RECENSIONE: Un momento di debolezza (Stefano Piedimonte)
- Dalla carta allo schermo
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- Tempo di lettura: 5 min


Autore: Stefano Piedimonte
Editore: Marsilio, 2026
Pagine: 288
Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea
Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 10.99 (ebook)
Acquista sito editore: https://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2979427/un-momento-di-debolezza
Trama
Questa è la storia di Ludovico Bernard e di Cesare Neiwiller. Il primo cura, il secondo vuole essere curato. Il primo ha già molto vissuto, il secondo ha diciannove anni. Ludovico Bernard è un uomo con un grande futuro dietro le spalle. Ha esercitato il mestiere di psichiatra, ha scritto articoli e libri, la stima della quale godeva è mutata in disdoro, e forse disprezzo, quando la relazione che intratteneva con una sua paziente è diventata un fatto di cronaca. Passati dieci anni, Ludovico Bernard continua a prescrivere farmaci e cure di nascosto in un appartamento alla periferia di Milano, dove la luce filtra poco. E pure la speranza. Malattie immaginarie, ma comunque dolorose. Dall’ex dottore arrivano molte disperazioni, all’ex dottore ci si riferisce chiamandolo «lo sciamano». Cesare Neiwiller ha perso il padre e, insieme al padre, la speranza di una vita decente. Lui e lo sciamano non si piacciono; anzi, si detestano, eppure c’è qualcosa che suona in entrambi, e non è un miracolo, e nemmeno un sentimento: è Pink Moon di Nick Drake. Ludovico non dovrebbe prenderlo in cura, ma lo fa. E per nessuno dei due cambierebbe niente se Chloé, la ragazza che di Cesare è innamorata, non lo seguisse fino all’appartamento dello sciamano minacciando di denunciare Ludovico per ciò che sta facendo a Cesare. Se non fosse per Chloé e la sua risolutezza, Ludovico non si ricorderebbe di aver amato Gabriella, e che Gabriella è viva e sta ancora là dove tutto è cominciato e si è perduto, a Napoli.
Recensione
In questo romanzo l'autore racconta le crepe dell’animo umano, costruendo una narrazione che si muove con sicurezza in territori eticamente ambigui e psicologicamente complessi. Non si tratta soltanto di una storia di caduta o di possibile redenzione, ma di un’indagine sottile su ciò che resta quando il prestigio, il ruolo sociale e le certezze personali vengono meno, lasciando spazio a una dimensione più fragile, contraddittoria e autentica.
Al centro del libro si staglia la figura di Ludovico Bernard, ex psichiatra il cui nome è ormai legato a uno scandalo che ha distrutto la sua reputazione: la relazione con una paziente, diventata fatto di cronaca, ha segnato un punto di non ritorno nella sua vita. Piedimonte tratteggia Ludovico come un uomo che vive nel dopo, in una sorta di lunga eco del proprio fallimento. La definizione di “uomo con un grande futuro dietro le spalle” non è solo una formula efficace, ma una chiave interpretativa dell’intero personaggio: tutto ciò che lo definiva è ormai passato, e ciò che resta è una sopravvivenza opaca, quasi clandestina.
In questo presente sospeso, Ludovico continua a esercitare la sua professione in modo illegittimo, ricevendo pazienti in un appartamento alla periferia di Milano. È uno spazio che sembra riflettere perfettamente la sua condizione interiore: poco illuminato, marginale, attraversato da sofferenze difficili da definire. Le persone che si rivolgono a lui portano con sé “malattie immaginarie, ma comunque dolorose”, una formula che racchiude uno dei nuclei tematici del romanzo: il dolore psicologico non ha bisogno di una legittimazione clinica per essere reale. In questo contesto Ludovico assume il ruolo ambiguo di “sciamano”, figura che mescola competenza medica e suggestione, cura e manipolazione, razionalità e deriva.
A incrinare ulteriormente questo equilibrio già instabile interviene Cesare Neiwiller, diciannovenne segnato dalla perdita del padre. Cesare è un personaggio attraversato da un senso di vuoto profondo, una mancanza che non è solo affettiva ma esistenziale. Il padre rappresentava una possibilità di orientamento, una promessa di futuro che ora appare irrimediabilmente compromessa. Il suo incontro con Ludovico non nasce sotto il segno della fiducia: tra i due c’è fin da subito una forma di attrito, quasi un rigetto reciproco. Eppure, proprio in questa tensione si annida qualcosa di più complesso, una sorta di riconoscimento implicito che li lega al di là della volontà.
A fare da ponte tra queste due solitudini è anche la musica, in particolare Pink Moon di Nick Drake. Il riferimento non è ornamentale: la canzone diventa una vibrazione condivisa, una frequenza emotiva su cui i due personaggi si incontrano senza realmente comprendersi. È un elemento quasi simbolico, che suggerisce come alcune connessioni sfuggano alle logiche razionali della cura e si collochino in una dimensione più profonda, difficilmente verbalizzabile.
Ludovico, pur sapendo di non doverlo fare, decide di prendere in cura Cesare. Questo gesto rappresenta uno dei momenti cruciali del romanzo, perché riattiva dinamiche già viste nel passato del protagonista, ponendo il lettore di fronte a una domanda inevitabile: si tratta di un tentativo di redenzione o della reiterazione di un errore? Piedimonte non offre risposte semplici, e proprio in questa ambiguità risiede gran parte della forza del libro.
L’ingresso in scena di Chloé, innamorata di Cesare, introduce un ulteriore livello di tensione. A differenza degli altri personaggi, Chloé porta con sé una determinazione più lineare, quasi una forza etica che rompe l’equilibrio opaco costruito da Ludovico. Seguendo Cesare fino all’appartamento dello “sciamano” e minacciando di denunciarlo, Chloé diventa un elemento di rottura: è grazie a lei che il passato di Ludovico riemerge con maggiore chiarezza, obbligandolo a confrontarsi con ciò che ha cercato di rimuovere.
In particolare, riappare la figura di Gabriella, legata a Napoli, luogo che assume nel romanzo un valore simbolico di origine e perdita. Napoli non è solo uno spazio geografico, ma un punto di condensazione emotiva, il luogo in cui tutto è iniziato e, allo stesso tempo, si è spezzato. Il ritorno di questo ricordo apre una crepa nel presente di Ludovico, suggerendo la possibilità – forse illusoria, forse concreta – di un confronto con se stesso.
Dal punto di vista stilistico, Piedimonte adotta una scrittura controllata, precisa, capace di restituire con efficacia tanto gli ambienti quanto gli stati d’animo. Non c’è compiacimento nella descrizione del disagio: la sofferenza emerge in modo graduale, attraverso dettagli, silenzi, relazioni interrotte o mai davvero costruite. Il ritmo narrativo è coerente con questa impostazione: più che accelerazioni improvvise, il romanzo procede per accumulo, per stratificazione, accompagnando il lettore in una discesa lenta ma costante nelle profondità dei personaggi.
Uno degli aspetti più riusciti del libro è proprio la sua capacità di mantenersi in equilibrio su un terreno moralmente incerto. Il rapporto tra Ludovico e i suoi pazienti, e in particolare con Cesare, mette continuamente in discussione il confine tra cura e abuso, tra responsabilità e bisogno personale. Piedimonte evita accuratamente di guidare il giudizio del lettore, preferendo lasciare aperte le interpretazioni. Questo rende la lettura più esigente, ma anche più stimolante, perché costringe a confrontarsi con domande scomode.
Il titolo stesso, Un momento di debolezza, assume così una valenza molteplice: non indica un singolo episodio, ma una condizione diffusa, una possibilità sempre presente nell’esistenza di ciascuno. La debolezza non è un’eccezione, ma una componente inevitabile dell’esperienza umana, e il romanzo suggerisce come da essa possano derivare conseguenze imprevedibili, talvolta irreversibili.
Nel complesso, ci troviamo di fronte a un’opera intensa e stratificata, che privilegia la profondità psicologica rispetto alla spettacolarità narrativa. Non è un libro che cerca di compiacere, né di offrire soluzioni consolatorie: al contrario, mette il lettore di fronte a una realtà complessa, fatta di zone d’ombra e di verità parziali.
Consigliato a lettori che amano la narrativa psicologica contemporanea, le storie introspettive e i romanzi che esplorano le ambiguità morali senza semplificazioni. Particolarmente adatto a chi apprezza libri che richiedono partecipazione attiva e riflessione.
Alcune note su Stefano Piedimonte
Stefano Piedimonte è nato a Napoli nel 1980, è stato per alcuni anni giornalista di cronaca nera. È autore, fra gli altri, dei romanzi Nel nome dello zio (Guanda, 2012), L'assassino non sa scrivere (Guanda, 2014) e L'innamoratore (Rizzoli, 2016)