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RECENSIONE: Una storia comune. Sanpa: io, noi, tutti (Carlo G. Gabardini)

RECENSIONE: Una storia comune. Sanpa: io, noi, tutti (Carlo G. Gabardini)

Autore: Carlo G. Gabardini Editore: HarperCollins Italia, 2022 Pagine: 288 Genere: Saggi, Società Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 8.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama «Perché occuparsi della storia di Sanpa? Perché raccontarla oggi?» È quello che si chiede Carlo Gabardini quando gli viene proposto di realizzare un documentario sulla comunità di recupero di San Patrignano e sul suo fondatore, Vincenzo Muccioli. Una vicenda che evoca telegiornali lontani, santificazioni e demonizzazioni, opinioni e pregiudizi, polemiche, episodi mai del tutto chiariti. Ma è davvero solo questo? Iniziando a fare le ricerche Gabardini, come Alice nella tana del Bianconiglio, intraprenderà un viaggio di scoperta che è anche un viaggio nella memoria. La memoria di una generazione, i nati tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '80, che in modi diversi hanno avuto a che fare con la delusione dell'eroina, con la fascinazione per la dissoluzione, con il disagio di quando, bambini, si incontrava un "drogato", un disagio che forse sottintendeva la paura di diventare così, una volta cresciuti. E oggi che siamo più grandi, che effetto fa rivangare il percorso educativo di un intero Paese scandito dalla televisione mentre fissa una memoria collettiva? La storia di San Patrignano diventa davvero una storia comune, che mischia il pubblico, il racconto di quegli anni divisi tra una fiducia sconfinata nel presente e la paura che qualcosa di inesorabile stesse per accadere, e il privato quotidiano attuale della domanda: «Davvero pensiamo che la droga sia una questione risolta nel passato? E come mai quel passato abbiamo deciso collettivamente di seppellirlo?» Costruito come un collage, alternando la ricostruzione delle indagini che hanno portato alla realizzazione dell'acclamata docuserie Netflix, all'evocazione dell'Italia degli anni '80 – che Gabardini fa rivivere in modo mirabile, evocandone atmosfere, desideri e timori –, alle proprie vicende familiari e personali, come la drammatica storia d'amore di Marco, Una storia comune è un libro unico. Recensione Quand'è che si può dire davvero che una storia è comune? Le risposte possono essere tante e tutte diverse. La storia della comunità di San Patrignano è senz'altro una storia comune per l'Italia, e non è facile da raccontare. Per questo per anni si è preferito lasciarla lì silenziosa, nei luoghi più appartati della memoria dei tanti che hanno incontrato nei modi più vari la droga lungo il proprio cammino. O anche tra le pagine delle vecchie edizioni di giornali dimenticati, dentro servizi televisivi e talk show che raccontano epoche che sembrano lontane, tra le pieghe degli atti di tribunale che vengono spesso considerati materiale polveroso e invece è più vivo che mai. Quando il documentario SanPa - Luci e tenebre di San Patrignano è arrivato su Netflix, alla fine del 2020, ha fatto molto rumore. Evidentemente quelle cinque puntate rispondevano a un bisogno: si voleva capire, se ne voleva parlare. La docu-serie, scritta dall’autore e da altri cinque esperti, ci ha chiamati alla condivisione di una storia che ha le sue radici tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta, e che poi ha segnato in modo decisivo sviluppi sociali e politici dei decenni successivi. Nell'esperienza controversa di Vincenzo Muccioli e dei ragazzi della Collina ci sono voci e pluralità che erano tutt'altro che rintanate in un angolo silenziose. Aspettavano solo che qualcuno ponesse le domande giuste per venire nuovamente fuori. La comunità di San Patrignano è come riemersa da una nebbia nella quale timori, pregiudizi e riluttanze collettive l'avevano confinata. Carlo G. Gabardini, che della scrittura di questa storia ha fatto esperienza nel senso più completo del termine, firma questo volume che nasce proprio dal bisogno di interrogarsi sul significato stesso della condivisione delle storie, un libro sulle domande che SanPa ha posto, che sono tante. Non mancano le risposte, sono le voci di chi come lui è entrato pienamnete dentro questa vicenda. Non si parla ovviamente solo del gruppo che ha lavorato al progetto, ma di tutti coloro che negli anni Ottanta crescevano in bilico tra ottimismo e dissoluzione, tra rispetto delle regole e voglia di trasgressione. Di chi c'era e di chi è arrivato dopo, camminando su un terreno segnato. Nel sottotitolo del libro c'è la voglia di interrogarsi sulla collettività delle esperienze, sulle tante forme del raccontare e sul modo con cui le narrazioni fabbricano e rifabbricano il passato che ci appartiene. L’autore, con un tono appassionato e sincero, apre le porte del laboratorio che ha portato a SanPa e rivela timori, difficoltà, emozioni legate alla riscoperta di qualcosa che era anche suo, profondo, sotto pelle: i primi ricordi legati alla droga, le raccomandazioni dei genitori, gli sguardi incerti su un nuovo fenomeno sociale così complesso e distruttivo, i rapporti con i coetanei incontrati nuovamente anni dopo, un po' cambiati, gli amori che ha amato in fasi diverse della vita. Questo volume parla di scoperte e ci fa rivivere l'esperienza della di San Patrignano. Non ci racconta come è andata secondo uno sviluppo cronologico, ma compone e ricompone frammenti di esperienze restituendoci così il senso della difficoltà del ricomporci insieme, come comunità e come individui. Come avviene nel documentario, anche nel libro si lasciano parlare i fatti, o meglio le versioni dei fatti, le prospettive di chi c'era e di chi guarda. Lo scrittore pone il suo in mezzo a tanti altri sguardi. Temi e tempi diversi risuonano insieme, nel tentativo di comprendere e tenere insieme ieri, oggi e domani. Oltre che di domande è un libro pieno di desideri, di forme di ricerca che portano altrove. La voce narrante, con la sua emozionata ironia, ci interroga su cosa significhi essere testimoni di qualcosa, cioè non solo esserci stato, ma anche avere la forza d'animo di condividere e prendersi il compito di raccontare ancora. Alcune note su Carlo G. Gabardini Carlo Giuseppe Gabardini è un attore e comico italiano. Dopo una formazione scolastica bilingue italo-tedesca, diviene cofondatore di esterni (1995), organizzazione culturale che produce il Milano Film Festival. Nel 2013, a seguito del suicidio, a Roma, di un ventunenne omosessuale, Gabardini ha scritto una lettera aperta, poi pubblicata dal quotidiano «Repubblica», condannando l'omofobia e facendo egli stesso coming out. Nel 2015 esce il suo primo libro Fossi in te io insisterei. (Lettera a mio padre sulla vita ancora da vivere), edito da Mondadori. TAG: #saggi, #società #carlo_g_gabardini, #voto_quattro

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RECENSIONE: La torre delle ombre (Claudio Vergnani)

RECENSIONE: La torre delle ombre (Claudio Vergnani)

Autore: Claudio Vergnani Editore: Nero Press, 2016 Pagine: 258 Genere: Narrativa italiana, Horror Prezzo: € 15.00 (cartaceo), € 2.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama In una città consegnata all’anarchia, preda di grottesche e letali bande criminali, logorata da cambiamenti climatici e rassegnata a un futuro dove la speranza è il lusso di pochi, i due protagonisti – Claudio e Vergy – tirano a campare, cercando di resistere al logorio di una vita priva di senso e di sbocchi, grazie a una rigida routine giornaliera fatta di allenamento fisico, di strategie per procurarsi il cibo e di stratagemmi per sopravvivere agli artigli affilati di quella società che non offre alcuna protezione ai perdenti, agli abbandonati, ai reietti. Su questa metropoli in pieno degrado si curva minacciosa l’ombra della Torre, luogo di perdizione e malaffare da cui è bene tenersi alla larga. Almeno fino a quando la richiesta di aiuto di un vecchio amico, non porterà i due protagonisti a scalare il gigante di cemento e ferro alla ricerca dell’ultima scintilla di un antico valore, che potrebbe riscattarli da quell’esistenza di squallore. In questa nuova epoca nella quale il futuro si mescola al presente e al passato, i due amici si ritroveranno invischiati nel perverso meccanismo del Salone dei giochi, una nuova e crudele forma di intrattenimento dove il divertimento di pochi – danarosi e senza scrupoli – si misura sulla sofferenza dei più deboli. Scopriranno a loro spese che non sono i nemici appariscenti quelli da cui devono guardarsi e che le insidie mortali si celano nei mezzi toni, nell’ambiguità e nell’indefinitezza cangiante dei chiaroscuri. In questa incerta zona di nessuno, dove ogni cosa muta e nulla può essere definito con certezza, la violenza, il pericolo, l’amore, l’amicizia e il tradimento finiranno per confondersi nel buio crudele e letale della Torre, che sarà il luogo dell’appuntamento finale con la verità, o con ciò che ne rimane: la sua ombra. Recensione In questo romanzo il mondo si trova in uno stato di rovina, è sull'orlo del collasso. Lo scrittore non ci dice cosa è accaduto e per quale motivo la quotidianità degli esseri viventi sul pianeta sia stata stravolta, alimentando così suspense e mistero. È una società che ha perso l’orientamento, tormentata da continue scosse di terremoto, che vive tra le macerie di guerre sconosciute, con il terrore costante di avvistare all’orizzonte temibili nubi radioattive. Anche il clima è impazzito, una fitta nebbia, aliena e insidiosa avvolge le notti ghiacciate che si susseguono a giornate aride e roventi come il piombo che fischia tra le strade, dove la violenza urbana è sempre più devastante. Anche se qualche pattuglia di polizia batte svogliatamente la città, di fatto si è sull’orlo dell’anarchia e bande di predoni scorrazzano indisturbate. Si tratta di gang variegate e variopinte che ricordano possono un po' ricordare I guerrieri della notte, ma non ci sono solo gangster. I cittadini rassegnati devono fare i conti anche con nazisti e, tenetevi forte, vampiri. Insomma, per un amante del trash come me, è manna che scende dal cielo! In questo mondo folle, Claudio e Vergy, i due protagonisti, sopravvivono come cavalieri erranti, mercenari alla ricerca della fanciulla da salvare. Il possente Vergy e il suo inseparabile amico e narratore tutto sono tranne che eroi senza macchia e senza paura. A suon di sganassoni e mitragliate i due si ficcano nelle avventure più disperate lasciando dietro di loro una lunga scia di sangue. Il vero punto di forza del romanzo sono i dialoghi. Lo stile dell'autore ricorda vagamente Tarantino. Disquisizioni sul senso della vita vengono affrontate dai due con sagacia e ironia, sempre però con il mitra imbracciato e le bombe a mano nelle tasche. Più i capitoli procedono, più si ha la presenza massiccia dello splatter con sangue, budella fumanti. Il romanzo diventa sempre più cupo e spietato e per i due amici è sempre più difficile mantenere la loro integrità morale alla quale si aggrappano disperatamente per non cadere, anche loro, nell'apocalisse. Nonostante nel libro ci sia molta zione, ho trovato diversi passaggi in cui le descrizioni risultano talmente dettagliate da frenare il ritmo e appesantire la lettura. Una storia, sicuramente scritta bene, che però personalmente non mi ha molto coinvolto e che consiglio a tutti coloro cha amano il trash e lo splatter. Alcune note su Claudio Vergnani Claudio Vergnani è nato a Modena, svogliato studente di liceo classico, ancor più svogliato fuoricorso di Giurisprudenza, preferisce passare il tempo leggendo, giocando a scacchi e tirando di boxe. Allontanato dai Vigili del Fuoco, dopo una breve e burrascosa parentesi militare ai tempi del primo conflitto in Libano, sbarca il lunario passando da un mestiere all'altro, portandosi dietro una radicata avversione per il lavoro. Dalle palestre di bodybuilding alle ditte di trasporti, alle agenzie di pubblicità, alle cooperative sociali, perso nei ruoli più disparati, ma sempre in fuga da obblighi e seccature. TAG: #narrativa_italiana, #horror, #claudio_vergnani, #voto_tre

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RECENSIONE: Elvis (Baz Luhrmann)

RECENSIONE: Elvis (Baz Luhrmann)

Regista: Baz Luhrmann Interpreti: Austin Butler, Tom Hanks, Helen Thomson, Richard Roxburgh, Olivia DeJonge, Luke Bracey, Natasha Bassett, David Wenham, Kelvin Harrison Jr., Xavier Samuel, Kodi Smit-McPhee, Yola, Shonka Dukureh, Alton Mason, Gary Clark Jr., Dacre Montgomery, Leon Ford, Kate Mulvany, Elizabeth Cullen, Chaydon Jay, Mark Leonard Winter, Melina Vidler, Nicholas Bell, Christopher Sommers, Josh McConville, Miranda Frangou, Gareth Davies, Adam Dunn Anno: 2022 Durata: 159 minuti Genere: Drammatico, Biografico, Musicale Trama Il film esplora la vita e la carriera musicale di Elvis Presley, viste attraverso il prisma della sua complicata relazione con l’enigmatico manager, il colonnello Tom Parker. La storia approfondisce le complesse dinamiche tra Presley e Parker nell'arco di oltre vent'anni anni, dall'ascesa alla fama di Elvis, che lo consacrerà come il Re del Rock: la stella brillante del Re spicca ancora più fulgida sullo sfondo della rivoluzione culturale del paese e della perdita dell'innocenza americana. Al centro di questo viaggio c’è una delle persone più significative e influenti nella vita di Elvis, Priscilla Presley. Recensione Elvis Presley, una leggenda. Un mito e una figura titanica che, come molti grandi artisti, si è spento fin troppo velocemente, bruciando ardentemente e spingendosi oltre i limiti. Ma chi ha ucciso realmente il ragazzo di Memphis, morto a soli 42 anni? Il nuovo film diretto da Baz Luhrmann (Moulin Rouge, Il grande Gatsby) prova a rispondere alla domanda, dando una raffinata e romantica interpretazione. Il regista con questa storia racconta non solo l'ascesa e il declino di una rock star, ma anche il suo problematico rapporto con il suo manager, l'enigmatico Colonnello Tom Parker interpretato da Tom Hanks. Proprio quest'ultimo dirige le fila principali del racconto e trascina il pubblico in un ottovolante folle, caratterizzato da luci e ombre. Un ritratto di Elvis Presley tra il divino e l'umano, a tratti eccessivamente frammentato e rocambolesco, ma efficace nel descrivere la sua parabola artistica e familiare, specialmente nell'analizzare le sue fragilità mascherate dalla perfezione del palcoscenico. Elvis è una pellicola che si concentra maggiormente sulla consacrazione divina del cantante e poco sulla sua intera vita musicale e personale. La creazione di un mito inizialmente fondato ad hoc da Parker e poi portato avanti da altri produttori e agenti nel corso del tempo, con l'imbonitore Tom che ha sempre l'ultima parola. Il giovane originario di Tupelo, cresciuto nella povertà in un quartiere prevalentemente abitato da afroamericani ed influenzato dalla loro musica, dal rhythm and blues e dal gospel, presenta un talento straordinario che però risulta imbrigliato in un sistema più grande di lui che lo vede solo come una macchina macina soldi. Se escludiamo le fasi iniziali della sua carriera, la rock star dal ciuffo ribelle è sempre accompagnata dalla mano del Colonnello: il risultato è una figura iconica, plasmata dietro le quinte dall'acume produttivo del suo manager e ovviamente dalla sua propensione naturale al palcoscenico. Il lungometraggio non è solo un brillante biopic, ma anche un raffinato e intelligente spaccato dell'industria musicale a cavallo tra gli anni '50 e '70, quando ancora si sperimentava un sistema ancora in costruzione. Grazie a queste diverse letture, si hanno quindi due punti di vista della storia: quello di Parker che accompagna tutto il film e che si sofferma sugli aspetti legati alla manipolazione e invenzione del Re del rock e quello di Elvis stesso, più sottile e meno esplicito, che invece racconta al pubblico l'uomo dietro il mito. Un timido ragazzo legatissimo alla madre e dalla fragilità spiccata che ha colto un'opportunità invidiabile che l'ha condotto verso il successo, ma anche verso la rovina. Baz Luhrmann per gestire gli elementi legati al vissuto più intimo del personaggio e alla sua trasformazione in pilastro della musica, sceglie l'eccesso come perno centrale dell'esperienza cinematografica. Ciò, se è perfettamente funzionale nel dipingere gli aspetti artistici del protagonista, non lega bene con componenti più private e personali dell'artista. La strada narrativa intrapresa dalla sceneggiatura non è sempre cronologica, ma molto spesso è guidata dalle emozioni. I quadri della vita e della carriera di Presley sono frammentati, riproducendo bagliori e oscurità di un essere sensibile e imperfetto, con continui cambi di scena che non è sempre facile seguire. La regia, in modo similare, è barocca: il regista compone sequenze eclettiche, dove alla riproduzione di concerti de il Re, vengono accostate scene oniriche frutto della fantasia del regista, inquadrature da più punti di vista e frammenti in bianco e nero. Un collage poliedrico che, nonostante tutto, riesce ad ammaliare lo spettatore, ma anche a tenerlo distante dalle vicende del cantante statunitense. Un eccesso, quindi, in entrambi i lati: quando si avvicina all'empatia i sentimenti sono quasi tangibili, quando invece attraversa l'alienazione prende derive totalmente caotiche e scoordinate. Da sottolineare anche la particolare colonna sonora che, come già accaduto ne Il grande Gatsby, mischia la musica del periodo con cover moderne, coinvolgendo artisti come i nostrani Maneskin, Eminem, Tame Impala, Doja Cat, Jack White e molti altri. Passando al cast, abbiamo un Austin Butler che regala un'interpretazione di Elvis trascinante come la sua musica, caleidoscopica e camaleontica nella sua capacità di passare agevolmente tra l'uomo e la divinità, mettendo in evidenza l'ansia e le paure, la gloria e l'autodistruzione. Una performance squilibrata e toccante, figlia anch'essa dell'eccesso di Luhrmann. Tom Hanks, d'altro canto, dà vita ad un personaggio più monocorde e meschino, maggiormente tradizionale e schematico, che con la bravura dell'attore tocca vette di insana brutalità e che riesce comunque, nonostante tutto, a rompere una breccia nel cuore degli spettatori. TAG: #drammatico, #biografico, #musicale, #austin_butler, #tom_hanks, #helen_thomson, #richard_roxburgh, #olivia_dejonge, #luke_bracey, #natasha_bassett, #david_wenham, #kelvin_harrison_jr., _xavier_samuel, #kodi_smit-mcphee, #yola, #shonka_dukureh, #alton_mason, #gary_clark_jr., #dacre_montgomery, #leon_ford, #kate_mulvany, #elizabeth_cullen, #chaydon_jay, #mark_leonard_winter, #melina_vidler, #nicholas_bell, #christopher_sommers, #josh_mcconville, #miranda_frangou, #gareth_davies, #adam_dunn, #voto_quattro

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RECENSIONE: L'occhio del pettirosso (Giuliana Altamura)

RECENSIONE: L'occhio del pettirosso (Giuliana Altamura)

Autore: Giuliana Altamura Editore: Mondadori, 2022 Pagine: 168 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 17.50 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Ossessionato dall'idea di raggiungere una visione quantica, Errico Baroni, fisico ricercatore al CERN, nonostante la lunga lista d'attesa riesce a farsi ricevere da Egon Meister nel suo elegante studio di Ginevra. Meister sembrerebbe essere in grado di vedere il presente, il passato e il futuro di chi gli si siede di fronte, di accedere a una visione d'insieme della realtà, oltre i confini del tempo. Da quando è alle prese con la progettazione di un computer quantistico, Errico sente solo i limiti dei suoi studi, non gli basta capire, vuole poter vedere come Meister. L'incontro con quell'uomo, che lo congeda con una frase criptica, lo sconvolge al punto tale da fargli decidere di lasciare il lavoro per qualche giorno e concedersi una vacanza in montagna con la moglie Greta nella baita di famiglia, dove aleggiano i fantasmi di un passato irrisolto. Fino a qualche tempo prima, la relazione tra lui e la moglie lo faceva sentire vivo ma ora anche con lei qualcosa ha smesso di funzionare. Tra quelle mura Greta si sente in gabbia, non riesce a scrivere i suoi versi, si fa sempre più inquieta, mentre Errico trascorre molto tempo nel bosco. Ed è proprio in quei sentieri sperduti che verrà a conoscenza di un mistero destinato a capovolgere ogni sua convinzione. Tra fisica quantistica, alchimia e bitcoin, Giuliana Altamura, giovane scrittrice apprezzata dalla critica, ci consegna una nuova opera originalissima, che racconta con voce intimista l'inquietudine e la complessità del mondo contemporaneo. In un'atmosfera gotica che si fa sempre più onirica e lynchiana, la tensione cresce, impercettibile ma costante, finché ci troviamo completamente coinvolti nell'ossessione del protagonista. Recensione In questo romanzo il protagonista conduce complesse ricerche sulla fisica dei quanti, nei laboratori del CERN a Ginevra e la sua vita è governata non da una semplice passione, ma da una vera ossessione. Errico Baroni consuma la sua esistenza tra calcoli e ipotesi scientifiche e, in tutto questo tempo, non sente l’esigenza di una distrazione, di uno svago, di godere della tranquillità che solo la spensieratezza di una vacanza potrebbero offrirgli. A lui non interessano gli obiettivi comuni, ma quando si accorge di aver trascurato ciò che ruota attorno alla sua vita, è obbligato a fare delle scelte. Il rapporto di coppia che vive con Greta, giovane moglie con cui trascorre pochi e frettolosi momenti di passione durante i fine settimana, si sta piano piano raffreddando. Tempo ed energie vengono consumate nel mondo del lavoro, ma vi è la necessità di un rimedio in quanto qualcosa non va per il giusto verso. Nonostante i successi raggiunti, Errico ha una perenne un’insoddisfazione nell’animo. Prova un senso d’ansia di fondo che lo spinge a spostare i limiti delle sue ricerche sempre un passo più avanti, verso un gradino più alto, fatto che gli impedisce di godere delle vittorie e dei traguardi ottenuti. Baroni cerca la verità assoluta, vuole superare le barriere dello spazio e del tempo e scoprire i segreti reconditi dell’Universo. Vuole ottenere la visione quantica convinto che, solo questa, possa condurlo alla soluzione dell’insoddisfazione interiore. Quando poi si vede costretto a lasciare il laboratorio e passare del tempo con Greta, nel tentativo di salvare il loro rapporto, quando tutto sembra ormai perso, il fato lo guida e lo aiuta a trovare l’origine delle sue sofferenze. Motivi radicati in un lontano passato e che non ha mai avuto il coraggio di affrontare. La trama mette in scena il classico conflitto interiore che spesso ritroviamo in altri romanzi, ma l’autrice è abile nell’arricchire il tutto con originalità e innovazione; inserisce tematiche moderne in un contesto gotico. Ritengo che ciò sia in contrasto con la verosimiglianza del romanzo in quanto trovo che un personaggio intricato e irrisolto come Baroni non risulti così abile nell'auto analizzarsi in sequenze riflessive approfondite e apparentemente risolte. Consiglio questo libro a tutti coloro che cercano una storia fresca, nuova e assolutamente originale. Alcune note su Giuliana Altamura Giuliana Altamura nasce a Bari nel 1984, esordisce nel 2014 con il romanzo Corpi di Gloria (Marsilio Editori), vincitore del Premio Rapallo Carige Opera Prima. Nel 2017 pubblica il suo secondo romanzo, L’orizzonte della scomparsa (Marsilio Editori). Vive tra Milano e la Svizzera italiana, dove lavora anche come autrice nell’ambito dei new media (RSI, Human Kind Records e Institut International de Recherche sur la Radio et la Magie). Diplomata in violino e specializzata in filologia moderna, è dottore in storia del teatro. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #giuliana_altamura, #voto_quattro

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RECENSIONE: La parrucca di Newton (Jean-Pierre Luminet)

RECENSIONE: La parrucca di Newton (Jean-Pierre Luminet)

Autore: Jean-Pierre Luminet Traduttore: Valentina Palombi Editore: La Lepre Edizioni, 2011 Pagine: 384 Genere: Narrativa straniera, Saggi, Storia Prezzo: € 24.00 Acquista: Libro Trama Cosa si nasconde sotto l'alta e pesante parrucca di Isaac Newton? Senza dubbio una mente d'eccezione, che ha scoperto le leggi della gravitazione universale e concepito il più importante libro scientifico della storia. Ma anche una testa calva, sia per effetto dei vapori di zolfo e di mercurio generati dalle sue esperienze alchemiche, sia a causa delle lunghe notti insonni, passate a rileggere le Scritture per calcolare la data dell'Apocalisse. Il fondatore della scienza moderna ha, in effetti, consacrato più tempo a condurre esperienze alchemiche e a studiare teologia che a praticare le scienze naturali. "La parrucca di Newton" traccia il ritratto di un uomo straordinariamente complesso che, dopo un'infanzia solitaria, è divenuto ombroso, collerico, vendicativo e profondamente ossessionato da Dio. Questo personaggio, acclamato dal secolo dei Lumi e tuttavia dedito a ricerche esoteriche, verrà sepolto con gli onori tributati a un re dopo una vita lunga, 85 anni, durante i quali non si accostò mai a una donna. Un romanzo storico che svela il volto nascosto di un genio. Recensione Gli studi che normalmente si fanno a scuola presentano un Isaac Newton come uno dei padri della scienza moderna. A lui è attribuita la legge della gravitazione universale, che descrive la forza di attrazione fra due masse, a lui dobbiamo la seconda legge della dinamica, con il suo cognome è indicata l’unità di misura della forza e a lui si deve l’inizio dell’analisi matematica e il calcolo delle derivate. L’autore, ricercatore presso il CNRS di Parigi e importante cosmologo di livello internazionale, svolge approfonditamente le sue indagini e racconta, in questo libro, in modo romanzato, le varie tappe della vita del Sir Isaac. L’infanzia difficile per la morte del padre; il nuovo matrimonio della madre; le difficoltà ambientali del suo villaggio; lo studio; l’accesso all’Università di Cambridge, con le prime conoscenze importanti, fra le quali il professor Barrow; la cattedra lucasiana; la complessa vita sociale e politica fra Cambridge e Londra; gli incarichi pubblici, come la guida risoluta della Zecca e la presidenza della Royal Society. Ad ogni passaggio emerge il carattere complesso e spigoloso dell’uomo, incapace di relazioni umani con parenti, amici e collaboratori. Compaiono idee del tutto irrazionali che hanno a che fare con gli studi biblici, gli esperimenti di alchimia, l’odio per il meccanicismo di Descartes, la rivalità ossessiva con il professor Hooke su questioni di ottica e non solo. Emerge un carattere che molti non conoscono. Così come i rapporti ambigui con alcuni collaboratori, che lasciano intendere una tendenza omosessuale più o meno riconosciuta, e la morte a 85 anni, ancora vergine (così afferma il medico che ne sancisce il decesso). Un ritratto a tutto tondo di uno dei più grandi scienziati mai esistiti. Un uomo con un carattere molto particolare, scorbutico, sgradevole e molto probabilmente paranoico. L’autore sembra attratto proprio dalla parte oscura di Newton, dalle sue pulsioni irrazionali, dalla sua ricerca del sovrannaturale. Per la stesura del romanzo molti materiali sono stati attinti dallo scandaloso “baule di Newton”, rimasto chiuso per secoli e contenente parte dei documenti che Newton non distrusse prima della morte. Alcune parti del baule sono state acquistate da privati e altre donate alle università di Harvard, Yale, Princeton, all’University Library di Gerusalemme e al British Museum. Cosa conteneva di tanto scandaloso quel baule? Sicuramente un primo elemento è la parte dedicata alla teologia e all’alchimia che è il doppio di quella dedicata alla matematica e alla fisica e non si tratta di testi scritti in tarda età, dovuti a un degrado mentale senile, come si è tentato di insinuare, bensì sono il frutto di riflessioni giovanili o mature, appartenenti al periodo più fertile di Newton sul piano scientifico. L’altra parte dello scandalo fu svelata da Keynes, economista che ha acquistato quasi la metà del baule, attraverso il testo predisposto per la Royal Society. Secondo la visione ricavata dalla lettura dei manoscritti acquistati, Newton «non era stato il primo dei razionalisti», bensì «l’ultimo dei maghi, l’ultimo dei Babilonesi e dei Sumeri, l’ultima delle grandi menti che abbia portato sul mondo visibile e intellettuale lo sguardo di coloro che, quasi duemila anni fa, inaugurarono la costruzione della nostra eredità intellettuale». Appare un Newton empirista secondo un cliché positivista. Perché Newton era un mago? Perché guardava all’universo come «un enigma, un mistero che poteva essere decifrato applicando il pensiero puro a certi indici mistici disposti da Dio nel mondo», come un «crittogramma disposto dall’Onnipotente». Per risolvere il crittogramma, secondo lo scienziato, occorre ricercare quegli indici, col pensiero puro e con la concentrazione intellettuale, nel mondo fisico, nel cielo, nella costituzione degli elementi materiali, ma anche nella teologia, nei documenti e nelle tradizioni trasmesse attraverso una catena ininterrotta risalente fino al mitico Ermete Trismegisto e ai segreti della Bibbia. Perciò, nel pensiero di Newton, tutto si teneva: matematica, fisica, alchimia, teologia. La ricerca dei segreti della gravitazione universale si accompagna al tentativo di scoprire i segreti dell’universo attraverso il calcolo delle proporzioni del Tempio di Salomone, lo studio del Libro di David e della storia della Chiesa. Un libro, questo, che risulta una lettura piacevole ed istruttiva: la descrizione degli studi e delle scoperte del grande scienziato è sempre attenta e corretta e ,anche se qua e là l’autore gioca con il carattere e le idee, ne rispetta appieno la grandezza e l’umanità. Alcune note su Jean-Pierre Luminet Nasce a Parigi nel 1951. Astrofisico, romanziere e poeta, lavora all’Osservatorio di Meudon ed è direttore di ricerca al CNRS. Nel 2007 ha vinto il Prix europèen de la communication scientifique. Oltre a La parrucca di Newton è autore di Finito o infinito? (Raffaello Cortina Editore, 2006), L’invenzione del big bang (Dedalo, 2006), La segreta geometria del cosmo (Raffaello Cortina Editore, 2004) e Buchi Neri (Marco Nardi Editore, 1992). TAG: #narrativa_straniera, #saggi, #storia, #valentina_palombi, #jean-pierre_luminet #voto_quattro

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RECENSIONE: Zia Dot (Riccardo D'Aquila)

RECENSIONE: Zia Dot (Riccardo D'Aquila)

Autore: Riccardo D'Aquila Editore: Fandango Libri, 2022 Pagine: 270 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Dopo la morte della madre, alla porta di Dorothy "Dot" Roth, quarantenne cinica e impantanata in una vita fatta di piccole guerre personali, oltre che figlia ribelle e lesbica di una ricca famiglia di Bel Air, bussa Marvin. I due non si vedono da quindici anni. Dopo tutti quegli anni, la cerca per un motivo: vuole che Dot lo accompagni in Arizona per risolvere una misteriosa questione lasciata in sospeso dopo una rocambolesca rapina finita male che l'ha costretto a rifugiarsi in Messico. L'unico patto è che prima della meta finale non potrà rivelarle altro. Recensione Bel Air, California. Appoggiata al lavandino, tailleur bianco, capelli biondi ossigenati alla Liza Minnelli e un bicchiere di vino in mano, Dot osserva la nipote Amanda vomitare sul copri water rivestito in oro di casa Roth. La ragazza si è sentita male nel bel mezzo dei festeggiamenti per il compleanno di nonna Patricia, la madre di Dot. La zia esce a comprarle un test di gravidanza, inseguita dagli insulti della madre di Amanda, sua sorella, e non prima di aver chiesto alla tavolata di lasciarle un po’ di dolce. Mentre è intenta a infilare dieci dollari nel distributore automatico la approccia sogghignando un ragazzo. Dot lo riconosce, è il figlio di Susan Bloomberg. Certo, può far ridere una lesbica che compra un test di gravidanza, ma quale migliore occasione per raccontare di quella festa a casa Bloomberg, l’ultimo anno di liceo. Deve sapere, David, così si chiama il ragazzo, che Susan non si trovava da nessuna parte e che anche le sorelle di Dot avevano faticato a trovare lei quella sera.... Altar, Messico. Il suo turno anche oggi è finito e Marvin lo capisce dal colore del cielo che è tutto arancione, il sole sprofondato per metà dietro le rocce. Poggia la mano sulla pala piantata a terra, il cappello da cowboy calato sulla testa. Sente una voce chiamarlo dalla strada. È Rico, che gli porge una birra e lo avverte che Luiz, il capo del cantiere, lo vuole vedere. Marvin raggiunge Luiz nel suo ufficio. L’uomo è alla sua scrivania circondato da planimetrie, sta fumando una sigaretta, gli fa cenno di sedersi. Gli consegna una lettera senza destinatario. È arrivata da Nogales, spiega Luiz, il posto dove Marvin lavorava tempo addietro. Marvin legge in silenzio, corre con gli occhi alla firma. Oliver, quel figlio di puttana. Marv chiude gli occhi, le mani nei capelli. Deve andarsene, deve passare di nuovo il confine... Questo romanzo è una gradevole storia on the road in salsa USA che vede protagonista una coppia di amici di vecchia data, entrambi cresciuti nel quartiere di Bel Air. Lui è Marvin, trasferitosi in California dopo il suicidio del padre, costretto a rifugiarsi in Messico a seguito di una rapina finita male. Lei è Dorothy “Dot” Roth, rampolla di ricca famiglia, quarantenne lesbica e anticonformista. Dopo quindici anni dalla sua fuga, Marvin torna in California spinto dal contenuto di una misteriosa lettera e trascina Dot in un’avventura a bordo di un pick-up rosso, destinazione Phoenix. Ad accompagnarli un grande segreto, da rivelare a Dot solo una volta arrivati a destinazione, e una complicità sincera, di quelle che il tempo e la distanza non sono in grado di scalfire. A bilanciare alcune scelte strutturali qualche scena poco utile all’economia della storia, qualche monologo che vira eccessivamente al didascalico. Ottima la caratterizzazione dei personaggi e la scelta di approfondire il loro rapporto d’amicizia attraverso brevi, intensi capitoli flashback. Marv e Dot sono due ribelli arrabbiati a causa delle sfide che la vita ha riservato loro, e perciò simili, specchio e sostegno delle reciproche debolezze. Spicca sicuramente la figura di Dot: caustica, sagace, spesso inopportuna, una maschera di elegante e divertito cinismo per mostrarsi sempre contro tutto e tutti, ma dal gran cuore, teso nella fragilità di un desiderio tutto umano, quello di sentirsi accettati, di trovare la propria libertà, che sia dalle aspettative altrui o da quelle che ci si è cuciti addosso, e, soprattutto, la felicità. Ma c’è sempre un’alternativa. A volte può arrivare da un passato lontano e scombinare i piani. Non è mai finita davvero; il segreto è non fermarsi e “restare al volante” e vedere dove la strada ci porta. Alcune note su Riccardo D'Aquila Riccardo D’Aquila è nato a Chieti nel 1992 e vive nella sua città, che ama e odia. Cresciuto a pane e fumetti americani, preferisce film e romanzi in cui o si chiacchiera molto o per niente. È laureato in Sociologia e Criminologia, ma scrivere storie è l’unica cosa che gli interessa. Suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste ’tina e Crack. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #riccardo_d_aquila, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Tutto ma prete mai. Una storia di ribellione e d'amore (Davide Banzato)

RECENSIONE: Tutto ma prete mai. Una storia di ribellione e d'amore (Davide Banzato)

Autore: Davide Banzato Editore: Piemme, 2021 Pagine: 302 Genere: Religione, Biografie Prezzo: € 16.90 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama «Tutto, ma prete mai» è la frase che Davide si ripete spesso, negli anni in cui cerca la sua strada, incerto fra il richiamo di un impegno dedicato ai più deboli e la vocazione a una scelta spirituale. La ripete fuggendo dal seminario, ferito da un modello educativo autoritario e privo di affettività. E poi quando i profondi sentimenti per una ragazza gli fanno immaginare una vita di coppia in una comunità missionaria, e ancora nei momenti in cui il buio e il deserto invadono la sua anima. Ma la spinta verso una vita consacrata resta forte, nonostante i tentativi di ignorarla o combatterla. Inizia per lui una lunga lotta interiore, che racconta in questo libro in una confessione coraggiosa, a cuore aperto, senza nascondere gli errori, le fragilità, i passi falsi e i ripensamenti, pieno di gratitudine per i tanti incontri importanti, le prove e gli insegnamenti che lo hanno guidato sulla strada giusta. Oggi don Davide vive con gioia da sacerdote nella comunità di Nuovi Orizzonti e da anni si occupa di ragazzi "difficili". Per loro, e per i tanti giovani che cercano il loro posto nel mondo, ha deciso di condividere la sua esperienza, quella di un ragazzo irrequieto e un po' ribelle che voleva essere padrone della propria vita e poi ha accettato di lasciarsi condurre da Dio. Recensione Utilizzando uno stile narrativo semplice, schietto e immediato, l’autore racconta la sua storia con il cuore in mano, sottolineando i punti salienti e gli episodi che lo hanno portato a capire quale fosse il suo ruolo nel mondo e lo hanno fatto diventare l’uomo che è oggi. Cresciuto in una famiglia di sani valori religiosi, matura una fede intima e personale che lo porterà a scegliere di entrare nel seminario minore. L’esperienza sarà, però, traumatica a causa di un ambiente rigido e freddo, pieno di regole senza senso e punizioni umilianti. Questa situazione lo fa sprofondare in una forte crisi che lo porta ad allontanarsi da Dio e a sperimentare una forte rabbia e tristezza. Determinante è l’incontro con Chiara Amirante, fondatrice di Nuovi Orizzonti. Sentire Chiara raccontare l’esperienza nella stazione Termini alla ricerca di tante anime ferite, persone dimenticate ed emarginate e come lei, con amore, dona loro dignità e ascolto attraverso il messaggio che Dio le ama, che Gesù è pace e gioia; vedere quel sorriso, quella luce negli occhi, di chi vive quello che dice, di chi parla di Dio avendolo davvero incontrato, trafigge il cuore e l’anima di Davide che sente di voler percorrere la stessa strada. L’autore comprende che in questa opera c’è davvero il messaggio cristiano, che quello è il suo ruolo nel mondo. Così, si riavvicina a Dio e inizia il suo percorso nella comunità Nuovi Orizzonti, vivendo radicalmente il Vangelo e dedicando la propria vita ad aiutare gli ultimi fino a quando non comprende di essere chiamato, nonostante le fragilità e le paure che ancora sentiva di avere, proprio ad essere sacerdote. Il libro è costituito da pagine che palpitano di amore e umanità. Tante storie di rinascita di persone che sembravano cadute in abissi tragici e che grazie a chi ha creduto in loro si sono potute rialzare. Una volta rialzate, molte di queste persone sono diventate a loro volta portatori di luce e gioia per qualcun altro. Una ventata di speranza riempie l’anima del lettore che, nei giornali, legge storie di dolore e miseria. Il messaggio più bello che trasmetto il libro è che ognuno noi può essere una piccola lanterna, basta aderire con semplicità al progetto di amore. Chiunque di noi può portare luce e gioia proprio lì dove è chiamato a vivere la sua quotidianità. Un buon libro per riflettere sul senso della vita e sulle scelte che influenzano il nostro percorso destinato a tutti, non solo credenti. Alcune note su Davide Banzato Davide Banzato è nato a Padova nel 1981. Sacerdote dal 2006. Dopo esperienze di missione in Brasile; Bosnia ed Erzegovina e diverse zone calde di Italia ,risiede oggi a Frosinone presso la sede centrale di Nuovi orizzonti, fondata da Chiara Amirante, della quale dal 2010 è assistente spirituale generale, impegnato nell’ambito del recupero del disagio giovanile. Scrive per varie testate, fra cui Famiglia Cristiana. Conduce il programma “I viaggi del cuore” per Mediaset, cicli di commento al Vangelo nel programma di rai 1 ”A sua immagine” e rubriche radiofoniche. TAG: #religione, #biografie, #davide_banzato, #voto_cinque

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RECENSIONE: Don Puglisi (Marco Sonseri, Riccardo Pagani)

RECENSIONE: Don Puglisi (Marco Sonseri, Riccardo Pagani)

Autore: Marco Sonseri, Riccardo Pagani Editore: Renoir Comics, 2021 Pagine: 112 Genere: Graphic novels, Biografie Prezzo: € 19.90 Acquista: Libro Anteprima: https://issuu.com/renoircomics/docs/puglisi_issuu Trama Per don Pino Puglisi essere prete voleva dire davvero coniugare fede e impegno sociale. Sapeva che con l'impegno, la cultura della legalità e la socialità si potevano curare le ferite inferte dalla mafia alla sua Sicilia. La sua opera di evangelizzazione ha colpito nel segno, portando speranza anche nel quartiere Brancaccio di Palermo, cosa che Cosa Nostra non poteva accettare: il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno, i fratelli Graviano lo uccidono davanti all'uscio di casa. Puglisi muore sul colpo, ma i suoi insegnamenti e il suo esempio rimangono vivi ancora oggi. Recensione Sicuramente non è la prima volta che il fumetto si occupa di mafia. E non è neanche la prima volta che racconta di Padre Pino Puglisi detto 3P. Entrambi argomenti di cui non si dovrebbe smettere di raccontare, perché parlandone si può provare a vincere contro la mafia. Il linguaggio diretto del fumetto, oltre a divulgare le storie ha la potenzialità di coinvolgere anche coloro che sono, solo apparentemente, lontani da questa realtà. Renoir Comics ci riprova con Don Puglisi e affianca questa biografia a quella di Paolo Borsellino uscita nello stesso anno ( qui la recensione) In questo volume la storia viene raccontata a più voci. Quella del giornalista di fantasia A. Pirrotta, ma anche dai virgolettati, reali o inventati, ma comunque verosimili, dei protagonisti della storia. Il volume ripercorre tutta la vita di Don Pino, dalla gioventù, con la scelta del seminario, alle prime esperienze in territori avvelenati dalle cosche come Godrano. Le esperienze di insegnamento e le grandi domande, con le risposte cercate nel Vangelo. Poi Brancaccio, le iniziative sociali, i piedi pestati ai fratelli Graviano. Le intimidazioni, gli scantinati di via Hazon, il processo e la beatificazione nel 2013. Senza nascondere, come purtroppo spesso si fa in questi casi, la fonte e l’origine di tutto questo: certamente la sua grande umanità, ma soprattutto la sua Fede. L’essere prete non era secondario, e non lo è neanche nella storia. Anche dal punto di vista grafico l’iconografia cristiana è molto presente e in contrapposizione con i simboli della violenza mafiosa. Vi si trovano anche tanti riferimenti diretti al territorio: le cartine di Brancaccio, le rappresentazioni dei luoghi significativi. I disegni di Riccardo Pagani sono puliti, ma intensi. Un bianco e nero con pochi fronzoli e tanta sostanza. Tanti gesti quotidiani ed espressioni tratteggiate in modo semplice. Per storie come queste i disegni servono a veicolare il messaggio e non c’è bisogno di tecnicismi accademici. Da una parte sono intrisi di un substrato di tristezza legato all’apparente sconfitta patita dall’uomo contro la mafia, dall’altra hanno la forza della semplicità. Infatti, con pochi tratti esprimono spesso la forza e la volontà di chi, nonostante tutto, continua a sognare un mondo migliore e a lottare per costruirlo. La costruzione delle pagine è abbastanza regolare, ma talvolta viene usato qualche espediente grafico per sottolineare alcuni passaggi della storia, come la sequenza nel momento dell’uccisione. Un fumetto più che valido per creare una buona conoscenza civica, ma soprattutto per far conoscere e non dimenticare una storia di coraggio alle generazioni non hanno avuto la possibilità di vivere di persona la cronaca di quegli anni, le figure e le storie Alcune note su Marco Sonseri Marco Sonseri, nato a Palermo nel 1975, oltre ad essere docente di sceneggiatura di fumetti presso la Scuola del Fumetto di Palermo, ha pubblicato con editori italiani e stranieri (Panini Comics, Dream Colours, Eura Editoriale, San Paolo Edizioni, Heavy Metal, Essedieffe) e ha fondato insieme ad Alessandro Borroni uno studio virtuale che accorpa diverse figure professionali nell'ambito del fumetto. Vive e scrive a Palermo. Alcune note su Riccardo Pagani Riccardo Pagani è nato ad Arzignano, un piccolo paese in provincia di Vicenza, è un giovane disegnatore classe ‘95. Dopo il diploma presso la Scuola Comics di Padova si cimenta subito nel mondo delle autoproduzioni. Dopo qualche anno speso tra progetti personali e tanti colloqui, esordisce con il libro Don Puglisi edito ReNoir Comics. TAG: #graphic_novels, #biografie, #marco_sonseri, #riccardo_pagani, #voto_cinque

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RECENSIONE: Bianco (Laura Bonalumi)

RECENSIONE: Bianco (Laura Bonalumi)

Autore: Laura Bonalumi Editore: Piemme, 2020 Pagine: 239 Genere: Narrativa per ragazzi, Avventura Prezzo: € 16.50 (cartaceo), € 7.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Un romanzo di formazione profetico e spirituale e una riuscita metafora della condizione umana. Fuori dalla chiesa, la peggiore bufera di neve che si ricordi. Dentro la chiesa, sette persone rifugiate e isolate dal mondo. Una ragazza, una donna, due bambini, un uomo, un prete, un ladro. Tutti hanno perso qualcosa di molto prezioso. Ma nessuno ha perso la speranza di uscire da lì, salvarsi e tornare nel mondo esterno. Mentre fuori la nevicata non accenna a diminuire, dentro i viveri scarseggiano e ogni decisione può fare la differenza tra sopravvivere e morire. Una storia potente, al tempo stesso un thriller inesorabile, un romanzo di formazione profetico e spirituale e una riuscita metafora della condizione umana. Età di lettura: da 12 anni. Recensione Molti, soprattutto i bambini, amano la neve candida, morbida e divertente. Essa crea una atmosfera incantata fatta di cioccolate calde e alberi accesi. In questa storia però tutto appare diverso, inquietante. Il paesaggio, in autunno, si ricopre di bianco; solo che la neve non si ferma. Continua a cadere ininterrottamente, si trasforma in bufera, poi in ghiaccio e in gelo e in un battito di ciglia la città scompare, ibernata in un inverno mortale, che non lascia scampo a nessuno: piante, animali, persone. In una chiesa, sommersa dalla neve, cercano di sopravvivere un gruppetto di persone tanto diverse tra loro, Isabella la nostra protagonista ci racconta cosa accade, le emozioni che prova a soli diciannove anni a vivere in un inferno del genere con accanto persone che fanno del loro meglio per resistere. Attraverso gli occhi della ragazza il lettore percepisce l'incredulità e il terrore di ritrovarsi gettati in una realtà che per il momento appare come distopia, ma che potrebbe concretizzarsi dato lo stato di salute del nostro pianeta. Molto interessante la dinamica che si è creata tra i personaggi, la forza di trovare in un gruppo di sconosciuti una nuova famiglia, di aiutarsi l'un l'altro anche nei momenti di sconforto. Giovanni porta un raggio di sole nella chiesa innevate mentre Davide, con il suo coraggio, innesta sempre speranza. Don Pietro si confronta con Isa sulla fede e sul bisogno di incolpare qualcuno per la disgrazia. Un libro che fa riflettere molto, che presenta un percorso difficile, fatto di momenti di sconforto e qualche piccola gioia. Ci sono i piani per scovare nuovo cibo, messaggi nascosti, modi per trovare dei simili. Nella storia emerge in modo particolare la disperazione, la solitudine e l’apprezzamento per le piccole cose, come uno shampoo alla vaniglia o un burro cacao, ad oggi dati per scontati. Un libro destinato solo apparentemente ai ragazzi che lascia il lettore con un finale aperto e di speranza come un piccolo raggio di sole che sembra tagliare la distesa bianca e ghiacciata Alcune note su Laura Bonalumi Dopo una lunga esperienza nel settore pubblicitario, ha scoperto la passione per la scrittura ed è diventata autrice di libri per ragazzi. Vive in provincia di Milano e viaggia molto per incontrare i suoi lettori. Con Il Battello a Vapore ha già pubblicato Il lago del tempo fermo, Voce di lupo, Ogni stella lo stesso desiderio (Premio Castello di Sanguinetto) e Bianco. TAG: #narrativa_per_ragazzi, #avventura, #laura_bonalumi, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Il sentiero degli uomini perduti (Anna Katharine Green)

RECENSIONE: Il sentiero degli uomini perduti (Anna Katharine Green)

Autore: Anna Katharine Green Traduttore: Marialuisa Ruggiero Editore: Nero Press, 2017 Pagine: 276 Genere: Narrativa straniera, Gialli Prezzo: € 10.00 (cartaceo), € 1.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Quando l'ispettore Gryce confida ad Amelia Butterworth le sue preoccupazioni circa la scomparsa di diverse persone su quello che viene chiamato Sentiero degli uomini perduti, la donna capisce subito che si tratta di una muta richiesta daiuto. Caso vuole che, proprio nei pressi del famigerato Sentiero, sorga casa Knollys, dove vivono i tre figli di una vecchia amica di Amelia, ormai defunta. Così Miss Butterworth decide di recarsi dai Knollys per incontrare Loreen, Lucetta e William. Immediatamente, però, capisce che qualcosa non va. Lo scorbutico William la tratta con astio e sufficienza, Lucetta sembra aver paura della sua stessa ombra, mentre Loreen appare fin troppo fredda e distaccata. Il vicinato non è da meno in fatto di stranezze, sono in molti a destare sospetti. Nei pochi giorni di permanenza nella casa, Miss Butterworth dovrà venire a capo del mistero che ammanta non solo il Sentiero degli uomini perduti, ma anche quella casa così misera e abbandonata a se stessa, dove, a notte fonda, si odono strani rumori, scricchiolii e voci sussurrate. Da Anna Katharine Green, precorritrice del giallo classico in stile Agatha Christie, un romanzo gotico e misterioso, dove niente è ciò che sembra. Recensione L'autrice è considerata come la pioniera del genere poliziesco negli Stati Uniti. Green è la prima scrittrice che si concentra sull'aspetto prettamente investigativo del racconto più che su quello misterioso o avventuroso, facendo de Il caso Leavenworth, suo romanzo d'esordio, un esempio per molti scrittori a venire e favorendo la pubblicazione di romanzi gialli negli Stati Uniti e in Inghilterra. Suo è l'appellativo di mother of mistery e l’apprezzamento in patria da parte di pilastri del romando giallo (Arthur Conan Doyle e Agatha Cristie tra i tanti). In questo romanzo, il ruolo decisivo è giocato dalla protagonista nonché voce narrante Amelia Butterworth, donna curiosa e pungente, come il romanzo giallo esige. Infatti, si intromette in uno strano caso di susseguenti sparizioni, che ha già attirato l’attenzione della polizia di New York. È proprio il poliziotto Gryce ad informarla e incuriosirla: in un villaggio piccolo quanto interessante (il cui nome non viene mai rivelato), nel corso degli ultimi cinque anni, sono scomparsi quattro uomini, che nulla sembrano avere in comune al di là del sesso maschile, i cui corpi, inoltre, non sono mai stati ritrovati. In verità, un elemento determinante è rappresentato dal fatto che le vittime scompaiono tutte mentre percorrono la stessa strada: il sentiero degli uomini perduti. Un paesino anonimo, abitanti rispettabili e misteriose sparizioni: i conti non tornano per Miss Butterworth che decide, così, di preparare le valige e recarsi sul posto. Ad ospitarla è la casa di una sua vecchia amica del collegio, Althea, tutt’altro che accogliente. La casa, in cui vivono i tre figli della donna, si presenta minacciosa dall’esterno e ancor più terrificante all’interno. Dal suo arrivo in città, Amelia percepisce un clima sospetto, lontano dalla tranquillità che il paesino intende comunicare: case agghiaccianti e personaggi dall’atteggiamento sospetto e ostile spingeranno la protagonista fino alla fine del mistero, determinata a far luce sull’oscura vicenda. Il lettore non si deve aspettare una soluzione scontata, perché questo giallo è tutt’altro che ingenuo. Chi ama il genere deve assolutamente leggere Anna Katharine Green, per capire poi l’evoluzione del genere, dall’America all’Europa. Questo libro è anche un’ottima storia, capace di suscitare suspence e di incuriosire al punto da non riuscire più a smettere di leggere. Alcune note su Anna Katharine Green Anna Katharine Green (Brooklyn, 11 novembre 1846 – Buffalo, 11 aprile 1935). Interessata sin da giovane alla poesia romantica, la Green intrattenne una corrispondenza con Ralph Waldo Emerson. Tuttavia, a causa del mancato successo ottenuto, decise di dedicarsi ai romanzi polizieschi, genere all'epoca prettamente maschile. Figlia di un noto avvocato penalista di New York, ricavò dall'ambiente familiare una dimestichezza con il codice penale e l’ambiente giudiziario, che le tornò molto utile nei suoi romanzi. Laureatasi in lettere, la Green fu la prima donna a scrivere un importante romanzo poliziesco e fu lei a coniare, per indicare un preciso genere letterario, l’espressione detective story, che aggiunse al titolo del suo famoso "The Leavenworth Case" ("Il mistero delle due cugine"), pubblicato nel 1878. TAG: #narrativa_straniera, #gialli, #marialuisa_ruggiero #anna_katharine_green, #voto_cinque

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RECENSIONE: Trattato ragionato di yoga: Asana, Pranayama, Pratyahara (Rino Siniscalchi)

RECENSIONE: Trattato ragionato di yoga: Asana, Pranayama, Pratyahara (Rino Siniscalchi)

Autore: Rino Siniscalchi Editore: Anima Edizioni, 2022 Pagine: 134 Genere: Saggi, Benessere Prezzo: € 14.00 (cartaceo), € 11.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama La particolarità di questo libro è quella di considerare finalmente insieme tutti i passaggi di cui lo Yoga è costituito, cioè come sono stati trasmessi all'origine da Patanjali, per rendere la pratica un armonioso fluire da un livello al successivo, senza stacchi bruschi. Tale impostazione si pone in aperto contrasto con la modalità corrente di separare i diversi aspetti e di farne esperienza in maniera distinta, senza alcuna progressione da uno all'altro. Il testo si concentra in particolare sull'asse centrale Asana, Pranayama, Pratyahara, descrivendo in primo luogo la corretta maniera di realizzare le posizioni, badando a non fare movimenti sbagliati che possano nuocere al corpo. A tale costruzione associa poi le tecniche di respirazione, così che siano rispettati sia il corpo, che risponde alla necessità di respirare, sia la mente che decide il movimento. L'armonizzazione fra queste due fasi è Pratyahara, in cui l'attenzione viene ritirata dall'esterno e diretta all'interno, dove deve aver luogo la magia dell'unione fra mente e corpo. Recensione Ѐ sempre di più evidente la concezione dello yoga, oggi, poggia pressoché solo su asana. Chi pratica yoga, infatti, esegue essenzialmente asana, spesso ignorando del tutto gli altri livelli della disciplina. Bisogna ricordare che Patanjali, mitico personaggio vissuto circa duemila anni fa ha messo per iscritto principi e criteri attinenti lo yoga. La struttura base del suo scritto è l’Ashtanga yoga, ovvero yoga delle otto braccia ): Yama, Niyama, Asana, Pranayama, Pratyahara, Dharana, Dhyana, Samadhi. Eppure oggi la situazione vede asana non più come un ottavo dell’insieme, bensì come l'elemento fondamentale, quasi unico, che copre tutto il campo. E, in conformità con questo stato, le scuole di yoga esistenti sono tutte concentrate sul modo migliore di eseguire le posizioni, inventando di continuo nuove varianti. Gli altri livelli, oltre asana, sono stati messi da parte, alcuni diventati marginali, altri del tutto negletti. Una qualche considerazione è riconosciuta a pranayama, mentre per gli altri “anga” esiste una sorta di oblio. Questo libro vuole provare a riportare un po' d'ordine, proponendo un approccio omogeneo e armonioso, che comprenda tutti gli otto livelli indicati da Patanjali, ma vissuti assieme, eseguiti assieme, in un processo di profonda trasformazione di cui il corpo e la coscienza sono chiamati a fare esperienza. La novità di tale impostazione consiste nell’eseguire asana con il supporto di pranayama, che va inteso come capacità e abilità di respirare in maniera corretta. La combinazione asana/pranayama si concretizza tramite pratyahara, il ritiro dei sensi verso l'interno, che costituisce la condizione base per tutta la durata della pratica. Nell'ordine, per instaurare questo flusso armonioso, occorre che la mente si ponga umilmente al servizio del corpo, ne ascolti debolezze e forze, ne rispetti disagi e limiti, senza forzare posizioni, né creare stati di ansia da prestazione. Questa è la dimensione corretta di asana e pranayama. In questa fase, la mente deve conquistare la fiducia del corpo, lo deve tranquillizzare, rovesciando le normali condizioni della vita quotidiana in cui il corpo è tenuto ad adattarsi alla rapidità della mente. In questa fase iniziale, è preminente l’ascolto di quanto succede dentro l’involucro corporeo, come percezione dei sensi, consapevolezza del respiro, introspezione profonda, per realizzare il fine proprio dello yoga. Yoga è un viaggio. Un lungo cammino dentro se stessi, con passaggi e strumenti di crescita progressivi, e ogni conseguimento costituisce la base su cui integrare lo stadio successivo, Con la costanza, si riusciranno a vivere tutti i campi simultaneamente. Ma per dare inizio a tale cammino speciale, occorre essere mossi dalla sincera volontà di conoscersi. Per favorire lo sguardo d’insieme del percorso da compiere, nel testo sono presenti tavole che mostrano la relazione fra le fasi prescritte da Patanjali, universalmente accettate da tutte le scuole di yoga. La pratica yoga deve essere un percorso di introspezione, come se si facesse un'unica asana, con tante evoluzioni e l'impegno deve essere quello di mantenere l'attenzione sempre dentro. Un oggetto richiede l'attenzione esterna ed è per questo che è sconsigliato l'utilizzo di cinghia o mattone che finirebbero con l'intromettersi nella relazione fra mente e corpo. Da tutto ciò si comprende che praticante di yoga esperto non è chi è capace di eseguire posizioni strabilianti che lasciano l'osservatore a bocca aperta, bensì la persona che, senza fare alcunché di sbalorditivo esteriormente, riesce a realizzare la magia dell’unione, dell’unità di tutta la persona, integrando i vari passaggi previsti dalla disciplina, in ogni esercizio, in ogni momento, per tutta la durata della pratica che, in tal modo, diventa una meditazione avente per oggetto il corpo. Asana e pranayama sono dunque strettamente connessi, per cui pranayama indica il procedimento per raggiungere un respiro sano, ampio, giusto e corretto. Nel caso in cui il respiro sia corto, meno ossigeno viene immesso nell’organismo rispetto a quanto serve, e questo può comportare stanchezza fisica, mentale, stati di stress e disturbi vari. Ciò può essere dovuto soprattutto a un insufficiente funzionamento del diaframma, muscolo principale del respiro, oltre che a scarsa elasticità dei muscoli inspiratori. Respirare correttamente significa rimediare a queste insufficienze. Prana è la forza vitale, la riserva energetica che uno possiede sin dalla nascita, e dalla sua quantità dipende la durata della vita. Questa energia va alimentata con pratiche corrette, alimentazione idonea, esercizio fisico adatto, e non va dilapidata attraverso alcol, fumo, dieta scorretta, abitudini malsane e altro. Quindi pranayama, in quanto gestione dell’energia vitale, va studiato nell'ottica dell’evoluzione favorita da Asana, con attenzione rivolta dentro di sé. Quanto si recepisce nelle pratiche yoga rimane in dotazione alla persona, che lo impiega durante tutto l’arco della giornata. Libro consigliato a tutti coloro che sono incuriositi da questa pratica o che vogliono avere un ottimo quadro di insieme. Alcune note su Rino Siniscalchi Rino Siniscalchi insegna Yoga e Meditazione da più di trent’anni. Diplomato alla Federazione Italiana Yoga, tiene corsi di formazione da più di dieci anni offrendo una pratica in cui confluiscono gli insegnamenti di varie scuole, tutte impegnate nella divulgazione di una pratica lenta, basata sull’ascolto, come Patrick Tomatis, André Van Lizebeth e altri, per poi focalizzarsi in special modo sul metodo del maestro indiano Bhole. Tramite la formazione diffonde una pratica basata su un respiro lento, consapevole, che costituisce il fulcro di tutto l’impianto didattico, per cui l’attività deve essere vissuta dall’interno e mai dall’esterno, così da esaltare l’aspetto sensoriale e percettivo. La sua interpretazione di Yoga del Respiro mette in evidenza il principio base che il corpo si occupa del respiro, e la mente del movimento. Grazie a questo concetto fondamentale, ciascun praticante avrà un’esperienza unica dell’unione tra corpo e mente, secondo la sua peculiare sensibilità. TAG: #saggi, #benessere, #rini_siniscalchi, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Arianna (Jennifer Saint)

RECENSIONE: Arianna (Jennifer Saint)

Autore: Jennifer Saint Traduttore: Ginevra Lamberti Editore: Sonzogno, 2022 Pagine: 384 Genere: Narrativa straniera, Mitologia Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Arianna e la sorella Fedra, principesse di Creta e figlie del temuto re Minosse, crescono ascoltando riecheggiare il rumore degli zoccoli del fratello, il Minotauro, nel labirinto costruito sotto il palazzo. Ogni anno, quattordici giovani ateniesi vengono sacrificati per placare la fame del mostro. Quando il principe Teseo giunge a Creta per immolarsi alla creatura, Arianna si perde nei suoi occhi verdi e se ne innamora follemente. Ma aiutarlo a scappare dal labirinto significherebbe tradire la famiglia e il regno, e la ragazza conosce fin troppo bene le implicazioni di un gesto simile. Assillata dai dubbi ma determinata a farsi valere, Arianna prenderà una decisione che ribalterà tanto la sua sorte quanto il destino di Fedra. Entrambe dovranno affrontare le conseguenze di una scelta coraggiosa e sovversiva, che le spingerà a mettere in discussione il proprio ruolo in quanto figlie, mogli e madri in un mondo in cui le donne non sono altro che pedine su una scacchiera dominata dagli uomini e dagli dèi. Con uno stile vibrante e ipnotico, Jennifer Saint reinventa con originalità la famosa storia del Minotauro, della fuga di Teseo, dell'incontro con Dioniso e degli amori tormentati di Fedra e Arianna, dando vita a un'eroina indimenticabile e sfaccettata che saprà commuovere e incantare i lettori e le donne di oggi. Recensione Con questo bel libro, l'autrice dona voce alla principessa di Creta, conosciuta soprattutto come personaggio secondario nella storia di Teseo e il Minotauro, mettendola per una volta al centro della sua stessa storia. Il concetto è già stato ampiamente sperimentato e testato in Circe di Madeline Miller, ma la storia di Arianna si presta perfettamente allo stesso trattamento, poiché anche nella sua storia originale è un personaggio femminile con molta azione. E lo sfoggio della sua intelligenza sta tutto nell’eroica operazione di salvataggio di Teseo, dove Arianna osa intrecciare i fili della propria fede riuscendo ad essere sé stessa e vincente in un mondo governato dagli uomini, dagli dei e dai mostri. Certo, la scommessa di questo esordio racchiude una difficoltà oggettiva nel retelling del mito classico: lavorare con figure familiari e archetipi noti cercando di renderli freschi e fruibili. Gli scrittori che creano narrazioni riscoprendo miti antichi affrontano l’ulteriore sfida di dare corpo a questi stessi miti affinché possa esserci empatia con il lettore. Ed in questo caso, scegliendo di dare voce a una donna afflitta da uomini terribili, la scrittrice riesce a presentare una versione di Arianna altamente distintiva e sicuramente non retorica. Le donne della mitologia navigano nelle loro mutevoli posizioni di potere, corteggiando il disastro per mano sia degli dei che degli uomini, e Jennifer Saint sottolinea brillantemente quanto spesso questo fenomeno accade. Per l’ennesima volta le donne di questo mondo pagano il prezzo delle azioni degli uomini che le circondano, in questo caso l’antico patriarcato mitologico. Bisogna però affermare che, in questo romanzo, Arianna viene descritta come un personaggio che non fa nulla per far valere i propri diritti, insomma, senza carattere. Lo stile del romanzo è allo stesso tempo ricco e formale, non è di facile lettura e non colpisce di primo acchito proprio per la sua aspirazione aulica. Nonostante l'uso sapiente della parola scritta, Saint supera solo in parte la sfida della reinterpretazione. Non solo Circe quindi, ma anche Arianna, la sorella Fedra e molte altre donne dimenticate di questi miti prendono vita in modi sfumati, complessi ed emotivamente profondi. Nonostante la storia in sottofondo rimanga familiare, l'autrice riesce a tessere un arazzo nuovo e unico. La psicologia dei personaggi viene sviscerata fino a spostare l’attenzione del lettore dal mito in sé a tutto ciò che gli ruota attorno. Amore, famiglia, amicizia, in una parola le relazioni umane. Spicca in particolare quella tra le sorelle Arianna e Fedra, così reale e tangibile da risultare perfettamente compatibile con i giorni nostri. La scrittura non si ferma a dipingere una relazione tra sorelle in maniera realistica, ma ne approfondisce l’immaginario attraverso ciò che le due donne vedono e vivono. Questa grande attenzione ai dettagli è fondamentale e aiuta il lettore a vedere in maniera molto più vivida i fatti narrati . Se amate la mitologia, e di retelling non ne avete mai abbastanza, questo è il libro perfetto per voi. Questo stile di rivisitazione del mito che si concentra più sul personaggio che sulla storia, risulta fresco e contemporaneo pur restando senza tempo. Certo è una tragedia, ma anche un’esperienza magnificamente avvincente e altamente femminista che non potrà certo mancare nella vostra lista da leggere. Alcune note su Jennifer Saint Affascinata dalla mitologia greca sin da piccola, Jennifer Saint si è laureata in Studi classici al King’s College di Londra. Si è poi dedicata per tredici anni all’insegnamento dell’inglese, condividendo con gli studenti l’amore per la letteratura e la scrittura creativa. Arianna è il suo romanzo d’esordio e sta già lavorando a un’altra rivisitazione del mito classico. TAG: #narrativa_straniera, #mitologia, #ginevra_lamberti, #jennifer_saint #voto_tre_mezzo

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RECENSIONE: Il cercatore di tenebre (Femi Kayode)

RECENSIONE: Il cercatore di tenebre (Femi Kayode)

Autore: Femy Kayode Traduttore: Andrea Carlo Cappi Editore: Longanesi, 2022 Pagine: 400 Genere: Narrativa straniera, Thriller Prezzo: € 18.60 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Lo psicologo forense Philip Taiwo è considerato in Nigeria uno dei più autorevoli esperti del comportamento e della violenza delle folle. È per questo che a lui si rivolge un importante manager nigeriano per indagare su un atroce fatto di cronaca che ha visto fra le vittime suo figlio: la tortura pubblica e l'omicidio di tre studenti universitari di Okriki da parte della folla. Fin dal momento in cui Philip scende dall'aereo che da Lagos lo porta nella remota cittadina, ed è investito dalla frenesia disordinata del piccolo aeroporto, si rende conto che l'indagine sarà tutt'altro che semplice. Soprattutto perché gli anni trascorsi negli Stati Uniti gli hanno fatto dimenticare gli usi e le abitudini dei suoi conterranei, il tribalismo ancora forte che regola le relazioni. Con l'aiuto del suo fedele autista personale, Chika, Philip deve lottare contro i tanti che cercano di intralciare le indagini, e più approfondisce più si rende conto che avvicinarsi alla verità è un percorso sempre più pericoloso. Ispirato a un tragico episodio realmente accaduto, Il cercatore di tenebre è un romanzo che scava alle radici più profonde del male e che spalanca le porte alla magia senza confini del­l'Africa contemporanea, raccontando tutti i contrasti col mondo occidentale e la stupefacente ricchezza di una cultura ancestrale piena di luci e di tenebre. Recensione Dopo una vita trascorsa in America, dove si è specializzato in psicologia, Philipe Taiwo e sua moglie sono tornati in Nigeria, patria originaria delle loro famiglie. Le discussioni tra i due coniugi, il cui rapporto sembra essere incrinato, non hanno fine con il loro ritorno al paese africano, anzi tra i due sembrano continuare ad aumentare le distanze. Philippe vorrebbe ricucire il rapporto con la moglie, ma improvvisamente viene assunto da un banchiere, Eemeka Nwamadi per fare luce su un misterioso caso di violenza. Il figlio di Nwamadi è uno dei tre ragazzi che vengono presi dalla folla della città di Okriki e barbaramente trucidati dietro una accusa di tentato furto. Taiwo non è un investigatore, ma un semplice psicologo forense eppure Nwamadi è assolutamente convinto che lo studioso possa risolvere il mistero. Inizia così il viaggio di Taiwo attraverso l’entroterra della Nigeria, nei paesi più piccoli fino ad arrivare a Okriki dove ad attenderlo c’è un mondo molto diverso rispetto a quello chee conosce e si immagina. Il romanzo, opera prima dell'autore, parte con la descrizione di alcune scene avvenute realmente. Un video diffuso in rete e diventato noto mostra la folla linciare tre ragazzi senza che si capisca quali motivazioni muovono questa furia sanguinaria. Come Taiwo anche il lettore resta spiazzato dalla violenza feroce e inconcepibile. Il romanzo cerca di fare luce sulla cultura africana e sulle sue sfaccettature, le sue ombre e le sue difficoltà che rappresentano qualcosa di estremamente lontano per noi. Il libro è lo specchio di un paese tanto affascinante quanto pericoloso, ricco di contraddizioni in cui distinguere il vero dal falso e il bene dal male non è mai semplice. Il titolo originale del romanzo , Lightseekers, rende perfettamente il senso del libro: quella di Philip Taiwoo è sì la ricerca della verità sul linciaggio di tre ragazzi, ma è anche il tentativo di portare alla luce tanti aspetti sconosciuti della realtà nigeriana. Dal punto di vista narrativo, il romanzo, procede con una scrittura sicura e lineare. Forse c’è un po’ di disequilibrio tra una prima parte dove l’indagine sembra non riuscire a trovare una svolta e la parte finale dove c’è una accelerazione brusca e dove sarebbe stato interessante dare più spazio allo sconcertante epilogo. Nonostante ciò il romanzo funziona molto bene. Alcune note su Femi Kayode Femi Kayode, nigeriano, ha studiato psicologia e si è sempre dedicato alla scrittura. Ha lavorato a lungo nella pubblicità e nella tv come autore di programmi e di sceneggiature. Il cercatore di tenebre, il suo romanzo d’esordio, ha vinto il Little, Brown Crime Fiction Award ed è stato tradotto in tutto il mondo. Vive in Namibia, con la moglie e i due figli. TAG: #narrativa_straniera, #thriller, #andrea_carlo_cappi, #femi_kayode #voto_quattro

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RECENSIONE: Blu. Storia di un colore (Michel Pastoureau)

RECENSIONE: Blu. Storia di un colore (Michel Pastoureau)

Autore: Michel Pastoureau Traduttore: Fabrizio Ascari Editore: Ponte alle Grazie, 2018 Pagine: 216 Genere: Saggi, Arte Prezzo: € 32.00 (cartaceo), € 7.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama E' difficile valutare il ruolo del blu nella Bibbia e presso i popoli della Bibbia. Un ruolo probabilmente meno importante di quello del rosso, del bianco e del nero. C'è un termine ebraico che ha sollevato controversie appassionanti e chiarisce bene il pericolo insito nel voler tradurre con vocaboli moderni e relativi ai colori ciò che nei testi antichi riguarda soltanto la materia e la qualità. Si tratta della parola ebraica 'tekhélet', che torna a più riprese nella Bibbia. Tradurre 'tekhélet' con blu, o voler associare questa sostanza al colore blu è filologicamente problematico e storicamente anacronistico. Recensione Se siete amanti dei saggi e dell'arte non potete perdervi questo libro dal più grande esperto di storia del colore, il francese Michel Pastoureau. Si tratta di un’opera rigorosa, ricca di note, di una importante bibliografia e di rimandi ad opere scientifiche e puntuali, niente di esoterico. Basato sulla convinzione che la storia del colore sia essenzialmente una storia sociale, il lavoro di questo autore ricostruisce una sorta di curriculum vitae del blu attraverso i secoli e le culture, nel tentativo di spiegare come questa tinta, anticamente molto rara e osteggiata dai Greci e dai Romani, sia nel tempo divenuta la preferita dalla maggioranza degli individui, così rilassante e rassicurante. L'esperto procede con rigore e in ordine cronologico, accostando il racconto di importanti fatti storici ai progressi in ambito tecnico: la tintura tramite il guado europeo e l’indaco americano, la pittura con il lapislazzuli e l’azzurrite, il divieto o la possibilità di miscelare le tinte tra loro per ottenere nuove sfumature, la nascita casuale, nel 1709, del cosiddetto Blu di Prussia grazie all’incontro tra un droghiere e uno speziale poco onesto. Il lettore scopre che, prima del vero e proprio boom del blu a partire dal XVIII secolo, una prima importante rivincita si ebbe in virtù della sua associazione al manto della Vergine nella pittura sacra, e che le leggi suntuarie, puntualmente promulgate per regolamentare l’utilizzo dei colori nel vestiario, mantenere ordine tra le classi sociali e salvaguardare lo status quo, ebbero come reazione un grande successo del blu e del nero, che divennero i colori simbolo della borghesia più abbiente e tuttavia non autorizzata a fare sfoggio di indumenti rossi o di pellicce pregiate. Solo più tardi divenne, con il verde, il colore simbolo del Romanticismo: blu era la giubba del celebre personaggio goethiano, il quale, in abbinamento con i calzoni gialli, ne fece la divisa di tutti i giovani uomini suoi contemporanei alle prese con i propri blue devils (da cui deriva il sopra citato blues). Ampio spazio viene dedicato da Pastoureau alle dinamiche religiose e politiche che segnarono l’Europa medievale e moderna, la cui incidenza sulle questioni rappresentative e cromatiche fu determinante nella gerarchia delle tinte: si pensi al rapporto con l’immagine e il colore da parte dei monaci cistercensi e cluniacensi, e poi agli anni della Riforma e della successiva Controriforma, a lungo dominati da vari gradi di iconoclastia e cromofobia per quanto riguardava l’arte sacra e la questione degli arredi ecclesiastici; e non inferiore è l’attenzione dello studioso nei confronti della Rivoluzione Francese, le cui vicissitudini portarono alla nascita del tricolore e, più tardi, all’adozione del blu come colore politico e militare per eccellenza. Sebbene incentrato sulle vicende del colore del cielo e del mare, questo lavoro non è privo di accenni s riguardanti la storia di altre tinte, specialmente il rosso, con il quale fu sempre in rapporto di opposizione, e il nero, al quale subentrò in qualità di colore dignitoso, sobrio e autorevole per eccellenza: dalle divise ai completi formali da uomo ai più eleganti abiti da donna. Questo saggio è un testo chiave nella biblioteca degli appassionati di storia del colore. Scorrevole senza essere mai banale, corredato da un ricco apparato di note e da un’ampia bibliografia ragionata. Alcune note su Michel Pastoureau Michel Pastoureau è direttore della École pratique des hautes études, in cui ha occupato per trentacinque anni la cattedra di Storia del simbolismo in Occidente. È riconosciuto a livello internazionale come il massimo esperto di Storia dei colori. Con Ponte alle Grazie ha pubblicato: Blu. Storia di un colore (2002), Il piccolo libro dei colori (con Dominique Simonnet, 2006), Nero. Storia di un colore (2008), I colori del nostro tempo (2010), Verde. Storia di un colore (2013), Il maiale (2014), Rosso. Storia di un colore (2016), Figure dell’araldica (2018), Il lupo. Una storia culturale (2018), Un colore tira l’altro (2019), Giallo. Storia di un colore (2019), Il toro. Una storia culturale (2020), Il corvo. Una storia culturale (2021). TAG: #saggi, #ambiente, #valentina_marconi, #lee_alan_dugatkin, #ljudmila_trut, #voto_quattro

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RECENSIONE: Sangue del mio sangue (Ruth Lillegraven)

RECENSIONE: Sangue del mio sangue (Ruth Lillegraven)

Autore: Ruth Lillegraven Traduttore: Andrea Romanzi Editore: Carbonio Editore, 2022 Pagine: 328 Genere: Narrativa straniera, Thriller Prezzo: € 17.00 (cartaceo), € 8.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama In una Oslo fin troppo silenziosa, in cui gli istinti si placano in un gioco sociale patinato e perfetto, Clara Lofthus, appena nominata ministra della Giustizia, si sforza di conciliare la sua vita lavorativa con il ruolo di madre single di due bambini gemelli. Il ricordo dei selvaggi fiordi della Norvegia occidentale dove è cresciuta sembra ormai cancellato dagli impegni quotidiani e una carriera di successo. Ma una sera, tornata a casa, ad accoglierla non c’è nessuno: i gemelli, di soli otto anni, sono scomparsi senza lasciare traccia. Quando una lettera conferma il suo più grande timore ‒ che si tratti di un rapimento ‒, Clara non ha altra scelta: è l’inizio di una corsa disperata contro il tempo per trovare i suoi figli e salvarli prima che sia troppo tardi. Recensione Questo è il secondo romanzo della scrittrice che ha esordito con “Fiordo Profondo” (https://www.dallacartalloschermo.com/post/recensione-fiordo-profondo-ruth-lillegraven). La protagonista è sempre Clara Lofthus, ma se nel primo romanzo prevalgono i toni freddi e grigi, perfetti per la rappresentazione di una Oslo fin troppo perbene e borghese animata sotterraneamente da correnti oscure, in questo seguito c’è una variazione cromatica verso i toni seppia della memoria, rossi del sangue e dei legami familiari. Un romanzo ricco di elementi sia tecnici che paesaggistici davvero interessanti, ma quello che lo rende davvero speciale è il profilo psicologico di Clara. Il lettore non fatica ad entrare nella mente della donna e a provare, per lei, emozioni antitetiche. Clara è, prima di tutto, una persona estremamente sola. Ha dovuto essere tutto per sé stessa, padre madre e sorella. Non importa se ora ha una famiglia, un lavoro, dei figli e degli amici. La solitudine e la rabbia le abitano dentro di lei. L’idea di aver disatteso le aspettative del fratellino tragicamente scomparso, la tormenta fin da quando era bambina e la spinge ad agire su due binari paralleli, il bene e il male. Il passato e il presente si fondono nella sua mente e agiscono insieme, perseguendo uno scopo. Esistono conflitti che non possono essere sanati, che vanno affrontati con un taglio netto e Clara, in un modo o nell’altro, taglia. Elimina tutto ciò che ostacola il suo cammino. Soffre, ma va avanti. Ad ogni capitolo la narrazione viene affidata ad un personaggio diverso: Clara, suo padre Leif, l’amante del marito, la guardia del corpo Stian, il piccolo Andreas e altri. Questa tecnica narrativa aiuta e concede al lettore una conoscenza completa dei vari personaggi. Vittime o colpevoli? Probabilmente entrambe le cose. L’autrice, in modo molto concertato, in questo romanzo usa la sua protagonista per mettere in scena un dolore interiore soffocante. Man mano che si girano le pagine tutto si complica e i pericoli si moltiplicano. La capacità descrittiva dell’autrice è indiscutibile. Il lettore viene trasportato nei sotterranei di Oslo, sul bordo di un fiordo o nelle acque gelide di una cascata e cammina al fianco di Clara senza mai lasciare la sua mano e, soprattutto, senza giudicarla fino alla resa dei conti che ci conduce ad un finale duro, che cancella ogni certezza e non concede a nessuno alcuna possibilità di espiazione. Consiglio questo romanzo a tutti coloro che cercano un noir potente sulle lacerazioni dell’anima e sulle devastanti conseguenze che ne derivano. Alcune note su Ruth Lillegraven Ruth Lillegraven, nata a Hardanger nel1978, è una scrittrice, poetessa e drammaturga norvegese. Ha debuttato con la raccolta poetica Big Bad Poems nel 2005 e ha scritto diversi libri per bambini. Più volte finalista a premi letterari importanti, ha vinto, tra gli altri, il Brage Prize e il Nynorsk Literature Prize. Fiordo profondo è il suo esordio nel thriller ed è stato tradotto in diverse lingue, riscuotendo sin da subito un successo internazionale. I diritti cinematografici sono stati acquistati dalla Nordisk Film. TAG: #narrativa_straniera, #thriller, #andrea_romanzi, #ruth_lillegraven #voto_quattro

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RECENSIONE: Dove va la fisica? Undici dialoghi sul presente e sul futuro della ricerca(Matteo Serra)

RECENSIONE: Dove va la fisica? Undici dialoghi sul presente e sul futuro della ricerca(Matteo Serra)

Autore: Matteo Serra Editore: Codice Edizioni, 2022 Pagine: 200 Genere: Saggi, Scienza Prezzo: € 16.00 (cartaceo), € 8.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama La ricerca in fisica corre sempre più ad alta velocità, non solo per andare a caccia di nuove grandi scoperte di tipo fondamentale sulla scia di quelle più recenti (come il bosone di Higgs e le onde gravitazionali), ma anche con obiettivi più strettamente pratici e applicativi, in ambiti oggi all'avanguardia come i sistemi complessi, l'informazione quantistica o la ricerca di nuovi materiali. Senza dimenticare il ruolo cruciale giocato dalla fisica in supporto a settori come la biologia e lo studio del clima, all'insegna di una caratteristica tipica della scienza contemporanea: la multidisciplinarietà. Per raccontare queste frontiere della ricerca, il giornalista scientifico Matteo Serra ha dialogato con undici brillanti ricercatrici e ricercatori, che provano a immaginare cosa potrà accadere in futuro partendo dal loro lavoro nel presente. Il tutto arricchito da storie personali e riflessioni profonde sul significato stesso di essere ricercatori in fisica oggi. Recensione Quella della fisica di oggi è sicuramente un mondo variegato e l’autore di questo saggio, giornalista scientifico e fisico cagliaritano, parla dei settori della fisica attraverso la voce di undici ricercatori, protagonisti di altrettanti capitoli. La prima voce è quella di Paolo Pani, che si muove nel campo della fisica gravitazionale. Docente alla Sapienza di Roma e titolare di un finanziamento del Consiglio europeo della ricerca, è al lavoro nella verifica della relatività generale di Einstein, nel confronto tra teoria e osservazioni. Uno degli oggetti del suo studio sono le onde gravitazionali, increspature nello spazio-tempo prodotte da violenti processi astrofisici oggi rilevabili attraverso degli strumenti chiamati interferometri. Jesus Gomez-Gardeñes, dell’Università di Saragozza, attivo nello studio e nella modellizzazione computazionale di sistemi complessi, parla della pandemia del Covid-19 e insiste sulla necessità di comprendere sempre meglio i cambiamenti sociali, per includerli nei modelli epidemiologici. Secondo Elisa Palazzi, climatologa e docente all’Università di Torino, la fisica insegna a lavorare con la complessità e l’incertezza, due parole chiave quando si studia l’evoluzione del clima, che è uno degli esempi più chiari di sistema complesso, con forti elementi di non linearità e non predicibilità. Il giovane fisico Ranga Dias nato in Sry Lanka e attualmente all’Università di Rochester, nello stato di New York, studia i materiali “superconduttori”, una ricerca che permetterà, un giorno, di avere strumenti elettronici portatili con batterie a lunghissima durata, centrali a energia solare, auto elettriche, pannelli solari con la massima efficienza energetica, veicoli che viaggiano con la levitazione magnetica. L’autore ci porta anche a Cagliari, all’Osservatorio Astronomico, dove lavora l’astronoma Marta Burgay. Il suo campo di studio è la radioastronomia, che apre a una nuova era dell’astronomia, con l’osservazione di fenomeni, come, ad esempio, onde gravitazionali, pianeti extrasolari, buchi neri, stelle di neutroni. La fisica a bassa temperatura è il settore di ricerca di Karoline Schäffner che al Laboratorio Nazionale del Gran Sasso fa esperimenti con rivelatori criogenici di particelle di materia oscura. Pietro Faccioli racconta il futuro della biofisica tra biologi e fisici computazionali, con l’intervento di tecnologie come l’intelligenza artificiale e informatica quantistica. In questo settore il Covid-19 ha impresso un’accelerazione nella ricerca sui farmaci antivirali. I super computer sono elaboratori con una potenza di calcolo infinitamente più grande rispetto a quella dei calcolatori classici. Ne parla Anna Grassellino, fisica computazionale e ingegnere, che dirige il Superconducting Quantum Materials and Systems Center (SQMS), laboratorio ospitato al Fermilab di Chicago, per sviluppare entro cinque anni il computer quantistico più all’avanguardia su scala mondiale. La tappa finale dell’articolato percorso attraverso i settori chiave della fisica nel Ventunesimo secolo è con David Hume, ricercatore al NIST (National Institute of Standards and Technology), agenzia governativa statunitense per lo sviluppo tecnologico con base in Colorado. Qui si misura il tempo con il record di precisione, attraverso orologi atomici ottici. Da questo affresco di settori di ricerca, collegati l’uno all’altro e in costante dialogo con le altre discipline scientifiche e filoni di innovazione tecnologica, si possono intuire le prossime sfide che attendono l’umanità. Un libro per tutti coloro che vogliono conoscere in che direzione si sviluppa la ricerca scientifica. Alcune note su Matteo Serra Fisico, giornalista scientifico e comunicatore della scienza freelance. Dopo una breve esperienza da ricercatore nell’ambito della fisica teorica, dal 2017 al 2021 ha lavorato alla Fondazione Bruno Kessler di Trento, dove ha coordinato un progetto di comunicazione della scienza e di ricerca partecipata. Scrive per “Le Scienze” e altre testate nazionali. TAG: #saggi, #scienza, #matteo_serra, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Come addomesticare una volpe (Lee Alan Dugatkin, Ljudmila Trut)

RECENSIONE: Come addomesticare una volpe (Lee Alan Dugatkin, Ljudmila Trut)

Autore: Lee Alan Dugatkin, Ljudmila Trut Traduttore: Valentina Marconi Editore: Adelphi, 2022 Pagine: 282 Genere: Saggi, Ambiente Prezzo: € 24.00 (cartaceo), € 11.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama «Non esistono condizioni ideali in cui scrivere, studiare, lavorare o riflettere, ma è solo la volontà, la passione e la testardaggine a spingere un uomo a perseguire il proprio progetto» affermò Konrad Lorenz. Nel caso di Ljudmila Trut, a queste caratteristiche potremmo aggiungerne un'altra: «un amore patologico per gli animali». Fu questa la molla che nel 1958 indusse la giovane studentessa dell'Università statale di Mosca ad accettare con entusiasmo la proposta di Dmitrij Beljaev di partecipare al progetto più ambizioso mai tentato nel campo dell'evoluzione e del comportamento animale: trasformare la volpe in cane. Si trattava di replicare, in qualche decennio, l'evoluzione, durata quindicimila anni, che ha portato dal lupo al cane, e senza alcuna manipolazione genetica, ma facendo riprodurre selettivamente, generazione dopo generazione, gli esemplari meno aggressivi nei confronti dell'uomo. Se avesse avuto successo, l'esperimento avrebbe dato risposta a molte domande irrisolte che riguardano la domesticazione, a cominciare da quella che aveva stimolato Beljaev: com'è possibile che un feroce predatore si sia tramutato in un animale da compagnia? L'anno seguente, nello scenario da fiaba di una sperduta località siberiana - e con l'alibi di migliorare la produzione di pellicce, perché gli studi di genetica erano banditi dall'ortodossia sovietica -, ebbe inizio la grande avventura. Recensione La domesticazione del cane, a partire dal lupo selvatico, ha richiesto migliaia di anni. Oggi si sa che è avvenuta fra i 25000 e i 40000 anni fa. È stato un evento cruciale nel percorso dell’uomo dato che ha migliorato le condizioni di vita dei nostri antenati, grazie ai cani le comunità cacciavano meglio, erano più al sicuro e col tempo riuscirono a domesticare anche altre specie. Negli anni ’50 del Novecento uno zoologo russo si è chiesto se non si potesse provare a ricreare questo processo di domesticazione. Il candidato ideale risulta la volpe, nonostante ci siano comunque delle differenze fra le due specie (la socialità prima di tutto; il lupo è una specie sociale, la volpe solitaria). Dopo aver ottenuto il via libera, Dmitrij Beljaev mette a punto un esperimento che per risultati e continuità (dura tuttora) è stato definito dal “New York Times” l’esperimento più strabiliante mai condotto nel campo dell’allevamento animale. Al suo fianco la brava etologa Lyudmila Trut. L’esperimento prende il via nel 1959 in Siberia; gli allevamenti di volpi da pelliccia forniscono gli animali necessari per le prime fasi dello studio. Uno degli obiettivi principali riguarda il comprendere se il comportamento ha una base genetica oppure no? L’esperimento, condotto in Siberia, si basa su un procedimento semplice: incrociare fra loro le volpi che si mostrano più mansuete e che non sono troppo aggressive nei confronti dell’uomo. Beljaev e Trut, insieme a molti aiutanti, effettuano moltissimi incroci nel corso dei decenni, ottenendo ben presto dei risultati strabilianti. Col passare delle generazioni, nelle volpi iniziano a comparire tratti fisici e comportamentali tipici degli animali addomesticati. Le volpi appaiono più piccole e tonde, i loro musi meno appuntiti e spigolosi. Quando si trovano in compagnia degli esseri umani, non sono aggressive, anzi, cercano il contatto e addirittura abbaiano in presenza degli estranei che non conoscono. Lentamente si trasformano in qualcosa di diverso dalle volpi selvatiche, in animali abituati alla compagnia umana e capaci di sfruttare il legame con gli esseri umani a proprio vantaggio. Pur dovendo attraversare periodi difficili, dovuti alla chiusura del mondo sovietico, Beljaev e Trut sono riusciti a far proseguire l’esperimento fino a oggi (Baljaev è morto negli anni ’80, ma Trut continua a supervisionare l’esperimento). Hanno dimostrato che il comportamento animale ha una base genetica, ma dipende anche dalle condizioni in cui gli animali sono cresciuti. Oggi il loro sforzo scientifico è conosciuto in tutto il mondo e le volpi addomesticate sono una prova incredibile dell’efficacia della selezione artificiale. Questa storia, conosciuto perlopiù nel mondo accademico, oggi, per fortuna, viene raccontata, nella sua interezza, al pubblico con questo libro scritto dalla stessa Trut e del biolo e saggista Lee Alan. Un saggio molto bello, alla portata di tutti e interessante che si legge come un romanzo; consigliato a coloro che amano gli animali e i grandi esperimenti scientifici. Alcune note su Lee Alan Dugatkin Lee Alan Dugatkin è professore di biologia presso il Dipartimento di Biologia dell'Università di Louisville. È un ecologista comportamentale e storico della scienza e la sua principale area di interesse di ricerca è l'evoluzione del comportamento sociale. Ha parlato in più di 170 università in tutto il mondo ed è autore di oltre 180 articoli su evoluzione e comportamento. Alcune note su Ljudmila Trut Ljudmila Trut è genetista ed etologa russa, ha a lungo condotto le sue ricerche presso l'Istituto di Citologia e Genetica di Novosibirsk. TAG: #saggi, #ambiente, #valentina_marconi, #lee_alan_dugatkin, #ljudmila_trut, #voto_quattro

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RECENSIONE: A casa prima di sera (Riley Sager)

RECENSIONE: A casa prima di sera (Riley Sager)

Autore: Riley Sager Traduttore: Francesco Vitellini Editore: Time Crime, 2021 Pagine: 360 Genere: Narrativa straniera, Thriller Prezzo: € 16.90 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama «Com'era vivere in quella casa?». Maggie Holt è abituata a questa domanda. Venticinque anni fa, lei e i suoi genitori, Ewan e Jess, si trasferirono a Baneberry Hall, una sconfinata tenuta vittoriana nei boschi del Vermont. Trascorsero lì tre settimane prima di fuggire nel cuore della notte, un calvario che Ewan raccontò in seguito in un libro di saggistica intitolato La casa degli orrori (House of Horrors). La sua storia di eventi spettrali e incontri con spiriti maligni è diventata un fenomeno mondiale, rivaleggiando con The Amityville Horror in popolarità e scetticismo. Oggi, Maggie è una restauratrice di case antiche ed era troppo piccola per ricordare gli eventi menzionati nel libro di suo padre. In più non crede a una parola: i fantasmi, dopotutto, non esistono. Quando Maggie eredita Baneberry Hall, torna in quella casa per a ristrutturarla e prepararla per la vendita. Ma il suo ritorno è tutt'altro che caloroso. Persone del passato, raccontate in La casa degli orrori, si nascondono nell'ombra. E la gente del posto non è entusiasta del fatto che la loro piccola città sia diventata famosa grazie al successo del libro del padre di Maggie. Ancora più inquietante è la stessa Baneberry Hall, un luogo pieno di cimeli di un'altra epoca che suggeriscono una storia dalle tinte oscure. Mentre Maggie sperimenta strani eventi usciti direttamente dal libro di suo padre, inizia a credere che ciò che lui ha scritto, fosse più realtà che finzione. Recensione Questo romanzo ha diversi punti di contatto con il celebre The Amityville Horror di Jay Hanson. Da parte sua, però, questo thriller può vantare una sorta di doppia natura: nel corso delle sue pagine viene data la possibilità, al lettore, di esplorare, a capitoli alterni, la linea temporale di Maggie e quella di suo padre, attraverso le parole del suo famigerato libro dedicato alla Casa degli Orrori. Il lettore può concedersi il lusso di leggere un adrenalinico thriller basato sul tradizionale modello a base di indizi, false piste e incredibili colpi di scena oppure un agghiacciante horror gotico dedicato alle farneticanti entità che si aggirano per i corridoi di una scricchiolante magione sperduta fra i boschi. Un espediente che funziona, soprattutto perché queste due diverse versioni della realtà sono destinate a sovrapporsi e a sfumare l’una nell’altra. L’autore è un maestro della tensione. Il ritmo del libro si conferma incalzante e suggestivo. Il mistero al centro della trama è veramente in grado di stuzzicare l’immaginazione; il lettore non potrà fare altro che continuare a girare spasmodicamente le pagine, intrigato dall’accorta disposizione degli indizi e disperatamente affamato di risposte. Un po’ come la stessa Maggie. Vi è però un taso dolente. In questo caso riguarda la costruzione dei personaggi. Il romanzo punta molto sulla solidità del plot e sull’immediatezza dello stile che risulta diretto, scorrevole e completamente privo di fronzoli. Nel corso della narrazione, né Maggie, né Ewan si dimostrano protagonisti particolarmente complessi o interessanti. Sono personaggi di finzione, non persone in carne e ossa e al lettore non viene concessa alcuna opportunità di dimenticarsi questa differenza. Bisogna anche ammettere che si tratta di un difetto perfettamente funzionale al dipanarsi dell’intreccio, perché entra in gioco il concetto di narratore inaffidabile: se Maggie racconta una cosa e suo padre Ewan ne riporta un’altra, a un certo punto il lettore comincerà automaticamente a mettere in dubbio ogni parola che legge. Il fulcro è che il lettore non arriva mai a conoscere fino in fondo questi personaggi, perciò può fidarsi di nessuno dei due. Ed è proprio questo che rende così avvincente la lettura. Se amate leggere storie di fantasmi di stampo un po’ più classico, dal linguaggio forbito e dall’immaginario ricco e sviluppato, questo romanzo non fa per voi. In questa storia, infatti, non vi è una significativa e ricercata costruzione dell’atmosfera. Il tema non è particolarmente sviluppato, e continua per lo più ad aleggiare sullo sfondo senza riuscire a raggiungere grandi picchi di intensità. Ciò che offre questo thriller è una trama orchestrata a regola d'arte. Un tripudio di cliffhanger, rivelazioni e pistole di Cechov al servizio di un intreccio che spiazza, aggancia, inquieta, irretisce dalla prima all’ultima pagina. Alcune note su Riley Sager Nato in Pennsylvania, Riley Sager vive a Princeton, nel New Jersey. Ex giornalista, editor e graphic designer, Sager oggi è uno scrittore a tempo pieno. Il suo primo thriller, Final Girls – Le sopravvissute (Giunti Editore), è diventato un bestseller nazionale e internazionale, e il romanzo successivo, The Last Time I Lied, è stato in cima alle classifiche dei libri più venduti stilate dal New York Times. Di lui Timecrime ha già pubblicato nel 2021 A casa prima di sera, da cui sarà tratto un film prodotto da Sony Pictures in collaborazione con la 21 Laps di Shawn Levy, produttrice della serie tv Stranger Things. Anche l’adattamento di Chiuditi dentro per una serie tv è in lavorazione. Quando non si dedica a un nuovo romanzo, a Sager piace leggere, cucinare e andare al cinema il più possibile. 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RECENSIONE: L'arcobaleno del tempo (Jimmy Liao)

RECENSIONE: L'arcobaleno del tempo (Jimmy Liao)

Autore: Jimmy Liao Editore: Terre di Mezzo, 2018 Pagine: 168 Genere: Graphic novels, Narrativa per ragazzi Prezzo: € 18.00 Acquista: Libro Anteprima: https://issuu.com/terredimezzo/docs/pagine_da_arcobaleno_dt_int Trama Per lei il cinema è sempre stato casa, rifugio, risposte, sogni. Ma anche speranza di ritrovare un giorno sua madre, che amava quel magico mondo di celluloide sopra ogni cosa e sparì quando lei era piccola. Perché - con le gioie e i dolori, gli incontri e gli addii - la vita è un film meraviglioso. Età di lettura: da 4 anni. Recensione Vi è molto della poetica dell’autore nell’immagine dell’arcobaleno, in quell'alternarsi di stati d'animo che oscillano dalla tristezza alla felicità, in un percorso interiorizzante di luci e colori, sospeso tra sogno e realtà. Il cinema, a cui il libro è apertamente dedicato, lungi dall'essere confinato a mero oggetto della narrazione, si costituisce a sua volta soggetto narrante, per mezzo del quale l’autore imbastisce la sua dialettica bidimensionale tra il "dentro" e il "fuori" in cui si confrontano e poi commutano il mondo ideale e quello reale. Il cinema, un luogo chiuso, protetto, uterino, come il grembo materno che protegge dalle rigidità e dalle insidie del mondo. Dove è possibile coltivare il proprio mondo ideale, elaborare mancanze, popolare solitudini, imparare ad affrontare le proprie paure, per poi tornare a quella vita reale di fuori, che procede dritta seguendo la sua ferrea logica. Per la protagonista del libro illustrato, il cinema è sempre stato casa, rifugio, risposte, sogni. Ma anche speranza di ritrovare un giorno sua madre, che ama quel magico mondo di celluloide. Attraverso le storie degli altri lei impara a sperimentare vite diverse e nei momenti di difficoltà e confusione nei film trova tutte le risposte. Nelle sale avvengono gli incontri importanti della sua vita, l'amicizia, quella empatica, che pare risolutiva, ma quasi mai dura l'arco di una vita, spesso subentrano eventi contingenti a dividere le persone, anche quelle che appaiono così intimamente legate. Incontra anche l'amore, casuale e inaspettato, che sembra trasformare la realtà in un sogno, la vita in un film, appunto. La vita, però, è un'altra cosa, non basta la volontà di trasformarla in un set cinematografico, non è sufficiente condividere le proprie passioni, quando ognuno è divorato dalle proprie mancanze e si tenta di colmare reciprocamente le rispettive solitudini. Ci si trova proiettati fuori dal campo visivo dell'altro senza rendersene conto. Silenzi, distanze, incomprensioni, hanno una trama nebulosa e poco chiara, che offusca il pensiero e ci si trova ad assistere come spettatori impotenti di un film in cui fino a poco tempo prima si aveva una parte importante. Il cinema sa essere una metafora meravigliosa della vita che però mai corrisponde alla vita stessa. Quella vita che procede circolare nel suo errare dritto e itinerante, che porta al ripetersi di situazioni, come le maglie di una catena che si aggiungono di volta in volta. Così la protagonista diventata donna va al cinema con sua figlia, aggiungendo storia alle storie, nuove mancanze alle assenze, a quella della mamma (nonna) si aggiungerà quella del marito (padre), alimentando nuove sogni e speranze di convolare al giusto finale che dia un senso compiuto alla sua esistenza. Accettando i propri limiti e imparando a convivere con sé stessi, anche la vita può essere meravigliosa e prospettare finali a sorpresa. Nell'avvicendarsi delle situazioni che spesso portano a vedere le cose da diverse angolature, il cerchio della vita ritrova il suo centro. L’autore suggerisce un finale da film che non svelo, invito a prendere questo meraviglioso albo in mano. Il libro, omaggio al cinema, alla fine contiene un ringraziamento ad una serie di film e registi che hanno accompagnato l'autore nella realizzazione del libro. Tra questi vi è anche Wong Kar-Wai che come Liao appare una voce a sé stante in quanto capace di creare un legame speciale con il sentire occidentale che adora le sue opere. Un volume, questo, che arriva dritto al cuore e che commuove. Alcune note su Jimmy Liao Jimmy Liao nasce a Taipei in Taiwan nel 1958, è il più celebre autore di libri illustrati in Asia. Jimmy Liao si è diplomato in Arti Figurative, e da allora lavora come illustratore, grafico pubblicitario e designer, dedicandosi maggiormente all’illustrazione di riviste e libri. Dal 1998 ha pubblicato oltre 50 titoli, tradotti in 15 lingue, che hanno venduto più di 5 milioni di copie in tutto il mondo. Le sue storie sono diventate film, opere teatrali e parchi a tema. Il cortometraggio tratto dal suo albo, “A Fish That Smile at Me”, ha ricevuto il Premio Speciale della Sezione Ragazzi al Festival del Cinema di Berlino nel 2006. È stato nominato per l’Astrid Lindgren Memorial Award nel 2014 e 2016. Con Terre di mezzo Editore, Jimmy Liao ha pubblicato “L’arcobaleno del tempo” (2018), albo commovente e straordinario sul potere dell’amore e sulla magia del cinema; e “Incontri disincontri” (2017), un magico libro con due protagonisti, che abitano vicini, ma sembrano destinati a non incontrarsi mai, finché un giorno qualcosa accade. Inoltre nel 2020, sempre per Terre di mezzo è uscito “Gatti come noi (Mi manchi, dove sei?)” e “Libero come un pesce”. È uscito, per Terre di Mezzo Editore, Sei tu che mi salvi (2021). L’edizione originale de “L’arcobaleno del tempo” ha ricevuto la Menzione categoria Cinema al Bologna Ragazzi Award 2020. In Italia, tra gli altri, sono usciti “La voce dei colori” e “Abbracci”, entrambi per le Edizioni Gruppo Abele. Con Camelozampa è uscito “La pietra blu”, “Tutto il mio mondo sei tu” e “Un bacio e addio”. TAG: #graphic_novels, #narrativa_per_ragazzi, #jimmy_liao, #voto_cinque

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RECENSIONE: La città del muro (Roberta Balestrucci, Luogo Comune)

RECENSIONE: La città del muro (Roberta Balestrucci, Luogo Comune)

Autore: Roberta Balestrucci Fancellu, Luogo Comune Editore: Sinnos, 2022 Pagine: 96 Genere: Graphic novels, Narrativa per ragazzi Prezzo: € 14.00 Acquista: Libro Anteprima: https://www.sinnos.org/prodotto/la-citta-del-muro/ Trama Siamo a Berlino, nel 1979. La città è divisa in Est e Ovest da una barriera impossibile da valicare. Da una parte c'è una città normale, dall'altra invece una città in cui è difficile esprimere le proprie idee ed essere veramente liberi. Peter, Gunter, Doris e Petra, che sono amici, hanno la folle idea di provare a fuggire su una mongolfiera, costruita da loro stessi. In gran segreto si organizzano... Età di lettura: da 9 anni. Recensione La notte del 16 settembre 1979 una bizzarra mongolfiera di taffetà solca i cieli della Germania dell’Est. A bordo ci sono famiglie tedesche, gli Strelzyk e i Wetzel che, pur di fuggire dal regime socialista della DDR, si sono ingegnate per costruire un pallone aereostatico rudimentale. L’ avventura, oltre che in questa graphic novel, è stata raccontata in ben due film: nella pellicola del 1982 Fuga nella Notte e nel 2018 da Balloon-Il vento della libertà. Turingia, 1979, due famigliole, gli Strelzyk e i Wetzel, da due anni lavorano nel massimo segreto a un piano molto audace: scappare nell’Ovest con una mongolfiera. Il capofamiglia dei primi è un elettricista con moglie e due figli. L’altro capofamiglia ha un figlio di tre anni ed è stato precettato per il servizio militare di lì a breve. Occorre dunque far presto. Non possono dire niente neppure agli anziani genitori, perché questi verrebbero accusati di complicità e messi in prigione. Tutti quelli che scappano dalla Ddr sono etichettati ufficialmente come traditori e su di loro l’ordine è di sparare a vista, compresi donne e bambini. Ma la Turingia è a Sud e bisogna aspettare il vento dal Nord che spinge il pallone oltre confine. Quando questo vento comincia a spirare, Wetzel si tira indietro: ha rifatto i calcoli, il pallone non può reggerli tutti. Partono solo gli Strelzyk, ma il marchingegno fatto in casa precipita. Riescono a tornare indietro senza farsi notare, però l’involucro è rimasto a terra e la Stasi parte in caccia. In fretta e furia Wetzel costruisce un’altra mongolfiera, perché è solo questione di tempo prima che la Stasi lo colleghi agli Strelzyk. Stavolta partono tutti e la fuga, sia pur per pochi metri, riesce. Le famiglie riescono nell’impresa. Il libro racconta questa strana storia poco conosciuta accessibile a tutti alternando parti più descrittive a disegni semplici ed intuitivi in modo da essere comprensibile e accessibile anche ai piccoli. Una avventura bizzarra e poco conosciuta che ricorda tutti gli uomini e le donne che ogni giorno si mettono in cammino per superare tutti i muri che ancora sono presenti nel mondo e che, sovente, fatichiamo a vedere. Alcune note su Roberta Balestrucci Fancellu Roberta Balestrucci Fancellu vive a Macomer, dove lavora al Centro Servizi Culturali e si occupa dell’organizzazione di eventi, seminari e formazione per adulti, laboratori nelle scuole, formazione e promozione alla lettura per ragazzi. Dal 2014 si occupa della direzione artistica e laboratoriale del festival dedicato alla legalità “Conta e Cammina. La legalità appartiene al tuo sorriso” giunto ormai alla V edizione. Ha pubblicato la graphic novel “Ken Saro Wiwa” per BeccoGiallo e il romanzo illustrato per ragazzi “Imon. La madre terra” per Radici Future. Alcune note su Luogo Comune Luogo Comune è lo pseudonimo di Jacopo Ghisoni, street artist e illustratore. Le sue immagini hanno colorato palazzi e muri lungo tutto lo stivale ma anche in Francia, Spagna, Inghilterra, perché è convinto che l’illustrazione serva a rendere luoghi di ogni tipo più belli e inclusivi. TAG: #graphic_novels, #narrativa_per_ragazzi, #roberta_balestrucci_fancellu, #luogo_comune, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Top Gun: Maverick (Joseph Kosinski)

RECENSIONE: Top Gun: Maverick (Joseph Kosinski)

Regista: Joseph Kosinski Interpreti: Tom Cruise, Miles Teller, Jennifer Connelly, Jon Hamm, Glen Powell, Lewis Pullman, Charles Parnell, Bashir Salahuddin, Monica Barbaro, Jay Ellis, Danny Ramirez, Greg Tarzan Davis, Ed Harris, Val Kilmer, Jean Louisa Kelly, Manny Jacinto, Chelsea Harris, Lyliana Wray, Peter Mark Kendall Anno: 2022 Durata: 131 minuti Genere: Azione Trama Il Capitano di Vascello Pete “Maverick” Mitchell è uno dei migliori - e più spericolati - piloti della marina e nonostante trent'anni di carriera è rimasto esattamente dove vuole essere, sul sedile del pilota piuttosto che dietro una scrivania. Maverick collauda nuovi prototipi di velivoli, spingendoli e spingendosi oltre i limiti. Stavolta però, viene chiamato per addestrare un team di allievi Top Gun, su consiglio dell'Ammiraglio Kazansky, nome in codice Iceman. Tra i piloti che Maverick dovrà addestrare per una missione segreta c'è anche Nick "Rooster" Bradshaw, il figlio di Goose, il defunto compagno di volo di Mav. Affrontando i fantasmi del passato, Maverick dovrà affrontare le sue paure più profonde per portare a termine una missione difficilissima, che richiederà grande sacrificio da parte di tutti coloro che sceglieranno di parteciparvi. Recensione Uno dei simboli cinematografici degli anni '80 è stato sicuramente il Tom Cruise di Top Gun. Il suo tenente Mitchell, conosciuto come Maverick, solcava i cieli con la spavalda abilità dei fuoriclasse, era un asso che univa genio e sregolatezza, sospeso tra le medaglie al valore e le note di demerito. Il film di Tony Scott portava il patriottismo a livelli stratosferici, unendo azione ed estetica da videoclip. Il film diventò un cult mondiale. I punti di forza erano il ritmo travolgente, la colonna sonora scatenata (Take My Breath Away ) che si aggiudicò l’Oscar e la patinata storia d’amore con Kelly McGillis. Trentasei anni dopo arriva il sequel, Top Gun: Maverick con dietro la macchina da presa Joseph Kosinski. È un film che vive dell’originale, ne omaggia la struttura, lo spirito. Ma non siamo più negli anni Ottanta. Nella prima parte si respira un’atmosfera crepuscolare. Maverick è l’ultima bandiera di un decennio che non c’è più. È come un cowboy errante che insegue il mito della frontiera quando ormai è diventato storia. È rimasto solo, nel deserto, a testare prototipi lanciati a tutta velocità, con il governo che ormai vuole usare i comandi a distanza, eliminando l’essere umano. Maverick è una figura nostalgica, malinconica. Il trauma della perdita dell’amico Goose non lo ha mai abbandonato, i suoi compagni sono diventati generali, mentre lui è ancora un capitano, e al suo fianco non ha nessuno. L’America non riconosce i suoi paladini, proprio come insegna Clint Eastwood. Top Gun: Maverick, però, si aggiorna, si fa moderno, e ancora una volta consacra Tom Cruise. Se nel 1986 lo aveva portato nell’olimpo delle star, qui lo conferma uno dei corpi attoriali più longevi e resistenti del cinema d’azione. Con l’andare dei decenni il divo di Syracuse si dimostra sempre più atletico. È lo stuntman di sé stesso. Le sue sono interpretazioni molto fisiche, da missioni impossibili, di cui si sentono gli echi anche qui, in Top Gun: Maverick. Oggi Top Gun è una leggenda, un eterno ritorno, a cui è rimasto legato anche Tony Scott. Nel 1990, sempre con Cruise, si era immerso nel mondo delle corse, della NASCAR, con Giorni di tuono, che si poteva in qualche modo considerare un remake di Top Gun, però su quattro ruote. Cruise nel film era un giovane talento, arrogante, dedito alle bravate, fino a quando iniziava a trionfare. Top Gun è quindi ormai un marchio di fabbrica: i tramonti, le luci al neon come se fossimo in Miami Vice. La cifra stilistica è ben riconoscibile, ma Kosinski non vuole essere Scott. Ne riprende alcune sequenze, strizza l’occhio ai fan, poi decide di andare oltre. Vola sul fascino dell’incredibile, sceglie di sfrecciare sempre più in alto. Anche se la sua regia è un po’ più controllata, non può che puntare sugli effetti spettacolari già visti e conosciuti: i combattimenti, gli addestramenti al limite, le accelerazioni brutali che sfidano la forza di gravità. Alcuni personaggi avrebbero avuto bisogno di un maggior approfondimento, ma come sempre a rubare la scena è il Maverick del titolo. Inossidabile, determinato, pronto a tutto pur di centrare l’obiettivo. Top Gun: Maverick non delude comunque gli amanti dell’originale, è un blockbuster con molto testosterone, con anche un passaggio di consegne al femminile. Kelly McGillis non è più la bella professoressa di astrofisica che faceva perdere la testa al protagonista nel 1986. Al suo posto arriva Jennifer Connelly, che ha una figlia e ha rilevato il bar vicino alla base. Resta dunque in piedi pure la vena sentimentale. Il popcorn movie è servito, con la motocicletta che corre verso l’orizzonte. E forse non finisce qui. Può essere che ci sia anche un terzo Top Gun. Troppo presto per dirlo. Intanto l’intrattenimento in chiave hollywoodiana è andato di nuovo a segno. Questa volta la hit è di Lady Gaga, Hold My Hand. Tienimi la mano. Ieri come oggi, a chilometri di altezza, cercando di non perdere mai quota e raggiungere mete sempre più lontane. TAG: #azione, #tom_cruise, #miles_teller, #jennifer_connelly, #jon_hamm, #glen_powell, #lewis_pullman, #charles_parnell, #bashir_salahuddin, #monica_barbaro, #jay_ellis, #danny_ramirez, #greg_tarzan_davis, #ed_harris, #val_kilmer, #jean_louisa_kelly, #manny_jacinto, #chelsea_harris, #lyliana_wray, #peter_mark_kendall #joseph_kosinski, #voto_quattro

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RECENSIONE: Gianni Caproni e la conquista dei cieli (Mario Pacelli, Pietro Lonati)

RECENSIONE: Gianni Caproni e la conquista dei cieli (Mario Pacelli, Pietro Lonati)

Autore: Mario Pacelli, Pietro Lonati Editore: Graphofeel, 2022 Pagine: 158 Genere: Biografie, Saggi Prezzo: € 19.00 (cartaceo), € 4.89 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Ascesa e declino di Gianni Caproni, protagonista della storia dell'areonautica italiana della prima metà del secolo scorso. Il libro, corredato da una accurata documentazione, narra la vicenda esemplare di un industriale italiano con un ambizioso progetto, che rimase coinvolto in numerosi scandali finanziari. La sua industria, una delle più importanti del nostro paese, non resse alla modernizzazione della produzione degli anni '50. Recensione Gianni Caproni è stato il pioniere dell’aeronautica militare italiana e il protagonista indiscusso dell’attività di progettazione e di produzione industriale dagli albori dell’aviazione alla seconda guerra mondiale. Gli autore che gli hanno dedicato questo hanno svolto una valida ricerca consultando numerosi archivi pubblici e privati. Il risultato racconta la vita avventurosa di Caproni e propone una ricostruzione di storia industriale italiana che supera i confini del settore specifico, meritando di essere studiata nelle scuole di business management, per le opportunità di impresa colte, ma, soprattutto, per la rassegna delle cause delle opportunità mancate dall’industria nazionale. Caproni è stato un ingegnoso artigiano dell’aviazione, un ambizioso imprenditore e una persona di grandi relazioni, che ha avuto la fortuna di vivere nel momento giusto e, quasi, anche nel posto giusto. Quasi, perché le carenze sociali e infrastrutturali italiane, tra cui il difetto della cultura industriale, che in altri paesi ha consentito grandi realizzazioni, ha pregiudicato non poco lo sviluppo programmato dell’attività industriale, nonostante le eccellenti capacità personali di Caproni. La conclusione del conflitto bellico e la distruzione degli impianti segnano anche la conclusione dell’attività industriale di Caproni, ormai anziano, che si spegne nel 1957, poco prima della dichiarazione di fallimento. Il libro si conclude con un epilogo all’italiana di questo fallimento, che, intorno ai danni di guerra, riconosciuti da una legge provvidenziale, quanto discutibile, vede all’opera personaggi di vario spessore e di varia notorietà. Gli autori avvertono che, in merito agli esiti del fallimento, restano ancora da chiarire molti punti su uomini e cose. Non è escluso che, in futuro, qualcuno raccolga l’invito degli autori e si dedichi agli aspetti meno trasparenti della vicenda post fallimentare. Nel frattempo, la lettura del libro, ben documentato, ma agile, consente ai curiosi di conoscere questa storia poco nota tutta italiana e agli appassionati della materia aeronautica, agli studenti di economia industriale di trovare approfondimenti meritevoli di divulgazione e di dibattito. Alcune note su Mario Pacelli Mario Pacelli è docente di Diritto pubblico nell'Università di Roma La Sapienza, per lunghi anni funzionario della Camera dei deputati. Ha scritto numerosi studi di storia parlamentare, tra cui Le radici di Montecitorio (1984), Bella gente (1992), Interno Montecitorio (2000), Il colle più alto (2017). Collabora con il «Corriere della Sera» e «Il Messaggero». Alcune note su Pietro Lonati Bergamasco, laureato in giurisprudenza, si è avviato alla professione legale. Nel 1986 ha incontrato il suo primo computer e da allora non si è più occupato di altro. Attualmente si dedica al software per le operazioni di borsa nei mercati finanziari. TAG: #biografie, #saggi, #mario_pacelli, #pietro_lonati, #voto_quattro

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RECENSIONE: Sidereus Nuncius 2.0. I messaggeri celesti della nuova astronomia (Patrizia Caraveo)

RECENSIONE: Sidereus Nuncius 2.0. I messaggeri celesti della nuova astronomia (Patrizia Caraveo)

Autore: Patrizia Caraveo Editore: Mondadori Università, 2021 Pagine: 200 Genere: Saggi, Astronomia Prezzo: € 14.00 Acquista: Libro Trama L'astronomia sta vivendo un momento straordinario. Grazie a sviluppi tecnologici al limite del possibile, i risultati si susseguono a getto continuo riempiendo le prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo e raccogliendo riconoscimenti prestigiosi, non ultimi i premi Nobel per la Fisica nel 2017, 2019 e 2020. Nel volume si fornisce un quadro dello sviluppo travolgente di questa scienza antichissima ma estremamente attuale, iniziata nel visibile ma ora espansa a comprendere emissioni radio, infrarosse, ultraviolette, X e gamma alle quali i nostri occhi non sono sensibili. Scopriremo che la luce non è l'unico mezzo per esplorare il cosmo. Raggi cosmici, neutrini, polveri, meteoriti e onde gravitazionali veicolano informazioni diverse e complementari. Imparando a decifrare questi messaggi, facciamo passi avanti nella comprensione dell'Universo e, grazie alla ricerca, miglioriamo la qualità della vita di tutti noi. Recensione Galileo, con il suo Sidereus Nuncius, fornì una visione innovativa e rivoluzionaria dell’Universo. Con questo piccolo volume, la nota astrofisica, vuole già nel titolo collegarsi alla rivoluzione dell’astronomia operata da Galileo Galilei. La creazione e l’utilizzo di strumenti radicalmente innovativi, negli ultimi decenni, ha spalancato nuove finestre sull’Universo portando così, come aveva già fatto lo scienziato pisano, alla scoperta di fenomeni e scenari precedentemente insospettati. Il libro inizia descrivendo molto brevemente le prime rivoluzioni dell’astronomia, da Galilleo al ‘900, per poi passare agli inizi del 1900 alla classificazione spettrale delle stelle, alla scoperta dei raggi cosmici e al concepimento della relatività generale. Da qui continua un percorso storico toccando, in modo sintetico ma comprensibilissimo e accurato, i vari punti salienti che concorrono a formare il quadro attuale dell’astronomia: la scoperta dell’espansione dell’Universo, la nascita della radioastronomia, e poi dell’astronomia X, le scoperte di buchi neri, di stelle di neutroni e della radiazione di fondo cosmico, la rivelazione dei neutrini prodotti dal nucleo del Sole e via via fino a parlare della prima rilevazione di onde gravitazionali alla fine del 2016 e alla prima immagine pubblicata nel 2019 di un buco nero, quello enorme che si trova al centro di M87, una galassia gigante nell’ammasso della Vergine. Il volume racconta, passo dopo passo, quali sono i nuovi messaggeri di informazione. Troviamo quindi una volta le onde radio, un’altra i neutrini, un’altra ancora Oumuamua il primo, enigmatico e suggestivo, asteroide di sicura provenienza da un altro sistema solare e pertanto messaggero interstellare, i raggi cosmici, i campioni di materiale extraterrestre e molto altro. Tutti questi messaggeri celesti ci hanno fatto scoprire scenari prima impensabili, fra cui ad esempio la radiazione di fondo cosmico, buchi neri super-massivi nei nuclei delle galassie, migliaia di sistemi planetari, fusioni di buchi neri e molto altro. Negli anni più recenti, la capacità di utilizzare insieme i vari messaggeri, così da svelare aspetti differenti e complementari dei complessi eventi astronomici dandone un quadro più ricco e completo, ha dato vita alla “astrofisica multi-messaggero”. Uno dei migliori esempi è dato dalla scoperta, nel 2017, della prima “controparte” di una sorgente di onde gravitazionali recanti la firma di una fusione di stelle di neutroni; quasi in simultanea era arrivato il segnale di un lampo gamma che aveva consentito di individuare meglio la posizione della sorgente, quindi era iniziata la ricerca spasmodica di segnali in altre bande da quella parte di cielo e poi, finalmente, la scoperta nella banda X, dopo alcuni giorni, della kilonova, esplosione con le caratteristiche, appunto, della fusione di due stelle di neutroni, e l’evidenza nelle righe spettrali della creazione di elementi chimici pesanti. Una serie di eventi che ha recentemente segnato il trionfo dell’astrofisica multi-messaggero. Non mancano altri aspetti. L’autrice nota come nell’astronomia e nella scienza in generale le donne siano spesso state costrette a ruoli secondari, se non marginali, e spesso vittime di ingiustizie. Basti pensare a Jocelyn Bell, studentessa con un ruolo fondamentale nella scoperta delle pulsar che non venne nemmeno menzionata, a proposito dell’assegnazione del premio Nobel a Hewish, suo professore, e a sir Martin Ryle nel 1974. Il saggio risulta sempre chiaro e comprensibile e si rivela una ottima introduzione ai diversi temi che caratterizzano l’astrofisica moderna puntando l’attenzione principalmente sul percorso che ha portato l’uomo a fare grandi passi avanti nel cammino della conoscenza. Alcune note su Patrizia Caraveo Astrofisica di fama mondiale, è Dirigente di ricerca all’Istituto Nazionale di Astrofisica. Per i suoi contributi alla comprensione dell’emissione di alta energia delle stelle di neutroni, nel 2009 è stata insignita del Premio nazionale Presidente della Repubblica. Nel 2014, Women in Aerospace Europe le ha conferito l’Outstanding Achievement Award. È Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Fa parte del Gruppo 2003 per la ricerca scientifica e del progetto “100 donne contro gli stereotipi”. Tra le sue pubblicazioni: Conquistati dalla Luna (Raffaello Cortina, 2019). TAG: #saggi, #astronomia, #patrizia_caraveo, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Paolo Borsellino. Una storia da raccontare (Marco Sonseri, Gianluca Doretto)

RECENSIONE: Paolo Borsellino. Una storia da raccontare (Marco Sonseri, Gianluca Doretto)

Autore: Marco Sonseri, Gianluca Doretto Editore: Renoir Comics, 2021 Pagine: 112 Genere: Graphic novels, Biografie Prezzo: € 19.90 Acquista: Libro Anteprima: https://issuu.com/renoircomics/docs/borsellino_issuu Trama Tutti conoscono Paolo Borsellino, il magistrato che insieme a Giovanni Falcone ha combattuto a lungo la mafia, uno degli artefici del maxiprocesso di Palermo e per questo assassinato in via Adamelio insieme alla sua scorta. Questo graphic novel esplora i lati meno noti della sua vicenda, come la militanza politica giovanile, l'amicizia con i colleghi e gli ostacoli che la sua opera di giustizia si è trovato più volte sul cammino. Recensione Paolo Borsellino è persona e personaggio noto ai più, perché ha rappresentato, con Giovanni Falcone, il simbolo della lotta alla mafia e del sacrificio estremo per lo Stato. Come accade però spesso, i simboli vengono identificati con quello che rappresentano e perdono la loro umanità, i dettagli della loro vita, che si schiacciano sui pochi dati noti a tutti. In questa graphic novel il lettore viene a conoscenza dei lati meno noti del magistrato come la militanza politica giovanile, l'amicizia con i colleghi e gli ostacoli che si è trovato più volte sul cammino perseguendo la sua opera di giustizia. La tristezza profonda, lo sgomento per la morte di Falcone si mescolano con i ricordi d’infanzia o della guerra. La consapevolezza di essere nel mirino di Cosa Nostra con l’università e la capacità di perseguire con pervicacia i propri ideali. Così emerge con forza il Paolo Borsellino uomo, non solo il magistrato. Il libro racconta come il pool di Palermo abbia instaurato un modo di lavorare contro la mafia, con persone che vanno da Rocco Chinnici, a Antonino Caponnetto, fino a Giovanni Falcone. E lo racconta tra la cronaca giudiziaria e l’occhio dei protagonisti, con la voce di Borsellino. Il fumetto, molto accurato, riporta titoli di giornali e fotogrammi di telegiornali, colloqui privati tra la realtà e la fantasia. La storia è pervasa dal senso di angoscia per la violenza attesa, ma mai dalla sconfitta. Il disegno risulta semplice ma efficace, lo schema delle pagine regolare. Le vignette a loro volta si alternano tra i ricordi narrati da Borsellino in prima persona (con gli angoli arrotondati) e i fatti di cronaca. Il tratto rende con realismo personaggi e situazioni, ma le scelte grafiche evidenziano in modo efficace le sottolineature, come la mancanza totale degli sfondi quando c’è da porre in risalto i personaggi o alcuni elementi significativi. Il linguaggio del fumetto, essendo immediato, fornisce a tutti gli elementi basi per conoscere questa storia, ma allo stesso tempo lancia spunti per approfondire ciò che, con i disegni, non è possibile rendere. Il disegno permette di vedere, oltre che di leggere, di queste figure e ciò è molto importante, perché perderne la memoria visiva vuol dire essere un po’ meno civili e anche un po’ meno italiani. Alcune note su Marco Sonseri Marco Sonseri, nato a Palermo nel 1975, oltre ad essere docente di sceneggiatura di fumetti presso la Scuola del Fumetto di Palermo, ha pubblicato con editori italiani e stranieri (Panini Comics, Dream Colours, Eura Editoriale, San Paolo Edizioni, Heavy Metal, Essedieffe) e ha fondato insieme ad Alessandro Borroni uno studio virtuale che accorpa diverse figure professionali nell'ambito del fumetto. Vive e scrive a Palermo. Alcune note su Gianluca Doretto Maestro d’arte e chef. Si divide tra pittura, fumetto e alta gastronomia. Negli anni 90 ha frequentato i corsi di fumetto A.I.C.S tenuti da Omar Martini e Massimo Perissinotto. I suoi autori preferiti sono Mike Mignola, Francesca Ghermandi e Paolo Bacilieri. Vive e lavora a Caorle (Ve). TAG: #graphic_novels, #biografie, #marco_sonseri, #gianluca_doretto, #voto_cinque

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RECENSIONE: Bandito (Selma Lagerlöf)

RECENSIONE: Bandito (Selma Lagerlöf)

Autore: Selma Lagerlöf Traduttore: Luca Tapparo Editore: Iperborea, 2022 Pagine: 314 Genere: Narrativa straniera, Classici Prezzo: € 19.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Quando Sven Elversson torna a casa in Svezia, dopo anni di aristocratica educazione inglese e una spedizione al Polo Nord, ad accoglierlo trova solo diffidenza e disgusto: per quanto si metta al servizio della comunità, tutti lo evitano. Hanno saputo che lassù, tra i ghiacci, in preda alla fame e alla disperazione, ha mangiato carne umana, la colpa più grave che si possa commettere, che va contro uno dei più radicati tabù della civiltà: la sacralità della morte. Per i cannibali non c’è pietà. Neppure il giovane parroco riesce a perdonarlo. Anzi, è proprio lui, appena arrivato con la bella moglie Sigrun dalle lontane terre natali per fuggire la maledizione che grava sulla sua famiglia, a denunciarlo pubblicamente e a bandirlo dalla sua chiesa. E sarà lei, l’angelica Sigrun, che conosce la solitudine delle donne vittime di mariti che le «amano troppo» per lasciarle libere di realizzarsi, a vedere in Sven quello che è: un uomo buono e tormentato. Ma anche in quel villaggio di pescatori irrompe con la sua violenza la Prima guerra mondiale. E davanti alle atrocità di quella carneficina, sorge l’inevitabile interrogativo: è più sacra la morte o la vita? È più colpevole chi non rispetta un cadavere o chi accetta l’eccidio di uomini, donne e bambini? Con il crudo realismo di chi ha visto gli orrori del conflitto, ma anche con l’arte di chi sa fondere cronaca e leggende, avventure e senso del sovrannaturale, Selma Lagerlöf racconta una storia di caduta e redenzione che è una profonda denuncia non solo contro la guerra, ma contro tutto ciò che attenta alla dignità, alla libertà e alla sacralità di ogni singola vita umana. Recensione Thala e Joel non hanno notizio del loro bambino, affidato bambino a una coppia di inglesi benestanti perché lo educassero e ne facessero il loro erede, da ben diciassette anni. Quello che la coppia scopre nel momento che precede il suo ritorno è sconvolgente: il ragazzo è stato coinvolto in un incidente durante una spedizione al Polo Nord e, insieme ai compagni, per sopravvivere, si è nutrito di carne umana. Per la piccola comunità in cui la famiglia è inserita ciò è un peccato imperdonabile che mette in discussione sia l’appartenenza sociale sia la natura del colpevole. Nessuno riesce a stare accanto a Sven Elversson; persino il pastore non si trattiene nel denunciare il crimine durante il sermone domenicale. Tutto ciò porta Sven ad essere un bandito, a vivere isolato. Il ragazzo, umile e gentile, accoglie sia gli insulti sia l’isolamento. A nulla valgono i tentativi dei genitori di farlo integrare: gli uomini lo respingono, i bambini lo temono, le pie donne del paese non provano nessuna pietà. Solamente una si dimostra differente: è una giovane dalla straordinaria bellezza, moglie del pastore che ha allontanato Sven dalla sua chiesa. Lei non ha pregiudizi, e vede in lui l’uomo buono che è. Ciò che colpisce in questo romanzo, scritto nei primi anni del 1900, è la modernità con cui vengono affrontati temi scottanti. Non solo l’effetto dell’emarginazione e del disprezzo sociale sulla vita del singolo, ma anche la condizione della donna, nel momento in cui prova a emanciparsi da una vita che le va stretta. Sigrun, la bella moglie del pastore, infatti, è prigioniera del marito che appare ossessivamente geloso e manipolatore affettivo. Non vi è alcuno dei personaggi a cui la scrittrice guardi superficialmente, o in un’ottica di condanna definitiva: tutte le storie vengono problematizzate, complicate, ripercorse nei loro sviluppi presenti e passati, e spesso i punti di vista si moltiplicano per offrire un accesso plurimo. Anche al pastore è concessa la sua occasione di redenzione in un’analisi di coscienza che prende atto del male fatto. Intanto la guerra imperversa con le sue barbarie e si valorizza ciò che vi è di buono nell’essere umano. Nelle ultime pagine, però, l’attenzione del lettore viene spostata dal conflitto mondiale all’ipocrisia di chi giudica male un brav’uomo che ha offeso un cadavere, ma poi si macchia le mani del sangue dei vivi. Questa consapevolezza apre gli occhi all’intera comunità che, da chiusa, si apre verso Sven Elversson, dopo averlo a lungo rifiutato e guardato con disgusto. L’autrice, vincitrice del premio Nobel per la letteratura, affronta con grande intensità temi fondamentali come la vita, la morte, la solitudine, le scelte, i pregiudizi. Tutto ciò conferisce all’opera un valore inestimabile Alcune note su Selma Lagerlöf Nata a Mårbacka nel Värmland nel 1858 e morta nel 1940, destinata a diventare, da maestra elementare, prima donna Premio Nobel nel 1909 e prima donna a essere nominata fra gli Accademici di Svezia nel 1914, è forse la scrittrice svedese più nota e amata nel mondo. Dalla Saga di Gösta Berling (1891), censurata aspramente dalla critica positivista, al Viaggio meraviglioso di Nils Holgersson (1907), indiscusso capolavoro e grande successo editoriale che le valse una fama mai concessa ad alcun connazionale, le sue opere sono state tradotte, filmate, illustrate ovunque. Legata alla tradizione orale della sua terra, come a quella delle saghe e delle leggende värmlandesi raccontatele dalla nonna paterna negli anni dell’infanzia, resta uno dei più vivi esempi dell’arte scandinava per eccellenza: quella del raccontare. TAG: #narrativa_straniera, #classici, #luca_tapparo, #selma_lagerlof, #voto_cinque

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RECENSIONE: La luna e la marea (Roberta Grasselli)

RECENSIONE: La luna e la marea (Roberta Grasselli)

Autore: Roberta Grasselli Editore: Kimerik, 2021 Pagine: 278 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 16.00 (cartaceo), € 6.29 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Inghilterra, 1840. Abigayle e Jamie fanno parte di classi sociali troppo diverse, ma il loro amore va oltre le imposizioni della società. Un inaspettato viaggio in India costringerà i due giovani a separarsi per molti anni, mentre malintesi e sotterfugi verranno messi in atto senza scrupoli da chi vuole impedire a tutti i costi la loro unione. I due si troveranno così a dover affrontare emozioni contrastanti, incomprensioni e inganni… Recensione Se siete attratti dai racconti di Jane Austen, dalle novelle delle sorelle Brontë e dai più recenti romanzi storici di Julia Quinn; questo è il libro adatto a voi. Anche questa giovane autrice esordiente, per scriver il suo romanzo, si è ispirata ad avventure senza età che fanno sognare l’universo femminile. Un mondo fatto di cortesia, buone maniere, eleganti residenze di campagna, passeggiate all’aria aperta con magari al braccio uno zelante ed affascinante corteggiatore. Siamo nell’Inghilterra del 1840. Abigayle Blanchard, figlia dei domestici di casa Pembroke, incontra il giovane Jamie Hollowaay, erede del conte di Weston. Nonostante le differenze sociali, tra i due nasce subito un legame che, durante la loro crescita, si trasforma in un sentimento profondo. I loro giovani cuori sono pieni di sogni e speranze ma un viaggio improvviso in India li dividerà. Trascorsi 12 anni il giovane conte, ormai succeduto al padre defunto, torna in patria. L’incontro con la vecchia fiamma è burrascoso, pieno di rabbia e di cose non dette. I due si ritrovano ad affrontare minacce, inganni e incomprensioni. Un romanzo che contiene un messaggio, non c’è limite in amore. In quello che si fa, in ciò che si desidera o in quali modi lo si ottenga. L’amore è vita, muove le nostre azioni ogni giorno, ci fa soffrire, languire e sorridere. È possibile credere in esso anche dopo passi falsi, delusioni o incomprensioni. È mutevole ed emblematico, ma c’è. E quando si tocca con mano non si può allontanare. Una trama non molto originale, ma scritta in modo efficace, capace di fare sognare. Il tutto è impreziosito da belle illustrazioni. Romanzo consigliato a tutti coloro che credono ancora nella potenza del romanticismo che non tramonta mai. Alcune note su Roberta Grasselli Roberta Grasselli è una giovane scrittrice romana, nonché moglie e mamma di una bambina di tre anni. Si diploma come Perito commerciale esperto marketing con specializzazione in lingue estere nel 2006, ma la sua vera passione sono i classici della letteratura. Le storie d’amore tra “pizzi e merletti”, mescolate alla sua innata creatività, hanno dato luce a La luna e la marea, la sua prima opera narrativa. Lasciarsi travolgere non è mai stato così semplice… TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #roberta_grasselli, #voto_tre_mezzo

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RECENSIONE: Il talento di Paul Nash (Tom Drury)

RECENSIONE: Il talento di Paul Nash (Tom Drury)

Autore: Tom Drury Traduttore: Daniele Serenza Editore: NN Editore, 2022 Pagine: 368 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 20.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Paul e sua moglie Mary, eccezionale falsaria, non vivono più negli Stati Uniti da quando lui ha testimoniato contro l'organizzazione criminale guidata dal lunatico Carlo Record, detto Tenaglia. I due hanno cambiato nome e gestiscono un albergo in Belgio, ma tornano spesso in patria, pur sapendo che gli uomini di Carlo sono sulle loro tracce. Mosso dalla nostalgia, Paul lascia Mary e trova lavoro come giornalista ad Ashland, dove i vecchi amici del passato Loom e Alice gli offrono di vivere nel cottage accanto alla loro proprietà. Ma neanche lì Paul riesce a trovare pace: si innamora di Alice e viene scoperto dagli uomini di Carlo che minacciano di ucciderlo a meno che lui non riesca a rubare un quadro di John Singer Sargent, Il torrente nero. Ma il quadro non si trova e, per salvare Mary, Paul è costretto a un'ultima, illecita impresa. ll talento di Paul Nash è la storia di un criminale per caso, un eroe errante che va incontro al proprio destino come spinto da stelle sbadate. Abbandonata la quiete di Grouse County, Tom Drury racconta il mistero e la meraviglia che si nascondono sotto la superficie dell'esistenza. E con lucida ironia e impareggiabile eleganza ci rivela che, nel caos del mondo, è possibile rinunciare a ogni certezza e cominciare finalmente a vivere. Recensione Può succedere che si vuole cambiare vita, perché non si sa cosa si vuole e si tenta di azzardare nuove soluzioni. Al contrario succede che proprio chi sa benissimo cosa vuole, perché ha un talento speciale, decide di cambiare vita perché la prima, seconda o terza non lo soddisfano completamente. E ancora, capita che si cambi vita per una distrazione, una svista, per non aver dato la giusta importanza ad un evento, ritenendolo poco significativo. Lo scrittore Tom Drury fonda questo nuovo corposo romanzo appunto su una fatale disattenzione. A commetterla è Paul Nash, il protagonista assoluto del libro. Nelle prima righe Paul ci viene presentato come un uomo normale, una persona qualunque, attributi che risultano ben presto non più adatti. Sposato, contabile dipendente di un’azienda privata controllata da una multinazionale, moglie pittrice, Paul nato e vissuto con Mary a Providence negli States, da sei anni ha trasferito la famiglia in Belgio, dove gestisce un albergo nelle Ardenne. Che cosa è successo che ha provocato questo cambiamento? Paul si è distratto e, nonostante le sue doti, si è trovato catapultato in una storia da cui lui e tutti coloro che avvicinano vengono fagocitati. Paul dimostra di avere palesemente bisogno di aiuto, sembra anche cercarlo talvolta, ma arrivato ad un passo dall’accogliere il sostegno che gli serve, non lo riconosce o non lo vuole. Dal Belgio in poi, abbandonata purtroppo la moglie, percorre sentieri innumerevoli, incontrando e narrandoci storie di ogni tipo. L’autore è un bravo narratore coinvolge ed eccita il lettore grazie alle vicende curiose dei suoi personaggi. Nonostante ciò, ho trovato che, in alcuni punti, la storia appare non lineare e poco scorrevole. Un romanzo che consiglio a chi cerca una storia poco convenzionale e sicuramente poco reale o comunque che tocca una realtà che riguarda pochi. Alcune note su Tom Drury Tom Drury è nato in Iowa nel 1956. Dopo aver insegnato nelle università americane, attualmente è docente all’università di Lipsia, e vive a Berlino. La fine dei vandalismi, il suo primo romanzo, è uscito negli Stati Uniti nel 1994 ed è stato subito acclamato come miglior libro dell’anno dalle maggiori testate americane. Uscito a puntate sul New Yorker, ha ricevuto il premio come Notable Book dell’Ala, l’associazione delle biblioteche americane. NN Editore pubblicherà tutti i libri della trilogia ambientata a Grouse County. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #daniele_serenza, #tom_drury, #voto_tre_mezzo

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RECENSIONE: Pioggia di primavera (Paolina Baruchello, Andrea Rivola)

RECENSIONE: Pioggia di primavera (Paolina Baruchello, Andrea Rivola)

Autore: Paolina Baruchello, Andrea Rivola Editore: Sinnos, 2015 Pagine: 63 Genere: Graphic novels, Narrativa per ragazzi Prezzo: € 10.00 Acquista: Libro Anteprima: https://www.sinnos.org/prodotto/pioggia-di-primavera/ Trama Shu Mei è una monaca guerriera del leggendario monastero di Tian Shan. Ora che il monastero è stato distrutto, cosa le rimane? Chun Yu è una ragazzina indifesa. E con Wong la tigre che la tormenta, il suo futuro appare davvero nero. Ma quando le strade delle due donne si incrociano, gli eventi acquistano senso e le cose si fanno più chiare. È la grazia che diventa forza. Recensione Protagonista di questa storia è una ragazza di nome Chun Yu che ama lasciarsi trasportare in altri mondi dalla sua fantasia. Così, affronta la vita di tutti i giorni. Poi sua madre si ammala e viene mandata a vivere dallo zio Tang Tai, che accoglie la nipote con gioia ed emozione. Però il figlio del signore del villaggio, Wong la Tigre, vuole prenderla con sé con la prepotenza e fare di lei la sua sposa. Quando per la ragazza sembra che ormai il destino sia segnato, entra nella locanda dello zio Shun Mei, monaca guerriera del tempio di Tian Shan. Non solo la donna è intenzionata a difendere Chun Yu, ma la inizia all’antica pratica del Kung fu in modo da potersi difendere e lottare da sdola per la propria libertà. Il cammino è difficile e la fatica si fa sentire ad ogni movimento dei muscoli, ma Chun Yu non si arrende e per diventare la guerriera che ha sempre solo sognato di essere, è pronta ad affrontare il duro allenamento della sua severa maestra. Ed è così che insieme alla ragazzina e grazie alla grande esperienza nel campo della scrittrice, i lettori imparano le basi del kung fu e come anche se si è piccoli e deboli, si possa avere la velocità della gru ed essere letali come un serpente. Testi essenziali e disegni leggeri, semplici e in bianco e nero trasportano i lettori in una storia in cui la debolezza da limite si trasforma in forza, grazie alla consapevolezza di sé e all’impegno. Temi importanti di cui parlare ai ragazzi. Alcune note su Paolina Baruchello Paolina Baruchello storica di formazione e operatrice culturale, non ha mai smesso di amare i libri per ragazzi da quando è stata in grado di guardarne le illustrazioni e di leggerli. Il suo primo lavoro è stato fare la lettrice e poi la traduttrice dal francese per la Mondadori Ragazzi, per cui ha tradotto più di trenta titoli e curato introduzioni e adattamenti. Dopo viaggi per il mondo, reali e immaginari, e anni di lavoro per istituzioni culturali, è diventata autrice, pubblicando con Sinnos “Pioggia di Primavera”, graphic novel illustrata da Andrea Rivola (2015). Con Sinnos ha pubblicato anche l’albo “Lo Sport non fa per te”, illustrato da Federico Appel (2018) e sempre insieme ad Andrea Rivola “La prova dei Cinque Petali” (2022). Alcune note su Andrea Rivola Andrea Rivola è un illustratore dal tratto riconoscibilissimo, in grado di unire l’amore per la composizione geometrica con una lettura sempre intelligente e ironica dei testi che deve accompagnare (e a cui spesso aggiunge del suo). Oltre ad essere un illustratore raffinato, è anche produttore di due ottimi vini: un sangiovese corposo e convincente e un albana bianco pieno di profumi e spezie. TAG: #graphic_novels, #narrativa_per_ragazzi, #paolina_baruchello, #andrea_rivola, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: L'occhio di Galileo (Jean-Pierre Luminet)

RECENSIONE: L'occhio di Galileo (Jean-Pierre Luminet)

Autore: Jean-Pierre Luminet Traduttore: Daniele Petruccioli Editore: La Lepre Edizioni, 2012 Pagine: 416 Genere: Narrativa straniera, Saggi Prezzo: € 22.00 Acquista: Libro Trama Ottobre 1601. Ai funerali dell'astronomo e matematico Tycho Brahe, il suo successore Johannes Keplero si appoggia su un bastone ricevuto in eredità dal defunto: il bastone di Euclide. Ciò che il resto del mondo ignora è però che il bastone è cavo e che Keplero vi ha nascosto preziose osservazioni astronomiche sottratte all'avidità degli eredi di Tycho. Keplero, oltre a scoprire le tre leggi destinate a rivoluzionare la nostra visione dell'Universo, si è anche dedicato allo studio dell'ottica ed è il solo uomo in grado di comprendere a fondo il funzionamento del cannocchiale di Galileo. Lo scienziato italiano, geloso delle proprie scoperte, scrive a Keplero senza rivelare quasi nulla delle osservazioni compiute con il cannocchiale, esponendogli i suoi dubbi sotto forma di enigmi. Keplero saprà risolverli? Un romanzo "di uomini e di idee", che svela aspetti poco noti e sorprendenti del rapporto tra i due scienziati, mettendo in luce la complessa personalità di Keplero. Recensione Questo romanzo scientifico è scritto da un astrofisico, direttore di ricerca del CNRS e ormai noto divulgatore e scrittore di romanzi su argomenti scientifici come quello che vado a recensire. Dalla lettura del libro emerge, in primo luogo, la figura di Keplero, determinato da una passione per la verità e da una lealtà verso la realtà che non lascia indifferenti. Ciò lo si può constatare, per fare alcuni esempi, quando lo si vede inseguire assiduamente le traiettorie di Marte descritte da Tycho Brahe, fino a trovare una corrispondenza tra i dati sperimentali e le sue equazioni. O quando, per leggere correttamente le posizioni dei pianeti e delle stelle osservate da Tycho, si immerge nello studio della rifrazione e dei suoi effetti ottici legati all’atmosfera. Oppure quando lo si trova impegnato a verificare l’attendibilità dei risultati pubblicati da Galileo nel Sidereus nuncius, ottenuti attraverso l’utilizzo del telescopio e mentre cerca di comprendere il principio di funzionamento di questo nuovo strumento. Il racconto inizia a Praga nel giorno dei funerali di Tycho Brahe, il 4 novembre del 1601. Questi, che è l’ultimo grande osservatore del cielo a occhio nudo, spende lunghissimi anni nell’osservatorio, da lui progettato e organizzato, sull’isola di Venusia. A lui succede il suo assistente Keplero. Il rapporto tra i due non risulta particolarmente idilliaco. Keplero, figlio di una locandiera di Leoberg, prova una certa soggezione nei confronti di Tycho, la cui imponente figura incombe come un’ombra per il resto della sua vita, anche a causa della presenza degli eredi, da lui chiamati i tychoniani, che rivendicano sempre diritti sui suoi lavori in virtù del fatto che utilizzano i dati osservativi del loro parente. L’altro protagonista di questa storia è Galileo e risulta molto ben delineato il rapporto tra lui e Keplero. Molte volte, guardando questi due uomini e le loro scoperte, viene da chiedersi come mai Galileo non abbia utilizzato i risultati di Keplero per giungere a una sintesi e sia stato necessario aspettare Newton. In realtà, Galileo ha sempre evitato ogni tentativo di confronto intrapreso da Keplero. Nello scienziato pisano, che basa le sue riflessioni sulle proprie osservazioni, genera sospetto il metodo di Keplero che, nel paragone con le osservazioni, parte da una idea matematica, nata da convinzioni filosofiche, mistiche o esoteriche. Oltre a ciò, Galileo, che per temperamento è irruento e si crea facilmente nemici, può aver ritenuto compromettente per la sua situazione piuttosto precaria, dovuta alla sua adesione al copernicanesimo e alla sua relazione, mai regolarizzata, con Marina Gamba da cui ha tre figli, instaurare un rapporto epistolare con un uomo di religione protestante. A differenza di Galileo, Keplero, sotto la protezione dell’imperatore Rodolfo II, beneficia di una condizione privilegiata che gli permette di pubblicare nel 1609 l’Astronomia Nova che descrive un Sistema del Mondo di tipo eliocentrico in cui i pianeti compiono orbite ellittiche. Di questa libertà egli gode per tutta la sua vita. Nel romanzo, le vicende personali e familiari dei protagonisti si intrecciano con quelle politiche, dando un’idea della complessità e della delicatezza di quel momento storico, in cui i grandi mutamenti presenti in svariati campi e dimensioni della vita dell’uomo hanno prodotto forti spinte verso il nuovo. Intrighi politici, debolezze e vizi degli uomini di potere e non, vengono raccontati o accennati, ma non mancano anche rapporti di amicizia sincera e di forte simpatia umana. In questo contesto si snoda il percorso di conoscenza dei protagonisti, non sempre lineare e spesso condizionato dagli eventi, sfatando un’idea falsa di scienza asettica e spersonalizzata. I personaggi, che vengono finemente descritti con acutezza psicologica, sono tutti realmente esistiti a eccezione di qualche comparsa e del narratore, impersonato da un certo sir John Askew, giovane diplomatico. Per poter distinguere tra la realtà storica e l’invenzione romanzesca, il testo è corredato di un’appendice in cui sono raccolte brevi note biografiche sui personaggi citati. Romanzo che risulta accessibile a tutti e sicuramente è apprezzato dagli amanti dei romanzi storici. In particolare, è una lettura utile per gli insegnanti di discipline scientifiche, ma può essere proposto, in alcune sue parti, anche agli studenti degli ultimi anni del liceo, per collocare in uno spazio più ampio personaggi che altrimenti resterebbero solo nomi legati a delle formule. Alcune note su Jean-Pierre Luminet Nasce a Parigi nel 1951. Astrofisico, romanziere e poeta, lavora all’Osservatorio di Meudon ed è direttore di ricerca al CNRS. Nel 2007 ha vinto il Prix europèen de la communication scientifique. Oltre a La parrucca di Newton è autore di Finito o infinito? (Raffaello Cortina Editore, 2006), L’invenzione del big bang (Dedalo, 2006), La segreta geometria del cosmo (Raffaello Cortina Editore, 2004) e Buchi Neri (Marco Nardi Editore, 1992). TAG: #narrativa_straniera, #saggi, #daniele_petruccioli, #jean_pierre_luminet, #voto_tre_mezzo

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RECENSIONE: Le notti bianche (Andrea Laprovitera, Carlo Rispoli)

RECENSIONE: Le notti bianche (Andrea Laprovitera, Carlo Rispoli)

Autore: Andrea Laprovitera, Carlo Rispoli Editore: NPE, 2022 Pagine: 80 Genere: Graphic novels, Letteratura Prezzo: € 16.90 Acquista: Libro Anteprima: https://issuu.com/edizioninpe/docs/preview_le_notti_bianche/4 Trama 'Un sognatore, nella magia vagamente inquieta delle nordiche notti bianche, isolato dalla realtà e da qualsiasi rapporto di amicizia, incontra una ragazza durante una passeggiata notturna. Comincia così la sua "educazione sentimentale", che risveglierà in lui emozioni tanto potenti quanto da tempo dimenticate. Recensione Questo libro è l’adattamento del famoso romanzo omonimo di Fedor Dostoevskij, tra i maggiori esponenti della letteratura russa. Il libero adattamento è sceneggiato da Andrea Laprovitera e disegnato da Carlo Rispoli. Laprovitera non è nuovo ad adattamenti di grandissimi classici della letteratura: si è cimentato con Il vecchio e il mare di Hemingway e La linea d’ombra di Conrad, grandi romanzi che avevano il vantaggio, per un adattamento fumettistico, di avere una buona dose di avventura, che si presta bene alla resa visuale In questi precedenti volumi, Laprovitera ha condotto l’adattamento che molta fedeltà, in questo caso, invece, si concentra molto sulla psicologia dei personaggi. Ciò molto probabilmente è dovuto al fatto che si tratta più di un’opera sentimentale che di avventura. Si tratta, comunque, di una trasposizione pienamente riuscita. Ciò grazie al buon equilibrio sviluppato dai testi di Laprovitera con il segno di Rispoli, che pare particolarmente attento alla resa psicologica dell’espressione dei personaggi e, soprattutto, alla resa degli ambienti di Pietroburgo, colta nella meraviglia delle sue “notti bianche” (quando il sole non tramonta mai del tutto, e la città è in una sospensione rarissima e sognante) tramite le numerose e accurate scene di paesaggio. Il segno di Rispoli è sintetico, benché realistico, e l’uso dell’acquerello per tratteggiare con una certa finezza volti e atteggiamenti dei due protagonisti è perfetto a rendere la seduzione delle notti bianche, con questa innaturale luminosità notturna. Un’opera che appare molto adatta ai tempi che viviamo perché, come scrive Laprovitera nell’introduzione, racconta, tra le altre cose, la solitudine e l’alienazione. Una bella graphic novel che può essere utilizzata anche a scuola per introdurre una delle opere più importanti dell’autore russo. Alcune note su Andrea Laprovitera Andrea Laprovitera nasce a Orvieto il 10.09.1971 ed è sceneggiatore e autore di fumetti. La sua prima pubblicazione è un fumetto di 32 tavole di genere fantascientifico dal titolo Lost Paradise (uscito prima a puntate sulla rivista «Cronaca Comics») per conto dell’Associazione Culturale Alex Raymond (2008). Successivamente pubblica il romanzo grafico Il Maestro per le edizioni Tunué (2008): sempre con la casa editrice Tunué pubblica anche i graphic novel Quartieri (2010) e L’uomo che sfidò le stelle (2011), biopic dedicato ad Augusto Imperiali. L’anno successivo pubblica un albo a fumetti per ragazzi con la casa editrice francese Edition Clair de Lune dal titolo Sonny & Sambo (2009), poi tradotto in italiano dalla casa editrice Uchronia qualche anno dopo, nel 2013. Con Rizzoli-Lizard, nel 2010, pubblica il romanzo grafico Il Treno. Nel 2012 con la Kappa Edizioni pubblica il romanzo grafico Che notte quella notte – una vita swing, biografia romanzata del cantautore e attore italiano Fred Buscaglione. Nel 2014 ritorna ad un suo vecchio amore: la narrativa per ragazzi, pubblicando un romanzo breve con la casa editrice Librosì edizioni. Nel 2015 viene pubblicato il romanzo breve Il Treno per la Algra editore. Nel 2016 pubblica con Edizioni NPE Il vecchio e il mare, adattamento grafico dell’omonimo romanzo di Hemingway con i disegni di Ludovico Lo Cascio. L’anno successivo realizza la trasposizione a fumetti del romanzo di Conrad La linea d’ombra con la casa editrice Kleiner Flug. Con Shockdom invece pubblica il fumetto per ragazzi Flop e Morgana (2018). Sempre nel 2018 pubblica per Becco Giallo la biografia Bartali, dedicata alla leggenda del ciclismo italiano. Finalista al Premio Boscarato nella sezione “Miglior sceneggiatore italiano” nel 2009 e nel 2013, attualmente è al lavoro su alcuni volumi di prossima pubblicazione per Becco Giallo, Kleiner Flug ed Edizioni Segni d’Autore. Fa parte stabilmente della redazione della rivista letteraria «Mastro Pulce». Alcune note su Carlo Rispoli Laureato in medicina veterinaria, nel 2000 frequenta i corsi alla “Joe Kubert” School of Cartoon and Graphic Art a Dover (New Jersey). Dal 2004 collabora come disegnatore con la casa editrice Tecniche nuove di Milano e tiene alcuni corsi presso la scuola di fumetto e il liceo artistico di Grosseto. Per alcuni anni ha collaborato con Kevin Grevioux su alcuni progetti di genere noir, pulp e western. Ha realizzato la trilogia di Treasure Island, basata sull’omonima opera di Robert Louis Stevenson, in collaborazione con Manuel Pace, pubblicata da Segni d’Autore dal 2012 al 2013. Nel 2013 realizza Sangue sul Lago Otsego su sceneggiatura di Carlo Bazan. Sempre per Segni d’Autore ha realizzato La coccarda rossa 1861 (2014), scritto da Mauro Mercuri e Carlo Bazan, e il suo seguito La disfatta dei cavalieri grigi (2017). TAG: #graphic_novels, #letteratura, #andrea_laprovitera, #carlo_rispoli, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Fiordo profondo (Ruth Lillegraven)

RECENSIONE: Fiordo profondo (Ruth Lillegraven)

Autore: Ruth Lillegraven Traduttore: Andrea Romanzi Editore: Carbonio Editore, 2020 Pagine: 352 Genere: Narrativa straniera, Thriller Prezzo: € 17.00 (cartaceo), € 8.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama In una grande villa di Oslo, Clara e Haavard conducono una vita serena e agiata insieme ai loro due figli. Coppia di successo - lui è medico, lei magistrato -, sono impegnati in una brillante carriera. Eppure qualcosa sembra sfuggire al loro controllo, e col passare del tempo l'ombra del dubbio si insinua lentamente in una relazione che sembrava perfetta. Chi era Clara prima che si incontrassero? E che cosa si agita sotto la superficie dell'esistenza apparentemente piatta di Haavard? Quando un torbido caso di doppio omicidio sconvolgerà la città, fino a intaccare i palazzi del potere, entrambi si ritroveranno ad affrontare il proprio passato e i ricordi che non avrebbero mai voluto veder riaffiorare... Ruth Lillegraven mette a nudo una Norvegia tormentata dalle sue contraddizioni, in cui serpeggiano desideri repressi e problematiche sociali inquietanti. Recensione Con questo romanzo, la scrittrice norvegese debutta felicemente nel thriller nordeuropeo di impianto sociale (solco aperto da Stieg Larsson e dal connazionale Jo Nesbø) e mostra senza remore il risvolto nero della Scandinavia felice, che in realtà nasconde contrasti brucianti e dove sono nascosti xenofobia e nazionalismo. Con una spiccata abilità introspettiva e uno stile sapientemente sobrio, in un coinvolgente avvicendarsi di voci che raccontano in prima persona i fatti accaduti da un punto di vista mai univoco, l’autrice guida il lettore in un viaggio a tutto tondo nella Norvegia contemporanea, dai quartieri eleganti della facoltosa borghesia, passando per i distretti-dormitorio di ceto medio corroso dall’invidia sociale, fino ai sobborghi periferici abitati dagli immigrati di prima generazione. La Norvegia di questo romanzo è anche quella della natura imperiosa dei fiordi, bracci anarchici di acqua marina che abbandonano l’infinità dell’oceano per incunearsi tra le coste, profondi dieci, cento, mille metri. Abbastanza per racchiudere indicibili segreti. Sovente il lettore compra il libro in quanto è attratto dalla copertina e a volte scopre che questa è l’unica cosa bella del libro; altre volte, come in questo caso, la copertina è la perfetta rappresentazione di quello che si trova all’interno del romanzo. La raffinata immagine di un fiordo che diventa sempre più evanescente e inquietante man mano che ci si addentra nelle sue profondità, racconta perfettamente questo thriller psicologico sottile che si regge su una struttura letteraria solida e raffinata. L’indagine di polizia in questo caso è marginale. Ciò che interessa alla scrittrice non è tanto quella poliziesca, quanto quella psicologica, alla ricerca della radice del male. Ognuno dei protagonisti, non solo l’omicida, agisce per non perdere ciò che ha conquistato o perché condizionato dal proprio passato. Il lettore conosce le motivazioni di ognuno, compreso l’assassino, ma scopre anche dolori e menzogne che li accompagnano. Da questa conoscenza, però, non nasce empatia, non ci si sente partecipi delle scelte o solidali per le tragedie che affiorano dal passato, ma si viene pervasi da un senso di gelo di fronte alla mediocrità dell’animo umano, dove l’equilibrio tra bene e male è davvero molto precario. E non può esserci nessun lieto fine. Consiglio questo thriller a chi cerca una storia tragica che cattura, narrata con voce consapevole in un linguaggio preciso, ma privo di inutili preziosismi che carica maggiormente l’effetto drammatico Alcune note su Ruth Lillegraven Ruth Lillegraven, nata a Hardanger nel1978, è una scrittrice, poetessa e drammaturga norvegese. Ha debuttato con la raccolta poetica Big Bad Poems nel 2005 e ha scritto diversi libri per bambini. Più volte finalista a premi letterari importanti, ha vinto, tra gli altri, il Brage Prize e il Nynorsk Literature Prize. Fiordo profondo è il suo esordio nel thriller ed è stato tradotto in diverse lingue, riscuotendo sin da subito un successo internazionale. I diritti cinematografici sono stati acquistati dalla Nordisk Film. TAG: #narrativa_straniera, #thriller, #andrea_romanzi, #ruth_lillegraven #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Omicidio all'inglese (Verity Bright)

RECENSIONE: Omicidio all'inglese (Verity Bright)

Autore: Verity Bright Traduttore: Daniela Mastropasqua Editore: Vintage Editore, 2021 Pagine: 472 Genere: Narrativa straniera, Gialli Prezzo: € 16.00 Acquista: Libro Trama Inghilterra, 1920. Eleanor Swift ha trascorso gli ultimi anni in giro per il mondo, prendendo il tè in Cina, facendo la conoscenza da vicino degli alligatori in Perù, scappando dai banditi in Persia. Ora è appena arrivata in Inghilterra dopo un caotico viaggio di quarantacinque giorni dal Sud Africa. Chipstone è la città più sonnolenta nella quale si potrebbe avere la sfortuna di imbattersi. E per aggiungere la beffa al danno, lì per tutti è una lady. Lady Eleanor, come preferirebbe non essere conosciuta, torna con riluttanza alla dimora dello zio, Henley Hall. Ora che Lord Henley è morto, è lei la proprietaria di quel maniero freddo e ammuffito. Cosa dovrebbe farsene una ragazza? Be', Eleanor comincia facendo amicizia con il cane di casa, Gladstone, e con una bella passeggiata nella campagna inglese, anche se si sta avvicinando una tempesta... Ed è proprio sotto la pioggia battente che, in lontananza, Eleanor assiste a un omicidio. Prima che possa raggiungere il luogo del delitto, tuttavia, l'assassino è sparito e il corpo è svanito. Senza nessuna vittima e con la polizia locale convinta che voglia solo creare problemi, Eleanor giura di risolvere questa vicenda da sola! Recensione Ad affascinarmi, di questo libro, è la figura della protagonista, Eleanor. Una giovane donna che, per vivere agli inizi del Novecento, è decisamente fuori dagli schemi. Lavora, viaggia e non vorrebbe avere nulla a che fare con il mondo dei lord e delle lady che trova estremamente noioso. La morte di suo zio, unico parente rimastole, però la strappa dalla sua vita piena d’avventura e la riporta in Inghilterra, nella stessa casa dove ha passato alcune estati quando era piccola. Ed è da qui che ha inizio la nostra storia. Eleanor si ritrova a vivere la vita da lady che mai avrebbe voluto e che non sa davvero come affrontare. Del resto, una ragazza che ha pedalato in giro per il mondo, cosa ne sa di qual è l’etichetta da utilizzare con i domestici o le famiglie del circondario che la invitano a pranzo? Le vecchie abitudini, però, sono dure a morire quindi la sera del suo arrivo, Eleanor invece di incontrare la servitù decide di fare una passeggiata accompagnata dal cucciolo di casa, Gladstone. Ed è così che si imbatte in un omicidio misterioso. Due persone. Uno sparo. Ma nessun cadavere. Non è difficile immaginare che la polizia non la prenda sul serio quando racconta la sua storia. Questo, però, non ferma la donna. Eleanor, infatti, decide che, se nessuno è disposto ad indagare su ciò cui ha assistito, lo avrebbe fatto lei stessa. Con l’aiuto del fedele braccio destro di suo zio, il maggiordomo Clifford, la giovane inizia a rimettere insieme i pezzi che compongono quello che considera il suo mistero da risolvere, non senza qualche difficoltà. Clifford è tutto ciò che ci si può aspettare da un uomo che ricopre il suo ruolo. È austero, puntuale e formale. Pian piano che la vicenda procede si scoprono altri suoi lati che lasciano il lettore piacevolmente colpito. Ma, come in ogni romanzo che si rispetti, non può mancare la figura del “bello e dannato”, in questo caso stiamo parlando di un giovane lord che si inserisce nella lista dei sospetti. Lancelot è bello, temerario e corteggiato dalle madri con figlie in età da marito. Ovviamente, la nostra protagonista, se ne sente irrimediabilmente attratta anche se cerca di mantenere il distacco. Peccato che lui non le renda le cose facili con i suoi modi galanti e l’atteggiamento sicuro di sé. La narrazione della storia risulta molto scorrevole. Le personalità dei personaggi vengono descritte in modo minuzioso. Il lettore non fa certo fatica ad affezionarsi a Eleanor che risulta brillante, simpatica e divertente. Il suo atteggiamento anticonformista affascina il lettore e non si può evitare di sorridere quando si perde tra i suoi pensieri. Molto interessante, nel romanzo, il modo in cui viene affrontato il tema dell’emancipazione femminile che Eleanor rappresenta in maniera brillante, tanto che anche alcuni cliché che solitamente possono risultare noiosi, non sottraggono nulla alla vicenda. Romanzo che consiglio a chi cerca una storia davvero originale e ben scritta che però in alcuni punti è fin troppo lineare. Alcune note su Verity Bright Verity Bright è, in realtà, uno pseudonimo che cela dietro di sé una coppia, moglie e marito, che ha firmato con questo nome la serie di volumi Lady Swift Mistery, di cui Omicidio all’inglese è il primo – attinge a piene mani dall’universo letterario giallo classico, ispirandosi con dedizione a grandi autori che hanno affrontato il tema della detective story, dell’investigazione, del poliziesco e del mistery: accenni di Agatha Christe e Arthur Conan Doyle, infatti, risultano evidenti sia per quanto concerne alcune atmosfere del romanzo, sia per talune dinamiche logistiche e relazionali tra i personaggi principali della narrazione. Centrale e davvero apprezzabile – soprattutto se si considera il periodo storico e culturale entro cui Omicidio all’inglese è ambientato (siamo nel 1920) – è la tenace audacia e la cosciente consapevolezza della figura femminile, protagonista e chiave di volta dell’intera narrazione: il personaggio di Lady Eleanor Swift si distacca dalla tradizione letteraria precedente, portando sulla pagina l’essenza femminista che è anche cifra stilistica della Vintage Editore e che ne caratterizza le scelte editoriali, l’intento e la forza intellettuale. TAG: #narrativa_straniera, #gialli, #daniela_mastropasqua, #verity_bright, #voto_quattro

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RECENSIONE: Il richiamo del dirupo (Mìcol Mei)

RECENSIONE: Il richiamo del dirupo (Mìcol Mei)

Autore: Mìcol Mei Editore: Miraggi Edizioni, 2021 Pagine: 128 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 12.00 (cartaceo), 6.49 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Il Pallido Rifugio è una grande casa vittoriana sospesa su una scogliera a picco sull'oceano, dove si ritrovano una ex tennista, un giovane scultore di successo, una madre che ha perso le tracce della figlia e un giovane affetto da una rara malattia che gli rende la pelle blu. Tutti hanno risposto a un annuncio sul giornale, accettando l'invito del fantomatico e irreperibile proprietario della casa, tal Felice Hernandez, a trascorrervi un periodo in cambio della redazione di un diario del loro soggiorno. Tutti hanno i loro motivi per fuggire, per isolarsi in un luogo letteralmente alla fine del mondo. Ma in quella casa persino il tempo sembra scorrere in modo diverso... Sembrano i perfetti ingredienti per una classica storia del mistero, ma qualcosa non torna. Ben presto l'intreccio dei racconti dei protagonisti si rivela un altro e più profondo viaggio, che trascina il lettore nella regione dei fantasmi della mente, nel pozzo delle ferite dell'anima, della sofferenza da cui soltanto può nascere la felicità. O la possibilità di essere almeno qualcosa. Qualcosa più di niente. Recensione Questo romanzo è particolare in quanto, al suo interno, vengono analizzate maggiormente le storie dei protagonisti piuttosto che la struttura narrativa dell’intera vicenda. Si può riassumere l’intera trama come una segregazione volontaria di personaggi per risucchiare l’essenza della vita per un fine indecifrabile che viene svelato solamente nelle ultime pagine, lasciando il lettore decisamente sconcertato. La storia ricostruisce le dinamiche che hanno portato al crollo del Pallido Rifugio, edificio molto particolare costruito in stile vittoriano a picco sul mare dal proprietario Felice Hernandez. La signora Siviero è l’unica testimone a esporsi riguardo al crollo. Gli altri testimoni vogliono rivelare la loro identità, ma viene apprezzato il contributo offerto alla ricostruzione dei fatti. Il Signore Felice Hernandez decidere di dare in affitto la propria villa a quattro persone che sono accuratamente selezionate da lui stesso. Felice non offre una normale villeggiatura: chi si mostra interessato deve dichiarare perché è così interessato a soggiornare nella villa, alle particolari condizioni imposte dal proprietario. Gli ospiti vengo scelti e l’impeccabile Signora Siviero è a capo di questa insolita comitiva, garantendo il rispetto dei voleri del proprietario. Persone sconosciute possono trovarsi unite per svariate ragioni e quelle dei quattro protagonisti, gradualmente, vengono svelate e sono tutte riconducibili ad un disagio nel rapporto con sé stessi e, di conseguenza, con gli altri. Nelle storie degli ospiti si ritrovano emarginazione, sfruttamento, violenza e sottomissione. Perché l’edificio è crollato? La selezione è andata a buon fine? Gli ospiti riescono a conoscere Felice e a salvarsi? Il lettore trova sicuramente la risposta in questo piccolo, ma denso libro in cui la scrittrice racconta con schiettezza fin dove può scendere l’animo umano, trasmettendone il turbamento che ne deriva. Un romanzo che offre anche colpi di scena, scritto da un’autrice appassionata di diverse forme culturali. L’armonia del romanzo è rafforzata dalla poesia e dai diversi riferimenti culturali. Consiglio questo libro a chi cerca una storia originale e imprevedibile in ogni sua sfumatura. Alcune note su Micol Mei Mìcol Mei (1988), scrittrice, accanita cinefila e traduttrice, vive a Torino. Bilingue italiano/inglese (ma conosce anche diverse altre lingue), dopo anni di sperimentazioni artistiche con fotografia concettuale arricchita di interventi pittorici, che le sono valse differenti riconoscimenti e premi, si laurea in Relazioni Internazionali interessandosi per lo più di Antropologia e Cina. Per mantenersi gli studi lavora come libraia e posa come modella d’arte. Lavora nella comunicazione per l’arte contemporanea e come editor e traduttrice freelance. Scrive per anni articoli per differenti riviste specializzate di natura economico-sociopolitica, di tennis in rapporto alla cultura e di Asia in senso più ampio. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #mìcol_mei, #voto_tre_mezzo

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RECENSIONE: Jane Austen Society (Natalie Jenner)

RECENSIONE: Jane Austen Society (Natalie Jenner)

Autore: Natalie Jenner Traduttore: Maria Elena Salvatore Editore: Vintage Editore, 2021 Pagine: 272 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 18.00 Acquista: Libro Trama Quella di Chawton è stata l'ultima dimora di Jane Austen. La geniale scrittrice, infatti, ha trascorso gli ultimi e significativi momenti della propria vita al cottage, annesso alla Chawton House, storica residenza del fratello. Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel piccolo paese inglese, un gruppo di persone, insolitamente assortito, si unisce per tentare qualcosa di straordinario: riscattare l'eredità della Austen. Alla morte del proprietario di Chawton House, infatti, sia la casa che il cottage rischiano di essere venduti al miglior offerente. L'eccentrico gruppo costituito, tra gli altri, da un operaio, una giovane vedova, il medico locale e una star del cinema, tutti diversi e tuttavia uniti nell'amore per la vita e le opere della Austen, si organizza per preservare il suo ultimo retaggio. Mentre ognuno di loro porta avanti la lotta per la propria vita, facendo i conti con perdite e traumi, alcuni causati della recente guerra, altri conseguenze di tragedie più lontane, si uniscono per creare la Jane Austen Society. Un romanzo che esplora le tragedie e i grandi e piccoli trionfi della vita, nonché l'universale senso di umanità presente in tutti noi. Recensione La mia esperienza riguardo al gradimento di Jane Austen mi porta a dire che ci sono lettori che la idolatrano e altri a cui risulta indifferente, al pari di altri scrittori. Per quanto mi riguarda non è la mia autrice preferita, ma non posso dire che i suoi libri non mi siano piaciuti. Nonostante ciò, ho voluto leggere questo romanzo sia per curiosità sia per apprendere qualcosa di più di questa scrittrice. Quella che ho avuto tra le mani è stata una lettura interessante e spiazzante. Pur parlando di Jane Austen e della società che viene creata, mi è sembrato di leggere un libro della scrittrice britannica. Il libro parla della fondazione della Jane Austen Society, nel paesino dove risiedevano ancora dei discendenti della scrittrice, ma soprattutto nel luogo dove ha vissuto e scritto alcuni dei suoi romanzi più amati. Nel romanzo, l’omaggio all’autrice si concretizza maggiormente legando le storie di diversi personaggi: un gruppo decisamente strano e apparentemente mal assortito con una passione e un amore comune. Man mano che la storia avanza, questo libro prende due binari paralleli: da una parte la descrizione tramite decisioni e avvenimenti di mettere su questa società e dall’altra la storia personale dei vari personaggi, il loro passato, ma soprattutto il modo in cui le loro vite si intrecciano, dando vita a quello che poi sarà il loro futuro. Proprio in questo momento, mentre si leggono le interazioni tra i vari personaggi, il modo in cui si osservano, si parlano, si spettegola in questo piccolo villaggio. Non si è più negli anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma sembra di essere trascinati nel periodo in cui è vissuta Jane Austen; il lettore viene trascinato in una sorta di suo romanzo, un libro ambientato nel futuro che parla di lei. Eppure, anche se sembra strano e molto più retrò di quello che è il periodo storico, la storia scorre bene ed appassiona. Grazie alle interazioni, al modo in cui è impostato il libro e ai discorsi sui libri della Austen, su quali fossero i personaggi preferiti dei suoi libri, mi sono accorto di come chi legge questa autrice in parte sogna di vivere delle storie d’amore come quelle descritte nei suoi libri, con tutti i pro e i contro. E soprattutto, la maggior parte dei suoi lettori, ha un personaggio preferito. Non un personaggio che gli piace per come è stato descritto, molte volte ci si rispecchiano nel carattere, nelle azioni che difendono a spada tratta. Una lettura particolare, perché pur facendomi pensare a un libro della Austen, a conti fatti non lo è affatto. Non lo è per stile e nemmeno per le vicende che vengono narrate. Natalie Jenner scrive un libro potente che esplora sì la passione per i libri di Jane Austen, ma allo stesso tempo mostra la vita, i sentimenti dei vari personaggi e come essi affrontano ogni difficoltà. Un romanzo che mi ha stupito che mette in moto una bella storia scritta davvero bene. Libro che mi ha fatto comprendere meglio la passione che hanno molti lettori per i libri della Austen e per la scrittrice stessa. Nonostante personalmente avrei snellito alcune descrizioni, consiglio questo romanzo a tutti coloro che cercano una storia che, non omaggia solamente la grande scrittrice, ma è in grado anche di scaldare il cuore. Alcune note su Natalie Jenner Natalie Jenner è l'autrice esordiente di Jane Austen Society (Vintage Editore) , un racconto di fantasia dell'inizio della società negli anni '40 nel villaggio di Chawton, dove la Austen ha scritto o rivisto le sue opere principali. Nata in Inghilterra e cresciuta in Canada, Natalie si è laureata all'Università di Toronto in Letteratura inglese e giurisprudenza e ha lavorato per decenni nel settore legale. Di recente ha fondato la libreria indipendente Archetype Books a Oakville, Ontario, dove vive con la sua famiglia e due cani da salvataggio. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #maria_elena_salvatore, #natalie_jenner, #voto_quattro

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RECENSIONE: Il buongiorno si vede dal croissant (Camille Andrea)

RECENSIONE: Il buongiorno si vede dal croissant (Camille Andrea)

Autore: Camille Andrea Traduttore: Federica Merati Editore: Garzanti, 2022 Pagine: 272 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 17.90 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Pierre è un uomo di successo. La sua azienda, Happy Croissants, produce dolci venduti in tutto il mondo e aiuta le persone a cominciare la giornata con il sorriso. Pierre, invece, non sorride da molto. Non sa più cosa sia la felicità. Tutto, intorno, gli appare grigio, persino il poco tempo che passa con la famiglia. Fino al giorno in cui si ferma per caso a un chiosco. E proprio lì succede qualcosa che cambia il suo futuro. L'anziano venditore gli fa una proposta: assaggiare una colazione capace di migliorare la vita. Pierre se ne intende di brioche, e non crede alle parole dell'uomo. Eppure, ogni giorno ritorna al negozio e ascolta i consigli dell'ambulante; per esempio che nella vita c'è un'unica occasione e non va sprecata lamentandosi; o che il fallimento non è un errore, ma la strada per diventare chi si vuole essere; o ancora che non bisogna dare per scontato chi abbiamo accanto, perché è in loro che troviamo la forza di affrontare gli ostacoli. Mattina dopo mattina, Pierre prova a mettere in pratica questi insegnamenti e sente qualcosa risvegliarsi dentro di sé. Il sorriso che per lui era solo la forma dei croissant prodotti dalla sua azienda diventa parte delle sue giornate. Perché dare una svolta alla propria esistenza non solo è possibile, ma è un dovere. Il sole, il suono dell'acqua che scorre, l'odore della pioggia, il frusciare del vento, l'amore, l'amicizia sono un regalo che necessita di cure. Rendere grazie per le piccole cose è il primo passo per godersi appieno le gioie più immense. Il romanzo che ha convinto i lettori e i librai francesi. Recensione Dietro ad un titolo frivolo si nasconde un libro che, senza troppe pretese, insegna molto e soprattutto si fa portatore di un messaggio importante: il cambiamento è possibile se lo si desidera con tutto il cuore. Il personaggio principale, Pierre, sembra non avere più interessi e scopi, più nulla lo attrae, ma, nonostante ciò, un giorno per caso, la vita gli riserba una bella sorpresa. Un personaggio sicuramente ben costruito, dalla personalità molto forte; apparentemente Pierre è un uomo di successo, ma dietro a quel suo modo di apparire, si nasconde una forte fragilità. Il successo, i soldi, i dolci, sono solo degli escamotage creati per nascondere ciò la sua vera natura. L’incontro con un anziano è uno scontro con la realtà che spinge Pierre ad interrogarsi sulla sua vita e ad agire, cercando di cambiarla, ma non per fare contenti gli altri, ma se stesso. d è così che l’autrice cambia la prospettiva di vita di chi legge, dando un grande messaggio: non è mai troppo tardi per essere felici e soprattutto per cambiare, soprattutto se si desidera farlo. Questo è un libro semplice ed intuitivo che si legge in poco tempo, senza troppe difficoltà. È una storia dalla quale si impara molto e soprattutto permette di riflettere. Spesso si danno per scontate molte cose, anche semplici episodi di vita quotidiana e ovviamente ciò risulta errato Essere ancorati ad una determinata condizione, abituandosi a vivere in quel modo, senza stimoli, quasi privi di emozioni, così come Pierre, è deleterio e con questo libro il messaggio è chiaro. Una lettura diversa, che si legge tutta d’un fiato e che aiuta a pensare solo a cose belle e positive. Per il lettore, immedesimarsi nel protagonista principale è molto facile, data la perfetta caratterizzazione del personaggio; si tratta di un uomo ostinato, ambizioso che ha lottato duramente per raggiungere i propri obiettivi ma non si è ancora reso conto di aver perso qualcosa di molto importante: la gioia. La storia può sembrare a tratti surreale, ma appare sin dall’inizio molto divertente e avvolta da un’immane dolcezza. La vicenda dà speranza e si colora di emozioni e suggestioni diverse, pagina dopo pagina, senza mai deludere le aspettative di chi legge, con razionalità, verità e molta padronanza narrativa. Un libro adatto ad ogni lettore, soprattutto a chi desidera leggere una storia che non sia troppo complicata, i cui episodi, sentimenti, attività quotidiane, possono essere comuni a tutti. Alcune note su Camille Andrea Dietro lo pseudonimo Camille Andrea si nasconde una grande firma della letteratura francese, di cui tutti ignorano l’identità, lettori e editore compresi. Una cosa, però, è certa: qualunque sia il suo vero nome, il suo romanzo è più irresistibile di un croissant appena uscito dal forno. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #federica_merati, #camille_andrea, #voto_quattro

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RECENSIONE: Chiuditi dentro (Riley Sager)

RECENSIONE: Chiuditi dentro (Riley Sager)

Autore: Riley Sager Traduttore: Annarita Guarnieri Editore: Time Crime, 2022 Pagine: 348 Genere: Narrativa straniera, Thriller Prezzo: € 16.90 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Niente ospiti. È proibito passare la notte fuori. Non disturbare i residenti, tutti ricchi o famosi o entrambi. Queste sono le uniche regole per il nuovo lavoro di Jules Larsen come custode di un appartamento al Bartholomew, uno dei palazzi più suggestivi e misteriosi di Manhattan. Con il cuore spezzato e al verde, Jules è affascinata dallo splendore di ciò che la circonda e accetta l'offerta, pronta a lasciarsi alle spalle il passato. Quando conosce i residenti e il personale del Bartholomew, Jules è incuriosita da una collega, Ingrid, la custode dell'appartamento al piano di sotto che le ricorda in modo confortante, e al tempo stesso inquietante, sua sorella scomparsa all'improvviso otto anni prima. Quando Ingrid le confida che il Bartholomew non è ciò che sembra e le racconta la storia che si nasconde dietro la facciata scintillante del palazzo... l'inquietudine comincia a insinuarsi in lei. Ma Jules scaccia la paura, si ripete che sono solo innocue storie di fantasmi. Fino alla mattina dopo, quando scopre che Ingrid è sparita. Alla ricerca della verità, Jules scava più a fondo nel passato oscuro del Bartholomew e nei segreti custoditi tra le sue mura. E quando scopre che Ingrid non è la prima custode di cui non si hanno più notizie, sarà costretta a muoversi velocemente se vuole smascherare una setta di fanatici, fare luce sul passato e sfuggire al Bartholomew prima che da residenza temporanea si trasformi nella sua eterna dimora. Recensione Inizio subito dicendo che questo è il primo libro che leggo dell’autore e sono molto felice di averlo fatto. La protagonista è Jules, una giovane donna con il cuore spezzato e completamente al verde. I genitori sono morti in un tragico incidente da loro causato per truffare l’assicurazione e poter permettere alla figlia di riprendersi dal pozzo di debiti che i due avevano accumulato in vita. Il pozzo in cui la famiglia Larsen è precipitata alla scomparsa della primogenita. Dopo la sparizione la madre si è infatti ammalata in maniera irreversibile di un male degenerativo mentre il padre poco dopo è rimasto senza lavoro. Jules è quindi costretta ad affrontare le difficoltà in solitudine dopo che, avendo perso il lavoro ed essendo rincasata prima con i pochi effetti personali recuperati dall’ufficio, trova il fidanzato nel loro appartamento impegnato in effusioni con un’altra donna. Finisce quindi sul divano della migliore amica, ed è qui che la incontriamo, intenta alla ricerca di un nuovo lavoro. Lavoro che non tarderà ad arrivare ma che all’amica creerà non poco sospetto. Jules però, oltre a voler abbandonare il divano che ormai è diventata la sua branda, ha bisogno di dare nuovamente un senso alla propria vita. Accetta quindi immediatamente il nuovo impiego. Essa viene assunta come apartment sitter, termine che in Italia è sicuramente poco conosciuto. Ciò consiste nel sorvegliare un appartamento, in questo caso di lusso, perché una vecchia legge dello stabile prevede che l’appartamento non possa stare vuoto, nemmeno una notte. Questa è solo una delle strampalate regole dettate alla protagonista; non le è infatti consentito dormire fuori dall’appartamento nemmeno una notte, né può invitare amici a visitarlo o fare foto e pubblicarle sui social. Regole che mettono in allarme l’amica in maniera sempre maggiore. La donna non è però l’unica a svolgere questo compito all’interno del palazzo, la cui storia oscura e tragica inizia con il suicidio del proprietario e con una serie di morti che arrivano fino al satanismo. Molti articoli sono stati scritti nel corso degli anni, ma attorno al Bartholomew vi è ancora una nube di mistero. L’altra custode assunta poco prima di lei è Ingrid, una giovane donna dai capelli blu che le confida di provare una certa inquietudine per la scomparsa della precedente custode dell’appartamento in cui si è appena trasferita la nostra protagonista. Anche se Ingrid sostiene che non vi siano problemi, presto i suoi occhi rivelano il contrario. Questa scoprendo la verità non le rimane che fuggire e lasciare a Jules una difesa contro le minacce in cui il Bartholomev affonda le sue radici. La trama, per nulla banale, mi ha colpito in positivo. L’autore è abile nel dirigire il lettore verso una direzione che, però, è solo fittizia e non ha nulla a che vedere con la verità. Gli ultimi capitolo stupiscono e ciò dimostra l’abilità dell’autore. Questo un romanzo ricco di mistero, inquietante e claustrofobico che, nonostante mi abbia lasciato con qualche punto interrogativo, mi ha fatto scoprire un autore che ha costruito una storia mai banale e che stupisce. Alcune note su Riley Sager Nato in Pennsylvania, Riley Sager vive a Princeton, nel New Jersey. Ex giornalista, editor e graphic designer, Sager oggi è uno scrittore a tempo pieno. Il suo primo thriller, Final Girls – Le sopravvissute (Giunti Editore), è diventato un bestseller nazionale e internazionale, e il romanzo successivo, The Last Time I Lied, è stato in cima alle classifiche dei libri più venduti stilate dal New York Times. Di lui Timecrime ha già pubblicato nel 2021 A casa prima di sera, da cui sarà tratto un film prodotto da Sony Pictures in collaborazione con la 21 Laps di Shawn Levy, produttrice della serie tv Stranger Things. Anche l’adattamento di Chiuditi dentro per una serie tv è in lavorazione. Quando non si dedica a un nuovo romanzo, a Sager piace leggere, cucinare e andare al cinema il più possibile. TAG: #narrativa_straniera, #thriller, #annarita_guarnieri, #riley_sager, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Gli anelli della vita. La storia del mondo scritta dagli alberi (Valerie Trouet)

RECENSIONE: Gli anelli della vita. La storia del mondo scritta dagli alberi (Valerie Trouet)

Autore: Valerie Trouet Traduttore: Bianca Bertola Editore: Bollati Boringhieri, 2022 Pagine: 288 Genere: Saggi, Ambiente Prezzo: € 24.00 (cartaceo), € 16.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Anche i bambini sanno che basta contare i cerchi concentrici di un tronco per conoscere l'età di un albero. Pochi però sanno che l'apposita branca che studia questi anelli, la dendrocronologia, ha dato uno straordinario contributo alla conoscenza del clima sulla Terra e delle complesse relazioni uomo-ambiente. La datazione comparata di questi preziosi archivi geo-biologici permette di studiare anche il passato più remoto, non solo analizzando quanta anidride carbonica un albero ha immagazzinato - o quali siccità o perturbazioni antropiche ha attraversato - ma ricostruendo le dinamiche climatiche di zone molto distanti fra loro. Valerie Trouet, una delle massime esperte internazionali di dendrocronologia, entra nelle pieghe di questa affascinante disciplina a partire dalle sue avventurose ricerche sul campo, dai remoti villaggi della Tanzania alla taiga siberiana, sulle tracce di alberi da campionare. Attraverso gli esemplari più antichi, datati dalla paleodendrocronologia con maggiore precisione del radiocarbonio, l'autrice spiega il declino di grandi civiltà del passato, causato dallo sfruttamento intensivo delle foreste, intercalando storie sul bottino dei pirati, sul violino di Stradivari o sul segreto delle vittorie di Gengis Khan. Non restano dubbi: i risultati della dendrocronologia, se opportunamente recepiti da governi e organizzazioni intergovernative, possono contribuire ad affrontare le sempre più drammatiche sfide climatiche dell'Antropocene. Recensione Tra i mostri di Gila e i cactus sporgenti del deserto dell'Arizona, si trova un improbabile centro di eccellenza accademica: il Laboratory of Tree-Ring Research (LTRR). In questo saggio, l’autrice, invita il lettore allo scoperto di un nuovo mondo. Gli alberi possiedono una serie di anelli che corrispondono a cicli annuali di crescita, che sono determinati da eventi atmosferici e climatici. A un occhio inesperto, gli anelli di un tronco d'albero da giardino potrebbero suscitare ricordi di un difficoltoso conteggio durante l’infanzia. Eppure, attraverso gli occhi allenati di Trouet come dendrocronologo qualificato, questa pratica risulta un viaggio trascendentale nel tempo. Viaggiando per il mondo per raccogliere campioni, i dendrocronologi hanno creato una linea temporale attraverso la quale esaminare periodi ed eventi climatici complessi nella storia della Terra. Il lavoro di Trouet in questo campo ci trasporta in angoli remoti del pianeta. I protagonisti di questo racconto sono gli antichi pilastri dei nostri ambienti che, secondo alcuni abili ricercatori, custodiscono la saggezza di ere passate. Il fascino dell’autrice per i tesori delle sue avventure fa conoscere al lettore diversi “personaggi”. C'è Adonis, il più antico albero dendrocronologicamente datato in Europa, che domina la catena montuosa del Pindo nel nord della Grecia; c'è Matusalemme, il saggio di 4.789 anni dell'antica foresta di pini di Bristlecone; e innumerevoli altri alberi che sono stati testimoni degli eventi nei nostri libri di storia. Trouet dipinge il ritratto di un processo scientifico. Il lettore scopre come pensano gli scienziati per risolvere sfide apparentemente insormontabili; come condividono le informazioni e pianificano meticolosamente il loro studio. La dedizione all'accuratezza è l'essenza della dendrocronologia e la ragione della sua autorità nella datazione dei reperti archeologici in legno e nella risoluzione delle controversie sull'autenticità delle opere d'arte storiche (gli esperti possono datare con precisione le cornici). L’autrice incuriosisce ancora di più quando intreccia storia e scienza del clima; come la fredda estate dendrocronologica del 1816, un sottoprodotto dell'eruzione vulcanica della Tombara in Indonesia che, secondo lei, costrinse Mary Shelley, in vacanza al Lago di Ginevra, a scambiarsi storie su un giovane scienziato e il suo mostro. Questo bel saggio è una pratica guida sul campo per studiare il clima terrestre; la sua dipendenza dalle variazioni orbitali, la sua sensibilità alle eruzioni vulcaniche e alla radiazione solare. Attraverso una lente inaspettata, il lettore impara come il nostro clima è stato modellato dalle forze naturali e come alcuni degli esseri viventi più antichi portano le incisioni di un tempo immemorabile. Alcune note su Valerie Trouet Valerie Trouet è una dendrologa belga naturalizzata statunitense. È professoressa presso la University of Arizona, dove insegna al Laboratory of Tree-Ring Research. Ha studiato paleoclimatologia ottenendo un PhD in Ingegneria delle bioscienze a Leuven. È stata ricercatrice sia alla Penn-State University che in Svizzera, prima di trasferirsi a Tucson, dove ora è Distinguished Scholar. Gli anelli della vita ha ricevuto vari premi, fra cui il Jan Wolkers Prize 2020 per la sezione Natura. TAG: #saggi, #ambiente, #bianca_bertola, #valerie_trouet, #voto_quattro

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RECENSIONE: Benedetti sondaggi. Leggere i dati, capire il presente (Lorenzo Pregliasco)

RECENSIONE: Benedetti sondaggi. Leggere i dati, capire il presente (Lorenzo Pregliasco)

Autore: Lorenzo Pregliasco Editore: ADD Editore, 2022 Pagine: 208 Genere: Saggi Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 9.90 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama "Benedetti sondaggi" parla di dati, di come orientano la nostra percezione, di come ci aiutano a capire il presente e di come vengono raccontati e interpretati. Ai dati ricorriamo ogni volta che dobbiamo formulare un giudizio o risolvere un problema: e che si tratti di politica o di sport, di economia o del festival di Sanremo tendiamo a organizzarli in modelli che ci aiutino a prevedere gli eventi. Quando al rigore dei numeri si aggiunge l'impatto di un oggetto visibile il nostro punto di vista viene influenzato: grafici, mappe, linee, barre e torte esercitano un potere enorme sull'idea che ci facciamo di un fenomeno. A seconda di come vengono presentati, i dati possono rassicurarci o allarmarci, rafforzarci nelle nostre convinzioni o minare le nostre certezze. Insidie e rischi che si possono superare facendosi le domande giuste su quello che stiamo vedendo, dotandosi di una "cassetta degli attrezzi" fatta di attenzione, capacità critica e consapevolezza. Lorenzo Pregliasco ci aiuta a mettere insieme queste competenze, guidandoci nei meandri dei numeri e dei dati da cui siamo ogni giorno sempre più circondati. Recensione Sovente ci basta un’occhiata a un grafico per credere di aver capito qualcosa. Si sa, i dati parlano chiaro, soprattutto se vengono da un esperto; ma siamo sicuri di saperli leggere questi grafici e di saperli interpretare correttamente questi dati!? Non si tratta di avere competenze matematiche eccelse, né di aver studiato statistica. Si tratta proprio di avere gli strumenti per leggere, esattamente come accade con le lettere dell’alfabeto. Non è una cosa da poco perché in base a come ci vengono raccontati i dati, sui mezzi di informazione e nella comunicazione, noi orientiamo la nostra percezione del mondo e prendiamo delle decisioni. Quindi cambiamo la nostra vita e il modo di relazionarci con il contesto e con le altre persone. Pensiamo ad esempio alla Pandemia. Quando eravamo in piena emergenza i numeri ci consentivano, se ben raccolti e ben interpretati, di capire che cosa stesse accadendo e dove, ma anche e soprattutto, di prendere delle decisioni utili per agire nel migliore dei modi. Quindi è davvero curioso che non si insegni a tutti i bambini e a tutti noi, fin dalla scuola, a padroneggiare questa competenza. Sapere leggere, ricevere una "alfabetizzazione grafica" che permetta di recepire informazioni visive e quindi fruire grafici e leggere correttamente i dati di un sondaggio è centrale e lo è sempre di più perché sempre di più l’informazione usa questi strumenti per comunicare con noi. Ciò che è visivo, lo sappiamo, ha un impatto immediato sulla nostra attenzione ma spesso non abbiamo gli strumenti per contestualizzare e per interpretare. I dati, i grafici, i numeri in generale usati per interpretare il mondo intorno a noi sono una forma di potere. Perché cambiano le decisioni delle istituzioni, la comunicazione dei giornalisti e quindi la nostra percezione e le nostre azioni. Come sempre, noi stessi, abbiamo il potere di influenzare gli altri con le nostre azioni che sono mutuate da ciò che crediamo di aver capito del mondo. Quindi abbiamo anche in questo caso una responsabilità. Ecco un libro, molto chiaro, estremamente godibile che vi permette di diventare esperto di proiezioni, mappe, linee e barre. Un ottimo testo per diventare dei lettori grafici eccellenti. Alcune note su Lorenzo Pregliasco Lorenzo Pregliasco è co-fondatore e direttore di YouTrend. Analista politico, esperto di opinione pubblica e comunicazione, insegna all’Università di Bologna e alla Scuola Holden. Ha scritto su “L’Espresso”, “il Sole 24 Ore”, “Politico Europe” e sue analisi su consenso e comportamenti di voto appaiono regolarmente su Sky TG24, La7, Rai e su testate internazionali come Reuters, «Wall Street Journal» e Bloomberg. TAG: #saggi, #lorenzo_pregliasco, #voto_cinque

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RECENSIONE: Larry sedia a dondolo (Filippo Strumia)

RECENSIONE: Larry sedia a dondolo (Filippo Strumia)

Autore: Filippo Strumia Editore: Elliot, 2022 Pagine: 64 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 7.00 Acquista: Libro Trama Il 2 luglio del 1982 Lawrence Richard Walters, un camionista americano, decollò dal giardino della sua casa in California su una sedia a dondolo appesa a palloncini gonfiati con l'elio. Equipaggiato con panini, birre, una radio e un fucile, Larry prevedeva di alzarsi per una decina di metri, sgranocchiare qualcosa, bere un paio di birre, quindi sparare ai palloncini e posarsi dolcemente al suolo. Sbagliò i calcoli e si ritrovò a 4.600 metri di quota, tremando dal freddo e ostruendo il corridoio di avvicinamento all'aeroporto di Los Angeles. Riuscì comunque a sparare ai palloncini e, dopo una rocambolesca discesa, si posò a terra senza un graffio. Quell'esperienza estrema e sublime cambiò la sua vita. Smise di fare il camionista, divenne un personaggio pubblico, invitato da molte radio e tv, ma alla fine restò senza un soldo. Impiegò il suo tempo camminando in montagna e si offrì come volontario del servizio forestale degli Stati Uniti. Durante l'ultima camminata nei boschi, si tolse la vita sparandosi al cuore. La sua vicenda però non smette di affascinare chi ne viene a conoscenza e a lui Filippo Strumia ha dedicato questo divertito quanto struggente omaggio letterario. Recensione Siamo negli anni '80 e in un paese al di là dell'oceano, nei sobborghi di una grandissima città, vive Larry. Fin da bambino, il nostro protagonista, ha la testa piena di sogni. Tra i tanti, Larry, ne ha uno più grande di tutti: sogna di librarsi nell'aria e volare libero tra le nuvole e i falchi. Vuole realizzarlo a tutti i costi. Larry, fin da piccolo, mette da parte i pochi centesimi che la mamma gli dona in cambio di alcuni lavori domestici con la certezza che un giorno sarebbe riuscito a staccarsi da terra per lanciarsi verso il cielo. Crescendo, complice la lettura di libri e la visione di film, il sogno prende una forma razionale: fare il pilota, senza alcun dubbio. Ognuno però, suo malgrado, lascia l'infanzia e si ritrova immerso nella crudezza della vita di adulto. Ben di rado vi trovano posto i sogni del bambino, che pure continua a vivere in qualche angolo della mente, pronto a farsi ascoltare. Nel caso di Larry, ci pensa la natura, in modo particolarmente crudele e perentorio, a inchiodarlo a terra. La sua vista, che lo ha costretto a portare spessi occhiali sin da quando era piccolo, si rivela troppo compromessa e, purtroppo, non gli consente di ottenere un brevetto che lo abilita a pilotare qualunque macchina volante costruita dall'uomo. Il destino spesso infierisce sulle sue vittime, così riserva per Larry anche una beffa crudele: lo fa vivere non lontano da uno dei più grandi e trafficati aeroporti del mondo. Così, ogni giorno, mentre ozia in giardino o rientra dal suo noioso lavoro, è costretto a guardare decine di aeroplani passargli sopra la testa, urlando a pieni motori mentre si arrampicano verso quel cielo che a lui è proibito. Vi è un limite a ciò che un uomo, anche il più mite e paziente, può sopportare, e per Larry quel limite viene superato un giorno apparentemente qualunque, all’inizio di primavera del 1982. Non vi è alcuna precisa causa scatenante. Forse l'ennesimo aeroplano ruggente sopra di lui, diretto chissà dove, oppure il suo trentatreesimo compleanno, con la consapevolezza che il tempo passa, e si avvicina il momento in cui si sarebbe sentito troppo rassegnato per tentare qualsiasi cosa. Quale ne sia la causa, Larry decise di ribellarsi al suo destino. La ribellione inizia con molte serate passate al tavolo da cucina, sgomberato frettolosamente dai piatti della cena e sostituiti da alcuni libri presi a prestito in biblioteca, oltre a molti fogli che riempie di calcoli e appunti. Dopo alcuni mesi di studi e di note, va a visitarlo il suo vicino. Larry guarda con interesse una sedia da giardino che pare fatta apposta per quello che lui ha in mente. Così la chiede in prestito per qualche giorno, promettendo di non rovinarla in alcun modo. Il vicino, stupito della richiesta, accetta comunque di prestare la sedia al ragazzo. In seguito, Larry, mette mano ai suoi risparmi. Conosce un negozio dove vendono dei giocattoli tecnologici, anche molto sofisticati. Con fare innocente entra e chiede di acquistare ben quarantacinque palloni per esperimenti, di quelli usati dai ragazzi delle scuole per mandare in cielo qualche povera ranocchia o un altrettanto sfortunato topolino. Il numero quarantacinque è il frutto dei suoi calcoli. Con i suoi palloni chiusi in un grosso scatolone e riposti nel cassone del camioncino, Larry passa in un altro negozio, questa volta di forniture industriali, e acquista una grossa bombola di elio. Assicura la sedia del vicino a terra, con una robusta corda. Fissa alla sedia una specie d’imbragatura che ha costruito in garage, ci lega i quarantacinque palloni e poi li gonfia uno per uno con l'elio della bombola. Subito la sedia inizia a tirare verso l'alto, come se fosse stata contagiata dalla voglia di azzurro di Larry, ma lui non è ancora pronto. Prende la sacca con tutto il necessario: un paio di bottiglie di coca-cola, il cavatappi, una piccola ricetrasmittente da radioamatore e una pistola. Sicuramente il più bizzarro equipaggiamento che un aspirante Icaro abbia mai messo insieme. Infine impugna un coltello, si siede, si imbraga con la cintura di sicurezza e taglia la corda. Vola! Presto il ragazzo si ritrova a più di 4000 metri di altitudine con il respiro affannoso e il corpo ghiacciato. Con la mano intorpidita dal gelo e la fortuna dalla sua parte, Larry spara ad alcuni palloncini. Inizia così la discesa. Con Larry incredulo e pieno di gioia, la sedia tocca presto terra senza neanche un graffio. Ad attendere il giovane vi sono i soccorsi e la polizia. Larry restituisce la sedia intatta e, per qualche mese l'uomo diviene famoso. Dopo che i media lo hanno sfruttato sino all'ultima goccia di interesse, Larry e la sua impresa vengono dimenticati. L'uomo però non ha mai dimenticato quel giorno che lo ossessiona in quanto portatore di una felicità mai più sperimentata. Purtroppo si tratta di storia reale e non di favola dove vi è sempre il lieto fine. Non voglio però svelarvi altro. L'autore è molto abile nel dare vita a Larry e alla sua impresa. Lo stile di scrittura è molto coinvolgente e il lettore non fatica ad emozionarsi con il protagonista. Un piccolo libro che racconta una impresa tanto straordinaria quanto dimenticata. Sicuramente è più famoso il film animato Up che si ispira a questa storia. Un libro che consiglio a tutti coloro che credono ancora nei sogni e che vogliono conoscere la storia di un eroe, perché solo liberandosi dal buon senso e dalla ragionevolezza si può dire di esistere. Alcune note su Filippo Strumia Filippo Strumia (Roma 1962) vive a Roma e lavora come psichiatra e psicoanalista di orientamento junghiano. Ha pubblicato Pozzanghere (Einaudi 2011), Flumen (Elliot 2012) e Marciapiede con vista (Einaudi 2016). TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #filippo_strumia, #voto_quattro

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RECENSIONE: Nella tana (Michaela Kastel)

RECENSIONE: Nella tana (Michaela Kastel)

Autore: Michaela Kastel Traduttore: Monica Pesetti Editore: Emons Edizioni, 2019 Pagine: 235 Genere: Narrativa straniera, Thriller Prezzo: € 15.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Da dieci anni Ronja vive in una vecchia casa nel bosco, lontana da ogni centro abitato. Non conosce molto del mondo, perché "papà" l'ha portata lì quando era una bambina. Ora è diventata grande, e non gli interessa più. Così tiene in ordine le camere, prepara da mangiare, si prende cura dei più piccoli e di Nika, a letto malata. Con l'aiuto di Jannik, suo coetaneo, si cala nel crepaccio in fondo al quale vengono gettate le ragazzine che non si adattano e cercano di scappare. Quando le riporta alla superficie, a volte sono ancora vive. A volte no, e l'uomo chiamato papà andrà a cercarne altre. Sono tante le bambine scomparse. Lola, Emma, Lisa, Mona, le gemelle Laura e Annika... Nella sconfortante assenza di indizi, la poliziotta che segue il caso non si dà pace e continua le indagini con ostinazione e coraggio. Ha fiuto, ma non sempre il pericolo è dove te lo aspetti. L'occasione di lasciarsi tutto alle spalle arriva all'improvviso, ma Ronja e Jannik scopriranno che anche una porta aperta può far paura. Recensione Questo libro mi ha sorpreso, non solo per la scrittura, ma anche per l’argomento. Alla fine della lettura di questo romanzo, che tratta l’argomento in modo superbo, ho provato un misto di sollievo e di sconforto. Sollievo in quanto il pensiero che ci si trova davanti ad un racconto e non alla realtà, mi ha liberato dall’angoscia. Sconforto perché ciò che accade nel libro è accaduto sicuramente in qualche parte del mondo. La storia raccontata è cruda e ruvida tanto che lo sconsiglio a tutti coloro che hanno timore nel leggere storie terribili di minori. La scrittura dell’autrice è fin troppo precisa e nitida anche laddove, forse, il lettore preferisce che venga calata un’ombra buia per nascondere, piuttosto che mostrare. Una vicenda raccontata da punti di vista differenti, ma corale, che, mano a mano che progredisce, diventa sempre più mostruosa e colpisce allo stomaco. L’autrice scrive in modo molto diretto, ha una ottima capacità descrittiva non solo degli ambienti, che pervadono il racconto non come un banale fondale, ma come co-protagonista della vicenda, ma anche dei singoli personaggi. Tutti loro vengono portati in scena in modo completo senza trascurare le paure e le ingenuità che in certi momenti fanno rabbia; in quanto son le ingenuità che riemergono quando la vita è stata fino a quel momento sottomissione. Vite che hanno parvenza di umanità e di normalità, ma che vengono frantumate dal brutale intervento che distrugge le infanzie e le tramuta in incubi. Tutto ciò vivono e provano Ronja, Jannik e la serie di bambini che sono transitati in quella casa incastonata nel profondo della foresta dove non vi sono prìncipi o altri eroi disposti a salvarli. Più si va avanti con la storia più le pagine diventano pesanti. Ci si aspetta sempre il peggio, ma molto lettori non sono preparati a ciò che l’autrice riesce abilmente ad apparecchiare su carta. Poi arriva la fine e si rimane con l’amaro in bocca, perché sicuramente vengono in mente tutti quei casi in cui i bambini sono trastullo di adulti e che purtroppo bambini non sono più. Personalmente avrei preferito una fine più lieve, ma sicuramente ciò non si addice al voto di crudo realismo dell’autrice che ha segnato la fine più adatta, ma non quella sperata. Una lettura che consiglio ai non deboli di cuore e a chi se la sente di guardare in fondo agli abissi del cuore e del comportamento umano senza rimanerne paralizzato. Alcune note su Michaela Kastel Michaela Kastel, nata a Vienna nel 1987, è cresciuta in un paesino della Bassa Austria. Ha compiuto gli studi universitari nella capitale dove oggi vive e lavora in una piccola libreria indipendente. Ha pubblicato i romanzi Hinter dem Spiegel (2015), Die Sterblichkeit der Seele (2017), Nella tana (2018) e Worüber wir schweigen (2019). Nella tana ha ricevuto il prestigioso Viktor Crime Award nel 2018 e presto sarà portato sugli schermi. TAG: #narrativa_straniera, #thriller, #monica_pesetti, #michaela_kastel, #voto_quattro

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RECENSIONE: La prova dei cinque petali (Paolina Baruchello, Andrea Rivola)

RECENSIONE: La prova dei cinque petali (Paolina Baruchello, Andrea Rivola)

Autore: Paolina Baruchello, Andrea Rivola Editore: Sinnos, 2022 Pagine: 96 Genere: Graphic novels, Narrativa per ragazzi Prezzo: € 14.00 Acquista: Libro Anteprima: https://issuu.com/sinnos/docs/la_prova_dei_cinque_petali_anteprima Trama Dopo "Pioggia di primavera", Paolina Baruchello e Andrea Rivola tornano a raccontare il mondo del kung fu, tra arti marziali e continua ricerca di sé. Qui ci sono due ragazzi, Jin e Tian, che sono diversi per ceto sociale e aspirazioni ma che stranamente si somigliano moltissimo. I loro destini si incrociano grazie a uno spettacolo circense e li portano fino a un tempio scavato nella roccia, dove avviene la difficilissima prova dei Cinque Petali del Fiore di Prugno. Per superarla serviranno tutte le abilità e il coraggio di ognuno di loro. Età di lettura: da 10 anni. Recensione Gli autori di questo volume hanno esordito nel 2015, sempre con questa casa editrice, con una storia di coraggio legata al mondo del kung fu. Anche in questo libro il mondo del kung fu e della Cina fanno da sfondo alle avventure dei due protagonisti, Jin e Tian. I due ragazzi, una femmina (Jin) e un maschio (Tian), sono alla ricerca di loro stessi. Lei si guadagna da vivere facendo il circo, mentre lui, non volendo deludere il padre, si prepara con impegno a superare la difficilissima prova dei Cinque petali del fiore di Prugno per poter entrare tra le guardie dell’imperatore. Il giovane però, in cuor suo, non è molto convinto. I ragazzi si incontrano e si avvicinano proprio grazie all’arte circense. Essi scoprono che si assomigliano parecchio, sia nel fisico che negli interessi. Entrambi amano sia il kung fu sia il circo. Oltre a ciò, i giovani hanno in comune la stessa forza di volontà che mettono in quello che fanno e che permette loro di superare le barriere, gli ostacoli, le paure e le prove che la vita presenta. Questa storia non è solo una narrazione dove l’amicizia dimostra di essere un elemento fondamentare per andare oltre a ciò un limite alla libertà dei protagonisti; essa è una grande prova da superare per diventare più consapevoli di sé, per confrontarsi con il proprio passato e dare un senso a tanti dubbi e perplessità che attanagliano i protagonisti durante le vicissitudini che attraversano. Allo stesso tempo, in questo romanzo grafico, vi è uno scontro generazionale, figli contro padri. Questi ultimi legati alla tradizione e al passato, mentre i primi puntano al progresso per trovare il loro posto nel mondo. Un altro aspetto interessante è che, i due protagonisti, compiono gesti che portano le tradizioni consolidate da tempo a rivedere i loro schemi strutturali e a rivalutare relazioni umane del passato che si credono perse da tempo. Per quanto riguarda l’aspetto grafico del libro, esso è molto curato e arricchito da illustrazioni calde dalle tonalità del viola e dell’arancione che permettono lettore di avventurarsi, insieme ai protagonisti all’interno della cultura cinese. I colori forti delle immagini rendono la storia viva grazie anche alla perfetta interazione con il testo. Per riassumere, questa graphic novel è una storia di formazione dove l’amicizia, la collaborazione, la fiducia reciproca e la necessità di comprendere il proprio essere spinge i protagonisti a confrontarsi con il passato e le tradizioni e ad andare avanti a qualsiasi costo, oltre ogni ostacolo e pregiudizio. Alcune note su Paolina Baruchello Paolina Baruchello storica di formazione e operatrice culturale, non ha mai smesso di amare i libri per ragazzi da quando è stata in grado di guardarne le illustrazioni e di leggerli. Il suo primo lavoro è stato fare la lettrice e poi la traduttrice dal francese per la Mondadori Ragazzi, per cui ha tradotto più di trenta titoli e curato introduzioni e adattamenti. Dopo viaggi per il mondo, reali e immaginari, e anni di lavoro per istituzioni culturali, è diventata autrice, pubblicando con Sinnos “Pioggia di Primavera”, graphic novel illustrata da Andrea Rivola (2015). Con Sinnos ha pubblicato anche l’albo “Lo Sport non fa per te”, illustrato da Federico Appel (2018) e sempre insieme ad Andrea Rivola “La prova dei Cinque Petali” (2022). Alcune note su Andrea Rivola Andrea Rivola è un illustratore dal tratto riconoscibilissimo, in grado di unire l’amore per la composizione geometrica con una lettura sempre intelligente e ironica dei testi che deve accompagnare (e a cui spesso aggiunge del suo). Oltre ad essere un illustratore raffinato, è anche produttore di due ottimi vini: un sangiovese corposo e convincente e un albana bianco pieno di profumi e spezie. TAG: #graphic_novels, #narrativa_per_ragazzi, #paolina_baruchello, #andrea_rivola, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Dio c'è ed è bellissimo. L'annuncio di Gesù (Paolo Curtaz)

RECENSIONE: Dio c'è ed è bellissimo. L'annuncio di Gesù (Paolo Curtaz)

Autore: Paolo Curtaz Editore: Piemme, 2022 Pagine: 199 Genere: Narrativa italiana, Religione Prezzo: € 15.90 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Tutti abbiamo un'idea di Dio, un'idea costruita a partire dal nostro carattere, dalla nostra esperienza, dall'ambiente in cui siamo cresciuti. E tanti di noi tendono a proiettare su Dio i loro bisogni e le loro speranze, o a chiamarlo in causa per le ingiustizie e le sofferenze che subiscono o colpiscono gli innocenti. Chi è dunque il Dio in cui crediamo (o non crediamo)? È la domanda che Paolo Curtaz ci pone in queste pagine, invitandoci a mettere fra parentesi tutto ciò che crediamo di credere per cercare di conoscere il Dio che Gesù racconta nei Vangeli. In una sorta di introduzione al cristianesimo, amichevole e ricca di umorismo, il teologo ci mostra, ripercorrendo i testi biblici, come liberare la testa da vecchie e asfittiche convinzioni religiose, imparare ad ascoltare la testimonianza evangelica, cercare con costanza, nella nostra vita, quel tesoro nascosto che è la presenza di Dio. Chi accoglie la prospettiva di Gesù incontra un Padre che lo ama e lo rende capace di amare, lo fa partecipe di un grande progetto d'amore, gli apre le porte su una vita più autentica, gioiosa, intensa. Recensione Il libro che vado sto per recensire oggi ha come argomento la teologia. Lo scrittore, mio conterraneo, è stato ordinato sacerdote nel 1990 per poi lasciare il ministero sacerdotale ne 2007 e dedicarsi completamente alla evangelizzazione. Nel 2018 consegue il Dottorato in Teologia e, nel corso degli anni, ha scritto numerosi saggi di spiritualità e tenuto diverse conferenze che hanno radunato molte persone. In questo volume, una delle principali domande a cui si cerca di rispondere, riguarda la conoscenza del Dio in cui crediamo o non crediamo. Questo perché molte persone che incontriamo credono di credere oppure credono di non credere, ma quando si cerca di capire cosa vi è dietro la loro fede si hanno, perlopiù, idee confuse o comunque poco chiare. Molto spesso, anche dovuto al retaggio culturale, le persone si fanno una idea di Dio, ma che sovente non corrisponde al Dio che Gesù è venuto a raccontare. Le nostre convinzioni sovente non ci permettono di comprendere la vera identità di Dio. Molto spesso dentro di noi vi è una Sua idea positiva. Dio è visto come una entità che porta punizione, disgrazia o controlla. Il messaggio evangelico invece vuole superare tutte queste immagini. Bisogna essere in grado di passare dal Dio che si ha nella propria testa al Dio di Gesù. Si può dire che in gioco vi è anche la capacità di amare. Sintetizzando il messaggio dell’intera Bibbia si può affermare che si inizia con un “sei amato” e finisce con un “amerai”. L’uomo è molto bravo a sperimentare l’amore terreno, ma ha ancora poco familiarità con quello divino. Invece, Gesù è venuto proprio per dire ad ogni uomo e donna che è amato, che il Padre lo ha pensato, che viene amato a prescindere. Ogni uomo deve imparare a riscoprire la fede intesa come evento personale e non come facciata. Questo cammino di conversione può avvenire in qualsiasi momento della vita come, ad esempio, è avvenuto a San Vincenzo de’ Paoli che si è convertito a seguito del suo rapimento da parte dei pirati. In un periodo delicato, come quello attuale, dal punto di vista della fede, questo volume permette diverse riflessioni e, con un stile leggero e mai banale, l’autore accompagna il lettore alla comprensione del Dio raccontato dal Figlio. Un libro che consiglio non solo ai credenti, ma anche ai dubbiosi o agli atei. Alcune note su Paolo Curtaz Paolo Curtaz è nato ad Aosta nel 1965, è teologo e scrittore. La sua ricerca unisce la meditazione della Parola alla condivisione della vita con le migliaia di persone, credenti e non credenti, che incontra ogni anno durante conferenze, pellegrinaggi, attività online e social, webinar. Ha pubblicato oltre cinquanta libri, tradotti in sei lingue. È considerato una delle voci spirituali capaci di intercettare le domande di senso dell'oggi. TAG: #narrativa_italiana, #religione, #paolo_curtaz, #voto_cinque

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RECENSIONE: Hai presente Liam Neeson? (Roberta Lepri)

RECENSIONE: Hai presente Liam Neeson? (Roberta Lepri)

Autore: Roberta Lepri Editore: Voland, 2021 Pagine: 192 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 16.00 (cartaceo), € 7.49 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Rita si è schiantata contro un guardrail. Ora ha una cicatrice sul viso e soffre di una strana amnesia: ricorda sua sorella, le amiche, il lavoro, l'ordine dei volumi nella libreria, ma ha dimenticato suo padre e Mario, l'amante segreto con cui per dieci anni ha condiviso i propri venerdì. Di lui le resta solo il segno di un anello sul dito. Sentendo dentro di sé un vuoto che non sa spiegare, Rita tenterà di tutto pur di ricostruire la vita che ha perduto e la relazione che l'ha quasi distrutta. Recensione Con questo titolo molto probabilmente ci si aspetta una biografia sull’attore britannico candidato all’oscar nel 1994 per la sua interpretazione di Oskar Schindler. Mano a mano che si procede con la lettura, però, si capisce in realtà che niente vi è di tutto questo e si realizza, poco alla volta, che il libro tutto è fuorché quello che il titolo farebbe presagire. Rita, dopo un grave incidente d’auto, ha perso la memoria e si ricorda di molte cose ma nulla del padre e dell’uomo che deve avere amato per tanti anni. Perché? Con una meticolosa descrizione di quello che ricorda e del presente, la scrittrice ci descrive Rita, la protagonista che, in un sofferto sdoppiamento della personalità che le fa vedere le cose come in un film, tenta di ricostruire il passato che le manca. Un flash back emozionante e così inaspettato da coinvolgere profondamente il lettore. Dall’altra parte vi è Mario, l’uomo sposato con figli di cui Rita non ricorda nulla, trasferitosi a Lanzarote e che, indeciso tra lei e la moglie chiude la relazione con la donna. Perché, si domanda Rita, in piena notte si è schiantata contro un muro? E’ stato davvero un incidente? Con uno stile fluido e immediato e un linguaggio quasi provocatorio, l’autrice ha una capacità straordinaria di introspezione psicologica e flusso di coscienza, che fa immedesimare il lettore nella sofferenza della protagonista. Tutti cercano di fare di tutto il possibile per farle ricordare il passato, ma Rita è una donna non facile e vuole riuscirci da sola. Accetta, suo malgrado, la psicanalisi, la regressione al passato, ma quel Liam Neeson a cui le dicono assomiglia l’uomo del suo passato, è solo un fantasma. Quali sono i tasselli che mancano per riappropriarsi della sua vita? In mezzo alla storia della coppia, si intreccia quella struggente di Sofia e Vittorio, due anziani coniugi che Mario conosce a Lanzarote. Con Sofia, Mario si aprirà come sul lettino dello psicanalista quasi come una autopunizione. Tutto, con un finale a sorpresa, si risolverà attraverso delle schede telefoniche. Quella di Rita che ha miracolosamente ritrovato e quella vecchia di Mario che ha rimesso nel telefono per ricontattare Rita. Questo bel romanzo non appartiene ad un genere letterario preciso. L’autrice miscela sapientemente il genere drammatico, thriller e psicologico. Non manca neanche un punto di ironia. Libro che consiglio a tutti coloro che voglio comprendere quanto è importante il ruolo della memoria e quanto essa, molte volte, risulta fallace nel racconto dei momenti di vita. Alcune note su Roberta Lepri Roberta Lepri è nata a Città di Castello nel 1965, è cresciuta in Maremma. Vincitrice di alcuni premi letterari – tra cui Moak, Teramo e Cimitile – ha pubblicato: Sulla terra, a caso (2003), L’ordine inverso di Ilaria (2005), L’amore riflesso (2006), La ballata della Mama Nera (2010), Il volto oscuro della perfezione (2011), Io ero l’Africa (2013), Ci scusiamo per il disagio (2017), Facciamo tardi (2018), Le lacrime di Hitler (2019). TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #roberta_lepri, #voto_cinque

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RECENSIONE: Bud Spencer (Marco Sonceri, Roberto Lauciello)

RECENSIONE: Bud Spencer (Marco Sonceri, Roberto Lauciello)

Autore: Marco Sonseri, Roberto Lauciello Editore: Renoir Comics, 2021 Pagine: 112 Genere: Graphic novels, Biografie Prezzo: € 19.90 Acquista: Libro Anteprima: https://issuu.com/renoircomics/docs/bud_issuu Trama Quanti attori possono dire di aver avuto una vita avventurosa, quanto quella dei personaggi che hanno interpretato sullo schermo? Pochi, pochissimi. Tra loro spicca Carlo Pedersoli, nuotatore di livello olimpionico, camionista in sud America e soprattutto eroe di decine di film a base di humour e cazzotti. Un matrimonio felice, una carriera cinematografica cominciata quasi per caso, qualche tentativo di dieta e moltissime scorpacciate. Il piccolo Luca lo incontra in un aeroporto, durante una giornata un po' magica, e si lascia rapire dalla storia della sua vita. Recensione Un personaggio che sicuramente è destinato a rimanere nella memoria collettiva è sicuramente Carlo Pedersoli, più noto come Bud Spencer. Un uomo con una vita incredibile, che è partito come atleta olimpico ed è poi arrivato al successo cinematografico, con un percorso costellato di successi, ma anche di sconfitte, che lo hanno portato ad essere quello che conosciamo oggi. Questa che sto per recensire è la prima biografia a fumetti dell’attore, autorizzata dai familiari, che racconta la storia di Bud Spence in un modo molto particolare. Luca è un bambino entusiasta e sognatore, che sta aspettando in aeroporto, con la sua mamma, il papà di ritorno da un viaggio di lavoro. Tutto sembra andare per il meglio, quando improvvisamente, all’arrivo di un vecchio aereo, tutto scompare intorno a lui, lasciandolo totalmente solo. Prima di farsi prendere dal panico, Luca sente una musica suonata da un pianoforte, che si rivela essere suonato da nientemeno che Bud Spencer in persona. Questi si offre di aiutare il bambino a cercare sua mamma e, nel farlo, decide di raccontargli la sua storia e alcuni degli episodi più particolari che hanno caratterizzato la propria vita. Un ottimo trucco narrativo per far raccontare al protagonista la sua stessa storia in quanto chi meglio di lui può conoscerla? Molto interessante anche la scelta del bambino che vede tutto con entusiasmo ed emozione. Il lettore non fa certo fatica a emozionarsi davanti ad un personaggio che ha dato parecchio a padri e figli e che appassiona ancora oggi. Forse l’unico difetto del libro è il fatto che la narrazione non segue una linea retta, ma si muove con sbalzi cronologici. Le tavole, quasi sempre prive di sfondi, si concentrano molto sui particolari e sulle espressioni dei protagonisti rendendoli molto reali. Trattamento diverso per i cattivi della storia che vengono rappresentati con caricature. Una interessante biografia con annessi diversi aneddoti. Non solo sul cibo, ma anche sui diversi lavori che l’attore ha svolto in giro per il mondo , sulla sua carriera olimpica e sul sodalizio con Mario Girotti, alias Terence Hill al quale vengono dedicate diverse pagine. Gli autori sono stati abili nel mostrare al lettore sprazzi di vita di un gigante come Pedersoli e nel renderlo ancora vivo, come se fosse ancora in mezzo a noi. Una biografia che rende sicuramente giustizia al grande Carlo Pedersoli e che consiglio assolutamente a tutti i suoi fan. Ora l’unica cosa che mi rimane è chiedere se anche voi avete una sua pellicola che preferita. La mia la potete tranquillamente intuire dalla foto in alto. Alcune note su Marco Sonseri Marco Sonseri, nato a Palermo nel 1975, oltre ad essere docente di sceneggiatura di fumetti presso la Scuola del Fumetto di Palermo, ha pubblicato con editori italiani e stranieri (Panini Comics, Dream Colours, Eura Editoriale, San Paolo Edizioni, Heavy Metal, Essedieffe) e ha fondato insieme ad Alessandro Borroni uno studio virtuale che accorpa diverse figure professionali nell'ambito del fumetto. Vive e scrive a Palermo. Alcune note su Roberto Lauciello Roberto Lauciello (LAU) nasce a Genova nel 1971. Dopo il diploma frequenta la Scuola del Fumetto di Chiavari e l'Accademia Disney di Milano iniziando a muovere i primi passi nel mondo del fumetto fino a pubblicare anche per Topolino. Nel 2002 comincia a dedicarsi ai libri illustrati per bambini e ragazzi, collaborando con diversi editori italiani. Dal 2012 collabora come docente presso la Genoa Comics Academy. TAG: #graphic_novels, #biografie, #marco_sonseri, #roberto_lauciello, #voto_cinque

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RECENSIONE: Uccidi per me (Tom Wood)

RECENSIONE: Uccidi per me (Tom Wood)

Autore: Tom Wood Editore: Time Crime, 2021 Pagine: 360 Genere: Narrativa straniera, Thriller Prezzo: € 20.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Per anni, due sorelle hanno gareggiato per il territorio del padre defunto, capo del crimine organizzato. Per le strade di Guatemala City, i corpi si sono ammassati senza pudore o ritegno, un oltraggio alla vita continuo e impietoso. La DEA, che opera lontano dai propri confini, non ha il potere di fermare i combattimenti e non trova nessun alleato disposto ad aiutarla. La stessa polizia locale gira lo sguardo altrove. Ma ora una sorella ha un'arma che potrebbe finalmente vincere la guerra: un freddo sicario senza scrupoli noto in tutto il mondo come "Victor". Liberato dai precedenti datori di lavoro della CIA e dell'MI6, Victor è un killer su commissione il cui senso di autoconservazione ha la meglio su tutto il resto. Tuttavia, mentre il tradimento e il doppio gioco si svelano nella feroce faida familiare, Victor si ritrova al centro di una lotta dove l'unico obiettivo che gli rimane è cercare di sopravvivere. Recensione Questo romanzo è l’ottavo della serie dedica all’enigmatico assassino Victor. Una serie che ha consacrato sia l’autore sia il suo personaggio. Dal precedente romanzo si sa che la vecchia identità di Victor non esiste più. Oggi, liberatosi definitivamente dai precedenti datori di lavoro della CIA e dell’MI6, è solo un libero killer su commissione, per il quale contano solo la sua capacità e il grado di autoconservazione. Oggi è solo un ricchissimo professionista del male che lavora esclusivamente in proprio e si sceglie con cura quasi maniacale i clienti. Questa volta la storia è quella che segue. Per anni le due sorelle Salvatierra si sono contese ferocemente l’eredità del padre defunto, capo del crimine organizzato, in gara tra loro per il completo controllo del territorio. Per le strade di Guatemala City i corpi si sono ammassati senza pudore o ritegno, un oltraggio alla vita continuo e impietoso. La DEA, che laggiù opera troppo lontano dai propri confini, non ha il potere di fermare i combattimenti e non riesce a trovare validi alleati disposti ad aiutarla. La stessa polizia locale si limita a guardare altrove. Ora, però, una delle due sorelle, Heloise, la maggiore si è garantita un’arma che potrebbe finalmente consentirle di vincere la guerra: ha assunto Victor che, al suo giusto prezzo, è un esecutore infallibile. Le cose però non vanno tutte lisce e, il protagonista, si trova davanti ad una serie di inattesi e fastidiosi imprevisti. Victor, però, prende in mano la faccende e ne esce vincitore. Gestisce con freddezza e senza pietà le situazioni che sembrano mettersi contro di lui, in un continuo e coinvolgente avvicendarsi di grandiosi colpi di scena, mentre il tradimento e il doppio gioco si assommano rapidamente nella feroce faida familiare. Costretto ad adattarsi alle regole del territorio del cartello, dove le sue quasi magiche capacità mimetiche sono messe praticamente fuori gioco e con i nemici pronti ad attaccare da tutti i lati, Victor si ritrova al centro di una lotta in cui l’unico vero obiettivo che gli resta pare sia cercare di sopravvivere. Il ritmo del romanzo alcune volte appare lento, ma ciò immagino si renda necessario per riuscire a gestire i numerosi dettagli che portano al gran finale. L’autore ha creato il prototipo del perfetto eroe non eroe, un personaggio avvolto dal mistero che fa tutte quelle cose cattive, ma spesso necessarie che tanti eroi del thriller evitano di fare. Un romanzo che consiglio a tutti coloro che amano i romanzi thriller e di suspence che vedono come protagonista un eroe, o meglio antieroe, tanto amato quanto scomodo. Alcune note su Tom Wood Tom Wood è considerato uno dei maestri del thriller internazionale. È nato nello Staffordshire, in Inghilterra, e oggi vive a Londra. Uccidi per me è l’ottavo romanzo della serie che vede come protagonista lo spietato sicario Victor, preceduto da Killer, Nemico, Il gioco, La caccia, Il giorno più buio, Nessuna scelta e Scontro finale, tutti pubblicati da Timecrime. Victor è divenuto ormai un personaggio di culto, tanto che Killer, primo capitolo della serie, è diventato un film (2016) per la regia di Pierre Morel. TAG: #narrativa_straniera, #thriller, #tom_wood, #voto_quattro

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RECENSIONE: Red (Domee Shi)

RECENSIONE: Red (Domee Shi)

Regista: Domee Shi Interpreti: Rosalie Chiang, Sandra Oh Anno: 2022 Durata: 100 minuti Genere: animazione Trama Mei Lee è una ragazzina di tredici anni sulla soglia della pubertà ed è combattuta tra il rimanere una figlia disciplinata e il caos dell’adolescenza. Sua madre, Ming, è una donna molto protettiva, che in pratica non lascia mai sua figlia da sola se non quando strettamente necessario. Come se tutto questo non bastasse e non fosse molto imbarazzante, Mei Lee scopre che quando si emoziona troppo si trasforma in un gigantesco panda rosso! Recensione Questo è il primo lungometraggio Disney Pixar diretto da una donna, Domee Shi. La regista nel 2018 ha diretto un corto da Oscar per la Pixar dal nome Bao. La storia di una madre cinese-canadese che soffre per l’inevitabile crescita e allontanamento dal nido familiare del figlio. Un dolore che la spinge ad immaginare che un baozi, tipico panino cotto al vapore la cui forma le ricordava quella della testa del figlio, prendesse vita così da potersi occupare di lui. In Red invece viene capovolto il punto di vista. Siamo sempre a Toronto, Canada, ma questa volta la vicenda che ci viene raccontata vede protagonista la tredicenne Mei Lee nei primi anni 2000. Studiosa, sicura di sé, un po' maldestra e con la ferrea regola di onorare i genitori. Un principio però che rischia di farle dimenticare di onorare sé stessa. Glielo dicono anche le sue tre migliori amiche con le quali condivide l’amore totalizzante per i 4*Town, boy band adorata di cui conoscono tutti i testi a memoria, ma che non può troppo distrarla dai suoi doveri. Mei dopo scuola corre dritta al tempio di famiglia e con la madre, l’autoritaria Ming Lee, se ne prende cura tra pulizie e accoglienza dei visitatori. Tutto però cambia in una notte, quando Mei, dopo una forte emozione repressa, si sveglia e scopre di essere diventata un gigantesco panda rosso. Un vistoso inconveniente che si presenta tutte le volte che un turbamento e una gioia prevalgono su di lei. Domee Shi unisce la riuscita metafora della pubertà rappresentata come un grosso e puzzolente panda rosso con il racconto complesso, profondo e conflittuale che lega una figlia a sua madre. Mei e Ming si amano e sono sempre andate d’accordo, anche perché la tredicenne pur di non deluderla ha più volte represso i propri sentimenti. Ma l’adolescenza non chiede il permesso per entrare e quando arriva porta con sé un vento carico di cambiamenti e inevitabili scontri. Mei è combattuta tra il rimanere una figlia disciplinata o accettare la propria natura e quei cambiamenti naturali della crescita. Red è un racconto di formazione incentrato proprio su quelle trasformazioni e transizioni che tutti abbiamo affrontato e che hanno contribuito a renderci gli adulti di oggi. Il peso delle responsabilità e la pressione che la giovane protagonista avverte si scontrano con l’entusiasmo e la vivacità dei tredici anni. Domee Shi, in questa pellicola, lascia che il suo amore per gli anime e i manga influenzino il disegno, le luci, le espressioni del volto dei suoi personaggi. Un’esagerazione perfettamente in linea con le emozioni di quella fase della vita, tra la prima cotta e la reazione smisurata ad una negazione da parte dei genitori. Molto divertente, Red è anche il ritratto nostalgico e tenero nei confronti di una stagione della vita in cui tutto è amplificato. La regista si guarda indietro e abbraccia la sua Mei Lee, sua alter ego, ma anche un po’ di tutti noi. Perché crescere è davvero bestiale. TAG: #animazione, #rosalie_chiang, #sandra_oh, #dosmee_shi, #voto_quattro

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RECENSIONE: L'aria intorno a noi (Tom Malmquist)

RECENSIONE: L'aria intorno a noi (Tom Malmquist)

Autore: Tom Malmquist Traduttore: Katia De Marco Editore: NN Editore, 2022 Pagine: 304 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 8.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama È il 2010 quando Tom Malmquist legge su un vecchio quotidiano la notizia della morte di Mikael K., un uomo di trent'anni trovato senza vita in una grotta alle porte di Stoccolma. Omicidio o suicidio? Il fatto risale al 1991, quando Tom era poco più di un ragazzo, e il caso rimane irrisolto e viene archiviato. Dopo quasi vent'anni, Tom si documenta con l'intenzione di scrivere un libro, e via via scopre sempre più inquietanti analogie che lo legano alla vittima. Guidato da un'ossessione frenetica si trasforma in un detective irriducibile, e l'indagine diventa il suo unico traguardo, come se trovare un senso alla vita e alla morte di Mikael fosse la chiave per trovare un senso alla propria vita, e un nuovo inizio. "L'aria intorno a noi" è un'inchiesta narrativa su un uomo senza qualità, nascosto nelle pieghe di un fatto di cronaca. Muovendosi con coraggio tra autofiction e true crime, Tom Malmquist riesce a rivelare il mistero di ogni vita, che negli occhi degli altri può prendere forma e consegnarsi alla potenza abbagliante dei ricordi. Recensione L'autore scrive una sorte di biografia camuffata da fiction, che si snoda in una Svezia fredda e indifferente, lontana dalla sua facciata di perfezione. Tom è un uomo adulto, che svolge una professione dai confini poco delineati. E’ uno scrittore e scrivere è cura ma anche dannazione per la sua vita. Un’esistenza che sembra felice, destinata a scorrere senza attrito sui binari dell’abitudine. Tom vuole dimenticare il suo passato, si illude di averlo fatto dal momento che è riuscito a sganciarsi da una famiglia opprimente e ha una compagna dalla quale aspetta un figlio. Ma il passato torna a bussare alla sua porta, la spalanca, offrendola ai venti gelidi dei ricordi. Un omicidio avvenuto vicino alla casa della sua infanzia, si riaffaccia ai suoi occhi. Un fatto molto oscuro, che non ha trovato soluzione ai tempi e che scuote l'opinione pubblica. Lo scrittore si getta a capofitto nell’impresa quasi disperata e ossessiva di rivangare il caso. Ascolta testimonianze, legge i rapporti dell’inchiesta e si lascia risucchiare dai fatti di quel lontano 2010. La vittima, Mikael, era molto sola, forse omosessuale, sicuramente preda di complessi e di psicosi di vario genere. Tanto da far sospettare di voler morire per mano altrui. Sulle solitudini, sulle incomprensioni, sull’invisibilità dei chi vive ai margini si appoggia l’indagine interiore di Tom, che prende le mosse dal vecchio cold case per giungere ad affrontare i propri fantasmi. La paura di crescere, l’insoddisfazione di una vita che sembra destinata allo squallore, il disintegrarsi della famiglia. L’incapacità di comprendere se stessi, di trovare la propria strada sono i tarli che tormentano la giovane vita di Tom e che tornano a dilaniare le sue carni, anche a distanza di anni. Cercare l’assassino di Mikael, trovare un movente a quella sua morte assurda, diventa per Malquist l’unico modo per scendere a patti con la sua giovinezza, con i suoi errori e le sue paure, in realtà mai guarite del tutto. Il dolore ammanta le pagine di questo romanzo e un senso di asfissia lo avvolge strettamente. E’ difficile lasciar andare i ricordi che fanno male, l'autore lo sa e solamente dopo molti anni complicati riesce in qualche modo a far la pace con la morte di Mikael e venire a patti con il suo oscuro passato. Questo libro è una miscela in cui l’ossigeno latita. Pesante, deprimente, senza speranza di un soffio salvifico che porti nuova vita. E’ l’aria della consapevolezza, l’aria dell’accettazione. L’aria che racchiude tutti gli odori del mondo, alcuni soavi effluvi, altri miasmi irrespirabili. L’aria che dobbiamo respirare, ad ogni costo. Adattando i polmoni ad una miscela di gas spesso velenosa. Le parole utilizzate dallo scrittore sono piene di echi, che non riescono in nessun modo a trovare uno spiraglio di serenità. La sua scrittura è ottenebrata e ottenebrante. Chiusa, buia. Senza alcun cenno di vitalità. Non vi è spensieratezza nella gioventù, né gioia nella vita adulta, presa in ostaggio dall’incertezza in ogni sua accezione. Solo il tempo può lenire i nostri graffi, salvandoli dalla cancrena. Solo il perdono riesce a risarcire le ferite e le ustioni, riconducendoci tra le braccia della terra, come in principio. Libro che consiglio a chi cerca una lettura cupa, ma affrontata con l’aspettativa di incontrare ciò che vi si cela dietro la fitta nebbia. Alcune note su Tom Malmquist Tom Malmquist nasce nel 1978, è uno scrittore e poeta svedese. L’aria intorno a noi è stato pubblicato in numerosi pae­si, e NNE pubblicherà anche il suo romanzo d’esordio, In Every Moment We Are Still Alive, che ha vinto diver­si premi internazionali, fino ad arriva­re in vetta alla classifica del New York Times. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #katia_de_marco, #tom_malmquist, #voto_tre_mezzo

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RECENSIONE: La bambina sputafuoco (Giulia Binando Melis)

RECENSIONE: La bambina sputafuoco (Giulia Binando Melis)

Autore: Giulia Binando Melis Editore: Garzanti, 2022 Pagine: 336 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 16.80 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Io mi chiamo Mina e mi piacciono molte cose: denti di leone, tonno in scatola, libri, ricotta, lucciole e soprattutto i draghi, e le fiamme che escono dalla loro bocca. I draghi nessuno li uccide, sono fortissimi e per questo io mi sento una di loro, infatti la prima volta che ho visto Lorenzo non mi sono neanche spaventata. Lui era infuriato, urlava forte e mi ha lanciato un'occhiataccia. Ma io lo so che era solo molto arrabbiato, come me. Stare qui non ci piace per niente e questo è stato un ottimo motivo per diventare amici. Insieme facciamo sul serio. Siamo davvero due brutti ceffi e di fronte a noi se la danno tutti a gambe, perfino la paura. Il nostro mondo ha le regole che abbiamo deciso: ci sono mostri dentro i laghi, gnomi che aspettano il diploma di magia, gocce d'acqua che diventano animali fantastici e licantropi che esistono davvero. Chi non ci crede noi non lo ascoltiamo perché nonostante quello che dicono gli adulti, questa non è immaginazione. Questa è la realtà. Quella migliore per mettere a punto il nostro piano segreto. Un piano di fuga coi fiocchi. Perché io e Lorenzo dobbiamo scappare. Andarcene via dall'ospedale dentro cui viviamo ormai da troppo tempo e raggiungere il mondo fuori. Perché quando rivedremo il cielo, ogni cosa cambierà. Perché quando siamo insieme non ci batte nessuno. Ci sono esordi che risuonano nel cuore di chi li legge per molto tempo. È così per La bambina sputa fuoco. Noi siamo Mina quando ascoltiamo il bambino che abbiamo dentro. Quando lasciamo che la fantasia ci faccia da guida. Quando ci fidiamo di un'amicizia vera, che non ci fa sentire soli. Tratto dall'esperienza dell'autrice, è un romanzo che insegna come il potere dell'immaginazione possa tirarci sempre fuori dai guai. Recensione Questo è un romanzo d'esordio che, grazie al passa parola, è diventato un caso editoriale. La storia è semplice, una di quelle che non vorremmo mai sentire, ma che piomba come un macigno sul petto in modo improvviso. Mina inizia a sentire “gli spilli” come lei stessa li definisce e dopo una serie di ricoveri d’urgenza in ospedale, le viene diagnosticato un brutto male. La sua giovane età non le permette di capire a pieno cosa sta accadendo, né l’impatto sconvolgente che avrà per lei e per la sua famiglia. Come lei anche Lorenzo, che diventerà suo grande amico, prova tanti sentimenti ed emozioni contrastanti. Insieme metteranno in piedi un piano di fuga con i fiocchi, studiato talmente bene da essere scoperti ancor prima di varcare la porta d’uscita dell’ospedale. La loro è voglia di assaporare la libertà, la normalità e la spensieratezza della loro età che a causa della malattia non possono vivere. Lo stile di scrittura risulta veloce e semplice, il linguaggio è infatti tipico di una bambina dell’età della protagonista, il che fa ancora di più immedesimare nella storia. I discorsi diretti non presentano punteggiature, si susseguono in modo naturale e spontaneo alla parte narrativa creando quasi un fiume in piena di parole. Una valanga che travolge il lettore, trasportandolo in un'altra dimensione al fianco di Mina, durante le visite, gli esami e la degenza. Un libro commovente, sconvolgente e vero. Una storia vera, quella della scrittrice, che ha sentito l’esigenza di condividere i giorni più difficili della sua vita. Quelli legati alla scoperta della malattia, che l’ha tenuta in ospedale a lungo. Giulia Binando Melis in questo libro d’esordio mette una parte importante del suo passato, dando voce alla bambina che è stata. Lo ha fatto facendo al lettore un regalo di inestimabile valore, se stessa e il proprio vissuto al servizio degli altri. Mettendosi a nudo nelle fragilità di un’esperienza che metterebbe in ginocchio l’uomo più valoroso, ma che lei ha dovuto vivere in così tenera età. Lo fa attraverso le parole di Mina, il cui nome è quello della sua vicina di camera in ospedale e lo fa con un linguaggio tipico di quell’età. Una ottima scelta che permette di rendere il lettore ancora più partecipe. Un libro che, da clown dottore quale sono, mi ha fatto particolarmente emozionare, ma che consiglio a tutti coloro che, attraverso una storia vera, vogliono imparare a sperare e a creder nel poter dell'immaginazione. Una qualità che si tende a perdere mano mano che si cresce, ma che è in grado di aprire spiragli sorprendenti di luce in mezzo al buio. Romanzo che mette in scena una amicizia tanto comune quanto straordinaria. Mina e Lorenzo si incrociano per la prima volta nei corridoi dell’ospedale, lui decisamente burbero e impertinente, lei scioccata ma incuriosita. Il destino comune che li lega a quelle quattro mura, a piantane e flebo, a medicine sempre diverse, a chemioterapie che lasciano ben poche forze addosso fa il resto. Sono insieme in quella battaglia, fianco a fianco. Un romanzo che consiglio assolutamente e che non può far altro che arricchire. Alcune note su Giulia Binando Melis Giulia Binando Melis è laureata in Filosofia con una tesi sulla morte, giura di essere un tipo allegro. Di giorno realizza progetti narrativi come creativa freelance, di sera è una cantante piano bar; solitamente non fa lo sbaglio di invertire. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #giulia_binando_melis, #voto_cinque

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RECENSIONE: Casalinghe americane (Helen Ellis)

RECENSIONE: Casalinghe americane (Helen Ellis)

Autore: Helen Ellis Traduttore: Chiara Spaziani Editore: La Tartaruga, 2022 Pagine: 160 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 19.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Le casalinghe americane si fanno gli smokey eyes e si tingono le labbra, ascoltano Beyoncé a tutto volume mentre preparano la cena, affogano i loro dispiaceri nello Chanel No. 5 e ospitano circoli di lettura in cui lo Chardonnay batte Charles Dickens. Riarredano le loro case con regolarità e condividono con le vicine un linguaggio di cortesia che assomiglia a un vero e proprio codice segreto. Conoscono le regole del gioco: cambiare i collant ogni inverno, ascoltare audiobook erotici mentre si lava il pavimento del bagno, servire ai propri ospiti solo il cibo che si vuole davvero mangiare, e accettare di essere troppo vecchie per bere più di un cocktail a sera. Ma attenzione, il loro aspetto raffinato e borghese inganna: queste donne sarebbero capaci di qualsiasi cosa pur di salvare le apparenze e ottenere ciò che desiderano... Recensione Questo libro raccoglie storie di ordinaria quotidianità che diventano straordinarie semplicemente perché a condurle da protagonista ci sono donne che vivono la propria casa come una reggia o un fortino inespugnabile al quale è consentito accedere da parte maschile solo per gentile concessione. Questo volume offre uno spaccato di vita quotidiana attraverso una raccolta di racconti che sa essere grottesca e sagace senza dimenticare la raffinatezza nell'esposizione e uno stile letterario del tutto originale. L'autrice sperimenta, nei suoi racconti, scritture variegate e sempre efficaci: dalla cronaca al tempo presente che man mano contrae le frasi fino a farle coincidere con le singole parole, a una guerra spietata tra vicine tante zelanti quanto sgradevoli che si consuma via mail. In questo libro ci sono anche monologhi perentori ed equilibri psicologici preoccupanti che sfociano nell'omicidio o, cosa ancora più inquietante, nel far finta di nulla, perché se si ignora il malessere, magari va via per magia. Le protagoniste dei racconti sono donne in crisi di valori, consapevoli del degrado, ma impegnate a trattenersi. Proprio nell'ultimo racconto, la scrittura efficace dell'autrice, si dilata e occupa tutta la narrazione in un trionfo di giudizi impetuosi. In questo racconto, assieme a "Come diventare un mecenate" e a "Il mio romanzo vi è gentilmente offerto da Tampax", fa capolino anche la satira feroce verso il mondo editoriale e le sue logiche in bilico tra fallimento e successo note soprattutto a chi in quel mondo ci lavora. In "Rovistando con le stelle" l'autrice affronta il mestiere della scrittrice e lo desacralizza, mostrando il fallimento della protagonista come fosse il suo. Tutti i racconti hanno come protagonista una donna che presenta un misto di cinismo e consapevolezza che tutto non andrà bene e che la cattiveria glorifica se sei una casalinga americana e ciò che ti interessa è la gabbia in cui sei prigioniera. Se però hai brillantini, reality show e un marito da accudire, si può stare tranquilli in quanto le apparenze e i privilegi, conquistati con grande sacrifico, sono salvi, ed è questo ciò che conta. Un libro che consiglio a tutti coloro che cercano una lettura cinica, che stupisce e che diverte in più passaggi. Alcune note su Helen Ellis Helen Ellis è una scrittrice americana. Ha scritto "Casalighe americane" (La Tartaruga, 2022). Giocatrice di poker, compete nel circuito nazionale dei tornei. Vive con suo marito a New York. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #chiara_spaziani, #helen_ellis, #voto_tre_mezzo

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RECENSIONE: Clodio (G. Middei)

RECENSIONE: Clodio (G. Middei)

Autore: G. Middei Editore: Navarra Editore, 2021 Pagine: 400 Genere: Storia Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Spregiudicato e audace, abile nel manipolare le masse e nell'intimidire i suoi detrattori, Publio Clodio fu uno dei primi demagoghi della storia. Ben inserito nella Roma del suo tempo, in una città dilaniata da quelle tensioni che segnarono il passaggio dalla Repubblica all'Impero, seppe destreggiarsi tra gli intrighi del senato, elaborando un audace programma di riforme sociali. Il romanzo ripercorre l'ascesa politica di una delle più controverse e affascinanti figure dell'Antica Roma. Con una scrittura che spinge a riflettere sui meccanismi dell'odio e del potere, l'autore (o Middei) ci restituisce il ritratto di uomo che cede alla violenza quanto alla generosità, agli idealismi quanto a un lucido realismo, un Clodio salvato dagli stereotipi, profondo e moderno. Recensione Si può sicuramente affermare che conoscere la Storia significa conoscere qualcosa di più della nostra epoca e della natura degli uomini. Uno dei periodi storici più significativi è stato sicuramente quello dell'Antica Roma che è stato caratterizzato da personaggi grandiosi e complessi e da dinamiche intricate che hanno saputo davvero cambiare il corso della Storia. Uno dei personaggi più irrequieti, geniali e di cui la storiografia moderna sta tratteggiando un nuovo ritratto è Publio Clodio, politico controverso e carismatico, la cui conoscenza è stata a lungo condizionata dall’ostilità della storiografia ufficiale e la cui vita reale, sospesa tra politica, passioni e paure umane, è la protagonista di questo romanzo. In queste pagine dalla narrazione attenta, accurata e scorrevole, emerge una Storia che ancora oggi è poco conosciuta e che invece merita di essere divulgata. I molteplici aspetti controversi della vita di Clodio, e ciò che da essa è generata, sembrano essere il cardine attorno al quale l’autore ha sviluppato queste pagine, provando a smarcarsi dal peso dell’influenza che gli scritti di Cicerone hanno avuto sulla biografia del protagonista. Tutto trae origine dallo scandalo della Bona Dea, evento che mina la promettente carriera di un uomo nato sotto una buona stella e in una delle più influenti famiglie romane. Le pagine scorrono, ricche di avvenimenti storici e con una grande attenzione nei confronti di tutti gli aspetti della vita del protagonista, soffermandosi su parentesi della vita pubblica e politica romana descritti come se fossero osservati da un punto privilegiato. Aggiungendo dettagli romanzeschi, l’autore riesce a dare un carattere di ulteriore veridicità a quanto realmente potrebbe essere successo tra le pieghe della Storia e che difficilmente è possibile approfondire per un pubblico di lettori che non ha molte competenze in campo storiografico. I dodici capitoli che costituisco il libro, in cui emerge tutta la cura e la passione dell'autore, sono consigliati a tutti coloro che apprezzano la Storia raccontata con grande competenza, a coloro che amano l’emergere di tratti romanzati dagli avvenimenti che hanno contraddistinto un’epoca e che rappresentano una fonte di insegnamenti e di chiavi di lettura indispensabili anche nella nostra epoca. Alcune note su G. Middei G. Middei è laureato in Storia, si dedica con passione alla scrittura. Ha pubblicato vari scritti divulgativi sotto pseudonimo e dal 2018 è tra i curatori della pagina Facebook Professor X, per la quale crea contenuti culturali apprezzati da migliaia di utenti. TAG: #storia, #g_middei, #voto_tre_mezzo

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