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RECENSIONE: Con affetto immutato (Giulia Bignami)

12 ore fa
Tempo di lettura: 5 min



Autore: Giulia Bignami

Editore: Voland, 2026

Pagine: 240

Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 7.49 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook



Trama

G, professore di neurochirurgia caduto in disgrazia e malato, ha studiato per anni i cervelli e manipolato i ricordi dei suoi pazienti. Attraverso una memoria frammentata e instabile, l’uomo ricostruisce la propria parabola, oscillando tra lucidità scientifica e ossessione personale fino al fatidico incontro con una nuova, inaspettata paziente: Emma. La giovane farmacista riuscirà a turbare la vita e i protocolli clinici del vecchio professore coinvolgendolo in un’intensa quanto controversa storia d’amore, mentre la narrazione si trasforma in un thriller psicologico, dove potere e fragilità, cura e abuso, desiderio e controllo si intrecciano fino a confondersi. Ma chi c’è davvero dietro questa storia? La voce che guida il lettore è anche l’enigma da decifrare.


Recensione

La memoria può essere una forma di salvezza, ma anche una prigione. Può custodire ciò che amiamo, proteggerci dal tempo e restituirci persone e momenti che credevamo perduti, ma può anche diventare qualcosa di manipolabile, di fragile, persino di pericoloso. È proprio intorno a questa ambiguità che Giulia Bignami costruisce Con affetto immutato, un romanzo inquieto e particolare, capace di muoversi tra neuroscienze, ossessione amorosa e thriller psicologico.


Al centro della storia c’è G., un professore di neurochirurgia ormai caduto in disgrazia e afflitto dalla malattia. Per gran parte della sua vita ha studiato il cervello e, soprattutto, la memoria, arrivando a intervenire sui ricordi dei suoi pazienti. Non si tratta, però, semplicemente di un espediente fantascientifico: nella visione di G. il ricordo è materia viva, qualcosa che può essere riattivato, modificato e riconsolidato. La memoria non è dunque un archivio immobile nel quale conserviamo fedelmente ciò che è accaduto, ma un processo complesso, continuamente esposto a trasformazioni.


È un'idea affascinante e allo stesso tempo perturbante, perché Bignami la porta immediatamente sul terreno più delicato possibile: quello dei sentimenti. Se fosse possibile intervenire sui ricordi, potremmo davvero decidere che cosa dimenticare? Potremmo cancellare il dolore provocato da una persona? Potremmo modificare il modo in cui ricordiamo qualcuno che abbiamo amato? E, soprattutto, che cosa rimarrebbe di noi se qualcuno potesse intervenire sulla nostra memoria?


G. è un personaggio che rende queste domande ancora più scomode. È uno scienziato, un uomo abituato a osservare, analizzare e intervenire. Ma la sua conoscenza del cervello non sembra renderlo più capace di comprendere l'altro. Al contrario, proprio il sapere scientifico diventa progressivamente uno strumento attraverso il quale cerca di esercitare controllo. La sua voce è quella di un uomo convinto della propria lucidità, della propria superiorità intellettuale e della capacità di dare una spiegazione razionale anche alle proprie ossessioni.

Poi arriva Emma, una giovane farmacista, e l'equilibrio di G. si incrina.


Il rapporto tra i due diventa il cuore più problematico del romanzo. È una relazione intensa e controversa, nella quale amore, desiderio, dipendenza, potere e controllo finiscono per sovrapporsi. Bignami non racconta semplicemente una storia d'amore: mette sotto osservazione il modo in cui una persona può trasformare il sentimento in possesso e la cura in una forma di dominio.


Ed è proprio qui che questo romanzo diventa particolarmente interessante. Il libro costringe il lettore a interrogarsi sulla distanza che può esistere tra il modo in cui una persona racconta le proprie azioni e ciò che quelle azioni significano realmente. G. possiede una propria versione dei fatti, una narrazione nella quale cerca continuamente di giustificarsi, di ricomporre gli avvenimenti e di attribuire un significato alle proprie scelte. Ma più procede il racconto, più quella sicurezza lascia emergere crepe e contraddizioni.


La memoria frammentata attraverso la quale G. ricostruisce la propria storia diventa così anche uno strumento narrativo. Il lettore non riceve una realtà completamente stabile e ordinata: deve muoversi all'interno dei ricordi del protagonista, seguirne i ragionamenti, accorgersi delle omissioni e soprattutto interrogarsi sull'attendibilità della voce che sta raccontando.


È una scelta che funziona perché trasforma la memoria in qualcosa di più di un semplice tema. La memoria diventa la struttura stessa del romanzo e contribuisce a creare un senso costante di incertezza. Ciò che leggiamo è vero? È una ricostruzione parziale? È una giustificazione? Oppure è una versione dei fatti costruita da qualcuno che ha bisogno di credere alla propria storia?


Bignami riesce inoltre a inserire nel romanzo una componente scientifica che non rimane estranea alla narrazione. Il cervello, le connessioni sinaptiche, il funzionamento della memoria e la possibilità di intervenire sui ricordi diventano parte integrante dell'immaginario del libro. La ricerca scientifica non viene però presentata soltanto come elemento sorprendente: diventa soprattutto una lente attraverso cui osservare la fragilità dell'essere umano.


Perché il vero interrogativo non è soltanto se sia possibile modificare un ricordo, ma cosa accadrebbe se avessimo davvero il potere di farlo.


Potremmo eliminare un dolore senza eliminare anche una parte di noi? Potremmo conservare un amore rendendolo immutabile attraverso la manipolazione della memoria? E un sentimento rimarrebbe autentico se avessimo bisogno di modificare la mente dell'altra persona perché continui a esistere?


Il titolo stesso, Con affetto immutato, acquista allora una sfumatura particolarmente ambigua. L'affetto dovrebbe essere qualcosa di vivo, capace di trasformarsi insieme alle persone e alle esperienze. L'idea di renderlo "immutato" può invece nascondere una volontà di congelare qualcosa, di sottrarlo al cambiamento, quasi di impedire all'altro di essere realmente libero.


È questo uno degli aspetti che ho trovato più interessanti nel romanzo: l'amore non viene contrapposto semplicemente all'odio, ma al bisogno di possesso. E la differenza tra amare qualcuno e volerlo trattenere diventa progressivamente sempre più difficile da ignorare.

La storia assume così i contorni del thriller psicologico, ma senza affidarsi esclusivamente alla suspense. La tensione nasce soprattutto dalla progressiva scoperta di ciò che si nasconde dietro la voce di G. Il vero enigma non riguarda soltanto gli avvenimenti, ma l'uomo che li racconta e il modo in cui sceglie di raccontarli.


In questo senso, Con affetto immutato è anche un romanzo sulla manipolazione del racconto. Non soltanto della memoria, quindi, ma della realtà stessa attraverso le parole. G. cerca di mantenere il controllo non solo sulle persone e sui ricordi, ma anche sulla narrazione della propria vita. E proprio questo tentativo di controllo finisce per coinvolgere il lettore, costringendolo a non accettare passivamente la versione che gli viene proposta.

È una lettura che lascia una certa inquietudine anche dopo aver chiuso il libro, perché porta con sé domande che non riguardano esclusivamente la vicenda di G. ed Emma. Riguardano il nostro rapporto con i ricordi, con il dolore, con l'amore e con quella parte della nostra identità che costruiamo attraverso ciò che ricordiamo.


Giulia Bignami costruisce quindi un romanzo che parte dalla scienza per arrivare alla psicologia e che utilizza una vicenda sentimentale per parlare di potere, vulnerabilità e controllo. Il risultato è una storia che non cerca necessariamente di rassicurare il lettore, ma di metterlo davanti alla complessità di un sentimento che, quando perde il rispetto per l'autonomia dell'altro, può trasformarsi in qualcosa di profondamente diverso dall'amore.

E forse è proprio questa la domanda più inquietante che il romanzo lascia in eredità: quanto può essere ancora amore un sentimento che ha bisogno di cancellare, modificare o controllare la memoria dell'altro per continuare a esistere?


Lo consiglio a chi ama i thriller psicologici che non puntano soltanto sulla suspense, ma utilizzano il mistero per esplorare la mente e le relazioni umane; a chi è interessato ai temi della memoria, delle neuroscienze e della manipolazione; e a chi cerca una storia capace di mettere in discussione il confine tra amore e possesso, cura e controllo.



Alcune note su Giulia Bignami

Giulia Bignami è nata a Milano nel 1990, dopo la laurea in Chimica ha conseguito il dottorato presso l’Università di St Andrews in Scozia per poi trasferirsi a Edimburgo, dove vive e lavora come manager e ricercatrice clinica. Nel 2021 ha esordito con il romanzo autobiografico La zattera astronomica (Baldini+Castoldi), seguito dal romanzo Volevo essere Freddie Mercury (con Massimiliano Parente, La nave di Teseo, 2023) e dalla raccolta di racconti scientifici I gatti lo sanno (Giunti, 2023). Collabora con l’inserto “Domenica” del “Sole 24 Ore”.


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