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RECENSIONE: Finché il caffè è caldo (Toshikazu Kawaguchi)

RECENSIONE: Finché il caffè è caldo (Toshikazu Kawaguchi)

Voto: 4/5 Autore: Toshikazu Kawaguchi Editore: Garzanti, 2020 Pagine: 192 Genere: #narrativa_straniera, #libro, #narrativa_moderna_contemporanea Acquista: https://amzn.to/300ihnJ Trama In Giappone c’è una caffetteria speciale. È aperta da più di cento anni e, su di essa, circolano mille leggende. Si narra che dopo esserci entrati non si sia più gli stessi. Si narra che bevendo il caffè sia possibile rivivere il momento della propria vita in cui si è fatta la scelta sbagliata, si è detta l’unica parola che era meglio non pronunciare, si è lasciata andare via la persona che non bisognava perdere. Si narra che con un semplice gesto tutto possa cambiare. Ma c’è una regola da rispettare, una regola fondamentale: bisogna assolutamente finire il caffè prima che si sia raffreddato. Non tutti hanno il coraggio di entrare nella caffetteria, ma qualcuno decide di sfidare il destino e scoprire che cosa può accadere. Qualcuno si siede su una sedia con davanti una tazza fumante. Fumiko, che non è riuscita a trattenere accanto a sé il ragazzo che amava. Kotake, che insieme ai ricordi di suo marito crede di aver perso anche sé stessa. Hirai, che non è mai stata sincera fino in fondo con la sorella. Infine Kei, che cerca di raccogliere tutta la forza che ha dentro per essere una buona madre. Ognuna di loro ha un rimpianto. Ognuna di loro sente riaffiorare un ricordo doloroso. Ma tutti scoprono che il passato non è importante, perché non si può cambiare. Quello che conta è il presente che abbiamo tra le mani. Quando si può ancora decidere ogni cosa e farla nel modo giusto. La vita, come il caffè, va gustata sorso dopo sorso, cogliendone ogni attimo. Finché il caffè è caldo è diventato un caso editoriale in Giappone, dove ha venduto oltre un milione di copie. Poi ha conquistato tutto il mondo e le classifiche europee a pochi giorni dall'uscita. Un romanzo pieno di fascino e mistero sulle occasioni perdute e sull'importanza di quelle ancora da vivere. Recensione In questo libro, scritto inizialmente per il teatro, l’intera narrazione si svolge all’interno di un ordinario Cafè di Tokyo chiamato Funiculì Funiculà. L’intreccio si suddivide in quattro sotto trame come quattro sono i protagonisti che scelgono di viaggiare nel tempo. L’elemento straordinario che spezza la monotonia di questo luogo poco frequentato è la possibilità di tornare al passato bevendo una tazza di caffè, sedendosi a un determinato tavolo. I viaggiatori però devono attenersi a regole precise; tra queste, bere il caffè prima che si raffreddi e non cercare di cambiare il passato. E’ un viaggio breve, che non cambia il presente né il passato o il futuro e una volta tornati lascia le cose apparentemente come sono ma ciò che cambia è la consapevolezza interiore di chi intraprende questo viaggio. Fumiko lo fa per trattenere il ragazzo che amava, Koutake per ritrovare se stessa e i ricordi del marito, Hirai per cercare di essere sincera con la sorella e chiederle perdono e Kei cerca addirittura nel futuro la propria figlia per provare ad essere una buona madre. Ciascuna di loro ha un rimpianto, un dolore nascosto che riemerge, una ferita che ha bisogno di guarigione. Ad ogni viaggio si scopre una verità importantissima: il passato non è importante perché non può essere cambiato; ciò che conta è il momento presente, il qui e ora che ognuno di noi vive momento per momento. La vita è come un buon caffè che va gustato mentre è caldo, cogliendo ogni attimo finché si può. Un romanzo potente che coinvolge pagina dopo pagina. Una lettura scorrevole, commovente ed appassionante. Toshikazu Kawaguchi attraverso la narrazione e i suoi personaggi ci invita ad agire e a vivere nel hic et nunc.

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RECENSIONE: Binari (Monica Pezzella)

RECENSIONE: Binari (Monica Pezzella)

Voto: 4.5/5 Autore: Monica Pezzella Editore: TerraRossa, 2020 Pagine: 78 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 13.00 (cartaceo), € 6.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Marcel ama la simmetria delle linee, delle cattedrali in particolare, ma la traiettoria della sua esistenza è spezzata in segmenti, per lo meno finché non incontra Ale e non assapora prima qualcosa di simile alla felicità e poi alla resa. È una Voce turbata e partecipe a raccontarci la sua esistenza e il loro incontro, una Voce che sa omettere e penetrare, scomporre e tracciare armonie... Recensione Con questa opera prima, Monica Pezzella ci regala un romanzo spiazzante e sorprendentemente convincente, in cui la voce (o meglio Voce, chi ha letto il libro capirà) e la modalità con cui essa si esprime e avvince il lettore, svolgono un ruolo assolutamente primario caratterizzante l’intera narrazione, con l’esito di dar vita a uno stile del tutto singolare, che ben esprime il taglio dolente, carnale e travolgente della storia proposta che è in sostanza un declinare la relazione omoerotica nata tra i protagonisti nei termini di una schiavitù passionale. Al centro della narrativa troviamo Marcel, un architetto che ama le simmetrie e le cattedrali, i cui giorni paiono procedere tranquillamente, fino all’incontro con Ale, un giovane dalla vita disinvolta e movimentata con il quale sembra trovare a prima vista l’agognata felicità. Trai i due nasce una attrazione fisica e ormonale che prende piede con un impeto devastante, inducendoli a perdere il controllo e spingendo Voce a una narrazione tormentata e dolente, acuta e lancinante, fortemente connotata dall’accumulazione e ben resa da un monologo interiore appassionato che è l’esatto equivalente di un desiderio incontenibile che straborda da ogni orizzonte costituito. Si tratta della schiavitù della carne e della mente che viene introdotta nel romanzo dall’architetto Dareh, un collega di Marcel che non ha remore nel definire l’esperienza amorosa come un qualcosa di non rinvenibile nei libri ma da cercare nella fisica. Specchio di una passione che logora le fibre del corpo dei protagonisti fino allo sfinimento e che ha come obiettivo ultimo il perdersi definitivamente, senza possibilità di ritorno o di redenzione, soluzione che sembra stridere ancor più quando conosciamo la propensione di Marcel per le simmetrie e per l’armonia, per l’equilibrio delle proporzioni, ormai esplose e frantumate con la frequentazione di Ale. Anche l’esito, di per sé imprevedibile, pare suggerire che, soprattutto in materia amorosa e passionale, in un campo cioè in cui la razionalità poco può fare, nulla può essere spiegato con i crismi di una logica elementare o ricondotto a una grammatica convenzionale e vani sono i tentativi che si susseguono, che vorrebbero segnare i confini o colmare i vuoti, le distanze, come il cambiare direzione al treno sui binari con la speranza che possa mutare corsa quando ormai le cose pendono da una sola parte. Ne viene fuori un forte senso di straniamento, accentuato dal cambiamento dell’ordine delle sequenze dell’intreccio (il romanzo inizia con la fine e finisce con l’inizio), dovuto all’incapacità o impossibilità di ristabilire un ordine del senso. A fine lettura si ha l'impressione di avere di fronte un romanzo che sorprende e che convince, forte di una scrittura che ama osare ed innovare, intraprendere con coraggio nuove strade, che chiede spesso la complicità del lettore che ha la possibilità di mettersi in gioco abbandonando le proprie certezze e i propri pregiudizi, per approfondire la comprensione di sé e del mondo che lo circonda. È l’esordio di un’autrice che ha già tracciato un percorso tutto personale, con una voce inconfondibile. Alcune note su Monica Pezzella Monica Pezzella ha fondato la rivista Sulla quarta corda ed è traduttrice e redattrice editoriale; suoi contributi sono apparsi sulle riviste Nazione Indiana, TerraNullius, Suite Italiana e Verde Rivista. Binari è la sua opera d’esordio. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #monica_pezzella #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Ferragosto (Enrico Franceschini)

RECENSIONE: Ferragosto (Enrico Franceschini)

Voto: 4/5 Autore: Enrico Franceschini Editore: Rizzoli, 2021 Pagine: 300 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 16.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Spiagge traboccanti di turisti, mare invaso di pedalò e un caldo da scoppiare: è quasi Ferragosto sulla Riviera romagnola. Al Bagno Magnani una moglie sospetta che il marito la lasci ogni giorno da sola per raggiungere l'amante. Nel frattempo, un fotografo noto per il via vai di ragazze nel suo studio viene ritrovato assassinato in posa oscena. A investigare è Andrea Muratori detto Mura, giornalista in pensione e detective dilettante per vincere la noia, che a sessant'anni suonati si è ritirato in un capanno con il principale obiettivo di pescare, giocare a basket e ripetere vecchie storielle insieme ai "tre moschettieri", i suoi ex compagni di scuola. Ma dietro a quelli che sembrano una banale questione di corna e un delitto a sfondo pornografico affiora un segreto che risale alla fine del fascismo: la scomparsa del tesoro che Mussolini portava con sé prima di essere catturato e giustiziato dai partigiani. Fra scaltre ballerine della Martinica, trans brasiliane dal cuore dolce, nostalgici del ventennio e sbronze di rhum (e olio di ricino), Mura si ritrova coinvolto in una corsa senza tregua per trovare la soluzione del duplice intrigo e, forse, lo scoop che potrebbe riportarlo in prima pagina. Tra commedia gialla e fantasmi del passato, Enrico Franceschini torna con una nuova avventura del Grande Lebowski romagnolo: un'indagine su un misterioso episodio della nostra storia, un viaggio erotico e dissacrante attraverso il mito nazionalpopolare dell'estate italiana. Recensione L'ultimo romanzo di Enrico Franceschini è dedicato ad un personaggio indissolubilmente legato al ferragosto, in cui è d’obbligo, dopo un lauto pranzo in compagnia e una bella nuotata pomeridiana, il ballo serale, trascinati da musiche ruspanti come quelle suonate dall’orchestra del grande Raoul Casadei, che l’autore ricorda con nostalgia. Dire Ferragosto significa dire Romagna, il mare tra Cervia e Riccione, dove si trova Borgomarina, la località in cui vivono i protagonisti della vicenda. Humor romagnolo, una carrellata di personaggi caratteristici, un linguaggio colloquiale e un raccapricciante omicidio a sfondo erotico, fanno di questo ultimo romanzo dell'autore, una black comedy con la quale passare bei momenti spensierati, lasciandosi cullare dalla classica atmosfera estiva italiana, con tanto di canzoni vintage abbinate a ciascun capitolo. storia si svolge, come già citato sopra, a Borgomarina, cittadina della Riviera, dove il lettore fa la conoscenza di un simpatico gruppetto di amici che si frequenta da una vita e si diverte giocando a basket, scambiandosi battute sceme e qualche “vaffa” come segno d’affetto. Tra questi, c’è Andrea Muratori detto Mura, giornalista in pensione, con un lavoretto part time come investigatore privato: se hai un problema e non vuoi rivolgerti alle forze dell’ordine, puoi bussare alla sua porta. Con amore e una certa vena nostalgica, si srotola una trama che diventa presto accattivante; l’ex giornalista Mura si ritrova coinvolto non solo nell’indagine sull’omicidio a luci rosse, ma anche nella ricerca del misterioso oro di Dongo, ovvero i valori e i preziosi che il Duce avrebbe cercato di portare con sé in Svizzera, durante la tentata fuga con Claretta Petacci e che andò perduto dopo la fucilazione di entrambi. Situazioni divertenti, ambientazione sfiziosa, misteri storici, qualche emozionante colpo di scena e l’irresistibile Mura, che con tutti i suoi difetti e tutte le botte prese lungo il romanzo, non può che risultare simpatico. Una lettura piacevole e rilassante che mette in campo anche un po’ di storia, il racconto di fatti realmente accaduti alla fine del fascismo, eventi di cui in genere poco si parla, anche sui libri di storia. Alcune note su Enrico Franceschini Enrico Franceschini è scrittore e giornalista. Ha ricoperto il ruolo di corrispondente per il quotidiano “la Repubblica”, nelle sedi di Londra, New York, Washington, Mosca e Gerusalemme. La sua opera Vivere per scrivere è stata finalista al Premio Estense nel 2018. Tra i suoi libri: Londra Babilonia (Laterza, 2011), Vinca il peggiore. La più bella partita di basket della mia vita (66th and 2nd, 2017), L' uomo della Città Vecchia (Feltrinelli, 2017), Vivere per scrivere. 40 romanzieri si raccontano (Laterza, 2018), Bassa marea (Rizzoli, 2019) e Ferragosto (Rizzoli, 2021). TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #enrico_franceschini, #voto_quattro

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RECENSIONE: Da me a te (Massimo Scaccia)

RECENSIONE: Da me a te (Massimo Scaccia)

Voto: 4/5 Autore: Massimo Scaccia Editore: Autopubblicato, 2020 Pagine: 227 Genere: Astronomia, Saggi Prezzo: € 16.35 Acquista: Libro Trama Una lettura scientifica in forma di narrazione, che parte dall’inizio dei tempi, con il suo “corredo” di elementi, concause, potenzialità ed intrecci, per arrivare fino ad oggi, ai protagonisti del pianeta Terra e della Specie umana nella sua attuale identità. Il percorso, naturalmente, è lunghissimo, ma il racconto è reso agevole ed affascinante per come sono cadenzati gli avvenimenti, descritti in forma colloquiale e quasi “amichevole”, intima. Una saga del cosmo. Un testo, inoltre, a marcato carattere didattico, che fornisce cognizioni di grande interesse, senza perdere la leggerezza descrittiva propria dello stile dell’Autore, che avrebbe voluto avere un libro del genere nella biblioteca di casa sua. Recensione Questo saggio nasce dalla voglia di scrivere un libro che l'autore, dottore in chimica e appassionato di fisica e astronomia, avrebbe voluto trovare nella biblioteca di casa. Già ad una prima veloce lettura, il lettore può rendersi conto che il saggio adotta una visione inusuale. In esso viene raccontata la nascita dell'uomo e della sua civiltà partenza dall'origine dell'Universo adottando il punto di vista dell'Universo stesso. In questo libro l'autore dà voce all'Universo ed è proprio questo, in prima persona, che si racconta. Il volume inizia con la nascita e l'evoluzione dell'Universo; si passa in seguito alla nostra galassia, La Via Lattea; si prosegue con la nascita del Sole e della Terra e si conclude con l'apparizione della vita e della civiltà. L'autore racconta tutto ciò adottando un'orientamento multidisciplinare. Il lettore non trova solo informazione legate all'astronomia e alla cosmologia, ma anche alla geologia e alla biologia. Nonostante il rigoroso taglio scientifico, il volume risulta molto chiaro. L'autore adotta una scrittura pulita, semplice e aggiunge delle gradite note a piè di pagina che spiegano le nozioni più difficili. Inoltre, il racconto è intervallato da tre gradite riflessioni, scritte sempre adottando il punto di vista dell'Universo, che hanno l'ulteriore scopo di chiarire il tutto e tirare le fila dei capitoli precedenti. Molto originale il capitolo finale in cui, sotto forma di dialogo, l'Universo risponde a domande e riflessioni che vengono poste dal lettore. Un ottimo saggio che adotta un punto di vista singolare e gradito. L'autore riesce a dare una personalità all'evento che ha portato alla nostra creazione. Tutto ciò fa sentire il lettore ancora più coinvolto e partecipe. Nonostante la chiarezza, le molte informazioni scientifiche possono risultare pesanti e bloccare la lettura. Per quanto riguarda l'esperienza di lettura, avrei preferito un formato più piccolo e una impaginazione migliore. Saggio consigliato a tutti, anche a chi è a digiuno della materia, ma soprattutto a chi vuole comprendere meglio la nascita del Cosmo che ha generato la vita Alcune note su Massimo Scaccia Massimo Scaccia, classe '51, è nato e vissuto a Roma. Sin dalla prima adolescenza ha avuto e sviluppato interessi di carattere scientifico, quali la chimica, in cui è dottore, la fisica, l'astronomia e altre discipline correlate. La musica è un'altra sua passione, che coltiva suonando la chitarra con notevoli soddisfazioni. Ama viaggiare e il gioco degli scacchi. Questo è il suo primo libro, il libro che avrebbe voluto trovare nella biblioteca di casa. TAG: #astronomia, #saggi, #massimo_scaccia, #voto_quattro

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RECENSIONE: Nella musica del vento (Marco Steiner)

RECENSIONE: Nella musica del vento (Marco Steiner)

Voto: 4.5/5 Autore: Marco Steiner Editore: Salani, 2021 Pagine: 320 Genere: Narrativa italiana, Avventura Prezzo: € 16.90 (cartaceo), € 8.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama È abituato all'inferno, Morgan Jones. È stato la prima cosa che ha visto alla nascita, mentre sua madre moriva a bordo di una nave in viaggio verso l'Argentina, e da allora non ha mai smesso di abitarlo; così come non ha smesso di amare la pampa, la terra rossa senza fine, il regno del vuoto, dove un uomo è libero di cavalcare di fianco ai propri demoni. Anche Maria Leibowitz conosce bene l'inferno. Lasciando la Polonia e la famiglia d'origine credeva di esserselo messo alle spalle, insieme alla miseria e alla ferocia degli uomini, ma a Buenos Aires ha trovato una prigione persino peggiore, diventando una schiava. Non è amore quello che sboccia quando i loro sguardi s'incrociano per la prima volta nel bordello in cui lei lavora. È l'incontro tra due animali feriti, due cani rabbiosi che si riconoscono. E così, quando a Morgan viene offerto un incarico che gli permetterà di tornare in Europa e dimenticare il passato, decide di portare Maria con sé: lontani da tutto, in cerca di una nuova vita. Ma per riuscirci c'è da prendere il mare su un veliero "fantasma", recuperare un carico d'oro maledetto e spingersi in fondo alla Terra del Fuoco, dove il vento ti artiglia l'anima e non la lascia più. Recensione Questo romanzo è capace di trasportare il lettore fino ai confini del mondo, tra avventure drammatiche e paesaggi inviolati. Un romanzo che è un lungo e insidioso viaggio per terra e per mare di un personaggio bastardo che per sopravvivere si affida all’istinto come fanno gli animali, con la sola compagnia del vento che si porta via tutto, pioggia, polvere, pensieri e l’inutilità del tempo. La vita di Morgan Jones rappresenta l’opposto del classico eroe; è un uomo segnato, condannato ad un inferno che lo rincorre senza tregua. Vittima e carnefice allo stesso tempo, l’incontro con Maria, una prostituta, lo travolgerà in un vortice di vicende estreme. Marco Steiner, autore del romanzo, amico e ghostwriter di Hugo Pratt, abbandona le storie di Corto Maltese e costruisce un percorso narrativo che mescola avventura e conoscenza, denuncia e misteri, approdi e ripartenze e che, come una folata di vento, omaggia anche la narrativa del genere avventuroso della grande letteratura ed esprime il senso della vita, della memoria, il mutare e il divenire dell’uomo all’interno dell’universo naturale. L’autore riesce a scrivere un romanzo in cui la parola prende vita grazie ad una narrazione avventurosa, ricca di colpi di scena, descrizioni mozzafiato e personaggi con un’identità fuori dal comune. Morgan Jones e Maria Leibowitz sono i protagonisti di una storia incredibile e appassionante, entrambi sono segnati da vite dolorose, ferite in modo indelebile. Sono anime senza pace, senza sosta, sole, emarginate, sbattute dal vento della fatica, della solitudine assoluta, dell’abbandono. Tra una vita di stenti e sacrifici e il desiderio di fuggire via per sempre. Spietato cacciatore di indios e poi mandriano triste, Morgan incontra nel bordello di Bariloche una donna frantumata come lui, Maria Leibowitz, e il suo sguardo perso risveglia in lei tutto ciò che cerca di dimenticare. Insieme intraprendono un viaggio per mare spinti da una promessa e da un incarico e, l’autore, interseca le due vite, le intreccia e le annoda lasciando loro la possibilità di slegarsi in qualsiasi momento, di sentirsi liberi. La strage degli indios da parte dei latifondisti, la tratta delle giovani donne polacche gestita da organizzazioni criminali incontrano le scorribande di Buch tra antiche promesse e legami di amicizia e appartenenza. Per Morgan e Maria cambia tutto, anche il loro modo di guardare il mare e il senso di quel viaggio insieme a Aurelio, tranne i loro silenzi di amore. Avventura, colpi di scena, sofferenza, libertà e ricerca si condensano in questo romanzo di azione e storia, leggenda e veridicità. Un romanzo che permette di riflettere sulla strage di intere popolazioni indios e sulle crudeli condizioni di vita. Consiglio la lettura di questo romanzo a chi vuole farsi rapire dalle bellezze pure e selvagge del Sud America, in un turbinio di avventure ed emozioni drammatiche e incalzanti che urlano una sola parola, libertà. Un romanzo sorprendente e pieno che ci lascia trasportare dal vento come vele spiegate e che in copertina unisce la china di Hugo Pratt all’acquarello di Nicola Magrin. Alcune note su Marco Steiner Marco Steiner è nato a Roma nel 1956. Ha conosciuto Hugo Pratt negli anni Ottanta e ha lavorato al suo fianco fino al 1995. Con Patrizia Zanotti, sua moglie, e lo stesso Pratt ha fondato la casa editrice Lizard, di cui si è occupato per tredici anni. Dopo la scomparsa del maestro ha completato il romanzo Corte Sconta detta Arcana (Einaudi 1996), seguendo le tracce della sua prima stesura. A lui si deve anche la versione romanzesca di Una ballata del mare salato, la storia a fumetti che rappresenta la nascita di Corto Maltese. Tra i suoi libri ricordiamo Il corvo di pietra (2014) e Oltremare (2015, vincitore del Premio Salgari), entrambi pubblicati da Sellerio. TAG: #narrativa_italiana, #avventura, #marco_steiner, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: I segreti di Huck (Giuliana Facchini)

RECENSIONE: I segreti di Huck (Giuliana Facchini)

Autore: Giuliana Facchini Editore: Mimebù, 2020 Pagine: 296 Genere: Narrativa per ragazzi Prezzo: € 15.50 Acquista: Libro Trama Quando Huck viene lasciato al centro di addestramento cinofilo Saffri, Martina ne è subito affascinata. La folta pelliccia cenerina e gli occhi straordinariamente espressivi del cane nascondono un'identità misteriosa che chiede di essere svelata. La panchina di un parco è occasione di incontro fra Alex e Irene, che da giorni si lanciano sguardi furtivi. Sarà lei a vincere l'imbarazzo muovendo il primo passo. In un'estate torrida tre ragazzi di sedici anni e un cane dal passato sconosciuto intrecciano le loro vite inscindibilmente. Martina è stata abbandonata dalla madre quando era ancora piccola, Alex non ha il permesso di incontrare il padre ex-carcerato, Irene vive da vicino la malattia della nonna e Huck è passato attraverso tante umanità diverse, conoscendo la paura e l'abbandono. Un viaggio intrapreso per svelare i segreti di un cane unirà i destini dei tre protagonisti, che scopriranno se stessi e proveranno sulla propria pelle sentimenti ed emozioni inediti. Età di lettura: da 12 anni. Recensione Questo libro è un romanzo per ragazzi che parla di amicizia, amore e coraggio e racconta l’incontro fortuito di quattro personaggi differenti e solitari che, insieme, scoprono di poter affrontare e vincere ogni avversità. Tre vite completamente diverse sono quelle vissute dai tre ragazzi protagonisti di questo volume. Tre persone con un passato differente, ma ugualmente doloroso la cui vita si intreccia con quella di Huck, un cane che sembra nascondere un mondo intero. Dopo una prima conoscenza, Martina, Alex e Irene decidono di intraprendere un viaggio avventuroso per riuscire a svelare i segreti nascosti da quel dolce cane che sembra racchiudere mille volti e mille anime. Grazie all’animale, i tre ragazzi, uniscono i loro destini e scoprono per la prima volta sentimenti ed emozioni mai provate prima. Quello dell’autrice è uno stile di scrittura semplice, scorrevole e si presenta, fin da subito, fortemente visivo. La trama è caratterizzata da un ritmo incalzante, tanto da intrigare e conquistare i lettori di ogni età. Un viaggio sorprendente ed emozionante in cui parecchi saranno i personaggi che il lettore incontra. Tutti ben caratterizzati, ognuno di loro possiede qualità peculiari ed intriganti. Si costituisce un gruppo forte e coeso, mosso da potenti valori come l’amicizia, il coraggio, la forza di lottare congiuntamente per sconfiggere il male che scuote nel profondo. Un romanzo che lancia un forte messaggio, da soli ci si può sentire deboli, indifesi, in balia degli eventi, ma legati alle giuste persone si diventa tanto forti da riuscire ad affrontare anche le sfide più ardue. Alcune note su Giuliana Facchini Giuliana Facchini è nata a Roma ma vive tra Verona e il lago di Garda. Ama leggere e scrivere. Le idee per i suoi romanzi nascono spesso mentre cammina in montagna con il suo cane e il suono del loro passo a sei zampe scandisce il ritmo delle sue storie. Insieme salgono a piedi fino a dove il sentiero conduce, e così nelle storie lei segue le vie che i personaggi tracciano. Giuliana ha pubblicato molti romanzi con importanti case editrici specializzate nella letteratura per ragazzi ed è stata ospite del Festivaletteratura di Mantova. Si occupa di vari gruppi di lettura per adolescenti perché è convinta che leggere aiuti tutti a vivere meglio. Il suo cane racconta di lei sul blog ilgiovanebrik.com. TAG: #narrativa_per_ragazzi, #giuliana_facchini, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Non esistono posti lontani (Franco Faggiani)

RECENSIONE: Non esistono posti lontani (Franco Faggiani)

Voto: 4/5 Autore: Franco Faggiani Editore: Fazi Editore, 2020 Pagine: 250 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 17.10 (copertina), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Roma, aprile del 1944. L'archeologo Filippo Cavalcanti è incaricato dal Ministero di recarsi a Bressanone per controllare gli imballaggi di un carico di opere d'arte destinate alla Germania. Arrivato sul luogo, l'ormai anziano professore conosce Quintino, un intraprendente ragazzo ischitano spedito al confino in Alto Adige. Vista la situazione incerta in cui versa il Paese e il pericolo che minaccia entrambi, i due decidono di scappare insieme per riportare le opere d'arte a Roma. In un avventuroso viaggio da nord a sud, i due uomini, dalla personalità molto diversa, e nonostante la distanza sociale che li separa, avranno modo di conoscersi da vicino e veder crescere pian piano la stima reciproca. Grazie alle capacità pratiche di Quintino e alla saggezza di Cavalcanti, riusciranno a superare indenni diversi ostacoli ma vivranno anche momenti difficili incontrando sulla strada partigiani, fascisti e nazisti, come pure contadini, monaci e gente comune, disposti ad aiutarli nell'impresa. Giunti finalmente a Roma, che nel frattempo è stata liberata, si rendono conto che i pericoli non sono finiti e decidono così di proseguire il viaggio per mettere in salvo il prezioso carico tra imprevisti e nuove avventure. Paesaggi insoliti, valli fiorite e boschi, risvegliati dall'arrivo di una strana primavera, fanno da sfondo a questa vicenda delicata e toccante, una storia appassionante sul valore dell'amicizia con cui l'autore, ancora una volta, riesce a commuovere ed emozionare. Recensione In questo romanzo, Quintino e l'archeologo Filippo Cavalcanti affrontano una missione quasi impossibile: partire da Bressanone con destinazione Roma per riportare a casa opere d’arte destinate alle collezioni dei tedeschi. Un incontro casuale, simpatia non immediata, una destinazione comune, ingegno, fortuna e, soprattutto, vita. Questi sono gli ingredienti di “Non esistono posti lontani”, ultimo romanzo di Franco Faggiani. In questo nuovo romanzo, c’è un viaggio, ma non un viaggio qualunque, un percorso coraggioso nell’Italia divisa in due del 1944 capace di portarci tra i paesini, tra le anime e le realtà vere di chi, in quegli anni ha dovuto vivere a stretto contatto con la paura, la violenza, le incertezze e un nemico, fino a poco prima alleato, che con grande sprezzo e cattiveria arrivava da sud inseguito dagli alleati lasciandosi dietro distruzione, abomini e saccheggi. Il professor Cavalcanti è un uomo d’ufficio, potremmo definirlo un “colletto bianco” non abituato al “faccia a faccia”, più a suo agio con scavi e documenti ministeriali che non alla vita da conquistare palmo a palmo, riservato, educato e quasi timoroso. Quintino è invece il ragazzo ischitano che ha dovuto fare i conti da subito con la vita cruda, un padre violento e la lontananza da casa, relegato in Trentino ai lavori forzati. Due personaggi che vengono uniti alla perfezione, caratterizzati in modo unico e a cui si riesce a dare non solo un volto, ma anche una voce, un portamento e tutte le caratteristiche utili a renderli vivi. Vivi come le parole e il viaggio raccontato da Faggiani che prende vita, pagina dopo pagina, monopolizzando l’attenzione del lettore, stregandolo con la poetica delle parole unite magistralmente, portandolo su strade accidentate non senza suspance ma soprattutto volendo sottolineare la bellezza di un legame improbabile che sa dare e ricevere, come un’equazione scientifica in cui due sistemi differenti che interagiscono assorbono energie l’uno dall’altro per poi esserne profondamente modificati. Una piccola nota dolente, avrei preferito leggere magari meno descrizioni dei paesaggi e più momenti introspettivi dei due protagonisti. Un romanzo comunque ricco di Storia, anime che si donano al lettore in un viaggio denso di avvenimenti, incontri, racconti ma soprattutto emozioni che commuovono e toccano profondamente l’animo del lettore ma che sanno anche divertire in parentesi ironiche che tanto ricordano la commedia italiana. Alcune note su Franco Faggiani Vive a Milano e fa il giornalista. Ha lavorato come reporter nelle aree più calde del mondo e ha scritto manuali sportivi, guide, biografie, ma da sempre alterna alla scrittura lunghe e solitarie esplorazioni in montagna. Con La manutenzione dei sensi (Fazi Editore, 2018), vincitore del Premio Parco Majella 2018, del Premio Letterario Città delle Fiaccole 2018 e del Be Kind Award 2019, si è fatto conoscere e amare da moltissimi lettori. Con Il guardiano della collina dei ciliegi (Fazi Editore, 2019), ha vinto il Premio Biblioteche di Roma 2019 e il Premio Selezione Bancarella 2020. Tutti i suoi libri (questo è in via di traduzione) sono stati pubblicati nei Paesi Bassi ottenendo un grande successo di critica e di pubblico. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #franco_faggiani, #voto_quattro

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RECENSIONE: Le cinque donne (Hallie Rubenhold)

RECENSIONE: Le cinque donne (Hallie Rubenhold)

Voto: 4/5 Autore: Hallie Rubenhold Editore: Neri Pozza, 2020 Pagine: 432 Genere: Narrativa straniera, Gialli Prezzo: € 18.05 (copertina), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Londra, 1887: l'anno, recitano i libri di storia inglese, del Giubileo d'Oro, dei festeggiamenti per il cinquantenario dell'ascesa al trono della regina Vittoria. L'anno, però, anche di una storia di cui pochissimi sono a conoscenza, e che i più preferiscono dimenticare: la storia di una senzatetto, Mary Ann Nichols, detta Polly, che bivaccava come tanti a Trafalgar Square. A differenza della monarca, la sua identità sarebbe presto caduta nell'oblio, anche se il mondo avrebbe ricordato con grande curiosità il nome del suo assassino: Jack lo Squartatore. Polly fu la prima delle cinque vittime «canoniche» di Jack lo Squartatore, o di quelle la cui morte avvenne nel quartiere di Whitechapel nell'East End. Al suo omicidio seguì il ritrovamento dei cadaveri di Annie Chapman, Elizabeth Stride, Catherine Eddowes e Mary Jane Kelly. La brutalità degli omicidi di Whitechapel sconvolse Londra, soprattutto perché l'assassino riuscì a darsi alla macchia senza lasciare indizi circa la sua identità. Mentre il cosiddetto «autunno del terrore» volgeva al termine, Whitechapel si riempì di sedicenti giornalisti intenti a cavalcare l'onda. I giornali andarono a ruba e, in mancanza di informazioni certe da parte delle autorità, le pagine furono sommerse di infiorettature, invenzioni e voci infondate, come quella secondo cui i pensionati di Whitechapel fossero «bordelli di fatto, se non di nome», e quasi tutte le donne che vi risiedevano, con pochissime eccezioni, fossero delle prostitute. Per centotrenta anni le vittime di Jack lo Squartatore e le loro vite sono dunque rimaste invischiate in una rete di supposizioni, pettegolezzi e ipotesi inconsistenti, cosicché oggi, le storie di Polly, Annie, Elizabeth, Kate e Mary Jane portano ancora impressi il marchio e la forma che i valori vittoriani hanno dato loro: maschili, autoritari e borghesi. Valori elaborati in un'epoca in cui le donne non avevano né voce, né diritti. Ma chi erano queste donne, e come hanno vissuto prima che la loro esistenza venisse barbaramente spezzata dalla mano di un feroce assassino? Attraverso un imponente lavoro di documentazione e una scrittura che lo rende appassionante come un romanzo, "Le cinque donne" riesce pienamente nel suo obiettivo di dare un volto alle donne che per troppi anni sono rimaste oscurate da un mito, restituendo loro ciò che tanto brutalmente hanno perduto insieme alla vita: la dignità. Recensione Polly, Annie, Elizabeth, Kate e Mary Jane. Cinque donne ordinarie che hanno poco in comune e che non saremmo certo qui a ricordare se non fosse che hanno avuto tutte a che fare con lo stesso uomo: Jack lo Squartatore, assassino ancora ignoto attivo a Londra nel 1800. Questo romanzo non racconta del suo modus operandi o dei luoghi in cui colpiva o le armi che utilizzava. Questo testo affronta la vita di cinque donne che per molti sono solo prostitute ammazzate a sangue freddo. Nessuno però immagina che all'epoca, qualsiasi donna cambiasse per strada dopo il tramonto, era da definirsi prostituta. Qualcuna lo era davvero, ma non tutte. Solamente che nella società del tempo le donne erano considerate esseri inferiori rispetto all'uomo. Compito della donna era trovarsi un uomo, sposarsi, servirlo e compiacerlo, dargli figli. Leggendo le pagine percorriamo le strade di queste donne e che cosa le abbia portate, per un incrocio di coincidenze, a morire da sole in un vicolo. Spesso si parla di queste cinque donne senza neanche nominarle, perché essere prostituta voleva dire avere la probabilità di svegliarsi con un coltello in pancia. Forse se queste donne fossero state più benestanti, ai tempi si sarebbe indagato maggiormente e il caso non veniva archiviato con leggerezza. È successo tutto nell'800 eppure in alcuni paesi il tutto è ancora cosi famigliare. Ho letto queste pagine con trasporto, ma anche con rabbia. Il modo più giusto per riconsegnare dignità a Polly, Annie, Elizabeth, Kate e Mary Jane è ricordarle e questo libro lo fa ottimamente ed è anche per questo che ne consiglio la lettura. Alcune note su Hallie Rubenhold Hallie Rubenhold è nata a Los Angele nel 1971, è una scrittrice e una storica. Le cinque donne ha vinto il Premio Baillie Gifford per la non-fiction. TAG: #narrativa_straniera, #gialli, #hallie_rubenholf, #voto_quattro

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RECENSIONE: Il Signore di Notte (Gustavo Vitali)

RECENSIONE: Il Signore di Notte (Gustavo Vitali)

Voto: 4/5 Autore: Gustavo Vitali Editore: Autopubblicato, 2020 Pagine: 517 Genere: Gialli, Gialli storici Prezzo: € 19.76 (copertina), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Venezia, 16 aprile 1605. Viene rinvenuto nella sua modesta dimora il cadavere di un nobile caduto in miseria, primo delitto di un giallo fitto fitto che ha come sfondo la Venezia alle soglie del Barocco. Sul luogo si precipita il protagonista del racconto, Francesco Barbarigo. Come “Il Signore di Notte”, dà il titolo al racconto e richiama espressamente la magistratura incaricata dell’ordine pubblico, sei giudici e insieme capi della polizia. Si tratta di una persona realmente vissuta ai tempi così come i principali personaggi della storia che, al contrario, è di pura invenzione. Questo particolare ha comportato un copioso lavoro di ricerca come documentato nella bibliografia del libro. È solo il primo dei delitti che affiorano in una trama intensa ed intrigante. Sono coinvolte le figure più varie, da quelle di primo piano, a quelle defilate nei contorni. L’autore apre così un’ampia carrellata su aristocratici ricconi e quelli che vivacchiano malamente, mercanti, usurai, bari, prostitute e altri. Nella vicenda tutti recitano i rispettivi ruoli e la contestualizzano in quella società veneziana che si era appena lasciata alle spalle un secolo di splendore per infilarsi in un lento declino. Compaiono anche personaggi sgradevoli, come i “bravi”, perché il tempo del declino è anche il loro, accomunati agli sgherri da una violenza sordida e sopraffattrice. Sempre nell’ottica di addentrare il libro nella sua epoca, ecco l’aggiunta di brevi divagazioni su curiosità, usi e costumi, aneddoti, fatti e fatterelli. Costituiscono un bagaglio di informazioni sulla storia della Serenissima, senza interrompere la narrazione e senza che gli attori si defilino da questa. Un discorso a parte merita la figura del protagonista. Se qualcuno spera nello stereotipo dell’eroe positivo, resterà deluso. Il Barbarigo è un uomo contorto che affronta le indagini con una superficialità pari solo alla sua spocchia. Vorrebbe passare come chi sa il fatto suo, spargere sicurezza, ma nel suo intimo covano ansie e antichi dolori. Non sa come cavarsi dagli impicci, cambia idea e umore da un momento all’altro, insegue ipotesi stravaganti e indaga su persone del tutto estranee al delitto. Il linguaggio è spiccio, crudo, spesso beffardo e dissacratorio, mette in ridicolo difetti e difettucci del protagonista e insieme quelli della società del tempo. Sull’onda dell’improvvisazione e di una acclarata incapacità non si fa mancare nulla, nemmeno una relazione disinvolta, o quella che lui vorrebbe tale, con una dama tanto bella, quanto indecifrabile. Non capisce nulla neppure di questo strambo amore che gli causa presto nuovi turbamenti. Cosicché nelle indagini, come pure nel letto, finisce con il collezionare una serie di disfatte clamorose fino a quando in suo aiuto accorre un capitano delle guardie che ha tutta l’esperienza e l’astuzia che mancano al magistrato. Tuttavia i due dovranno faticare ancora un bel pezzo per scrivere la parola fine a tutto il giallo che nel frattempo si è infittito di colpi di scena, agguati e delitti, compresi quelli che riemergono dal passato. Il finale sarà inaspettato e sorprendente. Recensione Occasione ghiotta per gli amanti del giallo storico è questo romanzo. Di storia ce n’è tanta ed è ambientata nella Venezia del Seicento. Opera prima di Gustavo Vitali. Lo scrittore si definisce esordiente, tuttavia rivela la stoffa di un narratore navigato. Ancora nel pieno del suo fulgore, dopo i fasti dei secoli precedenti che l’avevano consacrata potenza commerciale, e non solo, del Mediterraneo, la Repubblica di Venezia nel XVII secolo vanta il suo dominio politico su tutto l’Adriatico orientale e quello commerciale su territori molto più ampi. Questo è il quadro storico che offre la scena al misterioso delitto del patrizio Nicolo Duolo, di cui Francesco Barbarigo, il Signore di Notte al Criminal, uno dei sei magistrati capi della polizia incaricati di tutelare l’ordine pubblico nel territorio urbano, è deciso a trovare a tutti i costi il colpevole, assumendo in prima persona il ruolo di investigatore. Ancora nel pieno del suo fulgore, dopo i fasti dei secoli precedenti che l’avevano consacrata potenza commerciale, e non solo, del Mediterraneo, la Repubblica di Venezia nel XVII secolo vanta il suo dominio politico su tutto l’Adriatico orientale e quello commerciale su territori molto più ampi. Questo è il quadro storico che offre la scena al misterioso delitto del patrizio Nicolo Duolo, di cui Francesco Barbarigo, il Signore di Notte al Criminal, uno dei sei magistrati capi della polizia incaricati di tutelare l’ordine pubblico nel territorio urbano, è deciso a trovare a tutti i costi il colpevole, assumendo in prima persona il ruolo di investigatore. Barbarigo, personaggio realmente esistito, ma la cui descrizione è frutto della fantasia dell’autore, è combattuto tra la sua naturale indecisione e la ferma volitività che compete al suo rango e al ruolo che ricopre. Patrizio veneziano di famiglia elencata nel Libro d’Oro della Serenissima, Barbarigo conduce una indagine lunga e tortuosa a caccia dell’assassino e lo fa scavando nella vita del povero Duolo, nobile ma ridotto al limite dell’indigenza, assassinato nella sua abitazione su Corte Loredan, nel sestriere di Cannaregio. Francesco è diverso dagli altri Officiali di Notte, qualcosa dentro di lui lo spinge a farsi avanti, a cercare l’avventura, ma lo fa in modo istintuale, finendo per mettersi nei guai o per tuffarsi a seguire false piste senza riflettere troppo. Si spinge fuori dalla legge, evitando di seguire le procedure, rischiando in prima persona, quasi sempre senza un piano preciso e precipita nella disperazione non appena si rende conto che le indagini non portano da nessuna parte. La personalità complessa dell’uomo viene ben disegnata dallo scrittore, niente affatto indulgente nei confronti del protagonista. Ad affiancare Francesco Barbarigo nell’indagine, però, giunge il capitano Domenico Stella, investigatore esperto, uomo dotato di intuito e di misura, pronto a porre rimedio alle intemperanze del suo superiore. Sulle orme di Walter Scott, padre del romanzo storico, Vitali indugia nel racconto e nella meticolosa descrizione di usi, mode, attività produttive e commerciali, vita comune, cibo e religione di una delle epoche più interessanti della nostra storia, in una delle città più intriganti e misteriose di quel tempo e non solo. E questo l’autore lo fa connotando fortemente il genere storico del romanzo e fornendo utili indicazioni sulla storia di Venezia, manifestando doti di vero studioso. Tra calli e campielli, lungo le fondamenta su cui si affacciano le abitazioni di una Venezia complicata e disobbediente, libera nel pensiero e capace di tener testa finanche al controllo politico e morale dello Stato Pontificio, anche gli affari di letto e di cuore di “missier” Barbarigo arricchiscono il racconto concorrendo a dare una immagine della vera natura dei veneziani. Anche alle donne è dato ampio spazio nel racconto, che siano fanciulle destinate al matrimonio anziché al convento o donne in grado di scegliere il proprio futuro o che si tratti di mogli protette negli averi dalla legge della Repubblica o anche di prostitute, di cui erano chiari diritti e doveri verso la società e la legge. La società descritta da Vitali è consapevole della sua unicità. Sia il ricco che il povero, il patrizio o l’umile pescatore, si sentono parte di un sistema che tutela ruoli e diritti, finendo per concedere agli artigiani del vetro di Murano uno status privilegiato, paragonabile in certe occasioni a quello dei patrizi, in virtù dell’importanza economica della loro arte. Ma questa potenza commerciale tutela le proprie ricchezze, imponendo ai suoi maestri vetrai l’obbligo di rimanere a Venezia e di non esportare i propri segreti all’estero. Tuttavia la corruzione non è assente, come la delinquenza comune sulla quale in alcune occasioni bisogna chiudere un occhio e in altre anche due. Per quanto riguarda la scrittura del romanzo, lo stile di Gustavo Vitali è particolarmente pulito e corretto nella forma e il linguaggio è adatto al contesto narrativo, oltre che storico, in cui l’autore si muove con disinvoltura e sicurezza. Il giallo è avvincente e la costruzione funziona molto bene. Il materiale storico consegnato al lettore soddisferà anche i non addetti ai lavori, per la semplicità con cui l’autore descrive ogni minuzia, senza lasciare niente di incompreso. Alcune note su Gustavo Vitali Gustavo Vitali è originario di Milano, città con la quale ha conservato alcuni legami. Da oltre trent’anni anni vive nella bergamasca dove si è appassionato di volo libero in parapendio. Nella FIVL (Associazione Nazionale Italiana Volo Libero – parapendio e deltaplano) ricopre da tempo il ruolo di addetto stampa. Ha fondato ed edito per una dozzina di anni una rivista di settore e lavorato come grafico. Il Signore di Notte è il suo primo romanzo e svela quelle che sono le sue altre passioni, pur tanto distanti dall'esplorazione del cielo: la storia e Venezia. Sito: https://www.gustavovitali.it/ TAG: #gialli, #gialli_storici, #guatvo_vitali, #voto_quattro

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RECENSIONE: Scheletri (Zerocalcare)

RECENSIONE: Scheletri (Zerocalcare)

Voto: 4.5/5 Autore: Zerocalcare Editore: Bao Publishing, 2020 Pagine: 240 Genere: Graphic novels Prezzo: € 21.00 (copertina), € 10.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Diciotto anni, e una bugia ingombrante: Zero ogni mattina dice alla madre che va all'università, ma in realtà passa cinque ore seduto in metropolitana, da capolinea a capolinea. È così che fa la conoscenza di Arloc, un ragazzo un poco più piccolo di lui che ha altri motivi per voler perdere le sue giornate in un vagone della metro B di Roma. Man mano che la loro amicizia si fa più profonda, le ombre nella vita e nella psiche di Arloc si fondono con le tenebre del mondo dello spaccio di droga della periferia romana. Recensione È il 2001 e il giovane Zero si affaccia al mondo universitario, quello della mancanza di organizzazione, del peso dei voti che si fa via via più grave e della realtà lavorativa che inizia a delinearsi all’orizzonte, portatrice di responsabilità e cambiamenti importanti. Accompagnato dalla sua appariscente cresta rossa punk, Zero sceglie di andare in ritirata e smette di andare in facoltà per trascorrere ben cinque ore al giorno sulla linea B della metropolitana di Roma, mentendo ogni mattina alla madre, ignara di tutto. Ma l’ombra sempre più ingombrante di quella menzogna non è l’elemento più angosciante e preoccupante della sua vita: una mattina, Zero trova di fronte casa sua un dito mozzato. La storia ingrana immediatamente con la rivelazione di questo mistero terrificante, un punto interrogativo che aleggia per tutto il volume e costringe Zero a guardare con occhi diversi la sua situazione e le persone a lui care, in particolare la new entry del suo gruppetto di amici, Arloc. Zero incontra questo sedicenne dai modi bruschi sulla metro nel tragitto tra un capolinea e l’altro. Fra i due nasce presto un’intesa dovuta al segreto che condividono: trascorrono entrambi la mattinata sui mezzi pubblici anziché essere rispettivamente all’università e a scuola. Complice anche la differenza d’età, Zero prende sotto la sua ala protettrice Arloc, illudendosi di poterlo salvare da quel futuro di delinquenza al quale sembra essere destinato. Il giovane ribelle Arloc, nome che si è scelto perché la sua capigliatura ricorda quella di Capitan Harlock, è un personaggio caratterizzato magnificamente: in bilico fra una difficile situazione familiare, che lo porta ad avvicinarsi al giro di spaccio di droga della periferia romana, e la curiosità per l’arte e la letteratura, assapora per un po’ un barlume di serenità e sicurezza con Zero e la sua combriccola di amici, in particolare Lena, che cerca di appagare la sua sete di conoscenza e rispondere alle sue tante domande. Il precario equilibrio che si è stabilito inizia a vacillare a causa di personaggi loschi ed eventi spiacevoli, che costringono il protagonista ad affrontare alcuni dei suoi scheletri nell’armadio e a riflettere su quanto davvero privilegiata sia la situazione in cui versa e quanto incontri e accadimenti al di fuori del nostro controllo possano capovolgere le sorti di ognuno di noi. Arloc inizia a mostrare sprazzi di violenza e alcune delle sue reazioni inaspettate innescano una serie di eventi legati al mistero del dito mozzato ritrovato davanti casa di Zero. Prima che la verità venga a galla, veniamo catapultati al 2020 con un salto temporale di quasi vent’anni, trovando uno Zero ormai adulto che si dedica a tempo pieno alla scrittura di fumetti e ha visto nel tempo sbiadire le amicizie dell’adolescenza, ma non i mostri che porta dentro. Quando meno se lo aspetta, il passato torna a bussare alla porta e dovrà affrontare molte verità da cui cerca di sfuggire. Scheletri è un thriller dal ritmo denso e serrato, sospeso fra il 2001 e il 2020. Non mancano scene violente e temi scomodi, affrontati con grande onestà e senza filtri, ma alleggeriti dagli inconfondibili riferimenti alla cultura anni ’80 e dagli esilaranti monologhi interiori di Zero, segno inconfondibile della scrittura di Michele Rech. Scheletri parla di crescita, di errori giovanili e paure, delle amicizie che cambiano forma e, a volte, svaniscono e dei mostri che continuiamo a portarci dentro anche a distanza di anni. Alcune note su Zerocalcare Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, è un fumettista italiano. Realizza i suoi primi lavori appena dopo il le scuole superiori realizzando un racconto a fumetti delle giornate del G8 di Genova del 2001. Ha collaborato con il quotidiano Liberazione e con le riviste Carta, Repubblica XL e Internazionale. Del 2011 è il suo primo libro a fumetti, La profezia dell’armadillo, pubblicato prima da Edizioni Graficart e poi da Bao Publishing che continuerà a pubblicare i libri seguenti, come Un polpo alla gola (2012), Ogni maledetto lunedì su due (2013), Dodici (2013), Dimentica il mio nome (2014), L'elenco telefonico degli accolli (2015), Kobane calling (2016), Macerie prime (2016), La scuola di pizze in faccia del professor Calcare (2019), Scheletri (2020) e A babbo morto (2020). TAG: #graphic_novels, #zerocalcare, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Isolati (Iris Bonetti)

RECENSIONE: Isolati (Iris Bonetti)

Voto: 4/5 Autore: Iris Bonetti Editore: Youcanprint, 2020 Pagine: 532 Genere: Narrativa italiana, Avventura Prezzo: € 16.64 (copertina), € 3.49 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Cinque uomini e una donna, uno scrittore irlandese, un chirurgo francese, uno studente spagnolo, un poliziotto canadese, un narco trafficante messicano e un’aspirante attrice americana si trovano su un volo diretto in Indonesia, che fatalmente precipita nel mezzo dell’Oceano Indiano. Naufragano sulle spiagge di un’isola sconosciuta dove, andando alla ricerca dei superstiti, si incontrano. Da quel momento lottano per sopravvivere affidandosi unicamente alle loro forze. Emergono le loro capacità, debolezze e istinti, insieme al vissuto che ognuno si porta dentro e che condiziona le loro azioni, fino a offuscare il confine tra il bene e il male. Avril, unica donna, costretta a subire queste dinamiche decide di fuggire, scoprendo così che non sono soli: una tribù di selvaggi compie dei macabri rituali nella giungla. La spiaggia non è più un luogo sicuro e sono quindi costretti a cercarne un altro, addentrandosi nella foresta e affrontando innumerevoli insidie. Tuttavia non sanno che l’isola nasconde ben altro. Demoni oscuri, i maduk, narrati nelle melopee degli indigeni, vivono nelle viscere di quella terra. Un mistero cupo e minaccioso che giunge dal passato e che cala inatteso su tutti loro. Orrore e coraggio, vita e morte si miscelano con l’amore e la passione, sentimenti che man mano coinvolgono i protagonisti in un intenso rapporto che li lega fino alla fine. Recensione Un libro che toglie il fiato. Una trama che spinge a leggere più velocemente possibile per vedere come prosegue fino ad arrivare al finale emozionati. Questo è il sunto di questo romanzo avvincente autoprodotto da Iris Bonetti. Un susseguirsi di vorticosi eventi che fluiscono catapultando il lettore in terreni fangosi, piante dall’odore putrido, insetti brulicanti, spiagge cristalline e insenature rocciose, fino alle profondità di Madre Terra nel grembo di un’isola florida e rigogliosa e forse deserta. Il libro ha tanti personaggi quanti protagonisti, sei sono infatti i superstiti che dovranno giocoforza cooperare tra loro sull’isola in cui si ritrovano dopo l’incidente avvenuto all’aereo sul quale viaggiavano. Sei persone diverse tra loro per età, aspirazioni, vite vissute con un destino comune: trovarsi sull’isola con la speranza che qualcuno venga a salvarli. Un libro che, per l’ampio ventaglio dalle caratteristiche dei personaggi, è sicuramente vicino al gusto di tutti. Volendo si può considerarlo un libro di formazione perché ciascuno dei protagonisti uscirà diverso da questa avventura rispetto a quando era solito sul mezzo, i pregi e difetti di ciascuno troveranno un senso o un riscatto nell’ambiente inospitale dell’isola. Sarà l’uomo davanti alle difficoltà a dare il meglio di sé o è l’isola che permette tutto questo? Dietro questo bel romanzo c’è una grande cultura pregressa o un grande lavoro di ricerca dell’autrice. Il lettore a libro concluso, oltre ad essersi emozionato, potrà vantare di avere ampliato la sua conoscenza botanica. Anche se alcune volte ci sono dialoghi un po' forzati ed eventi inverosimili, è un romanzo che ha il pregio di non essere noioso e di leggersi allo stesso bel ritmo con cui è stato costruito Chi seguiva la famosa serie tv Lost in televisione non potrà non farci un pensierino. La scrittura semplice e fluida dell'autrice è un tocco in più per un libro che fa riflettere, divertire e perché no? Piangere. Alcune note su Iris Bonetti Iris Bonetti è nata a Milano il 12 luglio 1970. Inizia nel 1991 come fotografa. Nel 2011 ha fondato con una socia la Casa Editrice per bambini, Edizioni Piuma, per la quale ho scritto alcune storie per i più piccoli. I libri che ho scritto e pubblicato sono 10 più 2 bookapp: I segreti di Romeo e Giulietta, arrivato tra i finalisti del Golden Award of Montreux e Gli animali di Pinocchio che ha ottenuto il patrocinio dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi. Ha pubblicato il primo romanzo per adulti Empatia a giugno 2019 e il secondo Isolati pubblicato a gennaio 2020. TAG: #narrativa_italiana, #avventura, #iris_bonetti, #voto_quattro

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RECENSIONE: Scuola, Insegnanti e Buonumore: Insegnare in modo efficace (Ami Chen Mills-Naim)

RECENSIONE: Scuola, Insegnanti e Buonumore: Insegnare in modo efficace (Ami Chen Mills-Naim)

Voto: 4/5 Autore: Ami Chen Mills-Naim, Roger Mills Editore: Errekappa Edizioni, 2018 Pagine: 260 Genere: Narrativa straniera, Educazione Prezzo: € 16.00 (copertina), € 5.24 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama In ognuno di noi, sin dalla nascita, sono presenti le capacità di apprendere, di comprendere, di insegnare e di amare. Ogni bambino ha la curiosità necessaria per imparare, ogni ragazzo ha la saggezza necessaria per sviluppare il proprio potenziale, ogni essere umano può, se vuole, insegnare in modo straordinario. Questi sono i presupposti, poi spesso nella quotidianità tutto ciò pare essere un’utopia, ma in realtà è tutto a portata di mano o meglio, di pensiero. Grazie alle esperienze personali degli autori raccontate in questo libro e alla loro esperienza in ambienti molto difficili, come riformatori, scuole speciali e carceri, agli insegnanti ed educatori, nonché dirigenti scolastici, sarà possibile scoprire come liberarsi dallo stress, godere del proprio lavoro e diventare un insegnante ancora più efficace o un dirigente più coinvolgente. Esiste un nucleo in ogni essere umano che contiene il talento, l’amore, la comprensione e la serenità necessarie per ottenere i migliori risultati al lavoro e nella vita, con se stessi e con gli altri, e grazie a questo libro sarà possibile riscoprire come poter accedere a questo nucleo in ogni istante. Recensione Questo saggio vuole essere una guida pratica per creare un’ambiente scolastico sano e sereno. Si può pensare che sia un libro scritto esclusivamente per insegnanti, presidi ed educatori, ma nulla di più errato. Molte persone possono trovare utile il suo contenuto in quanto studenti, genitori di ragazzi che frequentano la scuola o semplicemente curiosi che vogliono potenziare i loro studi. Gli autori partono dalla loro esperienza in riformatori e scuole pubbliche per proporre alcuni principi che favoriscono l’apprendimento. Già dal primo capitolo viene specificato che non ci può essere crescita se non vengono presi in considerazione i fattori umani. Sensazioni di positività, sicurezza e speranza favoriscono l’apprendimento, cosa diversa quando vi è una forte componente stressogena. Per favorire un clima sereno e positivo è importante, sottolineano gli autori, sostenere la resilienza, intesa come attributo naturale di tutti gli esseri umani, in quanto ci permette di imparare e crescere con passione e positività. Una condizione che diventa autorigenerante una volta che viene riconosciuta e accettata come parte di noi. Detto ciò si può facilmente intuire che il comportamento di una bambino è influenzato dai suoi pensieri. Un buon insegnante deve essere aperto e curioso e indagare ciò che sta dietro le azioni degli alunni in quanto i pensieri influenzano molto l’apprendimento. Secondo gli autori un buon insegnante si concentra sui pensieri e li rende consapevoli, solo così si può aumentare la prestazione dell’alunno. Nel libri ciò vengono definiti come i Tre Principi fondamentali (Pensiero, Consapevolezza, Mente) per lo sviluppo di un apprendimento sano. Un esempio tratto dal testo è illuminante. In una scuola media c'era un ragazzo che, a causa di un comportamento non consono, veniva mandato sempre dal preside. Un giorno l'insegnante assunse uno stato mentale calmo e premuroso e chiese al ragazzo la sua situazione famigliare e domestica. Scoprì che il padre era in prigione e la madre tossicodipendente che si sballava ogni sera. Avendo recepito il disagio, il docente, propose un accordo: ogni volta che il ragazzo si sentiva agitato poteva uscire dalla classe e fare una corsa. L'accordo funzionò. La settimana successiva il ragazzo uscì diverse volte, ma fu molto più partecipe e capace di mantenere la calma. Con il passare del tempo l'alunno chiese sempre meno di uscire e aumentava sempre più il suo coinvolgimento con le attività della classe. Questo è solo uno dei tanti esempi riportati in questo libro ben scritto e pratico che non solo il personale scolastico dovrebbe leggere. Alcune note su Ami Chen Mills-Naim Ami Chen Mills-Naim è una coach e consulente professionale, individuale e familiare, speaker internazionale, insegnante, scrittrice e madre di due bambini. Ha lavorato per 30 anni con i giovani di diverse estrazioni sociali e culturali, anche all’interno delle scuole. È un insegnante Tre Principi da quasi vent’anni, nonché formatrice dei formatori. Alcune note su Roger Mills Dr. Roger Mills, 1943-2010. Lo scomparso Dr. Roger Mills è stato uno dei pionieri nello sviluppo, nella verifica e nell’applicazione di una psicologia basata sui Principi. Il lavoro del Dr. Mills si è svolto prevalentemente in scuole di quartieri poveri e in comunità tormentate da droghe, crimini, dipendenza e abuso. È autore di The Wisdom Within (con Elsie Spittle) e di Realizing Mental Health: Toward a New Psychology of Resiliency (1995). Ha pubblicato numerosi articoli su riviste professionali ed è stato consulente, oratore e formatore nazionale. TAG: #narrativa_straniera, #educazione, #roger_mills, #ami_chen_mills_naim, #voto_quattro

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RECENSIONE: Gli anni incerti (Emiliano Dominici)

RECENSIONE: Gli anni incerti (Emiliano Dominici)

Voto: 4.5/5 Autore: Emiliano Dominici Editore: Effequ, 2020 Pagine: 368 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 18.00 (copertina), € 8.00 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama È il 22 giugno del 1969, e in tre luoghi diversi nascono tre bambini: Jerry a Central Park, New York, Giulia in un istituto religioso ad Assisi, Guido all'ospedale di Livorno. Si racconta qui delle loro tre esistenze, della loro crescita, della loro formazione mista a quella di un paese, e di un mondo, negli anni incerti trascorsi tra il 1969 e il 2001. Anni in cui si è fatta la storia che adesso conosciamo, che vedono avvicendarsi lo sbarco sulla Luna, la strage di Piazza Fontana, il terrorismo, gli scioperi nelle fabbriche, i mondiali di calcio, le proteste studentesche e universitarie e numerosi altri grandi avvenimenti. E insieme a tutto questo si vanno costruendo l'amicizia, l'attrazione e i dissidi di Jerry, Giulia e Guido, sullo sfondo di una Livorno che muta, lotta e cresce insieme a loro. Recensione Questo romanzo narra la storia di tre persone nate in punti diversi del mondo, una città che li tiene uniti e che li richiama come una calamita, un sentimento che li mantiene vicini e con cui devono confrontarsi nel corso di tutta la loro esistenza, che a volte è un fardello e altre è l’unica ragione per restare vivi. In realtà il titolo intero del libro è Gli anni incerti. Canzone di fine millennio. La musica, infatti, è il leitmotiv nelle pagine. Spazia da De Gregori a Battiato, dai Nirvana ai R.E.M. Le canzoni sono un tonico che sostiene le vite di Giulia, Guido e Jerry; i tre protagonisti. Le riempie, dà loro significato e le accompagna. Non è una caccia alle citazioni, ma un tessuto consistente e coerente, essenziale tanto quanto quello storico che insistentemente fa capolino tra le pagine, con l’uomo sulla Luna, Piazza Fontana, Pasolini. Il tutto inizia in un giorno ben preciso, il 22 giugno 1969. Ci troviamo contemporaneamente a Livorno, Assisi e New York. L'autore ci presenta minuziosamente i contesti in cui questi tre ragazzi nascono e crescono. Tutto ciò non per giudicarli, ma per inquadrarli meglio e seguirli nella loro storia di formazione fino al 2001 quando i tre, ormai adulti, si dirigono verso Genova per il G8. Il lettore li vede crescere, avvicinarsi e allontanarsi, creare dinamiche e delicatamente disfarle, ma con loro si assiste anche all’evoluzione delle rispettive famiglie, che non possono scappare dai cambiamenti di fine millennio. Nessuno è immune a questo tempo incerto, ma i nostri tre hanno una sensibilità particolare che li porta a interiorizzare e metabolizzare quello che succede in modo inedito. Il libro è una dolce e tenera canzone che canta poco più di trent'anni di storia e che mette in scena tematiche che riguardano l'amore, l'amicizia e i legami famigliari. Consigliato a chi cerca una stoia appassionante, coinvolgente e mai scontata che personalmente, nonostante le quasi 400 pagine, ho divorato in brevissimo tempo. Alcune note su Emiliano Dominici Emiliano Dominici, nato a Livorno nel 1969, è traduttore e insegnante di inglese. Ha lavorato in teatro come regista e autore di testi, e da scrittore ha pubblicato, oltre a numerosi racconti in riviste e antologie, la raccolta di racconti Anche meno – 50 storie sottraendo (Erasmo editore, 2015) e il romanzo L’antipatica (Valigie Rosse, 2019). TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #emiliano_dominici, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Muori per me (Elisabetta Cametti)

RECENSIONE: Muori per me (Elisabetta Cametti)

Voto: 4.5/5 Autore: Elisabetta Cametti Editore: Piemme, 2021 Pagine: 528 Genere: Narrativa italiana, Thriller Prezzi: € 18.90 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Notte fonda, una ragazzina chiama la polizia: sua madre è scomparsa. Si tratta dell'assistente personale di Ginevra Puccini, una delle fashion blogger più famose al mondo. Il corpo di Julia viene trovato nelle acque del lago di Como, insieme a quello di altre quattro donne. I cadaveri presentano ulcere evidenti su pelle e mucose, una reazione allergica rara, causata da una sostanza sconosciuta, come accerta l'autopsia. Gli indizi, che puntano tutti a un unico colpevole, diventano una prova con la scoperta dell'arma del delitto. Quando il caso sembra chiuso, però, sulle pagine social di Ginevra Puccini compaiono dei video sconvolgenti: lei conosce il nome delle vittime non ancora identificate, la loro storia e il gioco perverso che le ha uccise. Ma Ginevra non si trova. Potrebbe essere il carnefice o la prossima vittima. La cerca la polizia. La cerca la sua famiglia. La cerca chi vuole metterla a tacere. Quelle immagini denunciano un sistema di corruzione e comando, rivelando la linea di sangue che conduce tra i rami di una famiglia potente e dentro una delle più importanti maison della moda internazionale. Dove forze dell'ordine e giustizia non sono mai riuscite ad aprirsi un varco, sono quei post a fare vacillare l'impero. Perché c'è una voce che i soldi e il potere non possono ridurre al silenzio, quella che rimbalza sui social network e diventa virale. Una voce che neanche la morte può fermare. Recensione Questo romanzo è un thriller che esce dagli schemi. Si fa portavoce della storia di tante donne con tanti sogni e speranze che vengono schiacciate dal peso di promesse e verità disattese. La trama è contemporanea e slegata dalle due serie che hanno reso famosa la scrittrice, la serie K con protagonista Katherine Sinclaire e la serie 29 con Veronica Evans. Anche in questo racconto, come nei precedenti, c'è tensione, ma anche molto di più. Elisabetta Cametti ci rende consapevoli della necessità di apparire accumulando like, soldi e visibilità sui social; mettendo così in luce un meccanismo malato che ci sta portando a dare troppa importanza a elementi futili. L'autrice accende i riflettori per bloccare la violenza sulle donne, gli abusi e per far capire che l'importante non è apparire agli occhi degli altri, ma preservare la nostra identità senza cercare di essere le copie identiche di chi nell'immagine pubblica viene messa come esempio da seguire. Inoltre ci mostra il dietro le quinte di un mondo, quello delle influencer, del marketing e degli eventi, apparentemente scintillante; i meccanismi di corruzione e intimidazione che ci possono essere alla base di proposte e contratti. Illustra anche come oggi il mondo dei social possa essere uno specchietto per le allodole e pericoloso per giovani, ingenui e persone in cerca di successo facile. La protagonista, Ginevra, è una blogger famosa, diventata tale grazie all’aiuto di una potente famiglia: i Vinciguerra. Purtroppo, non è tutto oro quello che luccica e l'intraprendente ragazza si ritrova a fare i conti con orribili segreti e convivere con suo marito, Volfango Vinciguerra, l’alfa della triade composta da lui, Vittorio e Vanessa: tre gemelli, uno peggio dell’altro, ognuno caratterizzato da una terribile dipendenza.
Francesca Montanari, l’altra protagonista e sorella di Ginevra, è quella sensibile, responsabile, dal cuore grande, legata ai valori famigliari e si trova quasi isolata dagli altri fratelli che hanno preferito scappare dalla montagna: Ginevra star dei social, Giacomo chef stellato a Milano, Matteo attratto dalla movida. Lei però non demorde e cerca in ogni modo di ritrovare la sorella che pare latitante.
La trama risulta parecchio articolata, non banale, talvolta pregna di violenza e crudeltà che potrebbero far storcere il naso, ma proprio questa crudezza è ciò che colpisce e sconvolge, perché nella realtà non si può edulcorare una violenza e talvolta è giusto che arrivi al lettore con la sua forza. In questo romanzo spiccano le donne: sopravvissute; eroine; combattenti; spesso tradite da chi dice di amarle, da chi è vicino o addirittura di famiglia. Si tocca anche il tema del femminicidio. Non mancano alcuni colpi di scena.
La Cametti ha uno stile limpido, descrittivo. Nonostante alcuni capitoli si dilunghino un po' troppo e bisogna avere pazienza prima di arrivare alla parte più interessante della trama, questo romanzo risulta un thriller avvincente, crudo e che sicuramente non lascia indifferente il lettore. Alcune note su Eisabetta Cametti
Elisabetta Cametti è nata nel 1970 in una piccola località ai piedi del Monte Rosa. Si è laureata in Economia e Commercio e ha intrapreso la strada del marketing. Dopo circa vent’anni di esperienza in importanti multinazionali, ha scelto di dedicarsi alla sua passione di sempre iniziando così la carriera di scrittrice. I guardiani della storia è il suo romanzo di esordio, il primo di una serie che ha per protagonista l’affascinante Katherine Sinclaire. Sito: www.elisabettacametti.com TAG: #narrativa_italiana, #thriller, #elisabetta_cametti, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: La collina dei delitti (Roberto Carboni)

RECENSIONE: La collina dei delitti (Roberto Carboni)

Voto: 4.5/5 Autore: Roberto Carboni Editore: Newton Compton Editori, 2021 Pagine: 480 Genere: Narrativa italiana, Gialli Prezzo: € 12.00 (cartaceo), € 0.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Sulle colline di Montebudello, tra Bologna e Modena, durante uno scavo una ruspa porta alla luce un cadavere seppellito da oltre dieci anni. È una sera gelida, c’è il pericolo che la pioggia battente si trasformi in tormenta di neve. Un inferno per i tecnici della Scientifica. Giornalisti e curiosi si accalcano intorno alla zona del ritrovamento: ben presto l’attenzione di tutto il Paese si concentra su quel macabro mistero. L’architetto Gabriele Moretti sta guardando il servizio alla televisione. Ha trentasei anni, una bella famiglia a cui è molto legato e la sua carriera è decollata. Eppure, dopo aver visto quel servizio di cronaca, il suo umore cambia improvvisamente e le sue notti si popolano di incubi, invasi da luoghi oscuri, presenze spettrali e cadaveri resuscitati. Agli incubi si aggiungono emicranie, allucinazioni e la sensazione di essere seguito. Come se non bastasse trova biglietti anonimi lasciati in ascensore, e persino la moglie e i suoceri sembrano mutare atteggiamento nei suoi confronti. Che cosa è accaduto davvero dieci anni fa su quelle colline? Gabriele ancora non lo sa, ma c’è una verità oscura che sta per tornare alla luce: altri efferati omicidi stanno per essere commessi. Recensione Vi confesso che è il primo libro che leggo di questo autore. Ben presto sono venuto a conoscenza che Carboni ha pubblicato, sempre con la stessa casa editrice, il romanzo Il giallo di villa nebbia che è stato uno dei maggiori successi editoriali del 2020. Un libro che sicuramente recupererò. Il romanzo che recensisco oggi è un giallo-noir scritto con grande maestria con un solido impianto narrativo che si piega ad una narrazione complessa per temi trattati e per la moltitudine dei personaggi. Gabriele Moretti, giovane ed estroso architetto ormai consacrato dal favore di pubblico e critica, si gode una serata tranquilla con moglie e figlia quando il telegiornale trasmette la notizia del rinvenimento di un cadavere sulle colline di Montebudello, tra Bologna e Modena. Un morto sconosciuto per lui, eppure l’annuncio gli smuove qualcosa dentro lasciandolo frastornato e inspiegabilmente impaurito. Da quel momento la sua rosea vita cede il passo a incubi sconvolgenti, nei quali Gabriele vive una dimensione terrorizzante popolata da morti resuscitati che tentano di comunicargli qualcosa che lui non riesce a comprendere. Quei sogni angosciosi non cessano di tormentare le notti di Gabriele, tanto più che si susseguono inquietanti notizie di altri ritrovamenti a Montebudello, mentre nei suoi giorni fanno la loro comparsa ambigui e minacciosi personaggi. Accadimenti che presto lo convincono di essere in qualche modo coinvolto nei delitti, di aver forse rimosso un evento così drammatico del passato da compromettere, se ricordato, la sua stessa salute mentale. Quando però quella realtà ostile arriva a minacciare anche la sua bambina e a tingere di ambiguità il comportamento della moglie e dei suoceri, Gabriele si accorge di essere solo a fronteggiare il pericolo e di avere una solo possibilità di sfuggirgli: affrontare un percorso psicoterapeutico. Altre figure intanto fanno la loro comparsa, Silvia, imprenditrice della Bologna bene e Anna Paola, ex modella dominicana la cui bellezza è stata offuscata da interventi estetici mal riusciti, coinvolte forse nel passato di Gabriele e come lui minacciate nel presente. L'autore riesce a creare una trama complessa senza mai perdere coerenza e credibilità, per quasi cinquecento pagine. Nonostante la mole, il romanzo si legge d’un fiato, connotato com’è dal ritmo travolgente di un thriller, da uno scandaglio dei personaggi degno di un saggio psicanalitico e da un’atmosfera pervasa di un inquietante sentore di zolfo. Riguardo all'architetto Gabriele, Roberto Carboni ne disegna il profilo con una penna così nitida ed evocativa che pare di vedergli prendere vita, il lettore respira l’angoscia delle sue notti, provo il suo stesso terrore, palpita per la minaccia che sfiora la sua piccola Clara e come lui è disposto a mettere in gioco la vita pur di sollevare il velo che nasconde il passato e minaccia il presente. La penna dell'autore riesce a generare nel lettore brividi realistici. Ciò è impreziosito dal fatto che Bologna, insieme a Praga e Santiago di Compostela, fa parte di un triangolo esoterico, che negli anni Novanta è stato palcoscenico della setta I bambini di Satana e collegato con la radura Siberiana battezzata Il Cimitero del Diavolo per l'ingente numero di persone scomparse, che l'autore utilizza sapientemente nel romanzo. Un romanzo che, grazie ad una scrittura fortemente evocatrice, cattura il lettore in una storia di terrore che vive in prima persona. Alcune note su Roberto Carboni Roberto Carboni, classe 1968, è nato a Bologna e vive sulle colline di Sasso Marconi. Tassista per diciassette anni, appassionato scacchista, attualmente autore di numerosi romanzi e docente di scrittura creativa a tempo pieno. Nel 2015 è stato premiato con il Nettuno d’oro, il più autorevole riconoscimento a un artista bolognese (precedentemente attribuito tra gli altri a Lucio Dalla e Carlo Lucarelli), nel 2016 con il premio speciale Fondazione Marconi Radio Days (precedentemente premiati Enzo Biagi e Lilli Gruber). Nel 2017 ha vinto il Garfagnana in Giallo, nella sezione Romanzo Classic. Nel 2018 è stato vincitore, su 47 romanzi in concorso, del prestigioso SalerNoir Festival di Salerno. TAG: #narrativa_italiana, #gialli, #roberto_carboni #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Margherita Hack. In bicicletta tra le stelle (Roberta B. Fancellu, Laura Vivacqua)

RECENSIONE: Margherita Hack. In bicicletta tra le stelle (Roberta B. Fancellu, Laura Vivacqua)

Voto: 4/5 Autore: Roberta Balestrucci Fancellu, Laura Vivacqua Editore: Becco Giallo, 2021 Pagine: 128 Genere: Graphic novels, Astronomia, Scienza Prezzo: € 17.00 Acquista: Libro Trama Durante un lungo viaggio in bicicletta, Margherita Hack racconta al marito Aldo la sua infinita passione per la fisica e l'astronomia. Ricavando continue similitudini dal mondo della bicicletta, Margherita passa in rassegna, spiegandoli, alcuni dei più grandi quesiti della scienza moderna: la teoria della relatività di Einstein, i viaggi nel tempo, l'esistenza di forme di vita extraterrestri, la nascita e la morte di una stella. Mescolando racconto biografico e divulgazione scientifica con ironia e inventiva, Margherita Hack. In bicicletta tra le stelle è un viaggio sorprendente attraverso la vita e le passioni di una donna straordinaria. Una parabola senza tempo che ci rammenta l'eredità lasciataci in dono da Margherita Hack. Recensione Margherita Hack dopo una lunga carriera da astrofisica, è diventata una delle icone della comunicazione scientifica e non solo. Ha portato in giro per la penisola la scienza e la sua visione del mondo. In questa toccante graphic novel viene raccontato il pensiero della scienziata utilizzando la passione che essa condivideva con il marito, ovvero la bicicletta. Un viaggio su due ruote in cui non sono importanti i riferimenti geografici e temporali, ma che è l’occasione per presentare le principali basi dell’astronomia e del pensiero della Hack che si è sempre espresso anche su questioni non scientifiche. Questo romanzo grafico non contiene eventi particolari della vita della scienziata, ma la preparazione e la quotidianità del viaggio in bicicletta è l’occasione per parlare con Aldo di tutto e ogni argomento introduce o accenna argomenti di fisica e astronomia. Da una caduta dalla bici, ad esempio, si parla di macchine del tempo e del saper vedere le soluzioni che sovente stanno davanti ai nostri occhi. Un libro che scorre veloce e leggero, arricchito da una interessante bibliografia, che ritrae la famosa scienziata come una signora estremamente volitiva, dal carattere spigoloso, ricca di passioni e convinzioni forti. I disegni hanno un tratto chiaro, pulito e sono in bianco e nero con l’utilizzo di un verde per riempire le ombre e le luci. Colore che sta bene con quello della natura attraversata in bicicletta e che dona alla storia un viraggio verso l’antico. La tavole non sono ricche di dettagli, ma risultano molto dinamiche. Un fumetto che convince soprattutto per la presentazione del personaggio e meno sull’aspetto biografico, approfondimento che avrei gradito. Dalla storia emerge in modo particolare l’atteggiamento aperto e indagatore che ha fatto di Margherita Hack una icona della scienza e delle donne di libero pensiero, in Italia e nel mondo. Alcune note su Roberta Balestrucci Fancellu Roberta Balestrucci Fancellu nasce a Macomer nel 1983 dove vive e lavora come operatore culturale al Centro Servizi Culturali, per il quale si occupa di organizzare eventi simari e formazione per adulti, laboratori nelle scuole, formazione e promozione alla lettura per ragazzi. Ha pubblicato Ken Saro Wiwa. Storia di un ribelle romantico (Becco Giallo, 2018), Storie di grandi uomini e delle grandi donne che li hanno resi tali (Hop!, 2018), Perfide (Hop!, 2019), Annie. Il vento in tasca (Sinnos, 2019), Non è bella ma...(Hop!, 2020), Cosetta (Gallucci, 2020), una adattamemto per ragazzi de I Miserabili . Alcune note su Laura Vivacqua Laura Vivacqua nasce nel 1989 a Salerno e comincia a studiare fumetto dopo una laurea in Lingue e Civiltà Orientali presso la Scuola Internazionale di Comics di Napoli. Ha fatto parte dell’etichetta indipendente Attaccapanni Press, svolgendo soprattutto i ruoli di editor e social media manager, oltre che di autrice di storie brevi. Terminata l’esperienza con Attaccapanni nel Dicembre 2018, ora è un’illustratrice e fumettista freelance. TAG: #graphic_novels, #astronomia, #scienza, #laura_vivacqua, #roberta_balestrucci_fancellu #voto_quattro

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RECENSIONE: Un duplex per tre (Romana Francesca Dimaggio)

RECENSIONE: Un duplex per tre (Romana Francesca Dimaggio)

Voto: 3/5 Autore: Romana Francesca Dimaggio Editore: Brè Edizioni, 2020 Pagine: 210 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 11.00 Acquista: Libro Trama Emily è una ragazza di ventotto anni che vive a San Francisco. Dopo aver rotto con il fidanzato Chad, perché si è resa conto di non essere felice con lui, si trasferisce a casa di sua nonna Nanny, che vive in un appartamento duplex su due livelli e ha affittato il primo piano a Ryan, un ragazzo che gestisce il "The rock", un locale nel quale ospita giovani talenti musicali per dar loro un trampolino di lancio per il mondo discografico. L'incontro tra Emily e Ryan è bizzarro e rocambolesco, caratterizzato dalle manie della ragazza, la quale ha un appetito spropositato e una strana fissazione che la porta ad avere paura dei germi. L'attrazione tra i due è palpabile e nei giorni successivi al loro incontro seguono equivoci, attimi di vera passione e... momenti imbarazzanti. Tre inquilini, due cuori, un duplex. Ragazze, e ragazzi, qui c'è da divertirsi! Recensione Questo romanzo mette in scena una storia leggera e adatta in momenti di forte stress oppure in vacanza. Il titolo richiama molto il film Duplex – Un appartamento per tre diretto da Danny DeVito nel 2003 in cui una giovane coppia di innamorati va a vivere nella casa dei loro sogni, ma deve fare i conti con la diabolica inquilina del piano di sopra, una vecchietta apparentemente dolce e fragile che renderà la loro vita un inferno. Per chi non consce questo termine, per duplex si intendono appartamenti unici che nascono da due immobili di diverse metrature, il più delle volte sviluppati su due piani. Ed è qui che si sviluppa la storia, almeno la sua base primaria. La protagonista Emily, una scrittrice sull’orlo della pazzia a causa di una separazione da un compagno senza cuore ed empatia, si rifugiarsi tra le grandi braccia della nonna Nanny, un concentrato di energia. Da buona nonna, Nanny sarà il tramite per mettere su carta domande che la nostra protagonista ha cercato di rimandare fino allo sfinimento, senza affrontarli mai. Inoltre la cara nonnina ha scelto di dividere l’appartamento con un bel ragazzo che contribuisce alle spese mensili lavorando costantemente. Emily da buona nipote protettiva, non è d’accordo su questo inquilino fannullone e obbliga Nanny a presentarlo. Non vado oltre per evitare spoiler, ma posso tranquillamente scrivere che questa è una storia che si lascia leggere con leggerezza, grazie soprattutto alla prosa semplice e pulita. Una storia che richiama molto le commedie americane. In essa nulla viene esasperato e aleggia la tranquillità che un buon libro rosa deve donare. Molto interessante e convincente la narrazione a tre voci (Emily, Ryan e Nanny) in quanto offre più punti di vista della storia d’amore. Un romanzo fresco e divertente che fa staccare la spina senza allontanarsi troppo dalla realtà. Consigliato. Alcune note su Romana Francesca Dimaggio Romana Francesca Dimaggio è nata a Barletta nel 1981. Nel 2008 ha conseguito la laurea specialistica in fisica presso l’Università degli Studi di L’Aquila; negli anni successivi ha lavorato come consulente informatico a Padova e Bergamo. Trasferitasi a Roma, ha svolto diversi lavori, tra ripetizioni, pet-sitting e divulgazione scientifica in musei e librerie. Attualmente vive con il marito e lavora per una società che si occupa di asset management di impianti fotovoltaici ed eolici. Ama il Giappone, tanto da studiarne la lingua da autodidatta, gli anime, i manga e gli origami; le piacciono inoltre il teatro e il cinema. Adora leggere romanzi rosa, thriller e fantasy, e da qualche anno coltiva la passione per la scrittura, sperimentando sempre nuove tecniche e nuovi stili. Debutta nel 2020 con il suo primo romanzo, pubblicato da Brè Edizioni. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #romana_francesca_dimaggio, #voto_tre

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RECENSIONE: Mezza luce mezzo buio, quasi adulti (Carlo Bertocchi)

RECENSIONE: Mezza luce mezzo buio, quasi adulti (Carlo Bertocchi)

Voto: 4.5/5 Autore: Carlo Bertocchi Editore: Terrarossa, 2019 Pagine: 170 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea, Young Adult Prezzo: € 15.50 Acquista: Libro Trama Bert e la sua banda vivono la loro ultima estate prima delle superiori con l'adrenalina di sapere che nei campi delle loro scorribande c'è un assassino, con l'eccitazione di qualcosa che sta per finire e altro che deve iniziare. Intanto però c'è da fare i conti con Billy e i suoi scagnozzi e da capire come resistere alle lentiggini di Matilda: sono questi i problemi che assillano il protagonista, per lo meno finché un incontro inatteso e temuto lo costringerà a scelte irragionevoli dalle rischiose conseguenze. Recensione I protagonisti dell’esordio Mezza luce mezzo buio, quasi adulti di Carlo Bertocchi sono, come ci svela il titolo, quasi adulti. Dentro quel quasi c’è tutta l’importanza del romanzo. C’è l’estate torrida e ci sono gli anni Ottanta. C’è la giovinezza, la paura di crescere, la voglia di diventare adulti, le lentiggini, il primo amore, la musica dei Clash, la provincia meccanica, lo scazzo, l’entusiasmo, le All Star rosse, i campi di mais, lo scooter. Ma c’è anche tanto altro. E poi, soprattutto, c’è Bert. Bert e la sua banda di amici sono gli adolescenti protagonisti del romanzo. Trascorrono l’ultima estate, prima delle superiori, con l’adrenalina dappertutto e in cuor loro sentono che la spensieratezza sta per diventare un fatto sempre più raro e ci danno dentro a urlare al mondo che anche loro esistono. Quella dell’89 è un’estate particolare anche per una scoperta bizzarra e angosciante nello stesso tempo: nei campi della Bassa, scenario privilegiato delle loro scorribande, si nasconde un assassino. I ragazzi proveranno a farsi garanti, con tutta la tenera goffaggine del caso, di un evento che pur essendo più grande di loro, stranamente non li spaventa. Il tumultuoso percorso di crescita dei quasi adulti non passa dunque solo attraverso le peripezie adolescenziali in motorino ma incrocia anche una trama noir che coinvolge un omicida albanese in fuga in cerca di aiuto proprio nel paesino romagnolo dove è ambientata la storia. Il romanzo merita ammirazione non solo per la storia, ma anche per l'aspetto narrativo. Il ritmo dà proprio una forma ben riconoscibile alla storia e alla voce dell’autore. Un ritmo che consente di entrare nelle pagine in un baleno, restandone attaccati anche quando la storia è finita. Le frasi, i dialoghi, i pensieri e le descrizioni riproducono il suono del contesto e delle voci dei personaggi. Bertocchi scrive pagine piene di vitalità, proprio come il suo protagonista. L'autore utilizza una scrittura coinvolgente che scorre veloce tra dialoghi con uno slang tipico degli anni ’80 che abbiamo usato e che ora non esiste più, come non esistono più quelle cose che hanno lasciato segni importanti nei nostri ricordi come il Fifty e il Ciao, i Goonies e Jeeg Robot, l’Allegro Chirurgo e le Big Babol. Un libro che ricorda Stephen King con il racconto Il corpo da cui è stato tratto il bel film Stand by me – ricordo di un’estate ed Enrico Brizzi con il suo Jack Frusciante è uscito dal gruppo, che emoziona e che parla alla nostra parte adolescente che, come suggerisce l'autore, non dovremmo mai abbandonare. Alcune note su Carlo Bertocchi Carlo Bertocchi nasce in mezzo agli 70 nella Romagna di confine: non quella famosa delle balere e della crema solare, quell’altra. La sua giovinezza è stata segnata dalla visione di Guerre Stellari ma, incapace di costruire astronavi e spade laser, ha preferito prima dedicarsi alla cucina, poi alle scienze sociali e da sempre alla scrittura. Si è diplomato alla scuola Holden e continua a studiare e leggere con entusiasmo. Questo è il suo primo romanzo e vede la luce anche grazie agli insegnamenti di Cristiano Cavina e Marco Missiroli, romagnoli anche loro. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #young_adult #carlo_bertocchi, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: L' opzione di Dio (Pietro Caliceti)

RECENSIONE: L' opzione di Dio (Pietro Caliceti)

Voto: 5/5 Autore: Pietro Caliceti Editore: Baldini+Castoldi, 2020 Pagine: 416 Genere: Narrativa italiana, Thriller Prezzo: € 19.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama La cristianità è in crisi: un violento attentato jihadista, il primo in Italia, ha fatto una strage proprio davanti a San Pietro, e ben presto una notizia altrettanto esplosiva inizia a diffondersi all'interno del Palazzo Apostolico: il Papa sta morendo. Subito nella Curia si scatena la lotta per la successione. Il candidato dei tradizionalisti è Angelo Vignale, un asceta in odore di santità, che il Papa uscente ha voluto quale suo prelato allo IOR. I progressisti puntano invece su Warren Hamilton, un ex rugbista sudafricano divenuto famoso per aver conciliato moltissimi casi di pedofilia prima che arrivassero in tribunale, facendo così risparmiare alla Chiesa un sacco di soldi. Entrambi si lanciano a cercare freneticamente il modo per sbarrare al rivale la strada per il soglio pontificio. La strategia di Hamilton consiste nel passare al setaccio i conti dello IOR sperando di trovare irregolarità che il rivale non ha notato, aiutato da Alessio Macchia, giovane prete dalla fede incrollabile, e dal fratello di lui Giovanni, un avvocato specializzato in questioni finanziarie, che invece ha perso completamente la fede. Dal canto suo, Vignale sguinzaglia il suo assistente a indagare sul passato di Hamilton, sperando di trovare qualche scheletro nel suo armadio. Mentre la polizia indaga sull'attentato, le piste si moltiplicano e l'intrigo di potere, soldi, terrorismo e compromessi all'interno del Vaticano si fa sempre più fitto. Ma proprio quando tutte le indagini sembrano essersi arenate, inaspettatamente emerge un filo che le unisce, e che porta alla luce una verità agghiacciante. Recensione Non ho mai letto nulla di Pietro Caliceti. Questo è il suo primo romanzo e mi ha totalmente conquistato. Questo autore non ha nulla da invidiare ai nomi di punta dei thriller. In Caliceti c'è naturalezza nel raccontare storie che in molti hanno già affrontato, si veda ad esempio Dan Brown. Nulla da togliere a questi bestseller, ma questo autore ha una marcia in più. In un futuro non proprio lontano muore il successore di Papa Francesco e in Vaticano si scatena la lotta per la successione che vede coinvolti i due principali esponenti delle due anime che si contrappongono all’interno della Chiesa, l’una tradizionalista e l’altra progressista. Ne viene fuori un thriller mozzafiato, dal quale si evincono tutta una serie di informazioni assai interessanti che riguardano anche la più stretta attualità. Innanzitutto gli scandali legati alle accuse di pedofilia che hanno coinvolto numerosi prelati, nonché gli oscuri contatti con il mondo islamico fino a sfiorare l’estremismo degli jihadisti. Ma non mancano puntuali riferimenti alle attività dello IOR, l’Istituto delle Opere di Religione, più comunemente noto coma “Banca Vaticana”, l’istituzione finanziaria alla quale sono stati associati oscuri episodi della nostra storia recente, dal crack del Banco Ambrosiano, alla morte di Roberto Calvi, dalla P2 agli intrallazzi di Licio Gelli. Gli intrighi permeano tutto il libro. L’autore ne parla con cognizione di causa dal momento che è uno dei più importanti avvocati italiani, esperto di diritto societario e finanziario. Ne parla con il piglio del romanziere consumato, nonostante questo volume sia solo il suo terzo romanzo e che la sua attività di narratore sia iniziata appena cinque anni fa. La Fede guida l’uomo e l’autore ci dimostra ancora quanto le idee e ancor più gli ideali camminano sulle gambe di uomini, imperfetti, con cui il lettore empatizza. Raramente si incontra un thriller con una trama ben articolata. Fino alla fine si è portati ad interrogarsi su quale sarà la conclusione dell'ordito. Con una scrittura chiara e uno stile limpido, l’autore costruisce un volume che non è un saggio finanziario e nemmeno teologico, ma si serve di alcuni aspetti che attribuiscono alla storia grande originalità. Un thriller che riesce a stupire il lettore e che, a mio avviso, risulta uno dei migliori di quest'anno e che meriterebbe minimo una serie televisiva o di essere tradotto. Alcune note su Pietro Caliceti Pietro Caliceti nasce nel 1965, avvocato specializzato in materie finanziarie e societarie, ha esordito nella narrativa con L’Ultimo Cliente (Baldini & Castoldi, 2016), un romanzo che ha subito avuto un ottimo successo di pubblico e di critica, cui ha fatto seguito BitGlobal (Baldini&Castoldi, 2017), il primo romanzo al mondo incentrato su bitcoin. Le sue opere sono state salutate come “una nuova narrativa della finanza, che ne sfrutta il lessico e disegna i cattivi contemporanei” (Tuttolibri) ed accostate, oltre che ai romanzi di maestri del legal thriller come John Grisham, a film come La Grande Scommessa e serie televisive come Billions (TuStyle). TAG: #thriller, #narrativa_italiana, #pietro_caliceti, #voto_cinque

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RECENSIONE: La fidanzata d'America (Giusy Cafari Panico)

RECENSIONE: La fidanzata d'America (Giusy Cafari Panico)

Voto: 4.5/5 Autore: Giusy Cafari Panico Editore: Catelvecchi, 2020 Pagine: 136 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 15.50 Acquista: Libro Trama Abruzzo, 1920. In un affresco di un'Italia sofferente, sull'orlo del fascismo, tra miseria, sogni e ideali, il ritorno in paese di un giovane prete che, per una ferita di guerra, ha dovuto abbandonare la sua folgorante carriera e il ruolo privilegiato di confessore della Regina, cambia per sempre il destino della sorella, promessa sposa a un giovane emigrante. Ada si prepara a raggiungere il suo innamorato a Filadelfia, ma quando lui è finalmente in grado di spedirle i soldi per il viaggio, nasce il dilemma. La famiglia osteggia l'unione, gli interrogati vi senza risposte sono troppi. In più il promesso sposo è imparentato con una famiglia di briganti e in America è iscritto ai sindacati e lotta per i diritti dei lavoratori. Ad Ada si prospetta una nuova possibilità. Partire o restare? Recensione La prima cosa che salta all’occhio del lettore, leggendo questo libro, sono i frequenti riferimenti storici ed a celebri personaggi come D’Annunzio e Mussolini. Così, senza accorgersene, ci si ritrova a fare un ripasso, molto gradito, della storia e della letteratura italiana. Sullo sfondo dell’impresa di Fiume e delle imminenti elezioni, viene imbastita e curata la storia di Ada. Questa è una semplice ragazza di un paese ai piedi della Majella e del Gran Sasso. Ha la passione per il cucito, sa far di conto ed è dotata di una bellezza sublime, tanto da farle avere diversi pretendenti. Il contesto in cui è inserita Ada, la protagonista, è un contesto rurale, in cui manca quasi del tutto l’alfabetizzazione. La semplicità dei personaggi è evidenziata dal linguaggio semplice che l’autrice usa nel testo. Molte le espressioni dialettali o gli evidenti errori grammaticali commessi nei dialoghi, soprattutto quando ci sono di mezzo adulti o anziani, appartenenti a una generazione completamente ignara dell’utilità sociale della scuola. Il volume non è molto lungo, ma anche poche pagine possono risultare a volte infinite. Non è questo il caso. Ho letto questo volume in poco più di una oretta, segno che la scrittura dell'autrice mi ha conquistato. Essa risulta scorrevole e molto invitante. Nel romanzo non sono presenti grandi colpi di scena, ma nonostante ciò la lettura risulta piacevole. La storia di Ada viene narrata in modo perfetto, ben scritta e scandita, dando importanza a ogni personaggio: dal fratello Nicola, unica ancora che tiene legata Ada al paese, al padre, la matrigna, i fratellini ma anche le zie, e tutti gli altri. L'autrice non si dimentica delle comunità che viene descritta in modo completo e variegato. Comunità che non crede nel sogno americano e che diventa la prigione di Ada. Una storia ricca di significati, di vita e aspettative in cui il lettore rimane appeso all’incertezza di una scelta che sa di futuro e che sicuramente avrà accumunato tante storie reali dell’Italia dell’epoca. Un libro delicato che assume quasi le sembianze di una commedia italiana dell’epoca, fatta di emozioni, incertezze ma soprattutto coraggio e attese. Una storia davvero brillante che potrebbe essere un’ottima lettura per i ragazzi delle scuole superiori alle prese con il periodo più tragico della storia italiana (e mondiale). È un buon modo per collegare storia e letteratura, conoscere i valori della famiglia nelle piccole realtà dell’epoca e farsi un’idea ben chiara di come fosse vivere a quel tempo grazie a questo romanzo avvincente racchiuso in poco più di cento pagine. Alcune note su Giusy Cafari Panico Laureata in Scienze Politiche a indirizzo internazionale, dirige il Comitato Scientifico del Piccolo Museo della Poesia di Piacenza. Poetessa e drammaturga di pièces teatrali rappresentate anche all’estero, collabora come sceneggiatrice con una casa di produzione cinematografi ca di Roma ed è autrice di racconti premiati e presenti in varie antologie. Scrive per «Alberoni Magazine». TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #giusy_cafari_panico, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Il coraggio della felicità (Loredana Scaiano)

RECENSIONE: Il coraggio della felicità (Loredana Scaiano)

Voto: 5/5 Autore: Loredana Scaiano Editore: Ultra, 2019 Pagine: 220 Genere: Narrativa italiana, Viaggi Prezzo: € 16.50 Acquista: Libro Trama Il primo maggio 1846, a quarantanove anni, Ida Pfeiffer partiva da Vienna per un'impresa straordinaria: il giro del mondo in solitaria. Il 28 febbraio 2017 Loredana Scaiano parte dal suo piccolo paese nell'Italia del Sud per ripercorrere l'itinerario di Ida. Anche lei compirà cinquant'anni in viaggio. Ida scriveva una pagina di diario ogni sera, Loredana ogni sera pubblica una pagina del blog che ha dedicato alla sua eroina, #idaviaggiadasola, che diventa sempre più popolare. Due storie vere raccontate in parallelo, due donne forti, due secoli di distanza. "Il coraggio della felicità" è il resoconto di un'impresa temeraria, impensabile per una donna nell'Ottocento, tutt'altro che agevole ancora oggi. È il racconto di un viaggio alla scoperta del mondo e alla ricerca di sé: un viaggio che è libertà, consapevolezza, incoscienza, leggerezza e gioia. Ed è anche e soprattutto una pietra posata sulla strada della parità, perché ogni donna finalmente si senta libera di poter andare da sola ovunque, senza un uomo che la accompagni, a qualunque titolo. Recensione Molto probabilmente la reazioni che molti di noi avrebbero se una nostra amica, una nostra parente, nostra madre, all’età di cinquant’anni, ci dicesse che ha intenzione di compiere un viaggio intorno al mondo in solitaria è esclamare “Ma sei pazza!” Oggi, compiere il giro del mondo in solitaria è sicuramente difficile, ma lo era ancor di più nell’Ottocento. Eppure esiste una grande donna, Ida Pfeiffer, considerata la più grande viaggiatrice della sua epoca, che ha realizzato più volte questa impresa senza neppure avere Google Maps sul cellulare. La sua storia è incredibile: nata a Vienna nel 1797, da bambina era il tipico “maschiaccio”, essendo stata educata insieme a cinque fratelli maschi. Il suo hobby era la lettura di racconti di viaggi in paesi lontani, sognando un giorno di poterli visitare. Viene costretta dalla famiglia a sposarsi con il facoltoso avvocato Pfeiffer, più vecchio di lei di 24 anni, e si dedica esclusivamente alla famiglia fino all’età di 44 anni, quando decide di seguire il suo sogno: dedicarsi ai viaggi che sognava da piccola e allontanarsi da una società che riconosceva alla donna solo il ruolo di madre e moglie. Il suo viaggio intorno al mondo inizia nel 1846, quando raggiunge Rio de Janeiro, per poi proseguire verso Capo Horn, Tahiti, Macao, Hong Kong e Canton. Poi raggiunge l’India, la Mesopotamia, i paesi del Caucaso, la Grecia, per rientrare a Vienna nel 1848. Nel 1851 intraprende un secondo viaggio intorno al mondo che le permette di toccare il Sudafrica, Singapore, l’Indonesia, la California e il Sudamerica. È una delle prime donne a scalare le Ande, poi arriva a New Orleans, visita le cascate del Niagara, New York, Boston e Londra. Ida, oltre ad essere una grande avventuriera, è stata un’ottima divulgatrice. A partire dai suoi diari, ha infatti pubblicato svariati libri che narrano i suoi viaggi con uno stile autenticamente descrittivo. L’autrice si preoccupa di raccontare la cultura e gli aspetti della vita quotidiana dei popoli che incontra, tanto che i suoi racconti venivano spesso citati nelle riviste scientifiche. La storia di Ida Pfeiffer, per quanto incredibile, non ha mai goduto della visibilità che sarebbe giusto tributarle, nonostante la sua figura sia stata recentemente rivalutata e in molti hanno provato a raccontare la sua storia. Nessuno però si è spinto a fare ciò che ha fatto un’altra donna, una professoressa lucana che ha deciso di “replicare” il primo viaggio di Ida intorno al mondo, ispirata dalle sue vicende. Loredana Scaiano, insegnante originaria di Tricarico, in provincia di Matera, ha molto in comune con Ida Pfeiffer. Come la sua musa, si sposa molto giovane e a 26 anni è già mamma di due figli. Si dedica per più di vent’anni alla famiglia e all’insegnamento. A cinquant’anni, però, decide di lasciare tutto per un po’ di tempo e compiere il giro del mondo in solitaria. L’obiettivo è semplice: dedicarsi alla ricerca della propria felicità e ritrovare sé stessa viaggiando sullo stesso itinerario compiuto da Ida due secoli prima. Nel 2017 Loredana parte per il suo viaggio. La prima tappa è Vienna, poi raggiunge Londra, il Brasile, l’Argentina, il Cile, l’Isola di Pasqua, la Polinesia, la Nuova Zelanda, Hong Kong, Singapore, lo Sri Lanka, l’India, l’Oman, Dubai, l’Iran, l’Armenia, la Georgia, la Turchia e la Grecia. Così come Ida, anche Loredana compie cinquant’anni in viaggio. Così come Ida, che scriveva una pagina di diario ogni sera, neppure Loredana tiene per sé le emozioni e le sensazioni che la scoperta del mondo le dona e decide di aprire il blog #idaviaggiadasola, una sorta di versione digitale dei diari che Ida scriveva quando era in viaggio. In questo blog non si parla soltanto delle esperienze vissute, ma più in generale del progetto di cambiare vita, della volontà di dimostrare alla società che ogni donna, se riesce a trovare il coraggio di sfidare tutto e tutti, può compiere piccole e grandi cose da sola, contro tutti i pregiudizi maschilisti di cui la nostra cultura è ancora pesantemente impregnata. Al ritorno in Basilicata, Loredana si lancia in un’altra avventura, la pubblicazione di questo libro che diventa realtà nel 2019. Un libro che racconta due storie vere, le storie di due donne forti, la descrizione scritta idealmente a quattro mani di un’impresa compiuta nell’Ottocento e ritentata due secoli dopo. Il fil rouge che lega le due avventure compiute da queste donne è la libertà. Prendersi del tempo per immergersi nel racconto del mondo così come l’hanno visto Ida e Loredana significa liberarsi di ogni preconcetto, lasciarsi guidare attraverso aeroporti, luoghi e culture tanto lontane quanto affascinanti, sognare con loro e provare le loro stesse paure. Ida e Loredana. Due donne che provengono da due terre profondamente differenti. La prima nata a Vienna, una città da sempre cosmopolita, capitale di quell’Impero Austro-Ungarico multietnico e pregno di cultura. La seconda, nata a Tricarico, in Basilicata, un luogo in cui ancora oggi una donna deve sentirsi in colpa per il solo fatto di aver scelto di vivere da sola, magari divorziare o intraprendere una carriera che la emancipi dall’ombra onnipresente di un uomo. Una terra in cui le donne anziane vanno ancora in giro con il capo velato da uno scialle. Una terra, la Basilicata, e la provincia di Matera nello specifico, che non ha neppure le infrastrutture per raggiungere con i mezzi pubblici la propria città capoluogo, Matera, che nel 2019 è stata insignita proprio del riconoscimento di “Capitale Europea della Cultura”. Ironia della sorte. Dopo aver pubblicato il suo libro, Loredana Scaiano è tornata alla sua routine quotidiana, la stessa da cui è fuggita per cinque mesi nel 2017. Ha ripreso a fare l’insegnante, ma la voglia di smuovere le coscienze di quanti hanno sognato, anche soltanto una volta, di scoprire terre nuove e lontane come faceva Ida nel XIX secolo, la sta spingendo a girare in lungo e in largo per raccontare la sua storia. Ora spetta al lettore il compito di lasciarsi guidare idealmente alla scoperta di luoghi che la maggior parte di noi vedrà soltanto in cartolina, provando a osservare il mondo con gli stessi occhi di Loredana e Ida, e partire per un viaggio letterario che è, allo stesso tempo, un viaggio alla scoperta di sé stessi. Alcune note su Loredana Scaiano Loredana Scaiano è nata a Tricarico (MT) nel 1967. Ha fatto tante cose troppo presto: a 19 anni era già insegnante, a 23 moglie, a 26 mamma di due figli. Altre invece le ha fatte troppo tardi, come la separazione a 45 anni. Da dove ripartire? Da un giro del mondo in solitaria: niente di meglio per festeggiare la mezza età! TAG: #narrativa_italiana, #viaggi, #loredana_scaiano, #voto_cinque

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RECENSIONE: La paziente 99 (Enrico Scebba)

RECENSIONE: La paziente 99 (Enrico Scebba)

Voto: 4.5/5 Autore: Enrico Scebba Editore: Autopubblicato, 2020 Pagine: 235 Genere: Narrativa italiana, Thriller Prezzo: € 12.99 (cartaceo), € 3.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Dopo aver tentato di uccidere i suoi genitori, Barbara Phoenix si risveglia in un manicomio criminale: il Saint Philippe. Una struttura di massima sicurezza da cui è raro essere dimessi, dove ogni detenuto perde il proprio nome e viene chiamato con il numero della cella di reclusione. Col solo desiderio di potere un giorno oltrepassare l’alto muro di cinta che la separa dalla libertà, la Paziente 99 trascorrerà la prigionia sforzandosi di non perdere del tutto il senno, cercando di farsi delle amiche e analizzando i motivi che l’hanno spinta a compiere quell’insano gesto. Ripudiata dalla sua famiglia, si aggrapperà alle uniche persone nell’istituto in grado di darle conforto: l’infermiera Emily, il dottor Duerf e il Paziente 77. Quest’ultimo, anziano e su una sedia a rotelle, all’apparenza fuori posto, sarà per lei portatore di preziosi insegnamenti, attraverso i quali la persuaderà a usare l’astuzia, prima di finire vittima dei soprusi del personale del manicomio, intenzionato a rinchiuderla in isolamento, luogo più temuto del Saint Philippe. Cosa succede realmente al suo interno? E cosa nasconde Barbara di tanto grave? Recensione Questo romanzo è uno spinoff della trilogia Sul viale delle ombre che si colloca cronologicamente fra il primo e il secondo volume, ovvero fra La lacrima del principe e I tesori del Negromante, di prossima uscita. Questo volume vede protagonista un personaggio importante della saga, Barbara Phoenix. La paziente a cui fa riferimento il titolo è proprio Barbara che viene internata in un manicomio criminale, il Saint Philippe, dopo aver aggredito i suoi genitori. La donna è un personaggio complesso che, dalla sua ingenuità iniziale, per sopravvivere, arriverà a mentire e a tramare. Questo processo di maturazione risulta possibile grazie al misterioso paziente 77, un ex prete sulla sedia a rotelle dallo sconfinato intelletto ed ego. Ciò però che cambia nel profondo la protagonista è il suo desiderio di libertà che diventa necessaria quando si rende conto di ciò che accade nel manicomio. In quanto l’istituto perfetto e controllato è solo una facciata. In realtà esso cela eventi terribili. L’ambientazione del libro è tetra e oscura, quasi soffocante; il tutto arricchito da descrizioni vivide, incisive ed evocative. Il manicomio descritto dall’autore è un posto terribile nel quale la fanno da padrone i soprusi, la prepotenza e il delirio di onnipotenza: i pazienti sono solo dei numeri in balia dei loro capricci. Gli unici spiragli di luce sono rappresentati da alcune figure, la dolce infermiera Emily, il professionale ma compassionevole dottor Duerf e, infine, l'enigmatico e sapiente Paziente 77. Ciò che risalta molto in questo libro è la capillare caratterizzazione dei personaggi, in modo particolare dal punto di vista psicologico. Anche la trama risulta accattivante e mai scontata. Questa è la seconda lettura dell’autore e posso dire che mi ha convinto ancora di più del suo precedente lavoro. L'unica piccola pecca del libro risiede nell'impaginazione che risulta piuttosto superficiale con un carattere di stampa per il mio gusto troppo piccolo che non invoglia la lettura. Nonostante questo dettaglio, risulta un libro molto interessante da leggere che consiglio a tutti gli amanti dei bei thriller. Alcune note su Enrico Scebba Enrico Scebba è nato a Palermo il 13 agosto 1989 ma vive a Bagheria. Dopo il conseguimento del diploma di tecnico elettronico e grazie alle competenze acquisite durante diverse esperienze lavorative in ambito informatico, si appassiona alla programmazione di siti internet e software gestionali. Ma un'altra passione lo anima, quella per la lettura che lo ha sempre accompagnato nel corso degli anni, soprattutto a partire dall'adolescenza, tuffandolo nel genere fantasy. Crescendo si è approcciato alla lettura di altri generi letterari. Scrive storie e racconti per hobby da quando aveva diciotto anni, ma soltanto sulla soglia dei trenta ha deciso di pubblicare il suo primo romanzo iniziando con il primo volume della trilogia dal titolo Sul viale delle ombre. TAG: #narrativa_italiana, #thriller, #enrico_scebba, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Chi ama non dimentica. Memories (Antonella Carullo)

RECENSIONE: Chi ama non dimentica. Memories (Antonella Carullo)

Voto: 4.5/5 Autore: Antonella Carullo Editore: Porto Seguro Editore, 2020 Pagine: 336 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 16.90 Acquista: Libro Trama A trent'anni Antonella Caruso eredita un misterioso manoscritto fattole arrivare da un bisnonno mai conosciuto, Don Peppino Caruso, detto "Il Cavaliere", che destina a lei - e a lei soltanto - un romanzo anonimo dal titolo emblematico: Chi ama non dimentica. Gli impensabili segreti di una famiglia frammentata sono, forse, nascosti all'interno di quelle pagine e, dunque, non le rimane altro che iniziare a sfogliarle... Una storia nella storia fatta di calcio, inganni, tradimenti, camorra, morte e, soprattutto amore. Amore e fede oltre ogni limite, in un crescendo di colpi di scena che vi lascerà senza fiato. Recensione Questo romanzo può essere classificato come un metaromanzo, infatti riguarda la storia di Antonella Caruso, trentenne napoletana che il giorno del suo trentesimo compleanno riceve inaspettatamente l’invito di un notaio. Le è stato fatto un lascito dal bisnonno: un romanzo anonimo dal titolo Chi ama non dimentica. Grazie ad esso, la donna conosce tre uomini, rispettivamente il presidente, il mister e il numero dieci della Dinamo Partenope, una squadra di calcio. Paco, l'allenatore della squadra che vede come presidente Antony, il nonno di Antonella, è sposato con Gaby e hanno un figlio. I due coniugi vivono una crisi a causa del tradimento di lui. Da questo evento si generano eventi a catena che sconvolgono l'esistenza della famiglia. Nella Partenope gioca Cardillo, un ragazzo pieno di talento, dal carattere spumeggiante e allegro, è impulsivo e ostenta una sicurezza circa le proprie capacità di calciatore che non lo rendono sempre simpatico a tutti. La voglia di sfondare e di poter alzare il tenore dell'esistenza sua e della propria umile famiglia, lo portano a fare scelte un po' azzardate, che diventeranno decisamente sbagliate quando si innamorerà di una ragazza dal passato triste e complicato, Serena, la quale è da tempo nel tunnel della droga. Cardillo vuol tirarla fuori da quest'incubo e, per raggiungere il suo pur nobile scopo, non esiterà a sporcarsi le mani. Infine c'è il filone narrativo principale che riguarda i Caruso. Al centro c'è uno dei figli di Don Peppino, Antony, il quale, non volendo sobbarcarsi gli oneri del pastificio paterno, decide di tentare fortuna negli States. Il fato gli mette accanto, in aereo, un napoletano simpatico e chiacchierone, Carmine. I due coetanei fanno amicizia e condividono parte del soggiorno in America. In seguito ad un tragico evento, i destini dei due giovani si intrecciano e danno vita ad una serie di vicissitudini incredibili e di segreti impensabili, inganni e bugie perpetrate per anni. Antony torna di nuovo a Napoli ma le esperienze vissute in America restituiscono alla sua famiglia un uomo decisamente diverse da quello partito anni prima che prende decisioni discutibili, non sempre eticamente accettabili. Le parabole di caduta e riscatto dei protagonisti si susseguono: camorra, droga, prostituzione, amori, gelosie, tradimenti, incidenti, malattie, ricatti, scambi di persona…In poco più 300 pagine, nulla è risparmiato al lettore, fino al colpo di scena finale. Per quanto riguarda lo stile di scrittura risulta semplice con predilezione per l’uso di dialoghi e di frasi brevi. La psicologia dei personaggi e la loro capacità di elaborare rivelazioni sconvolgenti risultano appena delineate, tormenti o conflitti interiori sono rari e poco approfonditi. Un romanzo che si legge con piacere grazie alla trama molto trascinante e ai colpi di scena. Un libro in cui la vera protagonista è la città di Napoli, con le sue atmosfere e la passione per il calcio. Alcune note su Antonella Carullo Antonietta Carullo, da sempre chiamata Antonella, è nata a Napoli il 13 novembre 1963; attualmente è in servizio all’Agenzia delle Dogane e Monopoli. Ultima figlia di Giuseppe Carullo, poeta, scrittore, giornalista, autore di canzoni e riviste per l’avanspettacolo, ha pubblicato due raccolte di poesie paterne: Le stagioni del poeta (2015) e Nustalgia (2019). Esordisce come scrittrice nel 2016 vincendo, per la narrativa, il Premio Città di Napoli -Memorial Libero Bovio. TAG: #narrativa_italiana, #narrativia_moderna_contemporanea, #antonella_carullo, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Onice nera (Giovanni De Rosa)

RECENSIONE: Onice nera (Giovanni De Rosa)

Voto: 4.5/5 Autore: Giovanni De Rosa Editore: Nulla Die, 2020 Pagine: 232 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea, Thriller Prezzo: € 17.00 Acquista: Libro Trama Un'antica leggenda narra che l'onice nera diede vita all'universo e che con la sua energia aiuti a mollare il passato e ad allontanare ciò che non è in armonia con la vita: per sopravvivere alle indecisioni e controllare la direzione delle proprie azioni. Ma l'impresa è ardua, soprattutto se le mille sfaccettature dell'amore complicano il percorso tra nero e bianco, buio e luce, pazzia e serenità. Kyra si ritrova sola nell'isola greca di Ikaria dov'è in vacanza, dopo che il suo compagno scompare all'improvviso. Un continuo fluire di ricordi si mischia agli avvenimenti del presente: la sua doppia natura confonde verità nascoste, conferme inaspettate, intrighi e menzogne. La realtà, come in un thriller, s'infittisce di continue sorprese. Riuscirà a sopravvivere ai fantasmi del suo passato, a realizzare una propria consapevole individualità e a incontrare l'alba di un giorno nuovo? Recensione Quello che sto per recensire è un libro che mi ha sorpreso in positivo e che ho letto in pochissimo tempo. Un romanzo caratterizzato da una trama avvincente, un ottimo thriller psicologico. Kyra è una ragazza innamorata persa di Edoardo, un uomo meschino e crudele che non si fa problemi ad usare la violenza psicologica. Durante un viaggio nell'isola di Ikara, Grecia, l'uomo scompare in circostanza strane. Ha cosi inizio un viaggio fra ricordi del passato che si mescolano al presente. Kyra, grazie all'aiuto dell'amico Alessandro, compie delle indagini per scovare la verità, ciò si intreccia a ricordi e a riflessioni che la donna compie per comprendere i suoi reali sentimenti nei confronti di Edoardo. Molte sono le domande che Kyra si pone per capire il motivo per cui si sente legata ad un uomo violento che non si fa scrupoli ad offendere. L'indagine porta a galla molti punti oscuri. Ciò permette alla donna di vivere con un sorriso sulle labbra e senza sottomissioni. Un ottimo romanzo che mette al centro il tema della violenza psicologica e che si avvale di una trama ben congeniata che fa riflettere il lettore. La scrittura risulta scorrevole e con diversi colpi di scena. L'unica nota negativa riguarda l'inizio del libro che ho trovato un po' lento, ma l'autore mi ha spiegato che l'effetto è stato intenzionale. Alcune note su Giovanni De Rosa Giovanni de Rosa, sorrentino di nascita e veneto di adozione, è autore di numerosi romanzi. Con Nulla Die ha pubblicato Questa è la vita che voglio. TAG: #narrativa_italiana, #narrativia_moderna_contemporanea, #thriller, #giovanni_de_rosa, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: I cieli di Philadelphia (Liz Moore)

RECENSIONE: I cieli di Philadelphia (Liz Moore)

Voto: 4/5 Autore: Liz Moore Editore: NN Editore, 2020 Pagine: 464 Genere: Narrativa straniera, Gialli Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 8.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Michaele Fitzpatrick è un'agente di polizia. Vive da sola e tra mille difficoltà si prende cura del figlio Thomas, un bambino dolce e intelligente. Pattuglia le strade di Kensington, il quartiere di Philadelphia dove è cresciuta e dove l'eroina segna il destino di molti, perché vuole tenere d'occhio l'amata sorella Kacey, che vive per strada e si prostituisce per una dose. Un giorno, Kacey scompare da Kensington, proprio nel momento in cui qualcuno comincia a uccidere le prostitute del quartiere. Michaela teme che sua sorella possa essere la prossima vittima e con l'aiuto del suo ex partner, Truman, inizierà a cercarla con fiera ostinazione, mettendo in pericolo le persone più care, e rivelando una verità che lei stessa prova a negare con tutte le sue forze. Tra detective story e saga familiare, Liz Moore costruisce un romanzo in cui passato e presente si intrecciano e si illuminano componendo il ritratto di una donna vulnerabile e coraggiosa, tormentata da scelte sbagliate e fedele al suo senso di giustizia, e racconta un quartiere ai margini del sogno americano, ma cuore pulsante di un'umanità genuina e desiderosa di riscatto. Recensione Uno dei grandi pregi di questo romanzo è la componente realistica e cruda. Un libro che, al di là della componente di finzione, ci porta per le strade di una città americana autentica, senza nasconderne sotto il tappeto le brutture e i difetti. Michaela “Mickey” Fitzpatrick è un’agente di pattuglia del Ventiquattresimo distretto di Philadelphia. Eddie Lafferty, secondo giorno di lavoro in polizia, quarantatré anni, “tre ex mogli, tre figli quasi adulti, una casa in montagna”, è il suo nuovo partner. Tanto Lafferty è chiacchierone, tanto Mickey è riservata. Istintivamente, Mickey diffida di Lafferty. Nella prima ora di turno passata insieme, lui le strappa una sola informazione: la sua passione per il gelato al pistacchio. Mickey riceve una chiamata. Un cadavere è stato ritrovato presso uno scalo ferroviario dismesso. Mickey pensa subito a Kacey, sua sorella, tossicodipendente dalla vita randagia di cui non ha notizie da tempo. L’agente si avvicina ai binari di Gurney Street con il cuore in gola. No, la vittima non è Kacey. E, sebbene il contesto suggerisca una morte per droga, piccoli segnali sul volto rivelano il recente strangolamento. Liz Moore alterna due piani temporali narrativi, presente e passato. Nel presente, Mickey avvia un’indagine personale, estranea alle sue competenze e avversata dal sergente Ahearn. C’è un assassino in circolazione, un probabile serial killer di ragazze fragili. La sventurata sorella, che si prostituisce in strada per procurarsi le dosi, potrebbe essere la prossima preda. È un incubo da scacciare. Dove si nasconde Kacey, ammesso che sia ancora viva? Unico alleato di Michaela è il fidato collega Truman, costretto a casa da un grave infortunio e ora in via di guarigione. L’agente Fitzpatrick è anche una madre che cresce da sola un figlio di quattro anni, Thomas. Le incursioni nel passato consentono a Mickey di ritrovare l’incanto perduto della prima adolescenza. È una storia personale marchiata da povertà, privazioni e perdite crudeli. Genitori uccisi dall’eroina. Una nonna, Gee, tutore legale di entrambe le nipoti, massacrata da lavori durissimi e avvelenata da una visione cupa e fatalista dell’esistenza. Una casa d’infanzia senza riscaldamenti, impossibile riparo dai freddissimi inverni di Philadelphia. Il legame, all’apparenza indissolubile, tra sorelle con differenti sogni e ambizioni. Lo scivolamento di Kacey nella dipendenza va di pari passo con l’irruzione di Simon Cleare nella vita di Mickey. Nelle sale del doposcuola della LSP, Lega Sportiva della Polizia, una giovanissima Mickey incontra il ventisettenne Simon, poliziotto taciturno e affascinante di cui si innamora. È l’inizio di una storia di amicizia, di confidenze, di vicinanza sentimentale, quindi di complicato amore, quasi clandestino, culminato nel peggiore dei tradimenti. Liz Moore tratteggia i personaggi con grande cura. Nessuno di loro è la bontà incarnata, nessuno di loro è necessariamente crudele. Vale per la signora Mahon, ex suora fuggita dall’ordine per amore, vale per Dock, spacciatore che sarà decisivo nella risoluzione del caso. E vale a maggior ragione per la protagonista. La rettitudine morale di Mickey è insidiata da titubanze e omissioni: il disagio della divisa provato davanti al clan di origine, che le fa disertare le feste organizzate in famiglia, la fiducia nell’amico Truman incrinata da una voce raccolta per strada sotto il giogo dell’ansia ed erroneamente interpretata, i silenzi carichi di vergogna di fronte agli accenni maliziosi dei colleghi alla sua relazione (andata in frantumi) con Simon. Le sorelle Fitzpatrick sono le due metà di un’unità infranta. Il ricordo della madre è uno spettro sul loro cammino. Kacey, angelo caduto, attende la mano di Mickey per rialzarsi. Un rapporto ribaltato rispetto all’infanzia, quando era Kacey a irradiare forza e la timida Mickey a cercare in lei garanzia e supporto. Attraverso le parole dell'autrice, il lettore, sente il freddo glaciale dei lunghissimi, plumbei inverni, vede le macerie delle zone-ghetto occupate da un’umanità disperata, si scontra con la paura che domina Mickey. I cieli di Philadelphia, poliziesco ricco di colpi di scena, è un’opera che va oltre il genere. L’autrice ci consegna un raggelante spaccato di una nazione distrutta dalle diseguaglianze, le cui speranze di resurrezione sono affidate al coraggio dei singoli. Un romanzo che è un vero e proprio pugno nello stomaco di cui consiglio la lettura. Alcune note su Liz Moore Liz Moore è una scrittrice e una musicista. Il suo primo romanzo, The Words of Every Song, è apparso nel 2007. Con Il peso, ha ottenuto uno straordinario successo di pubblico e di critica negli Stati Uniti e in Inghilterra. Il suo ultimo album, uscito recentemente, si intitola Backyards. Insegna alla Holy Family University di Philadelphia, dove vive. TAG: #narrativa_straniera, #gialli, #liz_moore, #voto_quattro

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RECENSIONE: Veronica, il musicista e l'introvabile nota (Francesca E. Bianchi)

RECENSIONE: Veronica, il musicista e l'introvabile nota (Francesca E. Bianchi)

Voto: 5/5 Autore: Francesca E. Bianchi Editore: Robin, 2017 Pagine: 254 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 14.00 (cartaceo), € 3.63 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama All'età di sei anni, dal dondolo nella casa di campagna dei suoi genitori, Tommaso scorge per la prima volta Veronica. L'incontro con questa giovane donna e la sua musica cambierà per sempre la sua vita e lo porterà a diventare precocemente un pianista di grande successo, capace di esibirsi in breve tempo sui più prestigiosi palchi nazionali e internazionali. La musica, i concerti e le tournée iniziano così a scorrere nella vita di Tommaso senza soluzione di continuità. Tuttavia nessuna nota, nessuna città e nessuna donna sembrano capaci di cancellare il ricordo indelebile di Veronica, dei suoi sandali di corda e dell'unica notte passata insieme. Inseguito da tale ricordo, Tommaso si troverà costretto a ritornare nella casa di campagna dei suoi genitori per affrontare una volta per tutte il suo passato e i suoi tormenti. Recensione In questo romanzo d'esordio, l'autrice, sin dall’inizio, proietta il lettore in un mondo in cui le vite dei giovani protagonisti si mescolano con il suono creato dal pianoforte. Tommaso ha sei anni, ma la sua tenera età non gli impedisce affatto di rimanere affascinato e catturato da una musica che sente al di là delle mura di casa sua. Lui ancora non lo sa, ma quella melodia, e soprattutto chi la suona, lo accompagneranno per tutta la vita, proprio come un sottofondo alla sua esistenza. Ma chi c’è dietro quel pianoforte che riesce ad arrivare fino a casa Roverni? La risposta è Veronica, una ragazzina di quattordici anni che ama la musica, tant’è che sarà proprio lei a dare le prime lezioni di piano al piccolo Tommaso, facendolo entrare in un mondo che alla fine non riuscirà più ad abbandonare. Si potrebbe dire che galeotto fu il pianoforte e chi gli fece imparare a suonarlo. E Veronica è quasi come un’incantatrice che, lezione dopo lezione, rende consapevole Tommaso della bravura che sta crescendo dentro di lui. Il bambino diventa un ragazzo e il ragazzo si trasforma ben presto in un piccolo uomo. In lui, oltre alla musica, si alimentano anche rabbia e impotenza, simbolo probabilmente del fatto che gli eventi cambiano e si evolvono, ma non come lui vorrebbe: soffre quando vede la "sua" Veronica con qualcun altro e la distanza appare come l’unica soluzione per dare tregua al suo stato d’animo. Tommaso abbandona presto la casa di campagna per la città e per le lezioni private con il maestro Luigi Bossola, ma nonostante questa lontananza fisica continua a essere acceso in lui l’affetto per una Veronica che non riesce a dimenticare. Ogni scusa, però, è buona per ritornare al passato, soprattutto se quest’ultimo gli permette di vedere la ragazza e di ritrovare quel contatto che colma ogni sua mancanza. I protagonisti crescono e si evolvono insieme alla lettura; Tommaso si è sempre sentito più grande della sua età, ma questo non basta per trasformare i sentimenti di Veronica in qualcosa di caldo e autentico. Sembrano inafferrabili, quasi quanto quella nota di cui è alla ricerca ma che appare introvabile. Tommaso è nato per suonare e di questo ne è consapevole anche la sua prima maestra. Roverni diventa un nome importante nell’ambiente, un pianista di successo che esporta la sua arte in giro per le tournée. La sua fama, però, non riesce a far uscire Veronica dalla sua vita. Quasi come un’ossessione, infatti, nella testa di Tommaso non esiste altro volto che il suo. I due si attraggono e nello stesso tempo si respingono in un rapporto costantemente in bilico e ogni azione e gesto appare stonato o fuori tempo, come se i due non riuscissero affatto ad accordarsi l’uno all’altra. Le cose, però, sono destinate a cambiare tra i due protagonisti: una nuova nota sembra suonare tra di loro. Leggere questo romanzo è come leggere uno spartito: tra parole più o meno forti si sviluppano le storie e le esistenze dei protagonisti, coinvolti in alti e bassi che sfidano il concetto di normalità. Ma che cosa si intende per "normale"? La sfida di questo libro sta proprio nel tentativo di spiegare quanto non esistano concetti dati per assodati. Le cose non sono mai come sembrano e la storia che scrive l'autrice permette di comprendere prima di tutto che non vi è nulla di scontato. Questo è sicuramente un romanzo particolare, una lettura spiazzante che è in grado di far leva sulle nostre opinioni. Un libro che bisogna leggere se si vuole aprire un confronto con noi stessi e i nostri princìpi e, perché no, si può tentare anche di rispondere alla domanda se si può soffrire per qualcuno che non è mai stato effettivamente nostro. Alcune note su Francesca E. Bianchi Francesca E. Bianchi, all’anagrafe Francesca Bianchi, nasce il 31.01.1983 e vive la prima parte della sua vita a Lenno, un paesino sul lago di Como. Ha sempre sentito, fin da piccola, il bisogno di scrivere, tanto da abituarsi a cogliere i dettagli o a immaginare ogni scena della propria vita e di quella degli altri come messa per iscritto. Frequenta l’università di lingue e letterature straniere a Milano, intervallando gli studi con numerosi viaggi all’estero alla ricerca di qualcosa che non è mai riuscita davvero a trovare. Intorno ai trent’anni l’incontro fortuito con Silvia Quadroni, ex compagnia di scuola, fa rinascere in lei la voglia di scrivere e le dà una figura di supporto con cui confrontarsi. Veronica, il musicista e l’introvabile nota (Robin Edizioni) nascerà qualche anno dopo, scritto tutto d’un fiato nell’arco di tre mesi. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #francesca_e_bianchi, #voto_cinque

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RECENSIONE: La scimmia che ha capito l'Universo (Steve Stewart-Williams)

RECENSIONE: La scimmia che ha capito l'Universo (Steve Stewart-Williams)

Voto: 4.5/5 Autore: Steve Stewart-Williams Editore: Espress Edizioni, 2020 Pagine: 496 Genere: Saggi Prezzo: € 24.00 (cartaceo), € 18.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama La scimmia che ha capito l'universo è la storia del più strano animale del mondo: l'uomo. E comincia con una domanda: come vedrebbe la nostra specie uno scienziato alieno? Come giudicherebbe le nostre differenze di genere, il nostro comportamento sessuale, i nostri modelli educativi, i nostri codici morali, le religioni, i linguaggi, la scienza? Il libro affronta questi temi seguendo due tra le più importanti scuole del pensiero scientifico attuale: la psicologia evolutiva e la teoria dell'evoluzione culturale (di cui è protagonista il meme definito da Richard Dawkins in Il gene egoista). L'assunto è che noi uomini siamo animali e, come tutti gli animali, ci siamo evoluti per trasmettere i nostri geni. A un certo punto, però, abbiamo anche sviluppato capacità culturali; da quel momento, la cultura ha cominciato a evolversi secondo leggi proprie. Questo ci ha trasformato da una pura e semplice scimmia in una scimmia in grado di rimodellare il pianeta, di viaggiare verso altri mondi e di capire la vastità di un universo di cui siamo solo minuscoli, fugaci frammenti. Recensione Steve Stewart-Williams, professore associato di psicologia presso l'Università di Nottingham, Malaysia Campus, aiuta i lettori ad avere una prospettiva esterna sull'umanità per rendersi conto di quanto siano strani alcuni aspetti dell'evoluzione. A tal fine, in questo libro, immagina un ipotetico alieno in visita sulla Terra per fare uno studio antropologico. Estratti ironici dal diario dell'alieno raccontano quanto vi è confusione riguardo alla riproduzione umana, ai ruoli sessuali, alla violenza e altro ancora. Una scelta deliziosa che conduce ad una lucida introduzione sulla biologia evolutiva. Secondo Stewart-Williams l'uomo è adatto ad un mondo che non esiste più. Ad esempio, poiché è fatto per trarre vantaggio da sostanze nutritive un tempo scarse, gravita verso sale, zucchero e carboidrati con la conseguenza che ingrassa rapidamente: da qui l'epidemia di obesità. Le caratteristiche dei maschi e delle femmine umane non sono così nette come il dimorfismo sessuale visto in altre specie, ma sono ancora distinte. Sono questi il ​​risultato dell'evoluzione o della cultura? L'opera di Charles Darwin è, non a caso, il punto di riferimento più frequente in questo saggio. Le nozioni di allevamento selettivo, altruismo e selezione parentale sono discusse con chiarezza tale da rendere il libro adatto anche ai profani. Il capitolo finale, "L'animale Culturale" espone con successo l'idea di Richard Dawkins degli esseri umani come "veicoli per i meme", con le catene di Sant'Antonio come metafora del modo in cui i virus si diffondono. Oltre a questi sei capitoli, Stewart-Williams fornisce due appendici molto utili. "Come vincere una discussione con un tabula rasa" è particolarmente illuminante e divertente. Anche se questo saggio copre e offre valide spiegazioni evolutive per una vasta gamma di tratti che sono centrali nella natura umana, devo menzionare un grande assente: la coscienza. Una discussione, un'ipotesi, una sorta di prospettiva guidata dall'evoluzione per uno degli aspetti più significativi delle entità biologiche, inclusi gli umani, sarebbe stato utile per chiudere il cerchio degli argomenti trattati. Un libro che consiglio vivamente a tutti quelli che sono interessati al passato evolutivo dell'uomo e come esso abbia ancora oggi un impatto enorme. Alcune note su Steve Stewart-Williams Steve Stewart-Williams è professore associato presso la Scuola di Psicologia della University of Nottingham Malaysia Campus. Le sue ricerche e i suoi scritti partono dalla convinzione che le teorie della biologia evolutiva sono uno strumento fondamentale per la comprensione della mente e del comportamento umano, con un focus particolare sulle differenze di sesso e sull’altruismo. Il suo primo, fortunato libro è Darwin, Dio e il senso della vita (Espress, 2020). TAG: #saggi, #steve_stewart-williams, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Il bosco dei ricordi (Sam Lloyd)

RECENSIONE: Il bosco dei ricordi (Sam Lloyd)

Voto: 4.5/5 Autore: Sam Lloyd Editore: SEM, 2021 Pagine: 368 Genere: Narrativa straniera, Thriller Prezzo: € 19.00 (cartaceo), € 2.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Inghilterra, Hampshire. Elijah ha dodici anni, non è mai andato a scuola e vive in un cottage insieme alla famiglia all'interno di una grossa proprietà terriera. Elissa ha tredici anni, una vita normale ed è una promessa degli scacchi. Proprio durante un torneo del suo gioco preferito viene rapita e portata in un nascondiglio in un bosco. Elijah ha sempre vissuto vicino al "bosco dei ricordi". Per lui si tratta della sua unica casa. Elissa, invece, ci è appena arrivata, ed è disposta a tutto pur di fuggire. Quando Elijah si imbatte nella ragazza, imprigionata nelle profondità del bosco in cui il suo rapitore la tiene segregata, si rifiuta di avvisare la polizia. Questo perché in tutta la sua vita il ragazzo non ha mai avuto un vero amico, e non vuole perderla. Già, perché Elijah sa bene come può finire questa storia, del resto Elissa non è la prima ragazza che incrocia nel bosco... Man mano che il comportamento del suo sadico rapitore diventa sempre più singolare e imprevedibile, Elissa giunge alla conclusione che raggirare lo strano e solitario Elijah sia la sua unica possibilità di salvezza. Sarà la loro particolare sfida tra gatto e topo, colma di inganni e tradimenti, a decidere il destino di entrambi. Recensione Elissa Mirzoyan è in procinto di partecipare a una gara di scacchi quando viene rapita da un uomo con un furgone. Viene portata in un bosco e tenuta prigioniera in un nascondiglio. È lì che incontra Elijah, un ragazzo di dodici anni che ha sempre vissuto nel "bosco dei ricordi". Questo è contento quando conosce Elissa, finalmente potrà farsi un'amica, non avendo lui mai avuto amicizie. Il ragazzo sa che Elissa è stata portata lì contro la sua volontà e vuole aiutarla, ma si rifiuta di tentare di liberarla o chiamare la polizia in quanto terrorizzato dal suo rapitore.
Il thriller d'esordio di Sam Lloyd è raccontato da tre punti di vista. Quello di Elissa, di Elijah, e di Mairead, a capo delle indagini.
Ogni personaggio è descritto in tutta la sua particolarità. Elissa ha soli tredici anni e ha una mente brillante e strategica, sicuramente grazie a tutto ciò che gli scacchi le hanno insegnato. È stato molto interessante leggere di come sfrutta le sue abilità mentali per cercare di sopravvivere, e per raggirare Elijah affinché la aiuti.
Elijah invece è da subito un grande punto interrogativo. Si capisce immediatamente che ha qualcosa che non va e, piano piano, l'autore costruisce la sua storia per chiarire ogni pensiero del lettore.
Infine abbiamo Mairead, la detective che da subito ha capito il collegamento con un rapimento avvenuto l'anno prima. Mairead sta attraversando un periodo particolarmente difficile a livello personale, e anche per questo dedica anima e corpo al caso di Elissa.
Questo è un romanzo altamente ansiogeno che tiene costantemente il lettore sulle spine e che genera in sesso un senso di inquietudine. Libro che si fa apprezzare anche per i diversi colpi di scena che l'autore inserisce abilmente. Un buon thriller consigliato agli amanti della suspence e delle storie mozzafiato anche se personalmente avrei voluto venisse approfondito maggiormente l'aspetto psicologico dei personaggi. Alcune note su Steve Stewart-Williams Sam Lloyd è cresciuto nell’Hampshire, inventando storie e creando un suo mondo tra i boschi vicino casa. Questo è il suo esordio. TAG: #narrativa_straniera, #thriller, #sam_lloyd, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: La scuola è di tutti (Cinzia Pennati)

RECENSIONE: La scuola è di tutti (Cinzia Pennati)

Voto: 5/5 Autore: Cinzia Pennati Editore: Mondadori, 2021 Pagine: 200 Genere: Narrativa italiani, Bambini e ragazzi Prezzo: € 14.00 (cartaceo), € 8.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Olmo frequenta la terza elementare, ha i capelli "a scodella" e porta grandi occhiali rotondi. Si fa sempre tante domande: cresceranno i miei muscoli? Perché i maschi non devono piangere? Come mai accadono cose così ingiuste a questo mondo? Insieme a Gea, che adora indossare salopette e non ha paura di niente e Ravi, che corre sempre dappertutto e ama dare abbracci stretti stretti, affronta le piccole e grandi avventure di ogni giorno. La loro è una classe speciale in una scuola speciale, proprio come dovrebbero essere tutte! Finché non si verificano strane sparizioni... prima un libro, poi le caramelle, infine le penne: sarà colpa dei bulli di quinta? O dei fantasmi? A Olmo e i suoi amici non resta che indagare!di entrambi. Recensione Olmo fa terza elementare e la sua classe, come sovente accade, è una sorta di mondo in miniatura. Qui ci sono bambini di ogni tipo: con origini diverse, culture diverse, abilità diverse, talenti e punti deboli diversi. Nella classe di Olmo, però, c’è anche una maestra che sa come far sì che quelle diversità suonino in maniera armoniosa, che dalla loro unione nasca qualcosa di positivo. E così ogni giorno, nella classe di Olmo, episodi ed esperienze apparentemente insignificanti diventano occasione per capire qualcosa di più del mondo al di fuori della scuola, per avvicinarsi agli altri con curiosità e per trasformare tanti io in un noi che affronta con più forza le difficoltà. Come quando in classe iniziano a sparire caramelle, cartucce e persino libri o quando Ravi scappa per i corridoi ripetendo meccanicamente le diciture dei cartelli antincendio oppure quando Noah viene preso di mira dai bulli. In questa cornice, affiancato da amici fidati come la tostissima Gea, Olmo si pone domande serissime e condivide problemi apparentemente insormontabili, perché, come giustamente dice a un certo punto "nella vita di un bambino ci sono problemi enormi". In questo ambiente, Olmo impara a riconoscere il valore degli altri ma anche il suo, venendo infine a patti con il suo fisico mingherlino e la sua odiata ipermetropia. Questo libro si presenta come un racconto lungo che pullula di voci ed esperienze, che mette insieme cose piccolissime e questioni grandi, che parla di individui ma anche di società. Attraverso un modo attivo, coinvolgente e innovativo di fare lezione, la maestra di Olmo mette infatti i suoi bambini nella condizione di incontrare interrogativi importanti e di cercare con spirito critico e civico le risposte più giuste. È così che, per esempio, l’insegnante di sostegno viene presentata e vista come l’insegnante che sostiene l’intero gruppo classe e che, tra le altre presenze, quella di un bambino autistico come Ravi viene accolta con le sue esigenze senza concessioni compassionevoli. Anche in questo modo di raccontare la scuola si avverte la lunga esperienza scolastica di Cinzia Pennati e il suo pluriennale impegno nello sperimentare una modalità di insegnare più inclusivo e rispettoso delle potenzialità e delle esigenze dei bambini. Libro che si presenta come una bella avventura in cui vi è un posto a sedere per ciascun bambino, nessuno escluso. Un viaggio di riflessione anche per noi grandi, perché l’infanzia non chiede altro che di essere vista. E noi dovremmo impegnarci ogni giorno perché nessun bambino o bambina, ai nostri occhi, si senta invisibile. Alcune note su Cinzia Pennati Cinzia Pennati vive a Genova con le sue due figlie. Da vent’anni lavora come insegnante, speri­mentando metodologie innovative e di impegno nel sociale. Siccome le cose accadono, e mai per caso, nel 2015 è entrata in contatto con Officina Letteraria, divenuta da subito il suo punto di riferimento nel mondo della scrittura. A dicembre 2016 ha aperto un blog, Sosdonne.com, dove con lo pseudonimo di Penny scrive su tematiche femminili e legate all’educazione: in un anno ha avuto oltre due milioni di visite TAG: #narrativa_italiana, #bambini_e_ragazzi, #cinzia_pennati, #voto_cinque

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RECENSIONE: L'enigma dell'ermellino (C. C. Omell)

RECENSIONE: L'enigma dell'ermellino (C. C. Omell)

Voto: 4.5/5 Autore: C. C. Omell Editore: Le Commari Edizioni, 2020 Pagine: 178 Genere: Narrativa italiana, Gialli, Narrativa per ragazzi Prezzo: € 13.50 Acquista: Libro Trama Durante una visita al museo, Andrea e Gaia, due ragazzi di 11 e 8, per una curiosa vicissitudine, si ritrovano a vivere un' avventura tra famosi dipinti per aiutare la Dama dell'ermellino alla ricerca del suo animaletto scomparso misteriosamente. Un viaggio tra quadri famosi in cui i ragazzi metteranno in gioco il proprio coraggio, la propria fantasia e l'umanità di cui sono capaci per risolvere il mistero. Recensione Questo romanzo ricorda molto due grandi racconti: Alice nel paese delle meraviglie e Viaggio al centro della Terra. Chiara Comella, il vero nome dell'autrice, è una artista che, grazie alla sua esperienza ha cercato un modo per raccontare l'arte al proprio figlio, argomento spesso ostico per i più giovani. Il risultato è un viaggio fantastico attraverso alcune delle opere d’arte più famose al mondo, sapientemente descritte dall’autrice, ma anche in quello delle relazioni tra gli adulti e i ragazzi, in cui il lettore maturo può trovare una possibile e necessaria interpretazione delle paure dei giovani e delle loro inaspettate risorse. La storia narra di Andrea e Gaia, due ragazzi di undici e otto anni che, durante una visita al museo, finiscono in un buio deposito, dove incontrano una donna vestita in abiti rinascimentali. Si tratta di Cecilia Gallerani, la dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci, evasa dalla propria cornice in quanto allertata dall’assenza del suo animaletto. Il libro fa sprofondare il lettore, dopo un vorticoso volo, nel primo quadro. Da qui cominciano le peripezie dei protagonisti che, per aiutare la dama a ritrovare il suo animale scomparso, si imbattono in personaggi stravaganti, mostruosi, pericolosi, rassicuranti. Opere d’arte che si animano e prendono vita inglobando i due umani in un’avventura ricca di colpi di scena. Al principio, i due bambini, diffidenti e spaventati ma curiosi, si lasciano condurre dalla dama. La prima scena li vede catapultati in un ambiente oscuro e inospitale dove c’è un uomo morto in una vasca da bagno (La morte di Marat). Gaia ascolta le ragioni di quell’omicidio dalla voce di Cecilia Gallerani (La dama con l’ermellino) ma, non convinta, cercherà una sua verità. I due ragazzi, che nel mondo reale sono solo stimolati a concentrarsi su se stessi e su tutto quello che di superfluo li circonda, in questo mondo parallelo, passando di quadro in quadro, galoppano attraverso capolavori della pittura, perdendosi in un mondo fatto di colori e disegni. Questo libro è un’esperienza di viaggio che il lettore intraprende con i ragazzi che parte dal mondo reale, passa attraverso quello fantastico per tornare di nuovo al mondo reale con una nuova consapevolezza e maturazione. L’autrice utilizza un tipo di narrazione molto scorrevole e soprattutto un linguaggio semplice e adatto ai ragazzi a cui il libro è destinato. Un romanzo che consiglio non solo ai giovani lettori, ma anche a tutti gli adulti che vogliono vivere un viaggio tanto fantasioso quanto innovativo nel mondo dell'arte. Alcune note su C. C. Omell C. C. Omell è lo pseudonimo di Chiara Comella. Nata a Roma il 16 luglio 1983, artista dall’animo naif e madre full time, dal 2018 collabora con l’Associazione culturale Sinopie. Ha lavorato presso i servizi aggiuntivi di un noto spazio espositivo romano per 10 anni, a stretto contatto con le più importanti opere d’arte ma anche con artisti, storici dell’arte e curatori, radicando in lei un interesse per l’arte, considerato il suo crescente desiderio di conoscerne e approfondirne ogni aspetto. Nel 2014, la mostra di Frida Kahlo è di grande ispirazione e segna una svolta nel suo modo di concepire l’arte. Un po’ per gioco un po’ per curiosità, nasce l’idea di “indossare i quadri”, un progetto chiamato Quadrissimo me. Con la collaborazione di amici e familiari, improvvisati modelli, ma soprattutto grazie alla fantasia riesce a far rivivere qualsiasi opera, da Caravaggio a Memling. Convinta sempre che l’ironia apra orizzonti interpretativi diversi, inizia una riflessione seria sul modo di comunicare l’arte e su come educare al “bello”. Giocare con l’arte significa abbattere le distanze e renderla più accessibile a tutti. TAG: #gialli, #narrativa_italiana, #narrativa_per_ragazzi, #cc_omell, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Pensare altrimenti. Antropologia in 10 parole  (Marco Aime)

RECENSIONE: Pensare altrimenti. Antropologia in 10 parole (Marco Aime)

Voto: 4.5/5 Autore: Marco Aime Editore: ADD Editore, 2020 Pagine: 128 Genere: Saggi, Antropolgia Prezzo: € 14.00 (cartaceo), 7.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Un viaggio nel mondo dell’antropologia attraverso dieci parole – essere, convivere, comunicare, dove e quando, crescere, specchiarsi, rappresentarsi, donare, credere, nutrirsi –, per avvicinarsi a una disciplina che può aiutarci a interpretare il rimescolamento sempre più rapido della realtà cui stiamo assistendo e comprendere meglio ciò che accade nelle nostre città, strade e vite. L’antropologia culturale, nata come studio delle culture dei popoli lontani dall’Occidente, oggi ha allargato il suo campo di azione fino a occuparsi del qui e ora: al centro del suo sguardo c’è l’essere umano, al contempo fenomeno biologico, comportamentale, psicologico, sociale ed economico, osservato come individuo nella comunità. Raccontandoci diverse concezioni del mondo Marco Aime, ci mostra che il nostro modo di vivere è uno dei molti possibili, né migliore né peggiore di altri. Recensione L’antropologia è una disciplina che al sottoscritto incuriosisce parecchio. Questa scienza si avvale del metodo scientifico per studiare usci, costumi e rituali e ricondurli alle origini nella quale, sovente, mito e realtà si confondono. Una disciplina che prende in esame la cultura di un popolo a 360°. Una disciplina che, come si è forse già compreso, è complessa e ramificata. Ecco dunque che l’autore, professore di antropologia culturale presso l’Università di Genova, viene in soccorso del lettore per darne una prima infarinatura attraverso dieci parole ritenute indispensabili; dieci termini con cui è possibile leggere e parlare di antropologia: essere (umani), convivere, comunicare, dove e quando, crescere, specchiarsi, rappresentarsi, donare, credere, nutrirsi. Il libro non ha pretesa di completezza, ma risulta un buon punto di partenza per addentrarsi nei meandri della scienza che studia l’uomo. Lo stile dell’autore è sempre chiaro e non si perde mai in tecnicismi di difficile comprensione. Molto interessa è il ricorso, al termine di ognuno dei dieci capitoli, a una storia di antropologia applicata, nella quale l’autore illustra in poche pagine qualche esperimento condotto da lui o dai suoi colleghi o presenta al lettore un rito, un’abitudine, un vezzo di una popolazione più o meno nota, così da ricondurre la parola oggetto del capitolo alla realtà. Un volume che è un piccolo viaggio nel mondo dell’antropologia e che consiglio a tutti coloro che vogliono aprirsi alla diversità e fare un primo passo verso la consapevolezza che il nostro è solo uno dei tanti modi di vivere. Alcune note su Marco Aime Marco Aime è attualmente ricercatore di Antropologia Culturale presso l’Università di Genova. Ha condotto ricerche in Benin, Burkina Faso e Mali, oltre che sulle Alpi.Oltre a numerosi articoli scientifici, ha pubblicato vari testi antropologici sui paesi visitati: Chalancho, ome, masche, sabaque. Credenze e civiltà provenzale in valle Grana (Centre de Minouranço Prouvençal, Coumboscuro, 1992); Il mercato e la collina. Il sistema politico dei Tangba (Taneka) del Benin settentrionale. Passato e presente (Il Segnalibro, 1997); Le radici nella sabbia (EDT, 1999); Diario dogon (Bollati Boringhieri, 2000); Sapersi muovere. Pastori transumanti di Roaschia in collaborazione con S. Allovio e P.P. Viazzo (Meltemi, 2001); La casa di nessuno. Mercati in Africa occidentale (Bollati Boringhieri, 2002); Eccessi di culture (Einaudi, 2001); L'incontro mancato (Bollati Boringhieri, 2005); Gli specchi di Gulliver (Bollati Boringhieri, 2006); Il primo libro di antropologia (Einaudi, 2008); La macchia della razza (Ponte alle Grazie, 2009); Una bella differenza (Einaudi, 2009). È autore anche di alcune opere di narrativa: Taxi brousse (1997), Fiabe nei barattoli. Nuovi stili di vita spiegati ai bambini (1999), Le nuvole dell’Atakora (2002), Sensi di viaggio (2005), Gli stranieri portano fortuna (2007), Il lato selvatico del tempo (2008). Fra gli altri suoi titoli si ricordano: Gli uccelli della solitudine (2010), L'altro e l'altrove (2012), Tra i castagni dell'Appennino (2014), Je so' pazzo. Pop e dialetto nella canzone d'autore italiana da Jannacci a Pino Daniele (2014), La fatica di diventare grandi (2014), Senza sponda. Perché l'Italia non è più una terra d'accoglienza (2015), Invecchiano solo gli altri (Einaudi, 2017). TAG: #saggi, #antropologia, #marco_aime, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Aucun (Giovanni De Rosa)

RECENSIONE: Aucun (Giovanni De Rosa)

Voto: 4.5/5 Autore: Giovanni De Rosa Editore: Nulla Die, 2021 Pagine: 155 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea, Thriller Prezzo: € 15.00 Acquista: Libro Trama Parigi. Philip è un giovane uomo di bell'aspetto, affermato professionalmente. Un seduttore infallibile: la sua audacia e sfrontatezza con l'altro sesso vengono spesso premiate, permettendogli di creare un "harem ideale", dove riesce a frequentare le une all'insaputa delle altre. D'improvviso due donne che appartengono alla cerchia delle sue frequentazioni vengono uccise in modo brutale. Ogni indizio porta alla sua colpevolezza. L'avvocato Tapie, ingaggiato in sua difesa, scorge delle incongruenze, e comincia un'indagine parallela con l'aiuto di un'agenzia investigativa. Emergono una serie di profili di personaggi potenzialmente coinvolti nel crimine. Il lettore entrerà in ognuno di essi, nelle loro fragilità confondendo il torto e la ragione, come in una guerra dove non ci sono né vincitori né vinti, dove tutti sono potenziali colpevoli ma anche innocenti, provati dalla vita e quasi giustificati nel loro agire. Ma la verità, anche se scomoda, sconvolgente e inaspettata emergerà come sempre. Recensione Questo è il secondo romanzo che leggo di questo autore, sorrentino di nascita e veneto di azione, ormai esperto del genere thriller. Il suo primo romanzo dal titolo Onice Nera ha avuta una buona recensione da parte mia che potete trovare qui https://www.dallacartalloschermo.com/post/recensione-onice-nera-giovanni-de-rosa Anche in questo caso ci troviamo davanti ad un ottimo thriller psicologico che tieni incollati e capace di confondere il lettore su chi sia il vero colpevole. Il libro è ambientato in Francia ai giorni nostri, durante il periodo della pandemia che ha coinvolto l’intero pianeta. Philip, uno dei personaggi, si ritrova rinchiuso dentro un carcere per l’omicidio di due donne: Pamela e Angela. La prima cerca in tutti i modi di dimenticare il vecchio amore avuto con un pusher per poter ricostruire una vita e ritrovare sé stessa. La seconda invece è in cerca di un amore travolgente e appagante. Entrambe le ragazze hanno un appuntamento, nello stesso ristorante, con Philip che si ritiene innocente, ma che resta il principale accusato. Tra gli amici di costui, il lettore incontra Arthur, l’amico fedele fin dai tempi della scuola che veniva deriso e preso in giro per la sua stazza. Arthur è anche colui che riporta sempre a casa gli altri dopo una notte brava. Totalmente diverso da Philip che beve come una spugna e che si vanta senza ritegno. Dalle indagini svolte da un detective, assoldata dall’avvocato difensore di Philip, emergono vari profili che possono essere coinvolti con le morti. Uno di questi è un misterioso Aucun. Una trama intrigante che coinvolge fino alla fine il lettore che non può far altro che immedesimarsi in ognuno dei personaggi descritti, carpire i loro pensieri e soprattutto cercare di comprendere chi è il vero assassino. Alcune note su Giovanni De Rosa Giovanni de Rosa, sorrentino di nascita e veneto di adozione, è autore di numerosi romanzi. Con Nulla Die ha pubblicato Questa è la vita che voglio e Onice Nera TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #thriller, #giovanni_de_rosa, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Le strade del gioco (Michela Gecele)

RECENSIONE: Le strade del gioco (Michela Gecele)

Autore: Michela Gecele Editore: Forme Libere, 2017 Pagine: 151 Genere: Narrativa italiana, Gialli Prezzo: € 13.00 Acquista: Libro Trama Dopo un'avventura iniziata in aereo e diffusa fra due continenti, Ada Hartmann - la sociologa berlinese emigrata in Sicilia - viene coinvolta in una vicenda che si svolge interamente a Catania; ma non si tratta di una vicenda locale: i fili della globalizzazione si intrecciano con tradizione, affari e malaffari della città etnea, costruendo una trama densa, veloce e, come sempre, sorprendente. Tutto inizia con la visita a Catania di un'amica cinese di Ada e con una semplice cena nel ristorante cinese sotto casa. La cena si trasformerà in un pranzo di nozze e sarà l'inizio del vortice che porterà Ada in un intrico di trame sociali, vizi pubblici o privati e fantasmi personali. Sulla scena compariranno, fra gli altri, un'astrologa profonda conoscitrice dei "giochi" della città e un commissario residente al Fortino, cuore popolare delle infinite strade di Catania. Recensione L’autrice, psichiatra e psicoterapeuta ci regala, dopo I fiumi sotto la città, La spiaggia dei ricordi morti e Morte di cioccolato, il suo quarto romanzo giallo dove permette al lettore di entrare direttamente nei pensieri, nelle osservazioni, nelle emozioni e nelle sensazioni della protagonista. Il suo nome è Ada Hartmann, di professione sociologa e insegnante universitaria, che si è trasferita da Berlino a Catania dove è ambientata questa e tutte le altre storie. Essa, per inclinazione spontanea, si trova sempre ad indagare su qualche caso. Ada possiede inoltre, piccoli rituali che le permettono di prendersi lo stacco necessario dai suoi stessi pensieri e saper apprezzare, con devozione profonda, sempre nuove e particolari fette di torta, quasi fossero una metafora della vita. Non è difficile, in questo romanzo, trovarsi di fronte a descrizioni di gustosi dolci o di vere e proprio ricette come quella che rivela l’astrologa alla sociologa durante il loro incontro. In questo nuovo romanzo si parla di scommesse. In modo particolare di scommesse automobilistiche. Ada, insieme alla sua amica cinese Qian che si trova in Sicilia per una visita di piacere, si ritrova ad indagare sul fallito investimento prima e sulla morte poi di un uomo cinese. Il tutto ha origine in quanto le due donne decidono di mangiare al ristorante orientale, sotto casa di Ada, dove si svolge un matrimonio cinese. Uno degli invitati risulta in ritardo e presto si scopre essere in ospedale in quanto investito da un’auto. Da questo punto in poi Ada, anche grazie all’amica che conosce la lingua cinese, viene ingaggiata dalla polizia per far chiarezza sulla situazione. Il romanzo risulta ben costruito e non mancano delle scene che fanno sorridere. Ad esempio quando la polizia, insieme alle due donne, incontra la vittima in ospedale e grazie a Qian si traduce dal cinese al tedesco e ad Ada dal tedesco all’italiano. Non bisogna infatti dimenticare che la sociologa e l’amica utilizzano, fra di loro, come lingua principale il tedesco. Nella trama non mancano elementi legati all’inconscio collettivo che utilizza la sociologa sia per cercare di risolvere il caso, sia per cercare delle risposte personale come quando consulta l’I Ching per sapere che direzione dare alla storia con Alessio, suo giovane studente. L’autrice scrive una storia che coinvolge, ma che risulta fin troppo lineare non essendo presenti colpi di scena. Un romanzo che consiglio, comunque, a tutti coloro appassionati di gialli. Alcune note su Michela Gecele Michela Gecele è nata, cresciuta e vissuta a Torino, da qualche anno risiede a Catania. L’insolito cognome che porta proviene, come la famiglia paterna, da Pieve Tesino (TN). Medico e psicoterapeuta, si interessa alle connessioni fra gli esseri umani, il mondo in cui sono immersi e le lingue che parlano. Condivide, da molti anni, la passione per la letteratura di genere – i “gialli” – con la sorella Piera. TAG: #narrativa_italiana, #gialli, #michela_gecele, #voto_tre_mezzo

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RECENSIONE: Cuori in trappola (Jennifer Hillier)

RECENSIONE: Cuori in trappola (Jennifer Hillier)

Autore: Jennifer Hillier Traduttore: Giuseppe Marano Editore: Fazi Editore, 2022 Pagine: 376 Genere: Narrativa straniera, Thriller Prezzo: € 18.50 (cartaceo), € 10.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama La sedicenne Angela Wong, una delle ragazze più popolari della scuola, scompare senza lasciare traccia. Quattordici anni dopo, il mistero è ancora insoluto: nessuno ha mai sospettato il coinvolgimento di quella che al tempo era la sua migliore amica, Georgina Shaw, oggi donna in carriera. Di certo non Kaiser Brody, all’epoca amico di entrambe. Ma quando i resti di Angela vengono ritrovati nei boschi vicino alla vecchia casa di Georgina, Kaiser, che nel frattempo è diventato ispettore, scopre la verità: la ragazza è stata assassinata da Calvin James, lo stesso che ha ucciso almeno altre tre donne. Per le autorità, Calvin è un serial killer. Ma per Georgina è tutt’altra cosa: al liceo, lui è stato il suo primo amore. Da quattordici anni Georgina sa cosa è successo e non l’ha mai detto a nessuno. Per quattordici anni ha mantenuto il segreto. E ora che spuntano altre vittime uccise con lo stesso modus operandi di Angela Wong, il passato torna prepotentemente a galla. Fino a che punto ci si può spingere per seppellire i propri segreti e nascondere il proprio dolore? Per quanto tempo si può convivere con la menzogna? Candore e perversione, ossessione e gelosia: il fascino torbido delle doppie vite degli adolescenti di provincia è protagonista in questo avvincente thriller psicologico, premiato agli ITW Thriller Awards e in corso di pubblicazione in tredici paesi, firmato da una delle giovani autrici di genere più in vista nel panorama internazionale. Recensione In questo romanzo il lettore può trovare molta adrenalina, ma anche diverse pause di riflessione. Tutto ruota intorno alla scarcerazione di Geo, la protagonista, una ragazza che ha scontato diversi anni in prigione per aver taciuto di fronte allo stupro e all’omicidio della sua migliore amica, Angela, la più sensuale delle cheerleader della scuola, e per aver aiutato l’assassino, ovvero il suo fidanzato Calvin, a occultarne il cadavere, senza avere mai il coraggio di denunciare l’accaduto alla polizia. Le omissioni di Geo, però, le si ritorceranno contro, tra verità inconfessabili, scoperte imprevedibili e prese di coscienza agghiaccianti. Un thriller che potrebbe assomigliare a molti altri, ma vi è un elemento che lo differenziano. Il libro sembra essere l’ibridazione di due sottogeneri come il romanzo di suspense e il thriller psicologico e pure la sovrapposizione, attraverso due piani narrativi separati cronologicamente, della ricostruzione del terribile delitto e del racconto della vita in carcere. L’autrice pare divertirsi a seminare qua e là indizi che, nel finale, rappresenteranno un quadro d’insieme più nitido. Non mancano le scene forti in cui si avverte quasi il gusto del macabro da parte dell’autrice. In lettore può trovare anche tematiche legate all’attualità. La violenza come strumento di controllo individuale, la superficialità e il perbenismo di certi ambienti scolastici, l’aborto e la fragilità dei rapporti di coppia, l’isolamento di chi non si sente rappresentato dai modelli sociali imperanti. Non va dimenticata poi la tematica dello stupro. Si può riassumere l’intera storia come un affresco della giovinezza che non conosce il senso del peccato e una critica aspra ad una società che non è capace ad inserire chi ha sbagliato. Una storia che, per quanto mi riguarda, in alcuni punti perde intensità, ma che consiglio a tutto gli amanti dei thriller forti ed intensi che non timore di scontrarsi con tematiche come le vite spezzate, gli amori dannati e i sogni traditi. Alcune note su Jennifer Hillier Jennifer Hillier nata e cresciuta a Toronto, ha vissuto per anni nei dintorni di Seattle per poi tornare in Canada con suo marito e suo figlio. È autrice di diversi thriller psicologici di grande successo. Con Cuori in trappola arriva per la prima volta nelle librerie italiane. TAG: #narrativa_straniera, #thriller, #giuseppe_marano, #jennifer_hillier, #voto_quattro

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RECENSIONE: La vita senza fard (Maryse Condé)

RECENSIONE: La vita senza fard (Maryse Condé)

Autore: Maryse Condé Traduttore: Anna D'Elia Editore: La Tartaruga, 2019 Pagine: 269 Genere: Narrativa straniera, Autobiografia Prezzo: € 19.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Le autobiografie finiscono troppo spesso col trasformarsi in opere di fantasia. L’essere umano sembra nutrire un tale desiderio di raffigurarsi una esistenza diversa da quella realmente vissuta, che finisce per abbellirla, spesso suo malgrado. La vita senza fard va dunque considerato un tentativo di dire le cose come stanno, rifiutando i miti e le facili e lusinghiere idealizzazioni. Di tutti i miei libri, credo sia forse il più universale. Non è solo la storia di una ragazza della Guadalupa alla ricerca della propria identità in Africa, o quella del lungo e doloroso avvento di una vocazione per la scrittura in un essere in apparenza poco incline ad abbracciarla. È dapprima e soprattutto la storia di una donna alle prese con le difficoltà della vita, che si trova di fronte a una scelta fondamentale, attuale ancora oggi: essere madre o esistere per se stessa. Penso che La vita senza fard sia soprattutto la riflessione di un essere umano che tenta di realizzarsi pienamente. E che la felicità finisce sempre per arrivare. Maryse Condé Recensione In questo libro l’autrice si racconta, ci narra la sua vita nuda e cruda senza abbellirla ed edulcorarla, proprio come si evidenzia nel titolo. Fa rivivere al lettore gli avvenimenti della sua vita così come sono accaduti. È una scrittrice tardiva. Ha iniziato a scrivere a quarantadue anni, ma lo fa in maniera sapiente e ciò le ha fatto meritare il premio nobel alternativo: Il New Academy Prize in Literature, istituito proprio per supplire alla mancanza del celebre riconoscimento. Il libro è suddiviso in tre parti e racconta le tappe fondamentali della sua vita fatta di sofferenze e vissuta intensamente. Il racconto parte da Parigi dove si è laureata alla Sorbonne per poi proseguire in Africa, una terra che l’ha affascinata ma che non l’ha mai accettata e non è riuscita a comprenderla pienamente. L’autrice ha vissuto in varie parti dell’Africa: Costa D’Avorio, Guinea, Gana, Senegal, luoghi che hanno segnato la sua formazione culturale e letteraria. Non ha avuto una vita facile, ha dovuto infatti crescere quattro figli da sola e barcamenarsi per sopravvivere. Ha vissuto quasi sempre ai margini della povertà, spostandosi continuamente per dovere e necessità. Alla continua ricerca di un lavoro che la soddisfacesse e solo con l’incontro del suo secondo marito, Richard Philcox, un professore inglese, ha capito che la scrittura era la sua strada. La letteratura è ciò che le ha permesso di liberarsi riversando sulle pagine i suoi tormenti, le sue paure, i suoi sentimenti più profondi. Nel suo percorso ha incontrato persone illustri del mondo intellettuale e politico, ha avuto continue relazioni sentimentali passionali che si sono sempre concluse con dolore. Importanti nella sua vita sono state anche le amicizie che ha incontrato nel corso degli anni, persone che l’hanno aiutata e le hanno permesso di superare le avversità. Le hanno dato il coraggio e l’hanno trasformata nella donna forte e compassionevole tanto che è diventata la prima presidente del Comité pour la Mémoire de l’Esclavage, un comitato creato per vegliare sull’attuazione della legge Taubira, legge che nel 2001 ha dichiarato la schiavitù un crimine contro l’umanità. Il linguaggio con cui si racconta è chiaro e preciso. Una scrittura senza fronzoli che racconta con veridicità e a volte con crudezza ciò che le è accaduto. Lo stile è accattivante e coinvolgente, trascina il lettore nella sua vita come in un romanzo avvincente. Maryse Condé ha vissuto una vita ricca di avvenimenti, una vita da raccontare ed è riuscita a descriverla con parole semplici ed efficaci. Alcune note su Maryse Condé Maryse Condé è nata a Pointe-à-Pitre nel 1937, narratrice e drammaturga antillana di lingua francese. Trasferitasi a Parigi per frequentare la Sorbona, ha vissuto tra Francia e Africa, per stabilirsi infine negli USA. Il contesto africano ha ispirato l’epopea di Ségou, in due volumi (Le muraglie di terra, Les murailles de terre, 1984; La terra in briciole, La terre en miettes, 1985), che mette in crisi il mito di un’Africa edenica cui fare ritorno dopo il trauma della schiavitù e della separazione dal continente d’origine. Il tema della riscrittura della storia e in particolare del dramma della tratta è al centro di molte sue opere, fra le quali si ricordano Heremakhonon (1976, nt), Desirada (1997, nt) e Storia della donna cannibale (Histoire de la femme cannibale, 2003, nt). TAG: #narrativa_straniera, #autobiografia, #anna_d_elia, #maryse_condé, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Streghe (Brenda Lozano)

RECENSIONE: Streghe (Brenda Lozano)

Autore: Brenda Lozano Traduttore: Giulia Zavagna Editore: Alter Ego, 2021 Pagine: 256 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 17.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Una giovane giornalista di nome Zoé si reca da Città del Messico alla remota area di San Felipe per indagare sull’omicidio di Paloma, nata Gaspar e assassinata perché muxe. Tuttavia, a incuriosirla davvero è Feliciana, un’anziana e saggia donna le cui arti curative attraggono scrittori, registi e milionari da ogni parte del mondo. È stata Paloma a insegnarle tutto ciò che sa sulla curandería e sul Linguaggio, rendendola inconsapevolmente la guaritrice più leggendaria dell’intero Messico, ma Feliciana non è interessata al denaro e alla fama. Prima di raccontare la propria storia, vuole ascoltare quella di Zoé. Due donne. Due voci. Due vite. Il Messico ancestrale, rurale, magico e il frenetico Messico urbano si prendono per mano in questo romanzo che parla con grande delicatezza dell’identità femminile e di come le donne si conoscono per riconoscersi, guarire le ferite e trovare la propria strada. “Streghe" è un libro che racconta di tradizioni, di guarigione e di violenza, un testo in cui la potenza del linguaggio è territorio dell’ignoto, ponte tra mondi e luogo di rivelazioni. Recensione Questo romanzo appartiene a una letteratura che indaga quegli spazi che non sono mai facili da scrutare e che generando domande scomode che non trovano risposte. L’autrice, classe 1981, è stata inclusa nell'elenco di Bogotá 39, la lista dei migliori giovani scrittori dell’America Latina. Questo è il suo terzo romanzo. La potenza della narrativa permette di fare incontrare percorsi di differenti persone come una donna sciamana e una giornalista che rivelano al lettore, da angolazioni differenti, lo spirito dei tempi dei nostri giorni. Feliciana è una guaritrice che sembra vivere in un altro tempo, molto diverso da quello a cui siamo abituati, perché non si nutre delle ambizioni, dell’egoismo e della competizione che caratterizza l’attuale società. Non parla spagnolo e ai suoi occhi sembra che ci vi sia una comprensione del mondo molto al di sopra della gente comune. Zoe è l'altra donna, la giornalista, che arriva in città per fare un'indagine e raccontare il triste evento con cui inizia la narrazione: la morte di Paloma. Tuttavia, questa indagine la porta a trovare sé stessa. Nel mentre, il lettore, scopre piano piano anche la vita di Feliciana, una vita segnata dalla violenza più brutale, con la perdita del padre e lo stupro della sorella. Una storia svela l'altra. Pian piano ci si rende conto che tutte le esistenze hanno punti in comune. Con un gioco letterario e una ottima tecnica narrativa, l’autrice lavora sull'idea del linguaggio come strumento al servizio di entrambe le donne. Da un lato Feliciana lo usa come magia sciamanica per scoprire le malattie e i dolori degli altri, una sorta di dono che le permette di approfondire quelle vite i cui corpi stanno soffrendo. Dall’altro vi è Zoe che utilizza il la parola per scrittura, per fare un'indagine personale, per fare una ricostruzione di ciò che è stata la sua vita, per entrare in quel pozzo oscuro e freddo delle emozioni passate. Leggendo questo libro non ci si trova davanti ad un volume che parla solo della condizione di due donne che appartengono a diversi mondi e vivono esperienze differenti, ma anzi, Felicia e Zoé rappresentano tutte quelle donne che hanno fortemente sofferto a causa di una società fortemente maschilista. Si respira aria di appartenenza in questo romanzo, si respira il femminile, l’odore ancestrale della ribellione. Alcune note su Brenda Lozano Brenda Lozano è nata a Città del Messico nel 1981. È narratrice, saggista e editor. Ha studiato in Messico e negli Stati Uniti e ha partecipato a residenze letterarie negli Stati Uniti, in Europa, in Sud America e in Giappone. È stata coinvolta in progetti di cinema e arte contemporanea e ha tenuto corsi universitari e workshop. Pubblica sulla rivista letteraria “Make” di Chicago e collabora con la casa editrice Ugly Duckling Presse di New York. Cura inoltre una rubrica quindicinale sul quotidiano “El País”. I suoi lavori sono stati pubblicati in diverse antologie. Ha esordito con il romanzo Todo nada (2009), seguito da Cuaderno ideal (Alfaguara, 2014) e dalla raccolta di racconti Cómo piensan las piedras (Alfaguara, 2017). È stata riconosciuta da Conaculta, dal Hay Festival e dal British Council come una delle più importanti scrittrici under quaranta del Messico. Fa parte di Bogotá39, una selezione dei più importanti nuovi autori dell’America Latina. Streghe è il suo primo romanzo pubblicato in Italia. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #giulia_zavagna, #brenda_lozano, #voto_quattro

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RECENSIONE: Il profumo dei fiori di zafferano (Clare Marchant)

RECENSIONE: Il profumo dei fiori di zafferano (Clare Marchant)

Autore: Clare Marchant Editore: HarperCollins Italia, 2021 Pagine: 400 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 16.90 (cartaceo), € 5.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama 1538. Eleanor ha appena sposato il ricco vedovo Greville Lutton e si è trasferita nella sua ricca tenuta nel Suffolk. Con sé, ha i semi di una pianta preziosa come l'oro, lo zafferano. Le è stato donato dai monaci e coltivarlo le dà un senso di pace e serenità. In poco tempo, il suo zafferano diventa il preferito alla corte di Enrico VIII. Ma la fama e la fortuna hanno un prezzo, e il favore del re potrebbe non durare per sempre... 2019. Amber sta passando un momento difficile della sua vita e ha deciso di trasferirsi per un po' nell'antica tenuta del nonno, nella campagna inglese. Si occuperà dell'immensa biblioteca. Ed è proprio lì che scopre un libro misterioso. All'interno è custodito un fragile fiore di zafferano, ma anche un oscuro segreto: la storia di una donna che dal passato sta cercando di dirle qualcosa... Recensione Il romanzo si sviluppa su due diverse linee temporali. Da un lato la narrazione è ambientata nell’Inghilterra del 1500, in pieno periodo Tudor, dall’altro invece è ambientata sempre in Inghilterra, ma nel 2019. L’autrice è riuscita perfettamente ad intrecciare le due storie narrate, tanto che nel corso della lettura sembra quasi che le vite delle due protagoniste si svolgano parallelamente e non a secoli di distanza. Eleonor è una giovane nobildonna che, dopo la morte del padre, viene espropriata di ogni sua ricchezza e data in sposa a Lord Greville, un ricco commerciante che non ha mai visto prima. Dopo il matrimonio, non soltanto sarà costretta a lasciare il posto che ha sempre considerato casa sua, ma si ritrova anche a dover ricoprire il ruolo di moglie, madre e amministratrice delle proprietà del marito. Col passare del tempo, la donna, apprezza la sua nuova vita ed impara ad amare Greville, che si dimostra essere un uomo e un padre buono e amorevole. Dato i suoi rapporti a corte, l’uomo, manca spesso da casa, lasciando così per lunghi periodi sua moglie ad occuparsi da sola dei figli e della tenuta. Per ovviare alla monotonia, Eleonor, decide di piantare nella sua proprietà una particolare qualità di bulbi di zafferano, così da creare una sua riserva personale. Col tempo il suo duro lavoro viene apprezzato anche dal marito che inizia a commerciare questa rara spezia. Però la vita tranquilla e serena della famiglia viene presto travolta dai particolari stravolgimenti economici, ma soprattutto religiosi che investono il regno e la sua corte. Nel momento di maggior pericolo, la donna, mette da parte tutte le sue paure e trova la forza di affrontare i terribili pericoli e le prove che il destino mette sul suo cammino. A seguito della prematura scomparsa della figlia, Amber decide di rifugiarsi a Saffron Hall, la tenuta di campagna di suo nonno, nella speranza di ritrovare un po’ di pace. Durante la sua permanenza si occupa di catalogare la grande mole di libri presenti nella biblioteca e, nel farlo, trova un antico libro risalente al 1500, appartenuto ad una donna di nome Eleonor. Colpita da uno messaggio dal significato enigmatico, Amber si immerge nella lettura del diari per scoprire qualcosa in più sulla storia di Eleonor, verso la quale sente uno strano legame. Amber infatti è convinta che, solamente se riesce ad arrivare a capo del segreto custodito per secoli dalla sua presunta antenata, riesce finalmente a trovare pace. In questo romanzo, attraverso le storie delle due protagoniste, l’autrice tratta con tatto e sensibilità un tema molto difficile come la perdita di un figlio. Il libro è basato sui sentimenti, sulle emozioni, sull’amore, sull’accettazione del dolore e sul mai perdere la speranza, sulla forza di affrontare ogni giorno il mondo anche quando non sai mai cosa aspettarti. La scrittura risulta fluida e scorrevole alternando capitoli nel presente con capitoli nel passato fino alla conclusione. Romanzo consigliato a chi cerca una storia intensa e commovente scritta in modo originale. Alcune note su Clare Marchant Clare Marchant. Inglese, nata e cresciuta nel Surrey, fin da bambina sognava di fare la scrittrice, e per questo ha conseguito una laurea in Storia e una specialistica in Studi sulla donna. Dopo aver trascorso diversi anni a Londra, si è trasferita nel Norfolk, dove ha frequentato dei corsi per diventare orefice e dove vive attualmente insieme al marito e ai due più piccoli dei suoi sei figli. Ora si dedica a tempo pieno alla scrittura, e trascorre i fine settimana a soddisfare le sue curiosità sulla Storia, esplorando castelli e monasteri in rovina o visitando le splendide coste della regione insieme al suo schnauzer nano di nome Fred. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #clare_marchant, #voto_quattro

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RECENSIONE: Süden. Il caso dell'oste scomparso (Friedrich Ani)

RECENSIONE: Süden. Il caso dell'oste scomparso (Friedrich Ani)

Autore: Friedrich Ani Traduttore: Emilia Benghi Editore: Emons Edizioni, 2015 Pagine: 320 Genere: Narrativa straniera, Gialli Prezzo: € 13.50 (cartaceo), € 7.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Immedesimazione totale, forte empatia, lunghi silenzi capaci di far emergere la verità. E nessun cellulare. Questo è lo stile di Tabor Süden, questi i suoi strumenti. Sulla cinquantina, tenace e introverso, Süden è stato un bravo poliziotto diversi anni fa, specializzato nel ritrovamento di persone scomparse. Ora una misteriosa telefonata del padre che non vede da 35 anni, lo riporta a Monaco, sua città natale. Ma Süden torna anche per il lavoro che gli viene meglio: il segugio. Ingaggiato da una piccola agenzia privata, si ritrova su un caso particolarmente tosto, un uomo sparito da quattro anni e dato ormai per morto, l’oste di un locale bavarese gestito assieme alla moglie. La pista seguita porterà l’ex commissario a Sylt, l’isola più a nord della Germania, luogo di gran fascino intriso di brezza e salsedine, profumo di aringhe e donne, dove a Süden si rivelerà una profonda verità: nessuno è quello che appare, soprattutto agli occhi di chi ti sta più vicino. Recensione Tabor Süden è la creazione più celebre dell'autore tedesco Friedrich Ani, vincitore per tre volte del Deutscher Krimi Preis, premio dedicato alla letteratura gialla. Paragonato ad altri grandi detective della tradizione del genere, ha nel suo interesse per la psicologia dei personaggi, un grande riferimento a Maigret di Simenon. Questo romanzo è la prima delle avventure in cui Süden fa la sua comparsa come detective privato nell'agenzia di Edith Liebergesell. Esso si ritrova ad indagare sulla scomparsa di un oste che due anni prima se n'è andato abbandonando la moglie e l'attività e del quale nessuno ha mai saputo trovare nemmeno una traccia L’investigatore, protagonista del romanzo, porta su di sé alcune delle caratteristiche tipiche dell'investigatore di genere. È dedito all'alcol che diventa il suo unico sostentamento; porta sulle spalle il peso della perdita del proprio partner di polizia; ha un'infanzia difficile con cui confrontarsi, segnata dalla morte della madre e dall'abbandono del padre; forte di queste esperienze non riesce a instaurare legami sentimentali fissi. L’autore però è abile nel prendere elementi al limite dello stereotipo e tirarne fuori una nuova creatura. La perdita del compagno, Martin Heuer, non è avvenuta nel corso di una normale operazione di polizia: il partner, con il quale aveva diviso gli studi superiori, l'appartamento e le esperienze, si è suicidato. Süden, nonostante le sue grandi capacità di immedesimazione e di comprensione delle motivazioni umane, non è in quel caso riuscito a prevedere la tragedia e il senso di colpa lo corrode e lo porta a intrattenere lunghe conversazioni con il morto, quasi fosse diventato la sua coscienza. Süden non si è mai speso per rintracciare il padre e, anzi, ci si può domandare se effettivamente, il protagonista, voglia veramente ritrovare il genitore. Le sue relazioni, a parte quella storica con una sua collega, Sonja, finita più per stanchezza che per vere cause scatenanti, sono improntate o all'occasionalità oppure alla necessità di calarsi al meglio nella mentalità delle persone che sta cercando. Leggere questo romanzo non offre un'esperienza adrenalinica. Non ci sono colpi di scena, progressivi indizi che portano di un passo più vicini alla meta, nessun inseguimento o violenza fisica. Gli indizi a volte portano fuori strada e si concludono in un niente. La violenza è solo la disperante solitudine di ogni personaggio, ciascuno così chiuso e autoreferenziale da non capire cosa avviene alle persone intorno a sé. Una solitudine in cui tutti cercano qualcosa o qualcuno anche se nel loro profondo sanno già che il ritrovamento non porterà alcuna gioia o risoluzione. Süden sembra essere l'unico consapevole e non c'è da meravigliarsi dei suoi prolungati silenzi e degli sguardi incalzanti che riserva ai suoi testimoni: vorrebbe solo che anche loro capissero quanto lui ha già accettato e l'ha portato a una quieta e costante disperazione. L’autore, con Süden, creato un romanzo giallo emozionante senza grandi spargimenti di sangue e azione violente, ma che sa descrivere molto bene la complessità delle persone. Alcune note su Friedrich Ani Friedrich Ani nasce nel 1959 in Baviera, a Kochel, e vive a Monaco. Pluripremiato giallista, vincitore per tre volte dell’autorevole Deutscher Krimi Preis, è autore di numerosi romanzi, libri per ragazzi, poesie, radiodrammi e sceneggiature. Dello stesso autore, Emons ha pubblicato Süden (2015), Süden e la vita segreta (2016), M come Mia (2016), Il giorno senza nome (2017) e L'omicidio della felicità (2018). TAG: #narrativa_straniera, #gialli, #emilia_benghi, #friedrich_ani, #voto_tre

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RECENSIONE: L'incognita (Hermann Broch)

RECENSIONE: L'incognita (Hermann Broch)

Autore: Hermann Broch Traduttore: Luca Crescenzi Editore: Carbonio Editore, 2022 Pagine: 192 Genere: Narrativa straniera, Classici Prezzo: € 14.50 (cartaceo), € 7.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Nella Vienna fin de siècle Richard Hieck è un giovane matematico impiegato all’osservatorio astronomico, il tempio di quella conoscenza che tanto agogna e a cui ha deciso di dedicare tutta la sua vita. Dopo la perdita del padre, mentre la sorella Susanne si rivolge alla fede e il fratello Otto a uno sfrontato godimento del presente, Richard si aggrappa con caparbietà alla scienza, e a tutto ciò che di tangibile e misurabile esiste. Eppure il mondo, e le sue manifestazioni più spontanee e inaspettate, lo confondono: il tuffo di una ragazza da un trampolino, il fischio di un treno, il vento tra gli abeti, le stelle che affiorano nella vallata oscura, il luccichio di un gioiello, il ricordo di un profumo… La scienza può davvero abbracciare il mistero della vita? Esiste una soluzione per un’equazione così complessa e sfuggente? Richard non smette di cercarla, ma quando la morte e l’amore irromperanno nella sua vita, sarà costretto a confrontarsi con la grande incognita… Recensione L'autore è uno dei massimi esponenti del Decadentismo tedesco. Movimento che nasce in contrapposizione con la visione positivista e naturalistica che afferma la superiorità del progresso e della ricerca scientifica. I decadenti hanno una visione soggettiva e individualista della realtà. Questa breve, ma intensa opera, rappresenta la sfida tra intelletto e volontà. La storia inizia nel 1926 ed è contornata dalla presenza di due discipline “dure”, Matematica e Fisica. Il personaggio principale è Richard Hieck, uno scienziato che lavora in uno osservatorio astronomico e che cerca di spiegare e comprendere il mondo e la vita attraverso la scienza. Esso cerca faticosamente, attraverso il pensiero scientifico, di trovare risposte a tutte le domande dell’uomo. Richard, durante la sua vita, compie un percorso personale e tenta di cercare soluzione ad una domanda: può la scienza rispondere alle grandi domande esistenziali che gli esseri umani si pongono? La storia si svolge tra la sua vita accademica e quella familiare, condita da alcune relazioni amorose. La vita del matematico contrasta con quella dei suoi fratelli, in particolare con quella di Otto che è un bohémien concentrato sul vivere la vita mondana e godersi tutti i piaceri terreni. La sorella Susanne, invece, cerca risposte attraverso la religione. A causa del mondo strettamente terreno in cui vive Otto, Richard pensa che suo fratello sia quello che soffre meno di questa esistenza afflitta da dubbi e incertezze. Non è Otto quello che vive veramente? Perché pensare e lottare per idee e teorie che non sono affatto utili in questa esistenza? A poco a poco Richard incomincia a convincersi che c'è una forza potente che sfugge al calcolo e alla razionalità. Ciò si traduce nel fallimento dell’ottimismo della ragione. Il romanzo presenta molte descrizioni e meditazioni che si muovono tra l'intellettuale e il poetico attraverso il quale Hieck cerca di andare avanti all'ombra del professor Weitprecht e del pittoresco e ironico dottor Kapperbrunn che hanno un ruolo importante nella sua vita. Richard è l’emblema dell’uomo post-moderno che vive di protocolli e di formule e non riconosce nemmeno l'amore, quando gli si presenta, vestito soltanto dell'alea del dubbio, dell'ipotesi. Questo è un romanzo composito e complesso che alterna oggettività e soggettività che, nonostante l’assenza di suspence, risulta coinvolgente e permette al lettore di riflettere sulle sue scelte e sul loro senso. Alcune note su Hermann Broch Hermann Broch (1886-1951) è considerato uno dei maggiori scrittori di lingua tedesca, candidato al Premio Nobel nel 1950. Nacque a Vienna da una famiglia ebraica di industriali. Portò avanti per gran parte della giovinezza l’azienda di famiglia, e solo intorno ai quarant’anni si dedicò alla letteratura, alla filosofia e allo studio della matematica. Dopo l’occupazione dell’Austria da parte dei nazisti emigrò negli Stati Uniti. Tra le sue opere più importanti: la trilogia I sonnambuli (1931-32), La morte di Virgilio (1945), Gli incolpevoli (1950). Accanto alle opere di narrativa ha lasciato una notevole produzione saggistica. TAG: #narrativa_straniera, #classici, #luca_crescenzi, #hermann_broch, #voto_quattro

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RECENSIONE: La bambina sputafuoco (Giulia Binando Melis)

RECENSIONE: La bambina sputafuoco (Giulia Binando Melis)

Autore: Giulia Binando Melis Editore: Garzanti, 2022 Pagine: 336 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 16.80 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Io mi chiamo Mina e mi piacciono molte cose: denti di leone, tonno in scatola, libri, ricotta, lucciole e soprattutto i draghi, e le fiamme che escono dalla loro bocca. I draghi nessuno li uccide, sono fortissimi e per questo io mi sento una di loro, infatti la prima volta che ho visto Lorenzo non mi sono neanche spaventata. Lui era infuriato, urlava forte e mi ha lanciato un'occhiataccia. Ma io lo so che era solo molto arrabbiato, come me. Stare qui non ci piace per niente e questo è stato un ottimo motivo per diventare amici. Insieme facciamo sul serio. Siamo davvero due brutti ceffi e di fronte a noi se la danno tutti a gambe, perfino la paura. Il nostro mondo ha le regole che abbiamo deciso: ci sono mostri dentro i laghi, gnomi che aspettano il diploma di magia, gocce d'acqua che diventano animali fantastici e licantropi che esistono davvero. Chi non ci crede noi non lo ascoltiamo perché nonostante quello che dicono gli adulti, questa non è immaginazione. Questa è la realtà. Quella migliore per mettere a punto il nostro piano segreto. Un piano di fuga coi fiocchi. Perché io e Lorenzo dobbiamo scappare. Andarcene via dall'ospedale dentro cui viviamo ormai da troppo tempo e raggiungere il mondo fuori. Perché quando rivedremo il cielo, ogni cosa cambierà. Perché quando siamo insieme non ci batte nessuno. Ci sono esordi che risuonano nel cuore di chi li legge per molto tempo. È così per La bambina sputa fuoco. Noi siamo Mina quando ascoltiamo il bambino che abbiamo dentro. Quando lasciamo che la fantasia ci faccia da guida. Quando ci fidiamo di un'amicizia vera, che non ci fa sentire soli. Tratto dall'esperienza dell'autrice, è un romanzo che insegna come il potere dell'immaginazione possa tirarci sempre fuori dai guai. Recensione Questo è un romanzo d'esordio che, grazie al passa parola, è diventato un caso editoriale. La storia è semplice, una di quelle che non vorremmo mai sentire, ma che piomba come un macigno sul petto in modo improvviso. Mina inizia a sentire “gli spilli” come lei stessa li definisce e dopo una serie di ricoveri d’urgenza in ospedale, le viene diagnosticato un brutto male. La sua giovane età non le permette di capire a pieno cosa sta accadendo, né l’impatto sconvolgente che avrà per lei e per la sua famiglia. Come lei anche Lorenzo, che diventerà suo grande amico, prova tanti sentimenti ed emozioni contrastanti. Insieme metteranno in piedi un piano di fuga con i fiocchi, studiato talmente bene da essere scoperti ancor prima di varcare la porta d’uscita dell’ospedale. La loro è voglia di assaporare la libertà, la normalità e la spensieratezza della loro età che a causa della malattia non possono vivere. Lo stile di scrittura risulta veloce e semplice, il linguaggio è infatti tipico di una bambina dell’età della protagonista, il che fa ancora di più immedesimare nella storia. I discorsi diretti non presentano punteggiature, si susseguono in modo naturale e spontaneo alla parte narrativa creando quasi un fiume in piena di parole. Una valanga che travolge il lettore, trasportandolo in un'altra dimensione al fianco di Mina, durante le visite, gli esami e la degenza. Un libro commovente, sconvolgente e vero. Una storia vera, quella della scrittrice, che ha sentito l’esigenza di condividere i giorni più difficili della sua vita. Quelli legati alla scoperta della malattia, che l’ha tenuta in ospedale a lungo. Giulia Binando Melis in questo libro d’esordio mette una parte importante del suo passato, dando voce alla bambina che è stata. Lo ha fatto facendo al lettore un regalo di inestimabile valore, se stessa e il proprio vissuto al servizio degli altri. Mettendosi a nudo nelle fragilità di un’esperienza che metterebbe in ginocchio l’uomo più valoroso, ma che lei ha dovuto vivere in così tenera età. Lo fa attraverso le parole di Mina, il cui nome è quello della sua vicina di camera in ospedale e lo fa con un linguaggio tipico di quell’età. Una ottima scelta che permette di rendere il lettore ancora più partecipe. Un libro che, da clown dottore quale sono, mi ha fatto particolarmente emozionare, ma che consiglio a tutti coloro che, attraverso una storia vera, vogliono imparare a sperare e a creder nel poter dell'immaginazione. Una qualità che si tende a perdere mano mano che si cresce, ma che è in grado di aprire spiragli sorprendenti di luce in mezzo al buio. Romanzo che mette in scena una amicizia tanto comune quanto straordinaria. Mina e Lorenzo si incrociano per la prima volta nei corridoi dell’ospedale, lui decisamente burbero e impertinente, lei scioccata ma incuriosita. Il destino comune che li lega a quelle quattro mura, a piantane e flebo, a medicine sempre diverse, a chemioterapie che lasciano ben poche forze addosso fa il resto. Sono insieme in quella battaglia, fianco a fianco. Un romanzo che consiglio assolutamente e che non può far altro che arricchire. Alcune note su Giulia Binando Melis Giulia Binando Melis è laureata in Filosofia con una tesi sulla morte, giura di essere un tipo allegro. Di giorno realizza progetti narrativi come creativa freelance, di sera è una cantante piano bar; solitamente non fa lo sbaglio di invertire. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #giulia_binando_melis, #voto_cinque

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RECENSIONE: Hai presente Liam Neeson? (Roberta Lepri)

RECENSIONE: Hai presente Liam Neeson? (Roberta Lepri)

Autore: Roberta Lepri Editore: Voland, 2021 Pagine: 192 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 16.00 (cartaceo), € 7.49 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Rita si è schiantata contro un guardrail. Ora ha una cicatrice sul viso e soffre di una strana amnesia: ricorda sua sorella, le amiche, il lavoro, l'ordine dei volumi nella libreria, ma ha dimenticato suo padre e Mario, l'amante segreto con cui per dieci anni ha condiviso i propri venerdì. Di lui le resta solo il segno di un anello sul dito. Sentendo dentro di sé un vuoto che non sa spiegare, Rita tenterà di tutto pur di ricostruire la vita che ha perduto e la relazione che l'ha quasi distrutta. Recensione Con questo titolo molto probabilmente ci si aspetta una biografia sull’attore britannico candidato all’oscar nel 1994 per la sua interpretazione di Oskar Schindler. Mano a mano che si procede con la lettura, però, si capisce in realtà che niente vi è di tutto questo e si realizza, poco alla volta, che il libro tutto è fuorché quello che il titolo farebbe presagire. Rita, dopo un grave incidente d’auto, ha perso la memoria e si ricorda di molte cose ma nulla del padre e dell’uomo che deve avere amato per tanti anni. Perché? Con una meticolosa descrizione di quello che ricorda e del presente, la scrittrice ci descrive Rita, la protagonista che, in un sofferto sdoppiamento della personalità che le fa vedere le cose come in un film, tenta di ricostruire il passato che le manca. Un flash back emozionante e così inaspettato da coinvolgere profondamente il lettore. Dall’altra parte vi è Mario, l’uomo sposato con figli di cui Rita non ricorda nulla, trasferitosi a Lanzarote e che, indeciso tra lei e la moglie chiude la relazione con la donna. Perché, si domanda Rita, in piena notte si è schiantata contro un muro? E’ stato davvero un incidente? Con uno stile fluido e immediato e un linguaggio quasi provocatorio, l’autrice ha una capacità straordinaria di introspezione psicologica e flusso di coscienza, che fa immedesimare il lettore nella sofferenza della protagonista. Tutti cercano di fare di tutto il possibile per farle ricordare il passato, ma Rita è una donna non facile e vuole riuscirci da sola. Accetta, suo malgrado, la psicanalisi, la regressione al passato, ma quel Liam Neeson a cui le dicono assomiglia l’uomo del suo passato, è solo un fantasma. Quali sono i tasselli che mancano per riappropriarsi della sua vita? In mezzo alla storia della coppia, si intreccia quella struggente di Sofia e Vittorio, due anziani coniugi che Mario conosce a Lanzarote. Con Sofia, Mario si aprirà come sul lettino dello psicanalista quasi come una autopunizione. Tutto, con un finale a sorpresa, si risolverà attraverso delle schede telefoniche. Quella di Rita che ha miracolosamente ritrovato e quella vecchia di Mario che ha rimesso nel telefono per ricontattare Rita. Questo bel romanzo non appartiene ad un genere letterario preciso. L’autrice miscela sapientemente il genere drammatico, thriller e psicologico. Non manca neanche un punto di ironia. Libro che consiglio a tutti coloro che voglio comprendere quanto è importante il ruolo della memoria e quanto essa, molte volte, risulta fallace nel racconto dei momenti di vita. Alcune note su Roberta Lepri Roberta Lepri è nata a Città di Castello nel 1965, è cresciuta in Maremma. Vincitrice di alcuni premi letterari – tra cui Moak, Teramo e Cimitile – ha pubblicato: Sulla terra, a caso (2003), L’ordine inverso di Ilaria (2005), L’amore riflesso (2006), La ballata della Mama Nera (2010), Il volto oscuro della perfezione (2011), Io ero l’Africa (2013), Ci scusiamo per il disagio (2017), Facciamo tardi (2018), Le lacrime di Hitler (2019). TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #roberta_lepri, #voto_cinque

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RECENSIONE: Chiuditi dentro (Riley Sager)

RECENSIONE: Chiuditi dentro (Riley Sager)

Autore: Riley Sager Traduttore: Annarita Guarnieri Editore: Time Crime, 2022 Pagine: 348 Genere: Narrativa straniera, Thriller Prezzo: € 16.90 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Niente ospiti. È proibito passare la notte fuori. Non disturbare i residenti, tutti ricchi o famosi o entrambi. Queste sono le uniche regole per il nuovo lavoro di Jules Larsen come custode di un appartamento al Bartholomew, uno dei palazzi più suggestivi e misteriosi di Manhattan. Con il cuore spezzato e al verde, Jules è affascinata dallo splendore di ciò che la circonda e accetta l'offerta, pronta a lasciarsi alle spalle il passato. Quando conosce i residenti e il personale del Bartholomew, Jules è incuriosita da una collega, Ingrid, la custode dell'appartamento al piano di sotto che le ricorda in modo confortante, e al tempo stesso inquietante, sua sorella scomparsa all'improvviso otto anni prima. Quando Ingrid le confida che il Bartholomew non è ciò che sembra e le racconta la storia che si nasconde dietro la facciata scintillante del palazzo... l'inquietudine comincia a insinuarsi in lei. Ma Jules scaccia la paura, si ripete che sono solo innocue storie di fantasmi. Fino alla mattina dopo, quando scopre che Ingrid è sparita. Alla ricerca della verità, Jules scava più a fondo nel passato oscuro del Bartholomew e nei segreti custoditi tra le sue mura. E quando scopre che Ingrid non è la prima custode di cui non si hanno più notizie, sarà costretta a muoversi velocemente se vuole smascherare una setta di fanatici, fare luce sul passato e sfuggire al Bartholomew prima che da residenza temporanea si trasformi nella sua eterna dimora. Recensione Inizio subito dicendo che questo è il primo libro che leggo dell’autore e sono molto felice di averlo fatto. La protagonista è Jules, una giovane donna con il cuore spezzato e completamente al verde. I genitori sono morti in un tragico incidente da loro causato per truffare l’assicurazione e poter permettere alla figlia di riprendersi dal pozzo di debiti che i due avevano accumulato in vita. Il pozzo in cui la famiglia Larsen è precipitata alla scomparsa della primogenita. Dopo la sparizione la madre si è infatti ammalata in maniera irreversibile di un male degenerativo mentre il padre poco dopo è rimasto senza lavoro. Jules è quindi costretta ad affrontare le difficoltà in solitudine dopo che, avendo perso il lavoro ed essendo rincasata prima con i pochi effetti personali recuperati dall’ufficio, trova il fidanzato nel loro appartamento impegnato in effusioni con un’altra donna. Finisce quindi sul divano della migliore amica, ed è qui che la incontriamo, intenta alla ricerca di un nuovo lavoro. Lavoro che non tarderà ad arrivare ma che all’amica creerà non poco sospetto. Jules però, oltre a voler abbandonare il divano che ormai è diventata la sua branda, ha bisogno di dare nuovamente un senso alla propria vita. Accetta quindi immediatamente il nuovo impiego. Essa viene assunta come apartment sitter, termine che in Italia è sicuramente poco conosciuto. Ciò consiste nel sorvegliare un appartamento, in questo caso di lusso, perché una vecchia legge dello stabile prevede che l’appartamento non possa stare vuoto, nemmeno una notte. Questa è solo una delle strampalate regole dettate alla protagonista; non le è infatti consentito dormire fuori dall’appartamento nemmeno una notte, né può invitare amici a visitarlo o fare foto e pubblicarle sui social. Regole che mettono in allarme l’amica in maniera sempre maggiore. La donna non è però l’unica a svolgere questo compito all’interno del palazzo, la cui storia oscura e tragica inizia con il suicidio del proprietario e con una serie di morti che arrivano fino al satanismo. Molti articoli sono stati scritti nel corso degli anni, ma attorno al Bartholomew vi è ancora una nube di mistero. L’altra custode assunta poco prima di lei è Ingrid, una giovane donna dai capelli blu che le confida di provare una certa inquietudine per la scomparsa della precedente custode dell’appartamento in cui si è appena trasferita la nostra protagonista. Anche se Ingrid sostiene che non vi siano problemi, presto i suoi occhi rivelano il contrario. Questa scoprendo la verità non le rimane che fuggire e lasciare a Jules una difesa contro le minacce in cui il Bartholomev affonda le sue radici. La trama, per nulla banale, mi ha colpito in positivo. L’autore è abile nel dirigire il lettore verso una direzione che, però, è solo fittizia e non ha nulla a che vedere con la verità. Gli ultimi capitolo stupiscono e ciò dimostra l’abilità dell’autore. Questo un romanzo ricco di mistero, inquietante e claustrofobico che, nonostante mi abbia lasciato con qualche punto interrogativo, mi ha fatto scoprire un autore che ha costruito una storia mai banale e che stupisce. Alcune note su Riley Sager Nato in Pennsylvania, Riley Sager vive a Princeton, nel New Jersey. Ex giornalista, editor e graphic designer, Sager oggi è uno scrittore a tempo pieno. Il suo primo thriller, Final Girls – Le sopravvissute (Giunti Editore), è diventato un bestseller nazionale e internazionale, e il romanzo successivo, The Last Time I Lied, è stato in cima alle classifiche dei libri più venduti stilate dal New York Times. Di lui Timecrime ha già pubblicato nel 2021 A casa prima di sera, da cui sarà tratto un film prodotto da Sony Pictures in collaborazione con la 21 Laps di Shawn Levy, produttrice della serie tv Stranger Things. Anche l’adattamento di Chiuditi dentro per una serie tv è in lavorazione. Quando non si dedica a un nuovo romanzo, a Sager piace leggere, cucinare e andare al cinema il più possibile. TAG: #narrativa_straniera, #thriller, #annarita_guarnieri, #riley_sager, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Il buongiorno si vede dal croissant (Camille Andrea)

RECENSIONE: Il buongiorno si vede dal croissant (Camille Andrea)

Autore: Camille Andrea Traduttore: Federica Merati Editore: Garzanti, 2022 Pagine: 272 Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 17.90 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Pierre è un uomo di successo. La sua azienda, Happy Croissants, produce dolci venduti in tutto il mondo e aiuta le persone a cominciare la giornata con il sorriso. Pierre, invece, non sorride da molto. Non sa più cosa sia la felicità. Tutto, intorno, gli appare grigio, persino il poco tempo che passa con la famiglia. Fino al giorno in cui si ferma per caso a un chiosco. E proprio lì succede qualcosa che cambia il suo futuro. L'anziano venditore gli fa una proposta: assaggiare una colazione capace di migliorare la vita. Pierre se ne intende di brioche, e non crede alle parole dell'uomo. Eppure, ogni giorno ritorna al negozio e ascolta i consigli dell'ambulante; per esempio che nella vita c'è un'unica occasione e non va sprecata lamentandosi; o che il fallimento non è un errore, ma la strada per diventare chi si vuole essere; o ancora che non bisogna dare per scontato chi abbiamo accanto, perché è in loro che troviamo la forza di affrontare gli ostacoli. Mattina dopo mattina, Pierre prova a mettere in pratica questi insegnamenti e sente qualcosa risvegliarsi dentro di sé. Il sorriso che per lui era solo la forma dei croissant prodotti dalla sua azienda diventa parte delle sue giornate. Perché dare una svolta alla propria esistenza non solo è possibile, ma è un dovere. Il sole, il suono dell'acqua che scorre, l'odore della pioggia, il frusciare del vento, l'amore, l'amicizia sono un regalo che necessita di cure. Rendere grazie per le piccole cose è il primo passo per godersi appieno le gioie più immense. Il romanzo che ha convinto i lettori e i librai francesi. Recensione Dietro ad un titolo frivolo si nasconde un libro che, senza troppe pretese, insegna molto e soprattutto si fa portatore di un messaggio importante: il cambiamento è possibile se lo si desidera con tutto il cuore. Il personaggio principale, Pierre, sembra non avere più interessi e scopi, più nulla lo attrae, ma, nonostante ciò, un giorno per caso, la vita gli riserba una bella sorpresa. Un personaggio sicuramente ben costruito, dalla personalità molto forte; apparentemente Pierre è un uomo di successo, ma dietro a quel suo modo di apparire, si nasconde una forte fragilità. Il successo, i soldi, i dolci, sono solo degli escamotage creati per nascondere ciò la sua vera natura. L’incontro con un anziano è uno scontro con la realtà che spinge Pierre ad interrogarsi sulla sua vita e ad agire, cercando di cambiarla, ma non per fare contenti gli altri, ma se stesso. d è così che l’autrice cambia la prospettiva di vita di chi legge, dando un grande messaggio: non è mai troppo tardi per essere felici e soprattutto per cambiare, soprattutto se si desidera farlo. Questo è un libro semplice ed intuitivo che si legge in poco tempo, senza troppe difficoltà. È una storia dalla quale si impara molto e soprattutto permette di riflettere. Spesso si danno per scontate molte cose, anche semplici episodi di vita quotidiana e ovviamente ciò risulta errato Essere ancorati ad una determinata condizione, abituandosi a vivere in quel modo, senza stimoli, quasi privi di emozioni, così come Pierre, è deleterio e con questo libro il messaggio è chiaro. Una lettura diversa, che si legge tutta d’un fiato e che aiuta a pensare solo a cose belle e positive. Per il lettore, immedesimarsi nel protagonista principale è molto facile, data la perfetta caratterizzazione del personaggio; si tratta di un uomo ostinato, ambizioso che ha lottato duramente per raggiungere i propri obiettivi ma non si è ancora reso conto di aver perso qualcosa di molto importante: la gioia. La storia può sembrare a tratti surreale, ma appare sin dall’inizio molto divertente e avvolta da un’immane dolcezza. La vicenda dà speranza e si colora di emozioni e suggestioni diverse, pagina dopo pagina, senza mai deludere le aspettative di chi legge, con razionalità, verità e molta padronanza narrativa. Un libro adatto ad ogni lettore, soprattutto a chi desidera leggere una storia che non sia troppo complicata, i cui episodi, sentimenti, attività quotidiane, possono essere comuni a tutti. Alcune note su Camille Andrea Dietro lo pseudonimo Camille Andrea si nasconde una grande firma della letteratura francese, di cui tutti ignorano l’identità, lettori e editore compresi. Una cosa, però, è certa: qualunque sia il suo vero nome, il suo romanzo è più irresistibile di un croissant appena uscito dal forno. TAG: #narrativa_straniera, #narrativa_moderna_contemporanea, #federica_merati, #camille_andrea, #voto_quattro

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RECENSIONE: La città del muro (Roberta Balestrucci, Luogo Comune)

RECENSIONE: La città del muro (Roberta Balestrucci, Luogo Comune)

Autore: Roberta Balestrucci Fancellu, Luogo Comune Editore: Sinnos, 2022 Pagine: 96 Genere: Graphic novels, Narrativa per ragazzi Prezzo: € 14.00 Acquista: Libro Anteprima: https://www.sinnos.org/prodotto/la-citta-del-muro/ Trama Siamo a Berlino, nel 1979. La città è divisa in Est e Ovest da una barriera impossibile da valicare. Da una parte c'è una città normale, dall'altra invece una città in cui è difficile esprimere le proprie idee ed essere veramente liberi. Peter, Gunter, Doris e Petra, che sono amici, hanno la folle idea di provare a fuggire su una mongolfiera, costruita da loro stessi. In gran segreto si organizzano... Età di lettura: da 9 anni. Recensione La notte del 16 settembre 1979 una bizzarra mongolfiera di taffetà solca i cieli della Germania dell’Est. A bordo ci sono famiglie tedesche, gli Strelzyk e i Wetzel che, pur di fuggire dal regime socialista della DDR, si sono ingegnate per costruire un pallone aereostatico rudimentale. L’ avventura, oltre che in questa graphic novel, è stata raccontata in ben due film: nella pellicola del 1982 Fuga nella Notte e nel 2018 da Balloon-Il vento della libertà. Turingia, 1979, due famigliole, gli Strelzyk e i Wetzel, da due anni lavorano nel massimo segreto a un piano molto audace: scappare nell’Ovest con una mongolfiera. Il capofamiglia dei primi è un elettricista con moglie e due figli. L’altro capofamiglia ha un figlio di tre anni ed è stato precettato per il servizio militare di lì a breve. Occorre dunque far presto. Non possono dire niente neppure agli anziani genitori, perché questi verrebbero accusati di complicità e messi in prigione. Tutti quelli che scappano dalla Ddr sono etichettati ufficialmente come traditori e su di loro l’ordine è di sparare a vista, compresi donne e bambini. Ma la Turingia è a Sud e bisogna aspettare il vento dal Nord che spinge il pallone oltre confine. Quando questo vento comincia a spirare, Wetzel si tira indietro: ha rifatto i calcoli, il pallone non può reggerli tutti. Partono solo gli Strelzyk, ma il marchingegno fatto in casa precipita. Riescono a tornare indietro senza farsi notare, però l’involucro è rimasto a terra e la Stasi parte in caccia. In fretta e furia Wetzel costruisce un’altra mongolfiera, perché è solo questione di tempo prima che la Stasi lo colleghi agli Strelzyk. Stavolta partono tutti e la fuga, sia pur per pochi metri, riesce. Le famiglie riescono nell’impresa. Il libro racconta questa strana storia poco conosciuta accessibile a tutti alternando parti più descrittive a disegni semplici ed intuitivi in modo da essere comprensibile e accessibile anche ai piccoli. Una avventura bizzarra e poco conosciuta che ricorda tutti gli uomini e le donne che ogni giorno si mettono in cammino per superare tutti i muri che ancora sono presenti nel mondo e che, sovente, fatichiamo a vedere. Alcune note su Roberta Balestrucci Fancellu Roberta Balestrucci Fancellu vive a Macomer, dove lavora al Centro Servizi Culturali e si occupa dell’organizzazione di eventi, seminari e formazione per adulti, laboratori nelle scuole, formazione e promozione alla lettura per ragazzi. Dal 2014 si occupa della direzione artistica e laboratoriale del festival dedicato alla legalità “Conta e Cammina. La legalità appartiene al tuo sorriso” giunto ormai alla V edizione. Ha pubblicato la graphic novel “Ken Saro Wiwa” per BeccoGiallo e il romanzo illustrato per ragazzi “Imon. La madre terra” per Radici Future. Alcune note su Luogo Comune Luogo Comune è lo pseudonimo di Jacopo Ghisoni, street artist e illustratore. Le sue immagini hanno colorato palazzi e muri lungo tutto lo stivale ma anche in Francia, Spagna, Inghilterra, perché è convinto che l’illustrazione serva a rendere luoghi di ogni tipo più belli e inclusivi. TAG: #graphic_novels, #narrativa_per_ragazzi, #roberta_balestrucci_fancellu, #luogo_comune, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Trattato ragionato di yoga: Asana, Pranayama, Pratyahara (Rino Siniscalchi)

RECENSIONE: Trattato ragionato di yoga: Asana, Pranayama, Pratyahara (Rino Siniscalchi)

Autore: Rino Siniscalchi Editore: Anima Edizioni, 2022 Pagine: 134 Genere: Saggi, Benessere Prezzo: € 14.00 (cartaceo), € 11.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama La particolarità di questo libro è quella di considerare finalmente insieme tutti i passaggi di cui lo Yoga è costituito, cioè come sono stati trasmessi all'origine da Patanjali, per rendere la pratica un armonioso fluire da un livello al successivo, senza stacchi bruschi. Tale impostazione si pone in aperto contrasto con la modalità corrente di separare i diversi aspetti e di farne esperienza in maniera distinta, senza alcuna progressione da uno all'altro. Il testo si concentra in particolare sull'asse centrale Asana, Pranayama, Pratyahara, descrivendo in primo luogo la corretta maniera di realizzare le posizioni, badando a non fare movimenti sbagliati che possano nuocere al corpo. A tale costruzione associa poi le tecniche di respirazione, così che siano rispettati sia il corpo, che risponde alla necessità di respirare, sia la mente che decide il movimento. L'armonizzazione fra queste due fasi è Pratyahara, in cui l'attenzione viene ritirata dall'esterno e diretta all'interno, dove deve aver luogo la magia dell'unione fra mente e corpo. Recensione Ѐ sempre di più evidente la concezione dello yoga, oggi, poggia pressoché solo su asana. Chi pratica yoga, infatti, esegue essenzialmente asana, spesso ignorando del tutto gli altri livelli della disciplina. Bisogna ricordare che Patanjali, mitico personaggio vissuto circa duemila anni fa ha messo per iscritto principi e criteri attinenti lo yoga. La struttura base del suo scritto è l’Ashtanga yoga, ovvero yoga delle otto braccia ): Yama, Niyama, Asana, Pranayama, Pratyahara, Dharana, Dhyana, Samadhi. Eppure oggi la situazione vede asana non più come un ottavo dell’insieme, bensì come l'elemento fondamentale, quasi unico, che copre tutto il campo. E, in conformità con questo stato, le scuole di yoga esistenti sono tutte concentrate sul modo migliore di eseguire le posizioni, inventando di continuo nuove varianti. Gli altri livelli, oltre asana, sono stati messi da parte, alcuni diventati marginali, altri del tutto negletti. Una qualche considerazione è riconosciuta a pranayama, mentre per gli altri “anga” esiste una sorta di oblio. Questo libro vuole provare a riportare un po' d'ordine, proponendo un approccio omogeneo e armonioso, che comprenda tutti gli otto livelli indicati da Patanjali, ma vissuti assieme, eseguiti assieme, in un processo di profonda trasformazione di cui il corpo e la coscienza sono chiamati a fare esperienza. La novità di tale impostazione consiste nell’eseguire asana con il supporto di pranayama, che va inteso come capacità e abilità di respirare in maniera corretta. La combinazione asana/pranayama si concretizza tramite pratyahara, il ritiro dei sensi verso l'interno, che costituisce la condizione base per tutta la durata della pratica. Nell'ordine, per instaurare questo flusso armonioso, occorre che la mente si ponga umilmente al servizio del corpo, ne ascolti debolezze e forze, ne rispetti disagi e limiti, senza forzare posizioni, né creare stati di ansia da prestazione. Questa è la dimensione corretta di asana e pranayama. In questa fase, la mente deve conquistare la fiducia del corpo, lo deve tranquillizzare, rovesciando le normali condizioni della vita quotidiana in cui il corpo è tenuto ad adattarsi alla rapidità della mente. In questa fase iniziale, è preminente l’ascolto di quanto succede dentro l’involucro corporeo, come percezione dei sensi, consapevolezza del respiro, introspezione profonda, per realizzare il fine proprio dello yoga. Yoga è un viaggio. Un lungo cammino dentro se stessi, con passaggi e strumenti di crescita progressivi, e ogni conseguimento costituisce la base su cui integrare lo stadio successivo, Con la costanza, si riusciranno a vivere tutti i campi simultaneamente. Ma per dare inizio a tale cammino speciale, occorre essere mossi dalla sincera volontà di conoscersi. Per favorire lo sguardo d’insieme del percorso da compiere, nel testo sono presenti tavole che mostrano la relazione fra le fasi prescritte da Patanjali, universalmente accettate da tutte le scuole di yoga. La pratica yoga deve essere un percorso di introspezione, come se si facesse un'unica asana, con tante evoluzioni e l'impegno deve essere quello di mantenere l'attenzione sempre dentro. Un oggetto richiede l'attenzione esterna ed è per questo che è sconsigliato l'utilizzo di cinghia o mattone che finirebbero con l'intromettersi nella relazione fra mente e corpo. Da tutto ciò si comprende che praticante di yoga esperto non è chi è capace di eseguire posizioni strabilianti che lasciano l'osservatore a bocca aperta, bensì la persona che, senza fare alcunché di sbalorditivo esteriormente, riesce a realizzare la magia dell’unione, dell’unità di tutta la persona, integrando i vari passaggi previsti dalla disciplina, in ogni esercizio, in ogni momento, per tutta la durata della pratica che, in tal modo, diventa una meditazione avente per oggetto il corpo. Asana e pranayama sono dunque strettamente connessi, per cui pranayama indica il procedimento per raggiungere un respiro sano, ampio, giusto e corretto. Nel caso in cui il respiro sia corto, meno ossigeno viene immesso nell’organismo rispetto a quanto serve, e questo può comportare stanchezza fisica, mentale, stati di stress e disturbi vari. Ciò può essere dovuto soprattutto a un insufficiente funzionamento del diaframma, muscolo principale del respiro, oltre che a scarsa elasticità dei muscoli inspiratori. Respirare correttamente significa rimediare a queste insufficienze. Prana è la forza vitale, la riserva energetica che uno possiede sin dalla nascita, e dalla sua quantità dipende la durata della vita. Questa energia va alimentata con pratiche corrette, alimentazione idonea, esercizio fisico adatto, e non va dilapidata attraverso alcol, fumo, dieta scorretta, abitudini malsane e altro. Quindi pranayama, in quanto gestione dell’energia vitale, va studiato nell'ottica dell’evoluzione favorita da Asana, con attenzione rivolta dentro di sé. Quanto si recepisce nelle pratiche yoga rimane in dotazione alla persona, che lo impiega durante tutto l’arco della giornata. Libro consigliato a tutti coloro che sono incuriositi da questa pratica o che vogliono avere un ottimo quadro di insieme. Alcune note su Rino Siniscalchi Rino Siniscalchi insegna Yoga e Meditazione da più di trent’anni. Diplomato alla Federazione Italiana Yoga, tiene corsi di formazione da più di dieci anni offrendo una pratica in cui confluiscono gli insegnamenti di varie scuole, tutte impegnate nella divulgazione di una pratica lenta, basata sull’ascolto, come Patrick Tomatis, André Van Lizebeth e altri, per poi focalizzarsi in special modo sul metodo del maestro indiano Bhole. Tramite la formazione diffonde una pratica basata su un respiro lento, consapevole, che costituisce il fulcro di tutto l’impianto didattico, per cui l’attività deve essere vissuta dall’interno e mai dall’esterno, così da esaltare l’aspetto sensoriale e percettivo. La sua interpretazione di Yoga del Respiro mette in evidenza il principio base che il corpo si occupa del respiro, e la mente del movimento. Grazie a questo concetto fondamentale, ciascun praticante avrà un’esperienza unica dell’unione tra corpo e mente, secondo la sua peculiare sensibilità. TAG: #saggi, #benessere, #rini_siniscalchi, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: Il pezzo mancante (Tim Weaver)

RECENSIONE: Il pezzo mancante (Tim Weaver)

Autore: Tim Weaver Traduttore: Tessa Bernardi Editore: Time Crime, 2022 Pagine: 492 Genere: Narrativa straniera, Thriller Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Rebekah Murphy ne sa abbastanza... Sa di avere un segreto. Questo lo sa. Quello che è sepolto nella sua mente è il motivo per cui qualcuno sta cercando di ucciderla. C'è solo un problema. Non sa quale sia questo segreto. Intrappolata su un'isola abbandonata, a centinaia di miglia dalle sue figlie, con un assassino sulle sue tracce, Rebekah deve sopravvivere abbastanza a lungo da capirlo. Anche se niente sembra avere senso. Chi è la persona che sta cercando di zittirla e perché? E poi... perché la sua famiglia non ha denunciato la sua scomparsa o inviato una squadra di soccorso? Forse le risposte si trovano sulla terraferma, nella sua vita che conduce lì, nel suo passato. E tornare a casa sarà la fine del suo incubo oppure solo l'inizio? Il detective Frank Travis non ne sa abbastanza... Non sa dove trovare Louise Mason. Non sa perché è svanita nel nulla da tre mesi. E non conosce l'identità dell'ultima persona con cui è stata vista parlare Louise. O almeno, non ancora. Ma quello che sa è che gli manca una settimana alla pensione e se non scopre che fine ha fatto Louise, nessun altro lo farà. Quello che né Rebekah né il Detective Travis sanno però, è che ognuno di loro ha un pezzo mancante dello stesso puzzle, e risolverlo una volta per tutte costerà loro tutto ciò che amano. Recensione Siete pronti a una massiccia iniezione di suspense, colpi di scena e ansia? Se la risposta è positiva allora avete trovato il libro giusto per voi. L'autore costruisce un libro intelligente, originale e brillante. Si allude ai crimini, ma i dettagli macabri non sono l’essenza della storia. La tensione è costante e il ritmo si mantiene sempre alto. Uno dei due personaggio della storia è la dottoressa Rebekah. La donna ha una vita all’apparenza tranquilla, segnata però da una situazione familiare complicata. Ha due bambine piccole che ama alla follia e un marito con il quale, purtroppo, le cose non vanno molto bene. La sua ancora di salvezza, il suo affetto più grande, dopo la morte del padre, è suo fratello Johnny, un uomo mite, tranquillo, che tenta la carriera di scrittore. Rebekah però ha una tempra non comune. Anche se il trauma dell’abbandono l’ha segnata, è decisa ad andare oltre. Resta però una donna costantemente in bilico fra le paure e le insicurezze che riemergono, facendola apparire a tratti fragile, e l’istinto di sopravvivenza che riaffiora, spingendola a resistere nonostante tutto. È un personaggio complesso, affatto banale. Imperfetta e allo stesso tempo affascinante. L'altro personaggio è Il detective Frank Travis; un uomo pacato, equilibrato, non è il classico detective maledetto e geniale. È un uomo d’esperienza, uno che ragiona, uno sempre a caccia di piste. Soprattutto non è un poliziotto che lascia dietro di sé situazioni irrisolte. Per quanto riguarda l'ambientazione, la trama ha come scenario principale l’isola di Crow Island, a centosessanta chilometri da Long Island. Un’isola disabitata, devastata dall’uragano Gloria, che solo alcuni ricercatori o qualche pescatore frequentano per pochi mesi l’anno. Il posto è incredibilmente suggestivo ed evocativo. Uno scenario di solitudine e abbandono che produce una forte inquietudine. Amplifica i timori, le paure di Rebekah, e fa emergere gli incubi e i sospetti in modo lento e implacabile. Uno scenario sinistro, fatto di edifici in disuso e diruti, vetri rotti, oggetti abbandonati, buio, fango e pioggia. Gli scricchiolii sinistri nella notte, i sentieri persi nella vegetazione incolta e impenetrabile trasmettono un’ansia costante. Il lettore, come Rebekah ha sempre l’impressione che qualcosa stia per accadere. La trama risulta sviluppata in modo intelligente e particolare. Ci sono due linee narrative diverse: l’indagine di Travis e la vicenda di Rebekah. L’indagine di Travis segue, da un punto di vista temporale, uno sviluppo lineare. La vicenda di Rebekah alterna un prima e un dopo. Attraverso i flashback l’autore crea una lettura a più livelli, nella quale il lettore può raccogliere indizi e informazioni necessarie a chiudere il cerchio. La prosa è d’effetto, ma pulita: le violenze sono alluse, e il linguaggio mai troppo esplicito. Un libro che consiglio a tutti coloro che cercano un thriller avvincente e ricco di colpi di scena con una protagonista femminile tanto fragile quanto carismatica. Alcune note su Tim Weaver Tim Weaver è nato nel 1977 a Bath, dove vive con la moglie e la figlia. Giornalista dai molteplici interessi, ha esordito come scrittore con Morte sospetta, primo romanzo della serie dedicata a David Raker, l’investigatore specializzato nella ricerca di persone scomparse. Di questa serie, nella collana Timecrime, Fanucci ha già pubblicato i primi dieci capitoli: Morte sospetta, Tracce di morte, Svanito, Nessun ritorno, Oscure verità, Triplice omicidio, Cuore infranto, Chi sono?, La verità su David Raker e Un villaggio scomparso. Questo Il pezzo mancante è un romanzo a sé stante che non fa parte della serie su David Raker. TAG: #narrativa_straniera, #thriller, #tessa_bernardi, #tim_weaver, #voto_cinque

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RECENSIONE: Il tornello dei dileggi (Salvatore Massimo Fazio)

RECENSIONE: Il tornello dei dileggi (Salvatore Massimo Fazio)

Autore: Salvatore Massimo Fazio Editore: Arkadia, 2021 Pagine: 106 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 14.00 Acquista: Libro Trama Scritto con la mano di un nichilista ravveduto, "Il tornello dei dileggi" è un romanzo che diverte e commuove, costellato di situazioni esilaranti che si incrociano con il vissuto reale di ogni persona e che sfociano negli interrogativi di base dell'esistenza. La vicenda si dipana in diverse città - Milano, Catania, Torino - e impegna un nugolo di personaggi i quali, sfiniti dai continui capovolgimenti di fronte, si troveranno alla fine a chiedersi chi in realtà siano. In un modo nuovo e originale di raccontare, Fazio muove i destini dei propri protagonisti calandoli nella società, nella politica, nelle realtà più crude e, a volte, divertenti. Una carrellata di figure e figuri che ci descrivono alla perfezione i tempi moderni. Recensione L'autore, filosofo, scrittore e pittore esordisce con il suo primo romanzo. Dopo anni di saggistica, pubblica una sperimentazione narrativa celebrata da un umorismo filosofico sul grande palcoscenico della vita. Tra calcio, politica e amore, da Catania a Torino, da Roma a Madrid si snoda la storia di Paolo, un uomo serio e deciso, determinato e coraggioso; Adriana straniera nella propria città; Giovanna che si sta allontanando dal girovago Paolo e il saggio Andrea. Tutti personaggi che dominano una prosa innovativa, a tratti labirintica e visionaria ma affascinante. La dure realtà si dipana davanti a situazioni tragicomiche. La visione di Fazio poggia su un piano performativo esplicitato dalla sovrapposizioni di immagini che spesso confondono in un alternarsi della sintassi ora articolata ora semplice ed efficace. Lo sguardo dell’autore indaga, canzonandosi nei meandri della coscienza dimostrandone di fatto la sua incomprensibilità. Si parte da una idea surreale dove tutti possono dare spazio alle proprie opinioni, conversazioni e polemiche tra austera serietà e goliardica ironia, e che dà il titolo al breve romanzo che sferza sull’uso e l’abuso dei media che spadroneggiano dando fiato a chiunque. Nasce così un’opera cadenzata da un ritmo onirico che diventa quasi palpabile, ma dove il lettore rischia di perdersi tra un frammento e l’altro, scivolando da un registro stilistico all’altro, da una potenziale riflessione filosofica ad una stupidaggine. Questo romanzo è una penetrante sintesi della realtà, un’immagine vivida delle atmosfere, delle melodie che si incastrano con precisione nelle vicissitudini dei protagonisti fino ad uno stravolgimento da lasciare smarriti e fortemente emozionati. Consiglio questo romanzo a chi cerca una lettura divertente, ma allo stesso tempo profonda e non convenzionale. Alcune note su Salvatore Massimo Fazio Salvatore Massimo Fazio è nato a Catania nel 1974. Scrittore, filosofo, giornalista, agitatore culturale e pittore, collabora con il quotidiano nazionale “La Sicilia”, il web magazine “SicilyMag” e il mensile catanese “Paesi Etnei Oggi”. Nel 2014 ha fondato il blog “Letto, riletto, recensito!”. Dopo la prima laurea (2002), pubblica nel 2005 I dialoghi di Liotrela. L’albero di Farafi o della sofferenza, con il poeta e scrittore Giovanni Sollima. Nel 2007 consegue la seconda laurea, con una tesi che afferma la potenza della pedagogia contro l’inflazione della psicologia. Nel 2009 vince il primo premio del concorso nazionale “Segni d’amore” e pubblica il pamphlet Villa regnante. Nel 2011 esce il libro che lo ha reso noto al grande pubblico, Insonnie. Filosofiche, poetiche, aforistiche. Nel 2016 firma il saggio Regressione suicida. Nel 2019 è presente nell’antologia Catanesi per sempre e, nel 2020, in Siciliani per sempre. Ha vissuto a fasi alterne tra Catania, Roma, Eastbourne, Bodø, Torino e Biella. Presidente del comitato scientifico al Festival internazionale del libro e della cultura di Catania “Etnabook”, curato da Cirino Cristaldi, nel 2021 ha presieduto la giuria del primo contest regionale “Sicilia Dime Novels”, indetto da Francesca Calì. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #salvatore_massimo_fazio, #voto_cinque

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RECENSIONE: Eliott e la biblioteca favolosa (Pascaline Nolot)

RECENSIONE: Eliott e la biblioteca favolosa (Pascaline Nolot)

Autore: Pascaline Nolot Traduttore: Costanza Piccoli Editore: EL, 2022 Pagine: 144 Genere: Narrativa per ragazzi, Fantasy Prezzo: € 13.50 Acquista: Libro Trama Un libro di narrativa illustrato per bambini dai 9 anni, perfetto per gli amanti dei misteri e per chi è in cerca di avventure. Un libro che, attraverso una storia fantastica, tratta tematiche profonde e centrali nel mondo di oggi, come il bullismo, la paura e il coraggio. Che cosa si trova in una biblioteca normale? Libri ordinati e ben sistemati sugli scaffali, lettori silenziosi e roditori discreti. Eliott, invece, scopre un esercito di topi meccanici, un direttore rockettaro tatuato e libri straordinari. Gli passerà tra le mani anche una misteriosa guida per la sopravvivenza, che forse gli tornerà utile... Età di lettura: da 9 anni. Recensione Se si è alla ricerca di un libro per bambini che parli di bullismo e di riscatto, questo è ideale. Questo romanzo vede protagonista Eliott, un ragazzino la cui vita purtroppo non risulta per nulla facile a causa di compagni che lo bullizzano. Per timore di apparire debole, evita di confidarsi con la scuola e anche con i genitori e questo comporta, per lui, vivere quotidianamente un sopruso dopo l'altro. Un giorno, Eliott, si ritrova in biblioteca, sperando di non venire visto e di scamparla dai suoi inseguitori. La stanza però si rivela un posto speciale, un luogo che sembra anche conoscere il ragazzo visto che gli fa apparire una guida alla sopravvivenza per chi viene preso di mira dai bulli. Eliott viene visto da personaggi che lui stesso non dovrebbe vedere e ben presto si delinea l'idea generale di cancellargli la memoria, ma il ragazzino non vuole assolutamente dimenticare. Iniziano così, per lui, una serie di missioni volte a fargli superare prove su prove per essere degno di mantenere questo segreto e per conquistare la famosa guida che potrebbe essere in grado di aiutarlo nella vita di tutti i giorni, ma ovviamente non tutto risulta semplice. Ė proprio grazie alla magia della biblioteca e ai personaggi che la popolano che Eliott trova la forza per affrontare le difficoltà della sua vita, mettendo a tacere le voci che lo vogliono solo e impaurito. Riesce a trovare anche il supporto di alcuni compagni. L’autrice costruisce una storia magica in grado di parlare di temi attuali e delicati come il bullismo, l’autostima e il supporto fra pari anche ai ragazzini. Il tutto viene impreziosito, all’inizio di ogni capitolo, da una piccola illustrazione che fa innamorare maggiormente della storia. Una bella storia, con un protagonista che entra bel cuore del lettore, che può far riflettere tutti i piccoli lettori, portarli a mettersi nei panni dell’altro e fare la cosa giusta. Alcune note su Pascaline Nolot Pascaline Nolot è nata a Orléans alla fine dell'estate del 1983 e ha trascorso la sua infanzia infestando gli scaffali delle biblioteche, divorando tutti i libri che gli capitavano in mano. Sognatrice per natura, nel corso degli anni ha sviluppato una vera passione per la letteratura immaginaria, cercando di sfuggire all'oscurità della vita quotidiana nel meraviglioso. Ancora oggi vive tra pile di romanzi, non va da nessuna parte senza prenderne uno e si aggira con gioia nelle librerie di Lille, sua città adottiva dal 2008. Sono stati i libri a portarla a scoprire il potere magico della scrittura, che per questa donna timida è il suo miglior mezzo di espressione e, a volte, l'unico. Tuttavia, solo di recente ha osato fare il grande passo presentando testi agli editori e ha avuto l'immenso piacere di vederne pubblicati alcuni. Da allora ha sognato di realizzare un orologio incantato che le permettesse di trovare il tempo necessario per continuare su questa strada. Ma questa è un'altra storia… TAG: #narrativa_per_ragazzi, #fantasy, #costanza_piccoli, #pascaline_nolot, #voto_quattro_mezzo

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RECENSIONE: I misteri della Rue La Bruyère (Vittorio De Martino)

RECENSIONE: I misteri della Rue La Bruyère (Vittorio De Martino)

Autore: Vittorio De Martino Editore: La Lepre Edizioni, 2022 Pagine: 240 Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea Prezzo: € 16.00 Acquista: Libro Trama Parigi, anno 2000. Viene scoperto nel cuore della città un appartamento disabitato da sessant’anni. L’interno lussuoso sembra rimasto intatto da oltre un secolo. Sulle pareti resta un unico quadro, dal quale sorride una donna bellissima e senza nome. Il perito incaricato dell’inventario, partendo solo dagli oggetti – una tazza con un’iniziale, un letto che evoca fantasie erotiche, la disposizione dei libri – intuisce che in quella casa è nascosto un mistero. Aiutato da un’assistente improvvisata, una vecchia sarta teatrale, ricostruisce la vita di tre donne, risalendo sino alla Rivoluzione, a un crimine e, forse, a un tesoro. Come scrive Mario Praz, abitare significa lasciare tracce. Le vite scomparse restano impigliate negli oggetti, testimoni devoti e loquaci, per chi sa ascoltarli, del passare degli uomini. Questa storia è stata ispirata da un autentico fatto di cronaca Recensione Parigi, Belle Époque, arte, misteri da risolvere, una storia ispirata da un fatto di cronaca degli anni 2000, intrighi ed echi dal passato, sono questi gli ingredienti di questo interessante romanzo. A narrare la vicenda in prima persona è Roberto Carli, storico dell’arte e perito di una casa d’aste parigina, incaricato di catalogare un’eccezionale scoperta: un appartamento chiuso e intoccato da più di sessant’anni nei pressi dell’Opèra Garnier e divenuto praticamente una capsula del tempo. L’erede, ignaro del perché la zia, recentemente deceduta, abbia scelto lui come destinatario della casa, non conosce i precedenti proprietari o la storia di quel luogo incredibile. A chi apparteneva? Cosa si nasconde sotto gli strati di polvere accumulati dai decenni? E chi è la splendida donna del quadro che ha tutta l’aria di essere un Boldrini? Il protagonista capisce subito che il suo lavoro non può limitarsi a un mero elenco di oggetti a scopo di vendita. Per deontologia o per vocazione, Roberto sente che deve ridare voce e dignità a chi abitò quelle stanze decenni prima, alla storia di quei luoghi che sembrano rimasti intatti proprio per essere testimonianza tangibile di esistenze ormai lontane ma non svanite. Oltre ad essere un giallo e un’interessante ricostruzione storica, l’autore ci presenta un agile e scorrevole romanzo contenente nozioni di storia dell’arte, accenni alle dinamiche delle case d’aste, un intreccio avvincente che tiene incollati alle pagine e in cui niente è come sembra e, non da meno, riflessioni sui legami familiari, sull’amore, sul tempo che fugge, sulla fugacità dell’esistenza umana che però rimane in qualche modo impressa su quegli inanimati osservatori che sono gli oggetti che collezioniamo e che ci circondano. Un romanzo consigliato a chi ama il noir e a chi ama l’arte. Alcune note su Vittorio De Martino Vittorio De Martino nasce a Roma nel 1959. Studia pianoforte e danza classica, entra alla Scala, poi si dedica al teatro, diven­tando assistente alla regia (Eduardo De Filip­po, Giancarlo Menotti). Si trasferisce a Parigi, dove si laurea in Storia dell’Arte e lavora come insegnante e guida.Aveva dimenticato di aver scritto questo libro, il crollo di una libreria glielo ha fatto ritrovare. Calma e quieta è la notte è il suo primo roman­zo. Confida nel crollo di un’altra libreria. TAG: #narrativa_italiana, #narrativa_moderna_contemporanea, #vittorio_de_martino, #voto_cinque

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RECENSIONE: Dea. Le vite segrete di Marilyn Monroe (Anthony Summers)

RECENSIONE: Dea. Le vite segrete di Marilyn Monroe (Anthony Summers)

Autore: Anthony Summers Traduttore: Laura Battaglia Editore: La nave di Teseo, 2022 Pagine: 640 Genere: Biografie, Spettacolo Prezzo: € 22.00 (cartaceo), € 11.99 (ebook) Acquista: Libro, Ebook Trama Nata con il nome di Norma Jeane, è con quello di Marilyn che divenne conosciuta e adorata in tutto il mondo per la bellezza, la sensibilità e il talento. La sua vita fu breve e incredibilmente intensa e, se la parabola pubblica fu scintillante e indimenticabile, quella privata fu molto più oscura e dolorosa. Su Marilyn Monroe, da viva, si sono dette molte bugie e sono nate molte leggende, qualche volta anche con il contributo della stessa Marilyn, che aveva costruito la sua immagine pubblica e privata mescolando fatti veri e fantasie autogratificanti. In questo libro, diventato un cult, Anthony Summers fa piazza pulita di tutte le voci e le storie e ci consegna la biografia definitiva dell'ultima grande diva dello schermo, con sorprendenti rivelazioni sui suoi matrimoni e sulle relazioni con uomini famosi, tra cui il presidente John F. Kennedy e suo fratello Robert. Un ritratto di Marilyn come realmente fu: vitale, ricca di contraddizioni, debole, seducente, patetica e, infine, tragica. Per ricostruire la complessa vita della diva, Summers ha intervistato più di seicento persone tra conoscenti, amici e amanti; ha attinto da rapporti segreti di polizia e registrazioni telefoniche prima secretate; ha potuto utilizzare la corrispondenza privata tra Marilyn e il suo psichiatra e documenti inediti che rivelano i complotti della mafia tesi a usare l'attrice contro i Kennedy. La drammatica conclusione ripercorre, senza ombre e reticenze, la sua morte piena di misteri e di circostanze non chiarite. Anthony Summers ricostruisce con precisione e scrupolo la biografia di Marilyn e la racconta come fosse un grande romanzo. Recensione Marilyn icona, diva, una donna che con la sua bellezza ha influenzato e ispirato il mondo dell’arte, della moda, della fotografia e del cinema. Sono trascorsi 62 anni dalla sua morte, ma Marilyn Monroe continua ad essere osannata, imitata e ricordata. La dea bionda aveva 36 anni e quella morte giovane e misteriosa la consegnò presto al mito. Il caso Marilyn continua a sollevare un interesse spasmodico, come conferma il film Netflix Blonde di Andrew Dominik tratto dall’omonimo libro di Joyce Carol Oates. Ritroviamo la favola crudele di questa donna anche nelle pagine di questo libro che ha ispirato un documentario Netflix. Tutto ciò mentre impazza il mercato dei cimeli: gli abiti di scena di Marilyn, le sue pose audaci o disilluse, un ritratto firmato da Andy Warhol, che la immortalò nei celebri multipli, battuto all’asta giorni per 195 milioni di dollari. Insomma, vola la leggenda di Norma Jeane Baker, il nome anagrafico della diva, nata a Los Angeles il 1° giugno 1926. La madre Gladys, instabile nella psicologia e nei rapporti affettivi, le sopravviverà fino al 1984. Il lascito simbolico di Marilyn si trasmette di generazione in generazione e contagia i social che pure tendono a dissacrare chicchessia. Per il presidente John Fitzgerald Kennedy, indicato come uno dei suoi amanti, una svampitissima Marilyn due mesi prima, il 29 maggio 1962, s’era prestata a canticchiare il proverbiale Happy Birthday, Mr President al Madison Square Garden di New York. Marilyn resta l’icona per definizione del nostro tempo ossessionato dal divismo. Marilyn, andata in sposa la prima volta, appena sedicenne, all’operaio Jimmy Dougherty, quindi moglie del campione di baseball Joe Di Maggio, e, ancora, convolata a ingiuste nozze con l’intellettuale Arthur Miller. Tre dei tanti naufragi. Una donna con un alone irresistibile che l’abbandonò mai, eccetto, forse, negli ultimi mesi della sua vita, quando la profonda infelicità e la dipendenza sempre più prepotente dalle droghe giunsero a confondere i confini di quella sconfinata bellezza e di quel potentissimo incantesimo che gettava su chiunque la guardasse. L’autore è probabilmente il biografo più attendibile di Marilyn Monroe. Ėriuscito a ricostruire in modo ineffabile la vita della diva, le sue pieghe più nascoste, fino a far luce sui molti punti oscuri, dolorosi, apparentemente inaccostabili alla vita di una delle donne più belle e sognate di tutti i tempi. Una bella lettura per conoscere la persona che sta dietro il mito. Per comprendere che dietro la diva solo carismatica e forte in realtà si celava un’anima fragile desiderosa di essere amata e protetta. Alcune note su Anthony Summers Anthony Summers è un giornalista e scrittore inglese. Ha iniziato a lavorare in televisione fino ad arrivare alla BBC, ha prodotto importanti programmi e documentari, tra cui quelli dedicati al Vietnam, all’assassinio di Kennedy e al Medio Oriente. È riuscito a ottenere in esclusiva l’intervista al Premio Nobel per la pace Andrej Sakharov, ai tempi agli arresti domiciliari. È soprattutto autore di biografie di grandi personaggi della storia e dello spettacolo, come, tra altri, Marilyn Monroe e Richard Nixon. Le sue biografie hanno sempre avuto un grande successo di pubblico. Ha vinto infine il premio della Crime Writer’s Association per la sua inchiesta sull’omicidio Kennedy. TAG: #biografie, #spettacolo, #laura_battaglia, #anthony_summers, #voto_quattro

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