RECENSIONE: L'imperdibile (Eleonora Marangoni)
- Dalla carta allo schermo

- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min


Autore: Eleonora Marangoni
Editore: Feltrinelli, 2026
Pagine: 208
Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea
Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)
Acquista sito editore: https://www.feltrinellieditore.it/opera/limperdibile/
Trama
Che forma ha una vita riuscita?
Walter Hunt arriva a New York come molti altri: in cerca di fortuna. Originario di una provincia remota, porta con sé una piccola valigia e una filatrice da lino, il primo brevetto della sua lunga carriera di inventore.
Comincia così l’avventura di un uomo geniale e sempre “fuori tempo”, creatore di oggetti che rivoluzioneranno la vita quotidiana di milioni di persone.
La penna stilografica, il clacson, la spilla da balia: sono solo alcuni dei brevetti che Walter Hunt firma uno dopo l’altro, muovendosi in una società che sta fiorendo e fonda il proprio mito sull’ambizione. Ma lui quasi non si accorge del valore delle sue invenzioni, occupato com’è dalle incombenze della vita, nuovi progetti, una famiglia numerosa da mantenere.
Nel 1833, con quindici anni di anticipo sul resto del mondo, mette a punto la prima macchina da cucire: la sua vita potrebbe finalmente cambiare, ma il destino ancora una volta prende una traiettoria imprevista, a riprova che “la vita è la curiosa tara fra quello che ci è successo davvero e quello che abbiamo soltanto immaginato”.
Con la sua scrittura versatile e piena di luce, Eleonora Marangoni ci regala la storia di un genio dimenticato dell’Ottocento, e in parallelo ci racconta il suo viaggio lungo le strade d’America sulle tracce di Walter Hunt.
Recensione
Con L’imperdibile, Eleonora Marangoni costruisce un romanzo che si muove sul confine tra biografia, narrazione saggistica e riflessione esistenziale, restituendo voce e profondità a una figura storica rimasta a lungo ai margini del racconto ufficiale: Walter Hunt, inventore americano dell’Ottocento, geniale e sfortunato, capace di anticipare il futuro senza mai riuscire ad abitarlo davvero.
Hunt arriva a New York con poco più di una valigia e una filatrice da lino. Da quel momento, la sua vita si intreccia a una serie impressionante di invenzioni destinate a entrare nella quotidianità di milioni di persone: dalla spilla da balia alla penna stilografica, dal clacson fino a una versione pionieristica della macchina da cucire, concepita con anni di anticipo rispetto a quella che diventerà famosa. Eppure, a ogni svolta, Hunt sembra mancare l’appuntamento con il riconoscimento, con il profitto, con l’idea stessa di successo così come la modernità lo intende.
Marangoni non si limita a raccontare i fatti: li interroga. La narrazione alterna la ricostruzione della vita di Hunt al percorso dell’autrice stessa, che segue le sue tracce, ne osserva le invenzioni, ne studia le scelte e, soprattutto, ne misura le rinunce. Ne nasce un dialogo a distanza tra due sensibilità che si incontrano nel dubbio: che cosa significa davvero riuscire nella vita? È il successo economico, la fama, la capacità di imporsi sul mondo? O è piuttosto la fedeltà a una propria idea di sé, anche quando questa comporta perdita, invisibilità, incompiutezza?
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio la sua attenzione agli scarti: tra genio e mercato, tra invenzione e riconoscimento, tra valore e utilità. Hunt appare come un uomo incapace di proteggere le proprie idee, spesso costretto a venderle per necessità immediate, più interessato all’atto del creare che alle sue conseguenze. In questo senso, il libro diventa una riflessione profonda sul tempo, sul progresso e su ciò che la storia decide di ricordare e di dimenticare.
La scrittura risulta limpida, misurata, attraversata da una malinconia mai compiaciuta. Non c’è celebrazione, ma attenzione; non c’è retorica del genio incompreso, ma un rispetto profondo per la fragilità umana. Hunt non viene trasformato in un eroe, bensì restituito nella sua complessità: brillante, contraddittorio, a tratti ingenuo, sempre profondamente umano.
Un libro che parla di invenzioni, ma soprattutto di vite laterali, di esistenze che scorrono accanto ai grandi racconti del successo senza mai coincidere con essi. È una lettura che invita a rallentare, a riconsiderare il valore del fallimento e a riconoscere la dignità di ciò che non produce clamore ma lascia tracce silenziose e durature.
Un romanzo necessario, capace di interrogare il presente attraverso il passato e di ricordarci che non tutto ciò che conta è destinato a brillare sotto i riflettori.
Un volume consigliato a chi ama le storie che nascono dall’incontro tra realtà e invenzione narrativa, dove la ricostruzione storica diventa occasione di riflessione sul presente. È una lettura ideale per chi è attratto dalle figure marginali della storia, dagli antieroi, da chi ha contribuito in modo decisivo al mondo senza ottenere riconoscimento o successo.
Alcune note su Eleonora Marangoni
Eleonora Marangoni è nata a Roma nel 1983. Ha esordito in Francia con il saggio Proust et la peinture italienne (Michel de Maule, 2011). Ha pubblicato il romanzo illustrato Une demoiselle (Michel de Maule, 2013) e il saggio Proust. I colori del tempo (Mondadori Electa, 2014). Il suo romanzo Lux, Premio Neri Pozza 2017, è entrato nella dozzina del Premio Strega, ha vinto il Premio Megamark e il Premio Opera Prima. Nel 2020 ha pubblicato il saggio Viceversa. Il mondo visto di spalle (Johan & Levi).



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