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RECENSIONE: Elogio della neve (Luis Seabra)




Autore: Luis Seabra

Traduttore: Ornella Robbiati

Editore: Solferino, 2026

Pagine: 192

Genere: Saggi

Prezzo: € 16.00 (cartaceo), € 10.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook



Trama

È sorprendente come, ogni volta che nevica, ci sentiamo un po’ nostalgici dell’infanzia, con lo sguardo perso nella danza silenziosa dei fiocchi. All’improvviso riaffiorano i pupazzi costruiti quando eravamo bambini, i giochi d’inverno, le palle di neve lanciate con amici o fratelli. E un po’ di noi sembra svanire quando quel bianco scompare. Luis Seabra ci conduce in un viaggio indimenticabile nell’affascinante universo della neve. Dalla polvere effimera che imbianca le città al manto immutabile delle nevi eterne, esplora le molte sfaccettature di questo fenomeno in cui sogno e realtà si intrecciano. Attraverso riferimenti letterari, pittorici e musicali – da Kawabata a Sisley e Debussy, per citarne solo alcuni – e mosso da un desiderio personale di contemplazione, silenzio e purezza, che il candore della neve incarna come nient’altro, l’autore attraversa, e noi con lui, il pianeta e le culture in cui la neve ha un posto privilegiato. Senza dimenticare, tuttavia, le minacce che il cambiamento climatico fa pesare sulla sua perennità.


Recensione

Elogio della neve di Luis Seabra è un testo che si colloca consapevolmente ai margini della narrativa tradizionale. Non presenta una trama lineare né una struttura romanzesca classica, ma si sviluppa come una prosa meditativa che fa della neve il proprio centro tematico e simbolico. Più che raccontare una storia, il libro costruisce un’esperienza di lettura fondata sulla lentezza, sull’osservazione e sul silenzio.


Questa scelta formale definisce fin da subito l’orizzonte del testo: Elogio della neve non chiede al lettore di seguire eventi o personaggi, ma di condividere uno stato, una condizione percettiva, un tempo sospeso.


Nel libro la neve non è uno sfondo decorativo, ma un vero e proprio dispositivo letterario. È l’elemento che modifica il paesaggio, altera la percezione del tempo e influisce sul modo in cui il mondo viene osservato. La neve attutisce i rumori, riduce le distanze, rallenta i gesti e rende ogni movimento più consapevole.


Attraverso questo filtro, il testo riflette sul rapporto tra l’uomo e la natura, evitando qualsiasi idealizzazione. La neve appare ambigua: può offrire protezione e bellezza, ma anche isolamento e chiusura. L'autore non propone interpretazioni definitive, preferendo lasciare aperto lo spazio del significato.


Uno degli aspetti più significativi del volume è la rinuncia deliberata alla trama. Il libro è composto da frammenti, brevi osservazioni e immagini che non convergono in una progressione narrativa. Questa frammentarietà non è una mancanza, ma una scelta coerente con il tema: raccontare secondo una logica di eventi avrebbe tradito l’immobilità e la sospensione proprie dell’esperienza invernale.


Il testo procede per accumulo di percezioni piuttosto che per sviluppo narrativo, costruendo una circolarità che rispecchia il ritmo immobile del paesaggio innevato.


Dal punto di vista stilistico, la scrittura risulta essenziale, controllata, priva di enfasi. Ogni frase sembra misurata, ridotta all’indispensabile. Non c’è compiacimento lirico né ricerca dell’effetto, ma una lingua che lavora per sottrazione e che affida molto al non detto.


I silenzi e le pause hanno un ruolo centrale: il testo lascia spazio al lettore, che è chiamato a colmare i vuoti e a partecipare attivamente all’esperienza di lettura. In questo senso si richiede attenzione e disponibilità, rifiutando una fruizione rapida o distratta.


Leggere Elogio della neve significa accettare un ritmo diverso, lontano dalle aspettative dell’intrattenimento narrativo. Il libro si configura come un esercizio di contemplazione, in cui la percezione conta più dell’evento e la presenza più dell’azione.


È un testo breve ma denso, che invita a rallentare e a sostare. La sua forza risiede nella coerenza tra forma e contenuto: la scrittura riflette esattamente il mondo che descrive, trasformando la lettura in un’esperienza sensoriale e mentale.


Consigliato a chi cerca una letteratura che interroghi il rapporto tra uomo e paesaggio, a chi apprezza le scritture frammentarie e contemplative, e a chi è disposto a rinunciare alla trama in favore di un’esperienza di lettura più profonda e silenziosa.


Un libro che non si impone, ma si deposita lentamente, come la neve che lo attraversa.



Alcune note su Luis Seabra

Luis Seabra, nato a Lisbona ma parigino d’adozione, compositore e musicista, ha scritto tre romanzi, tra i quali L’excuse.

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©2020 di Dalla carta allo schermo.

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