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RECENSIONE: Marthe, storia di una prostituta (Joris-Karl Huysmans)

Aggiornamento: 1 giorno fa




Autore: Joris-Karl Huysmans

Traduttore: Filippo D'Angelo

Editore: Prehistorica Editore, 2026

Pagine: 171

Genere: Narrativa francese, Narrativa classica

Prezzo: € 17.00

Acquista: Libro



Trama

Orfana dall’età di quindici anni, Marthe lavora come operaia in una fabbrica di perle finte, nella Parigi di fine Ottocento. L’illusione di un destino migliore le spalanca le porte di una casa chiusa, gettandola in una vita fatta di eccessi, disgusti, umiliazioni. Proverà a estirparsi da quell’esistenza grazie a un ingaggio come cantante ottenuto in un teatro popolare e alla relazione con Léo, un giovane scrittore che ignora tutto del suo passato. Pubblicato nel 1876, questo primo romanzo di Huysmans esplora le speranze e i disinganni di due giovani in conflitto con la società spietata che li circonda.



Recensione

Pubblicato originariamente nel 1876, Marthe, storia di una prostituta è uno dei primi romanzi di Joris-Karl Huysmans e già contiene, in forma embrionale ma potentissima, quella visione disincantata e corrosiva che diventerà una delle cifre centrali della sua scrittura. Lontano da qualsiasi intento moralizzante, il romanzo si colloca pienamente nell’alveo del naturalismo, ma ne radicalizza gli esiti, spingendo lo sguardo là dove la letteratura dell’epoca esitava ancora ad arrivare.


Marthe è una giovane donna che vive di prostituzione nella Parigi popolare e degradata della seconda metà dell’Ottocento. La sua esistenza è legata a quella di Léo, scrittore mancato. Il loro rapporto non è fondato sull’amore romantico, ma su una forma di dipendenza reciproca: Marthe mantiene economicamente Léo con il proprio corpo, mentre lui rappresenta per lei l’illusione di una vita diversa, mai davvero raggiungibile.


La trama procede senza colpi di scena, seguendo piuttosto il lento e progressivo deterioramento dei personaggi. Marthe si consuma fisicamente e psicologicamente in una quotidianità fatta di incontri meccanici, stanze squallide, malattie, stanchezza cronica. Léo, dal canto suo, scivola nell’inerzia, nell’apatia e nell’autocommiserazione, incapace di reagire alla propria mediocrità. Huysmans non costruisce un arco narrativo di caduta: la caduta è già avvenuta, e ciò che il romanzo racconta è la sua prosecuzione inevitabile.


Uno degli elementi più disturbanti e allo stesso tempo più efficaci del libro è l’assoluta assenza di redenzione. Marthe non viene salvata, non cambia, non trova una via d’uscita. La prostituzione non è rappresentata come scandalo o trasgressione, ma come lavoro alienante, ripetitivo, svuotato di qualsiasi erotismo. È una routine che annienta il corpo e cancella l’identità, e che Huysmans descrive con uno stile asciutto, preciso, quasi clinico.


La scrittura è volutamente priva di indulgenza emotiva. L’autore osserva i suoi personaggi come un entomologo osserva un insetto: senza pietà, ma anche senza giudizio. Questa distanza rende il romanzo particolarmente potente, perché costringe il lettore a confrontarsi con una realtà nuda, priva di filtri consolatori. La Parigi che emerge dalle pagine non è la città della modernità scintillante, ma un luogo soffocante, fatto di miseria materiale e morale, dove il destino sembra già scritto.


Nel libro il corpo femminile diventa il luogo in cui si iscrive la violenza sociale: sfruttato, consumato, abbandonato. Ma Huysmans evita ogni retorica vittimistica. Marthe non è un’eroina tragica né un simbolo edificante; è una figura opaca, stanca, spesso passiva, ed è proprio questa normalità a rendere la sua storia tanto disturbante. La marginalità non è eccezione, ma condizione strutturale.


Questa edizione restituisce pienamente la forza di un testo che, a quasi centocinquant’anni dalla sua prima pubblicazione, continua a interrogare il lettore. Marthe, storia di una prostituta è un romanzo scomodo, che non cerca empatia facile e non offre soluzioni. È una lettura che pesa, che opprime, ma che proprio per questo risulta necessaria: una testimonianza letteraria radicale sulla miseria, sull’illusione dell’amore e sull’impossibilità di sfuggire a un sistema che divora chi vive ai suoi margini.


Un classico duro e implacabile, che conferma Huysmans come uno degli osservatori più lucidi e spietati della condizione umana. Consigliato ai lettori che cercano una letteratura esigente, priva di consolazioni e compromessi. Una lettura adatta a chi apprezza il romanzo naturalista e realistico, e a chi è interessato a testi che indagano le dinamiche sociali, la marginalità e la miseria umana con uno sguardo lucido e implacabile.


Meno adatto, invece, a chi cerca una lettura evasiva, rassicurante o emotivamente edificante: Marthe non intrattiene, ma espone, e chiede al lettore una partecipazione consapevole e critica.



Alcune note su Joris-Karl Huysmans

Joris-Karl Huysmans nacque a Parigi nel 1848 da una famiglia di origine olandese, ed è per richiamare queste sue origini nordiche che germanizzò il suo nome George-Charles in Joris-Karl. Frequentò studi piuttosto irregolari e per vivere divenne funzionario del Ministero degli Interni, mentre il suo amore per la Letteratura lo indusse a scrivere fin dal 1876 romanzi di impronta Naturalista. Nel 1880 entrò a far parte dell'esclusivo Gruppo di Medan, a cui faceva da capo Zola che lo considerava il suo allievo prediletto. Nel corso di pochi anni si sentì attratto dagli atteggiamenti estetizzanti dei simbolisti (fu amico di Mallarmé) che finì per codificare nel romanzo Controcorrente del 1884, prima di attraversare una profonda crisi mistica e abbracciare la religione cattolica, fino alla morte sopraggiunta nel 1907 (Parigi).


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