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RECENSIONE: Concerto in nero. Dieci voci di donne dal Rinascimento (Giorgio Podestà)

2 ore fa
Tempo di lettura: 7 min



Autore: Giorgio Podestà

Editore: Graphe.it, 2026

Pagine: 78

Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo:  € 15.90

Acquista: Libro



Trama

La Storia ha il vizio dell'oblio, soprattutto quando le sue protagoniste sono donne. Concerto in nero di Giorgio Podestà — con la prefazione di Valeria Palumbo e le illustrazioni di Roberto Pasqua — nasce come atto di tardiva, doverosa restituzione: dieci biografie di donne del Rinascimento che la memoria collettiva ha cancellato, ridotto a nota a piè di pagina, o trasformato in ornamento di storie altrui. La chiave narrativa scelta dall'autore è quella della musica: il Canto delle dame, ensemble “segreto” di musiciste voluto dal duca di Ferrara, diventa la metafora portante di qualcosa che non avrebbe dovuto esistere — e invece esistette. Su questo modello, Podestà orchestra le voci di Arabella Stuart, Margherita Farnese, Maria d'Avalos, Jane Grey, Isabella di Morra, Giovanna di Valois, Bianca di Trastámara, Antonia e Parisina Malatesta, Agnese Visconti: donne di rango e di ingegno, accomunate da destini segnati dall'ingiustizia del loro tempo. Il saggio si muove con la fluidità della narrazione letteraria senza rinunciare al rigore storico. Un concerto carico di lutti, sì, ma anche di vitalità, passioni e resistenza silenziosa. Leggere queste pagine è insieme un piacere e un dovere.


Recensione

La Storia non è soltanto ciò che viene ricordato. È anche ciò che, per secoli, è rimasto fuori dai libri, dai racconti, dalla memoria collettiva. E quando a essere dimenticate sono soprattutto le donne, l'oblio non appare più come una semplice casualità, ma come il risultato di un sistema che per lungo tempo ha stabilito chi meritasse di essere raccontato e chi, invece, potesse essere relegato ai margini. È da questa consapevolezza che prende forma il lavoro di Giorgio Podestà, un libro breve nelle dimensioni ma tutt'altro che piccolo per ambizione e intensità.


Il volume propone dieci figure femminili del Rinascimento, donne che hanno attraversato epoche, corti, famiglie e vicende personali molto diverse, ma che condividono una sorte comune: essere state in qualche modo oscurate dalla Storia. Arabella Stuart, Margherita Farnese, Maria d'Avalos, Jane Grey, Isabella di Morra, Giovanna di Valois, Bianca di Trastámara, Antonia e Parisina Malatesta e Agnese Visconti diventano così le protagoniste di un racconto che non vuole semplicemente aggiungere dieci nomi a un elenco di personaggi dimenticati, ma restituire loro una dimensione umana.


Ed è proprio questa, a mio avviso, una delle qualità più interessanti del libro. Podestà non si limita a recuperare delle biografie dal passato, ma prova a farle nuovamente risuonare. La parola "risuonare" non è casuale, perché la musica costituisce il filo conduttore dell'intero progetto. L'autore prende come riferimento il Canto delle dame, un ensemble di sole musiciste voluto dal duca di Ferrara, e costruisce intorno a questa realtà la metafora di un concerto composto da voci diverse, alcune più conosciute, altre quasi completamente soffocate dal tempo.


Il risultato è un libro che parla di donne, ma anche di silenzi. E forse proprio il silenzio è uno dei suoi temi più forti.


Le protagoniste appartengono a un mondo nel quale nascere donna significava spesso vedere la propria esistenza determinata da altri: dalla famiglia, dalle alleanze politiche, dai matrimoni combinati, dalle convenzioni sociali, dalle gerarchie di potere. Il rango, la cultura, l'intelligenza o la sensibilità personale non erano necessariamente sufficienti a garantire libertà. Anzi, in alcuni casi potevano diventare quasi irrilevanti di fronte alle logiche di un'epoca nella quale la vita delle donne era strettamente intrecciata agli interessi degli uomini che le circondavano.


Podestà racconta dunque esistenze segnate dall'ingiustizia, dalla violenza, dall'isolamento e dalla sopraffazione, ma sarebbe riduttivo pensare a queste pagine soltanto come a una successione di tragedie. Dentro le biografie raccontate emergono anche vitalità, passioni, cultura, desiderio, intelligenza e forme di resistenza che non sempre hanno avuto la possibilità di manifestarsi apertamente. È proprio questa complessità a impedire alle protagoniste di trasformarsi in semplici vittime.


Ognuna porta con sé una storia differente e, nello stesso tempo, contribuisce alla costruzione di un discorso più ampio sulla condizione femminile nel Rinascimento. Non è necessario che tutte le vicende producano lo stesso effetto sul lettore: alcune colpiscono per la loro durezza, altre per l'assurdità delle circostanze, altre ancora per il modo in cui una vita dotata di possibilità viene progressivamente schiacciata dalle regole del proprio tempo.

La scelta di affidare il racconto a una struttura quasi musicale è particolarmente efficace perché evita di rendere il libro una semplice raccolta di biografie. Le dieci figure diventano voci differenti di uno stesso concerto. Sono singole esistenze, ma ascoltate insieme producono qualcosa di più: un'immagine collettiva di donne alle quali la Storia non ha concesso lo spazio che avrebbero meritato.


E qui si comprende anche il significato del "nero" evocato dal titolo. È il colore dell'ombra, dell'assenza, del lutto e di ciò che è stato cancellato, ma non necessariamente del silenzio definitivo. Perché queste donne, una volta riportate sulla pagina, tornano a parlare. Non possono modificare ciò che è accaduto loro, naturalmente, ma possono almeno sottrarsi all'ultima ingiustizia: quella di essere dimenticate.


Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente è proprio il rapporto tra rigore storico e scrittura narrativa. Podestà non costruisce un saggio accademico di difficile accesso, ma nemmeno sacrifica la dimensione storica per ottenere una narrazione più spettacolare. Le vicende vengono raccontate con una scrittura fluida, capace di accompagnare il lettore dentro epoche e destini lontani senza appesantire la lettura.


In appena 78 pagine il libro riesce quindi a concentrare una quantità notevole di storie e suggestioni. È una lettura che non richiede necessariamente tempi lunghi, ma che può richiedere un tempo successivo di riflessione. Alcune figure, una volta terminato il capitolo che le riguarda, continuano infatti a rimanere nella mente proprio perché dietro il dato biografico emerge una domanda più generale: quante altre vite sono state cancellate semplicemente perché nessuno ha ritenuto necessario conservarne la memoria?

In questo senso, il libro non parla soltanto del Rinascimento. Parla anche del nostro modo di guardare al passato.


La Storia, infatti, non è mai completamente neutrale nella sua memoria. Ciò che arriva fino a noi dipende da chi ha scritto, conservato, tramandato e selezionato le testimonianze. Recuperare una figura dimenticata significa quindi anche interrogarsi sui meccanismi che hanno prodotto quella dimenticanza. E il lavoro di Podestà acquista valore proprio quando trasforma le dieci biografie in un'occasione per guardare criticamente a ciò che normalmente consideriamo già acquisito.


A rendere ancora più particolare il volume sono le illustrazioni di Roberto Pasqua. Il suo intervento non appare come un semplice elemento decorativo, ma partecipa alla costruzione dell'identità del libro. Le protagoniste ricevono infatti un volto e una presenza visiva, mentre il tema musicale trova una corrispondenza anche nelle immagini attraverso gli strumenti associati alle diverse figure. La viola di Arabella Stuart, la giga di Agnese Visconti e gli altri strumenti diventano così una sorta di contrappunto visivo alle biografie.

È una scelta che trovo particolarmente riuscita perché rafforza la metafora del concerto e permette alle dieci donne di essere percepite non soltanto attraverso le vicende raccontate, ma anche attraverso un'immagine. Il bianco e nero delle illustrazioni dialoga inoltre con l'idea stessa di un "concerto in nero": una dimensione visiva essenziale, sospesa tra presenza e assenza, memoria e oblio.


Il libro riesce così a mettere insieme parole e immagini senza che le une sembrino semplicemente accompagnare le altre. La componente visiva contribuisce invece a costruire quell'atmosfera di ombra e restituzione che attraversa tutto il volume.

Ho trovato particolarmente interessante anche il fatto che la lettura non si esaurisca nel sentimento di indignazione. Sarebbe stato facile costruire un libro basato esclusivamente sulla contrapposizione tra vittime e carnefici, tra donne oppresse e uomini potenti. Podestà sceglie invece di riportare al centro le singole persone e le loro esistenze, permettendo alle protagoniste di riemergere dalla categoria astratta della "donna del Rinascimento" per diventare nuovamente individui.


Ed è forse questo il gesto più importante del libro: restituire individualità.

Perché dimenticare qualcuno significa anche privarlo della propria singolarità. Quando una persona scompare dalla memoria, rimane soltanto una traccia, un nome, una data, una relazione con qualcun altro. Riportarla alla luce significa invece ricostruire, per quanto possibile, la sua voce, i suoi desideri, le sue sofferenze e la sua capacità di esistere al di là del ruolo che la società le aveva assegnato.


La forza di questo saggio sta dunque nella sua capacità di trasformare la ricerca storica in un gesto di memoria. Non pretende di riscrivere il passato, perché il passato non può essere modificato. Può però modificare il modo in cui noi lo guardiamo. E soprattutto può ricordarci che dietro ogni nome dimenticato esiste una persona che un tempo ha vissuto, amato, sofferto, sperato e cercato, in qualche modo, di trovare il proprio spazio.

Leggere queste dieci storie significa allora ascoltare un concerto composto da voci che arrivano da lontano. Sono voci spesso spezzate, talvolta soffocate, in alcuni casi quasi completamente cancellate. Ma proprio perché sono state a lungo messe a tacere, oggi acquistano una forza particolare.


Giorgio Podestà costruisce un libro che non ha bisogno di essere voluminoso per lasciare il segno. La sua brevità è quasi un invito: si può attraversare rapidamente il libro, ma non necessariamente ciò che racconta. Le dieci donne rimangono, una dopo l'altra, come note di una composizione malinconica e insieme vitale, nella quale il dolore non cancella la dignità e l'oblio non riesce a vincere completamente sulla memoria.

Alla fine, ciò che resta è proprio la sensazione di aver ascoltato qualcosa che per troppo tempo era rimasto in silenzio.


E forse è questo il senso più profondo di questo "concerto": non soltanto ricordare dieci donne, ma domandarsi quante altre voci, nella Storia, aspettino ancora qualcuno disposto ad ascoltarle.


Consiglio questo libro a chi ama la storia raccontata attraverso le persone e non soltanto attraverso gli avvenimenti, a chi è interessato alla condizione femminile nel passato e a chi cerca saggi brevi ma capaci di aprire riflessioni più ampie. È una lettura adatta anche a chi non frequenta abitualmente la saggistica storica, perché la scrittura narrativa di Podestà rende il percorso accessibile e coinvolgente. Lo consiglio, inoltre, a chi apprezza quei libri capaci di recuperare dal margine figure dimenticate e di trasformare la lettura in un piccolo esercizio di memoria.


Un libro breve, elegante e necessario, che dimostra come anche una voce rimasta per secoli nell'ombra possa tornare a farsi sentire.



Alcune note su Giorgio Podestà

Giorgio Podestà è scrittore, poeta e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il Premio Strega Ferdinando Camon), ha pubblicato con Graphe.it edizioni la raccolta poetica E fu il giorno in cui abbaiarono rose al tuo sguardo (2019), i saggi Breve storia dei capelli rossi (2020) e Come echi sull'acqua. Note a margine di un lettore appassionato (2024) e ha curato la traduzione di Cristianesimo e poesia di Dana Gioia (2024) e di Su e giù per le strade di Londra di Virginia Woolf (2026). Scrive, inoltre, di letteratura per “Libri e parole”, blog-magazine della casa editrice.

 

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