RECENSIONE: 69. Sixty-nine (Ryu Murakami)

Aggiornato il: mar 28



Voto: 4/5

Autore: Ryu Murakami

Editore: Atmosphere Libri, 2019

Pagine: 220

Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo: € 16.50

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Trama

Grazie alla passione per il rock, l'arte e il cinema sperimentale e sulla scia dei moti studenteschi di fine anni Sessanta, il diciassettenne Ken e i compagni di liceo assicurano un alito di vita nuova alla provinciale Sasebo, cittadina portuale sulla costa occidentale del Kyushu dominata da una base navale americana. Ken e i suoi amici barricano la scuola e organizzano un festival all'insegna di arte e musica rock, una pennellata di colori rivoluzionari contro il grigiore della quotidianità e alla conquista del cuore di Lady Jane (come la canzone dei Rolling Stones), soprannome della ragazza di cui il protagonista è follemente innamorato.


Recensione

Questo autore non va confuso con Haruki, lo scrittore più famoso qui in occidente. Ryu è conosciuto ai più per Tokyo Decadence, il film, tratto dal suo libro.

Questo Murakami mostra in questo nel romanzo un aspetto inedito della sua opera, decisamente più leggera e scanzonata, rispetto alle atmosfere cupe e torbide di Blu quasi trasparente, romanzo d’esordio che gli valse il premio Akutagawa o Tokyo Soup, entrambi pubblicati in italiano.

Forse può sembrare strano, ma anche il Giappone ha vissuto l'epoca del sessantotto con rivolte studentesche, contestazioni e scontri tra polizia e studenti, mossi spesso da un forte sentimento anti-americano.

La storia di questo racconto ruota attorno a un gruppo di studenti all’ultimo anno di liceo, il cui protagonista è Ken, alter ego dell’autore. Si percepisce chiaramente la forte componente autobiografica del romanzo che si svolge nel Kyūshū, mostrandoci quindi un Giappone più periferico, lontano dai fasti e dalle esagerazioni di Tokyo. Murakami stesso è originario del Kyūshū, della città di Sasebo, dove si trova una base navale americana che influenza le vite dei protagonisti della storia.

Il diciassettenne Yazaki Ken, appassionato di musica rock e cinema sperimentale, ribelle e beffardo, sull’onda dei moti studenteschi di quegli anni di cui sono arrivati gli echi anche nel Kyūshū, si mette in testa di organizzare insieme ai suoi compagni le barricate a scuola e poi un festival di musica, teatro e cinema, portando in questo modo una ventata di novità e vitalità in questa cittadina di provincia ai margini.

La musica rock, le contestazioni, la guerra in Vietnam, ma anche il sesso e gli stravolgimenti ormonali dell’adolescenza sono gli assoluti protagonisti delle giornate del protagonista e dei suoi amici, e nonostante l’apparente impegno politico, tutto alla fine sembra ricondursi alla semplice voglia di far baldoria e far colpo sulle ragazze.

Sicuramente uno degli aspetti preponderanti di questo romanzo, come si evince dai titoli dei capitoli, è l’importanza data alla cultura rock, alla musica di origine anglosassone, il rock prima, il punk poi, che ha costituito un’importante influenza per gli autori di quel periodo, diventando in questo modo parte integrante della letteratura degli anni Settanta in Giappone.

Un aspetto che colpisce è sicuramente la forte critica al sistema scolastico giapponese, autoritario e repressivo, che sembra destinato alla mera produzione di automi, una sorta di catena di montaggio in cui non c’è spazio per le proprie aspirazioni e passioni.

Le cose non sembrano essere molto cambiate da allora, il Giappone su molti aspetti rimane un paese estremamente conservatore e restio al cambiamento.

Il romanzo rappresenta da questo punto di vista una un modo per dire che ci si può ribellare agli schemi, protestare e lottare per quello che si ritiene giusto, un messaggio che forse da noi può sembrare piuttosto banale, ma che in una realtà come quella giapponese è quasi sacrilego. Nonostante la tematica, il tono del romanzo riesce sempre a mantenersi leggero e scanzonato, rendendo la lettura molto scorrevole e divertente.

Murakami è noto per il suo stile estremamente provocatorio, ma qui i toni si fanno più leggeri, fornendoci un’accurata istantanea delle dinamiche studentesche e della vita da liceale agli estremi del Giappone, durante gli anni delle contestazioni. Il tutto alla fine si tinge di un’inevitabile nota malinconica, la narrazione di una fase della propria vita come quella adolescenziale ci viene presentata con un disincanto e un tono nostalgico tipico dell’età adulta.



Alcune note su Ryu Murakami

Ryu Murakami nasce a Sasebo (Nagasaki) nel 1952, cresciuto a contatto con una base militare statunitense e quindi con la cultura occidentale, ha debuttato nel 1976 con il romanzo Almost Transparent Blue, vincitore di importanti premi; le opere successive hanno confermato la sua fama di enfant terrible della letteratura nipponica. Ha anche diretto cinque film tratti dai suoi romanzi. I suoi romanzi tradotti in italiano sono Blu quasi trasparente (Atmosphere Libri, 2020), Tokyo Decadence (Mondadori, 2004), Tokyo soup (Mondadori, 2007) e 69 Sixty-Nine (Atmosphere Libri, 2019)


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