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RECENSIONE: Ci basterà mangiare il vento (Gianluca Gotto)




Autore: Gianluca Gotto

Editore: Mondadori, 2026

Pagine: 592

Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo:  € 22.00 (cartaceo), € 13.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook



Trama

Il protagonista di questo romanzo è cresciuto convinto che "casa" possa essere il posto più pericoloso al mondo e che non possa esistere amore senza paura e sofferenza. Ora però, dopo anni di vagabondaggio e di ricerca spirituale, vive a Singapore in un equilibrio all'apparenza perfetto: tai chi all'alba, lavoro da ghostwriter nei café della città, arrampicata in palestra. Conosce a memoria il Dhammapada e si comporta secondo i suoi principi, come un monaco fuori dal tempio. E quando il mondo cerca di turbarlo, si chiude nella sua stanza del vuoto e medita finché non ha lasciato andare ogni sentimento negativo. Sembra esserci riuscito, a tagliare il filo che lo legava alla violenza e al dolore della sua infanzia. Sembra aver spezzato il suo karma familiare, come gli aveva promesso un guru in un ashram indiano. Finché una notte, nell'ascensore di un hotel, incontra Giorgia. Impulsiva, disordinata, incapace di stare da sola, Giorgia rappresenta tutto ciò che lui ha voluto escludere dalla sua vita: le emozioni, il caos, il desiderio, le cose troppo umane, troppo vive. L'amore. E anche se quell'incontro finisce nel modo più inaspettato, nelle sue convinzioni si apre una crepa: a cosa serve dimenticare il dolore del passato se questo significa rifiutare di vivere il presente?


Recensione

Con Ci basterà mangiare il vento, Gianluca Gotto firma un romanzo che rappresenta un'ulteriore evoluzione del suo percorso narrativo. Pur ritrovando i temi che hanno reso riconoscibile la sua scrittura, la ricerca di sé; il viaggio come esperienza interiore; la spiritualità orientale e il desiderio di una vita più autentica, questa volta l'autore costruisce una storia che affonda con maggiore decisione nelle ferite emotive del protagonista, mostrando come il passato continui a esercitare la propria influenza anche quando crediamo di averlo ormai superato.


La vicenda si sviluppa tra Singapore e Torino, due luoghi profondamente diversi che diventano quasi la rappresentazione concreta del mondo interiore del protagonista. Da una parte troviamo una quotidianità costruita con disciplina e controllo, fatta di meditazione, tai chi, lavoro da ghostwriter e una continua ricerca dell'equilibrio; dall'altra emerge il peso di un'infanzia segnata dalla violenza e dalla convinzione che amare significhi inevitabilmente soffrire.


Il protagonista ha trascorso anni cercando di allontanarsi dal dolore. Si è convinto di aver reciso ogni legame con il proprio passato, di aver spezzato quel karma familiare che sembrava condannarlo a ripetere sempre gli stessi schemi. Vive seguendo gli insegnamenti del buddhismo, cerca di osservare le emozioni senza lasciarsene travolgere e ha fatto della razionalità spirituale il proprio rifugio. Tuttavia, l'incontro con Giorgia cambia progressivamente il suo equilibrio.


Giorgia è l'esatto contrario di ciò che lui rappresenta. È spontanea, impulsiva, disordinata, incapace di imprigionare la vita dentro regole prestabilite. La sua presenza diventa una crepa nelle convinzioni del protagonista, costringendolo a interrogarsi su una domanda fondamentale: è davvero possibile vivere evitando il dolore oppure, nel tentativo di proteggerci dalla sofferenza, finiamo per rinunciare anche alla gioia?


È proprio attorno a questo interrogativo che ruota l'intero romanzo. Gotto non costruisce semplicemente una storia d'amore, ma utilizza la relazione tra i due personaggi come strumento per riflettere sulla paura, sull'attaccamento, sull'accettazione dell'imperfezione e sulla necessità di vivere pienamente anche sapendo che tutto, prima o poi, finisce.


Uno degli aspetti più riusciti del libro è proprio la caratterizzazione psicologica del protagonista. Le sue paure risultano credibili, così come il continuo conflitto tra il desiderio di lasciarsi andare e quello di mantenere il controllo assoluto sulle proprie emozioni. Non è un eroe né un personaggio idealizzato: è una persona profondamente ferita che ha imparato a sopravvivere costruendo attorno a sé una corazza fatta di filosofia, meditazione e disciplina. Il romanzo mostra con sensibilità come perfino gli strumenti che ci aiutano a guarire possano trasformarsi, se usati come fuga, in una nuova forma di prigionia.


Anche Giorgia evita di cadere nello stereotipo della figura salvifica. Non arriva nella vita del protagonista per risolvere i suoi problemi, ma per mettere in discussione le sue certezze. La loro relazione procede attraverso incomprensioni, avvicinamenti e momenti di forte intensità emotiva, mantenendo sempre al centro la crescita personale di entrambi.


Lo stile di Gianluca Gotto rimane quello che i suoi lettori conoscono bene: semplice, scorrevole e fortemente orientato alla riflessione. Le pagine scorrono con naturalezza nonostante l'importante mole del romanzo, alternando dialoghi, introspezione e descrizioni che riescono a valorizzare gli ambienti senza risultare ridondanti. Alcuni passaggi assumono quasi il tono di una meditazione, ma vengono inseriti nella narrazione senza interromperne il ritmo.


Il titolo stesso, Ci basterà mangiare il vento, assume nel corso della lettura un significato simbolico molto potente. Non rappresenta un invito a vivere di illusioni o a rinunciare alla concretezza, bensì suggerisce la possibilità di trovare una forma di ricchezza diversa, meno legata al possesso e più vicina all'esperienza del presente. È un'immagine poetica che richiama la leggerezza, ma anche il coraggio di affrontare l'incertezza senza pretendere di controllare ogni cosa.


Il romanzo affronta temi importanti come il trauma, il rapporto con la famiglia, il bisogno di perdono, la paura dell'abbandono, la ricerca dell'equilibrio interiore e il significato dell'amore autentico. Lo fa senza offrire risposte semplicistiche, preferendo accompagnare il lettore in un percorso di domande che spesso continuano a risuonare anche dopo aver chiuso il libro.


Se da un lato alcune riflessioni possono ricordare quelle già presenti nelle opere precedenti dell'autore, in questo romanzo risultano maggiormente integrate nella trama e meno percepite come semplici parentesi filosofiche. La storia acquisisce così una forza narrativa superiore, sostenuta da personaggi che evolvono pagina dopo pagina e da un intreccio emotivo che mantiene vivo l'interesse fino alla conclusione.


Questa è una lettura che invita a rallentare e a osservare con sincerità il modo in cui affrontiamo il dolore e le relazioni. È un romanzo che parla di guarigione, ma soprattutto dell'accettazione della fragilità umana, ricordandoci che vivere davvero significa esporsi inevitabilmente alla possibilità di soffrire. Ed è proprio questa vulnerabilità, anziché la perfezione, a rendere autentica l'esperienza dell'esistenza.


Consigliato a chi ama i romanzi introspettivi, le storie di crescita personale, i percorsi di rinascita emotiva e le letture che intrecciano narrativa contemporanea e riflessioni sulla spiritualità, senza rinunciare al coinvolgimento sentimentale.



Alcune note su Gianluca Gotto

Gianluca Gotto nasce a Torino nel 1990. A vent’anni si trasferisce prima in Australia, poi in Canada. Oggi è uno scrittore appassionato di Oriente, scrive articoli e libri mentre viaggia per il mondo, specialmente in Asia. Sul suo blog e sui suoi canali social condivide insegnamenti zen ed esperienze di vita. Nel 2018 ha raccontato la sua storia nel libro Le coordinate della felicità, a cui hanno fatto seguito i romanzi bestseller Come una notte a Bali (2019), Succede sempre qualcosa di meraviglioso (2021), La Pura Vida (2022) e Verrà l’alba, starai bene (2025), il saggio Profondo come il mare, leggero come il cielo (2023) e Quando inizia la felicità (2024). Il suo TEDx “Come essere felici ogni singolo giorno” è tra i più visualizzati di sempre in lingua italiana.


©2020 di Dalla carta allo schermo.

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