RECENSIONE: Saigoku. Il pellegrinaggio giapponese dei 33 templi (Cees Nooteboom)




Autore: Cees Nooteboom

Traduttore: Laura Pignatti

Editore: Iperborea, 2022

Pagine: 222

Genere: Narrativa straniera, Viaggi

Prezzo: € 19.50 (cartaceo), € 9.99 (ebook)

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Trama

Tra i tanti pellegrinaggi che si possono fare in Giappone, quello di Saigoku è uno dei più importanti, lunghi e faticosi. Comprende 33 templi buddisti, tutti dedicati a Kannon, il bodhisattva della compassione, che si trovano nella regione del Kansai: molti sono nell'area di Kyoto, l'ex capitale dell'impero nel periodo Heian (794-1185), altri, i più antichi, giacciono su montagne in parte impraticabili, uno addirittura su un'isola. È faticoso raggiungerli con i mezzi pubblici, e spesso bisogna andare a piedi. Accompagnati dalle pagine dalla Storia di Genji di Murasaki Shikibu, il primo romanzo della storia, che ritrae il raffinamento estremo a cui giunse l'isolata corte di Heian, Cees Nooteboom e la fotografa Simone Sassen hanno intrapreso più volte il pellegrinaggio di Saigoku, affrontando scomodi viaggi in autobus e su treni locali, affrontando ripide salite o arrampicandosi su scale di mille gradini, registrando i progressi del viaggio con i timbri rossi dei templi e calligrafia giapponese. Saigoku è un libro da leggere, guardare e su cui meditare, che ci porta in un Estremo Oriente fatto di silenzio, bellezza, antichi miti e leggende, in un Giappone lontano dalle metropoli e dalla contemporaneità.


Recensione

Non è affatto semplice comprendere il Giappone quando si proviene da una cultura totalmente diverse. Questo è il concetto che ripete questo scrittore olandese che dello scrivere di luoghi e viaggi ha fatto un po’ la cifra della sua opera artistica. Uno che i luoghi, da Venezia al mondo arabo, è abituato a studiarli, ad attraversarli e a viverli intensamente per poi raccontarli.


Questo autore è particolarmente legato al Giappone, ci è tornato a più riprese e a dedicato a questo paese due libri di reportage. Nel primo, Cerchi infiniti, l’autore cerca di svestirsi dai pregiudizi che molti hanno sulle culture diverse dalla propria e prova a comprendere qualcosa di più della cultura nipponica in modo particolare concentrandosi sulla bellezza e sulla spiritualità.


Di spiritualità parla anche in questo nuovo libro dedicato al più antico pellegrinaggio giapponese, quello dei 33 templi che ha come teatro il Kansai, tra Kyoto, Nara e Osaka. Templi con 1300 anni di storia, tutti consacrati a una diversa manifestazione della medesima divinità, Kannon, la dea buddhista della misericordia. Una divinità da cui i credenti, ma anche quelli che ci credono relativamente, vanno per chiedere un qualche aiuto concreto, che da una parte può essere un parto facile, dall’altra una mano per superare un esame o trovare un marito. Luoghi in cui convivono tutte le contraddizioni del Giappone moderno tra fede e spiritualità, capitalismo sfrenato e tradizione.


Dopo viaggi nel 1998, nel 2000, nel 2004 e poi ancora nel 2005, mosso da infinita curiosità, lo scrittore olandese, ritorna per ripetere nuovamente l’intero pellegrinaggio in compagnia della fotografa Simone Sassen, le cui immagini di statue e templi danno concretezza alle evocazioni letterarie. Ripartono insieme con tutte le complicazioni linguistiche, logistiche e gli sforzi fisici e organizzativi, che il Saigoku richiede. A differenza di altri pellegrinaggi a piedi cui siamo abituati in Occidente, questo giapponese non si deve per forza fare tutto a piedi. Molta parte degli spostamenti viene fatta in treno o con l’autobus. La maggioranza dei pellegrini giapponesi arriva ai templi con i mezzi pubblici, si veste di bianco come prevede il rituale poco prima di entrare nel tempio, nel parcheggio. Una volta all’interno compie tutte le cerimonie tra abluzioni rituali, accensione di incensi, ripetizioni di preghiere, gong, donazioni, richieste di favori alla divinità, timbri alla credenziale, per poi risalire in macchina per andare al tempio successivo. La cosa strana è che, pur essendo numerati, i 33 templi ognuno li affronta nell’ordine che preferisce, a patto che li visiti tutti, anche in anni diversi. Così fa l’autore, costruendo il suo personale percorso il cui racconto distilla nel libro, attraverso brevi capitoletti, uno per ogni tempio, in cui ogni volta racconta qualcosa, un’esperienza, una visione, alle volte una descrizione più guidistica, altre un pensiero laterale che è nato dall’osservazione di quel determinato luogo.


Magari ci si può chiedere che cosa rimane al viaggiatore straniero di questa esperienza. La risposta in questo libro: “Un clima spirituale di pace fuori dal mondo”. Questo perché i templi in Giappone sono un’oasi di quiete e natura. Luoghi in cui l’impiegato di un frenetico centro commerciale può riprendere fiato e fermarsi a riflettere. Alcuni templi sono situati in aree urbane, altri in montagna e altri ancora in isolette. Indipendentemente dalla loro ubicazione, in tutti i templi i giapponesi cercano un ristoro dalla vita frenetica.


Grazie a questo scrittore, anche il lettore, conosce in modo più approfondito questo arcipelago quasi mistico. Un libro che è un biglietto per il lettore, che viene trasportato in una nuova dimensione, una matassa di letteratura, di tradizione e di spiritualità, verso un paese che trasforma le sue stranezze in pura magia.


Volume che consiglio a tutti gli appassionati della cultura nipponica e a tutti coloro che vogliono scoprire un paese tanto strano quanto affascinante

 

Alcune note su Cees Nooteboom

Cees Nooteboom è autore di romanzi, poesie, saggi e libri di viaggio, è ritenuto «una delle voci più alte nel coro degli scrittori contemporanei» (The New York Times), paragonato dalla critica a Borges, Calvino e Nabokov. È stato insignito di numerosi premi letterari e tradotto in più di trenta paesi. Nato all’Aia ed eterno viaggiatore, si è rivelato a soli ventidue anni con Philip e gli altri e ha raggiunto il successo internazionale con romanzi come Rituali e Il canto dell’essere e dell’apparire. Tra le sue ultime opere pubblicate da Iperborea, Avevo mille vite e ne ho preso una sola, Tumbas, Cerchi infiniti, 533. Il libro dei giorni, Venezia. Il leone, la città e l’acqua, e la raccolta poetica Addio.


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