RECENSIONE: Puzza di morto a Villa Vistamare (Patrizia Fortunati)



Voto: 4.5/5

Autore: Patrizia Fortunati

Editore: Ugo Mursia Editore, 2020

Pagine: 214

Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo: € 17.00 (cartaceo), € 6.99 (ebook)

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Trama

«Ti penso di giorno e ti sogno di notte, e ti aspetto nel mio personale eremo per vivere la nostra seconda, si spera lunga, giovinezza. Fai in fretta che c'abbiamo entrambi novant'anni. Tu di più!» La vecchiaia non è certificata - solo e sempre - dall'età. È per questo che la Secca, la Marescialla, Peppino lo Sciancato e gli altri pensano e agiscono come se avessero ancora mezza vita davanti. E così, tra un morto, una busta sigillata, un mezzo incendio e femori rotti, ci trascinano nel loro mondo affacciato su un lago. Un romanzo, questo, che è un inno alla speranza di un'altra giornata di sole, anche quando il tempo è ormai agli sgoccioli. Un romanzo che fa venire voglia di invecchiare come loro: i vecchietti di Villa Vistamare. Perché il mare, a volte, basta immaginarlo per vederlo davvero.


Recensione

In questo romanzo eclettico e originale, Patrizia Fortunati ci presenta dei simpaticissimi anziani. Siamo a Villa Vistamare, un luogo incantevole di accoglienza per non più giovanissimi che spicca per la sua eleganza e maestosità tra il verde degli ettari di terra che lo circondano, tra i frutteti e il lago che con il suo miraggio di pace e tranquillità ricorda un mare, e al quale si arriva in due modi, più precisamente, o percorrendo la strada panoramica che taglia buona parte della collina e domina il lago del paese, o facendo l’unica strada che lo attraversa. Ci sarebbe anche una terza via ma ormai è dimenticata e nessuno più la solca, la traversata della zona lacustre a bordo di un motoscafo o piccola imbarcazione. Ad ogni modo, queste due strade principali sono forse parallele ma offrono la vista delle stesse cose in modo diverso. Ed è in questo luogo quasi incantato che facciamo la conoscenza dei protagonisti, uomini e donne della terza età a cui però, gli anni che passano e che si impongono con la loro virulenza, stanno un po’ stretti. Conosciamo il Visentin che non vuol proprio perdere il vizio del fumo tanto da essere sempre alla costante ricerca di una sigarettina, conosciamo il duo “Bonus Malus”, due sorelle tra loro estremamente diverse ma fortemente unite, Gaspare, l’ex brigadiere, e ancora la Monacelli, donna che conosce bene il mondo.

Tutto ha inizio con la non poi tanto prematura dipartita del Conte Alfonso Maria Visconte terzo della Smeraldina e con il ritrovamento di una missiva all’interno della quale quest’ultimo ha lasciato ai residenti della struttura per anziani, ben due milioni di euro! Due milioni di euro! Come lasciare incustodita una lettera del genere? No no, occorre proteggerla, occorre mettere al sicuro quel consistente tesoro.

Brevi assunti dai quali si dipanano le vicende degli amabili vecchietti, uomini e donne che ci fanno assaporare le emozioni nostalgiche di quel tempo che passa e non torna più. Ed è qui che entra in gioco la bravura dell'autrice che, con una penna fluida, accattivante, ironica ma al contempo riflessiva, ci fa sorridere e meditare su questa fase della vita, temuta ma inevitabile. Il tutto tra gag di grande simpatia, avventure rocambolesche, interrogatori che vedono la disfatta e resa definitiva del direttore, che nulla può innanzi alle arringhe difensive dei disincantati abitanti. Il tutto tra ricordi che si ricostruiscono tra le pagine e che toccano il sentimento dell’amore perduto e mai dimenticato, la malinconia dell’occasione mancata, la volontà di procrastinare un tempo inesorabile e senza possibilità di resa a quella conseguenza nefasta che porta alla conclusione dell’esistenza terrena. Consapevolezza a cui si aggiunge la volontà di non arrendersi, di non lasciarsi andare alle avversità, di intervenire sul corso degli eventi, di vivere sino all’ultimo giorno, l’opportunità che ci viene data. La speranza è l’ultima a morire e la vita è bella con tutte le sue incongruenze e sfumature. Perché la vita, presa con il sorriso, è anche capace di sorprenderci.

Questo romanzo è un inno alla vita, al coraggio. Perché per quanto la morte sia inevitabile la strada è più piacevole da percorrere con il sorriso, con la giusta prospettiva di osservazione.


Alcune note su Patrizia Fortunati

Patrizia Fortunati è nata a Terni, dove vive con il marito e due figlie. Laureata in Lettere, ha lavorato per oltre dieci anni nel mondo dell’associazionismo, della cooperazione e del volontariato. Ha esordito nel 2013 con il romanzo Marmellata di prugne (ali&no, 2013). Nel 2015 ha pubblicato Trecento secondi (Falco Editore, 2017) e nel 2016 ha partecipato ai progetti collettivi Favole migranti (Amazon Media, 2016) e Ricette per ricominciare. Quaranta autori in cucina per la ricostruzione del centro Italia (ali&no, 2016), il cui ricavato è stato devoluto in beneficienza. Ad aprile 2017 è uscita la sua prima silloge poetica, Ai fili invisibili (ali&no), mentre nel marzo 2018 il suo terzo romanzo, Altrove (ali&no, 2018). Con Benni, Celestina e tre piani in ascensore si mette alla prova con la narrativa per ragazzi, cimentandosi in una scrittura divertente e avventurosa e raccontando il mondo visto con gli occhi di una vivacissima ragazzina.


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