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RECENSIONE: La dodicesima pagina (David Liss)

RECENSIONE: La dodicesima pagina (David Liss)

Autore: David Liss Editore: Vintage Editore, 2021 Pagine: 472 Genere: Narrativa straniera, Fantasy Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 9.00 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama L'Inghilterra sta cambiando. Fabbriche e industrie si moltiplicano portando trasformazioni radicali nel tessuto sociale ed economico del Paese. Natura e progresso si scontrano lacerando per sempre l'anima dell'antica Albione. Lucy Derrick è una giovane donna di buona educazione ma con scarse finanze. Dopo la morte dell'amato padre è costretta a trasferirsi, come ospite indesiderata, dal suo tirannico zio. In procinto di sposare un industriale locale del Nottinghamshire, la sua vita, miserabile e rassegnata, è improvvisamente stravolta dall'apparizione di uno sconosciuto, il famigerato poeta libertino Lord Byron, che si presenta a casa dello zio Lowell in evidente stato di alterazione chiedendole di «raccogliere le foglie» e non sposare Mr Olson. Sconvolta dalla scena e disorientata dal senso di quelle richieste, incapace di afferrare pienamente il senso di quello che sta accadendo, Lucy trova conforto nella misteriosa Mary Crawford che la inizierà ai segreti di un mondo in cui tradizione ed evoluzione si combattono fino all'ultimo sangue, un mondo in cui il confine tra magia e realtà è labile fino a quasi scomparire. Recensione Questo romanzo è un ibrido in quanto lo si può definire storico - fantasy. Esso intreccia Storia, amore e magia in un connubio perfetto e affascinante. La storia è ambientata nel 1812, in una era che è conosciuta come Età della Reggenza. Questa è il periodo della Storia dell'Inghilterra che copre il decennio 1811 - 1820 e prende il nome dalla reggenza del Principe di Galles Giorgio Augusto Federico. Il lettore incontra Lucy, una giovane di vent’anni, orfana di entrambi i genitori, che è costretta a vivere da anni con suo zio Lowell, un uomo sgradevole che apprezza solo il denaro e che non vede l’ora di liberarsi di lei per non doverla più mantenere. Lucy è una donna educata, ma anche ribelle. Desidera fortemente lasciare la casa, liberarsi del suo parente, liberarsi dalle convenzioni ed essere padrona di fare ciò che più le aggrada. A partire dalla scelta dell'uomo da sposare. Il periodo storico, però, non permette tutto ciò in quanto le donne si dedicano esclusivamente alla casa, ai figli e non hanno diritto di opinioni. Lucy invece si interessa alla situazione in cui versano i lavoratori nelle fabbriche, al basso salario che ricevono e allo sfruttamento che vivono sulla propria pelle. Ha le proprie opinioni e desidera manifestarle. Senza aver accettato e scelto di sposarsi, Lucy si ritrova fidanzata e in procinto di sposarsi con Mr Olson, il proprietario di una fabbrica che lei non ama. La vita della giovane cambia quando, a casa dello zio, si presenta il poeta libertino Lord Byron che esorta Lucy a non sposarsi. A partire da questo momento, Lucy si ritrova a compiere un lungo viaggio alla ricerca di un libro che potrebbe cambiare le sorti del mondo e scopre il dono della magia grazie a Mary Crawford. L'autore trasporta il lettore in una epoca piena di contraddizioni e oscurità e lo fa curando ogni dettaglio, a partire dall'uso del linguaggio consono all'epoca per poi proseguire con le sue convenzioni e i dettami. Nel libro non mancano personaggi realmente esistiti come, ad esempio, il matematico e alchimista John Dee. Un romanzo da scoprire pagina dopo pagina che emoziona, sorprende e soprattutto compie la magia più significativa per un buon lettore, lo trasporta nella storia e lo coinvolge totalmente. Alcune note su David Liss David Liss Nato nel New Jersey si è poi traferito in Florida dove per un certo periodo è stato venditore, porta a porta, di enciclopedie. Laureatosi alla Syracuse University e poi specializzatosi presso la Columbia University, ha quindi iniziato la sua attività di scrittore debuttando nel 2000 con il suo primo romanzo. Vive a San Antonio con la moglie e i figli. TAG: #narrativa_straniera, #fantasy, #david_liss, #voto_cinque

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RECENSIONE: Cuori in trappola (Jennifer Hillier)

RECENSIONE: Cuori in trappola (Jennifer Hillier)

Autore: Jennifer Hillier Editore: Fazi Editore, 2022 Pagine: 376 Genere: Narrativa straniera, Thriller Prezzo: € 18.50 (cartaceo), € 10.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama La sedicenne Angela Wong, una delle ragazze più popolari della scuola, scompare senza lasciare traccia. Quattordici anni dopo, il mistero è ancora insoluto: nessuno ha mai sospettato il coinvolgimento di quella che al tempo era la sua migliore amica, Georgina Shaw, oggi donna in carriera. Di certo non Kaiser Brody, all’epoca amico di entrambe. Ma quando i resti di Angela vengono ritrovati nei boschi vicino alla vecchia casa di Georgina, Kaiser, che nel frattempo è diventato ispettore, scopre la verità: la ragazza è stata assassinata da Calvin James, lo stesso che ha ucciso almeno altre tre donne. Per le autorità, Calvin è un serial killer. Ma per Georgina è tutt’altra cosa: al liceo, lui è stato il suo primo amore. Da quattordici anni Georgina sa cosa è successo e non l’ha mai detto a nessuno. Per quattordici anni ha mantenuto il segreto. E ora che spuntano altre vittime uccise con lo stesso modus operandi di Angela Wong, il passato torna prepotentemente a galla. Fino a che punto ci si può spingere per seppellire i propri segreti e nascondere il proprio dolore? Per quanto tempo si può convivere con la menzogna? Candore e perversione, ossessione e gelosia: il fascino torbido delle doppie vite degli adolescenti di provincia è protagonista in questo avvincente thriller psicologico, premiato agli ITW Thriller Awards e in corso di pubblicazione in tredici paesi, firmato da una delle giovani autrici di genere più in vista nel panorama internazionale. Recensione In questo romanzo il lettore può trovare molta adrenalina, ma anche diverse pause di riflessione. Tutto ruota intorno alla scarcerazione di Geo, la protagonista, una ragazza che ha scontato diversi anni in prigione per aver taciuto di fronte allo stupro e all’omicidio della sua migliore amica, Angela, la più sensuale delle cheerleader della scuola, e per aver aiutato l’assassino, ovvero il suo fidanzato Calvin, a occultarne il cadavere, senza avere mai il coraggio di denunciare l’accaduto alla polizia. Le omissioni di Geo, però, le si ritorceranno contro, tra verità inconfessabili, scoperte imprevedibili e prese di coscienza agghiaccianti. Un thriller che potrebbe assomigliare a molti altri, ma vi è un elemento che lo differenziano. Il libro sembra essere l’ibridazione di due sottogeneri come il romanzo di suspense e il thriller psicologico e pure la sovrapposizione, attraverso due piani narrativi separati cronologicamente, della ricostruzione del terribile delitto e del racconto della vita in carcere. L’autrice pare divertirsi a seminare qua e là indizi che, nel finale, rappresenteranno un quadro d’insieme più nitido. Non mancano le scene forti in cui si avverte quasi il gusto del macabro da parte dell’autrice. In lettore può trovare anche tematiche legate all’attualità. La violenza come strumento di controllo individuale, la superficialità e il perbenismo di certi ambienti scolastici, l’aborto e la fragilità dei rapporti di coppia, l’isolamento di chi non si sente rappresentato dai modelli sociali imperanti. Non va dimenticata poi la tematica dello stupro. Si può riassumere l’intera storia come un affresco della giovinezza che non conosce il senso del peccato e una critica aspra ad una società che non è capace ad inserire chi ha sbagliato. Una storia che, per quanto mi riguarda, in alcuni punti perde intensità, ma che consiglio a tutto gli amanti dei thriller forti ed intensi che non timore di scontrarsi con tematiche come le vite spezzate, gli amori dannati e i sogni traditi. Alcune note su Jennifer Hillier Jennifer Hillier nata e cresciuta a Toronto, ha vissuto per anni nei dintorni di Seattle per poi tornare in Canada con suo marito e suo figlio. È autrice di diversi thriller psicologici di grande successo. Con Cuori in trappola arriva per la prima volta nelle librerie italiane. TAG: #narrativa_straniera, #thriller, #jennifer_hillier, #voto_quattro

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RECENSIONE: Un giorno sì un altro no (Isa Grassano)

RECENSIONE: Un giorno sì un altro no (Isa Grassano)

Autore: Isa Grassano Editore: Giraldi Editore, 2020 Pagine: 358 Genere: Narrativa italiana, Narrativa rosa Prezzo: € 15.90 (cartaceo), € 8.49 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Solleticata da un oroscopo in cui di solito non crede, Arabella si muove alla ricerca della felicità. Imbranata e disillusa dall'amore, con un impiego che più "nero" non si può, scrive necrologie, si lascia condizionare dalle previsioni astrali dal giorno in cui casualmente incontra Ludovico. Ludo per gli amici, Ludo come gioco (ludus) che può anche fare male. Ludo enigmatico, schivo e riservato, di cui si sa poco o nulla. E tuttavia, il suo essere affascinante disorienta Arabella che si abbandona al sogno, all'evasione, al piacere e alla voglia di barattare il sempreepersempre con il perora. Così tra il tempo speso a consultare il calendario astrologico e a fare i conti con un passato che qua e là riemerge, Arabella impara che ci sono "giorni sì e giorni no" ma anche che ci sono cose che i pianeti non possono svelare. Recensione Chi sul finire dell’anno non consulta l’oroscopo sperando che quello nuovo prenda una svolta? Lo fa anche Arabella, donna imbranata e sgraziata, disillusa nei sentimenti che non crede nell’oroscopo, ma che decide di lasciare una porta aperto visto le previsioni positive. Le previsioni di giorni felici sembrano realizzarsi quando, la protagonista, ad un vernissage di una mostra fotografica incontra Ludovico, Ludo per gli amici. Un uomo schivo e riservato, di cui si sa poco o nulla, complicato ma incredibilmente attraente, con un forte magnetismo nelle mani. Ed è subito attrazione, un fulmine a ciel sereno che lascia libera l’immaginazione erotica, che man mano si trasforma in scene di sesso passionale e intenso. Arabella, forte dell’incontro inaspettato con Ludovico, si affida al transito dei Pianeti come fosse una scienza e ne diventa dipendente. Il romanzo d’esordio della giornalista e blogger è una commedia romantica che si legge tutto d’un fiato in quanto la storia ha un ritmo veloce e incalzante; ricca di pensieri, emozioni e gesti che accomunano tante persone a cominciare da quello semplice di andare a leggere il nostro oroscopo appena ci troviamo con un quotidiano o una rivista in mano. Il libro emoziona, racconta relazioni labirintiche, ricordi del passato, voglia di amare e di abbandonarsi. A tutto ciò si aggiunge il senso dell’appartenenza di sé al tempo che scorre e l’invito a non sprecare nemmeno un momento. Vi sono, però, anche le delusioni, le frasi non dette, gli interrogativi senza risposte, i silenzi. Una storia romantica che non ha paura di parlare al cuore, ma allo stesso tempo si porta dietro riflessioni che riguardano i lutti, il dolore altrui e le attese. Il tutto impreziosito da un colpo di scena finale che spiazza il lettore. I personaggi si muovono sullo scenario di una Roma incantevole, ma non mancano excursus in Abruzzo, Basilicata, Puglia fino New York. Ogni capitolo si apre con i versi di una canzone e si chiude con un proverbio che l’autrice ha raccolto nei suoi viaggi di lavoro in giro per il mondo. Alla fine resta la certezza che nella vita ci sono giorni sì e giorno no, ma con la speranza, in modo particolare in questo periodo, di tornare ad abbracciarsi in quanto ci sono parole che solo gli abbracci sanno dire. Alcune note su Isa Grassano Isa Grassano è giornalista free lance, iscritta all’albo dei Professionisti, da diversi anni collabora con le principali testate italiane di turismo ed enogastronomia (I Viaggi di Repubblica, Vie del Gusto) oltre a riviste femminili e specializzate (Elle, Tu, Cucina Naturale). Cura la comunicazione e le pubbliche relazioni per Apt, Comuni, Associazioni e enti privati. Organizza educational tour per giornalisti. Realizza, in collaborazione con Hippo Productions, documentari turistici e d’attualità. Nel 2011 pubblica, con Newton Compton (collana 101) una guida alle "101 cose divertenti, insolite e curiose da fare gratis in Italia almeno una volta nella vita". TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_rosa, #isa_grassano, #voto_quattro

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RECENSIONE: The Last Duel (Ridley Scott)

RECENSIONE: The Last Duel (Ridley Scott)

Regista: Ridley Scott Interpreti: Matt Damon, Ben Affleck, Adam Driver, Jodie Comer, Harriet Walter, Nathaniel Parker Anno: 2021 Durata: 142 minuti Genere: Drammatico, Storico Trama Jean de Carrouges è un rispettato cavaliere noto per il suo coraggio e la sua abilità sul campo di battaglia. Jacques Le Gris è uno scudiero normanno la cui intelligenza ed eloquenza lo rendono uno dei nobili più ammirati a corte. Quando la moglie di Carrouges, Marguerite, viene ferocemente violentata da Le Gris, si rifiuta di rimanere in silenzio, facendosi avanti per accusare il suo aggressore: un atto di coraggio e di sfida che mette in pericolo la sua vita. Il conseguente processo per combattimento, un estenuante duello all'ultimo sangue tra i due uomini, mette il destino di tutti e tre nelle mani di Dio. Recensione Questo film è il nuovo dramma epico e storico diretto da Ridley Scott ed è tratto dal romanzo storico L’ultimo duello scritto nel 2004 da Eric Jager. La pellicola racconta dell’ultimo duello legale di Francia, avvenuto nel XIV secolo. A disputarlo sono il cavaliere Jean de Carrouges (Matt Damon) e lo scudiero Jacques Le Gris (Adam Driver). Tutto inizia quando la moglie di Carrouges, Marguerite de Thibouville (Jodie Comer) accusa lo scudiero di averla stuprata. Costui però nega il fatto, perciò non resta che mettere il verdetto finale al giudizio divino. Se Carrouges perde significa che la donna dice il falso e verrà bruciata. Ciò che sorprende in questo film è la scelta di raccontare la storia da tre punti di vista, quelli dei protagonisti: Carrouges, Le Gris e Marguerite. Il risultato è un puzzle in cui la verità sfugge continuamente. Mentre le prime due prospettive tendono a fornire una visione eroica dei fatti, la terza svela l’orrore dietro la cavalleria, un mondo in cui conta solo il potere degli uomini e dove la giustizia è assente. The Last Duel è la storia del coraggio di una donna che sceglie di dire la verità ad ogni costo. Alla sceneggiatura troviamo anche la coppia Affleck-Damon che garantisce il successo della pellicola. L’atmosfera risulta sontuoso e si percepisce il freddo che affligge luoghi e personaggi. La regia è eccezionale, in modo particolare nelle scene d’azione. Un film assolutamente da vedere che è un grande omaggio alla forza delle donne di ogni tempo. TAG: #drammatico, #storico, #matt_damon, #ben_affleck, #adam_driver, #jodie_comer, #harriet_walter, #nathaniel_parker, #ridley_scott, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: La bambina dimenticata dal tempo (Siobhan Dowd)

RECENSIONE: La bambina dimenticata dal tempo (Siobhan Dowd)

Autore: Siobhan Dowd Editore: Uovonero, 2012 Pagine: 320 Genere: Narrativa straniera, Narrativa per ragazzi Prezzo: € 14.00 Acquista: Libro Trama 1981. John Lennon è morto da un anno e in Irlanda sembra che i sogni di pace delle sue canzoni siano definitivamente sfumati. Il paese è scosso da attentati fratricidi e i membri dell'IRA in carcere stanno facendo lo sciopero della fame per ottenere dal governo Thatcher lo status di detenuti politici. Anche il ritrovamento del cadavere mummificato di una bambina sul confine fra Eire e Irlanda del Nord è fonte di contrasti quando si scopre che è vecchio di duemila anni. Fergus, casuale autore del ritrovamento insieme a Zio Tally, ha diciotto anni. Sta per iniziare gli esami di maturità, dove vuole ottenere voti alti per andarsene lontano a studiare medicina. Per aiutare il fratello Joe, in carcere, inizia a portare avanti e indietro dal confine degli strani pacchetti per conto di Michael Rafters, detto "il Matto", un personaggio ambiguo e collegato all'IRA. In questa situazione, in cui nascono l'amicizia per il soldato britannico Owain e l'amore per la bella Cora, Fergus comincia ad avere strane visioni, in cui un mondo antico che si intreccia sempre più con quello presente gli appare attraverso gli occhi di Mel, la bambina dimenticata dal tempo. Con questo libro, vincitore della prestigiosa Carnegie Medal nel 2009, Siobhan Dowd si conferma come una grande scrittrice, dotata di grande talento e sensibilità. Come nel precedente «Il mistero del London Eye», l'attenzione dell'autrice si concentra in modo particolare sul tema della diversità. Da un lato, una diversità che spaventa e che diventa capro espiatorio. Dall'altro, la presunta diversità tra popoli fratelli, costruita per ragioni politiche ed economiche, ma inesistente quando gli esseri umani riescono a incontrarsi in modo autentico. Età di lettura: da 12 anni. Recensione In questo romanzo il concetto di confine risulta centrale se si vuole individuare una chiave di lettura. Il primo confine che si presenta al lettore è fisico e sinistro: il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord nell’anno 1981. I cosiddetti troubles, i disordini, imperversano e la famiglia McCann vive con emozioni diverse la decisione del figlio maggiore, militante dell’IRA in carcere, di aderire allo sciopero della fame. Se per i genitori è naturale orientarsi verso due reazioni drammaticamente opposte, il giovane Fergus, diciottenne protagonista della vicenda, si trova in maggiore difficoltà, soprattutto perché si confronta con altri confini: quello tra l’adolescenza e la vita adulta, tra innocenza e complicità, tra inconsapevolezza e presa di coscienza. Fergus si trova di continuo in bilico tra la voglia di crescere, con le responsabilità che questo comporta e la tentazione di tornare indietro nel tempo, ai tempi dei giochi innocenti e delle canzoncine cantate a squarciagola con gli amici. Altro confine è quello temporale. Il giovane protagonista è l’autore, per caso, di uno straordinario ritrovamento archeologico, quello del cadavere mummificato di una bambina dell’80 d.C. Anche questa barriera è continuamente infranta, per mezzo di una serie di visioni oniriche che sembrano mettere in contatto Fergus e Mel, quasi a dimostrare che epoche lontanissime tra loro possono dialogare e che alcuni atteggiamenti umani, alcune violenze e discriminazioni, sono destinate a ripetersi nei secoli. Un romanzo che cattura grazie ai diversi spunti e alla scrittura fluida. Non a caso, il libro, ha vinto nel 2009 la Carnagie Medal come miglior libro dell'anno per ragazzi o giovani adulti pubblicato nel Regno Unito. Alcune note su Siobhan Dowd Nata a Londra da genitori irlandesi. Diplomata in lettere classiche all’università di Oxford, è entrata a far parte nel 1984 del Pen Club International, un’organizzazione di scrittori il cui obiettivo è quello di “riunire scrittori di tutte le nazionalità che abbiano a cuore i valori della pace, del rispetto e della libertà, senza i quali la creazione diventa impossibile”. Per vent’anni si è battuta contro la censura e per la difesa degli scrittori minacciati e incarcerati in ogni parte del mondo. Ha soggiornato in Indonesia e in Guatemala e ha diretto per sette anni il comitato “Libertà di scrittura” del centro americano del Pen Club, a New York. Al ritorno in Inghilterra ha continuato questa missione sociale inviando scrittori nelle scuole svantaggiate e nelle prigioni. Il suo primo romanzo per ragazzi, "A Swift Pure Cry", è uscito soltanto nel 2006. Ha ricevuto critiche molto favorevoli da parte della stampa anglosassone e numerosi premi in Gran Bretagna e in Francia. Da allora, Siobhan Dowd è paragonata ai piú grandi scrittori irlandesi contemporanei. Il mistero del London Eye (edito in Italia da Uovonero nel 2011) ha vinto il Premio Andersen per la fascia d'età oltre i 12 anni. È il secondo libro che ha pubblicato, ma il primo che ha scritto. Siobhan è riuscita a completare altri due romanzi prima di morire improvvisamente di cancro nell’agosto 2007, all’età di quarantasette anni. I quattro romanzi per ragazzi di Siobhan Dowd rappresentano un capolavoro, ancora piú prezioso se si considera che la sua realizzazione si è interrotta nel punto piú alto della sua traiettoria. Essi testimoniano il suo enorme talento di scrittrice, la sua profonda passione per la vita e l’affetto che ha sempre avuto per l’Irlanda, dove si recava regolarmente. Tutti i diritti d’autore delle opere di Siobhan Dowd sono destinati alla Siobhan Dowd Trust, una fondazione di beneficenza creata appena prima della sua morte per migliorare le possibilità di accesso al piacere della lettura da parte dei ragazzi che vivono in aree socialmente disagiate. Insieme a Patrick Ness ha scritto Sette minuti dopo la mezzanotte, edito in Italia da Mondadori nel 2013. Tra i suoi titoli ricordiamo: La bambina dimenticata dal tempo, Il riscatto di Dond, Le rose di Shell. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_per_ragazzi, #siobhan_dowd, #voto_cinque

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RECENSIONE: A colpi di Cannonau (Titiana Blesh)

RECENSIONE: A colpi di Cannonau (Titiana Blesh)

Autore: Titania Blesh Editore: Acheron Books, 2020 Pagine: 332 Genere: Narrativa italiana, Fantasy Prezzo: € 14.00 (cartaceo), 4.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Sardegna, 1600. Intrappolata in un'isola deprimente e in un matrimonio disastroso, la ribelle Fiammetta rincorre il sogno folle di diventare piratessa. Da anni prepara la fuga a bordo del veliero che ha acquistato in gran segreto da un mercante genovese, e adesso la sua ciurma composta da mogli insoddisfatte sembra pronta al grande varo. L'occasione perfetta si presenta quando Stellina, una ragazzina dotata di strani poteri, promette di condurla al mitico tesoro sepolto del leggendario pirata Capitan Sauro. Ma tutto si complica quando Ambrosio, cacciatore di streghe per la Santa Inquisizione spagnola, posa i suoi occhi sulla ragazzina. Lui sa bene che gli spiriti Zipa, come quello che infesta il corpo di Stellina, possono percepire l'oro del Nuovo Mondo... oro che il bieco inquisitore brama disperatamente. La posta in gioco si alza. Fiammetta e la sua ciurma di donne sbandate devono imbarcarsi in una sfida impossibile: trovare il tesoro prima degli spagnoli, oppure la libertà sarà l'ultima delle loro preoccupazioni! Recensione Questo romanzo fantasy è il primo scritto da questa giovane autrice. La storia è ambientata in una piccola isola della Sardegna del 1600; la protagonista è Fiammetta, una donna di mezza età, tarchiata e senza un occhio, perso dopo esser stata percossa dal marito, dallo spirito ribelle e col sogno di diventare una piratessa. Intorno ad essa girano molte altre donne che per una ragione o per l’altra sono schiave della loro condizione e di un sistema fortemente patriarcale. Il romanzo è raccontato attraverso tre linee narrative in cui i protagonisti si esprimono in prima persona. La prima linea coincide con il racconto della protagonista, la seconda con quella dell’inquisitore Ambrosio e la terza appartiene sempre a Fiammetta, ma narra eventi accaduti tre anni prima. Nel libro non manca la componente magica che è data dalla presenza di spiriti chiamati Zipa che si impossessano del corpo di donne e bambine, conferendo poteri magici ma prendendo comunque il controllo delle coscienze delle ospitanti. Per il resto del mondo queste donne possedute vengono comunemente catalogate come streghe e, pertanto, denunciate all’Inquisizione. Vi è un interessante legame fra questi spiriti e i dobloni forgiati con l’oro proveniente dal nuovo mondo, ma non voglio aggiungere altro altrimenti si perde il gusto della lettura. Molto presente è anche la componente piratesca fatta di galeoni spagnoli e imprecazioni colorite che ,in modo particolare nella prima parte del romanzo, è molto idealizzata e romantica. L'intero romanzo è una storia di lotta e di rivincita del genere femminile. Questo non vuol dire che il lettore si trova di fronte ad una eroina da genere fantasy che colleziona vittorie grazie al proprio valore, anzi la protagonista è una donna terribilmente sprovveduta ma decisamente caparbia. Si può definire come una anti-eroina con una gran voglia di riscatto per sé e per l’entourage di donne sconfitte che si raccolgono intorno a lei. Di contro, tutti i personaggi maschili assumono connotazioni negative, si può identificare un villain, però la vera battaglia è una lotta tra i generi. Romanzo con alcuni spunti interessanti, ma con dialoghi storicamente poco attendibili e con una tematica femminista molto ridondante. Una storia che risulta comunque scorrevole consigliato agli amanti dei fantasy e dell'avventura in cui le protagoniste lottano per riscattare la propria condizione sociale. Alcune note su Titania Blesh Titania Blesh cerca di sfuggire dalla nebbia di Milano scrivendo fantasy e fantascienza. È ossessionata da vulcani, astronomia e teneri cagnolini. A Colpi di Cannonau è il suo primo romanzo pubblicato. TAG: #narrativa_italiana, #fantasy, #titania_blesh, #voto_tre_mezzo

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RECENSIONE: Il segreto di White Stone Gate (Julia Nobel)

RECENSIONE: Il segreto di White Stone Gate (Julia Nobel)

Autore: Julia Nobel Editore: EL, 2021 Pagine: 240 Genere: Narrativa straniera, Narrativa per ragazzi Prezzo: € 13.50 Acquista: Libro Trama Dopo aver trascorso l’estate a casa, Emmy non vede l’ora di tornare a Wellsworth per ritrovare i suoi migliori amici, Lola e Jack. La sua speranza è che l’Ordine di Black Hollow Lane li lasci finalmente in pace, ma subito prima della ripresa delle lezioni riceve un enigmatico biglietto in cui suo padre la esorta a non fidarsi di nessuno. E quando Lola viene accusata di un furto che non ha commesso ed espulsa, Emmy capisce di non essere più al sicuro…Età di lettura: da 11 anni. Recensione Nel primo volume dal titolo Il mistero di Black Hollow Lane (recensito qui) il lettore ha lasciato la quasi tredicenne Emmeline, giocatrice appassionata di calcio e di misteri, nel prestigioso collegio di Wellsworth, frequentato in gioventù dal padre poi misteriosamente sparito, forse morto, e perseguitata dall’Ordine di Black Hollow Lane, pericolosa società segreta, anzi organizzazione criminale su larga scala che annovera nelle sue file personaggi influenti della politica e finanza, di polizia e servizi segreti, alte cariche dello Stato, con l’obiettivo di conquistare il massimo potere e al momento di catturare il padre di Emmy o almeno certi oggetti che lui possiede che permetterebbero di accedere ai sotterranei del collegio dove sono accumulate immense ricchezze. Nel collegio, che somiglia un po’ a Hogwarts ma senza magia e con un’atmosfera da gotico inglese classico che si intreccia col giallo scolastico, Emmy viene messa sotto pressione perché riveli dove si trova il padre (la ragazzina non è a conoscenza di questa informazione) o almeno consegni quanto le ha affidato in quanto guiderebbe alla mappa segreta dei tunnel. Le minacce riguardano la sua migliore amica, che viene bullizzata pesantemente e fatta espellere dal collegio, e addirittura la madre che si trova in giro per tour promozionali del suo libro. Emmy non sa più di chi fidarsi, nemmeno dei suoi più cari amici, finché decide di reagire e attaccare frontalmente l’Ordine con l’aiuto dell’amico fidato del padre e con una sorpresa finale che non rivelo e che apre sicuramente a una terza puntata dell’avvincente storia che profuma di giallo avventuroso. In aggiunta a ciò un ultimo tormento per la ragazza: Sam, il bel ragazzo che le fa muovere le farfalle nello stomaco ogni volta che lo vede, fa il doppio gioco? Si è infiltrato nell’Ordine per spiarlo o è tutto il contrario? Un ottima storia dove l'amicizia rimane un elemento saldo con una ambientazione unica che aggiunge mistero e brivido. Alcune note su Julia Nobel Julia Nobel è autrice e insegnante di scrittura. La sua ossessione infantile per The Babysitters Club si è trasformata in una passione per la lettura e la scrittura di letteratura per bambini. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_per_ragazzi, #julia_nobel, #voto_cinque

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RECENSIONE: Scegli me (Tess Gerritsen, Gary Braver)

RECENSIONE: Scegli me (Tess Gerritsen, Gary Braver)

Autore: Tess Gerritsen, Gary Braver Editore: Longanesi, 2021 Pagine: 352 Genere: Narrativa straniera, Thriller Prezzo: € 19.90 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Taryn Moore era giovane, bella e brillante. Quindi perché si è uccisa? A chiederselo è la detective Frances «Frankie» Loomis, chiamata sulla scena per indagare. La ragazza si sarebbe buttata dal balcone del suo appartamento nel campus del college che frequentava con ottimi risultati. Ma qualcosa non torna: a suggerire a Frankie che niente in quella brutta storia è così semplice come sembra è il suo istinto, e a conferma dei suoi sospetti arrivano i risultati dell'autopsia: Taryn Moore era incinta. Di chi? Potrebbe essere questa gravidanza imprevista una ragione sufficiente per il suicidio o potrebbe - invece - essere il movente di un calcolato omicidio? Indagando sulla rete di relazioni della ragazza, Frankie nota un nome stonato: quello di Jack Dorian, professore di inglese, chiaramente attratto da Taryn per l'intelligenza della ragazza, per l'adorazione che lei gli mostrava e per il fatto di essere completamente off limits, essendo una sua studentessa. Ma se il professore non fosse stato tanto corretto quanto dichiara? E se sapesse qualcosa su un ben nascosto lato oscuro di Taryn, capace di avvinghiare coloro che le volevano bene fino a trascinarli in una spirale pericolosa? L'istinto di Frankie le dice che sotto la superficie si agitano sordidi segreti e presto diventa chiaro che Jack Dorian potrebbe conoscere la verità: il professore è colpevole di averla ingannata, ma è anche capace di commettere un omicidio a sangue freddo? Recensione Un corpo sul calcestruzzo davanti all'edificio è riverso in una pozza di sangue. A trovarlo un autista che passava e che si è fermato, nonostante la pioggia incessante, e che ha subito chiamato la polizia. Ad accorrere sul posto è Frankie, detective donna, cinquantenne, con il suo collega Max. Il corpo è quello di una ragazza giovane, bella, apparentemente senza problemi e che sembra essersi buttata dal quinto piano, dal balcone del suo appartamento. Nonostante tutto riporti al suicidio, qualcosa non torna, il cellulare di Taryn non si trova e la poliziotta Frankie inizia ad indagare. È stato veramente suicidio? La risposta arriva poco dopo, quando l'autopsia rivela un particolare: Taryn era incinta ed è stata uccisa. Chi è stato? Ciò è l’inizio di un'immersione nella vita della povera ragazza, grazie agli interrogatori delle persone che facevano parte della sua vita. E quella che sembrava una vita spensierata, si rivela essere tutt'altro. Approfondendo le indagini sulle persone che la conoscono, si scopre che era stata lasciata dal fidanzato Liam e che ciò l'ha distrutta. Inoltre, tra i vari nomi, emerge quello del professor Dorian, il suo docente e tutore, che lei adorava. Il romanzo è ambientato in tempi diversi, il prima e il dopo. Nel prima abbiamo la vita di Taryn antecedente la sua morte, si segue la sua quotidianità al college e si scoprono relazioni e intrecci ben preparati, le dinamiche con il fidanzato che l'ha lasciata, quelle con il suo migliore amico che prova del sentimento e le sue lezioni col professor Dorian. Nel dopo seguiamo le indagini dellapoliziotta Frankie. Gli autori ci fanno scoprire non solo le sue qualità investigative, ma anche parte del suo privato. È infatti madre di due ragazze un po' scapestrate, che le provocano spesso molti pensieri. Il libro risulta veramente ben scritto e se amate i polizieschi dove non sono le scene violente a tenere banco, ma piuttosto i caratteri dei vari personaggi e i rapporti tra i protagonisti, attraverso una descrizione precisa anche dal punto di vista psicologico, questo libro è per voi. Altamente consigliato Alcune note su Terri Gerritsen Tess Gerritsen, nata nel1953, è una scrittrice statunitense di thriller: i suoi libri sono stati tradotti in 31 lingue con oltre 15 milioni di copie vendute. Ha abbandonato la carriera di medico per dedicarsi completamente alla scrittura. Ha vinto il Nero Wolfe Award con Vanish e il Rita Award per il Chirurgo. Attualmente vive nel Maine. Alcune note su Gary Braver Gary Goshgarian, conosciuto con il suo pseudonimo Gary Braver, è un professore di inglese alla Northeastern University (Boston), negli Stati Uniti, dove tiene corsi di fantascienza, bestseller moderni, narrativa horror e scrittura di narrativa. TAG: #narrativa_straniera, #thriller, #terri_gerritsen, #gary_braver, #voto_cinque

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RECENSIONE: El Cid. Il guerriero (José Luis Corral)

RECENSIONE: El Cid. Il guerriero (José Luis Corral)

Autore: José Luis Corral Editore: Fanucci Editore, 2021 Pagine: 432 Genere: Narrativa straniera, Storia Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Ambientato nella seconda metà dell'XI secolo, durante il periodo della Reconquista spagnola, il romanzo narra la storia di Rodrigo Díaz de Vivar, il condottiero che partecipò alla riconquista dei territori della penisola iberica finiti in mano al califfato islamico di al-Ándalus. Il narratore è Diego de Ubierna, il fedele scudiero di Rodrigo, che racconta in prima persona la vita e le gesta di El Cid, a distanza di qualche anno dalla sua morte. L'opera si apre con l'incontro tra i due. Nel 1063, Rodrigo è ormai investito ufficialmente della carica di cavaliere dell'esercito di re Ferdinando I ed è alla ricerca di uno scudiero; su consiglio del padre di Diego, conosciuto a corte, si reca al monastero di San Paolo di Cardeña dove il ragazzo viene accudito e cresciuto per diventare sacerdote sin dall'età di otto anni. Diego lascia il monastero e diventa il fedele e umile servitore del signore di Vivar. Inizia così la storia di una leggenda... Tra battaglie furiose, intrighi di corte, tradimenti e alleanze, la fama di Rodrigo cresce, la sua fama è talmente reboante che in tutto il regno riecheggiano poemi e canzoni sulle gesta del cosiddetto Campeador fino a quando, dopo anni di lotta, la sua figura risplenderà anche oltre i confini della Spagna. Recensione José Luis Corral è senza dubbio uno degli autori di romanzi storici più letti e apprezzati nella penisola iberica. Quando si vuole avere maggiori informazioni su un personaggio storico illustre come, ad esempio, il condottiero e cavaliere medievale spagnolo El Cid Campeador, ci si può trovare davanti ad una opera molto incentrata su dati biografici e date che risulta troppo pesante oppure con in mano un romanzo che presenta una grave carenza di rigore storico. Per fortuna, José Luis Corral, come tutti i grandi autori di romanzi storici, è capace di coniugare accuratezza storica e precisione con scrittura di una storia piacevole e di facile lettura.
La storia viene raccontata da Don Diego de Hubían, l'unico personaggio immaginario dell'opera, che illustra tutti gli intrighi, le battaglie e gli incontri di Rodrigo Díaz de Vivar; alla fine della sua storia il lettore può dire di sapere quasi tutto sulla vita del grande condottiero. Un libro consigliatissimo non solo a chi vuole saperne di più su El Cid, figura storica di grande importanza per il popolo spagnolo, ma anche agli amanti del mondo medievale che vogliono leggere un romanzo storico coinvolgente e ben scritto. Alcune note su José Luis Corral José Luis Corral nato a Daroca nel 1957, vincitore dell’Aragonese Literature Award nel 2017 e medaglia d’argento al XXXIV Festival Internazionale del Cinema e della TV di New York, ha diretto programmi radiofonici e televisivi ed è stato consulente di Ridley Scott per la ricostruzione storica del film 1492: Conquest of Paradise. Professore di Storia medievale, è autore di una trentina di saggi tra cui Historia de la pena de muerte (2005), Breve historia de la Orden del Temple (2006), Una historia de España (2008), El Enigma de las Catedrales (2012) o Misterios, secretos y enigmas de la Edad Media (2017). Come scrittore, è considerato il maestro dei romanzi storici spagnoli contemporanei per opere come El salón dorado (1996), El amuleto de bronce (1998), El invierno de la corona (1999), El Cid (2000), Numancia (2003), El número de Dios (2004), El caballero del templo (2006), El amor y la muerte (2010), La prisionera de Roma (2011), El códice del peregrino (2012), El médico hereje (2013), El trono maldito (con Antonio Piñero, 2014), la trilogia Los Austrias (2016 e 2017) e Batallador (con Alejandro Corral, 2018). TAG: #narrativa_straniera, #storia, #josé_luis_corral, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Una famiglia vincente - King Richard (Reinaldo Marcus Green)

RECENSIONE: Una famiglia vincente - King Richard (Reinaldo Marcus Green)

Regista: Reinaldo Marcus Green Interpreti: Will Smith, Jon Bernthal, Liev Schreiber, Aunjanue Ellis, Saniyya Sidney, Tony Goldwyn, Demi Singleton, Andy Bean, Kevin Dunn, Craig Tate Anno: 2021 Durata: 144 minuti Genere: Sportivo, Biografico Trama Una Famiglia Vincente - King Richard, film diretto da Reinaldo Marcus Green, racconta la storia delle due superstar del tennis, Venus e Serena Williams, tramite la figura del padre, Richard Williams (Will Smith), che sin dall'infanzia è stato il loro allenatore. La famiglia Williams viveva a Compton, malfamato quartiere di Los Angeles ad alto tasso di criminalità. Sin da quando erano bambine, Richard ha deciso che le figlie avrebbero auto un futuro da tenniste e, nonostante non avessero preparazione alcuna, ha iniziato ad allenarle. Con nessuna conoscenza dello sport, l'uomo si è impegnato a formarle, convinto che un giorno le sue bambine sarebbero potute diventare due delle tenniste migliori della storia. Recensione Questa pellicola racconta la straordinaria storia delle sorelle Venus e Serena Williams, leggende del tennis mondiale, cresciute per diventare delle campionesse. Il padre delle ragazze (Will Smith) è fortemente convinto di crescere delle future campionesse e mette in atto questo programma fin da quando nascono le figlie. Venus e Serena rappresentano tutto quello su cui Richard, il genitore, punta per un futuro migliore per la sua famiglia. Le allena, le tempra, programma la loro quotidianità e quella di tutta la famiglia sugli allenamenti delle ragazze; cerca campi e allenatori disposti ad allenarle gratuitamente; ha un obiettivo importante e fa di tutto per portarlo avanti. Nonostante i momenti di difficoltà e quelli in cui sembra che tutto sia inutile, infine arriva la svolta per le ragazze che faranno la storia del tennis. Questo è un film che non ti aspetti. Si pensa di vedere la classica biografia che racconta i sacrifici e i successi delle ragazze grazie ad una figura paterna molto presente e carismatica, invece la pellicola si concentra principalmente su Richard, sul suo carattere, la sua tenacia, sul rapporto con ogni componente della famiglia, ma soprattutto sui suoi sacrifici e sullo sconfinato amore per il tennis. Un film che mette in mostra più la crescita personale che quella sportiva. Richard è un personaggio, anche grazie all'ottima interpretazione di Will Smith, che spacca lo schermo; un vero protagonista su cui fare un film. Ha sicuramente dei lati negativi, è fin troppo testardo, orgoglioso e pensa di avere sempre ragione, ma ci mette tanto amore, lo fa per la propria famiglia. Passa alle proprie figlie dei valori fondamentali, perché il successo può dare alla testa e Richard è convinto che le ragazze hanno bisogno di avere alle spalle una formazione e un'educazione che le tempri e faccia capire loro quali sono i veri valori e le priorità della vita. Anche grazie all'aiuto della moglie che ha un ruolo fondamentale in tutto ciò, riesce nel suo intento. Un film che ha un cast molto convincente, in modo particolare Will Smith. TAG: #sportivo, #biografico, #will_smith, #jon_bernthal, #liev_ schreiber, #aunjanue_ellis, #saniyya_sidney, #tony_goldwyn, #demi_singleton, #andy_bean, #kevin_dunn, #craig_tate, #reinaldo_marcus_green, #voto_quattro

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RECENSIONE: Le strade del gioco (Michela Gecele)

RECENSIONE: Le strade del gioco (Michela Gecele)

Autore: Michela Gecele Editore: Forme Libere, 2017 Pagine: 151 Genere: Narrativa italiana, Gialli Prezzo: € 13.00 Acquista: Libro Trama Dopo un'avventura iniziata in aereo e diffusa fra due continenti, Ada Hartmann - la sociologa berlinese emigrata in Sicilia - viene coinvolta in una vicenda che si svolge interamente a Catania; ma non si tratta di una vicenda locale: i fili della globalizzazione si intrecciano con tradizione, affari e malaffari della città etnea, costruendo una trama densa, veloce e, come sempre, sorprendente. Tutto inizia con la visita a Catania di un'amica cinese di Ada e con una semplice cena nel ristorante cinese sotto casa. La cena si trasformerà in un pranzo di nozze e sarà l'inizio del vortice che porterà Ada in un intrico di trame sociali, vizi pubblici o privati e fantasmi personali. Sulla scena compariranno, fra gli altri, un'astrologa profonda conoscitrice dei "giochi" della città e un commissario residente al Fortino, cuore popolare delle infinite strade di Catania. Recensione L’autrice, psichiatra e psicoterapeuta ci regala, dopo I fiumi sotto la città, La spiaggia dei ricordi morti e Morte di cioccolato, il suo quarto romanzo giallo dove permette al lettore di entrare direttamente nei pensieri, nelle osservazioni, nelle emozioni e nelle sensazioni della protagonista. Il suo nome è Ada Hartmann, di professione sociologa e insegnante universitaria, che si è trasferita da Berlino a Catania dove è ambientata questa e tutte le altre storie. Essa, per inclinazione spontanea, si trova sempre ad indagare su qualche caso. Ada possiede inoltre, piccoli rituali che le permettono di prendersi lo stacco necessario dai suoi stessi pensieri e saper apprezzare, con devozione profonda, sempre nuove e particolari fette di torta, quasi fossero una metafora della vita. Non è difficile, in questo romanzo, trovarsi di fronte a descrizioni di gustosi dolci o di vere e proprio ricette come quella che rivela l’astrologa alla sociologa durante il loro incontro. In questo nuovo romanzo si parla di scommesse. In modo particolare di scommesse automobilistiche. Ada, insieme alla sua amica cinese Qian che si trova in Sicilia per una visita di piacere, si ritrova ad indagare sul fallito investimento prima e sulla morte poi di un uomo cinese. Il tutto ha origine in quanto le due donne decidono di mangiare al ristorante orientale, sotto casa di Ada, dove si svolge un matrimonio cinese. Uno degli invitati risulta in ritardo e presto si scopre essere in ospedale in quanto investito da un’auto. Da questo punto in poi Ada, anche grazie all’amica che conosce la lingua cinese, viene ingaggiata dalla polizia per far chiarezza sulla situazione. Il romanzo risulta ben costruito e non mancano delle scene che fanno sorridere. Ad esempio quando la polizia, insieme alle due donne, incontra la vittima in ospedale e grazie a Qian si traduce dal cinese al tedesco e ad Ada dal tedesco all’italiano. Non bisogna infatti dimenticare che la sociologa e l’amica utilizzano, fra di loro, come lingua principale il tedesco. Nella trama non mancano elementi legati all’inconscio collettivo che utilizza la sociologa sia per cercare di risolvere il caso, sia per cercare delle risposte personale come quando consulta l’I Ching per sapere che direzione dare alla storia con Alessio, suo giovane studente. L’autrice scrive una storia che coinvolge, ma che risulta fin troppo lineare non essendo presenti colpi di scena. Un romanzo che consiglio, comunque, a tutti coloro appassionati di gialli. Alcune note su Michela Gecele Michela Gecele è nata, cresciuta e vissuta a Torino, da qualche anno risiede a Catania. L’insolito cognome che porta proviene, come la famiglia paterna, da Pieve Tesino (TN). Medico e psicoterapeuta, si interessa alle connessioni fra gli esseri umani, il mondo in cui sono immersi e le lingue che parlano. Condivide, da molti anni, la passione per la letteratura di genere – i “gialli” – con la sorella Piera. TAG: #narrativa_italiana, #gialli, #michela_gecele, #voto_tre_mezzo

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RECENSIONE: Il mistero di Black Hollow Lane (Julia Nobel)

RECENSIONE: Il mistero di Black Hollow Lane (Julia Nobel)

Autore: Julia Nobel Editore: EL, 2020 Pagine: 256 Genere: Narrativa straniera, Narrativa per ragazzi Prezzo: € 12.90 Acquista: Libro Trama Con un padre scomparso in circostanze oscure diversi anni prima e una madre troppo impegnata per badare a lei, Emmy viene mandata a Wellsworth, un prestigioso collegio inglese. Poco prima di partire trova in un nascondiglio di casa una scatola contenente degli strani medaglioni appartenuti al padre e forse legati alla sua misteriosa scomparsa. Arrivata a Wellsworth scoprirà che la scuola nasconde molti segreti. Un viaggio tra i misteri di un vecchio collegio inglese... Età di lettura: da 11 anni. Recensione Sicuramente avrete letto o visto Harry Potter. Provate ad immagina Hogwarts, ma senza la bellezza della magia. Si potrebbe riassumere così l’ambientazione di questo romanzo dove regna una atmosfera gotica, come si può immaginare dalla copertina, e al tempo stesso si intravvedono traffici, fenomeni oscuri e addirittura crimini. A fare da cornice un collegio inglese in un castello con torri e guglie, labirintici corridoi e scale che portano a nulla, saloni e angusti spazi, sotterranei infiniti. Dal Connecticut Emy viene mandata a Wellsworth dalla mamma troppo impegnata nella presentazione, in giro per il mondo, dei suoi libri di grande successo su come si allevano i figli. La ragazzina dapprima soffre snobismi e bullismi, ma in seguito, grazie a due nuovi amici, Lola e Jack, e al calcio, sua grande passione, comincia ad ambientarsi. Nel mentre la dodicenne comincia a ricevere strane lettere firmate da un certo Fratello Loyola e forse riconducibili al padre misteriosamente scomparso, studente a Wellsworth. Insieme, i tre amici scoprono i segreti dell'Ordine, un misterioso e misogino club di ragazzi arroganti e un professore pomposo, ma di cui il padre di Emmy avrebbe potuto essere un membro. La ragazza è alla disperata ricerca della verità riguardo al suo genitore e pensa di trovarla tra i membri dell'Ordine. La resa dei conti avviene nei claustrofobici sotterranei segreti del castello, più estesi dell’edificio stesso, in cui la terrorizzata, ma determinata Emy affronta il capo dell’Ordine di Black Hollow Lane. Molti altri studenti popolano la scuola tra cui la coinquilina e prepotente Victoria Stuart-Bevingly, un personaggio unidimensionale che ha difficoltà con i suoi genitori e sentimenti di solitudine che vengono rivelati troppo tardi nel libro. C'è anche Jaya, una compagna di classe ricca e ben vestita che, stranamente, sembra essere amichevole e gentile. L’autrice risulta molto capace nel descrivere i personaggi in modo accattivante e nel creare una storia medievale inglese che non cade nella stereotipia, ma che, al contrario, incuriosisce e non annoia. Un romanzo inquietante e pieno di suspence adatto non solo ai ragazzi che fa venire subito voglia di leggere il sequel. Alcune note su Julia Nobel Julia Nobel è autrice e insegnante di scrittura. La sua ossessione infantile per The Babysitters Club si è trasformata in una passione per la lettura e la scrittura di letteratura per bambini. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_per_ragazzi, #julia_nobel, #voto_cinque

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RECENSIONE: Black Money (Paolo Roversi)

RECENSIONE: Black Money (Paolo Roversi)

Autore: Paolo Roversi Editore: SEM, 2021 Pagine: 288 Genere: Thriller Prezzo: € 17.00 (cartaceo), 8.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Che cosa collega il rapimento di un'antropologa a Parigi con gli omicidi di un banchiere a Milano e di un finanziere saudita a Nizza? Sono tutti eventi in preparazione di quella che diventerà "la rapina del millennio", progettata da un collettivo hacker internazionale che si fa chiamare FaceLess. L'indagine viene affidata alla profiler Gaia Virgili, da poco a capo di una squadra investigativa dell'Europol, con sede a L'Aia. Ad aiutarla ci saranno Dominic Lamarque, commissario di polizia della brigade criminelle di Parigi con un passato nella legione straniera, il catalano Cesar Cabrera, ex Mossos d'Esquadra, e Gil Fontain, ingegnere ed esperto d'informatica, che sarà l'arma in più contro gli hacker di FaceLess. A loro, inoltre, si affiancherà Jack Durrell, ambiguo agente statunitense della National Security Agency, con un passato nella CIA e tanti segreti da nascondere. La squadra dell'agente speciale Virgili si metterà prima sulle tracce dei responsabili degli omicidi e poi dei rapinatori, in quella che ben presto si trasformerà in una sorta di partita a scacchi internazionale con un avversario astuto e "invisibile" soprannominato Defoe. Un'indagine mozzafiato, un thriller ricco di colpi di scena, dal finale sorprendente e inaspettato... Black Money si ispira alla storia della più grande rapina mai avvenuta a livello mondiale, realmente accaduta nel 2013, che ha fruttato ai banditi oltre 45 milioni di dollari dopo che erano riusciti ad hackerare i sistemi di sicurezza delle banche e a rapinare in contemporanea - con un'audacia e un sincronismo impressionanti - migliaia di sportelli bancomat sparsi in ventisette stati del mondo. Recensione Questo romanzo si ispira ad una storia vera che ricorda le avventure dei migliori film di rapina. Il tutto inizia in piena adrenalina con la vittima, che si scoprirà poi essere l’antropologa americana Candice Monroe, rapita a Parigi, narcotizzata dopo essere salita su un taxi e poi imprigionata seminuda su una sedia, in una stanza senza finestre, con le gambe immerse fino alle caviglie nell’acqua gelida. La donna è in balia di un misterioso individuo che si fa chiamare Defoe, intenzionato a sottoporla a un misterioso esperimento. Candice dovrà trovare dieci persone disposte a venirle in aiuto senza sapere che è lei che dovranno salvare. Tutto ciò viene messo in moto in quanto la studiosa, nei suoi scritti, sostiene la naturale tendenza dell’uomo alla socialità e alla condivisione. Faccenda tanto intricata dar fare mettere subito le mani nei capelli alla polizia francese, nella persona del commissario Dominic Lemarque, a capo dell’Unité Criminelle, analfabeta informatico ma supportato da una squadra di efficientissimi nerd. Dalla Francia si passa presto in Italia. A Milano, a Piazza Affari viene ucciso un banchiere arabo che opera ai piani alti della banca Muscat in Oman davanti alla Borsa, poi ci si sposta all’Aja, per ritrovare la profiler Gaja Virgili, da poco trasferita dall’UACV romana, come Special Agent dell’Europol e da là si vola a Nizza al Negresco per scoprire l’efferato secondo omicidio di un banchiere arabo, country manager di una banca saudita, La vicenda, che incolla il lettore alle pagine del libro, si svolge tra Parigi, L’Aja, Berlino, Milano, Londra, gli Stati Uniti…Molti luoghi per raccontare la più grande rapina del secolo, la più ingegnosa e originale. L’autore sviluppa argomenti attuali. A partire dalla disparità di genere nel lavoro. Lo si vede in Gaia dalla profiler Gaia che, per arrivare all’Europol, deve rinunciare agli affetti, ad una vita personale e alla maternità. Un thriller azzeccato caratterizzato da una trama avvolgente che non concede tregua, ricco di colpi di scena che tengono con il fiato sospeso dalla prima all’ultima riga. Un romanzo che va gustato anche grazie alla costruzione narrativa che presenta avventure funambolesche mischiate alla pericola abilità tecnologica degli hacker. Un ottimo thriller che prende le mosse dalla più grande rapina avvenuta a livello mondiale nel 2013 che ha svuotato in contemporanea migliaia di sportelli bancomat sparsi nel mondo. Alcune note su Paolo Roversi Paolo Roversi è scrittore, giornalista, podcaster e sceneggiatore. Vive a Milano. I suoi romanzi sono tradotti in otto lingue e dai suoi libri sono stati tratti spettacoli teatrali e cortometraggi. Con Solo il tempo di morire (Marsilio) ha vinto il Premio Selezione Bancarella 2015 e il Premio Garfagnana in Giallo 2015; con La mano sinistra del diavolo (Marsilio) ha vinto il Premio Camaiore per la letteratura gialla 2007; con Psychokiller (SEM) si aggiudicato il Premio Scerbanenco dei lettori 2020. Per SEM ha pubblicato Addicted (2019) e Psychokiller (2020), oltre alla riedizione di Taccuino di una sbronza. TAG: #thriller, #paolo_roversi, #voto_cinque

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RECENSIONE: Shackleton. Ai confini del mondo (J. Malaterre, J-F. Henry, H. Richez, O. Frasier)

RECENSIONE: Shackleton. Ai confini del mondo (J. Malaterre, J-F. Henry, H. Richez, O. Frasier)

Autore: Jacques Malaterre, Jean-François Henry, Hervé Richez, Olivier Frasier Editore: Renoir Comics, 2019 Pagine: 120 Genere: Graphic novels, Avventura Prezzo: € 19.90 Acquista: Libro Anteprima: https://issuu.com/renoircomics/docs/shackleton_issuu_fee0679e05ed26 Trama «La missione comandata da Shackleton, con l'obiettivo di attraversare il Polo Sud dal Mare di Weddell al Mare di Ross, è rimasta nella storia per le difficoltà estreme affrontate e superate in modo unico dall'equipaggio. Quest'affascinante avventura, anche se rimasta incompiuta, rimane, secondo il mio punto di vista, tra le più coinvolgenti e appassionanti» (dall'introduzione di Marco Confortola). Recensione Questa graphic novel racconta una delle più grandi avventure di tutti i tempi e una storia di esplorazione incredibile. Essa è scritta da tre autori e illustrata da un quarto, tutti francesi con una introduzione dell’alpinista Marco Confortola. Una magnifica avventura umana dove l’uomo si confronta con la natura inospitale dell’Antartide. Questo è ciò che viene rappresentato in questo volume. Gli autori sono bravi nel dare ai personaggi presenza e carattere e di presentarli al lettore come eroi. La parte grafica è affidata a Frasier, disegnatore di fumetti molto talentuoso, che, con il suo stile personale, dona vita a questo avventura. I colori spettacolari delle pagine e una scrittura dinamica che non annoia mai, sono in grado di suscitare un coinvolgimento emotivo da parte del lettore che si ritrova a partecipare alla spedizione di Sir Ernest Shackleton. Un volume assolutamente da leggere per chi cerca una avventura adrenalinica. Alcune note su Jacques Malaterre Jacques Malaterre nasce ad Avignone. Prima di diventare regista di documentari è stato un educatore per i ragazzi disabili. Alcune note su Jean-François Henry Jean-Francois Henry è nato in Francia nel 1955 ed è un autore francese di fumetti. Alcune note su Hervé Richez Hervé Richez è nato nel 1967, è scrittore di fumetti e direttore della casa editrice Bamboo. Alcune note su Olivier Frasier Olivier Frasier è nato ad Amiens nel 1980. Ha conseguito un master in arti visive alla Sorbona. Stabilitosi a Parigi nel 1993, esordisce come illustratore nel gioco di ruolo, segue lavori per pubblicità, libri per bambini, videogiochi, prima fumetti in una rivista di fantascienza, poi in una rivista di fumetti. Grande appassionato di cinema e videogiochi. Fin da giovanissimo rimane affascinato dai cartoni animati di Walt Disney e Tex Avery e decide che avrebbe fatto del disegno la sua professione. Firma a Dargaud la sua prima serie di fumetti "Le Passeur des étoiles". Nel 1997 Frasier e Jewel iniziano la loro collaborazione come illustratori di videogiochi che continua ancora oggi. TAG: #graphic_novels, #avventura, #jacques_malaterre, #jean_françois_henry, #hervé_richez, #olivier_frasier #voto_cinque

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RECENSIONE: Storia naturale dei giganti (Ermanno Cavazzoni)

RECENSIONE: Storia naturale dei giganti (Ermanno Cavazzoni)

Voto: 4/5 Autore: Ermanno Cavazzoni Editore: Quodlibet, 2021 Pagine: 356 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 18.00 (cartaceo), 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Una pazzoide storia d'amore e di gelosia che cresce via via, mentre il giovane studioso innamorato prende appunti per un trattato sui giganti dei poemi cavallereschi, i loro usi, costumi e la loro sgonfia attività sessuale, che li ha portati a degenerare e all'estinzione. Intanto degenera anche la gelosia: lo studioso spera che gli extraterrestri rapiscano chiunque abbia avuto contatti carnali con la sua bella e troppo emancipata signorina. Forse più che una speranza è una truffa, che lui nella sua passione ossessiva subisce. Il romanzo, rispetto alla prima edizione del 2007, è stato abbondantemente revisionato e riscritto dall'autore, con capitoli nuovi aggiunti. Recensione Questo libro torna in libreria dopo quattordici anni. Esso segue le gesta di un anonimo studioso che, mentre lavora al bizzarro trattato del titolo, si innamora di una fanciulla e impazzisce di gelosia, proprio come in un poema cavalleresco. Un romanzo strano, ma anche un saggio affascinante. Un volume che è due libri in uno intersecati da loro come una sfumatura che passa da una tinta ad un’altra. Il primo dei libri è un saggio sui giganti dei poemi cavallereschi: essere umani più grandi del normale, dai modi animaleschi, armati di clave e corazze improvvisate custodiscono ponti e passaggi. Storia un po’ triste, questa dei giganti, che qui viene dipanata con rigore: si parte dal Trecento con Don Chisciotte, si passa poi all’Orlando Furioso e Innamorato, al Morgante e ai componimenti di Henri Michaux. Come detto sopra, questo libro è però anche un romanzo. Infatti questo strano saggio è scritto da un uomo con una storia personale altrettanto svagata i cui eventi si fodono con le pagine del saggio. Le storia dei giganti e la storia dello storico dei giganti si intrecciano e si fondono fino ad arrivare ad un finale piacevole. Un romanzo assolutamente unico nel suo genere che consiglio a tutti coloro appassionati o curiosi di epica cavalleresca. Alcune note su Ermanno Cavazzoni Ermanno Cavazzoni vive a Bologna dove insegna all’Università. È autore di racconti contenuti in Narratori delle riserve a cura di Gianni Celati, di Le tentazioni di Girolamo (Bollati Boringhieri, 1991), degli scherzi letterari di I sette cuori (Bollati Boringhieri, 1992), della traduzione scherzosa e infedele di Le leggende dei santi di Jacopo da Varagine (Bollati Boringhieri, 1993), della raccolta Vite brevi di idioti (Feltrinelli, 1994), di Cirenaica (Einaudi, 1999) e di Il limbo delle fantasticazioni (Quodlibet, 2009). È stato tra i curatori della rivista «Il semplice» TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #ermanno_cavazzoni, #voto_quattro

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RECENSIONE: Sognavo le stelle. Manuale per giovani viaggiatori spaziali (Giulia Carla Bassani)

RECENSIONE: Sognavo le stelle. Manuale per giovani viaggiatori spaziali (Giulia Carla Bassani)

Voto: 3.5/5 Autore: Giulia Carla Bassani Editore: Il Saggiatore, 2021 Pagine: 192 Genere: Saggi, Astronomia, Spazio Prezzo: € 15.00 (cartaceo), 6.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Notte d’estate, il buio illuminato dalle stelle sopra di noi. Quante volte abbiamo alzato gli occhi al cielo in cerca di quei puntini luminosi nell’oscurità, aspettando magari che uno di essi la attraversasse per farci esprimere un desiderio, o che un disco volante vi scivolasse in mezzo? Quante volte abbiamo immaginato come possa essere la vista da lassù, quali mondi abitati da chissà quali creature possano esistere al confine di una galassia lontana lontana? E quante volte, magari ispirati dalla leggendaria passeggiata di Armstrong sulla Luna o solleticati da film e serie tv, abbiamo sperato di volteggiare anche noi un giorno nello spazio, un puntino tra i puntini? La giovanissima Giulia Carla Bassani quel sogno ha scelto di prenderlo sul serio e di raccontare in che modo sia possibile cercare di realizzarlo. Il suo è un appassionante viaggio scientifico nell’Universo attorno a noi, in cui la storia dell’esplorazione del cosmo – dalla corsa allo spazio tra Usa e Urss alle collaborazioni internazionali per arrivare su Marte, dai primi tentativi di comunicazione con forme di vita extraterrestre alla scoperta degli esopianeti – si alterna ai consigli sui passi da compiere per diventare veri astronauti e alla descrizione di quello che ci si troverà ad affrontare una volta giunti sul Pianeta Rosso. Guidato da una scrittura chiara e vivace, Sognavo le stelle si muove tra passato e presente, tra conquiste collettive e percorso personale, tra Jurij Gagarin e Samantha Cristoforetti, alla ricerca di storie che possano farci guardare con ancora maggiore intensità allo spazio e ai suoi misteri. Un’esortazione a coltivare ogni giorno la nostra curiosità, fino a quando ci farà sollevare da terra: sempre più in alto, sempre più su. Recensione L’autrice, giovane studentessa di Ingegneria aerospaziale e specializzanda in Sistemi spaziali al Politecnico di Torino, scrive un saggio che vuole essere un manuale per giovani che vogliono diventare astronauti o semplicemente curiosi dello spazio. Esplicativo è il sottotitolo del volume: Manuale per giovani viaggiatori spaziali. Il libro è diviso in tre parti. La prima dedicata all’astronomia, la seconda all’esplorazione spaziale e la terza alla conquista di Marte. Nella prima parte, la più ostica, si parla di stelle, galassie e buchi neri. L’autrice utilizza termini tecnici quali ad esempio bosoni, antiquark, antimateria e orizzonte degli eventi senza darne una chiara spiegazione. Ciò rende, al profano, la lettura poco scorrevole. Per acquisire al meglio questa parte del libro risulta importante avere delle conoscenze pregresse di fisica e astronomia. Nella sezione non viene dimenticata l’affascinate ricerca della vita aliena e il progetto Seti che dagli anni sessanta scandaglia il cosmo alla ricerca di segnali radio extraterrestri. Le parte seconda è dedicata agli astronauti e ai viaggi spaziali. Tema più di competenza dell’autrice. Qui è importante per il lettore prestare molta attenzione in quanto vi sono diversi salti temporali. La sezione inizia con la storia dell’astronautica dall’imperatore Ming Wan Hu che si legò ad una sedia con una cinquantina di razzi, fino alla conclusione dei programmi americani Mercury e Vostok. Si passa poi ai giorni nostri con la descrizione dettagliata della vita degli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale, per poi ritornare al passato con la conquista della Luna da parte degli americani. Molto interessante, in questa parte, il capitolo dedicato a come si diventa astronauti e quello riguardante le diverse professioni del settore spaziali. Sicuramente pochi sanno che questo settore non si compone solo di astronauti ma anche da meteorologi che analizzano le condizioni meteo, astrobiologi che studiano di come i composti organici si sono organizzati per dare origine alla vita sulla Terra, psicologi il cui ruolo è comprendere i processi mentali umani durante le attività nello spazio, medici che giocano un ruolo fondamentale per la salute degli astronauti, esperti di moda con il compito di progettare le tute spaziali, ecc… L’ultima parte è completamente dedicata al pianeta rosso e alla sua conquista. L’autrice ci illustra con cura tutte le difficoltà che tale impresa comporta, a partire dall’atmosfera composta principalmente di anidride carbonica fino ad arrivare ai notevoli sbalzi di temperatura. L’ultimo capitolo è dedico al perché investire nella ricerca spaziale. La giovane scrittrice risponde che è importante puntare sullo spazio in quanto grazie ad esso la nostra vita è migliorata. Si pensi al navigatore gps, ai pannelli solari, alle coperte termiche, ai bracci robotici in grado di svolgere operazioni chirurgiche delicate e agli ultrasuoni. Tutte queste sono tecnologie sviluppate inizialmente per gli astronauti che hanno trovato un utile impiego sul nostro pianeta. Tutto il saggio è poi intervallato da eventi biografici dell’autrice. Si parte con la scoperta dell’astronomia grazie agli scritti di Stephen Hawking, alla vincita di un campus astronomico in Valle d’Aosta, al viaggio a Kourou per assistere alla partenza del razzo Ariane, alla scrittura di un romanzo di fantascienza e per finire alla partecipazione ad un concorso organizzato dall’Agenzia Spaziale Europea. Nonostante i vari difetti, il volume è un buon punto di partenza per i curiosi dello spazio. Non solo giovani, ma anche adulti. Non va dimenticato che nel libro si cita anche il telescopio James Webb che, al momento della stesura del volume, non è ancora stato messo in orbita. Il suo lancio è avvenuto tre giorni fa, precisamente il 25 dicembre. Chissà se la giovane studentessa non proponga, in futuro, il volume aggiornato con le nuove scoperte del grande telescopio a raggi infrarossi. Alcune note su Giulia Carla Bassani Giulia Carla Bassani nata a Torino nel1999 ha studiato Ingegneria aerospaziale e si sta specializzando in Sistemi spaziali al Politecnico di Torino. Svolge attività di ricerca presso il Blue Marble Space Institute of Science sui metodi di schermatura delle radiazioni cosmiche in ambiente marziano e sulla sostenibilità delle missioni umane nello spazio. Dal 2019 al 2020 è stata coordinatrice nazionale della Moon Village Association, un’associazione internaziona- le con l’obiettivo di promuovere la realizzazione di un villaggio lunare e le missioni lunari umane. È autrice – assieme a Francesco Maio – di Elon Musk e SpaceX. Obiettivo: Marte (Kenness Publishing, 2021). TAG: #saggi, #astronomia, #spazio, #voto_tre_mezzo

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RECENSIONE: La città di carta (Dominique Fortier)

RECENSIONE: La città di carta (Dominique Fortier)

Voto: 5/5 Autore: Dominique Fortier Editore: Alter Ego, 2020 Pagine: 192 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 16.00 Acquista: Libro Trama Chi era Emily Dickinson? Più di un secolo dopo la sua morte, di lei non sappiamo quasi nulla. Nacque nel 1830 in Massachusetts, morì nel 1886 nella stessa casa. Non si sposò e non ebbe figli, gli ultimi anni li trascorse in clausura nella sua stanza. Tra quelle mura ha scritto centinaia di poesie, che ha sempre rifiutato di pubblicare. Oggi viene considerata una delle figure più importanti della letteratura mondiale. Partendo dai luoghi in cui la poetessa ha vissuto - Amherst, Boston, il seminario femminile di Mount Holyoke, Homestead -, Dominique Fortier tratteggia la sua vita: un'esistenza essenzialmente interiore, vissuta tra giardini, fantasmi familiari e viaggi attraverso le pagine dei libri. "Le città di carta" ci restituisce un delicato riflesso della Dickinson e ci fa riflettere sulla libertà, sul potere della creazione, sui luoghi in cui abitiamo e che a loro volta ci abitano. Un cammino incantato di grazia e bellezza. Recensione È stato per curiosità che ho scelto questo libro. Il nome di Emily Dickinson compare spesso in letteratura, ma devo ammettere che non so molto di questa poetessa. L’autrice riesce a creare un testo pieno di eleganza sulla poetessa americana e sui luoghi in cui essa ha vissuto che, in brevi testi, suggeriscono la singolare carriera di questa artista. Un sottile narrazione della voce di Emily viene alternata a quella dell’autrice la cui vita trova molti punti di convergenza con la Dickinson, in modo particolare nei luoghi abitati. L’autrice, nel libro, genera una riflessione sui luoghi, reali o immaginari, che abitiamo e che ci abitano. Nel raccontare la vita della poetessa, la scrittrice canadese, si ritrova a rivisitare parti della sua stessa storia che, per un periodo, si è svolta negli stessi luoghi in cui viveva la Dickinson. La raffinata musica delle frasi che caratterizzano il libro, è in perfetta simbiosi con l’universo della poetessa. Un lavoro delicato che fa venire voglia di leggere e rileggere i testi di Emily Dickinson e approfondire la sua vita. Una lettura luminosa ed emozionante in cui si sente pienamente l’ammirazione che l’autrice nutre per la poetessa. Un volume che è un grande omaggio alla figura di Emily Dickinson che consiglio a tutti coloro che vogliono leggere un ottimo libro che permette di conoscere meglio la misterioso vita della grande poetessa. Alcune note su Dominique Fortier Dominique Fortier è nata nel 1972 e vive a Montréal, nel Québec. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Letteratura presso la McGill University ed è una stimata editor e traduttrice. Il suo romanzo d’esordio, Du bon usage des étoiles, è stato pubblicato per la prima volta in Québec nel 2008 e si è aggiudicato il Premio “Gens de Mer” del festival Étonnants Voyageurs. Con Au péril de la mer, pubblicato nel 2015, ha vinto il Prix littéraire du Gouverneur général. Le città di carta è il suo sesto libro, il primo pubblicato in Italia. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #dominique_fortier, #voto_cinque

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RECENSIONE: Aucun (Giovanni De Rosa)

RECENSIONE: Aucun (Giovanni De Rosa)

Voto: 4.5/5 Autore: Giovanni De Rosa Editore: Nulla Die, 2021 Pagine: 155 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea, Thriller Prezzo: € 15.00 Acquista: Libro Trama Parigi. Philip è un giovane uomo di bell'aspetto, affermato professionalmente. Un seduttore infallibile: la sua audacia e sfrontatezza con l'altro sesso vengono spesso premiate, permettendogli di creare un "harem ideale", dove riesce a frequentare le une all'insaputa delle altre. D'improvviso due donne che appartengono alla cerchia delle sue frequentazioni vengono uccise in modo brutale. Ogni indizio porta alla sua colpevolezza. L'avvocato Tapie, ingaggiato in sua difesa, scorge delle incongruenze, e comincia un'indagine parallela con l'aiuto di un'agenzia investigativa. Emergono una serie di profili di personaggi potenzialmente coinvolti nel crimine. Il lettore entrerà in ognuno di essi, nelle loro fragilità confondendo il torto e la ragione, come in una guerra dove non ci sono né vincitori né vinti, dove tutti sono potenziali colpevoli ma anche innocenti, provati dalla vita e quasi giustificati nel loro agire. Ma la verità, anche se scomoda, sconvolgente e inaspettata emergerà come sempre. Recensione Questo è il secondo romanzo che leggo di questo autore, sorrentino di nascita e veneto di azione, ormai esperto del genere thriller. Il suo primo romanzo dal titolo Onice Nera ha avuta una buona recensione da parte mia che potete trovare qui https://www.dallacartalloschermo.com/post/recensione-onice-nera-giovanni-de-rosa Anche in questo caso ci troviamo davanti ad un ottimo thriller psicologico che tieni incollati e capace di confondere il lettore su chi sia il vero colpevole. Il libro è ambientato in Francia ai giorni nostri, durante il periodo della pandemia che ha coinvolto l’intero pianeta. Philip, uno dei personaggi, si ritrova rinchiuso dentro un carcere per l’omicidio di due donne: Pamela e Angela. La prima cerca in tutti i modi di dimenticare il vecchio amore avuto con un pusher per poter ricostruire una vita e ritrovare sé stessa. La seconda invece è in cerca di un amore travolgente e appagante. Entrambe le ragazze hanno un appuntamento, nello stesso ristorante, con Philip che si ritiene innocente, ma che resta il principale accusato. Tra gli amici di costui, il lettore incontra Arthur, l’amico fedele fin dai tempi della scuola che veniva deriso e preso in giro per la sua stazza. Arthur è anche colui che riporta sempre a casa gli altri dopo una notte brava. Totalmente diverso da Philip che beve come una spugna e che si vanta senza ritegno. Dalle indagini svolte da un detective, assoldata dall’avvocato difensore di Philip, emergono vari profili che possono essere coinvolti con le morti. Uno di questi è un misterioso Aucun. Una trama intrigante che coinvolge fino alla fine il lettore che non può far altro che immedesimarsi in ognuno dei personaggi descritti, carpire i loro pensieri e soprattutto cercare di comprendere chi è il vero assassino. Alcune note su Giovanni De Rosa Giovanni de Rosa, sorrentino di nascita e veneto di adozione, è autore di numerosi romanzi. Con Nulla Die ha pubblicato Questa è la vita che voglio e Onice Nera TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #thriller, #giovanni_de_rosa, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Sempre c'è un domani. Memories (Antonella Carullo)

RECENSIONE: Sempre c'è un domani. Memories (Antonella Carullo)

Voto: 3.5/5 Autore: Antonella Carullo Editore: Autopubblicato, 2021 Pagine: 154 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea, Fantascienza Prezzo: € 7.99 (cartaceo), 1.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Se bastasse entrare in un luna park, vincere alla ruota della fortuna e bere un bicchiere di vino molto speciale per viaggiare nel tempo e nello spazio, lo faresti? Antonella non ha avuto scelta e si è trovata catapultata in un mondo e in una dimensione a lei del tutto sconosciuti. Ma c’è un uomo al suo fianco che le vuole molto bene e che desidera raccontarle la sua storia. Prima, però, lui stesso dovrà affrontare un duro addestramento e delle prove letali per conquistare la fiducia di Akna e del suo popolo. Un popolo che ha rischiato già una volta di estinguersi e che ora è di nuovo in pericolo. Un viaggio nel passato e uno nel futuro, un incontro, una sfida e la voglia di non dimenticare mai. Perché, alla fine dei conti, i ricordi sono tutto quello che resta. Recensione Questo libro è il seguito di Chi ama non dimentica (https://www.dallacartalloschermo.com/post/recensione-chi-ama-non-dimentica-memories-antonella-carullo) di Antonella Carullo. Entrambi i volumi fanno parte della serie Memories. Un libro, questo, che spiazza. Solitamente da una serie mi aspetto una certa continuità nella trama. Qui non succede e, in aggiunta a ciò, il genere vara verso il fantasy. Genere che personalmente fatico a leggere. Nel primo volume, il lettore, fa la conoscenza di Antonella Caruso e dei suoi famigliari. Questa nuova opera vede come protagonista Antonella a Gragnano, paese degli avi, la sera della festa di San Sebastiano, patrono della città. Nella piazza principale è stato allestito un grande Luna Park e una lotteria che permette al vincitore di ammirare i cieli grazie ad una navicella. L’incontro con una persona misteriosa permette di traslare il tutto in un mondo distopico, Davel, lontano anni luce dal nostro pianeta Terra, abitato da un popolo a rischio di estinzione. Nonostante la trama che, per il sottoscritto, risulta bizzarra, la lettura comunque appare scorrevole. Elementi comuni fra i due romanzi sono la famiglia, gli affetti famigliare e il loro ricordo. Curiosa la scelta dell’autrice di ricordare il grande calciatore Diego Armando Maradona. Un libro che consiglio a coloro che si trovano a proprio agio con il genere fantasy e che cercano una serie che, sicuramente, spiazza il lettore Alcune note su Antonella Carullo Antonietta Carullo, da sempre chiamata Antonella, è nata a Napoli il 13 novembre 1963; attualmente è in servizio all’Agenzia delle Dogane e Monopoli. Ultima figlia di Giuseppe Carullo, poeta, scrittore, giornalista, autore di canzoni e riviste per l’avanspettacolo, ha pubblicato due raccolte di poesie paterne: Le stagioni del poeta (2015) e Nustalgia (2019). Esordisce come scrittrice nel 2016 vincendo, per la narrativa, il Premio Città di Napoli -Memorial Libero Bovio. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #fantascienza, #antonella_carullo, #voto_tre_mezzo

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RECENSIONE: Pensare altrimenti. Antropologia in 10 parole  (Marco Aime)

RECENSIONE: Pensare altrimenti. Antropologia in 10 parole (Marco Aime)

Voto: 4.5/5 Autore: Marco Aime Editore: ADD Editore, 2020 Pagine: 128 Genere: Saggi, Antropolgia Prezzo: € 14.00 (cartaceo), 7.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Un viaggio nel mondo dell’antropologia attraverso dieci parole – essere, convivere, comunicare, dove e quando, crescere, specchiarsi, rappresentarsi, donare, credere, nutrirsi –, per avvicinarsi a una disciplina che può aiutarci a interpretare il rimescolamento sempre più rapido della realtà cui stiamo assistendo e comprendere meglio ciò che accade nelle nostre città, strade e vite. L’antropologia culturale, nata come studio delle culture dei popoli lontani dall’Occidente, oggi ha allargato il suo campo di azione fino a occuparsi del qui e ora: al centro del suo sguardo c’è l’essere umano, al contempo fenomeno biologico, comportamentale, psicologico, sociale ed economico, osservato come individuo nella comunità. Raccontandoci diverse concezioni del mondo Marco Aime, ci mostra che il nostro modo di vivere è uno dei molti possibili, né migliore né peggiore di altri. Recensione L’antropologia è una disciplina che al sottoscritto incuriosisce parecchio. Questa scienza si avvale del metodo scientifico per studiare usci, costumi e rituali e ricondurli alle origini nella quale, sovente, mito e realtà si confondono. Una disciplina che prende in esame la cultura di un popolo a 360°. Una disciplina che, come si è forse già compreso, è complessa e ramificata. Ecco dunque che l’autore, professore di antropologia culturale presso l’Università di Genova, viene in soccorso del lettore per darne una prima infarinatura attraverso dieci parole ritenute indispensabili; dieci termini con cui è possibile leggere e parlare di antropologia: essere (umani), convivere, comunicare, dove e quando, crescere, specchiarsi, rappresentarsi, donare, credere, nutrirsi. Il libro non ha pretesa di completezza, ma risulta un buon punto di partenza per addentrarsi nei meandri della scienza che studia l’uomo. Lo stile dell’autore è sempre chiaro e non si perde mai in tecnicismi di difficile comprensione. Molto interessa è il ricorso, al termine di ognuno dei dieci capitoli, a una storia di antropologia applicata, nella quale l’autore illustra in poche pagine qualche esperimento condotto da lui o dai suoi colleghi o presenta al lettore un rito, un’abitudine, un vezzo di una popolazione più o meno nota, così da ricondurre la parola oggetto del capitolo alla realtà. Un volume che è un piccolo viaggio nel mondo dell’antropologia e che consiglio a tutti coloro che vogliono aprirsi alla diversità e fare un primo passo verso la consapevolezza che il nostro è solo uno dei tanti modi di vivere. Alcune note su Marco Aime Marco Aime è attualmente ricercatore di Antropologia Culturale presso l’Università di Genova. Ha condotto ricerche in Benin, Burkina Faso e Mali, oltre che sulle Alpi.Oltre a numerosi articoli scientifici, ha pubblicato vari testi antropologici sui paesi visitati: Chalancho, ome, masche, sabaque. Credenze e civiltà provenzale in valle Grana (Centre de Minouranço Prouvençal, Coumboscuro, 1992); Il mercato e la collina. Il sistema politico dei Tangba (Taneka) del Benin settentrionale. Passato e presente (Il Segnalibro, 1997); Le radici nella sabbia (EDT, 1999); Diario dogon (Bollati Boringhieri, 2000); Sapersi muovere. Pastori transumanti di Roaschia in collaborazione con S. Allovio e P.P. Viazzo (Meltemi, 2001); La casa di nessuno. Mercati in Africa occidentale (Bollati Boringhieri, 2002); Eccessi di culture (Einaudi, 2001); L'incontro mancato (Bollati Boringhieri, 2005); Gli specchi di Gulliver (Bollati Boringhieri, 2006); Il primo libro di antropologia (Einaudi, 2008); La macchia della razza (Ponte alle Grazie, 2009); Una bella differenza (Einaudi, 2009). È autore anche di alcune opere di narrativa: Taxi brousse (1997), Fiabe nei barattoli. Nuovi stili di vita spiegati ai bambini (1999), Le nuvole dell’Atakora (2002), Sensi di viaggio (2005), Gli stranieri portano fortuna (2007), Il lato selvatico del tempo (2008). Fra gli altri suoi titoli si ricordano: Gli uccelli della solitudine (2010), L'altro e l'altrove (2012), Tra i castagni dell'Appennino (2014), Je so' pazzo. Pop e dialetto nella canzone d'autore italiana da Jannacci a Pino Daniele (2014), La fatica di diventare grandi (2014), Senza sponda. Perché l'Italia non è più una terra d'accoglienza (2015), Invecchiano solo gli altri (Einaudi, 2017). TAG: #saggi, #antropologia, #marco_aime, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Il circo della notte (Erin Morgenstern)

RECENSIONE: Il circo della notte (Erin Morgenstern)

Voto: 5/5 Autore: Erin Morgenstern Editore: Fazi Editore, 2021 Pagine: 450 Genere: Narrativa straniera, Young adult Prezzo: € 15.00 (cartaceo), 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Il circo apre al crepuscolo e chiude all'aurora. Inaugurato nella Londra vittoriana di fine Ottocento, gira per tutto il mondo, con un seguito di sognatori conquistati per sempre dalle sue meraviglie. Ogni notte, nei tendoni a strisce bianche e nere vengono messi in scena spettacoli sofisticati e numeri incredibili, tanto da sembrare magici. In realtà, dietro le quinte del circo è in corso un duello di veri incantesimi, di cui solo pochi sono a conoscenza. Celia e Marco sono due giovani maghi addestrati fin dall'infanzia a combattere l'uno contro l'altra dai loro rispettivi mentori, due misteriosi esperti dell'occulto, rivali fin dalla notte dei tempi. Mentre l'illusionista Celia incanta tutte le notti il pubblico nel suo tendone, il discreto Marco, ingaggiato come assistente dal proprietario del circo, controbatte creando attrazioni sempre più elaborate e potenti. Nessuno ha messo in conto, però, l'amore che quasi inevitabilmente sboccia tra i due; un sentimento così profondo e prodigioso che scatena pericolose scintille a ogni sguardo rubato e che travolge un'intera sala non appena le loro dita si sfiorano. Ma la sfida tra Celia e Marco non può durare in eterno e solo uno di loro ne dovrà essere il vincitore. Gli anni passano, il circo diventa sempre più celebre ma il destino di tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile questo meraviglioso luogo è in bilico, proprio come gli acrobati che volteggiano ogni notte nei tendoni. Con la prosa ricca ed evocativa che ha dato vita al labirinto de Il Mare Senza Stelle, Erin Morgenstern vi trascinerà insieme a tanti personaggi indimenticabili in un'affascinante avventura all'insegna di stravaganza e ambizione, dove l'amore è solo una fra le tante magie alle quali non ci si può sottrarre. Chi sarà a trionfare con l'ultimo incantesimo? Recensione Un circo spesso attira l’attenzione ed esercita sempre un certo fascino ma questo, sin da subito, ci fa intuire quando sia particolare e fuori dal comune. Infatti, fin dalle prime battute, il lettore scopre che esso “vive” solo la notte, apre al crepuscolo e chiude all’aurora. L’attesa è carica di aspettativa e l’aria si fa più elettrica ogni minuto che passa ma, a quanto pare, bisogna proprio aspettare che il sole scompaia per vedere animarsi questo strano circo appena giunto in città, ed infatti appena l’ultimo raggio di sole sparisce dietro l’orizzonte ecco illuminarsi l’insegna: Le Cirque des Rêves, ovvero il Circo dei sogni. Eccoci, siamo appena entrati dentro questo magico circo dei sognatori, un luogo incredibile, un insieme di tendoni a strisce bianche e nere, e già questo rappresenta una bella novità rispetto ai soliti colori che caratterizzano questo tipo di attrazioni, ogni tendone inoltre ha un cartello che ci dice cosa dobbiamo aspettarci: voli di fantasia, impalpabili enigmi, mostri orrendi e bizzarre creature e così via, ce n’è davvero per tutti i gusti. Il romanzo si snoda narrando le diverse vicende di molti personaggi; tutti sono legati a doppio filo al circo e alla vita al suo interno. Il circo dei sognatori è infatti il terreno nel quale si dovrà svolgere una sfida tra due potentissimi maghi, una sfida che è stata lanciata quando i due erano solo dei bambini innocenti e non erano affatto al corrente di quello che stava per succedergli. Celia è la figlia di un potente mago che per vivere fa l’illusionista e si sforza di nascondere la vera magia dietro trucchetti che incantano il pubblico. Quando è solo una bambina viene affidata alle cure del padre che si rende subito conto del suo spiccato talento naturale per la magia e decide di insegnargli tutto e di lanciare una sfida ad una sua vecchia conoscenza. Qualche tempo dopo anche lo sfidante viene scelto, un bambino apparentemente comune che vive in un orfanotrofio, ma che cela in sé grandi potenzialità. L’uomo in grigio lo sceglie personalmente, lo porta via dall’edificio nel quale l’ha trovato e da quel momento comincia ad istruirlo fino a quando non lo ritiene abbastanza pronto per indossare l’anello che lo legherà per sempre a Celia e che lo trasformerà nel suo rivale. Presto le vite di Marco e Celia si incrociano nello strano circo. All’inizio non sanno di essere rivali, ma con il tempo la verità viene a galla. Nonostante ciò, i due sembrano collaborare nella realizzazione di magie che arricchiscono sempre di più le attrazioni del circo.
Attorno ai dei due protagonisti ruotano un’infinità di personaggi e storie che si sviluppano parallelamente e che consentono al lettore di immergersi e perdersi totalmente in questo incantevole mondo che l’autrice ha saputo creare in modo magistrale. Tra orologiai, sorelle gemelle, contorsioniste, indovine, ingegneri, gemelli che si occupano di fare numeri con i gattini, domatori di belve feroci, persone comuni che restano affascinate dal circo al punto da seguirlo in giro per il mondo si dipana una storia che ha davvero dell’incredibile. Lo stile dell’autrice incanta e conquista; il libro risulta talmente ben scritto e la trama ben congeniata tanto che il lettore non fatica ad identificarsi con i protagonisti. Una lettura assolutamente da non perdere. Alcune note su Erin Morgenstern Erin Morgenstern, nata in Massachusetts nel 1978, è un’artista multimediale americana. Tra le sue pubblicazioni si ricordano: il suo romanzo d'esordio Il circo della notte (Bur, 2017; Fazi, 2021) e Il Mare Senza Stelle (Fazi, 2020). TAG: #narrativa_straniera, #young_adult, #erin_morgenstern, #voto_cinque

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RECENSIONE: La figlia unica (Guadalupe Nettel)

RECENSIONE: La figlia unica (Guadalupe Nettel)

Voto: 4.5/5 Autore: Guadalupe Nettel Editore: La Nuova Frontiera, 2020 Pagine: 224 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 16.05 (cartaceo), € 10.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Laura e Alina si sono conosciute a Parigi quando avevano vent'anni. Ora sono tornate in Messico. Laura ha affittato un piccolo appartamento e sta finendo la tesi di dottorato mentre Alina ha incontrato Aurelio ed è rimasta incinta. Tutto sembra andare per il meglio fino a quando un'ecografia rivela che la bambina ha una malformazione e probabilmente non sopravvivrà al parto. Inizia così per Alina e Aurelio un doloroso e inatteso processo di accettazione. Non sanno ancora che quella bambina riserva loro delle sorprese. È Laura a narrarci i dilemmi della coppia, mentre anche lei riflette sulle incomprensibili logiche dell'amore e sulle strategie che inventiamo per superare le delusioni. E infine c'è Doris, vicina di casa di Laura, madre sola di un figlio adorabile ma impossibile da gestire. Recensione Laura e Alina, due amiche messicane di lunga data, si sono conosciute in Francia e oggi vivono entrambe in Messico. Da giovani, Laura e Alina avevano idee molto chiare in merito alla maternità, non avrebbero voluto avere figli. Prima di stabilirsi in Messico, Laura viaggia molto, sia per lavoro che per svago, restando ben ferma riguardo alla maternità; Alina ritorna in Messico da Parigi, conosce Aurelio e se ne innamora, cambiando idea riguardo al diventare genitore. Purtroppo per Alina, gli esami rivelano che la nascitura avrà un gravissimo problema fisico. La voice narrante di questo bel romanzo è di Laura. La donna racconta con dettaglio e compostezza il suo punto di vista riguardo quattro diverse versioni della maternità: la sua, quella di Alina, quella di Doris (la vicina di casa) e quella di Marlene (la bambinaia assunta da Alina e Aurelio). Conscia di ferire la madre, Laura è decisa a non avere figli. Essa è convinta che la maternità sia un cambiamento troppo intenso per una donna, la quale smetterebbe di vivere in quanto persona e vivrebbe unicamente per il figlio o la figlia. Inoltre si interroga sulla reale volontà delle altre donne che sono diventate madri. Alina ha una maternità complessa. Laura racconta la difficoltà di concepire e la grande gioia di quando l’amica scopre di essere incinta. Peccato che il destino avverso sia in agguato e che la coppia venga a conoscenza di una malformazione genetica importante che colpisce la bambina. Laura racconta i tormenti, le difficoltà, la rabbia, la delusione e le decisioni difficili che Alina e il suo compagno devono prendere. Doris è una vedova che vive con un figlio ingestibile. E’ la vicina di casa di Laura, la quale registra le crisi di rabbia di Nicolás. Inizialmente Laura crede che avere un figlio così sia una gran disgrazia per Doris, ma pian piano cambia opinione. Marlene è una giovane educatrice che si offre di curare Inés. Alina e Aurelio inizialmente sono entusiasti della ragazza. Eppure, dopo qualche tempo, Alina inizia ad essere gelosa della tata e scopre che il suo attaccamento eccessivo ad Inés è dovuto al fatto che la donna non può avere figli. L'autrice indaga con grande delicatezza i diversi aspetti della maternità e lo fa consegnandoci un romanzo intenso e ricco di riflessioni sull’amore, sull’amicizia e sul rapporto tra genitori e figli; sull’essere madri o non esserlo; sul fatto che quasi sempre i figli non sono come li abbiamo immaginati; sulla disabilità e sulla sua, non sempre facile, accettazione. Un romanzo profondo, delicato, dolce e crudele allo stesso tempo scritto con uno stile scorrevole, semplice e distaccato. Un libro che ha come protagoniste donne forti, ma anche fragili e che tocca numerosi temi legati all’universo femminile. Alcune note su Guadalupe Nettel Guadalupe Nettel è nata a Città del Messico nel 1973. Nella sua carriera ha ricevuto diversi riconoscimenti tra i quali il premio franco-messicano Antonin Artaud (2008), il premio tedesco Anna Seghers (2009), il Premio de narrativa breve Ribera del Duero (2013) per la raccolta di racconti Bestiario sentimentale, il Premio Herralde de Novela (2014) e il Premio Cálamo per La figlia unica (2020). TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #guadalupe_nettel, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Valdombra. Il respiro del Mirabile Criptide (Martina Folena)

RECENSIONE: Valdombra. Il respiro del Mirabile Criptide (Martina Folena)

Voto: 5/5 Autore: Martina Folena (Autore), Greta Mainardi (Illustratore) Editore: Mimebù, 2021 Pagine: 292 Genere: Narrativa italiana, Bambini e Ragazzi Prezzo: € 15.50 Acquista: Libro Anteprima: https://www.mimebu.it/catalogo/valdombra/ Trama Prima della catastrofe, Isadora Lucerna trascorreva le giornate aiutando il padre nel suo laboratorio di candele: un bene di prima necessità per chi vive a Valdombra, in un borgo incastrato tra le montagne che oscurano il sole. Ma una notte la terra trema e le case crollano senza spiegazione. Clotilde, l'allevatrice di api da cui Isadora si rifornisce per la cera, le rivela una leggenda quasi dimenticata: si narra che un'antica creatura, il Mirabile Criptide, viva sotto la terra e che il suo respiro la faccia tremare. Isa sa che nessuno potrà mai crederle, quindi decide di agire in segreto: l'occasione si presenta quando il padre si rivolge al portamissive Anselmo affinché accompagni i figli in un luogo sicuro. Isa si trova a formare un'inevitabile alleanza con Anselmo, che sembra nascondere un segreto, e il fratellino Teo, da sempre troppo saggio per la sua età. Nel loro viaggio alla ricerca del Mirabile Criptide scopriranno molte cose, su Valdombra e su loro stessi, e nulla sarà più come prima. Recensione Inizio subito dicendo che questo libro per ragazzi è stato finalista del Premio Battello a Vapore. Non è difficile per il lettore adulto, leggendo questa storia, ricordare la propria infanzia. L’edizione di questo volume è curata nei minimi dettagli, tra mappe e meravigliose illustrazioni in bianco e nero e a colori realizzate dall'illustratrice Greta Mainardi. Il libro racconta le peripezie di Isa, suo fratello Teo e del portamissive Anselmo che, dopo aver visto il proprio borgo, Finisvalle, tremare e cadere al suolo, decidono di andare alla ricerca della fonte di questa catastrofe. La protagonista Isa, infatti, viene a conoscenza di una leggenda ormai quasi dimenticata: quella di un drago, che proprio drago non è, il Mirabile Criptide, che vive in una caverna sotto la terra e dorme per la maggior parte del tempo, ma che quando si sveglia e si muove, fa tremare tutto il mondo. Così Isa, il piccolo Teo e il taciturno Anselmo partono alla sua ricerca e sulla loro strada incontrano personaggi molto particolari e tutti significativi: bande di banditi, principesse, zii avari, saggi bibliotecari e così via. Quella che racconta l'autrice è una storia di avventura, amicizia, coraggio, rinascita e ricerca di sé. La scrittura risulta molto fluida, coinvolgente e rende il libro veloce da leggere; una pagina tira l’altra. Un romanzo consigliato non solo a bambini e ragazzi, ma anche a tutti quegli adulti che sono alla ricerca di una storia avventurosa e fantasiosa a cui non manca il tema della crescita personale. Alcune note su Martina Folena Martina Folena è un’educatrice teatrale specializzata in narrazione per l’infanzia. Da dieci anni si occupa di laboratori di teatro, letture animate e scrittura creativa in molti ambiti, dalla didattica all’intrattenimento. Con il progetto “La Cantastorie” fa rivivere la tradizione orale, raccontando fiabe popolari ed esibendosi all’interno di festival ed eventi, in teatro e recentemente anche in televisione. Sulla sua scrivania ci sono pile di libri di fiabe, fogli pieni di annotazioni e il suo gatto arancione, Calvin, a cui piace dormire sopra agli appunti. Il suo romanzo Valdombra (MIMebù 2021) è arrivato tra i finalisti del Premio Letterario Battello a Vapore 2019, con il titolo Il drago sotto la terra. Alcune note su Greta Mainardi Greta Mainardi vive in un mondo di storie e colori, con la testa tra le nuvole ma i piedi ben piantati a terra. Innamorata dello storytelling in tutte le sue forme, dopo il diploma al Liceo Artistico Statale di Venezia si specializza in Cinema d’Animazione a Firenze, dove frequenta la Nemo Academy of Digital Arts. Vincitrice della borsa di studio Nemo Talents 2017-2018 e della borsa di studio Artbook 2020, ad oggi continua il suo percorso artistico tra un buon libro e avventure fantastiche in Dungeons and Dragons. TAG: #narrativa_italiana, #bambini_e_ragazzi, #greta_mainardi, #martina_folena, #voto_cinque

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RECENSIONE: La musica dell'universo. L'incredibile storia del pianoforte di Einstein (Laura Corsini)

RECENSIONE: La musica dell'universo. L'incredibile storia del pianoforte di Einstein (Laura Corsini)

Voto: 4/5 Autore: Laura Corsini Editore: San Paolo Edizioni, 2021 Pagine: 384 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 22.00 Acquista: Libro Trama Firenze 1957. Hans-Joachim Staude è un pittore che da molti anni vive con la famiglia in una bella villa ai margini della città. Un giorno riceve una visita inaspettata: si tratta di Vero Besso, l'erede degli Einstein che, dopo la morte di Albert, sta inventariando le proprietà del fisico e di sua sorella Maja. Staude ha ricevuto in custodia, alla partenza di Maja per sfuggire alle persecuzioni razziali, poco prima dello scoppio della guerra, l'amato pianoforte Blüthner, dono del fratello per il suo cinquantesimo compleanno, e Besso è giunto a chiederne conto. Nell'accogliere l'ospite, Staude gli narra sin dal principio la storia di quell'incredibile strumento, che è al contempo la storia di un'epoca, della famiglia Einstein e anche la sua, di un giovane artista inquieto e insoddisfatto alla ricerca della propria identità. Ispirato a vicende vere, con personaggi reali, il romanzo si ammanta di fantasia trascinando il lettore nelle meraviglie di una Firenze che resiste all'orrore grazie alle note indimenticabili di immortali melodie. Recensione Albert Einstein, un pianoforte e la sorella Maja sono gli ingredienti di questo romanzo che prende in considerazione uno dei periodi più bui della Storia in Europa e in Italia, ovvero gli anni della Seconda Guerra Mondiale. Questo romanzo, che ha come protagonisti personaggi realmente esistiti, attraversa un periodo storico che vede l’affermarsi del nazismo e delle leggi razziali. L’autrice, filologa appassionata di storia, con una scrittura semplice e ricca di dettagli, ha saputo descrivere la follia dell’odio che in quegli anni ha invaso il nostro Paese. Il racconto è ambientato a Firenze e ruota intorno a due persone: Hans-Joachin Staude, pittore che vive nel capoluogo toscano e Vero Besso, erede del fisico Albert Einstein. L’artista Staude, il giorno della partenza da Firenze di Maja, riceve in consegna un magnifico pianoforte Bluthner a coda, che è stato donato alla donna per il suo cinquantesimo compleanno. Un giorno del 1957, il pittore riceve la visita dell’uomo che deve inventare i beni del fisico di cui è venuto in possesso dopo la sua morte. Staude accoglie l’ospite che chiede informazioni riguardanti lo strumento ed, in quell’occasione, narra la storia del pianoforte che fa da filo conduttore alle vicissitudini della famiglia Einstein. L’uomo, nell’ascoltare il racconto, comprende che il posto più adatto per il prezioso strumento è quella casa, dove Maja ha voluto che rimanesse e dove si trova l’unica persona che riesce a comprenderne il significato e il valore. Besso è consapevole del valore economico e dell’importanza dello strumento dato che è appartenuto ad un grande fisico, ma realizza, nell’ascoltare la storia, che il suo valore non si limita solo a quello economico, ma anche sentimentale in quanto esso testimonia la vita di persone scomparse. Un romanzo ispirato a fatti storici veri e personaggi reali che si miscela con la fantasia e porta il lettore nelle vie di Firenze durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, raccontando una storia triste che, per fortuna, riesce sopravvivere grazie alla forza della musica. Alcune note su Laura Corsini Laura Corsini, scrittrice di origini pesaresi, dopo la laurea in filologia greca presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna si trasferisce in Emilia dove si impegna con passione nella formazione dei giovani alla cittadinanza attiva e ai valori della nonviolenza. Grande appassionata di storia, di cinema francese e del suo velocipede, considera la scrittura non una passione ma uno stile di vita. Ha pubblicato negli anni numerosi romanzi, tra i più recenti si menzionano Non ho imparato a nuotare (2016), Il sentiero delle tarantole (2017), Il canto di Ecate. Come cambiò Bologna il 2 agosto 1980 (2019) e La bellezza del mondo. Il romanzo della vita di san Tommaso d'Aquino, uscito nel 2020 con San Paolo Edizioni. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #laura_corsini, #voto_quattro

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RECENSIONE: Giacomo Leopardi: L'infinito (Giorgio Martone, Giovanna La Pietra)

RECENSIONE: Giacomo Leopardi: L'infinito (Giorgio Martone, Giovanna La Pietra)

Voto: 4/5 Autore: Giorgio Martone, Giovanna La Pietra Editore: Edizioni NPE, 2020 Pagine: 64 Genere: Graphic novels, Poesia, Biografia Prezzo: € 12.00 (Copertina Flessibile), 16.90 (Copertina Rigida) Acquista: Libro copertina flessibile, Libro copertina rigida Anteprima: https://issuu.com/edizioninpe/docs/preview_giacomo_leopardi_l_infinito___ed._brossura Trama Giacomo Leopardi ci ha lasciato grandi poesie diventate dei classici immortali della poesia italiana: 'Il Passero Solitario', 'Il sabato del villaggio', 'A Silvia' sono ad oggi simboli di una poesia senza età e di una ricerca intimista instancabile. Tra queste, però, prima fra tutte e indimenticabile rimane 'L'Infinito', simbolo dell'aspirazione dell'uomo a cose più grandi e definita come un'avventura dell'animo. Leopardi, che realizzò questo idillio sul monte Tabor a Recanati, parte da un piccolo episodio per sviluppare il senso della sua poetica: una siepe gli impedisce la vista del paesaggio e così comincia ad immaginare spazi immensi... È proprio partendo da questa immagine che nasce questo biopic dedicato alla vita del più grande poeta italiano dell'Ottocento. Recensione L’infinito di Leopardi è stato studiato da generazioni e generazioni di alunni, trasmettendo di padre in figlio un testo divenuto così instancabilmente recitato a scuola e studiato da innumerevoli alunni. Con questa graphic novel, gli autori Giorgio Martone e Giovanna La Pietra hanno omaggiato il poeta italiano creando una biografia a fumetti. Il settore fumettistico sta dimostrando, negli ultimi tempi, di raccogliere influenze e spunti di narrazione provenienti dalle più svariate fonti, anche psicologiche. Tra questi influssi, quello dell’analisi introspettiva si unisce in questa opera al genere letterario. Una edizione che viene pubblicata l’anno successivo al duecentesimo anniversario della stesura de L’Infinito, poema celebrato in questo libro. Il lavoro però è troppo breve, esso non affronta nel dettaglio la vita del poeta recanatese, ma solo un piccolo e ridotto spaccato della sua gioventù quando, ormai adulto e alla ricerca dell’ispirazione per i suoi scritti e per i suoi studi, stava finalmente prendendo il coraggio per abbandonare la casa natale. Non senza parecchi screzi e difficoltà nel rapporto con il padre. Due animi testardi, ognuno desideroso di perseguire il proprio obbiettivo, nascondendo quasi del tutto l’affetto che l’uno prova per l’altro. Il periodo storico trattato qui si colloca nel luglio 1819, andando a riprendere i momenti di vita in cui la malattia di Leopardi, l’edema polmonare da aggiungere alla scoliosi, si stava già manifestando da tempo. Ma il poeta non desiderava fermarsi, chiuso nella casa di famiglia. Si arriva poi alla stesura della poesia a cui è dedicato il volume, realizzata sul monte Tabor a Recanati, e partendo da un piccolo episodio per sviluppare il senso della sua poetica: una siepe gli impedisce la vista del paesaggio e così comincia a immaginare spazi immensi. Proprio da questa immagine si sviluppa il componimento, e di conseguenza il biopic dedicato alla vita del grande poeta italiano dell’Ottocento. La storia è totalmente ritratta in bianco e nero e viene spesso lasciato più spazio alle immagini piuttosto che alle parole. Ci vengono spesso regalate intere pagine prive di dialogo e balloon. La cura grafica è senz’altro da apprezzare, non solo riporta fedelmente le immagini dei diversi protagonisti, ma è anche in grado di far trasparire dalle pagine l’atmosfera, le emozioni, il dissidio interiore del poeta. Il vero limite di questo fumetto, come riportato sopra, è il fatto che esso dedica poco spazio alla vita del poeta, sarebbe stato molto più interessante se avesse anche solo approfondito maggiormente le vicende. Chi è la ragazza che scorge dalla finestra della sua camera, mentre è intento a dedicare il suo tempo allo studio della lingua francese? E’ forse colei che è passata alla storia come la fanciulla ispiratrice del componimento A Silvia? Cosa provava realmente il poeta nei suoi momenti in cui i problemi respiratori si facevano sempre più forti e opprimenti? E come si esprimeva in concreto e nel quotidiano il suo proverbiale pessimismo? Queste e altre domande restano senza risposta in questo breve lavoro. Nonostante tutto pero il volume rimane di ottima qualità, in modo particolare grafica, che consiglio a tutti gli appassionati, ma anche ai giovani in età scolare che apprezzeranno sicuramente il taglio moderno. Alcune note su Giorgio Martone Giorgio Martone è fumettista, scrittore, musicista e pubblicitario. Nel 2017, sotto la guida di Sergio Brancato, si diploma in sceneggiatura presso la Scuola Italiana di Comix. Nello stesso anno dà vita al webcomic Le Avventure di Mr. Fox. Grazie all’importante riscontro di pubblico, a pochi mesi dalla pubblicazione online, “Mr. Fox” inizia una nuova vita in formato cartaceo, segnando il suo esordio nel mondo del fumetto indipendente. Nel 2018, assieme a Giovanna La Pietra, collabora con Hazard Edizioni per il volume Un Capitano, esordendo in edicola e libreria. Nel 2019 inizia la collaborazione con Noise Press, prima sul volume The Steams Chronicles e poi, nel 2020, sul volume Akai Misaki disegnato da Emanuele Ercolani. Sempre nel 2020 esordisce negli Stati Uniti, collaborando con la leggendaria rivista americana «Heavy Metal». Alcune note su Giovanna La Pietra Giovanna La Pietra è studente presso l’Accademia Internazionale di Comics, con sede Napoli, matura le sue conoscenze in ambito fumettistico e inizia di lì a poco la sua carriera nel settore. Nel 2017 entra a far parte come disegnatrice di un progetto sperimentale della casa editrice Cards & Co. lavorando al numero 0 della serie dedicata all’omonimo gioco di carte Gomorraland. L’anno seguente pubblica un volume in collaborazione con Hazard Edizioni dedicatoa Francesco Totti dal titolo Un campione. Nel 2019 collabora come disegnatrice e layout artist presso agenzie di comunicazione occupandosi di contenuti per clienti come Striscia la Notizia e Caffè Borbone. Nello stesso anno pubblica una storia breve nella raccolta Rimedi ed entra a far parte del progetto di Edizioni NPE dedicato al poeta Giacomo Leopardi. TAG: #graphic_novels, #poesia, #biografia, #giorgio_martone, #giovanna_la_pietra, #voto_quattro

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RECENSIONE: I viaggi dell'Orsa Maggiore (Emiliano Ricci)

RECENSIONE: I viaggi dell'Orsa Maggiore (Emiliano Ricci)

Voto: 4/5 Autore: Emiliano Ricci Editore: Scienza Express, 2011 Pagine: 180 Genere: Saggi, Astronomia Prezzo: € 15.00 Acquista: Libro Trama Chi è appassionato d'astronomia e non ha la fortuna di avere un osservatorio sul tetto della propria casa sa che per osservare il cielo nelle migliori condizioni deve spostarsi, muovendosi dalla città alla campagna, ma anche in giro per il globo terracqueo per trovarsi al posto giusto nel momento giusto per osservare i fenomeni celesti o anche solo per incontrarsi con altre persone con cui condividere la propria passione. Il libro è un diario di viaggio, di vita e di cielo che coniuga le avventure della scoperta scientifica con le gioie dell'incontro con altri luoghi e con altre persone. Esperienze appassionanti si incontrano in pagine dove episodi e aneddoti anche divertenti fanno da sfondo alla scienza del cielo, raccontata in maniera semplice e avvincente. Recensione In questo volume, l’autore, astrofisico e giornalista scientifico, raccoglie i suoi primi trent’anni da astrofilo e astronomo. Come sanno bene tutte le persone appassionate di astronomia che non hanno la fortuna di avere l’osservatorio a quattro passi, per osservare il cielo nelle condizioni ottimali bisogna essere nomadi, muoversi di regione in regione o persino di continente in continente per essere sicuri di trovarsi al posto giusto al momento giusto per osservare i vari spettacoli che ci offre gratuitamente il cosmo e per incontrarsi con persone che hanno lo stesso interesse. Questa premessa per dire che questo libro è un diario di pendolarismi legati all’astronomia. Un percorso alla portata di tutti e, in modo particolare, da chi vuole farsi sedurre da questa scienza tanto antica quanto affascinante. Il percorso inizia nel 1969 con una missione chiave per l’astronautica, il viaggio dell’Apollo 11 verso la Luna. Per la prima volta due uomini, Neil Armstrong e Buzz Aldrin, calpestano il suolo lunare. All’epoca l’autore ha cinque anni, ma ricorda ancora chiaramente la nottata passata davanti al televisore in bianco e nero. In questo saggio biografico, Ricci ripercorre trent’anni di passione astronomica, dal 1969 al 1999. La struttura del libro è semplice. Ogni capitolo è diviso in due parti: la prima racconta un episodio particolare della vita dell'autore, la seconda approfondisce un concetto legato alla scienza astronomica. Gli approfondimenti scientifici vanno dai consigli per gli astrofili, alla descrizione di particolari oggetti o fenomeni. Nel libro la passione per questa scienza non si ferma all’osservazione amatoriale, ma cresce con lo studio universitario e attraverso una serie di spostamenti in visita ad alcuni importanti osservatori astronomici e altri luoghi significativi per la storia del cielo. Sono proprio questi i viaggi che segnano la rotta del libro. Un volume che consiglio a tutti coloro che sono attratti dalla scienza degli astri e anche agli astrofili di vecchia data, sarà facile per loro ritrovarsi nelle storie dell’autore. Alcune note su Emiliano Ricci Emiliano Ricci , nato a Firenze nel 1964 è giornalista, divulgatore scientifico e scrittore. Laureato in fisica con orientamento astrofisico presso l’Università di Firenze, è dottore di ricerca (Ph.D.) in Telematica e Società dell’Informazione (titolo conseguito la stessa università), con una ricerca sul cambiamento del giornalismo scientifico all’epoca dei nuovi media. Ha inoltre un master universitario di II livello in Policy Innovation and Sustainability Impact Assessment, con una tesi sulla comunicazione pubblica durante la pandemia. Attualmente è responsabile della redazione web, social e multimedia dell'Agenzia di Informazione della Regione Toscana. È inoltre professore a contratto di “Media digitali” presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (DSPS) dell'Università di Firenze, dove ha anche insegnato “Sociologia dei nuovi media”, "Sociologia della comunicazione" e "Teoria e tecniche dei nuovi media". Collabora con alcune importanti testate nazionali di divulgazione scientifica, come Le Scienze e Focus, ed è autore di numerosi saggi divulgativi di fisica e di astronomia, tra cui La fisica in casa, La fisica fuori casa e Atlante di Fisica (Giunti), Sex and the Physics (Rizzoli, con Monica Marelli), I viaggi dell'Orsa Maggiore (Scienza Express), Professione Astronomo (SciBooks). TAG: #saggi, #astronomia, #emiliano_ricci, #voto_quattro

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RECENSIONE: Mondocane (Alessandro Celli)

RECENSIONE: Mondocane (Alessandro Celli)

Voto: 4/5 Regista: Alessandro Celli Interpreti: Dennis Protopapa, Giuliano Soprano, Alessandro Borghi, Barbara Ronchi, Ludovica Nasti Anno: 2021 Durata: 110 minuti Genere: Drammatico Trama Nel prossimo futuro, Taranto è una città fantasma circondata da filo spinato in cui nessuno, nemmeno la polizia, osa entrare. I più poveri sono lasciati a lottare per la sopravvivenza, mentre una banda è in competizione per il territorio con un'altra banda. Due orfani di tredici anni, cresciuti insieme, sognano di entrare a far parte di una delle gang. Recensione Esordio per Alessandro Celli con un film distopico ambientato in un futuro prossimo, in cui Taranto diviene una città fantasma, con le acciaierie all’orizzonte, e il miraggio dell’Africa come luogo cui approdare per uscire da una situazione di povertà e desolazione. Una pellicola che stupisce e che segna una strada nuova per il cinema italiano, in una narrazione che è un mix fra Il signore delle mosche e La paranza dei bambini. In questo futuro molto vicino, con riverberi del reale, ci sono due ragazzini, orfani, recuperati dalla strada da un pescatore, in qualche modo da lui schiavizzati, stretti da un forte legame d’amicizia, che vogliono entrare nella gang delle Formiche, per riprendersi quello che la vita gli ha tolto. La città, infatti, è divisa in zone recintate, classi sociali, bande che sopravvivono rubando, uccidendo, e le Formiche godono della guida di Testacalda, un convincente e sempre bravo Alessandro Borghi, a capo di ragazzi abbandonati (i randagi) nelle zone contaminate, manipolati da lui psicologicamente. I due orfani, cresciuti ai Tamburi, aspirano a farne parte, non senza una serie di difficoltà, visto che Pietro (Dennis Protopapa) supera la prova d’iniziazione e viene accolto con il nome di battaglia di Mondocane, mentre Christian (Giuliano Soprano), che soffre di crisi epilettiche, viene deriso e schernito dagli altri ragazzi, che gli affibbiano il soprannome di Pisciasotto. Ma la loro amicizia non si spezza, e fa sì che entrambi non solo diventino parte della gang, ma vi si mettano in mostra, nelle imprese a delinquere che la banda persegue. Questa gang, però, ha anche una missione segreta, che va ben al di là della semplice apparenza, ossia della voglia di delinquere, e di controllare un territorio, e questo sarà uno degli elementi che incrinerà l’unione fra i due tredicenni, l’altro sarà la figura di una ragazzina (Ludovica Nasti ). Il racconto ha una sua tensione narrativa costante e crescente, un grandissimo ritmo, una regia personale, che non concede nulla alla noia, e in grado di unire il genere al sociale. Il regista, con un passato fra corti e fiction, è molto capace a condurre sullo schermo questi giovani attori in questo originale racconto di formazione. Film che merita di essere visto nonostante troppi spunti narrativi non sviluppati e fini a se stessi. TAG: #drammatico, #dennis_protopapa, #giuliano_soprano, #alessio_borghi, #barbara_ronchi, #ludovica_nasti, #alessandro_celli, #voto_quattro

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RECENSIONE: Il cielo è di tutti (Patrizia Caraveo)

RECENSIONE: Il cielo è di tutti (Patrizia Caraveo)

Voto: 4.5/5 Autore: Patrizia Caraveo Editore: Edizioni Dedalo, 2020 Pagine: 96 Genere: Saggi, Astronomia Prezzo: € 11.50 (cartaceo), € 7.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama l nostro cielo è inquinato: non solo dalle emissioni di anidride carbonica ma anche da rifiuti ben più grossi. Satelliti e detriti spaziali affollano sempre più il nostro spazio. I rischi sono molti, per la scienza e per il nostro futuro. E l'esplorazione spaziale è destinata ad aggravare ancora lo scenario. L'UNESCO ha definito la volta celeste un patrimonio dell'umanità. Oltre a godere della bellezza del cielo stellato, parte integrante della nostra vita, tutti dovremmo però contribuire alla sua conservazione per le generazioni future. Purtroppo, invece, l'oscurità della notte è messa in serio pericolo dalla mancanza di attenzione degli esseri umani. La volta stellata diventa ogni anno più pallida a causa delle luci parassite con le quali cerchiamo di illuminare la notte creando una nuova subdola forma di inquinamento, quello luminoso. Il problema è globale: un terzo della popolazione del pianeta vive in regioni così illuminate da non riuscire a vedere la Via Lattea. In effetti, l'Italia gode del non invidiabile primato di essere uno dei Paesi industrializzati con il più alto inquinamento luminoso. Ma l'illuminazione indebita del cielo non è l'unico problema che insidia l'oscurità della notte. Nuove tecnologie portano nuove sfide e il cielo buio viene oggi minacciato anche dall'alto dalle nuove costellazioni di satelliti che hanno lo scopo di fornire servizi di connessione internet a livello planetario. Basti pensare ai 12 000 satelliti che Elon Musk, attraverso SpaceX, sta lanciando a gruppi di 60 ogni mese, ognuno dei quali ha un pannello solare che, con l'angolo giusto, riflette la luce del Sole e può essere più brillante delle stelle visibili a occhio nudo. La comunità astronomica è molto preoccupata da questo nuovo tipo di inquinamento celeste e si sta organizzando per mitigare il problema e difendere il cielo. Tutti noi comunque possiamo contribuire, la nota astrofisica Patrizia Caraveo ci spiega come in questo libro agile e attualissimo. Recensione In questo nuovo lavoro, la nota astrofisica italiana, confessa il suo amore per la scienza astronomica, la sua funzione nel corso della storia dell’umanità e di come abbia sempre ispirato letterati e religioni pagane. Il Sole e le stelle continuano a sorgere e a tramontare, la Luna non arresta la sua rotazione intorno alla Terra. Tutto è rimasto immutato tranne l’atteggiamento della nostra civiltà che prima ha elevato ai ranghi di materia primaria l’insegnamento dell’astronomia e oggi, pur apprezzando le grandi scoperte, ha ridotto a costola della geografia, proprio quella scienza che ci ha consentito di comprendere l’universo e i suoi misteri. Un atteggiamento schizofrenico afferma l’autrice. I siti che parlano di astronomia e la stessa Nasa, ottengono milioni di collegamenti, ma nei fatti il genere umano ha perso il suo contatto visivo con il cielo notturno. Con tali considerazioni, Caraveo, si addentra in una lucida analisi tra costi e i benefici del progresso tecnologico. Se da un lato la tecnologia ci ha consentito e consentirà progresso, dall’altro bisogna tener conto degli impatti della sua evoluzione. Nel prossimo futuro vivremo in città sempre più smart, se non si tiene conto dell’importanza di restituire all’umanità la visione di un cielo stellato, si rischia di perdere del tutto quel contatto visivo a causa di un eccesso di illuminazione. Pur apprezzando l’importanza dei satelliti di Elon Musk, l’autrice sottolinea come sia attuale trovare un punto di mediazione tra l’eccessiva luminosità dei satelliti e il conseguente inquinamento luminoso, con il garantire la connessione veloce a Internet in ogni angolo del nostro pianeta. Questo breve libro è anche una lezione di fisica astronomica di base per condurre il lettore non esperto a comprendere la fondamentale necessità di osservare con lenti differenti i fenomeni dell’universo. L’utilizzo di tutte le bande dello spettro elettromagnetico, dal radio ai raggi gamma, ha consentito missioni spaziali importanti per svelare nuova conoscenza. Secondo la scienziata, tutto il progresso tecnologico e scientifico di cui oggi beneficiamo non può prevalere sulla rilevanza scientifica dell’osservazione del cielo anche dal suolo terrestre, anche in presenza di una economia dello spazio che varrà oltre 1100 miliardi di dollari nel 2040. Se quindi la conquista dello spazio non è, giustamente, destinata a fermarsi, si rende assolutamente necessario trovare soluzioni soddisfacenti per tutti sulla base di accordi tra scienziati e imprenditori. Un ruolo fondamentale in questa mediazione potrebbe svolgerlo l’ONU e in particolare l’Ufficio per lo spazio extraatmosferico (UNOOSA). Un ottimo libro di divulgazione per riflettere sull’inquinamento luminoso e sulla necessità di tornare a scrutare il firmamento sulle tracce degli antichi. Alcune note su Patrizia Caraveo Astrofisica di fama mondiale, è Dirigente di ricerca all’Istituto Nazionale di Astrofisica. Per i suoi contributi alla comprensione dell’emissione di alta energia delle stelle di neutroni, nel 2009 è stata insignita del Premio nazionale Presidente della Repubblica. Nel 2014, Women in Aerospace Europe le ha conferito l’Outstanding Achievement Award. È Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Fa parte del Gruppo 2003 per la ricerca scientifica e del progetto “100 donne contro gli stereotipi”. Tra le sue pubblicazioni: Conquistati dalla Luna (Raffaello Cortina, 2019). TAG: #saggi, #astronomia, #patrizia_caraveo, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Troppo lontano per andarci e tornare (Stefano Di Lauro)

RECENSIONE: Troppo lontano per andarci e tornare (Stefano Di Lauro)

Voto: 5/5 Autore: Stefano Di Lauro Editore: Exòrma, 2019 Pagine: 344 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 16.50 Acquista: Libro Trama Fulminea come un salto di balena, da un ripostiglio della memoria proruppe una frase: "Anche un'opera d'arte ispirata dalla disperazione nutre di vita l'animo di un uomo". Nounours, capelli biondini piuttosto sottili, iridi blu oltremare, cute glabra e chiara, un panama calcato sulla testa per proteggersi dal sole, vaga senza meta tra i boulevard di Arles rimuginando su arte e vita, su reale e immaginario, chiedendosi "cosa fare domani". Un incontro fortuito lo porterà al piccolo circo "Au Diable Vauvert" che diventerà il suo porto sicuro, la sua famiglia. Il Diable è un microcosmo di esseri unici, dediti al culto della meraviglia, i cui nomi evocano la magia dell'arte, della "loro" arte itinerante, vissuta sulle strade di Francia fin-de-siècle tra sordide periferie punteggiate di vicoli ambigui e luoghi memorabili. Ognuno di loro si rivelerà a Nounours attraverso il racconto della propria esistenza. Tra le righe aleggia il fantasma di Leopardi e vi si intravede l'ombra di Melville evocata da Marcel Schwob, singolare e solitario spettatore di una delle loro rappresentazioni. Recensione Quello che salta subito all’occhio in questo romanzo è la bella e intrigante copertina. Copertina particolare per un romanzo altrettanto particolare e fuori dall’ordinario. Il libro porta il lettore in una un’atmosfera quasi onirica, coinvolgente ma mai invadente, anzi, morbida e cullante. Protagonisti i circensi di una compagnia che il 31 dicembre del 1899 salpano dal porto di Le Havre, in Normandia, alla volta di Buenos Aires. Inizio col dire che il libro merita molto. Una scrittura unica, ricercata, raffinata e di alto livello caratterizza l’intero libro. Molto particolare poi è la scelta dei personaggi e la loro caratterizzazione. La scena iniziale riprende l’ultimo giorno del diciannovesimo secolo: è il 31 dicembre del 1899 quando dal porto di Le Havre, in Normandia, salpa, diretto alla volta di Buenos Aires, il piroscafo mercantile Holy Steam. Nella stiva viaggia la compagnia del piccolo circo Au Diable Vauvert, composta dai fratelli Méliès, Orlando, Prosper e Lou, che la compagnia l’hanno proprio fondata. Un gruppo di artisti dai nomi che non possono non incuriosire. Per chiarezza, il Diable porta con sé una scimpanzé, Chouchou, e una lupa, Antoinette. Basta solo elencare questi elementi per renderci conto che la trama racconta di un viaggio che è soprattutto metafora della vita, della ricerca di sé stessi e dell’inconscio. Il viaggio che si svolge attraverso le pagine del romanzo è soprattutto un moto metaforico, più di ricerca che di scoperta, sospinto dal bisogno di trovare il proprio posto nel mondo dove essere accettati per quello si è. Il nome del circo, Au Diable Vauvert, deriva da un modo di dire della lingua francese, per indicare luoghi vaghi e lontani, inaccessibili, posti dimenticati, dall’altra parte del mondo, alla fine del mondo o in fondo alla luna. Anche se la compagnia è la prima volta che lascia la Francia, i suoi componenti hanno comunque percorso molti itinerari, mangiato la polvere della strada, calcato lo stesso, ma mai uguale, palcoscenico in tantissimi luoghi, tanto che potremmo definirli dei viandanti dell’anima. Quella del Diable è però una compagnia di viaggiatori solitari, perché, nonostante il loro stare insieme, essi restano pur sempre una compagnia e mai diventano gruppo. I componenti del circo vivono insieme e condividono moltissime cose e situazioni, tuttavia mai sembra abbandonarli un sottile velo di malinconia che pare generarsi dalla mancanza, dalla nostalgia o dall’assenza di qualcosa o qualcuno. L’autore immagina Le Diable come un porto sicuro in cui gli artisti che ne fanno parte possono smettere di nascondere la propria diversità e vivere l’amore come reciproca protezione di solitudini profondamente insormontabili. Inoltre, le biografie dei protagonisti, dai nomi fortemente onomatopeici, si intrecciano magistralmente con la storia e la vita del circo e, sebbene particolarissime, ognuna nella propria unicità, sono accomunate dall’essere in qualche modo speciale e fuori dal comune e l’aver trovato, solo sotto quel tendone, il proprio posto nel mondo. A fare da sfondo a tutto ciò la fedeltà cieca di Chouchou e Antoniette e le suggestive immagini degli angoli della Francia di fine secolo, di cui anche in copertina riecheggia il ricordo dei quadri impressionisti, il tutto incorniciato dalla magia dell’arte declinata in tutte le sue forme e le sue espressioni: la musica, la letteratura, la fotografia, la scenografia, l’arte del palcoscenico. Posso dire che l’autore, con questo romanzo ci fa riscoprire il piacere di ascoltare una storia che ha quasi del magico, in cui gli elementi portati da ognuno dei personaggi si intrecciano a formare una trama preziosa, un tessuto morbido e avvolgente in grado di cullare. Un libro carico libro carico di simbolismi capace di mantenere un solido equilibrio tra i momenti dire più magici e quelli in cui le descrizioni si fanno più realistiche. Romanzo che consiglio a tutti coloro che cercano una storia particolare, scritta in modo impeccabile e ricercato che si può definire come un balsamo per l’anima. Alcune note su Stefano Di Lauro Stefano Di Lauro si definisce un mitonauta. È autore, regista e compositore. Ha pubblicato Eroine_ nient’altro da dichiarare (2012) e Dittico dell’amore osceno (2011) per Shamba Edizioni; La mosca nel bicchiere – La poetica di Carmelo Bene (Icaro, 2007); ÒperÉ (Besa, 2006). Come regista teatrale ha lavorato in Italia e in molti paesi esteri. Autore di testi teatrali, adattamenti di opere straniere e riscritture di classici, ha anche realizzato opere di video-arte e documentari, e scritto musiche di scena affiancando numerosi progetti musicali e discografici. Da bambino stravedeva per l’arte primitiva e gli innesti botanici. Memorie di un delfino spiaggiato è il titolo orfano del libro che non scriverà mai. TAG: #narrativa_italiana,#narrativa_moderna_contemporanea, #stefano_di_lauro, #voto_cinque

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RECENSIONE: Shirley (Susan Scarf Merrell)

RECENSIONE: Shirley (Susan Scarf Merrell)

Voto: 5/5 Autore: Susan Scarf Merrell Editore: Nua Edizioni, 2021 Pagine: 221 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea, Thriller Prezzo: € 16.50 (cartaceo), € 4.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Al centro di questo avvincente romanzo troviamo due importanti figure del panorama letterario: la celebre Shirley Jackson, nota per il racconto La lotteria e per i romanzi L'incubo di Hill House e Abbiamo sempre vissuto nel castello, e suo marito, Stanley Edgar Hyman, critico letterario e professore del Bennington College. Quando un giovane dottorando e sua moglie incinta - Fred e Rose Nemser -, si trasferiscono a casa di Shirley e Stanley nell'autunno del 1964, non tardano a cadere preda del magnetico incantesimo esercitato dai loro ospiti brillanti e anticonformisti. Mentre Fred è assorbito dai suoi impegni di insegnante, Rose stringe un'improbabile e turbolenta amicizia con l'enigmatica e imprevedibile Shirley. Incuriosita dall'esplosivo matrimonio degli Hyman e inesplicabilmente attratta dall'autrice, Rose intuisce comunque che qualcosa non va... qualcosa che ha a che fare con misteriose chiamate notturne e con l'inspiegabile scomparsa di una delle studentesse del campus. Denso di atmosfera e del fascino sinistro delle opere dell'autrice stessa, Shirley è un elegante thriller che ruota intorno a una delle più grandi autrici horror americane. Recensione Questo romanzo, portato sullo schermo lo scorso anno da Josephine Decker, è un thriller psicologico che omaggia la controversa figura della scrittrice Shirley Jackson, celebre per i suoi racconti horror e gotici. A metà degli anni ’40, Shirley Jackson e suo marito, il critico letterario Stanley Edgar Hyman, si sono stabiliti a Bennington, dove hanno cresciuto ben quattro figli. È qui che l’autrice ambienta il romanzo, saltando al 1964 e aggiungendo alla dinamica familiare dei Jackson-Hyman la figura inventata di Rose Nemser, voce narrante della vicenda. La storia inizia con il trasferimento di Rose, poco più grande delle figlie di Shirley, e di suo marito Fred. Mentre quest’ultimo lavora con Stanley, affiancandolo nel suo incarico di professore al college locale, Rose trascorre le proprie giornate con la Jackson, che divide il tempo tra la macchina da scrivere e la sua famiglia. La Merrell ci attira letteralmente nella casa di Bennington, una casa incantata, in cui anche i pavimenti di legno, la carta da parati e i vecchi mobili sembrano animati di vita propria. La descrizione di Shirley è ben lontana dallo stereotipo della scrittrice affascinante e anticonformista. Quello che il lettore incontra è una casalinga di mezza età, bassa e robusta: i suoi capelli rossi sono lisci e disordinati, indossa occhiali con la montatura marrone, un abito sciatto e pantofole cinesi e nella bocca ha perennemente una sigaretta. Rose, però, si attacca a lei, convinta che siano spiriti affini. Insicura, segnata da un’infanzia turbolenta, la ragazza vuole solo essere vista, diventare qualcuno, e l’unico modo in cui pensa di poterlo fare è assorbire la vita della sua ospite, che esercita su di lei un’attrazione magnetica. In un certo senso, la Jackson diventa la sua ossessione: Rose vuole essere come Shirley. Oltre che dalla vita della scrittrice, Merrell prende ispirazione da un fatto di cronaca avvenuto nel 1946, la sparizione della studentessa Paula Welden. Proprio come fece la Jackson in alcune sue opere. In questo thriller, Rose si è messa in testa che Shirley ha qualcosa a che fare con la sorte di Paula, che la studentessa ha avuto una relazione con Stanley e che lei l’ha uccisa. Nonostante la Jackson e Hyman neghino di aver mai conosciuto Paula, i sospetti di Rose permeano l’intero romanzo in un climax di inquietudine, alimentati dai pettegolezzi della comunità di Bennington sui coniugi. Poco alla volta diventa chiaro al lettore che nulla di buono può venire dalla relazione morbosa e carica di tensioni tra i Nemser e gli Hyman, fino all’epilogo sinistro e drammatico, ispirato da un tragico evento, realmente accaduto a metà degli anni Sessanta. Un romanzo, questo, veramente ben scritto, suggestivo e carico di tensione in cui l’autrice intreccia abilmente eventi della vita della famosa scrittrice e fatti di cronaca con la fiction. Una trama per nulla scontata e che tiene incollato il lettore. Da precisare che non è necessario conoscere le opere di Shirley Jackson per godere del romanzo, ma sicuramente esso farà venire voglia di approfondire la conoscenza di questa grande scrittrice. Alcune note su Susan Scarf Merrell Susan Scarf Merrell è un’autrice americana. Ha pubblicato romanzi, racconti e saggi. Il suo secondo romanzo, Shirley, su una giovane donna che va a vivere con la scrittrice Shirley Jackson e Stanley Edgar Hyman nella loro casa di Bennington nel 1964, è stato pubblicato il 12 giugno 2014 da Blue Rider/Penguin Books. I suoi racconti e saggi sono stati pubblicati su Los Angeles Review of Books, Tin House, The Writer’s Chronicle, The Southampton Review e The New Haven Review. Il suo romanzo d’esordio, A Member of the Family è stato pubblicato nel 2001 dopo la pubblicazione di The Accidental Bond: How Sibling Connections Influence Adult Relationships nel 1997. TAG: #narrativa_straniera, #thriller, #narrativa_moderna_contemporanea, #susan_scarf_merrell, #voto_cinque

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RECENSIONE: L'ora più fredda (Paolo Paci)

RECENSIONE: L'ora più fredda (Paolo Paci)

Voto: 5/5 Autore: Paolo Paci Editore: Solferino, 2021 Pagine: 240 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea, Montagna Prezzo: € 16.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Marco, figlio di una famiglia piccolo-borghese cresciuto ai margini di un quartiere operaio, non è mai stato in montagna. Per questo, quando grazie a una gita dell’oratorio vive la sua prima notte stellata in alta quota, è potentissima la scoperta del profumo del bosco, delle stelle così vicine, di un senso di libertà mai provato prima. Una scoperta che continua negli anni, intrecciandosi all’amicizia con Martino, figlio di operai e talento naturale dell’alpinismo anche grazie al rapporto forte con il padre, fervente comunista e ancor più fervente scalatore. Il legame tra i due ragazzi si approfondisce di anno in anno e di cima in cima, dalle falesie del lecchese alle Alpi Retiche, al Monte Bianco, al gruppo del Brenta. Ma tra gli entusiasmi dell’adolescenza e i dilemmi della maturità si apre la voragine. Un evento traumatico che della montagna rivela il volto più duro, quello della fatalità che non lascia scampo. Per i due amici di sempre la scelta è ineludibile: lasciarsi travolgere, o stringere i denti e cercare una nuova vetta? Anche nell’ora più fredda si può trovare la forza di rinascere, un nuovo senso della vita, persino l’amore. Il primo romanzo di Paolo Paci, attraverso decenni e luoghi fondamentali per la nostra storia collettiva, racconta con mano lieve ed emozionante il mestiere di crescere: tra gli amici, tra le montagne. Disegnando un’indimenticabile educazione sentimentale, politica e alpinistica. Recensione Per Paolo Paci, giornalista saggista amante della montagna, questo è il primo romanzo. In questo volume, esso racconta, con mano lieve ed emozionante, il crescere tra gli amici e tra le montagne. Lo fa disegnando una indimenticabile educazione sentimentale, politica e alpinistica. Il titolo rimanda all’ora del cambiamento, dell’incertezza. L’ora più fredda è quella in cui ci si trova disorientati nel percorso, nella crescita. Per Marco, protagonista del romanzo, è l’incontro con la montagna che segna il passaggio dall’infanzia a una nuova fase della sua vita. Il verde del prato, il cielo della notte trapunto di stelle, il profumo del bosco. Per il ragazzo è amore a prima vista. Un’infatuazione che spinge il giovane alla continua ricerca di nuove esperienze da vivere. Ogni scalata è l’occasione per apprendere, per imparare ed entrare in maggior contatto con quell’ambiente così affascinante, fatto di verticalità e prese labili. È la montagna la protagonista di questo volume, ma sul fondo corrono le vicende di un’Italia violenta, spazzata da venti di rivolta. Le scoperte di Marco si intrecciano con l’amicizia con Martino, talento naturale dell’alpinismo, che si approfondisce di anno in anno e di vetta in vetta. Peccato che tra gli entusiasmi dell’adolescenza e i dilemmi della maturità si apra per i due amici una voragine. Un evento traumatico che della montagna rivela il volto più duro, quello della fatalità che non lascia scampo. Non è difficile immaginare quanto ci sia di autobiografico tra le pagine di questo romanzo che parla di politica, di contestazione, di alpinismo e alpinisti che hanno lasciato il segno. La scrittura risulta molto coinvolgente ed è facile, per il lettore, vivere sentimenti ed emozioni. Il racconto sale parecchio di quota e spesso lascia con il fiato sospeso. Un romanzo che consiglio a tutti, anche a coloro che di montagna non sanno nulla. Alcune note su Paolo Paci Paolo Paci è nato a Milano nel 1959. Ha scalato su tutte le Alpi e ha viaggiato in tutto il mondo. Più o meno. Per vivere, ha diretto mensili di alpinismo, di viaggi, di gastronomia. Ha pubblicato una ventina di volumi, tra racconti di viaggio, saggi e libri fotografici. I suoi ultimi titoli: Caporetto andata e ritorno, 4810 (premio Bancarella Sport 2019), L’orco, il monaco e la vergine. Il suo sogno è far fiorire i giardini. L'ora più fredda è il suo primo romanzo. TAG: #narrativa_italiana, #montagna, #narrativa_moderna_contemporanea, #paolo_paci, #voto_cinque

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RECENSIONE: La bellezza del mondo. Il romanzo della vita di san Tommaso d'Aquino (Laura Corsini)

RECENSIONE: La bellezza del mondo. Il romanzo della vita di san Tommaso d'Aquino (Laura Corsini)

Voto: 5/5 Autore: Laura Corsini Editore: San Paolo Edizioni, 2020 Pagine: 272 Genere: Narrativa italiana, Religione Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 12.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Durante il processo per la canonizzazione di san Tommaso d'Aquino, giunge da lontano un testimone misterioso e inatteso. È frate Carlo, carico di anni, ormai alla fine della sua vita terrena. Da piccolo fu offerto da sua madre al convento di Orvieto e nel sacro chiostro ha trascorso una giovinezza turbolenta, lontano da Dio e da qualsiasi spiritualità. La sua vita sembrava indirizzata a un destino di perdizione, nel contesto della decadenza morale dell'osservanza monastica. Poi è avvenuto un incontro straordinario, che ha provocato nel giovane una vera folgorazione. Al convento è giunto, infatti, Tommaso d'Aquino, accompagnato da due fedeli collaboratori. Il celebre teologo e predicatore chiede al priore che proprio quel giovane oblato gli venga affidato come uno dei suoi scrivani. E così, tra visioni, sogni rivelatori, opere che riprendono l'antica filosofia dei Greci e viaggi al fianco di Tommaso e Reginaldo da Piperno, suo fedele confratello, Carlo riesce a compiere un cammino di purificazione: stupito, commosso, immerso nella luce della sua nuova fede... e il tribunale, che ha ascoltato del santo dottore tanti miracoli capitati alla carne (guarigioni, resurrezioni, tempeste sedate), con grande meraviglia si ritrova a udire di un miracolo ben più grande, quello avvenuto nella conversione di un cuore. Recensione Questo volume è un romanzo storico e biografico. La casa editrice che ha pubblicato il libro è celebre per occuparsi sia di scritti laici, sia di edizioni di veri e propri testi sacri del Cattolicesimo. Tuttavia, il libro di cui vi parlo, non si limita a essere un testo di argomento religioso, fruibile solo da parte dei credenti o dai laici appassionati di teologia. Esso può essere letto da chiunque. Le qualità di questo libro sono l’universalità e l’umanità. Universale perché si rivolge agli individui di qualsiasi credo, pensiero e morale, e riesce in questo intento proprio perché è umano, parla all’uomo, alla persona in quanto unità inscindibile di corpo e anima, condizione che accomuna tutti. L’autrice, che affronta sempre generi letterari differenti, accompagna il lettore in questo viaggio con uno stile semplice, ma elegante e curato. Immergersi in questo viaggio vuol dire affrontare un cammino fisico attraverso l’Europa del Tredicesimo secolo passando per le Marche, l’Umbria, Roma e Parigi, ma anche affrontare un cammino spirituale. Ogni passo compiuto in questo impervio viaggio è un passo avanti anche nella crescita spirituale e intellettuale. Non mancano momenti di sosta per ammirare la natura. In questi frangenti i toni si fanno più lirici e intimisti. Il protagonista di questo viaggio è Carlo, un bambino obbligato ad imboccare la vita monastica per un voto pronunciato dalla madre e da lui vissuto inizialmente come una condanna, una forzata e ingiusta rinuncia ai piaceri e alle bellezze che la vita offre agli uomini naturalmente.
Questo susciterà tentativi di ribellione nel Carlo bambino, prima, e nel Carlo ragazzo, poi, e lo porterà alla commissione di prodezze scanzonate con la complicità dell’amico e compagno di monastero Lorenzo: tra queste, piccoli furti e fughe mosse dal pungolo del divampante desiderio amoroso di un giovane. A segnare una svolta nella vita del protagonista è San Tommaso d’Aquino, noto come sommo santo e sommo filosofo e la cui biografia è ricostruita dall’autrice fedelmente, rispettando le fonti canonistiche.
L’incontro tra i due animi si fa provvidenziale, ognuno diventa strumento dell’altro: Tommaso sarà per Carlo una figura di riferimento, una guida spirituale e addirittura un padre e Carlo sarà per Tommaso le mani nella stesura dei suoi lunghi e complessi testi, talvolta anche simultanea e la sua voce, alla cattedra di teologia dell’Università di Napoli, a cui sarà assegnato per continuare a diffondere le idee del Maestro e portare avanti la lotta intellettuale contro le eresie. Grazie alla presenza di Tommaso, il protagonista intraprende un processo di crescita e di miglioramento lasciandosi alle spalle il giovane impenitente e indisciplinato che era per diventare un uomo saggio e valoroso. Questo cammino procede di pari passo con l’accoglimento della fede religiosa e con la scelta attiva della vita da frate, vissuta con fervida volontà e non più come il compiersi di un destino già scritto. Durante la lettura di questo romanzo, ognuno si può identificarsi con Carlo e camminare fianco a fianco con lui. Esso ci invita a metterci a nudo e a riconoscere le nostre debolezze e i nostri vizi, con cui prima o poi ognuno deve fare i conti, arrivando a chiedersi chi è e chi vuole davvero essere. Ci esorta poi ad accettarci e ad amarci per quello che siamo e a non incolparci per le nostre mancanze, ma a vederle come delle prove da superare, delle occasioni di crescita. Un romanzo che, attraverso la storia di Carlo, ha parecchio da insegnare anche al lettore. Una lettura che consiglio senza indugio. Alcune note su Laura Corsini Laura Corsini, scrittrice e bibliotecaria di origini pesaresi, attualmente vive e lavora in Emilia, in provincia di Modena. Dopo la laurea in lettere classiche presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna, ha intrapreso diverse collaborazioni con enti pubblici, privati e case editrici, che hanno portato alla pubblicazione di opere di contenuto storico e culturale locale. In seguito ha scritto romanzi, racconti, poesie, articoli e saggi. Tra i più recenti: Kitty ad ogni costo, con Kitty Vinciguerra (2014); Ritorno a Canossa (2015); Non ho imparato a nuotare (2016); Il sentiero delle tarantole (2017); David e Matthaus per colpa di un’amicizia (2018); Il canto di Ecate. Come cambiò Bologna il 2 agosto 1980 (2019); La musica dell'universo. L'incredibile storia del pianoforte di Einstein (2020) e La bellezza del mondo. Il romanzo della vita di san Tommaso d'Aquino (2020) Laura è appassionata di cinema francese, di storia e della sua bicicletta, fonte di ispirazione tra una pedalata e l’altra. TAG: #narrativa_italiana, #religione, #laura_corsini, #voto_cinque

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RECENSIONE: La lettrice della stanza 128 (Cathy Bonidan)

RECENSIONE: La lettrice della stanza 128 (Cathy Bonidan)

Voto: 4.5/5 Autore: Cathy Bonidan Editore: DeA Planeta Libri, 2020 Pagine: 254 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 16.00 (cartaceo), € 1.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Un amore impossibile. Un manoscritto perduto tra Montréal e Parigi. L’ostinata indagine di una lettrice. Tutte le sere, cascasse il mondo, Anne-Lise Briard scivola tra le lenzuola e si lascia cullare dalle pagine di un buon libro. È un momento tutto per lei, un rituale al quale non potrebbe mai rinunciare. Perciò, quando nel comodino di un delizioso hotel della costa bretone trova un vecchio plico battuto a macchina, ne approfitta per rimpiazzare il romanzo che, distratta com’è, ha dimenticato di portare con sé da Parigi. Divorare in poche ore l’anonimo dattiloscritto – una struggente storia d’amore – e lasciarsi sedurre dal piccolo mistero che rappresenta per Anne-Lise sono tutt’uno. Ed ecco che, di colpo, un weekend fin troppo tranquillo si trasforma in un’avventura. Sì, perché a pagina 156 di quel racconto così trascinante è annotato un indirizzo – probabilmente quello dell’autore – al quale Anne-Lise decide di rispedire il malloppo, “con tante grazie per la bella lettura che mi ha regalato, sebbene senza volerlo”. Ricostruire le peripezie e i passaggi di mano che hanno portato il libro fino a lei non sarà facile, ma Anne-Lise si getta nell’impresa anima e corpo. Per scoprire il segreto di una storia capace di toccare il cuore e le vite di quanti la leggono. E trovare il coraggio di scrivere per sé un finale inaspettato. Recensione Questo libro è il secondo romanzo dell’autrice francese Cathy Bonidan. Durante una piccola vacanza lontana dal marito e dai figli, Anne Lise Briard si accorge di non avere nulla da leggere. Per puro caso, però, trova un manoscritto nella camera d’albergo in cui soggiorna e non può fare a meno di leggerlo. Si appassiona tanto alla lettura che, una volta terminato, lo spedisce all’indirizzo che trova tra le pagine, convinta che possa trattarsi dell’autore, accompagnandolo con una lettera in cui ringrazia per la piacevole lettura. L’autore, Silvester Fahmer, risponde, la ringrazia un po’ bruscamente per l’interessamento e le racconta di aver perso quel manoscritto durante un viaggio in aereo, una trentina di anni prima, ben lontano dalla località dove lei lo ha infine rinvenuto e che il racconto si interrompeva bruscamente nel punto in cui lei aveva notato l’indirizzo. Il resto doveva essere stato scritto da un’altra persona. Anne Lise non potrebbe sperare in una risposta migliore e, aiutata dalla sua amica Maggy, decide di mettersi ossessivamente sulle tracce del manoscritto per scoprire l’identità del misterioso secondo autore, in un inseguimento virtuale attraverso la Francia, l’Inghilterra e non solo. Il lettore si ritrova a leggere un romanzo epistolare parecchio curato nei dettagli, scorrevole nonostante la forma e davvero molto piacevole. I personaggi sono ben caratterizzati, il burbero scrittore fa da contraltare all’estroversa Anne- Lise, Maggy giustifica buona parte del carteggio rifiutandosi di usare il telefono, e questo aiuta, perché un romanzo epistolare ambientato ai nostri tempi è molto difficile da rendere credibile. Raramente i protagonisti ricorrono alla posta elettronica, nonostante sarebbe di gran lunga la soluzione più comoda e immediata per comunicare, ma si scambiano lettere dal linguaggio desueto che impiegano giorni a raggiungerli. Tutto molto bizzarro, ma funziona. Quello che stride un po’ è il fatto che tutti i protagonisti abbiano grosso modo lo stesso stile di scrittura. È come se avessero tutti la stessa voce e ciò può confondere il lettore. Un romanzo originale che consiglio a tutti coloro che hanno nostalgia delle lettere che in passato hanno scritto ad amici o parenti lontani. Alcune note su Cathy Bonidan Cathy Bonidan lavora come insegnante a Vannes e scrive dall'età di 14 anni. Il suo romanzo d'esordio, Le parfum de l'hellébore, ha vinto 11 premi letterari in Francia. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #cathy_bonidan, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: L'uccello nero (Gunnar Gunnarsson)

RECENSIONE: L'uccello nero (Gunnar Gunnarsson)

Voto: 5/5 Autore: Gunnar Gunnarsson Editore: Iperborea, 2021 Pagine: 274 Genere: Narrativa straniera Prezzo: € 17.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama In un'Islanda inquietante e desolata, due coppie sposate vivono in una fattoria isolata nei fiordi Nord Occidentali. Il destino ha voluto che, da una parte, a un uomo forte ed energico di nome Bjarni sia toccata una moglie che tossisce di continuo, mentre dall’altra una donna di bellezza non comune di nome Steinunn abbia accettato, per ragioni che è difficile comprendere, di legarsi a un mediocre contadino. Quando una delle mogli muore e il marito dell’altra scompare misteriosamente, i due sopravvissuti vengono processati per omicidio. Il narratore della vicenda è Eiúlvur, un giovane pastore timoroso e inesperto la cui influenza spirituale si estende fino alla sventurata fattoria, che osserva il susseguirsi degli eventi e partecipa al dibattito giudiziario. Mentre la situazione tesa e insostenibile delle relazioni fra i quattro viene lentamente svelata dalle testimonianze del processo, la storia acquisisce rapidamente profondità e suspense proprio attraverso lo sguardo e le riflessioni del curato, che si fa ogni giorno più tormentato dai dubbi e dalle domande sul vero significato di colpa, giustizia ed espiazione. Scritto nel 1928 e basato su un vero crimine, un duplice omicidio avvenuto agli inizi del XIX secolo che aveva lasciato ampie tracce di sé nella memoria collettiva islandese, L’uccello nero è un classico della letteratura nordica che ha fatto il giro del mondo. Recensione E' il primo romanzo che leggo di questo autore e non fatico a dare ragione a chi considera Gunnarsson un grande scrittore. Il romanzo, scritto nel 1929, si ispira ad un fatto di cronaca reale avvenuto nei primi anni del 1800: l’uccisione di un contadino scomparso in un giorno d’inverno e, oltre un anno dopo, ributtato a riva sfigurato. Il cuor della storia è un delitto passionale. Essa viene narrata da Eiúlvur, il pastore della piccola comunità contadina di cui la vittima è un parrocchiano. Interviene anche una coloratissima sfilata di testimoni che non hanno visto nulla, ma che vengono comunque chiamati a deporre in tribunale. Ciascuno protagonista, per pochi capoversi, di un piccolo atto scenico, ciascuno tratteggiato in una indimenticabile fisionomia, ma anche dalle numerose voci che si moltiplicano nel paese e in tutta la contea. Voci timorose, ingegnose e malevole che rendono le fantasie e i sospetti cresciuti intorno al crimine, più orribili del crimine stesso. Lo stesso Eiúlvur, man mano che scorrono le pagine, si scopre non libero da colpa. Intorno alla trama del romanzo vi è un margine di ignoto. Qualcosa che resta inesplicabile dopo il finale. Con le indagini viene fatta luce sul caso, ma resta comunque una parte di tenebra. Gunnarsson compone un’opera intensamente drammatica e poetica che ha come perno la mutevolezza dell’animo umano. Anche se è passato quasi un secolo, la storia riesce a suscitare nel lettore una profonda inquietudine. Lo fa in modo unico grazie ad una prosa che incanta, abbaglia e provoca Un libro emozionante che consiglio a tutti coloro che cercano una riflessione sulla giustizia, sui sentimenti del cuore, sulla passione e sulla meschinità delle chiacchiere di paese e delle gelosie. Un romanzo creato diverso tempo fa, ma ancora molto attuale. Alcune note su Gunnar Gunnarsson Gunnar Gunnarsson (1889-1975), plurinominato al Nobel, è uno dei grandi nomi della letteratura islandese. Nato in una famiglia povera ma deciso a seguire la sua vocazione di scrittore, si trasferisce in Danimarca dove riesce a terminare gli studi e comincia a scrivere romanzi che presto gli procurano fama internazionale e i più prestigiosi riconoscimenti. Tutte le sue maggiori opere sono state scritte in danese, tra cui Il pastore d’Islanda, La chiesa sulla montagna, L’uccello nero, e solo in seguito tradotte in islandese dall’autore stesso, che torna in patria nel 1939 per rimanervi fino alla morte. Il pastore d'Islanda ha avuto svariate letture e interpretazioni sia in Islanda che all'estero. TAG: #narrativa_straniera, #gunnar_gunnarsson, #voto_cinque

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RECENSIONE: Oceanides (Riccardo Capoferro)

RECENSIONE: Oceanides (Riccardo Capoferro)

Voto: 4.5/5 Autore: Riccardo Capoferro Editore: Il Saggiatore, 2021 Pagine: 496 Genere: Narrativa italiana, Avventura Prezzo: € 19.00 (cartaceo), € 8.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Riccardo Capoferro rende omaggio alla grande tradizione del romanzo d'avventura, rinnovandone gli stilemi dall'interno con una scrittura capace tanto di evocare i suggestivi paesaggi caraibici, quanto di spiazzare con virate improvvise, che socchiudono la porta verso nuovi mondi. Al di là lampeggia - simile al guizzo di una sciabola - il potere unico della letteratura: rapire, come il più indiavolato dei bucanieri, il lettore. Recensione Questo esordio è stato finalista al Premio Italo Calvino 2021. Esso omaggia i grandi scrittori d’avventura come Stevenson, Salgari, Verne, Hemingway e Melville. Il protagonista della storia, ambientata nella seconda metà del Seicento, è il giovane Kenton si imbarca per la Giamaica per lavorare in una piantagione di zucchero. Esso però sente presto il richiamo dell’avventura e decide così di unirsi ad una ciurma di bucanieri con i quali esplora i mari dei Caraibi e apprende l’arte della navigazione e della pirateria. L’indole da esploratore e da osservatore di Richard Kenton, lo portano presto al largo in cerca di nuove emozionanti esperienze; sbarca, così, su una isola enigmatica in cui vivono, in un lago, gli Oceanides, meravigliosi uccelli anfibi dalle meravigliose piume azzurre. Questi affascinanti volatili diventano l’ossessione del giovane che dedicherà tutta la sua vita a comprendere il loro segreto. Riccardo Capoferro, professore di Letteratura Inglese alla Sapienza, crea un romanzo di scoperta e di avventura dalla scrittura ricca e avvolgente che si muove tra il Seicento e i nostri tempi con un tocco di fantascienza. Non mancano le allusioni letterarie. Al centro vi è il mistero della natura e della capacità di meravigliare l’uomo. In modo particolare di sbalordire il bucaniere Richard Kenton, protagonista assetato di libertà e conoscenza. Un libro che consiglio a chi cerca un omaggio alla grande tradizione del romanzo di avventura che vede una scrittura capace di evocare i suggestivi paesaggi caraibici senza dimenticare però dimenticare altri mondi. Una storia capace di rapire il lettore per fargli vivere una avventura tanto immersiva quanto indimenticabile. Per quanto mi riguarda non valuto il romanzo con punteggio pieno in quanto avrei snellito alcune parti che ho trovato eccessivamente descrittive. Alcune note su Riccardo Capoferro Riccardo Capoferro, nato a Roma nel 1975 è professore di Letteratura inglese presso l’Università di Roma «La Sapienza». Fra i suoi numerosi lavori citiamo Leggere Swift (Carocci, 2013) e Novel. La genesi del romanzo moderno nell’Inghilterra del Settecento (Carocci, 2017). Oceanides è il suo primo romanzo. TAG: #narrativa_italiana, #avventura, #riccardo_capoferro, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: La balena alla fine del mondo (John Ironmonger)

RECENSIONE: La balena alla fine del mondo (John Ironmonger)

Voto: 4.5/5 Autore: John Ironmonger Editore: Bollati Boringhieri, 2021 Pagine: 416 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Quando un giovane uomo viene ritrovato senza vestiti e privo di sensi sulla spiaggia di St Piran, piccolo paese della Cornovaglia, gli abitanti del luogo capiscono che non sarà un giorno come gli altri. Chi è costui, e come è arrivato fin lì? E che dire della balena che il giorno dopo si arena proprio davanti alla stessa spiaggia? Presto capiamo che l'uomo, Joe Haak, è un giovane analista finanziario che ha creato un programma per prevedere l'andamento del mercato. L'idea è che tutto sia connesso con tutto, e un piccolo movimento in un posto qualunque possa generare una cascata di eventi che permettono al programma di estrapolare dati sufficienti per fare investimenti in anticipo e trarne profitto. Dopo qualche successo, il programma fallisce miseramente una previsione, facendo crollare la banca intera. Joe non regge la tensione, scappa, arriva a St Piran e decide di buttarsi in mare, dove viene salvato dalla stessa balena che lui salverà il giorno dopo. Ma grazie ai suoi studi, quando scoppia il primo caso di influenza in Asia, Joe saprà esattamente che cosa bisogna fare... Con questo romanzo divertente e pieno di calore, John Ironmonger ci racconta una storia appassionante sulle cose importanti che ci tengono insieme, e come la speranza possa essere mantenuta viva, anche quando ci sembra di essere arrivati alla fine del mondo. Recensione Potrebbe essere responsabilità dello scrittore moderno ingrandire, esaminare o, per lo meno, commentare la vasta gamma di cose ​​che turbano gli umani nell'era moderna. A questo proposito, sono pochissimi gli esempi che questo romanzo trascura: il picco del petrolio, il mercato azionario, l'interconnessione, gli effetti paralizzanti dell'indecisione, l'importanza e il conforto della fede e, soprattutto, il disagio. Nel villaggio costiero della Cornovaglia di Saint Piran, viene avvistata per la prima volta una possente balenottera comune. Nello stesso momento, uno sconosciuto, nudo e privo di sensi, si ritrova sulla riva. Lo sconosciuto è Joe Haak, un banchiere d'affari che fugge da un errore di giudizio e teme di essere costato ai suoi datori di lavoro centinaia di milioni di dollari. La sua apparizione nel villaggio è il primo dei tre momenti che riuniranno l'intera comunità, con il grande leviatano come fulcro. È facile vedere come Joe trovi rapidamente rifugio a Saint Piran, un ambiente insolitamente appartato i cui residenti comprendono un affascinante insieme di gente del posto. Il villaggio è un contrasto ricco e avvincente rispetta alla vita di Joe che sta fuggendo. I flashback di quel mondo, una banca d'affari londinese dal ritmo serrato, sono disegnati con sicurezza e umorismo. Ironmonger non ha paura di sposare l'esistenza urbana contemporanea con la sonnolenta vita di mare e la sua prosa è senza soluzione di continuità nel suo zig-zag da Saint Piran a Londra e viceversa. Forse i frammenti più affascinanti della vita londinese di Joe sono gli scoraggianti scambi con il suo anziano superiore, Lew Kauffman. La connessione emotiva di Kauffman con il mercato azionario è allo stesso tempo spaventosa, confusa e bella, e le sue invettive mondane e l'affetto severo per Joe creano alcune scene esplosive. Quando Joe si stabilisce a St Piran (sviluppando rapidamente un'infatuazione per la moglie del vicario), non è in grado di lasciarsi alle spalle la sua ossessione professionale per le previsioni economiche e intraprende una missione per salvare i residenti che ora ama da un'apocalisse che ritiene inevitabile. I meccanismi sociologici in gioco a St Piran non tornano per Joe. La sua fede nei numeri è messa alla prova da quell'imprevedibile fattore X, la natura umana. Una comunità si erge, come il grande fianco di una possente creatura marina, per realizzare ciò che la logica non avrebbe mai potuto prevedere. Prevedere il futuro basandosi sul passato è davvero un errore? La poesia può davvero essere più vicina alla verità della storia? Ironmonger è gentile con i suoi personaggi ed è chiaro che gli piace la loro compagnia; offre una valutazione onesta dei loro difetti e dei loro pregi. Questo romanzo è un lavoro ambizioso. E ci sono molti punti in cui un autore meno esperto sarebbe potuto cadere. In primo luogo, una narrazione che fa perno su eventi inverosimili può essere un boccone amaro da ingoiare; rischia di isolare i suoi lettori invitando a un atto di fede che non paga. In secondo luogo, è estremamente difficile fondere una serie colorata di domande controverse in un'opera di finzione senza il desiderio di essere attuali. Ecco un'opera di finzione che evita queste insidie. I momenti più inverosimili riescono ad essere affascinanti (anche se i capitoli finali potrebbero rasentare il banale per alcuni lettori). Ed è, semplicemente, una buona scrittura. L’autore è abile nello sviluppo dei personaggi e nel strutturare la trama. Una storia avvincente che, mentre progredisce, sviluppa in modo commovente i suoi significati più profondi . Alcune note su John Ironmonger John Ironmonger, nato in Kenia e zoologo di formazione, è autore dei romanzi The Notable Brain of Maximilian Ponder (2012), finalista al Costa First Novel Prize e al Not the Booker Prize, The Coincidence Authority (2013) e The Many Lives of Heloise Starchild (2020). TAG: #narrativa_moderna_contemporanea, #narrativa_straniera, #john_ironmonger, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Sopravvissuta ad un gulag cinese (Gulbahar Haitiwaji, Rozenn Morgat)

RECENSIONE: Sopravvissuta ad un gulag cinese (Gulbahar Haitiwaji, Rozenn Morgat)

Voto: 5/5 Autore: Gulbahar Haitiwaji, Rozenn Morgat Editore: ADD Editore, 2021 Pagine: 235 Genere: Narrativa straniera, Biografia Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Per quasi tre anni Gulbahar Haitiwaji è stata privata della libertà e ha subìto violenza dalla polizia, centinaia di ore di interrogatori, fame, freddo, torture, sterilizzazione forzata e dodici ore al giorno di propaganda cinese, costretta in un drammatico programma di repressione e distruzione della minoranza musulmana degli uiguri. Nata nello Xinjiang, nella Cina occidentale, Haitiwaji viveva in Francia da dieci anni quando, una mattina del novembre 2016, è stata richiamata in Cina con il pretesto di chiudere alcune pratiche amministrative. Accusata di celare posizioni indipendentiste e attività terroristiche dietro il suo esilio in Francia, è sparita nelle viscere del terrificante sistema dei campi di concentramento ideati dal Partito comunista cinese per annientare il suo popolo. Più di un milione di uiguri sono stati deportati nei «campi di rieducazione» sulla base di infondate accuse di «terrorismo, infiltrazione e separatismo». Gli Xinjiang Papers, rivelati dal «New York Times» nel novembre 2019, denunciano e provano una repressione basata sulla detenzione di massa, la più devastante dall'era di Mao. Recensione Questo libro fa prendere coscienza di una situazione veramente spaventosa: il genocidio degli uiguri ad opera del regime cinese. Come mai? Questa popolazione è di origine turca e di religione islamica e la Cina ha deciso di combatter contro l'Islam in modo radicale e per conto proprio. Il libro narra la vera storia di Gulbahar Haitiwaji, donna sopravvissuta a tale orrore. I cinesi, per raggiungere il loro scopo, non bombardano le terre dello Xinjiang il cui sottosuolo rappresenta una grande ricchezza, no, la loro lotta è molto più subdola. Attaccano coloro che assicurano il rinnovamento della popolazione e il futuro dei popoli. Lo fanno mentendo su un vaccino antinfluenzale che in realtà non è altre che una soluzione che rende sterile le donne segregate nelle carceri cinesi. L'autrice cerca in tutti i modi di resistere, ma tutto il suo sforzo risulta vano. All'esterno donne molto giovani vengono forzatamente sposate con gli Han, il gruppo etnico maggioritario della Cina. In cella la prima arma di tortura è il neon pallido che impedisce alle donne di vivere in modo normale il ritmo circadiano. Nelle quattro mura esse perdono il sonno, la cognizione del tempo e sono sorvegliate a vista costantemente. Impossibile per loro parlarsi. Queste anima vanno rieducate, vanno rimesse sulla retta via ed è il regime cinese che se ne prende cura e che si vanta di assicurare loro protezione contro gli spiriti maligni. Con una ricetta ampiamente sperimentata ai tempi di Mao Tse-Tung, le autorità colpiscono continuamente e duramente con l'inno nazionale, i valori cinesi e il mandarino. Nelle carceri, le donne vengono private della loro libertà e sottoposte ad interrogatori senza fine dipendenti dall'umore delle guardie. Gulbahar viene rasata, umiliata e schiaffeggiata. Essa viene condannata a sette anni in un campo di rieducazione per una semplice foto foto scattata a sua figlia durante una manifestazione degli esiliati uiguri a Parigi. La biografia raccontata nel libro, grazie all'aiuto della giornalista Rozenn Morgat, risulta avvincente e ritmata. Una testimonianza che coinvolge e che fa riflettere. Un libro che merita una grande diffusione nella speranza che la comunità internazionale si occupi dell'argomento e faccia giustizia agli uiguri in modo che anche questi uomini e donne possano accedere ai loro diritti fondamentali come accade in altre parti del continente asiatico. Alcune note su Gulbahar Haitiwaji Gulbahar Haitiwaji è nata nel 1966 nella provincia autonoma uigura chiamata Xinjiang, nel nord-ovest della Cina, dove ha lavorato come ingegnera in una compagnia petrolifera. Nel 2006, al peggiorare delle persecuzioni contro la minoranza cui appartiene, ha raggiunto il marito in Francia insieme alle figlie. Nel 2016 è stata richiamata in Cina, dove è stata chiusa in un campo di concentramento per quasi tre anni. Tra le sue pubblicazioni: Sopravvissuta a un gulag cinese (ADD, 2021). Alcune note su Rozenn Morgat Rozenn Morgat è una giornalista francese esperta della questione uigura. Dopo aver lavorato come corrispondente a Shanghai per «Le Temps», «Ouest-France» e «La Chronique d’Amnesty International», ora vive in Francia lavora a «Le Figaro». TAG: #biografia, #narrativa_straniera, #gulbahar_haitiwaji, #rozenn_morgat #voto_cinque

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RECENSIONE: L'enigma dell'ermellino (C. C. Omell)

RECENSIONE: L'enigma dell'ermellino (C. C. Omell)

Voto: 4.5/5 Autore: C. C. Omell Editore: Le Commari Edizioni, 2020 Pagine: 178 Genere: Narrativa italiana, Gialli, Narrativa per ragazzi Prezzo: € 13.50 Acquista: Libro Trama Durante una visita al museo, Andrea e Gaia, due ragazzi di 11 e 8, per una curiosa vicissitudine, si ritrovano a vivere un' avventura tra famosi dipinti per aiutare la Dama dell'ermellino alla ricerca del suo animaletto scomparso misteriosamente. Un viaggio tra quadri famosi in cui i ragazzi metteranno in gioco il proprio coraggio, la propria fantasia e l'umanità di cui sono capaci per risolvere il mistero. Recensione Questo romanzo ricorda molto due grandi racconti: Alice nel paese delle meraviglie e Viaggio al centro della Terra. Chiara Comella, il vero nome dell'autrice, è una artista che, grazie alla sua esperienza ha cercato un modo per raccontare l'arte al proprio figlio, argomento spesso ostico per i più giovani. Il risultato è un viaggio fantastico attraverso alcune delle opere d’arte più famose al mondo, sapientemente descritte dall’autrice, ma anche in quello delle relazioni tra gli adulti e i ragazzi, in cui il lettore maturo può trovare una possibile e necessaria interpretazione delle paure dei giovani e delle loro inaspettate risorse. La storia narra di Andrea e Gaia, due ragazzi di undici e otto anni che, durante una visita al museo, finiscono in un buio deposito, dove incontrano una donna vestita in abiti rinascimentali. Si tratta di Cecilia Gallerani, la dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci, evasa dalla propria cornice in quanto allertata dall’assenza del suo animaletto. Il libro fa sprofondare il lettore, dopo un vorticoso volo, nel primo quadro. Da qui cominciano le peripezie dei protagonisti che, per aiutare la dama a ritrovare il suo animale scomparso, si imbattono in personaggi stravaganti, mostruosi, pericolosi, rassicuranti. Opere d’arte che si animano e prendono vita inglobando i due umani in un’avventura ricca di colpi di scena. Al principio, i due bambini, diffidenti e spaventati ma curiosi, si lasciano condurre dalla dama. La prima scena li vede catapultati in un ambiente oscuro e inospitale dove c’è un uomo morto in una vasca da bagno (La morte di Marat). Gaia ascolta le ragioni di quell’omicidio dalla voce di Cecilia Gallerani (La dama con l’ermellino) ma, non convinta, cercherà una sua verità. I due ragazzi, che nel mondo reale sono solo stimolati a concentrarsi su se stessi e su tutto quello che di superfluo li circonda, in questo mondo parallelo, passando di quadro in quadro, galoppano attraverso capolavori della pittura, perdendosi in un mondo fatto di colori e disegni. Questo libro è un’esperienza di viaggio che il lettore intraprende con i ragazzi che parte dal mondo reale, passa attraverso quello fantastico per tornare di nuovo al mondo reale con una nuova consapevolezza e maturazione. L’autrice utilizza un tipo di narrazione molto scorrevole e soprattutto un linguaggio semplice e adatto ai ragazzi a cui il libro è destinato. Un romanzo che consiglio non solo ai giovani lettori, ma anche a tutti gli adulti che vogliono vivere un viaggio tanto fantasioso quanto innovativo nel mondo dell'arte. Alcune note su C. C. Omell C. C. Omell è lo pseudonimo di Chiara Comella. Nata a Roma il 16 luglio 1983, artista dall’animo naif e madre full time, dal 2018 collabora con l’Associazione culturale Sinopie. Ha lavorato presso i servizi aggiuntivi di un noto spazio espositivo romano per 10 anni, a stretto contatto con le più importanti opere d’arte ma anche con artisti, storici dell’arte e curatori, radicando in lei un interesse per l’arte, considerato il suo crescente desiderio di conoscerne e approfondirne ogni aspetto. Nel 2014, la mostra di Frida Kahlo è di grande ispirazione e segna una svolta nel suo modo di concepire l’arte. Un po’ per gioco un po’ per curiosità, nasce l’idea di “indossare i quadri”, un progetto chiamato Quadrissimo me. Con la collaborazione di amici e familiari, improvvisati modelli, ma soprattutto grazie alla fantasia riesce a far rivivere qualsiasi opera, da Caravaggio a Memling. Convinta sempre che l’ironia apra orizzonti interpretativi diversi, inizia una riflessione seria sul modo di comunicare l’arte e su come educare al “bello”. Giocare con l’arte significa abbattere le distanze e renderla più accessibile a tutti. TAG: #gialli, #narrativa_italiana, #narrativa_per_ragazzi, #cc_omell, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Hedera (Nicolò Targhetta, Ernesto Anderle, Irene Bruno, Eugenio Belgrado)

RECENSIONE: Hedera (Nicolò Targhetta, Ernesto Anderle, Irene Bruno, Eugenio Belgrado)

Voto: 5/5 Autore: Nicolò Targhetta, Ernesto Anderle, Irene Bruno, Eugenio Belgrado Editore: Becco Giallo, 2021 Pagine: 184 Genere: Narrativa italiana, Gialli Prezzo: € 22.00 Acquista: Libro Trama Dartmoor, Inghilterra, 1826. Il corpo di Edith Wilton, giovane donna dai lunghi capelli rossi, viene ritrovato senza vita sulla riva di un fiume, completamente avvolto da hedera helix o edera comune. A eseguire la sua autopsia è il dottor Charles Norland, un uomo di scienza tormentato dai ricordi della guerra anglo-nepalese, che si è da poco rifugiato nel Devonshire in cerca di pace. L'edera è ovunque, tra i capelli della ragazza, nei vestiti, fra le dita dei piedi, e la prima supposizione del medico è che si tratti di suicidio. Ma è solo l'ipotesi più logica di un mistero che ben presto perde ogni aspetto di razionalità e inizia a mietere nuove vittime. Chi era davvero Edith Wilton? La ricerca della verità sulla morte della ragazza dell'edera si trasforma lentamente in un'ossessione, trascinando il dottor Norland in una realtà popolata da antichi riti celtici e da una natura potente e inquieta. Una realtà primordiale che sfugge alle regole dell'uomo, di cui il villaggio di Dartmoor sembra essere la porta e la giovane Edith Wilton la chiave. Recensione Questo volume è un romanzo illustrato molto coinvolgente, dalla storia originale e appassionante e corredato di tavole estremamente evocative. Quella che il lettore si trova davanti è una storia gotica ben scritta, che strizza l’occhio a tutta un’atmosfera di genere pur mantenendo la sua personalità ben definita e autonoma, prendendo il volo soprattutto nella parte finale. Una storia di magia, mistero, amore e natura, dove niente è come sembra eppure ogni tassello ha il suo posto ben preciso. Ad arricchire il racconto ci sono le stupende tavole realizzate da Ernesto Anderle ed Eugenio Belgrado che riescono ad evocare in pieno l’atmosfera generale, esaltandola e valorizzandola. In questa storia è presente fantasma della guerra. Il lettore ne può sentire gli spari, l’odore del sangue e l’inquietudine. Tutti sentimenti che provocano ancora oggi, dopo 12 anni, gli incubi al Dottor Norland. Un uomo che non trova pace, una cittadina ricca di misteri: Dartmoor. A Dartmoor ognuno pensa ai fatti propri, vige compostezza e riservatezza. Un giorno, però, la quiete cittadina viene interrotta da un evento inaspettato, Edith Wilton viene trovata morta vicino all’acqua, avvolta nell’edera. Quella ragazza diventerà un’ossessione per il Dottor Norland, l’ossessione di voler a tutti i costi scoprire di più su di lei, su come è avvenuta la sua morte e sul perché si senta così legato a quella ragazza. Un libro che porta il lettore nel mondo gotico e nella natura. Tra boschi e magie, tra maschere e riti ipnotici, tra incubi e sogni, si può leggere una vera e propria favola che potrebbe essere tranquillamente trasportata al cinema per la sua cura nei dettagli e la destrezza della penna di chi l'ha scritta. Un libro coinvolgente, capace di stupire che consiglio a tutti coloro che sono alla ricerca di una bella lettura gotica Alcune note su Nicolò Targhetta Legge e scrive per ventinove anni, poi due anni fa si sveglia con la sensazione di non riuscire più a scrivere, così decide di farlo tutti i giorni. In questo modo, scopre che quella che pensava fosse una passione, era un’esigenza. Apre la pagina Facebook “Non è successo niente” dove racconta una storia al giorno. Da subito la pagina ha un enorme successo e lui diventa, suo malgrado, una star del web. Nel 2019 esce il suo libro Non è successo niente (Becco Giallo). Alcune note su Ernesto Anderle Ernesto Anderle nasce a Milano nel 1984, frequenta il liceo artistico Umberto Boccioni e prosegue i suoi studi presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2008 si trasferisce per un breve periodo a Londra dove ha modo di visitare i principali musei e gallerie londinesi di arte contemporanea. All'età di venticinque anni si stabilisce a Trento dove aderisce al movimento artistico e culturale "Giovani Artisti" aprendo uno studio dal nome "Hood Arte" in Via ll Androna di Borgonuovo 9 nel cuore della città. È un artista poliedrico, il suo linguaggio copre varie discipline tra cui il disegno, la pittura, la scultura e l'archeologia. Le sue opere sono state esposte in diverse gallerie d'arte tra Milano, Trento, Venezia e Pechino. E visual artist durante i concerti del cantante rapper Murubutu, è autore di video musicali per la Sony. Nel 2016 ha aperto la pagina Facebook "Roby il pettirosso", oggi arrivata a quasi 100.000 followers su Facebook e 44.000 su Instagram. Qualche mese dopo apre una seconda pagina Facebook, "Vincent van Love", 87.000 followers su Facebook e 15.000 su Instagram, dove illustra le lettere del pittore al fratello Theo. Nel 2019 pubblica i suoi primi libri con la casa editrice Becco Giallo: Vincent van Love e Ridammi la mano, Fabrizio De André. Nel 2020, con la stessa casa editrice, pubblica Murubutu. RAPconti illustrati, Raffaello e Casanova. Alcune note su Eugenio Belgrado Eugenio Belgrado nasce a Pordenone bel 1991, da sempre appassionato di fumetti, entra all’età di dodici anni nel gruppo amatoriale 5%&Fanzi. Segue con interesse iniziative e corsi distinguendosi in vari concorsi fumettistici arrivando nel 2012 alla pubblicazione di Torri di Fumo. Una storia di Trieste (Lavieri) e Campo Aquila Ovest (2014). Diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, indirizzo Grafica d’Arte, attualmente risiede tra la città lagunare e Polcenigo. TAG: #gialli, #narrativa_italiana, #nicolò_targhetta, #ernesto_anderle, #eugenio_belgrado, #irene_bruno #voto_cinque

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RECENSIONE: La fisica degli abbracci (Anna Vivarelli)

RECENSIONE: La fisica degli abbracci (Anna Vivarelli)

Voto: 5/5 Autore: Anna Vivarelli Editore: Uovonero, 2021 Pagine: 153 Genere: Narrativa per ragazzi, Narrativa italiana Prezzo: € 14.00 Acquista: Libro Trama Essere un genio non è sempre una fortuna. Di sicuro non lo è per Guglielmo Malvasi, detto Will, che sin da bambino è stato risucchiato in una precoce carriera accademica; un quoziente intellettivo di 180 può spalancare le porte di Cambridge, ma non per forza quelle della felicità. La sua è una vita solitaria e senza affetti, vissuta lontano da genitori egoisti e infantili che si sono presto dimenticati di lui. A neanche quindici anni capisce che l'unico modo per sfuggire al suo destino è morire. O meglio, fingere di morire. Grazie all'aiuto di una misteriosa rete che fa capo a un eccentrico Nobel per la fisica, Will escogiterà una sparizione in grande stile. I veri problemi però cominciano fuori dall'università, dove lo attende un mondo che obbedisce a leggi per lui incomprensibili, che sfuggono a qualsiasi algoritmo. Ma i rompicapi più insolubili sono quelli che obbligano a spostare l'asse delle proprie certezze, e a volte possono assumere le forme più inaspettate. Per esempio quella di Dora, una simpatica cinquantenne rumena che lavora come badante e ama i cibi saporiti. Recensione Avere un quoziente intellettivo di molto superiore alla media può sembrare un’enorme fortuna ma non sempre lo è. Il protagonista del libro è Will, un prodigio della fisica alle prese con una vita divisa tra disciplina e solitudine ma soprattutto con la "formula" più complessa di tutte: scegliere chi essere da grande. Sarà Dora, una simpatica cinquantenne rumena, ad aprire al giovane genio mondi ed emozioni inaspettate. Guglielmo Malvasi, detto Will, è dotato di un quoziente intellettivo più alto della norma. Una genialità che gli spalanca le porte di Cambridge, ma non quelle della felicità. La sua è infatti una vita solitaria e senza affetti, vissuta lontano da genitori egoisti e infantili che si sono presto dimenticati di lui. Grazie all’aiuto di un eccentrico Nobel per la fisica di nome Anantram Vikram, e alla misteriosa rete che ha messo in piedi per offrire agli studenti una nuova esistenza, Will escogita una sparizione in grande stile: inscena la sua morte. Presto però si imbatte in Dora, una simpatica cinquantenne rumena che lavora come badante e ama i cibi saporiti. La donna non sa nulla di lui, ma non si fa troppe domande e lo accoglie nella sua umile casa con generosità. Prende così il via una bizzarra convivenza e una singolare e buffa amicizia tra un giovane dalla mente eccezionale e una signora matura dall’umorismo schietto, dotata di un’intelligenza emotiva straordinaria. È lei a mostrargli l’importanza di alcune cose apparentemente banali, ma lontanissime dall’orizzonte di pensiero di Will, come la gratitudine o l’empatia. Lo fa con molta naturalezza, forte di quell’intelligenza emotiva di cui il ragazzo è tanto carente. Questo libro racconta​ un’amicizia fuori dal comune​, testimonia la possibilità di riscatto per ognuno di noi.​ Un romanzo importante per scoprire la bellezza del volere e volersi bene​. Una storia che vuole dimostrare che, per essere amico di qualcuno, non lo devi cambiare o renderlo simile a te. Bisogna accettarlo per com'è con tutti i suoi pregi e difetti. Alcune note su Anna Vivarelli Anna Vivarelli, laureata in filosofia, ha esordito molto giovane come autrice teatrale e radiofonica per la Rai. È stata per molti anni giornalista e ha insegnato Storia del teatro in varie scuole di recitazione. Nel 1996 ha vinto il premio Il Battello a Vapore e da allora ha pubblicato oltre cinquanta titoli con Einaudi, Piemme, Salani e altri editori. Ha vinto due volte il premio Cento, due volte il Bancarellino e nel 2010 il premio Andersen. Per Feltrinelli Kids nel 2019 ha pubblicato Una capra tibetana in giardino (con le illustrazioni di Giulia Sagramola). Nello stesso anno per Piemme pubblica Un guazzabuglio di bambini e per Interlinea I gamberetti dispettosi. Nel 2021 esce per Feltrinelli Che tempesta! scritto con Umberto Galimberti. TAG: #narrativa_per_ragazzi, #narrativa_italiana, #anna_vivarelli, #voto_cinque

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RECENSIONE: Friedl e i bambini di Terezín (Federico Gregotti)

RECENSIONE: Friedl e i bambini di Terezín (Federico Gregotti)

Voto: 4.5/5 Autore: Federico Gregotti Editore: Einaudi Ragazzi, 2021 Pagine: 144 Genere: Narrativa per ragazzi, Storia Prezzo: € 10.00 Acquista: Libro Trama Friedl Dicker-Brandeis, nata a Vienna nel 1898 e morta nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau nel 1944, è considerata una dei pionieri dell'arteterapia. Nel 1942 fu deportata a Terezín, il «ghetto modello» voluto dalla propaganda nazista. Lí organizzò laboratori creativi per bambini con lo scopo di riequilibrare, attraverso l'arte, il mondo interiore dei suoi giovani allievi, segnati dalla paura e dall'incertezza che vivevano quotidianamente. Per far sì che i loro disegni non andassero perduti e che la loro memoria non fosse cancellata, Friedl catalogò ogni lavoro, annotando il nome e l'età degli autori, quindi nascose le opere in due valigie che furono ritrovate alla fine della Seconda guerra mondiale. Si salvarono quasi 5000 disegni e dipinti, la maggior parte dei quali è conservata al Museo Ebraico di Praga. Recensione Immaginatevi per un attimo di trovarvi in un luogo dove non potete uscire, non potete mangiare quel che volete e nemmeno giocare come desiderate. Ora, pensate di avere in questo posto la possibilità di disegnare, che cosa fareste? Probabilmente su quei fogli raffigurereste farfalle, fiori, case di campagna: i vostri desideri, i vostri sogni. È quello che hanno fatto i bambini di Terezín che danno il titolo al libro, circa quindicimila ragazzi ebrei che tra il 1941 e il 1945 hanno vissuto in questo campo di concentramento nella Repubblica Ceca. Erano bambini arrivati dai ghetti dell’Europa dell’Est, dove la persecuzione da parte dei nazisti era iniziata da alcuni anni con le Leggi anti-ebraiche. Tra loro c’erano anche piccoli arrivati dagli orfanatrofi e bambini che nacquero lì. Nonostante l’educazione scolastica dei bambini ebrei fosse vietata fin dai tempi dell’editto del 1940, che proibiva ai piccoli di frequentare la scuola, nel ghetto si ottenne il permesso di insegnare il disegno, il canto, l’artigianato. A far disegnare i bambini fu Friedl Dicker-Brandeis, artista austriaca, deportata nell’autunno del 1944 ad Auschwitz. Lasciò due valigie piene di disegni eseguiti dai bambini: nascosti in una delle aule del campo, nel maggio del 1945, furono portati al museo ebraico di Praga dove sono tutt'ora custoditi. Proprio questa straordinaria e toccante storia viene raccontata in questo libro. L'autore introduce la biografia di Friedl Dicker-Branderis attraverso Andrea, un ragazzo di tredici anni che, nel presente, si reca a Praga con la famiglia per visitarla. Esso, durante la visita al museo ebraico, si ritrova di fronte a pannelli multimediali che alternano fotografie in bianco e nero risalenti agli anni Quaranta, brevi poesie e molti disegni di bambini. Accanto ad ogni disegno il nome e due date, quella di nascita e di morte. Il ragazzino si pone delle domande, che sono le stesse che può porsi il lettore ragazzino o adulto che trovano risposta nelle pagine successive. Attraverso una scrittura pulita, semplice e rigorosa dal punto di vista storico, l'autore fa conoscere al lettore la commovente storia di questa pioniera dell'arteterapia senza dimenticare la parte più psicologica della donna che rende la storia ancora più vera. Una unica nota negativa: all'interno di uno stesso capitolo sovente si hanno salti temporali che possono disturbare la fluidità della lettura. Un libro destinato ai ragazzi, ma che consiglio anche agli adulti per non dimenticare le sofferenze e le speranze perdute di questi bambini e un invito a non cedere alla tentazione dell’oblio e a tenere sempre sveglia la nostra coscienza. Alcune note su Federico Gregotti Federico Gregotti (“nom de plume” che Federico Zoja ha scelto di portare in ricordo di sua zia Daniela) è nato nel 1971 ad Aosta. Insegna Lettere nelle scuole superiori. Per EL-Einaudi ragazzi ha pubblicato la fiaba illustrata La bambina che collezionava tartarughe e, nel 2021, è prevista l’uscita del romanzo Friedl e i bambini di Terezín. Ha pubblicato diverse opere di narrativa ispirate a celebri personaggi del mondo dell’arte quali Jan Vermeer, William Turner e Edward Hopper. Dedicate all’arte delle donne, ha scritto le biografie romanzate di Marietta Robusti, pittrice veneziana figlia del Tintoretto, Properzia de’ Rossi, prima scultrice dell’età moderna, e Guglielmina Mazzini, artista genovese vissuta nel XIX secolo; è autore anche del giallo Le Giuditte, i cui protagonisti sono misteriosamente legati a quattro dipinti eseguiti da Artemisia Gentileschi, Lavinia Fontana, Fede Galizia e Giulia Lama che hanno per soggetto “Giuditta che decapita Oloferne”. TAG: #narrativa_per_ragazzi, #storia, #federico_gregotti, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Gli amici silenziosi (Laura Purcell)

RECENSIONE: Gli amici silenziosi (Laura Purcell)

Voto: 4/5 Autore: Laura Purcell Editore: DeA Planeta Libri, 2018 Pagine: 382 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 18.00 (cartaceo), 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Inghilterra, 1865. Rimasta vedova e incinta del primo figlio, la giovane e inquieta Elsie parte alla volta della tenuta del marito insieme alla zitellissima cugina di lui, Sarah. Ma in quell'angolo di campagna inglese remoto e inospitale, l'opportunità di trascorrere in pace il periodo del lutto diventa qualcosa di molto più simile a una prigionia: un esilio opprimente in attesa che l'amato fratello Jolyon giunga da Londra a salvare Elsie dall'isolamento e dalla noia. A distrarre lei e Sarah dalla cupa atmosfera in cui sono sprofondate, solo l'intrigante diario di un'antenata dei Bainbridge, Anna, vissuta e tragicamente morta più di duecento anni prima; e la stanza in cui giacciono ammassate decine di figure di legno dalle sembianze realistiche e straordinariamente inquietanti. Quegli "amici silenziosi" che Anna si procurò allo scopo di deliziare ospiti illustri, presto costretti a ripartire in circostanze mai del tutto chiarite. Recensione Se cercate un libro inquietante e con parecchia suspence, questo fa per voi. Un romanzo che a pelle lascia i brividi piano piano, che non spaventa per l'azione diretta ma per le ombre che nascono riga dopo riga. Una paura sottile che non fa altro che chiedere una luce accesa. La storia si svolge su tre piani temporali differenti. Al centro di tutta la narrazione troviamo Elsie, una giovane vedova con un bambino in arrivo che è costretta a scontare il periodo di lutto a The Bridge, la tenuta di famiglia del defunto marito Rupert. Nel presente la ritroviamo rinchiusa in un manicomio, ustionata e con l’accusa di diversi omicidi sulle spalle. Come è arrivata lì? Cosa le è successo? Per rispondere a queste e ad altre domande ci vengono in soccorso gli altri due piani temporali. Riviviamo insieme ad Elsie tutto il periodo che ha passato a The Bridge e, grazie ad un diario ritrovato nel solaio della casa, veniamo a conoscenza di tutto quello che è accaduto quasi due secoli prima, quando la casa fu acquistata dagli antenati di Rupert. L’intreccio di epoche diverse è davvero interessante in quanto permette di avere un quadro completo di tutta la vicenda e soprattutto di carpire quel fil rouge che collega il passato con il presente. Quello che è iniziato nel passato non è mai svanito del tutto e le azioni compiute nel 1665 si ripercuotono sugli inquilini di The bridge del 1865. Una trama davvero ben articolata e capace di descrivere in maniera efficace sia la vita di corte e le usanze del seicento quanto il diverso stile di vita di fine ottocento. Trama che ricorda il libro L’incubo di Hill House di Shirley Jackson. Il clima che aleggia all’interno del romanzo è molto simile. Nell’opera della Jackons, la casa maledetta, quasi stregata, decideva le sorti dei suoi occupanti, come se fossero dei semplici burattini; qui non è tanto la casa ad essere maledetta, quanto la presenza di queste figure di legno, gli Amici, che sembrano avere un’anima ed una vita propria. Delle figure che incutono molto terrore. La particolarità e la bellezza di questo libro risiede proprio nel clima inquietante che l’autrice riesce a trasmettere con la sua penna: ogni singola descrizione ha lo scopo di acuire il senso di ansia del lettore, di spingerlo verso le sue paure e di mettere in dubbio ogni sua singola certezza. Un romanzo che in alcuni passaggi sfora verso il genere horror, per la crudeltà e le descrizioni orripilanti che aumentano notevolmente il turbamento del lettore. Ma anche quest’ultime sono utili per raggiungere il climax perfetto. Nonostante alcune dettagli che l’autrice lascia in sospeso e un finale abbastanza prevedibile, dietro la splendida copertina del libro, si cela una storia ben scritta che tiene incollato il lettore. Alcune note su Laura Purcell Laura Purcell ha lavorato in una libreria prima di diventare una scrittrice a tempo pieno. Vive a Colchester, la più antica città dell’Inghilterra, con suo marito e le sue cavie da compagnia. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #laura_purcell, #voto_quattro

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RECENSIONE: La ragazza con il braccialetto (Stéphane Demoustier)

RECENSIONE: La ragazza con il braccialetto (Stéphane Demoustier)

Voto: 4/5 Regista: Stéphane Demoustier Interpreti: Mélissa Guers, Roschdy Zem, Anaïs Demoustier, Annie Mercier, Chiara Mastroianni Anno: 2019 Durata: 96 minuti Genere: Drammatico Trama Lise ha 18 anni e un braccialetto elettronico alla caviglia. Accusata due anni prima del presunto omicidio della sua migliore amica, attende il processo a casa dei genitori, Bruno e Céline che la sostengono, ciascuno a suo modo, interrogandosi sulla maniera migliore di fare fronte al dramma familiare. Bruno è un padre protettivo, Cèline una madre bloccata davanti al destino della figlia. Un destino che si gioca in tribunale tra accuse e difese, confessioni e testimonianze che finiscono per rivelare una vita intima dell'imputata inattesa e sconcertante, e rendono difficile discernere la verità. Recensione Conosciamo davvero chi amiamo? Questa è la domanda che ben si sintetizza la trama e lo spirito di quest’opera. La storia inzia con una scena scioccante, Lise (Melissa Guers) sta trascorrendo un tranquillo pomeriggio in spiaggia con i genitori (Roschdy Zem, il padre e Chiara Mastroianni, la madre) quando la polizia arriva per portarla in stato di fermo. La ragazza li segue apparentemente docile, come se si aspettasse che quel momento sarebbe arrivato. In seguito, ci si avvicina alla famiglia di Lise, se ne conoscono i componenti osservando come reagiscono all’evento che ha cambiato per sempre le loro vite: l’accusa di omicidio a carico della figlia maggiore, per la morte della migliore amica di lei, Flora. La ragazza è stata trovata all’indomani di una festa a casa sua massacrata da sette coltellate: l’unica indagata per questo delitto efferato è proprio Lise, che ha dormito con lei per quell’ultima notte. Non è affatto facile capire cosa passa per la testa di Lise. La bravura dell’attrice protagonista Melissa Guers sta proprio nel dosare le emozioni dispensandole in dosi più che minime, lasciando intravedere tutto il mondo interiore della protagonista da un movimento di palpebra o da un cambio impercettibile dello sguardo. Le diverse versioni dei fatti che hanno condotto all’omicidio sono ricostruite in tribunale, il cui svolgimento costituisce pressoché la totalità del film. L’unica che sa tutta la verità, senza alcuna ombra di dubbio, è la defunta Flora, che ovviamente non può raccontarla. L’interrogatorio serrato a cui Lise è sottoposta mette in scena, passo dopo passo, quella che è la vita impenetrabile agli adulti degli adolescenti di oggi. I genitori di Lise, che hanno guardato l’adolescenza della figlia con gli occhi di chi la vorrebbe eternamente bambina, scoprono così, davanti a un Pubblico Ministero, quelli che sono gli impulsi, i desideri, ma anche l’indifferenza della figlia e la sua poco romantica sessualità. E, forse, questo è tra gli elementi che più disturbano gli altri personaggi e gli spettatori. La sensazione più importante che lascia la visione di questa pellicola è proprio quella di specchiarsi nelle proprie contraddizioni. Si parte, infatti, con il voler capire chi ha ucciso Flora e perché, per poi domandarsi se non si è avvinti nei lacci del perbenismo che l’accusa vuole muovere contro l’imputata. La naturalezza e il risentimento con cui la ragazza rivendica il proprio diritto a una sessualità libera è ben espresso nell’arringa finale della difesa, dalla voce imponente dell’attrice Annie Mercier. Il duello tra la P.M. e l’avvocata di Lise è un pezzo di cinema che scava a fondo e dimostra l’importanza di un’ottima scrittura. Le personalità di tutti i personaggi sono ben delineate, limitate, e questo è anche dichiarato in una linea di monologo, dai propri ruoli. Accusa, difesa, madre, padre, giudice, fratello. Imputata. Anche se è solo Lise a indossare un braccialetto elettronico, nessuno di loro è realmente libero. La tragedia ha condizionato inevitabilmente il loro privato, segnando la giovinezza della protagonista e la vita della sua famiglia. Anche in questo La ragazza con il braccialetto aiuta a porsi delle domande, in un periodo in cui i riflettori sono sempre più puntati su crimini reali: mettersi nei panni dell’accusato e dei suoi cari, domandarsi quanto sia facile giudicare dalle proprie posizioni sicure. E quanto l’opinione sulla personalità incida sul giudizio delle sue azioni. Un film che ci regala un ritratto contemporaneo che rapisce, che non fornisce risposte, ma genera domande, che interroga e che, senza etichettare e giudicare, invita alla riflessione, fino al bellissimo finale e che merita assolutamente di essere visto. TAG: #drammatico, #stéphane_demoustier, #roschdy_zem, #anaïs_demoustier, #annie_mercier, #chiara_mastroianni, #voto_quattro

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RECENSIONE: Le cose umane (Karine Tuil)

RECENSIONE: Le cose umane (Karine Tuil)

Voto: 5/5 Autore: Karine Tuil Editore: La nave di Teseo, 2021 Pagine: 352 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 19.00 (cartaceo), 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama I Farel sono una coppia di potere. Jean, rispettato giornalista, presenta da oltre trent'anni un famoso programma politico alla televisione; Claire è un'intellettuale nota per il suo impegno femminista. Il figlio, Alexandre, frequenta una prestigiosa università americana. Tutto sembra funzionare alla perfezione per loro. Ma un'accusa di stupro sconvolgerà questa impeccabile costruzione sociale. Il sesso e la volontà di distruzione sono il cuore di questo romanzo che mette a nudo le dinamiche impietose della macchina giudiziaria e indaga il mondo contemporaneo, i suoi impulsi, le voglie e le paure. Chi è davvero sicuro di non finire un giorno preso in un simile ingranaggio? Recensione Parto subito affermando che si tratta di un romanzo costruito magistralmente. I primi quattro capitoli sono splendide presentazioni dei quattro personaggi principali: prima Claire, brillante saggista femminista; poi Jean suo ex compagno, giornalista politico di punta della televisione; Adam Wizman, il suo nuovo compagno e infine Alexandre, figlio di Claire e Jean, un promettente studente di Stanford. Questi capitoli sono una vera chicca per il loro modo di caratterizzare in modo incisivo e preciso la psicologia dei personaggi. In seguito si aspetta la vera esplosione. O meglio diffrazione, titolo della prima parte del libro. Vale a dire il fenomeno fisica che si manifesta quando un'onda incontra un ostacolo o una fenditura. È come se l'onda si "rompesse" e si ricomponesse, sparpagliandosi, al di là dell'ostacolo o della fenditura. Il lettore si scontra con la natura dello shock che consente tale fenomeno. Karine Tuil lo annuncia fin dalla prima riga, quasi come una profezia: "La deflagrazione estrema, la combustione definitiva era il sesso, nient'altro. Fine della mistificazione". Il ritmo si fa trascinate e le pagine girano con frenesia. Resta da vedere come ognuno sarà diffratto e vedrà la sua vita stravolta dallo shock che lo colpisce direttamente o indirettamente. L'autrice mescola con notevole acutezza temi terribilmente contemporanei: la questione del consenso, lo stupro e gli sfoghi mediatici. Il tutto senza mai perdere di vista i personaggi e il loro futuro. Un romanzo che strizza l'occhio a Balzac, finemente costruito che porta alla riflessione oltre la sua lettura. Indubbiamente si tratta di una opera di forte ampiezza che abbracci a complessità della società; la descrive, la decifra, la seziona e fa pensare. Tutto ciò senza mai cadere nella caricatura o nel cinismo. Alcune note su Karine Tuil Karine Tuil è una scrittrice francese, nata a Parigi nel 1972. Nel 2015 Frassinelli pubblica il suo romanzo L'invenzione della vita, finalista al premio Goncourt, e candidato al Prix des Libraires e al Prix Interallié. Questo romanzo ha avuto uno straordinario successo di pubblico, superando le centomila copie vendute solo in Francia, e di critica, affermandosi decisamente come una delle voci più interessanti della narrativa francese oggi. Karine Tuil si occupa anche di teatro e cinema e collabora con diverse riviste, tra cui «Le Monde 2» e «Livres Hebdo». TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #karine_tuil, #voto_cinque

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RECENSIONE: Cento docce fatte male (Laura Manfredi)

RECENSIONE: Cento docce fatte male (Laura Manfredi)

Voto: 5/5 Autore: Laura Manfredi Editore: Morellini, 2020 Pagine: 312 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 15.90 (cartaceo), 3.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Pietro Boccamara è un uomo vicino ai novant'anni, muto selettivo, depresso e rancoroso. Vive in una casa di riposo nel Pavese, attendendo la fine dei suoi giorni immerso in un odio che non fa sconti a nessuno. Ma l'arrivo di un nuovo ospite metterà a dura prova la caparbietà con cui ha deciso di chiudersi al mondo: il Maestro Incantalupi, celebrato scrittore di romanzi, omosessuale pieno di vita e di contraddizioni, divenuto da poco cieco, farà riemergere la tragedia che in un lontano passato ha condannato il protagonista al mutismo. In fuga verso il più grande raduno di musica metal del mondo, in Germania, i due riusciranno a riconciliarsi con i propri fantasmi, spinti dal desiderio di Incantalupi di vivere un'esperienza nuova e dal bisogno di riscatto di Boccamara. Nel loro viaggio saranno accompagnati da un giovane toscano che scappa da una moglie fedifraga e da due quindicenni, hikikomori in trasferta, anch'essi alle prese con i drammi che ogni generazione si porta dietro. Recensione Due anziani in fuga dall’ospizio. Un giovane uomo scappato dalla moglie fedifraga. Due ragazzi hikikomori che si allontanano da casa. Sono questi gli ingredienti del romanzo d’esordio di Laura Manfredi, il racconto del viaggio rocambolesco di due ottuagenari alla volta del raduno metal di Wacken, in Germania. Un romanzo di formazione per la terza età, ispirato a una storia vera. Tutto ha inizio nella pensione “Anni Celesti” diretta dalla signorina Leonardis, nella provincia pavese, dove vive Pietro Boccamara, un ex contadino di Varzi vicino ai novant’anni, muto selettivo, depresso, rancoroso e in attesa della fine dei suoi giorni, immerso in un odio che non fa sconti a nessuno. È una vita monotona la sua, fatta di pasti frugali, riposo, riabilitazione e, talvolta, pet therapy. Fino a quando in casa di riposo, o meglio, in camera sua, arriva un nuovo ospite, il Maestro Incantalupi, celebrato scrittore di romanzi, divenuto da poco cieco. Il suo ingresso con pantaloni a pois e i capelli legati a coda di cavallo non promettono nulla di buono all’allampanato Boccamara, che farà di tutto per allontanarlo da sé. Il romanziere, omosessuale, giramondo, pieno di vita e di contraddizioni, metterà a dura prova la caparbietà con cui Boccamara si è chiuso. Il nuovo arrivato farà riemergere la tragedia che in un lontano passato ha condannato il protagonista al mutismo. Come due opposti che si attraggono, i due anziani non riescono a fare a meno della compagnia e del supporto l’uno e dell’altro, tant’è che uniranno le loro energie e si metteranno in fuga, diretti verso il più grande raduno al mondo di musica metal, a Wacken, in Germania, spinti dal desiderio di Incantalupi di vivere un’esperienza nuova e dal bisogno di riscatto di Boccamara. Partiti in autostop all’alba di un caldo giorno di inizio agosto, nel loro viaggio, i due anziani saranno accompagnati da Simone Biagini, un professore toscano di greco e latino scappato da una moglie fedifraga, e da due quindicenni hikikomori in fuga, anche loro, dall’assurda quotidianità. Sarà nella due giorni tra Italia e Germania che Boccamara riuscirà, finalmente, a dar voce alle amare verità che per troppo tempo aveva tenuto nascoste dentro di sé, fino a diventare muto e incapace di esprimere qualsiasi forma di sentimento e di affetto. Tra musica assordante e ipnotica, fango e metallari di ogni età, finalmente a Wacken i due anziani si potranno sentire liberi da ogni condizionamento e in pace con sé stessi. Questo è un romanzo di formazione per la terza età, un flusso in cui tragedia e commedia si alternano veloci, un invito a imparare a vivere anche quando tutto sembra finito. Il testo, di pura fantasia, è ispirato dalla vera fuga di due arzilli novantenni dalla casa di cura in cui erano ricoverati, in Italia, ed il loro ritrovamento a Wacken, durante il raduno metal rock di agosto. I due, una volta raggiunti dalla polizia, dichiararono di essere piuttosto soddisfatti: erano riusciti ad assistere al concerto di ben tre gruppi, fra i loro preferiti. Un romanzo che tocca tutte le corde del nostro animo e di cui si consiglia assolutamente la lettura. Alcune note su Laura Manfredi Laura Manfredi nasce a Milano il 4 marzo 1975. Dopo la maturità classica e l’Università degli Studi di Milano, facoltà di Giurisprudenza, diventa responsabile ufficio clienti del tour operator Orizzonti S.p.A., ruolo che ricopre fino al 2005. Madre di due bambini, nati a breve distanza l’uno dall’altro, entrambi autistici, decide di rinunciare al lavoro per seguire le terapie intensive dei figli e si trasferisce ad Arese, in provincia di Milano. Con gli anni è diventata mamma di un terzo bambino ed ha iniziato a dedicarsi, nella città in cui vive, a progetti per l’integrazione di ragazzi autistici. Lettrice compulsiva, ha riscoperto il piacere per la scrittura, abbandonato dopo le scuole: pubblica, nel 2017, per la casa editrice Bookabook di Milano, il romanzo autobiografico Cherchez la beauté!. Sempre nel 2017 vince il terzo premio del concorso letterario nazionale “Carlo Cultrera” con il racconto Babu viene da lontano. Nel 2018 pubblica per Albatros il romanzo La trasparenza ed il legno di cedro. Nel dicembre 2018 è fra i finalisti del premio “La venticinquesima ora” della scuola di scrittura Belleville di Milano, con il racconto Capoviaggio. Un suo racconto è contenuto all’interno dell’antologia Mosche contro vetro. Racconti sul tema dell’autismo (Morellini Editore 2019). TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #laura_manfredi, #voto_cinque

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RECENSIONE: Tu sei una lucciola (Maria Vittoria Strozzi)

RECENSIONE: Tu sei una lucciola (Maria Vittoria Strozzi)

Voto: 5/5 Autore: Maria Vittoria Strozzi Editore: Gangemi, 2021 Pagine: 112 Genere: Saggi, Psicologia Prezzo: € 18.00 Acquista: Libro Trama "Ci sono alcune cose che forse non ti hanno mai detto, ad esempio, che non tutte le lucciole brillano, pur avendone le potenzialità. Gli esseri umani non sono tanto diversi: tutti hanno la capacità di sprigionare la propria luce. Allora perché alcuni non lo fanno? Hai mai pensato che probabilmente riesci a vincere tutte le discussioni nella tua mente, perché lì tutti la pensano come te? Forse la storia che hai sempre raccontato a te stesso cela prospettive più ampie. In questo libro voglio offrirti degli spunti per aiutarti a trovare e coltivare la tua luce, così che tu possa illuminare la tua strada." Recensione Questo breve, ma intenso volume è un agile manuale che tratta argomenti psicologici di vario tipo. Giustamente l’autrice, nella prefazione, ribadisce più volte che il libro vuole fornire degli spunti di riflessioni, ma non vuole assolutamente sostituirsi ad una terapia medica che viene consigliata in caso di forte disagio. Il libro, a mio avviso, va tenuto a portata di mano e consultato ogni volta che si ha bisogno di consigli. Gli argomenti trattati sono diversi e meritano tutti attenzione. Di seguito vengono elencati e brevemente presentati. Dubbio. In questo capitolo l’autrice ci spiega come gli esseri umani hanno la tendenza a mettere in dubbio ogni cosa; ciò non è negativo se viene utilizzato con moderazione. Nelle giuste dosi, il dubbio aiuta a crescere. Autostima. L’autostima è ormai diventata un mito della nostra società, ma è bene che l’individuo non se ne curi. Ciò che è importante è l’accettazione di sé stessi facendo che si può per essere la persona che si vuole essere. Per crescere è importante essere consapevole delle proprie qualità e dei propri limiti e vivere con integrità Superbia. La superbia viene vista come la volontà di prevalere in una discussione piuttosto che aprire un dialogo. Leggendo il capitolo si impara che questo vizio è un cane che si morde la coda, che nasce da insicurezze e che l’uomo ragiona attraverso euristiche, cioè procedimenti mentali sbrigativi. Insicurezza. Spesso l’insicurezza nasce dal rimuginare sul passato con la convinzione che, se una situazione passata si ripete nel presente o nel futuro, gli esiti saranno uguali. Per il benessere è importante invece credere in sé ed esporsi, vivere le situazioni e le cose, in modo particolare ciò che ci spaventa. Emozioni. Questo capitolo ci mostra come è importante non reprimere le emozioni. Tutte sono funzionali al benessere dell’individuo. Anche quelle negative. Ad esempio la rabbia, se repressa si accumula e diventa un veleno. Risulta importante accogliere questa emozione e fargli spazio dentro di sé. Cambiamento. Il cambiamento è importante per il benessere dell’uomo. Bisogna però cambiare in modo costante rimanendo sempre sé stessi un po’ come l’acqua che cambia forma in base al contenitore, ma non le sue caratteristiche. Valori e obiettivi. Per vivere bene è importante camminare verso degli obiettivi accompagnati dalla consapevolezza di sé e vivere connessi con i propri valori. Gli obiettivi sono una guida che permette di muoverci. Consapevolezza. La consapevolezza o presenza mentale è molto importante per il benessere. Essa, detta anche mindfulness, si sviluppa con la meditazione che insegna ad osservare senza giudicare. Dialogo e perdono. Un elemento fondamentale delle relazioni umane è sicuramente il dialogo. Ascoltare il prossimo apre i nostri orizzonti. Importante è anche il perdono. Esso non indica debolezza, al contrario, è un gesto di chi possiede integrità. Perdonando e amando il prossimo si attira amore verso di sé. Accettazione. Nella vita è importante accettare. Accettare di fare un passo alla volta, di fallire. Bisogna abbandonare la volontà di controllare tutto e lasciarsi andare senza creare muri difensivi. Nel penultimo capitolo si ha una sorta di riassunto e l’autrice mette in risalto come, per poter brillare, l’individuo deve imparare l’arte dell’equilibrio che sorge dalla pace con sé stesso. Vivere realmente vuol dire essere consapevoli di sé stessi essere disposti al cambiamento con la capacità di non perdersi. Nell’ultimo capitolo si parla dell’educazione e di come attualmente, nelle scuole, si assiste ad una forte confusione educativa. Oggi si è perso il senso della realtà abbagliati da Internet, o meglio, dalla scarsa educazione all’uso dello stesso. Il libro è scritto in modo semplice, chiaro e comprensibile a chiunque. Ben documentato e impreziosito dalle belle illustrazioni create dall’autrice. Volume consigliato a tutti coloro che vogliono brillare come una lucciola. Alcune note su Maria Vittoria Strozzi Maria Vittoria Strozzi ha vent'anni, è studentessa di Filosofia all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e si interessa di bioetica, etica degli animali, medicina, psicologia e mindfulness. È membro attivo di CulturaItaliae - CultYt e dell'Osservatorio di etica pubblica YoungEthos alla Luiss Business School, socia di WWF, LIDU e già volontaria FAI. Si diletta nel disegno ed altre forme di espressione artistica. Ha scritto diversi articoli, di cui l'ultimo per Treccani. TAG: #saggi, #psicologia, #maria_vittoria_strozzi, #voto_cinque

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RECENSIONE: Breve trattato sulle coincidenze (Domenico Dara)

RECENSIONE: Breve trattato sulle coincidenze (Domenico Dara)

Voto: 5/5 Autore: Domenico Dara Editore: Nutrimenti, 2019 Pagine: 365 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 12.00 (cartaceo), 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Il postino di Girifalco è un uomo mite e solitario, che ha il dono di saper imitare le grafie degli altri e coltiva il vizio di entrare nelle vite dei compaesani leggendo le lettere prima di recapitarle. Un giorno, mentre il lento scorrere della vita di provincia prosegue imperturbabile, una novità spunta inattesa dal pacco della posta da consegnare: è una lettera anonima, chiusa con un sigillo di ceralacca. Una carta d'amore, di quelle preferite dal portalettere, che ha tutta l'aria di celare un mistero. È il 1969, l'uomo sta per compiere il primo passo sulla Luna, e il postino di Girifalco, come un moderno Mercurio messaggero degli dei, si prepara alla sua missione: sottrarre all'oblio un amore incompiuto. Recensione Il romanzo di Dara è una opera sorprendente. La storia è ambientata negli anni Sessanta a Girifalco, un piccolo paese della Calabria. Protagonista è l'anonimo postino locale, un uomo solitario con la passione per le lettere d'amore e il vizio di aprire, leggere, ricopiare e catalogare ogni lettera che gli passa tra le mani, aiutato anche dal dono di saper imitare alla perfezione qualsiasi grafia. Un giorno, l'uomo, si imbatte in due lettere che influenzeranno il corso del suo destino e di quello del paese. Una missiva d'amore, anonima, chiusa con la ceralacca, che contiene il messaggio di un innamorato senza speranza; l'altra è una lettere che racchiude i loschi affari del sindaco locale, intenzionato a trasformare una parte della vicina campagna in una discarica. Il postino è un personaggio insolito rispetto ai propri compaesani. Viva una solitudine a causa di una storia d'amore finita male, nella quale ha investito cuore e anima. L'uomo è convinto che non tutto appartenga a questa terra, che un disegno preciso e sovente indecifrabile, sia la guida delle nostre azioni e dei nostri incontri. Per questo cataloga da anni ogni piccola coincidenza. Le due lettere smuovono la coscienza del nostro protagonista. Da un parte quell'amore disperato e anonimo, ma altrettanto vicino e conosciuto; dall'altra la consapevolezza di essere forse l'unico in grado di salvare Girifalco dalle porcherie della politica. L'autore affascina e ipnotizza con questa toccante storia dai tratti poetici e dalle sfumature popolari. Nel libro è presente un linguaggio di paese, con inserti dialettali sempre chiari che non fanno altro che contribuire a rendere ancora più autentica la trama. Infine conclude affermando che il personaggio del postino è perfetto. Un intellettuale autodidatta, amante della parola scritta, incapace di inserirsi nel mondo reale nonostante la capacità di osservarlo e comprenderlo. Alcune note su Domenico Dara Domenico Dara è nato nel 1971. Dopo aver trascorso l'infanzia e l'adolescenza a Girifalco, in Calabria, ha studiato a Pisa, laureandosi con una tesi sulla poesia di Cesare Pavese. Ha esordito con Breve trattato sulle coincidenze (Nutrimenti 2014) la storia del postino di Girifalco con la passione per le lettere d'amore che ha raccolto l'apprezzamento dei lettori e il favore della critica. Per la sua opera prima, già finalista al Premio Calvino, ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Palmi, il Premio Viadana, il Premio Corrado Alvaro e il Premio Città di Como. Nel 2016 pubblica, sempre per Nutrimenti, Appunti di meccanica celeste. Nel 2020 passa a Feltrinelli pubblicando Malinverno. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #domenico_dara, #voto_cinque

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RECENSIONE: L'ora e l'ombra (Pierre Jourde)

RECENSIONE: L'ora e l'ombra (Pierre Jourde)

Voto: 4.5/5 Autore: Pierre Jourde Editore: Prehistorica Editore, 2021 Pagine: 237 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 18.00 Acquista: Libro Trama Saint-Savin... Per quest'uomo che srotola il filo dei propri ricordi, il nome di questa piccola località balneare della costa atlantica sembra concentrare tutti i sapori dell'esistenza. Quello del mistero innanzitutto, con un balletto incessante di coincidenze attorno alla silhouette inquietante di un uomo senza memoria. Quello dell'amicizia, quando, di ritorno sul luogo dell'infanzia, ritrova Julien, al tempo stesso alter ego e rivale. Il sapore dell'amore infine, quello che prova per Sylvie, la ragazzina sognata diventata giovane donna ideale, il cui fascino suscita un intenso bisogno di superamento di sé. Recensione Con questo romanzo, l'autore ci offre un'altra sfaccettatura del suo talento. Un libro che i critici qualificano come molto proustiano. Questo libro è, se non impossibile, molto difficile da riassumere poiché la sua costruzione risulta complessa. Il tutto è tenuto insieme meravigliosamente grazie al talento di Jourde. Se si vuole descrivere la trama in poche parole, essa è la storia di un uomo che non può dimenticare la sua amata d'infanzia, Sylvie, che incontra ogni anno nel villaggio delle sue vacanze a Saint-Savin. Tenta di riconquistare la giovane donna a ventisei anni, ma non riesce. Tutta la sua vita sarà ossessionata dal ricordo di questa giovane donna che a volte riappare nella sua immaginazione come nella realtà. Storie incastonate, un luogo d'infanzia perduto che sopravvive nella memoria, un amore infantile a cui si sovrappone un amore di oggi e il passare del tempo; questi sono gli ingredienti di questa storia che tiene incollato il lettore. In modo particolare in questa trama grottesca è centrale il ruolo del tempo. Tempo dilatato e breve, tempo che divide e unisce, tempo soggettivo e oggettivo. Tutto ciò non può che far pensare a Proust e infatti l'opera è un omaggio al grande scrittore del Novecento. Il romanzo è caratterizzato da una scrittura raffinata e poetica . Si tratta di un libro che va gustato, che va letto lentamente. Bisogna prendersi del tempo, appunto, per assaporare le le frasi e le parole che descrivono perfettamente i sentimenti e la nostalgia del tempo trascorso. L'autore si prende il lusso di toccare diversi generi. Unisce il road movie alla storia d'amore romantica un po' antiquata, strizza l'occhio al romanzo horror tanto quanto al thriller psicologico, permette anche pause narrative dove c'è l'umorismo, perdendosi talvolta in riflessioni critiche sulla nostra società; l'impressione finale resta quella di un romanzo che non mente caratterizzato da una scrittura autentica. Alcune note su Pierre Jourde Pierre Jourde è nato nel 1955 a Créteil, ma da bambino usava passare le vacanze nella casa di famiglia, situata nella remota regione dell'Auvergne, fra le montagne di cui narra Paese perduto. Nel panorama letterario francese è una delle voci più autorevoli, probabilmente la più schietta e coraggiosa in assoluto. Autore del fortunato blog letterario Confitures de culture, Pierre Jourde si è sempre distinto per la sorprendente varietà di ispirazione, che gli ha permesso di spaziare dal romanzo al racconto, per arrivare all’autobiografia, alla poesia, al saggio filosofico e alla critica letteraria. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #pierre_jourde, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Randagi (Marco Amerighi)

RECENSIONE: Randagi (Marco Amerighi)

Voto: 5/5 Autore: Marco Amerighi Editore: Bollati Boringhieri, 2021 Pagine: 400 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 10.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama A Pisa, in un appartamento zeppo di quadri e strumenti musicali affacciato sulla Torre pendente, Pietro Benati aspetta di scomparire. A quanto dice sua madre, sulla loro famiglia grava una maledizione: prima o poi tutti i Benati maschi tagliano la corda e Pietro – ultimogenito fifone e senza qualità – non farà eccezione. Il primo era stato il nonno, disperso durante la guerra in Etiopia e rimpatriato l’anno dopo con disonore. Il secondo, nel 1988, quello scommettitore incallito del padre, Berto, tornato a casa dopo un mese senza il mignolo della mano destra. Quando uno scandalo travolge la famiglia, Pietro si convince che il suo turno è alle porte. Invece a svanire nel nulla è suo fratello maggiore Tommaso, promessa del calcio, genio della matematica e unico punto di riferimento di Pietro; a cui invece, ancora una volta, non accade un bel niente. Per quanto impegno metta nella carriera musicale, nell’università o con le ragazze, per quanto cambi città e nazione, per quanto cerchi di tagliare i ponti con quel truffatore del padre o quella ipocondriaca della madre, la sua vita resta un indecifrabile susseguirsi di fallimenti e delusioni. Almeno finché non incontra due creature raminghe e confuse come lui: Laurent, un gigolò con il pallino delle nuotate notturne e l’alcol, e Dora, un’appassionata di film horror con un dolore opposto al suo. E, accanto a loro, finalmente Pietro si accende. Recensione Vi è un buco nero e profondo nella famiglia Benati, la stirpe protagonista di questo romanzo di Marco Amerighi: non è quello annunciato alla prima riga del romanzo, vale a dire quella caratteristica di tutti i maschi che li porta, da generazioni, a dileguarsi, a scomparire letteralmente nel nulla per periodi più o meno lunghi e infine a tornare a casa senza dare spiegazione alcuna; è piuttosto una vocazione al fallimento, alla rinuncia. Risulta così per nonno Furio, il Benati con cui si apre il romanzo, disperso in Etiopia e dato per morto e che invece ad Addis Abeba costruisce una famiglia che abbandona quando suo padre lo scova e gli impone di tornare in Italia; nessuno saprà mai quanto dolore ha provato per questa separazione, ma quel che è certo è che la sua vita diverrà una sequela continua di autopunizioni e tentativi di espiazione. Risulta così per Berto, il padre, scommettitore incallito, pieno di amanti e di sfortune, che si mette continuamente in affari per lo più loschi in cui finisce per perdere dita, reputazione, libertà, salute e amore filiale. Risulta così per Tommaso, il fratello maggiore, promessa del calcio e genio della matematica che deve rinunciare alla carriera sportiva a causa di un infortunio dopo un esordio nel Pisa, ma che volta pagina e si iscrive alla Normale, in seguito vince un dottorato in USA ed emigra, dando di sé solo notizie sporadiche e facendo perdere a Pietro, suo fratello e protagonista del romanzo, l’unico modello concreto della sua vita. Ora non rimane che Pietro, Pietro Benati. Esso, rimasto solo, vive all’ombra del fratello, che però ama, poiché Tommaso lo capisce e lo sprona. Quando Tommaso parte, si mette in viaggio anche lui anche lui, si allontana da questa sua famiglia e sceglie Madrid dove fa un Erasmus che lo tiene al sicuro, tra le altre cose, dalle paranoie della madre; qui incontra Dora e Laurent, lei un’italo-spagnola con un dolore irredimibile che la scherma dal mondo, lui un alter ego francese di Tommaso, che si ricicla come gigolò. Pietro, invece, non ha niente di particolare tenta la carriera universitaria, ma non brilla; si innamora, ma tutto è molto complicato; tronca di netto i rapporti con un ramo della famiglia e non supera una serie di dolori che vanno dal senso di colpa per essere stato la causa dell’infortunio di Tommaso, a certe perdite di cui non parla per evitare di rivelare una parte importante del racconto. L'autore scrive un romanzo composito, ricchissimo di fatti, di ritmo e cambi di prospettiva, leggibilissimo eppure ricercato dal punto di vista del lessico. Amerighi dà la sensazione di conoscere personalmente i personaggi di cui racconta, come se avesse percorso accanto a loro una parte del cammino e ne condividesse gioie, dispiaceri e visione del mondo. Non è facile raccontare l’incapacità di capire sé stessi, soprattutto, non è facile raccontarlo in un contesto “normale” come la famiglia, la scuola, le amicizie. Amerighi è bravo nel trovare lo straordinario dall’ordinario e lavora su grandi temi come l’abbandono, i legami di sangue, la ricerca e a volte il rifiuto di sé. Grazie a Pietro ciascun lettore può arrivare a riconoscersi in un aspetto particolare della sua personalità: nella sua timidezza, in un suo fallimento, in una ritrosia, in un’insicurezza e, soprattutto, nella difficoltà che prova mentre cerca di capire chi è davvero, qual è la cosa che sa fare meglio e che lo identifica. Probabilmente il randagismo a cui fa rifermento il titolo del romanzo non è tanto da ricercare nelle peregrinazioni che i personaggi compiono, dall’Africa alle Americhe, mentre inseguono sé stessi o fuggono da un dolore, quanto nelle continue prove a cui, volontariamente o meno, si sottopongono, e ai continui cambiamenti di vita e prospettiva grazie ai quali misurano le proprie capacità e cercano di trovare una ragione e uno scopo al loro essere nel mondo. Alcune note su Marco Amerighi Marco Amerighi vive a Milano, dove lavora come traduttore, editor e ghostwriter per varie case editrici. Il suo romanzo d’esordio, Le nostre ore contate (Mondadori, 2018), ha vinto il premio Bagutta Opera Prima ed è stato pubblicato in Francia. Randagi è il suo secondo romanzo. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #marco_amerighi, #voto_cinque

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RECENSIONE: Educare alla relazione. Amore, affetti, sessualità (Nicolò Terminio)

RECENSIONE: Educare alla relazione. Amore, affetti, sessualità (Nicolò Terminio)

Voto: 4.5/5 Autore: Nicolò Terminio Editore: EDB, 2021 Pagine: 128 Genere: Saggi, Psicologia Prezzo: € 12.50 (cartaceo), € 7.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama In un'epoca in cui i legami sociali sembrano diventare soltanto liquidi e virtuali, l'educazione affettiva e sessuale può svolgere una funzione civile di grande rilievo perché costruisce i presupposti per vivere l'amore e gustare la possibilità di essere generativi insieme agli altri. L'autore sviluppa questo tema attingendo alla sua esperienza clinica di psicoanalista e dopo aver ulteriormente approfondito l'argomento nel corso di una ricerca triennale. Questo libro si rivolge innanzitutto a genitori, insegnanti, educatori e agli operatori impegnati direttamente sul campo. Il contributo della psicoanalisi all'educazione consiste nell'illustrare le dinamiche inconsce che entrano in gioco nel legame tra emozioni, affetti, sessualità e amore, quattro esperienze differenti ma intimamente intrecciate tra loro. Recensione Nell'introduzione di questo volume, l'autore dice di rivolgersi prevalentemente agli insegnanti, agli educatori, ai genitori e ai tutor, cioè a tutte quelle categorie di persone che hanno contatti con i giovani e che sono impegnati a trasferire la passione per la relazione con l’Altro, promuovendo la cultura dell’educazione alla relazione; però, a mio avviso, il libro è utile davvero a tutti. Il libro è un continuo interrogarsi sulle dinamiche interiori che ci spingono a relazionarci in un modo piuttosto che in un altro. Tra le pagine di questo breve, ma intenso saggio il lettore scopre il valore di termini e concetti come ricerca della verità singolare di ciascun soggetto, libertà di esprimere la propria singolarità nella relazione,libertà per la generatività del proprio desiderio, mistero dell’alterità, valore dei limiti da trasferire ai figli, valorizzazione della dimensione dell’amore di coppia, scoperta della propria autenticità attraverso lo smarrimento, argomenti su cui vale la pena soffermarsi. Terminio, in poco più di cento pagine, condensa molti macro-argomenti di grande importanza, che vertono tutti sulla necessità di educare alla relazione i giovani attraverso l’amore, gli affetti e la sessualità, come bene chiarisce il titolo del libro. In questo senso, fondamentale importanza rivestono gli educatori, ma innanzitutto i genitori che hanno il compito di aiutare i figli a entrare in rapporto con la propria vocazione, altro concetto fondamentale nella comprensione del rapporto genitore-figli. Dato che il libro risulta ricco di argomenti e non voglio appesantire la lettura, parlerò di quelli che mi hanno particolarmente fatto riflettere. Per una approfondimento si rimanda alla lettura dell'intero libro. Un argomento che il lettore può trovare in questo saggio riguarda la violenza di genere, in modo particolare la violenza degli uomini nei confronti delle donne. Perché l’uomo usa la violenza? Perché in molti uomini la donna incarna il diverso da sé, la donna crea una crepa nell’ identità maschile, quella identità ancorata ad una logica fallica, una logica in cui predomina padronanza e controllo sull’altro, ossia su ciò che si presenta come estraneo e sconosciuto. Tale logica fallica è legata al ruolo di genere e la violenza diventa quindi un modo per far tacere la soggettività della donna. Secondo Terminio, la violenza dell’uomo scatta quando la singolarità della donna sfugge alla padronanza fallica. Ovviamente ciò è indice di un confronto con l’altro inesistente, dove non si vive mai la dialettica del riconoscimento reciproco. Altra tematica affrontata è il rapporto fra i genitori e i figli. Oggigiorno i genitori fanno fatica ad essere credibili con i propri figli rispetto alle generazioni precedenti. I figli sentono che i loro familiari non sono in grado di guidarli alle sfide della vita. Questo atteggiamento è proprio dell’età adolescenziale, la più difficile da gestire per un genitore. L’asse inizia ad incrinarsi nel momento in cui il rapporto con i figli diventa un banco di prova per i genitori, capovolgendo e alterando la trasmissione generazionale, perché i genitori iniziano a dipendere dal giudizio dei figli. Quindi ci troviamo di fronte ad un paradosso: i genitori non sanno dire di “no” per non scontentare i propri figli. In questo fragilissimo rapporto ciò che predomina non è l’attenzione del genitore verso il figlio, bensì l’autostima del genitore. Se mio figlio è contento, sono un bravo genitore, parlerà bene di me e non entreremo in conflitto. Tale meccanismo imbavaglia il confronto intergenerazionale che trasferisce al giovane il concetto di limite inteso non come divieto o negazione della libertà, ma come limite alla scoperta del proprio desiderio e quindi della propria singolarità. I giovani che hanno tutto sono privi di desideri, privi di simboli verso cui orientarsi nella vita, paradossalmente, sono smarriti verso il futuro, che è incognita e mistero. Con l’atteggiamento assecondante, i genitori non preparano i figli alla vita, ma li educano alla paralisi emotiva. Detto tutto ciò non poteva mancare la funzione paterna. Diversi psicanalisti credono che alla base di molti problemi, personali e familiari, ci sia la mancanza della giusta considerazione all’interno della coppia della funzione paterna. Oggi è sempre più evidente uno smarrimento dei padri, alimentato anche dalla donna all’interno della coppia e dai messaggi diffusi dalla società, tra cui quelli contenuti nei film, nelle pubblicità, nei cartoni animati e nei romanzi. Il padre è sempre più spesso rappresentato come un debole, una persona poco sveglia su cui si ironizza. Questo ironizzare sulla figura paterna è messo in risalto, all’interno della famiglia, dalla madre, che non manca di sottolineare questa debolezza davanti ai figli. La necessità per recuperare un equilibrio perso, non significa riesumare la figura del padre padrone o del supereroe, ma significa partire dall’amore di coppia, recuperare un rapporto sano tra i coniugi, ritrovando la funzione paterna all’interno della coppia. Oggigiorno va quindi valorizzato la dimensione dell’amore di coppia per ridare significato simbolico alla figura paterna. Ultimo argomento che voglio citare riguarda il tempo vissuto. Il bisogno compulsivo di riempire i nostri spazi vuoti di tempo con notizie, azioni e gesti irrilevanti, scandisce il quotidiano dell’era contemporanea. Non ci stacchiamo dagli smartphone e dagli altri dispositivi tecnologici, sottoponendo i nostri processi mentali ad una forma di alienazione continua con l’illusione di dominare consapevolmente il nostro tempo. Per entrare in una sintonia sana, mentale, fisica e di conseguenza di relazione con l’Altro, abbiamo bisogno di un intervallo ti tempo, di una pausa che ci impedisca di passare compulsivamente a fare subito altro, inibendo di fatto la dimensione del desiderio. Infine quando l'autore parla del ruolo delicato che hanno gli educatori nell’affrontare la sessualità con i più giovani senza cadere nella tentazione di trasferire le proprie esperienze, parla di un metodo molto interessante per approcciare l’argomento: le storie. Attraverso il racconto di storie, l’educatore riesce a dare il tempo ai giovani di entrare nella storia in modo empatico, di percepirla come qualcosa di diverso da sé ma su cui riflettere, perché lì in fondo c’è anche un po’ della propria esperienza. Un saggio che fa riflettere adatto a tutti grazie al linguaggio limpido, fluido e semplice anche se in alcuni passaggi la lettura può risultare un po' ostica a chi non è abituato a leggere i saggi di psicologia, in modo particolare quelli che si riferiscono all'orientamento psicoanalitico lacaniano. Alcune note su Nicolò Terminio Nicolò Terminio, psicoterapeuta e dottore di ricerca, pratica la psicoanalisi a Torino. Lavora come supervisore in servizi ambulatoriali e residenziali dedicati alla cura delle dipendenze patologiche. È docente all’Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata di Milano e alla Scuola Coirag di Torino. Fa parte dell’équipe torinese del Centro Telemaco di Jonas (Centro di psicoanalisi e relazione educativa). Tra i suoi libri più recenti: L’intervallo della vita. Il Reale della clinica psicoanalitica e fenomenologica (Alpes Italia 2020) e L’eredità creativa. Preghiera e testimonianza tra Bibbia e psicoanalisi (2020). TAG: #saggi, #psicologia, #nicolò_terminio, #voto_quattro_mezzo

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