RECENSIONE: Veronica, il musicista e l'introvabile nota (Francesca E. Bianchi)

Aggiornamento: 17 ott 2021



Voto: 5/5

Autore: Francesca E. Bianchi

Editore: Robin, 2017

Pagine: 254

Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo: € 14.00 (cartaceo), € 3.63 (ebook)

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Trama

All'età di sei anni, dal dondolo nella casa di campagna dei suoi genitori, Tommaso scorge per la prima volta Veronica. L'incontro con questa giovane donna e la sua musica cambierà per sempre la sua vita e lo porterà a diventare precocemente un pianista di grande successo, capace di esibirsi in breve tempo sui più prestigiosi palchi nazionali e internazionali. La musica, i concerti e le tournée iniziano così a scorrere nella vita di Tommaso senza soluzione di continuità. Tuttavia nessuna nota, nessuna città e nessuna donna sembrano capaci di cancellare il ricordo indelebile di Veronica, dei suoi sandali di corda e dell'unica notte passata insieme. Inseguito da tale ricordo, Tommaso si troverà costretto a ritornare nella casa di campagna dei suoi genitori per affrontare una volta per tutte il suo passato e i suoi tormenti.


Recensione

In questo romanzo d'esordio, l'autrice, sin dall’inizio, proietta il lettore in un mondo in cui le vite dei giovani protagonisti si mescolano con il suono creato dal pianoforte. Tommaso ha sei anni, ma la sua tenera età non gli impedisce affatto di rimanere affascinato e catturato da una musica che sente al di là delle mura di casa sua. Lui ancora non lo sa, ma quella melodia, e soprattutto chi la suona, lo accompagneranno per tutta la vita, proprio come un sottofondo alla sua esistenza. Ma chi c’è dietro quel pianoforte che riesce ad arrivare fino a casa Roverni? La risposta è Veronica, una ragazzina di quattordici anni che ama la musica, tant’è che sarà proprio lei a dare le prime lezioni di piano al piccolo Tommaso, facendolo entrare in un mondo che alla fine non riuscirà più ad abbandonare.

Si potrebbe dire che galeotto fu il pianoforte e chi gli fece imparare a suonarlo. E Veronica è quasi come un’incantatrice che, lezione dopo lezione, rende consapevole Tommaso della bravura che sta crescendo dentro di lui. Il bambino diventa un ragazzo e il ragazzo si trasforma ben presto in un piccolo uomo. In lui, oltre alla musica, si alimentano anche rabbia e impotenza, simbolo probabilmente del fatto che gli eventi cambiano e si evolvono, ma non come lui vorrebbe: soffre quando vede la "sua" Veronica con qualcun altro e la distanza appare come l’unica soluzione per dare tregua al suo stato d’animo.

Tommaso abbandona presto la casa di campagna per la città e per le lezioni private con il maestro Luigi Bossola, ma nonostante questa lontananza fisica continua a essere acceso in lui l’affetto per una Veronica che non riesce a dimenticare. Ogni scusa, però, è buona per ritornare al passato, soprattutto se quest’ultimo gli permette di vedere la ragazza e di ritrovare quel contatto che colma ogni sua mancanza. I protagonisti crescono e si evolvono insieme alla lettura; Tommaso si è sempre sentito più grande della sua età, ma questo non basta per trasformare i sentimenti di Veronica in qualcosa di caldo e autentico. Sembrano inafferrabili, quasi quanto quella nota di cui è alla ricerca ma che appare introvabile.

Tommaso è nato per suonare e di questo ne è consapevole anche la sua prima maestra. Roverni diventa un nome importante nell’ambiente, un pianista di successo che esporta la sua arte in giro per le tournée. La sua fama, però, non riesce a far uscire Veronica dalla sua vita. Quasi come un’ossessione, infatti, nella testa di Tommaso non esiste altro volto che il suo. I due si attraggono e nello stesso tempo si respingono in un rapporto costantemente in bilico e ogni azione e gesto appare stonato o fuori tempo, come se i due non riuscissero affatto ad accordarsi l’uno all’altra. Le cose, però, sono destinate a cambiare tra i due protagonisti: una nuova nota sembra suonare tra di loro.

Leggere questo romanzo è come leggere uno spartito: tra parole più o meno forti si sviluppano le storie e le esistenze dei protagonisti, coinvolti in alti e bassi che sfidano il concetto di normalità. Ma che cosa si intende per "normale"? La sfida di questo libro sta proprio nel tentativo di spiegare quanto non esistano concetti dati per assodati. Le cose non sono mai come sembrano e la storia che scrive l'autrice permette di comprendere prima di tutto che non vi è nulla di scontato. Questo è sicuramente un romanzo particolare, una lettura spiazzante che è in grado di far leva sulle nostre opinioni. Un libro che bisogna leggere se si vuole aprire un confronto con noi stessi e i nostri princìpi e, perché no, si può tentare anche di rispondere alla domanda se si può soffrire per qualcuno che non è mai stato effettivamente nostro.


 

Alcune note su Francesca E. Bianchi

Francesca E. Bianchi, all’anagrafe Francesca Bianchi, nasce il 31.01.1983 e vive la prima parte della sua vita a Lenno, un paesino sul lago di Como. Ha sempre sentito, fin da piccola, il bisogno di scrivere, tanto da abituarsi a cogliere i dettagli o a immaginare ogni scena della propria vita e di quella degli altri come messa per iscritto. Frequenta l’università di lingue e letterature straniere a Milano, intervallando gli studi con numerosi viaggi all’estero alla ricerca di qualcosa che non è mai riuscita davvero a trovare. Intorno ai trent’anni l’incontro fortuito con Silvia Quadroni, ex compagnia di scuola, fa rinascere in lei la voglia di scrivere e le dà una figura di supporto con cui confrontarsi. Veronica, il musicista e l’introvabile nota (Robin Edizioni) nascerà qualche anno dopo, scritto tutto d’un fiato nell’arco di tre mesi.


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