RECENSIONE: Ritorno a Killybegs (Pierre Alary)
- Dalla carta allo schermo

- 7 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min


Autore: Pierre Alary
Traduttore: Isabella Donato
Editore: Renoir Comics, 2026
Pagine: 160
Genere: Graphic novel
Prezzo: € 19.90
Acquista: Libro
Acquista sito editore: https://www.renoircomics.it/prodotto/ritorno-a-killybegs/
Trama
Tyrone Meehan, figura mitica dell'IRA e traditore della causa nazionalista irlandese per circa vent'anni, racconta la sua vita rovinata, la violenza familiare, la sua confusione fino al tradimento. Ritorno a Killybegs trasuda la passione e la disperazione di un uomo che, un giorno, senza alcuna possibilità, è sprofondato nella notte e nella vergogna.
Recensione
Ritorno a Killybegs rappresenta un adattamento potente e rispettoso dell’omonimo romanzo di Sorj Chalandon. Il lavoro di Pierre Alary riesce in un’impresa non scontata: tradurre in immagini una materia narrativa complessa, dolorosa e profondamente politica, senza perdere la densità emotiva e morale del testo originale.
La vicenda ruota attorno a Tyrone Meehan, ex membro dell’IRA ormai ritiratosi nella cittadina costiera di Killybegs, nel Donegal. Sin dalle prime pagine si percepisce il tono confessionale dell’opera: Tyrone è un uomo che vive nel peso della memoria, consapevole che la sua storia è giunta a un punto di non ritorno. La rivelazione centrale, il suo essere stato per anni un informatore al servizio degli inglesi, non è utilizzata come semplice colpo di scena, ma come chiave per scandagliare una vita segnata da contraddizioni, paure e scelte impossibili.
Il racconto si sviluppa attraverso continui ritorni al passato: l’infanzia segnata dalla povertà e dalla violenza, l’ingresso nella lotta armata, il carcere, le amicizie, la costruzione di un’identità politica e, parallelamente, la lenta e inesorabile discesa nel compromesso. In questo senso, la struttura narrativa mantiene la fedeltà al romanzo di Chalandon, conservandone il respiro ampio e la tensione morale.
Dal punto di vista grafico, Alary offre una prova di grande maturità. Il suo tratto, energico ma controllato, riesce a restituire tanto la brutalità dei conflitti quanto la fragilità dei momenti più intimi. Le tavole dedicate agli scontri o agli interrogatori sono cariche di tensione, ma è forse nei silenzi, negli sguardi, nei paesaggi battuti dal vento, negli interni spogli, che il fumetto raggiunge i suoi vertici espressivi. La palette cromatica, dominata da toni freddi e terrosi, contribuisce a costruire un’atmosfera cupa e opprimente, perfettamente in linea con il destino del protagonista.
Uno degli elementi più riusciti dell’opera è la sua capacità di evitare ogni forma di semplificazione. Tyrone Meehan non è mai ridotto a una categoria morale netta: traditore o vittima, eroe o carnefice. Al contrario, emerge come un uomo intrappolato in una rete di lealtà inconciliabili. La sua collaborazione con i servizi britannici non viene banalizzata, ma inserita in un contesto fatto di ricatti, paura e logoramento psicologico. Il lettore è così costretto a confrontarsi con una domanda scomoda: fino a che punto è possibile restare fedeli a una causa senza perdere sé stessi?
L’ambientazione storica, il conflitto nordirlandese, non è trattata come semplice sfondo, ma come elemento vivo e determinante. Le tensioni tra comunità, la presenza costante della violenza, il clima di sospetto e clandestinità permeano ogni pagina. Anche chi non conosce in dettaglio questa fase storica riesce a percepirne la complessità e il peso, grazie a una narrazione che privilegia sempre il punto di vista umano rispetto a quello didascalico.
Rispetto al romanzo, il fumetto ha il merito di rendere più immediata e viscerale l’esperienza del protagonista. Alcune scene, in particolare quelle legate alla solitudine finale di Tyrone a Killybegs, acquistano una forza quasi tangibile proprio grazie al linguaggio visivo. Non si tratta di una semplice trasposizione, ma di una vera reinterpretazione che utilizza le specificità del medium fumettistico per amplificare il coinvolgimento emotivo.
Si tratta dunque un’opera esigente, che non concede scorciatoie né consolazioni. È un racconto di tradimento, sì, ma soprattutto di identità e di perdita, di come le scelte, anche quelle dettate dalla necessità, possano segnare in modo irreversibile una vita. La sua forza sta proprio nella capacità di restare ambigua, di non offrire risposte definitive, ma di lasciare il lettore con un senso persistente di inquietudine.
Consigliato a lettori di graphic novel di taglio adulto, appassionati di storia contemporanea e del conflitto nordirlandese, a chi cerca narrazioni profonde e moralmente complesse, e a chi ha già apprezzato l’opera di Chalandon.
Alcune note su Pierre Alary
Pierre Alary è nato il 1 maggio 1970. Nel 1991 è entrato alla prestigiosa scuola di grafica Gobelins a Parigi, dove ha studiato soprattutto animazione. Non appena laureato è stato assunto dagli studi Disney di Montreuil, dove ha passato dieci anni a lavorare come animatore a film come Tarzan, Le follie dell’Imperatore e Il gobbo di Notre Dame, oltre a vari cortometraggi, prima di dedicarsi principalmente al fumetto. Nel 2001, ha creato la serie Les Échaudeurs des Ténèbres; ha scritto il primo libro insieme a Bertrand Mandico, mentre il secondo e ultimo capitolo è stato scritto da Rodolphe nel 2003. Tra il 2004 e il 2007 ha pubblicato la serie Belladone, con sceneggiature di Ange, seguita dalla serie fantasy SinBad con Audrey Alwett e Scotch Arleston per Soleil (2008-2010) e dalla versione a fumetti di Moby Dick, insieme a Olivier Jouvray. Nel 2013 ha creato la serie Silas Corey con Fabien NuryLe ultime opere – il dittico Mon traître e Retour à Killybegs, tratto dai romanzi gialli di ambientazione irlandese di Sorj Chalandon – sono uscite per Editions Rue de Sevres, così come Via col vento, uno dei suoi progetti più personali e riusciti.



Commenti