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RECENSIONE: Qualcosa di infantile ma di molto naturale. Tutti i racconti (Katherine Mansfield)




Autore: Katherine Mansfield

Traduttore: Giulia Arborio Mella, Floriana Bossi, Cristina Campo, Giacomo DeBenedetti, Marcella Hannau

Editore: Adelphi, 2023

Pagine: 889

Genere: Narrativa straniera, Narrativa classica

Prezzo: € 18.00

Acquista: Libro


 

Trama

«Leggere, o rileggere dopo molti anni e molti libri, questi racconti, dà una sensazione di letizia dolorosa, la felicità severa di incontrare qualcuno che scriveva avendo in mente una sorta di perfezione, una scrittura elusiva ed impossibile, una letteratura esigente, rigorosa, spietata; e con quella idea della letteratura scriveva pagine di una lievità, una illusionistica inconsistenza, tra essere, alludere, cessare di essere; pagine che non vogliono voce per essere lette, ma non più di un sussurro interiore, una parlata di ombre, un chiacchierio di pure immagini che hanno rinunciato al corpo, ma non a quella lancinante illusione che è l’esistere, il consistere in una instabile e rapinosa corrente di oggetti, cose, calore, acqua, fiori, ricordi, errori, amori e disamori». (Giorgio Manganelli)


Recensione

L’autrice di questi racconti è una delle “Tre Grandi” del mondo anglosassone. Le altre due a cui mi riferisco sono Emily Dickinson e Virginia Wolf.


Nata a Wellington, in Nuova Zelanda, il 14 ottobre del 1888, Kathleen Beauchamp, la futura Katherine Mansfield, ha solo quattordici anni quando, nel 1902, viene mandata a studiare a Londra. Muore di tisi il 9 gennaio del 1923, in Francia. Figlia di una famiglia benestante, i cui genitori sono nati in Nuova Zelanda, ma con origini inglesi, nel suo ambiente sociale l’Inghilterra è come la cultura di appartenenza ed è quasi d’obbligo inviarvi i figli per la loro formazione. La ragazzina, che già aveva dato prova di un temperamento artistico, interessata alla pittura, alla musica, allo studio del violoncello in cui si distinse, mostra già quel temperamento che la porta a vivere, fin dai più giovani anni, “una vita ardente”, come sostiene Nadia Fusini, titolando una interessante biografia. Una importante relazione della scrittrice neozelandese è quella con John Middleton Murray, che sposa quando ormai la malattia è in fase acuta. Un legame strettissimo e infelice, intervallato da allontanamenti di lei presa da altri amori (omo ed etero) e ritorni da un uomo che è giunto a costituire un punto fermo nella sua vita ma che non è in grado di darle il necessario sostegno.

Nonostante la strana relazione, Murray le è stato vicino, cosa non facile. A lui si deve la fortuna editoriale, postuma, delle opere di Katherine. Questo volume ripropone la serializzazione stabilita proprio dal marito nel 1945.


Da parte di chi ama l'opera di queste tre originalissime donne di penna è inevitabile un raffronto atto a rendere più completa e recepibile nell'essenza la loro indiscussa valenza letteraria.


Se la Dickinson così essenziale, dotata di un cervello lucente quanto un diamante, aveva la capacità di cogliere l'occasione, fino a chiuderla per sempre nell'incastonatura del silenzio, la Woolf, la scrittrice simbolica del flusso della coscienza, della realtà frammentata, del monologo interiore, in linea con la sua tormentata personalità, imbocca la strada dell'affanno della mente. La Mansfield invece affronta senza direttamente e senza problemi i temi più usuali della donna: la gioia, gli affetti, l'amore.


Nell'opera della Mansfield si ha la sensazione che la vita passi attraverso gli oggetti del suo quotidiano da lei minuziosamente descritti: alberi, cieli, conchiglie, scatolette preziose, frutta, fiori, cani, lampade rotonde e ceste gialle. Elementi tali da concentrare la felicità del vivere, anche nelle giornate più grigie, nelle più nere. Non risulta mai sentimentale, nel senso svenevole della parola: il suo senso della memoria è anti-proustiano, poiché sa restituirci il passato senza filtri, mutandolo in fermo e puro presente; tutta la poesia e il miracolo del vivere sta nell'esserci qui e ora. È il qui e l'adesso quello che conta. Nei suoi racconti più complessi (Preludio; Alla baia; Il nido delle colombe) riesce a dimenticare sé stessa realizzando un mirabile transfert con i personaggi descritti.


La Mansfield, pur portando il suo vissuto dentro la sua scrittura, riesce dunque a compiere un prodigioso balzo in avanti, ed è proprio nei primi due volumi di racconti (Felicità, Garden-Party) e forse più ancora negli altri (Il nido delle colombe, Qualcosa di infantile ma di molto naturale, Una pensione tedesca) che si nota in maniera particolare il raro dono letterario di saper esprimere le "ambiguità del cuore" e che si resta toccati dalla vibrante umanità e dallo sguardo ironico e pieno d'umorismo della giovanissima neozelandese, condannata dalla tisi e a dare una svolta alla letteratura mondiale.


Un libro che consiglio a tutti coloro che vogliono scoprire o riscoprire una scrittrice di racconti troppo spesso dimenticata la cui una prosa, che si è nutrita della vita della sua autrice, si fa leggere al ritmo dei nostri sensi. Il lettore vede, odora, tocca, ascolta.


 

Alcune note su Katherine Mansfield

Katherine Mansfield è stata una scrittrice neozelandese. Nata in una famiglia dell’alta borghesia di Wellington, Katherine iniziò a scrivere pubblicando le prime storie nel giornalino del liceo che frequentava. Si trasferì a Londra nel 1902 dove frequentò il Queen's College per terminare gli studi. Completati gli studi fece ritorno in Nuova Zelanda, ma stanca di quello stile di vita provinciale, decise che non poteva più vivere nella terra natale e ritornò a Londra, nel 1908: questo fu l’inizio della sua vita bohémienne. Dopo un primo sfortunato matrimonio, sposò nel 1918 il critico John Middleton Murry che conobbe in occasione della pubblicazione del suo primo libro, entrando in contatto con la rivista letteraria «Rhythm», dove Murry collaborava come biografo, curatore letterario, critico e scrittore. Ebbe il privilegio di conoscere e frequentare alcuni tra i più grandi scrittori e pensatori inglesi dell’epoca. Oltre a Elizabeth Von Arnim, sua cugina, fu legata da profondi rapporti di amicizia con D.H. Lawrence, Bertrand Russel, Lady Ottoline Morrel e Virginia Woolf. Nel 1917 le venne diagnosticata la tubercolosi e morì a Fontainebleau all’età di 34 anni. I suoi numerosi racconti sono animati da figure femminili intense e rarefatte e spesso vi è riscontrabile la sensibile lezione di Cechov, l’unico scrittore con il quale forse si confrontò per tutta la vita. Tra le sue opere più note ricordiamo: In una pensione tedesca, (1911), Beatitudine e altri racconti (1920), La festa in giardino (1922), Il nido delle colombe (1923).

Il Diario (1927) e le Lettere (1928), pubblicati da Middleton Murry dopo la morte della moglie, sono documenti di grande fascino umano e letterario e testimoniano un'intelligenza e una sensibilità attentissime al quotidiano e insieme capaci di sublimarlo.


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