RECENSIONE: Le sette fate di Youssef (Linda Scaffidi)
- Dalla carta allo schermo

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- Tempo di lettura: 4 min


Autore: Linda Scaffidi
Editore: Fazi, 2025
Pagine: 240
Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea
Prezzo: € 17.00 (cartaceo), € 8.99 (ebook)
Acquista sito editore: https://fazieditore.it/libro/9791259677235
Trama
Palermo, anni Novanta. Youssef è un ragazzino incantato dal mondo quando si trasferisce con i suoi nel cortile delle sette fate, a Ballarò. Suo padre Alì, nato in Marocco, è un uomo severo, fedele alle tradizioni e molto legato al paese d'origine dove, prima o poi, vorrebbe tornare con la famiglia. Sua madre Taslima, invece, nata in Italia, desidera per sé e per i suoi figli un futuro nella Palermo a cui ormai sente di appartenere. Per questo, insiste per mandare il figlio al liceo, dove, nonostante la diffidenza e lo scherno dei compagni, Youssef si distingue come studente modello appassionandosi di letteratura. Youssef, che si fa chiamare Peppe nel desiderio di integrarsi, attraversa l'adolescenza leggendo un libro dopo l'altro, cercando di fare amicizia con i coetanei e innamorandosi di Teresa. Il suo sogno è andare all'università e continuare a studiare senza dover seguire la famiglia in Marocco. L'opportunità sembra presentarsi nella figura rispettabile e generosa del commendatore, un anziano signore che rimane colpito dalla sensibilità del ragazzo e dal suo amore per la poesia e che cercherà di aiutarlo a prendere la decisione più difficile della sua vita.
Recensione
Con questo romanzo, l'autrice firma un romanzo di formazione intenso e delicato, ambientato nella Palermo degli anni Novanta, capace di raccontare con grande sensibilità il tema dell’identità, dell’appartenenza e del crescere “in mezzo” a due mondi. La città non è solo uno sfondo, ma una presenza viva: i vicoli di Ballarò, il cortile delle “sette fate”, i rumori del quartiere e le sue contraddizioni diventano parte integrante del percorso del protagonista, contribuendo a plasmare il suo sguardo sul mondo.
Youssef è un ragazzo di origine marocchina che vive con la famiglia in un contesto popolare, fatto di relazioni strette ma anche di confini invisibili. A scuola sceglie di farsi chiamare Peppe, un nome che suona più familiare agli altri e che rivela, già in modo simbolico, il suo desiderio di sentirsi accettato. Questo gesto semplice racchiude una tensione profonda: quella tra il bisogno di appartenenza e la paura di perdere parti di sé. Youssef cresce attraversando questa frattura, cercando di capire chi è davvero e quale spazio può occupare nel mondo che lo circonda.
All’interno della famiglia il conflitto identitario si fa ancora più evidente. Il padre resta legato alle tradizioni e al sogno del ritorno in Marocco, mentre la madre guarda al futuro con uno sguardo più radicato nel presente, convinta che sia possibile costruire una vita piena e dignitosa in Italia. Youssef si trova così schiacciato tra due visioni diverse, entrambe cariche di affetto ma anche di aspettative. In questo spazio di tensione si forma la sua coscienza: il desiderio di studiare, di leggere, di immaginare un avvenire diverso entra spesso in collisione con ciò che la famiglia considera giusto o necessario.
Il romanzo racconta con delicatezza anche l’esperienza scolastica e relazionale del protagonista: le difficoltà dell’integrazione, gli sguardi degli altri, le prese in giro, ma anche le amicizie che nascono in modo inatteso e il primo amore, vissuto con la timidezza e l’intensità tipiche dell’adolescenza. In questo percorso, i libri e la scrittura diventano per Youssef un rifugio e, allo stesso tempo, una possibilità concreta di riscatto. La cultura non è presentata come un ornamento, ma come uno strumento di emancipazione, una lingua nuova con cui dare forma ai propri desideri.
Un ruolo importante è giocato anche dall’incontro con un anziano signore che riconosce la sensibilità e l’intelligenza del ragazzo. Questa figura adulta, capace di vedere in Youssef qualcosa che va oltre le etichette sociali, rappresenta una possibilità di apertura verso un futuro diverso. Ma ogni possibilità porta con sé una scelta: restare fedele alle radici familiari o tentare una strada che potrebbe allontanarlo da ciò che conosce e ama. Il romanzo non offre risposte semplici, ma accompagna il lettore dentro la complessità di questa decisione, fatta di sensi di colpa, speranze e paure.
Lo stile di Linda Scaffidi è sobrio ed empatico, capace di dare voce al mondo interiore del protagonista senza retorica. La scrittura restituisce con autenticità la fragilità dell’adolescenza e la forza silenziosa di chi, pur sentendosi spesso fuori posto, continua a cercare il proprio spazio. Un libro che parla di migrazione senza trasformarla in slogan, ma mostrandone le conseguenze intime: il sentirsi sospesi, il dover tradurre se stessi per essere compresi, il bisogno profondo di essere visti per ciò che si è.
Questo romanzo è consigliato a chi ama le storie di formazione e i personaggi in crescita, a chi è interessato ai temi dell’identità culturale, dell’integrazione e dell’adolescenza vissuta in contesti complessi. È una lettura adatta sia a lettori giovani, che possono riconoscersi nelle inquietudini di Youssef, sia a lettori adulti, che troveranno nel romanzo uno sguardo profondo e umano sulle trasformazioni della società e sulle fragilità di chi cresce tra due mondi.
Alcune note su Linda Scaffidi
Linda Scaffidi è nata a Palermo dove si è laureata in Mediazione linguistica. Appassionata di poesia e cultura araba, tiene corsi di Inglese e Internazionalizzazione per aziende private.



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