RECENSIONE: Il peso della fede. Roberto Calvi, tutta la verità (Raffaella Notariale, Armando Palmegiani)
- Dalla carta allo schermo

- 21 ore fa
- Tempo di lettura: 5 min


Autore: Raffaella Notariale, Armando Palmegiani
Editore: Armando Editore, 2025
Pagine: 240
Genere: Saggi, Religione
Prezzo: € 15.00
Acquista: Libro
Acquista sito editore: https://www.armandoeditore.it/catalogo/il-peso-della-fede-roberto-calvi-tutta-la-verita/
Trama
Il banchiere era stato fedelissimo degli intermediari di Dio in terra: il papa, i cardinali, i vescovi, i monsignori. Un pupillo prima corteggiato, poi ignorato, infine rinnegato, tanto che i rappresentanti di Dio lo condannano all’inferno. Come Lucifero. Una storia e un omicidio ancora da raccontare, avvenuta agli albori della terra di mezzo, dove tutto è possibile.
Recensione
Il peso della fede è un libro che si colloca nel territorio complesso della narrazione-inchiesta, dove la ricostruzione dei fatti storici si intreccia con una riflessione più ampia sul potere, sulle relazioni di influenza e sul concetto stesso di responsabilità. Al centro dell’opera c’è la figura di Roberto Calvi, protagonista di una parabola emblematica: un’ascesa rapida e sostenuta da reti di protezione potenti, seguita da un crollo improvviso che lascia dietro di sé macerie economiche, giudiziarie e morali.
Gli autori ripercorrono le tappe principali della vicenda del Banco Ambrosiano, ricostruendo il contesto in cui Calvi operò e le relazioni che contribuirono a rafforzarne il ruolo all’interno del sistema finanziario. Il lettore viene accompagnato dentro un’epoca segnata da equilibri opachi, in cui la finanza non è mai solo finanza, ma si intreccia con la politica, con gli ambienti ecclesiastici e con circuiti di potere che agiscono spesso lontano dai riflettori. In questo scenario, Calvi appare come una figura che incarna il paradosso di chi è al tempo stesso uomo di fiducia e anello debole di una catena più grande.
Uno dei meriti principali del libro è quello di evitare la semplificazione. La storia non viene ridotta a una contrapposizione netta tra buoni e cattivi, vittime e carnefici. Al contrario, emerge un quadro sfumato, in cui le responsabilità si distribuiscono lungo una rete complessa di interessi, complicità e silenzi. La caduta del Banco Ambrosiano non è presentata come un evento isolato, ma come il risultato di un sistema che ha tollerato, favorito e poi abbandonato. Questo sguardo sistemico consente di leggere la vicenda non solo come un grande scandalo finanziario, ma come un sintomo di un modo di esercitare il potere che appartiene a una stagione storica precisa, ma che continua a interrogare anche il presente.
Il titolo del libro trova un senso profondo proprio in questa prospettiva. La “fede” non è soltanto quella religiosa, ma anche la fede intesa come fiducia, come credito morale e istituzionale concesso a una persona. Calvi è, per lungo tempo, un uomo “in cui si crede”: sostenuto, legittimato, protetto. Quando questa fede viene meno, il peso diventa insostenibile. Il libro suggerisce come la fiducia, quando è intrecciata al potere, possa trasformarsi in una forza ambivalente: da un lato motore di ascesa, dall’altro elemento che rende la caduta ancora più rovinosa.
Particolarmente efficace è la ricostruzione del clima di progressivo isolamento che circonda il protagonista negli ultimi momenti della sua parabola. Man mano che la situazione precipita, le alleanze si sfilacciano, le protezioni si indeboliscono, e l’uomo che prima era al centro di una fitta rete di relazioni si ritrova sempre più solo. La morte a Londra viene collocata all’interno di questo processo di disgregazione: non come un episodio avulso, ma come l’epilogo drammatico di una lunga traiettoria di tensioni, paure e responsabilità non risolte. Il libro non pretende di chiudere definitivamente le domande su quella fine, ma restituisce al lettore la complessità di un caso che continua a dividere e interrogare.
Dal punto di vista stilistico, la narrazione è scorrevole ma densa di contenuti. Il linguaggio è accessibile anche a chi non ha competenze specifiche in ambito finanziario, ma non rinuncia alla precisione. Questo equilibrio rende la lettura coinvolgente senza scadere nella superficialità.
Un altro aspetto interessante è la dimensione etica che attraversa il libro. Pur senza assumere toni moralistici, l’opera mette in luce come le scelte individuali siano sempre inserite in un contesto più ampio, che può favorirle, giustificarle o condannarle. La figura di Calvi diventa così uno specchio attraverso cui osservare le contraddizioni di un sistema che premia l’efficienza e la fedeltà finché tutto funziona, ma che tende a scaricare il peso delle colpe quando l’equilibrio si spezza.
Nel complesso, questo libro non è soltanto la ricostruzione di una vicenda famosa e controversa, ma un testo che invita a riflettere sul rapporto tra individui e potere, tra fiducia e controllo, tra responsabilità personale e dinamiche sistemiche. È una lettura che non si esaurisce nella cronaca, ma che lascia al lettore una serie di domande scomode, utili per comprendere non solo il passato, ma anche certi meccanismi che continuano a riproporsi nel presente sotto forme diverse.
Consigliato a chi apprezza i saggi narrativi e le inchieste storiche, a chi è interessato ai grandi scandali finanziari e alle zone d’ombra della storia italiana recente, a chi cerca libri capaci di unire ricostruzione dei fatti e riflessione etica, e a chi ama le letture che mettono in discussione le versioni semplicistiche della realtà.
Alcune note su Raffaella Notariale
Raffaella Notariale è giornalista. Si forma a Napoli, che era e resta una straordinaria scuola per un cronista. Approdata in Rai, si specializza come inviata e autrice di cronaca nera e giudiziaria. Attualmente scrive inchieste per Report, ma è stata inviata per Chi l’ha visto?, Ballarò, Presa diretta, Mezz’ora in più. È suo lo scoop dei documenti e delle foto inedite della sepoltura del boss Enrico De Pedis, Renatino, nella basilica di Santa Apollinare. In seguito, trova e intervista Sabrina Minardi, amante di Renatino negli anni Ottanta, poi ritenuta supertestimone del caso di Emanuela Orlandi. Un’altra esclusiva riguarda Matteo Messina Denaro. Quando il boss risulta ancora latitante, lei scopre che si è fatto curare in Spagna. Il suo lavoro sul caso Orlandi è documentato da Netflix e raccontato nel film La verità sta in cielo.
Alcune note su Armando Palmegiani
Armando Palmegiani è nato a Roma. Criminologo, Criminalista ed Esperto della Scena del Crimine, si è laureato in Psicologia Clinica ed ha conseguito il Master di Criminologia alla Sapienza. È docente di criminologica all’Università “eCampus”. Nel corso della sua carriera si è occupato di moltissimi casi di cronaca, tra i quali la bomba di via dei Georgofili a Firenze, l’omicidio del piccolo Tommaso Onofri, l’omicidio di Marta Russo, l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, l’omicidio di Marco Biagi a Bologna ed il triplice omicidio a Roma per cui è stato fermato Giandavide De Pau. Ha partecipato all’identificazione delle vittime dello tsunami in Thailandia, di quelle di Sharm el Sheikh a seguito degli attentati del 2005 e all’identificazione delle vittime del terremoto dell’Aquila del 2009 e quello ad Amatrice del 2016. Ha scritto per le nostre edizioni, tra gli altri, Emanuela Orlandi. 40 anni di depistaggi (2023) e, unitamente a Raffaella Notariale, Melania (2024).



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