non tanto per lui (o lei) ma per se stessi, in quanto odiare l’altro è solo una trappola che tiene legati all’altro. Per arrivare al perdono e al distacco non si può evitare il lungo percorso dell’elaborazione del dolore. Inoltre l'autore insiste sulla differenza tra uomo e donna in relazione all’amore e al sesso; l’uomo cerca nella donna soprattutto il sesso ed è ossessionato dalle “parti” anatomiche della donna; la donna, invece, ama il tutto e non riesce a separare sesso e amore; eppure il miracolo di un uomo che ami come una donna può avvenire. Massimo Recalcati Uno dei segreti perché l’Amore duri consiste nel fare in modo che tra i due amanti resti sempre il desiderio dell’altro, ovvero la possibilità di vedere l’altro, ovvero la stessa persona di sempre, come un mistero ovvero come un qualcosa di mai completamente esplorato. Significa, cioè, non annullarsi mai per l’altro. Tale argomento conduce anche alla riflessione degli amori malati. Questi sono quelli in cui, soprattutto gli uomini, non riescono ad accettare la donna intesa come libertà, alterità, differenza, ovvero come soggetto capace di conservare una vita propria e anche di andarsene. Emblema massimo dell’irriducibilità della donna è la capacità, tutta femminile, di fingere l’orgasmo o anche, durante l’orgasmo stesso, di provare piacere in tutto il corpo, un piacere totale. Per questo, per la libertà anche sessuale da lei incarnata, ogni donna è considerata una “puttana”. Ciò non è tollerato dai maschi incapaci di amare davvero, incapaci cioè di lasciare libere le loro donne, fino al punto di ricorrere alla violenza pur di trattenerle. Per tutto quanto qui detto, per Recalcati, rispondere alla domanda “cosa significa essere una donna?”, è impossibile, perché l’essere donna è per natura un mistero. Per questo ogni donna non deve mai annullarsi, al fine di impedire a chi la circonda di dirle ciò che lei stessa non conosce, ovvero la definizione della propria essenza. Si tratta, come si vede, di lezioni essenziali per comprendere la grammatica dell’educazione sentimentale. A chi non sa come comportarsi di fronte ad ogni nuovo amore, ma anche a chiunque voglia saperne di più sull’Amore (che poi è una legge cosmica della vita), consiglio durante l’estate questa lettura affinché possa scaldarsi, qualora il sole non volesse uscire! Alcune note su Massimo Recalcati Massimo Recalcati è uno psicoanalista lacaniano e autore. Si è formato alla psicoanalisi a Parigi con Jacques-Alain Miller. Tra i più noti psicoanalisti in Italia, è membro analista dell’Associazione lacaniana italiana di psicoanalisi e direttore dell’IRPA (Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata). È stato direttore scientifico nazionale dell'ABA (Associazione per lo studio e la ricerca dell'anoressia e della bulimia) dal 1994 al 2002. Ha insegnato nelle Università di Milano, Padova, Urbino e Losanna. Oggi insegna Psicopatologia del comportamento alimentare presso l’Università degli Studi di Pavia e Psicoanalisi e scienze umane presso il Dipartimento di Scienze Umane dell'Università degli Studi di Verona. Nel 2003 ha fondato Jonas: Centro di ricerca psicoanalitica per i nuovi sintomi e nel 2007 ha ideato Palea: Seminario permanente di psicoanalisi e scienze sociali. Nel 2017 ha vinto il Premio Ernest Hemingway, Testimone del nostro tempo, con la seguente motivazione: «... per aver raccontato nelle sue opere, con profondità e intelligenza, le mutazioni avvenute nella nostra società, indicando temi e bisogni che, per l’acume analitico, diventano paradigmatici del nostro tempo». Dirige la collana Eredi per l'editore Feltrinelli e la collana Studi di Psicanalisi per le edizioni Mimesis, insieme a Franco Lolli. Ha tenuto conferenze e seminari in diverse città d'Italia e d'Europa (Dublino, Ginevra, Valencia, Madrid, Parigi, Siviglia, Losanna, Granada). Da anni affianca alla pratica clinica la scrittura: oltre a collaborare regolarmente con «il manifesto» e «la Repubblica», ha pubblicato numerosi saggi, fra cui Cosa resta del padre? (Raffaello Cortina 2011), L’uomo senza inconscio (Cortina 2010), Jacques Lacan. Desiderio, godimento e soggettivazione (Cortina 2012), Ritratti del desiderio (Cortina 2012) Patria senza padri. Psicopatologia della politica italiana (minimum fax 2013), Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre (Feltrinelli 2013), Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa (Raffaello Cortina 2014), L'ora di lezione. Per un'erotica dell'insegnamento (Einaudi 2014), Le mani della madre. Desiderio, fantasmi ed eredità del moderno (Feltrinelli, 2015), Jacques Lacan. La clinica psicoanalitica: struttura e soggetto (Raffaello Cortina, 2016), Un cammino nella psicoanalisi. Dalla clinica del vuoto al padre della testimonianza (inediti e scritti rari 2003-2013) (Mimesis, 2016), Il mistero delle cose (Feltrinelli 2016), I tabù del mondo (Einaudi 2017), Cosa resta del padre? La paternità nell'epoca ipermoderna (Cortina Raffaello 2017), Contro il sacrificio. Al di là del fantasma sacrificale (Cortina Raffaello 2017), Il segreto del figlio (Feltrinelli 2017), A libro aperto, una vita è i suoi libri (Feltrinelli 2018), Mantieni il bacio (Feltrinelli 2019), La notte del Getsemani (Einaudi, 2019), Il gesto di Caino (Einaudi, 2020) e Critica della ragione psicanalitica. Tre saggi su Elvio Fachinelli (Ponte alle Grazie 2020). Sito: https://www.massimorecalcati.it/ TAG: #saggi, #psicologia, #massimo_recalcati, #voto_quattro

RECENSIONE: L'annusatrice di libri (Desy Icardi)

Voto: 4/5 Autore: Desy Icardi Editore: Fazi Editore, 2019 Pagine: 407 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 16.00 (copertina), € 3.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Torino, 1957. Adelina ha quattordici anni e vive con la zia Amalia, una ricca vedova, parsimoniosa fino all'eccesso, che le dedica distratte attenzioni. Tra i banchi di scuola, la ragazza viene trattata come lo zimbello della classe: alla sua età, infatti, non è in grado di ricordare le lezioni e ha difficoltà a leggere. Il reverendo Kelley, suo severo professore, decide allora di affiancarle nello studio la brillante compagna Luisella. Se Adelina comincerà ad andare meglio a scuola, però, non sarà merito dell'aiuto dell'amica ma di un dono straordinario di cui sembra essere dotata: la capacità di leggere con l'olfatto. Questo talento, che la ragazza sperimenta tra le pagine di polverosi volumi di biblioteca, rappresenta tuttavia anche una minaccia: il padre di Luisella, un affascinante notaio implicato in traffici non sempre chiari, tenterà di servirsi di lei per decifrare il celebre manoscritto Voynich, "il codice più misterioso al mondo", scritto in una lingua incomprensibile e mai decifrato. Se l'avidità del notaio rischierà di mettere a repentaglio la vita di Adelina, l'esperienza vissuta le lascerà il piacere insaziabile per i libri e la lettura. In un appassionante gioco di rimandi letterari, il romanzo di Desy Icardi racconta dell'amore per i libri attraverso la storia di una lettrice speciale. Intrecciando le vicende della zia Amalia, tra modisterie e palchi del varietà negli anni Trenta, a quelle di Adelina, che arriveranno a sfiorare il mondo dei segreti alchemici, «L'annusatrice di libri» ci consegna una commedia avvincente e paradigmatica sul valore dei libri sviluppata con briosa ironia e grande garbo. Recensione La capacità di sottrarre il lettore dalla realtà e trasportarlo completamente nel libro, assorbendo ogni sua attenzione e suscitando un totale coinvolgimento nei confronti delle vicende è, senza dubbio, un talento che non hanno tutti gli scrittori e le scrittrici viventi e non viventi. Desy Icardi lo possiede. Questo romanzo mi ha ricordato l’atto primario che la lettura mi ha insegnato da piccola, quando lessi per la prima volta un libro: il potere dell’immaginazione, la forza dalla quale ci si lascia sedurre e ammaliare e che trasforma l’improbabile in possibile e giustificabile. Da quanto ho potuto stabilire frequentando anche virtualmente il popolo degli amanti dei libri ho compreso che esistono due tipi di lettori: quelli che non annusano i libri e quelli che lo fanno con voracità, magari sognando ad occhi aperti di poter estrapolare la storia attraverso l’olfatto. Ecco la magia che sprigiona l’immaginazione. Io appartengo alla schiera dei lettori che accarezzano la copertina, sfogliano il volume e lo annusano chiudendo gli occhi; sono vittima felice della suggestione di quel profumo. Il romanzo presenta, secondo me, un interessante punto di forza. Esso alterna la narrazione di due storie che spingono il lettore alla curiosità di scoprire come evolveranno le vicende di ognuno dei due personaggi interessati. E si alternano anche due piani temporali: Torino anni Sessanta e lo sfondo della città durante il ventennio fascista. Le due storie parallele riguardano quella di Adelina, una giovane ragazza di quattordici anni che da un paesino dell’alto Monferrato, in campagna, viene mandata in città, a Torino, per frequentare l’Istituto Maria Cristina di Savoia. Ha uno strano talento, quello di leggere i libri attraverso l’olfatto, annusandoli; leggere con gli occhi le crea enormi difficoltà, "Le lettere stampate sui libri da qualche mese le facevan paura. Osservate una per una, le lettere erano calme e tranquille proprio come i numeri, ma una volta che si univano le parole, frasi e paragrafi, ecco che iniziavano a ballare, nascondersi e sfuggire al suo controllo." La seconda si concentra sulla zia di Adelina, Amalia, che le offre ospitalità in casa sua, in cambio di un compenso economico che mensilmente, suo fratello (nonché padre di Adelina) le invia. Amalia è, nel presente, una donna facoltosa, ma estremamente spilorcia, attenta al centesimo fino all'osso, pur potendosi permettere una vita di agi e lussi, sceglie di privarsi di tante comodità, reputando qualsiasi cosa che non sia essenziale, uno spreco. "Molti anni prima, era arrivata a Torino con le pezze non soltanto sul didietro, ma dappertutto, eppure era diventata madama Peyran. Aveva saputo fare i soldi e soprattutto era riuscita a conservarli, e non ci cascava mica in quelle storie di tinture per capelli, cosmetici e bei vestiti." Penso che la trama del romanzo sia sviluppata egregiamente, i personaggi sono ben caratterizzati, ognuno ricopre con coerenza il suo ruolo, per cui oltre alle due protagoniste, apprezziamo anche le figure secondarie che popolano la storia, sia quelle positive, sia quelle negative, quelle che scelgono il bene, quelle che scelgono il male, quelle che si evolveranno, quelle destinate a restare immutate. Ma nessuno di loro è solo “buono” o solo “cattivo”.  Ecco perché li sentiamo vicini e perché li reputiamo credibili. I colpi di scena non mancano durante la lettura (per entrambe le storie che si alternano), perché come possiamo aspettarci che il talento di Adelina non inneschi la miccia dell’ambizione e le mire di interesse da parte di qualcuno? Quel qualcuno, il padre di una sua compagna di classe, il notaio Vergnano, uomo affascinante, ma con tanti segreti e scheletri nell'armadio, vuole servirsi di lei per decifrare un antico manoscritto e non si farà scrupoli, cercando anche l’appoggio del professore della ragazza, il severo padre Kelley, sollevando l’importanza del riuscire a leggere un manoscritto mai decifrato in precedenza. Al contempo, il passato di zia Amalia ci terrà sempre più incollati al romanzo, e ci permetterà di comprendere come mai lei sia la donna che è diventata, i sacrifici e le astuzie utilizzate per “crearsi una posizione”, il timore di restare zitella e povera, il lavoro da modista prima, come assistente di un mago in teatro poi, le amicizie, le esperienze, la furbizia di una donna che arriva a sposare un ottimo partito. Il passato delle persone, spesso, ci consente di comprenderle, di fare luce su ciò che in apparenza saremmo portati a giudicare. "Ci sono persone nate nella miseria che, non appena riescono a ottenere un po’ di agiatezza, si rifanno di tutte le ristrettezze patite, e ce ne sono altre che, come Amalia, una volta divenute abbienti trascorrono il resto della loro vita tagliando gli spiccioli in quattro e camminando a braccetto con l’indigenza, nel terrore di perdere la ricchezza acquisita della quale alla fine non godranno mai." La scrittura di Desy Icardi è piacevole, scorrevole, fluida e a tratti ironica e pungente. Innumerevoli sono i rimandi letterari ad opere del passato che non solo suscitano il nostro interesse, ma affascinano e arricchiscono di bellezza la struttura del romanzo, creando una serie di parallelismi sottili e arguti. Un romanzo che celebra l’amore per i libri e per la letteratura, che dimostra quanto la lettura possa toccarci, stimolare le nostre emozioni, ma anche il nostro intelletto; fa comprendere quanto essa possa sorprendere anche la più restia delle persone a lasciarsi andare, a mettersi in gioco, a provare, un po’ come zia Amalia, "… era accaduto qualcosa di apparentemente insignificante, ma per lei straordinario: aveva imparato a trarre piacere dalla lettura." I romanzi, le storie che contengono e custodiscono, hanno un potere importantissimo: possono salvare, illuminare, dare una svolta alle nostre vite, ci aiutano a conoscerci meglio, di volta in volta. L’annusatrice di libri ce lo rammenta, e lo fa in modo egregio. Alcune note su Desy Icardi Nata a Torino, città in cui vive e lavora, è formatrice aziendale, attrice e copywriter. Nel 2004 si è laureata al DAMS e dal 2006 lavora in teatro anche in qualità di autrice e regista. Con Fazi Editore, nel 2019, ha pubblicato L’annusatrice di libri, un romanzo che ha avuto un grande successo di critica e di pubblico e i cui diritti sono stati venduti anche all’estero. Sito: https://www.desyicardi.it/ TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #desy_icardi, #voto_quattro

RECENSIONE: Ragazzo divora universo (Trent Dalton)

Voto: 4.5/5 Autore: Trent Dalton Editore: HarperCollins, 2020 Pagine: 466 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 19.00 (copertina), € 6.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama L’esistenza di Eli Bell è decisamente complicata. Vive in Australia, a Brisbane, in una squallida periferia dove la malavita ha costantemente la meglio. Suo padre è scomparso, sua madre è in prigione, e il suo patrigno è uno spacciatore di eroina. Suo fratello August, il maggiore, è un genio, ma ha deciso di non parlare più. L'adulto più affidabile nella vita di Eli è Slim, un noto malvivente, famoso per essere fuggito di prigione. È lui che si occupa, come un babysitter sui generis, di Eli e August. Nonostante le circostanze non siano esattamente rosee, Eli fa del suo meglio per sopravvivere in quel mondo caotico. Ha solo dodici anni, ma con un'anima antica e la mente di un adulto cerca di seguire il suo cuore, imparare a essere una brava persona e realizzare il suo sogno: diventare un famoso giornalista. Il destino gli si oppone con non pochi ostacoli, il più importante dei quali ha il nome di Tytus Broz, il più pericoloso spacciatore della città. Eppure c’è qualcosa di ancora più pericoloso che lo attende: sta per innamorarsi, e questo sconvolgerà definitivamente il suo universo. Recensione Le prime impressioni di questo romanzo non sono state positive, mi è sembrato distante e artificioso. Il libro vede come protagonista Eli, un ragazzino di 12 anni che sembra conoscere il mondo già profondamente e sogna di diventare un giornalista famoso,  abbiamo la squallida periferia che fa da contorno, il padre sparito, la madre tossica, un patrigno spacciatore, un fratello problematico che non parla pur potendolo fare, un anziano boss della malavita come babysitter e amico, il tutto condito da una incursione nel mistero. Molti elementi intervallati da pensieri del ragazzo esageratamente adulti ed estranei alla sua età. Nonostante la difficoltà, ho voluto continuare a leggere e ne sono contento. È straordinario come gli elementi che mi erano sembrati eccessivi siano diventati poi familiari e funzionali alla storia di Eli e come Trent Dalton abbia saputo farmi affezionare a lui, al fratello August, che ha deciso che le parole sono inutili per raccontare il mondo incantato che ha dentro. Così come il boss mi si sia trasformato in un maestro di vita, che fornisce al dodicenne la direzione giusta per il suo diventare uomo. Ed è spiazzante come la trama poi, con il progredire, mi abbia conquistato. È un romanzo che richiede attenzione perché i fili della trama si attorcigliano e si diramano in direzioni diverse, anche drammatiche e dense di pericolo, coinvolgendo sempre nuovi personaggi, e siamo guidati a seguire anche una svolta arcana e onirica di qualcosa che in certi momenti guida i due fratelli e non ci è chiaro quanto sia frutto di fantasia e quanto sia reale. Nell'andare avanti con la lettura ci si accorge con piacere come questi fili piano piano si riannodino e ci diventino chiare le motivazione e l'umanità dei personaggi di contorno. È un piacere capire che i particolari disseminati qua e là nelle pagine sono tutti importanti e alla fine combaciano pienamente. Spero che il resoconto delle mie iniziali perplessità possa essere di stimolo per chi si trovasse a provare le mie stesse impressioni perché valuto questo un libro sicuramente importante che vale la pena di leggere e ritengo Trent Dalton un autore da seguire con attenzione. Alcune note su Trent Dalton Trent Dalton, pluripremiato giornalista del The Weekend Australian Magazine, vive a Brisbane. "Ragazzo Divora Universo" è il suo primo romanzo. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #trent_dalton, #voto_quattro_mezzo

RECENSIONE: Martin Eden (Luca Marinelli)

Voto: 3.5/5 Regista: Pietro Marcello Interpreti: Luca Marinelli Anno: 2019 Durata: 119 minuti Genere: Storico, Drammatico Trama In una Napoli senza tempo, tra il biennio rosso e gli anni ‘70, il giovane marinaio Martin Eden, proletario individualista in un'epoca squarciata dalla nascita di movimenti politici di massa, sogna di diventare uno scrittore e conquista l'amore di una giovane borghese grazie al suo bagaglio culturale da autodidatta, ma sente di star tradendo le proprie origini. Recensione Spalle larghe, unghie nere. Chissà quanti i mari già solcati, il giovane marinaio Martin Eden (Luca Marinelli) salva da una rissa Arturo, rampollo di una famiglia aristocratica. Che per ringraziarlo lo porta a casa sua. Qui il ragazzo conosce la sorella di lui, Elena (Jessica Cressy). Se ne innamora, Martin Eden, e grazie a lei scopre le infinite possibilità di riaffrontare il mondo attraverso il prezioso strumento della cultura. Da illetterato coltiva l’impossibile sogno di trasformarsi in scrittore. La giovane donna, colta e raffinata, diventa non solo un’ossessione amorosa ma il simbolo dello status sociale cui Martin aspira a elevarsi. Il cinema di Pietro Marcello è totalmente anticonvenzionale, fluido, mai schiavo di logiche narrative ed estetiche. Si confronta con uno dei capisaldi della letteratura del ‘900, il romanzo omonimo di Jack London. Come si può vedere nelle sue precedenti pellicole, Pietro Marcello continua il suo percorso di cineasta capace di rintracciare nella nostalgia di immagini e suoni nascosti nella memoria il senso di una narrazione ambientata idealmente lungo tutto l’arco del ‘900: ancora una volta si serve di innumerevoli materiali di repertorio (tra questi anche lo sfrenato ballo di due ragazzini napoletani) per imbastire una sinfonia visiva capace di dare respiro alle ossessioni, ai ricordi, alle contrapposizioni dell’inquieto antieroe protagonista, un Luca Marinelli totalizzante anche a rischio di qualche momento un poco sopra le righe. Martin Eden, pur traslando il raggio d’azione dalla California ai vicoli di Napoli, mantiene intatto lo spirito del testo originario, senza dimenticare la centralità di un personaggio come Russ Brissenden (Carlo Cecchi), anziano intellettuale e mentore del protagonista, e mettendo in risalto le contraddizioni cruciali che hanno accompagnato il secolo scorso, dal ruolo della cultura di massa al rapporto tra individuo e società, tra socialismo e individualismo, fino alla lotta di classe e all’ipocrisia di certi ambienti. Non è un film perfetto e forse fiacco nella seconda parte, ma resta impresso come l’immagine di un antico veliero che si inabissa all’improvviso. In un mare, quello della memoria, che Martin Eden affronterà ancora una volta, l’ultima. A testa alta. TAG: #storico, #drammatico, #pietro_marcello, #luca_marinelli, #voto_tre_mezzo

RECENSIONE: L'enigma della camera 622 (Joel Dicker)

Voto: 4/5 Autore: Joël Dicker Editore: La nave di Teseo, 2020 Pagine: 640 Genere: Narrativa straniera, Gialli Prezzo: € 22.00 (copertina), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l'annuale festa di una importante banca d'affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente. La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella stanza 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l'intero mondo finanziario svizzero. L'inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l'omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità. Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nello stesso hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella stanza 622 del Palace de Verbier. Recensione Uno degli aspetti più interessanti del nuovo romanzo di Joël Dicker è il gioco di specchi che l’autore costruisce, una mise en abyme continua. Questo romanzo rientra di diritto nelle produzioni a cui l'autore ci ha abituato nel corso degli ultimi anni con romanzi come Il Libro dei Baltimore e La Scomparsa di Stephanie Mailer: Libri che, nonostante la mole, si lasciano divorare, rendendosi capaci di incantesimi che incatenano la curiosità del lettore e non la lasciano andare finché anche l’ultima pagina non è stata archiviata. Ritornano anche alcuni punti fermi della produzione: non solo la figura centrale di uno scrittore e/o dell’arte della scrittura, ma anche il racconto che si dispiega su due linee temporali molti diverse e che è, più di tutti, il marchio distintivo dello scrittore. Questo fa sì che il lettore sia impegnato su due livelli: da una parte conoscere e scoprire i dettagli di quello che è avvenuto nel passato, dall'altra seguire da vicino le indagini dello scrittore e della scoppiettante Scarlett. Il tutto viene condito con colpi di scena e cambi di direzione inaspettata che danno soddisfazione a chi legge e soprattutto non permettono mai dei cali di attenzioni né dei rallentamenti in un ritmo che è sempre molto ben calibrato e che, soprattutto, non viene messo in primo piano a discapito della costruzione dei personaggi. Ogni personaggio che appare nel libro è sempre molto caratterizzato e, per questo, molto credibile. Che si tratti di un usciere che riceve una lettera o di una vicina di casa con un cane particolarmente dispettoso, Joël Dicker non lesina mai sulle loro caratteristiche né sulla ricerca di una verosimiglianza che odori di realtà e non di una messa in vetrina delle proprie capacità. Un giallo avvincente da leggere in qualsiasi stagione, rilassati in una sdraio sul mare o immersi nel luminoso ambiente montano, sorseggiando spumante e assaporando crostini all'aragosta. Consigliato a tutti coloro che amano i gialli e i colpi di scena. Alcune note su Joel Dicker Joël Dicker è nato a Ginevra nel 1985. La verità sul caso Harry Quebert è il suo secondo romanzo. Il primo, Les derniers jours de nos pères, ha ricevuto il Prix des écrivains genevois nel 2010. La verità sul caso Harry Quebert ha ottenuto il Grand Prix du roman de l’Académie Française 2012 e il Prix Goncourt des lycéens 2012, ed è tradotto in oltre 25 paesi. Nel 2016 Bompiani pubblica La tigre. TAG: #narrativa_straniera, #gialli, #joel_dicker, #voto_quattro

RECENSIONE: Eclissi (Ezio Sinigaglia)

Voto: 4.5/5 Autore: Ezio Sinigaglia Editore: Nutrimenti, 2016 Pagine: 109 Genere: Narrativa italiana, Narrativa_moderna_contemporanea Prezzo: € 15.00 (copertina), € 6.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Eugenio Akron, architetto triestino, arriva su una sperduta isola nordica per assistere all'eclissi totale di Sole, attesa per il giorno dell'equinozio di primavera. È quello che considera il suo ultimo viaggio, un regalo di compleanno anticipato per i suoi settant'anni, un'estrema emozione strappata alla quotidianità. Ad accoglierlo è la natura ruvida di un popolo abituato a convivere con la scura solennità delle rocce e la vastità dell'oceano: una donna austera gli affitta una camera, un arcigno pescatore gli offre la sua barca per osservare l'eclissi dal mare. Tuttavia, tra i forestieri accorsi per l'evento, Akron s'imbatte in un'eccentrica vedova americana, Mrs Clara Wilson, che gli impone, con garbata energia, la sua presenza. L'inattesa complicità che si instaura fra i due fa riaffiorare nella memoria dell'uomo un ricordo del passato, un nodo irrisolto che troverà soluzione soltanto fra le tenebre dell'eclissi. Recensione In questo breve romanzo ambientato in una sperduta isola norvegese, Sinigaglia utilizza sapientemente due registri: il primo umoristico e ironico; il secondo elegiaco. Tutto il romanzo di Sinigaglia è teso a smussare i contrasti, a restituire le nuances che separano i poli di una opposizione netta e astratta: ironia e sentimenti, luce e buio, inverno e primavera (e, infatti, una primavera anticipata sboccia sull’isola), giovinezza e vecchiaia. Da qui la potenza dell’immagine dell’eclissi: notte in pieno giorno ma anche passaggio dalla luce al buio e viceversa "un capovolgimento dell’intuito naturale: una Luna crescente, che cresceva però nella sua parte di tenebra, e una Luna calante, che calava nella sua parte di luce, e che tuttavia non era la Luna ma il Sole". Finché, in un istante e per un solo istante, la sovrapposizione dei due astri, non produce "una scintilla abbagliante sulla spalla del Sole, quasi per un attrito violento tra i due dischi celesti […] come se la forza creatrice avesse voluto rivelare al mondo, per un fuggevole attimo, l’uovo dal quale era nato" momento che inaugura la possibilità di porsi delle domande (alla ricerca di una domanda, e non di una risposta, parte appunto il settuagenario Akron). Di un altro capovolgimento eccezionale Akron è testimone da ragazzino allorché, in compagnia di Ben, si diverte a "giocare alla previsione del passato." Si accorge allora che le probabilità di azzeccare una cinquina nelle estrazioni del lotto riportate dai vecchi quotidiani sono "identiche a quelle di prevedere una cinquina da estrarre nel futuro, cioè zero." Soprattutto si accorge di come la "freccia del tempo, puntata solo e inesorabilmente nella stessa direzione [sia] un’illusone o una delusione umana." Il capovolgimento dell’intuito naturale e del senso comune, del luogo comune, nella eccezionalità dell’eclissi e nel gioco fantastico ideato dai due ragazzi è a mio avviso un momento importante nella poetica di Sinigaglia. Quel capovolgimento è, infatti, il capovolgimento operato dal racconto. Ogni racconto è, in certa misura, un riepilogo, un bilancio, un commento. Dunque un momento eccezionale in cui l’imprevedibilità del passato e del futuro, non importa se reali o immaginari, può essere avvicinata, riconosciuta, letta e, infine, raccontata. Eclissi è un buon romanzo figlio di quelle vecchie scuole di scrittura che, pur non rifiutando i tradizionali precetti della ripartizione della narrazione in scene, facevano della descrizione il proprio punto di forza. Attraverso un sorvegliato uso del dialetto (per rievocare gli episodi del passato) e un originale impiego delle lingue italiana e inglese, rese approssimative dagli errori di pronuncia di personaggi non madrelingua, l'autore ci conduce in un'atmosfera di incertezza, la stessa che alberga nel cuore del protagonista, che a volte sembra avere la risposta tanto agognata a portata di mano, ma subito dopo, più o meno coscientemente, se ne allontana. E quando la risposta arriva, al lettore resta la sensazione che tutti gli argomenti, compresi quelli di più stretta attualità, possano assumere tutt'altro spessore se affrontati con un linguaggio libero dai cliché e dalle frasi fatte della comunicazione contemporanea. Alcune note su Ezio Sinigaglia Ezio Sinigaglia è nato a Milano nel 1948. Ha svolto diversi mestieri, tutti legati alla scrittura: redattore, traduttore, fotocompositore, copywriter, ghostwriter, autore di guide turistiche e, da ultimo, docente di scrittura all’Università di Milano Bicocca e in altre sedi. Dopo Il Pantarèi (1985), ha continuato a coltivare in privato la sua voce narrativa, mentre quella saggistica ha occasionalmente trovato la via della pubblicazione, e ha tradotto alcuni libri dal francese. Dopo trent’anni dal suo esordio, Nutrimenti ha dato alle stampe un suo nuovo romanzo, Eclissi (2016), che a febbraio 2020 è risultato vincitore del concorso Modus Legendi. Nel 2019 la casa editrice TerraRossa ha ripubblicato Il Pantarèi e nel 2020 ha fatto uscire L’imitazion del vero, candidato al Premio Strega. Sito: https://www.eziosinigaglia.it. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #ezio_sinigaglia, #voto_quattro_mezzo

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