RECENSIONE: The Eddy

Aggiornato il: feb 6


Voto: 3.5/5

Piattaforma: Netflix

Anno: 2020

Puntate: 8

Durata: 53-55 minuti (puntata)


Trama

Elliot Udo, un ex pianista jazz di New York che, dopo aver provato a diventare un musicista di successo, senza riuscire nell'intento malgrado la fama raggiunta tra i suoi colleghi; si trasferisce a Parigi per dirigere un club piuttosto malandato, chiamato appunto The Eddy, lasciandosi soprattutto alle spalle un profondo trauma. La sua routine fatta di musica, alcol, schedari da compilare e qualche momento d'intimità con Maya, la cantante della house band del locale, viene improvvisamente stravolta dalla scoperta che il suo socio in affari, Farid sembra essersi fatto coinvolgere in un giro d'affari piuttosto losco. A questo si aggiunge l'inatteso arrivo della problematica figlia quindicenne Julie. Nel giro di poche settimane, la vita di Elliot cambia completamente senza neanche dargli il tempo di accorgersene.


Recensione

Nata dallo sforzo congiunto di quattro registi, incluso Damien Chazelle, dietro regista di Whiplash e La La Land, The Eddy è una miniserie di otto episodi ambientata a Parigi e, più nello specifico, in un jazz club aperto da un ex pianista professionista al verde, alle prese con le difficoltà di chi lotta per rendere realtà i propri sogni, alle quali si aggiungono una relazione tutta da ricostruire con la figlia adolescente e alcune dinamiche losche nelle quali il musicista si trova suo malgrado coinvolto.

The Eddy ci trasporta in un universo nel quale la musica, anche quella appena accennata, anche quella che esplode all’improvviso nei contesti meno prevedibili , guida come un invisibile direttore d’orchestra le sorti e i gesti del pianista Elliot e dei suoi compagni. La Parigi multietnica che fa da sfondo alla serie, poi, è il contesto perfetto nel quale gli strumenti possono esplodere, dando spazio non solo al jazz ma anche, ad esempio, al rap e alle influenze gitane.

Questa miniserie non ha niente a che vedere con la luminosità, la spensieratezza e gli scorci da cartolina del film con Ryan Gosling ed Emma Stone ambientato a Los Angeles. Al contrario, nella serie francese il buio prevale sulla luce e gli aspetti più duri della vita prevalgono sui più solari, con personaggi spesso alle prese con ristrettezze economiche, dipendenze ed episodi di criminalità. Tutto raccontato con riprese intime, che indugiano sui primi piani, e spesso frenetiche, specie nei momenti di maggiore tensione, complici anche i ritmi spezzati del jazz che dettano i tempi della macchina da presa. The Eddie finisce per catturare lo spettatore grazie all’efficacia dei piccoli dettagli sui quali viaggia la serie e alla qualità del materiale proposto, lontanissimo da trovate commerciali e da adeguamenti al supposto gusto comune. Difficile, se non grazie al traino dovuto al nome di Damien Chazelle, che esploda tra il grande pubblico: non è una serie per tutti, ma chi l’apprezzerà è destinato ad apprezzarla veramente tanto.The Eddie cattura lo spettatore grazie all’efficacia dei piccoli dettagli sui quali viaggia la serie e alla qualità del materiale proposto, lontanissimo da trovate commerciali e da adeguamenti al supposto gusto comune. Difficile, se non grazie alla popolarità dovuto al nome di Damien Chazelle, che esploda tra il grande pubblico; non è una serie per tutti, ma chi l’apprezzerà lo farà veramente tanto.

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