RECENSIONE: Top Gun: Maverick (Joseph Kosinski)

Aggiornamento: 1 lug




Regista: Joseph Kosinski

Interpreti: Tom Cruise, Miles Teller, Jennifer Connelly, Jon Hamm, Glen Powell, Lewis Pullman, Charles Parnell, Bashir Salahuddin, Monica Barbaro, Jay Ellis, Danny Ramirez, Greg Tarzan Davis, Ed Harris, Val Kilmer, Jean Louisa Kelly, Manny Jacinto, Chelsea Harris, Lyliana Wray, Peter Mark Kendall

Anno: 2022

Durata: 131 minuti

Genere: Azione



 

Trama

Il Capitano di Vascello Pete “Maverick” Mitchell è uno dei migliori - e più spericolati - piloti della marina e nonostante trent'anni di carriera è rimasto esattamente dove vuole essere, sul sedile del pilota piuttosto che dietro una scrivania. Maverick collauda nuovi prototipi di velivoli, spingendoli e spingendosi oltre i limiti. Stavolta però, viene chiamato per addestrare un team di allievi Top Gun, su consiglio dell'Ammiraglio Kazansky, nome in codice Iceman. Tra i piloti che Maverick dovrà addestrare per una missione segreta c'è anche Nick "Rooster" Bradshaw, il figlio di Goose, il defunto compagno di volo di Mav. Affrontando i fantasmi del passato, Maverick dovrà affrontare le sue paure più profonde per portare a termine una missione difficilissima, che richiederà grande sacrificio da parte di tutti coloro che sceglieranno di parteciparvi.


Recensione

Uno dei simboli cinematografici degli anni '80 è stato sicuramente il Tom Cruise di Top Gun. Il suo tenente Mitchell, conosciuto come Maverick, solcava i cieli con la spavalda abilità dei fuoriclasse, era un asso che univa genio e sregolatezza, sospeso tra le medaglie al valore e le note di demerito. Il film di Tony Scott portava il patriottismo a livelli stratosferici, unendo azione ed estetica da videoclip. Il film diventò un cult mondiale. I punti di forza erano il ritmo travolgente, la colonna sonora scatenata (Take My Breath Away ) che si aggiudicò l’Oscar e la patinata storia d’amore con Kelly McGillis.


Trentasei anni dopo arriva il sequel, Top Gun: Maverick con dietro la macchina da presa Joseph Kosinski. È un film che vive dell’originale, ne omaggia la struttura, lo spirito. Ma non siamo più negli anni Ottanta. Nella prima parte si respira un’atmosfera crepuscolare. Maverick è l’ultima bandiera di un decennio che non c’è più. È come un cowboy errante che insegue il mito della frontiera quando ormai è diventato storia. È rimasto solo, nel deserto, a testare prototipi lanciati a tutta velocità, con il governo che ormai vuole usare i comandi a distanza, eliminando l’essere umano.


Maverick è una figura nostalgica, malinconica. Il trauma della perdita dell’amico Goose non lo ha mai abbandonato, i suoi compagni sono diventati generali, mentre lui è ancora un capitano, e al suo fianco non ha nessuno. L’America non riconosce i suoi paladini, proprio come insegna Clint Eastwood.


Top Gun: Maverick, però, si aggiorna, si fa moderno, e ancora una volta consacra Tom Cruise. Se nel 1986 lo aveva portato nell’olimpo delle star, qui lo conferma uno dei corpi attoriali più longevi e resistenti del cinema d’azione. Con l’andare dei decenni il divo di Syracuse si dimostra sempre più atletico. È lo stuntman di sé stesso. Le sue sono interpretazioni molto fisiche, da missioni impossibili, di cui si sentono gli echi anche qui, in Top Gun: Maverick.


Oggi Top Gun è una leggenda, un eterno ritorno, a cui è rimasto legato anche Tony Scott. Nel 1990, sempre con Cruise, si era immerso nel mondo delle corse, della NASCAR, con Giorni di tuono, che si poteva in qualche modo considerare un remake di Top Gun, però su quattro ruote. Cruise nel film era un giovane talento, arrogante, dedito alle bravate, fino a quando iniziava a trionfare. Top Gun è quindi ormai un marchio di fabbrica: i tramonti, le luci al neon come se fossimo in Miami Vice.


La cifra stilistica è ben riconoscibile, ma Kosinski non vuole essere Scott. Ne riprende alcune sequenze, strizza l’occhio ai fan, poi decide di andare oltre. Vola sul fascino dell’incredibile, sceglie di sfrecciare sempre più in alto. Anche se la sua regia è un po’ più controllata, non può che puntare sugli effetti spettacolari già visti e conosciuti: i combattimenti, gli addestramenti al limite, le accelerazioni brutali che sfidano la forza di gravità. Alcuni personaggi avrebbero avuto bisogno di un maggior approfondimento, ma come sempre a rubare la scena è il Maverick del titolo. Inossidabile, determinato, pronto a tutto pur di centrare l’obiettivo.


Top Gun: Maverick non delude comunque gli amanti dell’originale, è un blockbuster con molto testosterone, con anche un passaggio di consegne al femminile. Kelly McGillis non è più la bella professoressa di astrofisica che faceva perdere la testa al protagonista nel 1986. Al suo posto arriva Jennifer Connelly, che ha una figlia e ha rilevato il bar vicino alla base. Resta dunque in piedi pure la vena sentimentale. Il popcorn movie è servito, con la motocicletta che corre verso l’orizzonte. E forse non finisce qui. Può essere che ci sia anche un terzo Top Gun. Troppo presto per dirlo. Intanto l’intrattenimento in chiave hollywoodiana è andato di nuovo a segno. Questa volta la hit è di Lady Gaga, Hold My Hand. Tienimi la mano. Ieri come oggi, a chilometri di altezza, cercando di non perdere mai quota e raggiungere mete sempre più lontane.


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