RECENSIONE: Nella pietra e nel sangue (Gabriele Dadati)



Voto: 4.5/5

Autore: Gabriele Dadati

Editore: Baldini+Castoldi, 2020

Pagine: 287

Genere: Narrativa italiana, Storia

Prezzo: € 19.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)

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Trama

Pisa, primavera 1249. Un uomo cammina per le strade della città condotto per mano da un ragazzino. È cieco. Quando capisce di essere di fronte alla chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno, inizia a correre a testa bassa. Se la fracassa contro la facciata, sotto lo sguardo atterrito del suo accompagnatore. Muore così, in maniera atroce, Pier delle Vigne, che fino a poche settimane prima era l'uomo più potente della corte di Federico II. Ma l'imperatore ha scoperto il suo tradimento, l'ha spogliato di ogni ricchezza e l'ha condannato. Roma, oggi. Dario Arata, giovane dantista, si mette sulle tracce di quella vicenda. Perché Pier delle Vigne tradì il suo signore? E soprattutto: se una volta accecato fu lasciato libero, perché si uccise? Forse voleva scappare da qualcosa di ancora peggiore. Anche se è difficile immaginare cosa. Dario ci prova a partire dagli antichi commenti al XIII Canto dell'Inferno, dove Pier delle Vigne sconta la sua pena tra i suicidi. Inizia così un viaggio attraverso i secoli, con la sensazione che ci sia un segreto spaventoso da svelare. «Nella pietra e nel sangue» è insieme romanzo storico e giallo letterario, in cui passato e presente si intrecciano fino al gran finale. Ma è anche una scanzonata storia d'amore dei nostri tempi. Quella tra Dario e Lucia, che sanno starsi accanto di fronte agli orrori della storia.


Recensione

Com’è morto realmente Pier delle Vigne? Perché fu condannato da Federico II, dopo oltre vent’anni di onorato servizio al fianco dell’imperatore? Quale fu la sua colpa? Il romanzo storico di Gabriele Dadati risponde a queste domande che hanno arrovellato nei secoli gli studiosi di storia e di letteratura. Una ricostruzione accurata, scientifica, ricca di fonti regolarmente citate, ma anche di deduzioni, di tranelli interpretativi, di immersione negli usi e nei costumi della corte federiciana, nelle abitudini sociali consolidate nella prima metà del Duecento. Un lavoro minuzioso.

Una scrittura che porta il lettore in una immersione totale nel Medioevo, nella sua quotidianità, con la vita di due giovani fidanzati, laureati, alla ricerca del loro posto nel mondo. Dario, il protagonista insieme con Pietro della Vigna e Federico II, è un ricercatore universitario, all’ultimo anno del dottorato di ricerca dedicato a Giovanni Boccaccio come commentatore di Dante. Nel suo percorso di ricercatore, Dario deve tenere una relazione ad un convegno internazionale alla Normale di Pisa, incentrata sul commento alla vicenda di Pietro della Vigna, il logoteta di Federico II che il poeta fiorentino collocava nel tredicesimo canto dell’Inferno. Aveva tradito il proprio signore, era stato accecato e con buona probabilità sarebbe stato condotto per le città d’Italia come ammonimento vivente alle genti. Pietro, però, si era ucciso prima. Perché e come avesse tradito, perché e come si fosse ammazzato erano domande le cui risposte subivano, nel sovrapporsi e nel differire degli antichi commenti, una diffrazione insormontabile.

Insomma, un vero e proprio giallo o, se si preferisce un termine più attuale, un cold case, affidato a un giovane studioso che entra talmente tanto nella vicenda da lasciarsene suggestionare, coinvolgere e, in qualche caso, travolgere. Datati è abile nel tenere sempre alta l'attenzione del lettore alternando i capitoli, uno che racconta le vicende e le avventure condivise da Federico II e Pietro della Vigna, uno che ci riporta ai giorni nostri con Dario e la sua fidanzata impegnati tra ordinaria quotidianità e ipotesi, scoperte, suggestioni.

Non soltanto un’alternanza temporale, ma anche linguistica, quando il capitolo è collocato nel Duecento la scrittura si fa più ricca, arrotondata, lirica, con richiami alla lingua usata dai protagonisti, quando si fa riferimento all’attualità scorre fluida e moderna con ritmo incalzante.

Il susseguirsi delle ipotesi e degli episodi fluisce naturalmente verso la conclusione già nota, con una conferma di una delle verità proposte dagli storici, ma con una sorprendente novità: gli atroci supplizi inflitti ai condannati da carnefici inimmaginabili, sconosciuti al gran parte di noi. Il romanzo si avvale di una approfondita conoscenza della materia e prende spunto da studi di ricerca realmente effettuati, riuscendo a combinarli in una storia piacevole e stimolante, nonostante episodi di enorme violenza che hanno però il merito di risvegliare curiosità sopite nei confronti della Storia, quella vera, documentata, e non quella che ci addolcita delle scuole.



Alcune note su Gabriele Dadati

Gabriele Dadati nasce a Piacenza nel 1982. Ha pubblicato vari libri, tra cui Sorvegliato dai fantasmi (2008), finalista come Libro dell’anno per Fahrenheit di Radio 3 Rai e Piccolo testamento (2011), presentato al Premio Strega l’anno seguente. Nel 2009 ha rappresentato l’Italia nel progetto «Scritture Giovani» del Festivaletteratura di Mantova. Nel 2018 ha pubblicato L’ultima notte di Antonio Canova, finalista al Premio Comisso e a gennaio 2020 il giallo storico Nella pietra e nel sangue ambedue per Baldini+Castoldi.


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