RECENSIONE: Un'ombra sul lago (Dario Galimberti)
- Dalla carta allo schermo

- 28 mag
- Tempo di lettura: 5 min


Autore: Dario Galimberti
Editore: Indomitus Publishing, 2023
Pagine: 250
Genere: Narrativa italiana, Gialli
Prezzo: € 14.99
Acquista: Libro
Acquista sito editore: https://www.indomitus-publishing.it/product/un-ombra-sul-lago-dario-galimberti/
Trama
Il delegato di polizia Ezechiele Beretta se ne sta al bar Lugano a gustarsi il primo caffè del mattino, quando il trambusto proveniente dall'esterno attira la sua attenzione. Gli abitanti del malfamato quartiere Sassello avanzano verso il centro della piazza al seguito di Mosè Guerreschi che incede disperato alla ricerca d’aiuto. L’uomo ha aggrappata ai pantaloni la piccola Ombretta e tra le braccia, avvolto da una coperta, il fratellino Agostino esanime.
Il Beretta, costernato dall’incomunicabilità del Guerreschi, afferra il fagotto e si precipita alla ricerca di un medico. Ripresosi da quel brutto momento, Agostino racconta ai gendarmi che il Babau voleva rapirlo e lui è riuscito a salvarsi. Il Beretta, dopo una verifica della testimonianza, archivia il caso come la conseguenza di una marachella finita male.
Pochi giorni dopo, però, quando Ombretta viene rapita in circostanze analoghe, il Beretta maledice le sue conclusioni affrettate e dedica tutte le sue forze per ritrovare la bambina. Tra false piste, intuizioni geniali e squarci sulla vita privata del tormentato protagonista, le indagini procedono frenetiche contro il tempo, mentre ombre sempre più minacciose si allungano sulle acque blu del lago che bagna la città.
Recensione
Con Un’ombra sul lago, Dario Galimberti torna nella Lugano degli anni Trenta e riporta il lettore accanto al delegato Ezechiele Beretta, protagonista già conosciuto nel precedente L’angelo del lago. Questo secondo capitolo della serie mantiene intatta l’atmosfera che aveva reso affascinante il romanzo precedente, ma compie anche un passo ulteriore: la dimensione investigativa si fa più cupa, più dolorosa e più intimamente legata alle contraddizioni sociali e morali del tempo.
Se in L’angelo del lago prevaleva il fascino del mistero classico immerso in una Lugano sospesa tra eleganza borghese e inquietudini sotterranee, in Un’ombra sul lago il tono diventa più oscuro e drammatico. Il lago non è più soltanto uno scenario suggestivo, ma quasi una presenza viva, silenziosa e minacciosa, sulle cui acque sembrano riflettersi le paure di un’intera comunità. Galimberti utilizza ancora una volta l’ambientazione storica non come semplice sfondo decorativo, ma come parte integrante della narrazione: la Svizzera italiana del 1934 appare fragile, attraversata da tensioni politiche, da differenze sociali profonde e da ombre che arrivano dall’Europa del tempo.
Il romanzo si apre con una scena immediatamente potente. Beretta si trova al Bar Lugano quando un gruppo di abitanti del quartiere Sassello invade la piazza accompagnando Mosè Guerreschi, uomo poverissimo e disperato, che porta tra le braccia il figlio Agostino privo di sensi mentre la piccola Ombretta gli resta aggrappata ai pantaloni. Quando il bambino si riprende racconta ai gendarmi che il “Babau” voleva rapirlo, ma Beretta interpreta la vicenda come il frutto di una fantasia infantile o di una bravata degenerata. Sarà proprio questo errore iniziale a tormentarlo quando, pochi giorni dopo, Ombretta scompare davvero in circostanze simili.
Da quel momento il romanzo si trasforma in una corsa contro il tempo che non concede tregua. Beretta non combatte soltanto contro il rapitore, ma anche contro il peso della propria responsabilità. È qui che Galimberti costruisce il vero cuore emotivo del libro: il delegato non è l’investigatore geniale e infallibile tipico di molti thriller contemporanei, ma un uomo segnato dai dubbi, dall’ostinazione e dalla paura di avere sottovalutato un pericolo reale. La sua umanità emerge in ogni scelta e rende il personaggio estremamente credibile.
Rispetto a L’angelo del lago, questo romanzo approfondisce maggiormente la componente psicologica. Beretta appare più tormentato, più vulnerabile e persino più solo. Anche il ritmo narrativo cambia leggermente: l’autore rinuncia spesso al colpo di scena immediato per privilegiare una tensione lenta e costante, fatta di dettagli, intuizioni e atmosfere. È una costruzione narrativa che ricorda il giallo europeo classico, dove l’indagine è importante quanto il contesto umano che la circonda.
Uno degli elementi più riusciti del libro è proprio il contrasto tra la durezza della vicenda e la delicatezza con cui vengono raccontati alcuni personaggi secondari. La famiglia Guerreschi, poverissima e quasi invisibile agli occhi della società cittadina, rappresenta quella parte di mondo dimenticata che il romanzo porta invece al centro della scena. La scomparsa di Ombretta non è soltanto un caso di cronaca: è una ferita collettiva che mette in luce paure profonde e tensioni nascoste.
Galimberti dimostra inoltre una notevole capacità nel fondere il thriller con il romanzo storico. Emergono riferimenti al clima politico europeo degli anni Trenta e alle influenze tedesche che iniziano a insinuarsi anche oltre confine. Alcuni sviluppi dell’indagine conducono infatti verso ambienti oscuri, personaggi ambigui e interessi che vanno ben oltre il semplice rapimento. Questo aspetto amplia il respiro del romanzo e gli conferisce una dimensione quasi inquietante, perché il male raccontato nella storia non appare isolato, ma collegato a qualcosa di più grande e minaccioso.
Dal punto di vista stilistico, Galimberti mantiene una scrittura elegante e molto visiva. Le descrizioni del lago, delle nebbie mattutine, dei quartieri popolari e delle ville affacciate sull’acqua contribuiscono a creare un’atmosfera immersiva e cinematografica. Chi ha apprezzato L’angelo del lago ritroverà qui la stessa attenzione ai dettagli ambientali, ma con un tono più teso e malinconico. In alcuni passaggi il ritmo rallenta volutamente per lasciare spazio all’introspezione e alla ricostruzione storica, ma senza mai perdere del tutto la tensione narrativa.
Interessante anche il modo in cui il romanzo affronta il tema dell’infanzia violata. Il rapimento di Ombretta non viene mai trattato come semplice espediente narrativo: Galimberti riesce a trasmettere il senso di impotenza, paura e rabbia che attraversa la comunità. Il lettore percepisce continuamente il peso del tempo che passa e la possibilità concreta che Beretta arrivi troppo tardi.
Nel confronto con L’angelo del lago, Un’ombra sul lago appare forse meno “classico” nella struttura del mistero, ma più maturo sul piano emotivo e psicologico. Se il primo romanzo colpiva soprattutto per il fascino dell’ambientazione e per la costruzione dell’indagine, questo secondo capitolo aggiunge maggiore profondità ai personaggi e una riflessione più amara sul male, sulla colpa e sui limiti della giustizia.
Si tratta quindi un giallo storico intenso e coinvolgente, capace di unire suspense, ricostruzione d’epoca e introspezione psicologica. Un romanzo che non punta sull’azione frenetica, ma sulla costruzione dell’atmosfera e sul progressivo emergere delle verità nascoste. Ed è proprio questa sua capacità di insinuarsi lentamente nel lettore a renderlo memorabile.
Il romanzo è consigliato agli amanti del giallo storico, delle investigazioni dal ritmo classico e delle atmosfere noir. Piacerà in particolare a chi ha apprezzato L’angelo del lago e desidera ritrovare il delegato Beretta in un’indagine ancora più cupa e complessa. È una lettura ideale anche per chi cerca thriller psicologici ambientati in contesti storici realistici e ricchi di atmosfera, dove il paesaggio e il contesto sociale diventano parte integrante della narrazione.
Alcune note su Dario Galimberti
Dario Galimberti è architetto e vive a Lugano in Svizzera. Già responsabile del corso di laurea in Architettura della Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana e professore in progettazione architettonica. Ha vinto nel 2019 il Premio letterario “Fai viaggiare la tua storia” e nel 2020 il “Premio laghi”. Il suo sito web è https://galimberti.vitruvio.ch



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