RECENSIONE: Mezza luce mezzo buio, quasi adulti (Carlo Bertocchi)



Voto: 4.5/5

Autore: Carlo Bertocchi

Editore: Terrarossa, 2019

Pagine: 170

Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea, Young Adult

Prezzo: € 15.50

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Trama

Bert e la sua banda vivono la loro ultima estate prima delle superiori con l'adrenalina di sapere che nei campi delle loro scorribande c'è un assassino, con l'eccitazione di qualcosa che sta per finire e altro che deve iniziare. Intanto però c'è da fare i conti con Billy e i suoi scagnozzi e da capire come resistere alle lentiggini di Matilda: sono questi i problemi che assillano il protagonista, per lo meno finché un incontro inatteso e temuto lo costringerà a scelte irragionevoli dalle rischiose conseguenze.


Recensione

I protagonisti dell’esordio Mezza luce mezzo buio, quasi adulti di Carlo Bertocchi sono, come ci svela il titolo, quasi adulti. Dentro quel quasi c’è tutta l’importanza del romanzo. C’è l’estate torrida e ci sono gli anni Ottanta. C’è la giovinezza, la paura di crescere, la voglia di diventare adulti, le lentiggini, il primo amore, la musica dei Clash, la provincia meccanica, lo scazzo, l’entusiasmo, le All Star rosse, i campi di mais, lo scooter. Ma c’è anche tanto altro. E poi, soprattutto, c’è Bert.

Bert e la sua banda di amici sono gli adolescenti protagonisti del romanzo. Trascorrono l’ultima estate, prima delle superiori, con l’adrenalina dappertutto e in cuor loro sentono che la spensieratezza sta per diventare un fatto sempre più raro e ci danno dentro a urlare al mondo che anche loro esistono. Quella dell’89 è un’estate particolare anche per una scoperta bizzarra e angosciante nello stesso tempo: nei campi della Bassa, scenario privilegiato delle loro scorribande, si nasconde un assassino. I ragazzi proveranno a farsi garanti, con tutta la tenera goffaggine del caso, di un evento che pur essendo più grande di loro, stranamente non li spaventa. Il tumultuoso percorso di crescita dei quasi adulti non passa dunque solo attraverso le peripezie adolescenziali in motorino ma incrocia anche una trama noir che coinvolge un omicida albanese in fuga in cerca di aiuto proprio nel paesino romagnolo dove è ambientata la storia.

Il romanzo merita ammirazione non solo per la storia, ma anche per l'aspetto narrativo. Il ritmo dà proprio una forma ben riconoscibile alla storia e alla voce dell’autore. Un ritmo che consente di entrare nelle pagine in un baleno, restandone attaccati anche quando la storia è finita. Le frasi, i dialoghi, i pensieri e le descrizioni riproducono il suono del contesto e delle voci dei personaggi. Bertocchi scrive pagine piene di vitalità, proprio come il suo protagonista. L'autore utilizza una scrittura coinvolgente che scorre veloce tra dialoghi con uno slang tipico degli anni ’80 che abbiamo usato e che ora non esiste più, come non esistono più quelle cose che hanno lasciato segni importanti nei nostri ricordi come il Fifty e il Ciao, i Goonies e Jeeg Robot, l’Allegro Chirurgo e le Big Babol.

Un libro che ricorda Stephen King con il racconto Il corpo da cui è stato tratto il bel film Stand by me – ricordo di un’estate ed Enrico Brizzi con il suo Jack Frusciante è uscito dal gruppo, che emoziona e che parla alla nostra parte adolescente che, come suggerisce l'autore, non dovremmo mai abbandonare.



Alcune note su Carlo Bertocchi

Carlo Bertocchi nasce in mezzo agli 70 nella Romagna di confine: non quella famosa delle balere e della crema solare, quell’altra. La sua giovinezza è stata segnata dalla visione di Guerre Stellari ma, incapace di costruire astronavi e spade laser, ha preferito prima dedicarsi alla cucina, poi alle scienze sociali e da sempre alla scrittura. Si è diplomato alla scuola Holden e continua a studiare e leggere con entusiasmo. Questo è il suo primo romanzo e vede la luce anche grazie agli insegnamenti di Cristiano Cavina e Marco Missiroli, romagnoli anche loro.


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