RECENSIONE: Dove cadono le stelle (Cédric Sapin-Defour)
- Dalla carta allo schermo

- 12 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min


Autore: Cédric Sapin-Defour
Traduttore: Francesco Bruno
Editore: Salani, 2026
Pagine: 368
Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea
Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 10.99 (ebook)
Acquista sito editore: https://www.salani.it/libri/dove-cadono-le-stelle-9788831027915
Trama
Venerdì 12 agosto 2022, in una valle nella provincia di Bolzano, una coppia si lancia in volo con il parapendio. Cédric e Mathilde conoscono bene quelle montagne, hanno compiuto quel gesto molte altre volte. Fino a quel giorno. Cédric si volta, non vede più Mathilde. Nel respiro affannoso degli interminabili minuti che lo portano sul luogo dell'incidente, solo domande: è sopravvissuta? Dove è caduta? È viva? Questo romanzo racconta la storia di due vite unite dal desiderio di libertà e la testimonianza di una convalescenza che richiederà diversi mesi di pazienza, fatica, speranza. Un tempo sospeso in cui Mathilde deve reimparare tutto. Una pagina bianca sulla quale l'amore di Cédric scrive con un'unica certezza a guidarlo: c'è ancora tempo.
Recensione
Questo romanzo prende forma da un evento reale, improvviso e devastante, e che cerca, attraverso la scrittura, di restituirne il senso, o forse semplicemente di abitarlo.
Il punto di partenza è preciso, quasi inciso nella memoria: il 12 agosto 2022. Cédric e Mathilde sono in montagna, condividono una passione che è anche un modo di stare al mondo: il parapendio. È un gesto familiare, ripetuto, che non porta con sé alcuna promessa di pericolo. Eppure, in un attimo, tutto cambia. Durante il volo, Mathilde cade. Non è una caduta simbolica, ma reale, violenta, da grande altezza. Da quel momento, il tempo si spezza.
La forza del libro sta proprio nel modo in cui questo momento viene raccontato. Non come un fatto chiuso, ma come un’esperienza che si dilata e continua a esistere nel presente. L’autore si trova improvvisamente sospeso in una dimensione fatta di incertezza e paura: non sa dove sia esattamente Mathilde, non sa se sia viva, non sa cosa accadrà. Le domande diventano ossessive, ripetitive, quasi fisiche. È una scrittura che non cerca di spiegare, ma di restituire la percezione di quel vuoto.
Quando Mathilde viene ritrovata, viva ma gravemente ferita, il libro non si avvia verso una risoluzione rassicurante. Al contrario, entra in una seconda fase, più lunga e forse ancora più intensa: quella della sopravvivenza. Il corpo di Mathilde è compromesso, segnato dalla caduta. Inizia un percorso di cura e riabilitazione che non ha nulla di lineare. Ogni gesto deve essere riconquistato. Ogni progresso è minimo, fragile, esposto al rischio di regressione.
È in questa parte che il libro trova la sua profondità più autentica. Il racconto si concentra sul tempo lungo della ricostruzione: ospedali, esercizi, tentativi, fatica. Ma soprattutto, si concentra su ciò che accade all’interno della relazione tra Cédric e Mathilde. L’incidente non colpisce solo un corpo: trasforma un legame. L’autore si trova a ridefinire il proprio ruolo, a imparare un modo diverso di essere presente, di amare, di accompagnare.
Il libro non indulge mai nel patetico. La scrittura di Sapin-Defour è essenziale, controllata, quasi trattenuta. Proprio per questo riesce a essere così intensa. Non ci sono grandi dichiarazioni, ma una continua attenzione ai dettagli: un movimento recuperato, una difficoltà, un momento di scoraggiamento, una piccola conquista. È attraverso questi frammenti che emerge la realtà della convalescenza, lontana da ogni rappresentazione semplificata.
Un altro elemento centrale è il modo in cui il tempo viene percepito. Dopo l’incidente, non esiste più un tempo lineare. Il passato ritorna continuamente, il momento della caduta resta presente, quasi irrisolto. Il presente, invece, è fatto di attese e di lentezza. Il futuro è incerto, difficile da immaginare. La narrazione riflette questa condizione: procede per ritorni, per frammenti, per sovrapposizioni.
Eppure, nonostante tutto, il libro non è dominato dalla disperazione. C’è, piuttosto, una forma di resistenza silenziosa. La vita non viene idealizzata, ma nemmeno negata. Si afferma nei gesti più semplici, nella possibilità di continuare, nel tentativo di costruire un nuovo equilibrio. L’amore tra Cédric e Mathilde non è raccontato come qualcosa di immutabile, ma come una realtà che si trasforma, che si adatta, che trova nuove forme.
In questo senso, il romanzo è anche una riflessione sulla fragilità. Mostra quanto sia sottile il confine tra normalità e rottura, quanto tutto possa cambiare in un istante. Ma allo stesso tempo, mostra anche la capacità umana di attraversare quella rottura, di restare, di ricostruire, senza mai cancellare ciò che è stato.
Alla fine della lettura, ciò che rimane non è tanto il ricordo dell’incidente, quanto la traccia di un’esperienza vissuta fino in fondo. È un volume che non cerca di consolare, ma di essere fedele: fedele al dolore, alla fatica, ma anche alla possibilità di continuare.
Una lettura consigliata a chi ama le storie vere, intense e profondamente umane, a chi è interessato ai temi della resilienza e della trasformazione dopo un trauma, e a chi cerca una riflessione autentica sull’amore nella sua dimensione più concreta e quotidiana. È particolarmente adatta a lettori che apprezzano una scrittura sobria, capace di emozionare senza mai forzare il coinvolgimento.
Alcune note su Cédric Sapin-Defour
Cédric Sapin-Defour è scrittore e alpinista. Vive nelle Alpi francesi per alcuni mesi all’anno e il resto del tempo in viaggio. In tutti i suoi scritti ricorre il sogno che ‘gli uomini e la natura imparino a convivere’. Il suo primo romanzo, Il suo odore dopo la pioggia (2024), pubblicato in Italia da Salani, è diventato un successo internazionale tradotto in molti paesi e in fase di adattamento cinematografico.



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