RECENSIONE: Ho servito la regina di Francia (Edoardo Pisani)
- Dalla carta allo schermo

- 16 minuti fa
- Tempo di lettura: 4 min


Autore: Edoardo Pisani
Editore: Marsilio, 2026
Pagine: 272
Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea
Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 11.99 (ebook)
Acquista sito editore: https://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2979237/ho-servito-la-regina-di-francia
Trama
Questa è la storia di un amore fra Giorgio Mavi, un giovane uomo mai veramente divenuto adulto, e «la Passiotti», un’anziana professoressa condannata alla gogna pubblica. È la storia di una fuga a Parigi, fra tombe di grandi scrittori e misteriose librerie inglesi. E poi, è anche la storia di una sconfitta, perché quando morirà la nostra prima e ultima lettrice, cioè nostra madre, ogni libro ci sembrerà inutile e decideremo di non scrivere più, rifacendoci al silenzio di Rimbaud dopo i vent’anni, in Africa. Sì, è eccessivo, ma questo è un romanzo di eccessi. È, ancora, la storia di una rivalsa, perché grazie alla «regina di Francia» – la mitica professoressa, ormai abbandonata in un ospizio terrificante – il nostro giovane eroe scoprirà il significato ultimo della letteratura e forse della vita stessa: la ribellione degli sconfitti e degli esiliati, il blasone di chi non ha più niente da perdere e che perciò si permette non tanto di salvarsi quanto di esistere e, per questo, meravigliarsi. Giorgio Mavi aveva un padre, folle e buffo, sul punto di impazzire, e viveva una vita che non sopportava, mentre la professoressa Passiotti sarebbe morta in un ospizio senza mai più leggere i libri che amava: adesso, però, è cambiato tutto, e tutti e tre sono in viaggio per la Francia, di notte.
Recensione
Questo è un romanzo che sceglie consapevolmente la strada dell’eccesso: emotivo, letterario, esistenziale. È un libro che non cerca equilibrio, ma vertigine; non misura le parole, le spinge fino al limite, come se ogni frase fosse un tentativo di restare in piedi mentre tutto intorno crolla.
Al centro della storia c’è Giorgio Mavi, un giovane uomo che non è mai diventato davvero adulto. Giorgio vive una vita che non sopporta, segnata da una fragilità profonda e da un rapporto complicato con un padre folle e buffo, sull’orlo di una deriva definitiva. In questo scenario di precarietà affettiva e identitaria entra la professoressa Passiotti, un’anziana donna colta, isolata e condannata alla gogna pubblica, che per Giorgio diventa la leggendaria “Regina di Francia”.
Il loro legame è il cuore pulsante del romanzo: un amore fuori misura, fuori tempo e fuori norma, che mette in crisi qualsiasi tentativo di giudizio semplice. Pisani non addolcisce questa relazione, non la rende “accettabile”: la espone per quello che è, fatta di bisogno, di tenerezza, di eccesso e di disperazione. È un amore che nasce tra due solitudini estreme e che diventa, per entrambi, una forma di rivolta contro il mondo che li ha messi ai margini.
La storia prende la forma di una fuga notturna verso Parigi, attraversata dalle tombe dei grandi scrittori e da misteriose librerie inglesi. Il viaggio non è solo geografico: è un movimento simbolico, un tentativo di sottrarsi a un presente insopportabile per cercare altrove (nei luoghi della letteratura, nella memoria degli autori, negli spazi del mito) una ragione per continuare a esistere. In questo percorso, i personaggi sembrano muoversi come esuli, portando con sé il peso delle proprie sconfitte e delle proprie illusioni.
Uno dei nuclei più dolorosi e potenti del romanzo è il rapporto con la scrittura e la letteratura. La morte della madre, prima e ultima vera lettrice, segna per Giorgio una frattura irreversibile: quando non c’è più nessuno che ti legge davvero, i libri sembrano perdere senso, e la tentazione del silenzio diventa fortissima. Il richiamo al rifiuto della scrittura come gesto estremo, come rinuncia e come protesta, attraversa il romanzo come un’ombra. Eppure, proprio attraverso la figura della “Regina di Francia”, abbandonata in un ospizio e privata dei libri che amava, emerge un’idea diversa di letteratura: non come strumento di salvezza, ma come atto di ribellione degli sconfitti, come modo di esistere quando non si ha più nulla da perdere.
Pisani costruisce così un romanzo che parla di esilio, sconfitta e rivalsa, di vite che non riescono a rientrare nei confini del “giusto” e del “normale”, ma che proprio per questo trovano una forma di nobiltà segreta. La “Regina di Francia” diventa il simbolo di questo blasone paradossale: non quello dei vincitori, ma di chi, avendo perso tutto, può finalmente permettersi di guardare il mondo senza paura.
Lo stile è coerente con questa visione: febbrile, a tratti lirico, a tratti spigoloso, capace di alternare tenerezza e crudeltà. È una scrittura che non cerca di rassicurare il lettore, ma di trascinarlo dentro una zona emotiva instabile, dove la letteratura non è rifugio comodo, bensì luogo di attrito, di ferita e di meraviglia.
Ho servito la Regina di Francia è un romanzo che chiede di essere letto accettando l’eccesso come forma di verità. Non è una storia che consola, ma una storia che interroga: sul senso dello scrivere, sull’amore come gesto radicale, sulla dignità degli sconfitti. Un libro che lascia addosso una sensazione di inquietudine luminosa, come se la letteratura, pur non potendo salvare nessuno, riuscisse ancora, almeno per un istante, a farci esistere davvero.
Una lettura ideale per chi ama romanzi intensi e fuori dagli schemi, storie che esplorano la fragilità, l’amore impossibile e la letteratura come atto di ribellione. Un libro che richiede di lasciarsi trasportare dalle emozioni, dai pensieri e dalle contraddizioni dei suoi protagonisti.
Alcune note su Edoardo Pisani
Edoardo Pisani è nato a Gorizia nel 1988. Nel 2011 è stato selezionato per scritture giovani cantiere del festival di Mantova. Ha pubblicato testi “combattivi” per riviste e blog e un breve saggio intitolato Vomitando il Novecento. Il suo primo romanzo è E ogni anima su questa terra (Castelvecchi, 2022). Nel 2023 ha pubblicato “E libera sia la tua sventura, Arthur Rimbaud!” (Castelvecchi). Nel 2026 ha pubblicato “Ho servito la regina di Francia” (Marsilio)



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