RECENSIONE: Omicidio a Easttown

Aggiornamento: 25 lug 2021



Voto: 4.5/5

Piattaforma: Sky

Anno: 2021

Puntate: 7

Durata: 55-64 minuti (puntata)

Genere: Drammatico, Poliziesco


 

Trama

Ambientato nella cittadina di Easttown, nella Pennsylvania, il crime drama segue la vincitrice dell'Oscar Kate Winslet nei panni di Mare Sheehan, una detective che vede la sua vita cadere a pezzi mentre indaga su un omicidio locale. Molto popolare tra la sua gente, eredità di imprese passate che aumentano le aspettative sul suo operato, Mare rivela attraverso le sue esperienze e le sue indagini il lato oscuro di una comunità molto unita, offrendo un'analisi autentica di come le tragedie familiari e passate definiscano il presente delle persone. Mentre fatica a trovare le risposte, Mare affronta un privato sempre più precario, complicato dal trasferimento dell'ex marito Frank (David Denman) nella casa accanto alla sua e dalla nuova frequentazione con Richard (Guy Pearce), un professore di scrittura creativa appena arrivato in città.


Recensione

All’inizio sembra una normale serie poliziesca che si svolge nel contesto di un’ annoiata e cittadina della Pennsylvania. Un’adolescente viene trovata uccisa nella foresta. La poliziotta Mare Sheehan indaga cercando possibili collegamenti con il caso di un’altra giovane donna di Easttown, scomparsa da un anno (intreccio che, soprattutto nei primi episodi, crea efficaci atmosfere thriller e una buona dose di suspense). Poiché nessuna detective donna sarebbe completa senza le sue preoccupazioni, Mare è alle prese anche con i suoi complessi rapporti familiari, con il dolore mai davvero affrontato per il suicidio di suo figlio, e lotta per la custodia di suo nipote, ormai orfano di padre e con una madre dedita alla droga. Nel frattempo, nell’abitazione vicina alla sua si svolge la festa di fidanzamento dell’ex marito, mentre lei è in convivenza con madre e figlia nella sua stessa casa multigenerazionale situata in un posto dove quasi tutti sono imparentati con tutti, dove svolge la professione di poliziotta con conflitti d’interesse. Quando a Mare viene affiancato un collega nel personaggio del detective Colin Zabel (Evan Peters), l’autore Brad Ingelsby non aggiunge un altro cliché criminale alla sua serie, ma mostra piuttosto come questa miniserie ribalti tali cliché.

Invece di usurpare il caso, Zabel sembra desideroso di imparare: si fida meno del suo addestramento alla polizia che della conoscenza dell’ambiente della sua nuova partner, anche se non è sempre la decisione giusta quella che prende, perché Mare agisce come un agente di polizia istintivo, ma si permette di attraversare confini che in realtà sono imperdonabili, mettendo insieme con testardaggine la sua vita privata e quella professionale. Solo quando il distintivo e l’arma saranno messi in discussione attraverso un periodo di forzato congedo, Mare si lascerà curare da uno psicologo. La sua disponibilità alla terapia in lenta crescita e il suo promettente corso sono ulteriori capovolgimenti del cliché della televisione poliziesca che consentiranno alla protagonista di arrivare all’accortezza necessaria per risolvere il caso di omicidio al centro della serie. La Winslet interpreta Mare come uno spettacolo di forza letteralmente ambulante, con un’andatura trascinante e caviglie permanentemente slogate che fanno male solo a guardarle. Ogni colpo del destino subito si fa vedere da qualche parte sul corpo della protagonista, ogni delusione viene esternata da una linea del suo volto. La performance della Winslet è una delle migliori di una lunga carriera leggendaria. Lo sviluppo del proprio ruolo si rivela gradualmente, e ciò che inizialmente ha segnato lo sfondo della serie viene messo a fuoco negli episodi successivi.

Questa fiction parla meno di vittime, agenti di polizia e sospetti e più di infanzie complicate e madri assenti, combattive e traumatizzate. È da queste madri che arriva l’ultimo briciolo di solidarietà che hanno gli abitanti di Easttown. Per Mare il caso dell’omicidio diventa quindi anche una questione di coscienza. Può risolverlo? E soprattutto: dovrebbe? Nulla cambierebbe per la famiglia della vittima con la soluzione del caso, per gli altri della comunità, invece, tutto. Dipendenza, infedeltà, violenza sessuale e omicidio: Omicidio a Easttown potrebbe sembrare tutto ciò che resta della classe media americana, ma non è così. Non solo l’ubicazione della classe apparirebbe discutibile in questo giudizio, ma proprio perché non è misera pornografia, la serie può competere con modelli cinematografici come Mystic River oTre manifesti a Ebbing, Missouri. Ingelsby racconta la sua storia con la giusta durezza, ma allo stesso tempo la vanifica con momenti di sollievo faticosamente conquistati. Questi momenti nascono durante una conversazione tra pizza e birra o al funerale di un personaggio secondario apparentemente insignificante, nulla e nessuno è lì per caso e tutti gli elementi concorrono a creare una compattezza nella trama, che anche se meno ritmata nella seconda parte, dove maggiore spazio viene lasciato all’introspezione, fa sicuramente di questo show una delle produzioni migliori dell’anno.


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