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RECENSIONE: Trauma e desiderio. Clinica dei discorsi e strategie terapeutiche (Nicolò Terminio)




Autore: Nicolò Terminio

Editore: Raffaello Cortina Editore, 2026

Pagine: 300

Genere: Saggi, Psicologia

Prezzo: € 25.00

Acquista: Libro



Trama

Una guida clinica per la cura dei pazienti borderline. Nicolò Terminio prosegue la sua ricerca sullo “sciame borderline” e costruisce un quadro d’insieme per la cura attraverso la teoria dei discorsi di Lacan e il concetto di rettifica dell’Altro di Recalcati. Le strategie terapeutiche specifiche per la clinica borderline vengono confrontate con i discorsi che orientano la cura delle nevrosi. Il trattamento del trauma, della disforia e della dissociazione viene così differenziato e connesso con il discorso che conduce alla creatività del desiderio. La riflessione teorico-clinica sulla cura del borderline e della nevrosi viene ampliata considerando anche gli aspetti specifici della clinica della psicosi e della perversione. Vengono inoltre ripresi e integrati alcuni contributi della psicoanalisi contemporanea particolarmente significativi per concettualizzare e tradurre in pratica l’intreccio tra corpo, parola e relazione. Si tratta di un nodo fondamentale che riguarda ogni cura, in particolare quella dei pazienti borderline, dove la necessità di costruire questa possibilità è ancora più evidente, sin dal primo colloquio.


Recensione

Questo è uno di quei libri che riescono a occupare uno spazio molto particolare nel panorama della saggistica psicoanalitica contemporanea: un libro teoricamente solido, clinicamente vivo e, soprattutto, capace di affrontare temi ormai centrali nel nostro tempo senza cedere né alla semplificazione divulgativa né all’astrazione accademica fine a sé stessa. Nicolò Terminio costruisce infatti un lavoro che interroga il rapporto tra trauma, soggettività e desiderio attraverso una prospettiva profondamente radicata nella tradizione lacaniana, ma sempre orientata alla clinica reale, ai corpi, ai sintomi e alle forme concrete della sofferenza contemporanea.


Già il titolo contiene il cuore del problema affrontato dal libro. Trauma e desiderio non sono presentati come esperienze separate o semplicemente contrapposte. Al contrario, Terminio mostra come il trauma entri spesso nella struttura stessa del desiderio, ne condizioni le traiettorie, ne deformi l’espressione e, allo stesso tempo, possa persino diventare il punto da cui ripartire per una possibile trasformazione soggettiva. È proprio questa tensione a dare al libro la sua forza teorica: il trauma non è trattato solo come una ferita da medicare o un evento da superare, ma come qualcosa che modifica radicalmente il rapporto del soggetto con il linguaggio, con il corpo e con gli altri.


Uno degli elementi più convincenti del volume è il modo in cui l’autore si confronta con il lessico contemporaneo del disagio psichico. Oggi parole come “trauma”, “fragilità”, “dissociazione” o “borderline” vengono utilizzate continuamente, spesso in maniera generica e confusa, fino quasi a perdere significato. Terminio cerca invece di restituire precisione clinica a questi concetti, evitando sia il linguaggio banalizzante della psicologia pop sia l’eccessiva rigidità diagnostica. Nel libro emerge con chiarezza l’idea che il sintomo non possa essere ridotto a un’etichetta e che ogni esperienza traumatica assuma una forma singolare nella vita del soggetto.


La prospettiva teorica è dichiaratamente lacaniana, e questo attraversa tutto il testo. Tuttavia, uno dei meriti maggiori del libro è quello di non trasformare la teoria in un sistema chiuso e autoreferenziale. Terminio utilizza i concetti della psicoanalisi lacaniana (il desiderio, l’Altro, il discorso, il sintomo) come strumenti per leggere la contemporaneità clinica, non come formule da ripetere meccanicamente. In questo senso il libro riesce a mantenere una rara vitalità: la teoria serve sempre a illuminare qualcosa dell’esperienza umana concreta.


Molto interessante è il modo in cui il volume affronta la questione del trauma nella clinica contemporanea. Terminio insiste sul fatto che il trauma non sia soltanto un evento eccezionale o catastrofico. Talvolta esso si manifesta attraverso forme più silenziose e pervasive: relazioni precoci instabili, difficoltà nel riconoscimento simbolico, esperienze di vuoto, frammentazione o disconnessione dal proprio desiderio. Questa impostazione rende il libro particolarmente attuale, perché riesce a intercettare molte delle forme di sofferenza che caratterizzano il presente, soprattutto nelle nuove configurazioni della soggettività.


L’autore dedica ampio spazio anche alle cosiddette organizzazioni borderline, tema che aveva già attraversato lavori precedenti. Ma ciò che colpisce è il tentativo di non ridurre il soggetto borderline a una categoria stereotipata. Nel libro emerge piuttosto una riflessione complessa sulle difficoltà di costruzione dell’identità, sulla precarietà del legame con l’altro e sulla fatica di sostenere il desiderio in una società dominata dall’immediatezza, dalla prestazione e dalla continua richiesta di adattamento.


In diversi passaggi il testo affronta anche il rapporto tra corpo e trauma. Qui la riflessione diventa particolarmente intensa. Il corpo non appare mai come semplice organismo biologico, ma come luogo in cui il trauma lascia tracce, produce sintomi, altera il rapporto con il godimento e con la presenza dell’altro. Terminio mostra come molte forme contemporanee del disagio passino proprio attraverso il corpo: disturbi alimentari, somatizzazioni, acting out, disforie, dipendenze. Il trauma non è solo “ricordato”: viene spesso incarnato, ripetuto, agito.


Parallelamente, il desiderio occupa nel libro una funzione decisiva. E forse è proprio qui che il saggio trova il suo punto più originale. In un’epoca in cui molta parte del discorso psicologico sembra concentrarsi esclusivamente sulla gestione del danno o sulla riduzione del sintomo, Terminio rimette al centro la questione del desiderio come dimensione fondamentale dell’esistenza. Non un desiderio inteso in senso superficiale o volontaristico, ma come forza che permette al soggetto di non identificarsi completamente con il proprio trauma. Il desiderio diventa allora ciò che può riaprire un movimento, introdurre una possibilità, creare uno spazio nuovo dentro una vita irrigidita dalla sofferenza.


Dal punto di vista clinico, il libro propone implicitamente una concezione della cura molto distante da quella puramente protocollare o standardizzata. L’analisi viene descritta come uno spazio in cui il soggetto può lentamente modificare il proprio rapporto con il trauma e con il proprio desiderio, senza che ciò significhi cancellare il dolore o raggiungere una presunta normalità. La cura, in questa prospettiva, non è addestramento all’adattamento sociale, ma trasformazione della posizione soggettiva.


Anche lo stile della scrittura merita attenzione. Terminio scrive in modo rigoroso ma non opaco. Il linguaggio è certamente specialistico in molti passaggi, soprattutto quando entra nel cuore della teoria lacaniana, ma il testo evita il compiacimento criptico che caratterizza parte della saggistica psicoanalitica contemporanea. Si percepisce invece uno sforzo continuo per mantenere il discorso vicino all’esperienza clinica e alla realtà della sofferenza psichica.


Un altro elemento che rende il libro particolarmente interessante è la sua capacità di dialogare con il presente senza trasformarsi in un saggio sociologico. Sullo sfondo emerge infatti una riflessione molto forte sulla contemporaneità: una società che moltiplica le possibilità ma spesso indebolisce i legami simbolici; una cultura che spinge alla performance e all’autorealizzazione continua, producendo però nuove forme di smarrimento identitario; un mondo in cui il soggetto fatica sempre più a costruire un rapporto stabile con il proprio desiderio.


In questo senso Trauma e desiderio è anche un libro sul nostro tempo. Non offre risposte semplici né formule rassicuranti, ma prova a pensare il disagio contemporaneo senza moralismi e senza riduzionismi. È un libro che chiede attenzione, che obbliga il lettore a rallentare e a confrontarsi con la complessità della vita psichica.


Non è una lettura facile né immediata. Richiede concentrazione, familiarità con alcuni concetti psicoanalitici e disponibilità ad attraversare pagine teoricamente dense. Ma proprio questa densità rappresenta uno dei principali punti di forza del volume: Terminio non semplifica artificialmente questioni difficili, e anzi restituisce alla psicoanalisi una profondità che oggi raramente trova spazio nel dibattito pubblico.


Alla fine della lettura rimane soprattutto la sensazione di trovarsi davanti a un libro che tenta davvero di interrogare il rapporto tra sofferenza e possibilità, tra ferita e costruzione del desiderio. Un testo che non guarda al trauma come identità definitiva del soggetto, ma come nodo complesso attorno a cui può ancora emergere una trasformazione.


Il volume è consigliato soprattutto a psicologi, psicoterapeuti, psicoanalisti, studenti di psicologia clinica e lettori interessati alla teoria lacaniana e alle forme contemporanee della sofferenza psichica. Può risultare molto stimolante anche per chi si occupa di filosofia, teoria della soggettività e studi sul trauma. Meno indicato invece per chi cerca una lettura divulgativa o introduttiva.



Alcune note su Nicolò Terminio

Nicolò Terminio, psicoanalista, lavora come supervisore in servizi di cura. Fa parte dell'équipe del Centro Telemaco di Torino e della Società milanese di psicoanalisi. È docente all'Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata di Milano e nella Scuola COIRAG di Torino. Nelle nostre edizioni ha pubblicato Lo sciame borderline (2024).


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