RECENSIONE: L'invenzione di noi due (Matteo Bussola)

Aggiornato il: feb 13


Voto: 3.5/5

Autore: Matteo Bussola

Editore: Einaudi, 2020

Pagine: 216

Genere: #narrativa_italiana, #libro, #narrativa_moderna_contemporanea

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Trama

"Cominciai a scrivere a mia moglie dopo che aveva del tutto smesso di amarmi"

Cosí si apre questo romanzo, in cui Milo, sposato con Nadia da quindici anni, si è accorto che lei non lo desidera piú: non lo guarda, non lo ascolta, non condivide quasi nulla di sé. Sembra essersi spenta. Come a volte capita nelle coppie, resta con lui per inerzia, per dipendenza, o per paura. Quanti si arrendono all'idea che il matrimonio non possa diventare che questo? Milo no, non si arrende. Continua ad amare perdutamente sua moglie, e non sopporta di non ritrovare piú nei suoi occhi la ragazza che aveva conosciuto. Vorrebbe che fosse ancora innamorata, curiosa, vitale, semplicemente perché lei se lo merita. Ecco perché un giorno le scrive fingendosi un altro. Inaspettatamente, lei gli risponde, dando inizio a una corrispondenza segreta. In quelle lettere, sempre piú fitte e intense, entrambi si rivelano come mai prima. Pian piano Milo vede Nadia riaccendersi, ed è felice, ma anche geloso. Capisce di essere in trappola. Come può salvarsi, se si è trasformato nel suo stesso avversario?


Recensione

Questo romanzo vede protagonista una coppia: Nadia, scrittrice e Milo, marito di Nadia e cuoco nel ristorante dell'amico Carlo.

Solitamente non leggo romanzi d'amore. Trovo belle storie i soliti elementi che portano al lieto fine. Perché allora ho letto questo romanzo? Cosa ha di diverso? Ciò che mi ha colpito di questo libro è la descrizione di ciò che accade dopo il "vissero felici e contenti". Bussola mette in scena una storia vera.


"Papà, che sapeva aggiustare tutto, a un certo punto aveva rotto la cosa più importante. Immagino che la faccenda abbia in parte condizionato la mia visione delle relazioni ma, ecco, è un fatto: io non sono uno che se ne va.Nadia e io condividevamo questa visione, potrei dire che era nella nostra natura: per noi, la promessa che ci eravamo scambiati veniva prima di tutto il resto, addirittura prima dell’amore che l’aveva generata. Nadia ora non mi amava più, ma sapevo che non mi avrebbe lasciato mai. Questo la stava condannando a un’esistenza di profonda infelicità.Per me era più semplice, perché l’amore che provavo per lei e la promessa che le avevo fatto erano la stessa cosa. Dopo quindici anni di matrimonio amavo mia moglie come il primo giorno, adoravo la storia nascosta dietro ogni sua più piccola ruga, il suo culo raddoppiato negli anni, i suoi capelli di tre colori diversi da quando aveva smesso di tingerli, la fessura tra i suoi incisivi che il tempo aveva ulteriormente allargato, la maniera buffa che aveva di spalmare il burro sulle fette biscottate. Amavo il privilegio di poter vedere in trasparenza, sotto il velo della maturità, il viso della ragazza ch’era stata e che solo io, perlomeno da amante, avevo conosciuto così bene.Nadia invece non vedeva più niente, né l’uomo che le stava davanti né il ragazzo che, molti anni prima, l’aveva fatta innamorare. Ero da tempo diventato opaco al suo sguardo, e non sapevo come fare per tornare alla luce."


Si sa, i primi periodi di una storia sono quasi sempre perfetti. Uscite, cene romantiche, allegria, cuore e amore. Ma la costanza e lo scegliersi giorno dopo giorno è quello che rende tutto più difficile. Scegliersi nonostante i difetti, nonostante le difficoltà, nonostante il resto del mondo che ci pone davanti a continue tentazioni. La storia di Milo e Nadia ha proprio questo. La voglia di stare insieme nonostante dell’altro non si sopporti quasi più nulla, nonostante la presenza l’uno dell’altra sia diventata quasi insopportabile.


"Le guardavo allontanarsi da me, l’una appoggiata all’altra, una radice avvizzita e storta avvinghiata a una più salda, così belle che parevano un quadro di un pittore romantico, e mi ferì pensare che c’erano più affetto e sincerità in quell’immagine di tutto ciò che era rimasto nel mio matrimonio.L’amore che cercavo di ravvivare non era scomparso dalla vita di mia moglie, era semplicemente confluito altrove, in un posto al quale io non avevo accesso.Forse Nadia non sentiva alcuna nostalgia di ciò che cercavo di restituirle.Forse quel bisogno era solo mio."


Il vero protagonista del romanzo è Milo. Questo giovane uomo che cercherà in tutti i modi di essere qualcosa di apprezzabile agli occhi della moglie che non lo guarda più come un tempo. La dolcezza di Milo accompagna per tutta la durata del romanzo. Matteo Bussola scrive un romanzo molto realistico perchè va a spaziare sul dopo, sul cosa succede dopo essersi sposati e sulle difficoltà che cio comporta. Un romanzo dolce e struggente, è una bellissima dichiarazione d'amore ad una persona che si ama anche se si sente lontana, quasi persa, una storia molto toccante.

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