RECENSIONE: Ester T (Marco Erba)


Autore: Marco Erba
Editore: Ancora, 2026
Pagine: 176
Genere: Narrativa italiana, Narrativa per ragazzi
Prezzo: € 15.00
Acquista: Libro
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Trama
Ester, una ragazza che ha qualche complesso fisico e difficoltà a relazionarsi con gli altri, crea un robot che la sostituisca nella vita reale, un robot che si comporti in modo perfetto, per una Ester T (Top). Rinchiusa nella sua cameretta, tramite un visore 3D osserva come si comporta Ester T con i suoi compagni di scuola e nella vita di ogni giorno. Sarà soddisfatta di quello che fa il robot? O prova imbarazzo o invidia per quella vita della quale non è protagonista? Età di lettura: da 7 anni.
Recensione
A volte il desiderio di essere diversi da come siamo nasce molto prima di riuscire a capire che cosa significhi davvero accettarsi. Basta sentirsi fuori posto, avere qualche insicurezza sul proprio aspetto, non sapere come comportarsi con gli altri o avere la sensazione che tutti intorno a noi siano più sicuri, più disinvolti, più capaci di vivere. È proprio da questa fragilità che prende avvio la storia raccontata da Marco Erba in Ester T, un romanzo per ragazzi che utilizza un’idea apparentemente fantascientifica per parlare, in realtà, di qualcosa di molto concreto e quotidiano: il rapporto con noi stessi e con gli altri.
Ester è una ragazza che vive alcune difficoltà nel rapporto con il proprio corpo e nelle relazioni. Invece di affrontare direttamente ciò che la mette in difficoltà, immagina una soluzione radicale: costruire un robot che possa sostituirla nella vita reale. Nasce così Ester T, dove quella “T” richiama l’idea di una Ester “Top”, una versione di sé capace di fare tutto ciò che lei non riesce a fare. Il robot è pensato per essere perfetto, per comportarsi nel modo giusto, per vivere al posto suo quelle situazioni che Ester teme o nelle quali non si sente all’altezza.
La cosa più interessante, però, è che Ester non si limita a mandare il suo alter ego nel mondo. Rimane nella sua cameretta e, attraverso un visore 3D, osserva quello che accade. Guarda Ester T interagire con i compagni di scuola e vivere quelle esperienze che lei stessa avrebbe voluto vivere. E qui l'idea narrativa diventa particolarmente efficace, perché porta Ester davanti a un paradosso: ha finalmente costruito la versione di sé che desiderava, ma quella versione sta vivendo la sua vita al posto suo.
Ed è proprio questa situazione a rendere il romanzo più profondo di quanto potrebbe sembrare a una prima lettura.
Perché cosa significa essere davvero soddisfatti quando qualcun altro, anche se quel “qualcun altro” è una versione artificiale di noi stessi, riesce a fare tutto ciò che noi non abbiamo il coraggio o la capacità di fare? E soprattutto: quanto può essere doloroso guardare da fuori la vita che avremmo voluto vivere?
Erba costruisce così un gioco di specchi nel quale Ester finisce per confrontarsi continuamente con Ester T. La ragazza reale osserva la ragazza artificiale e, inevitabilmente, comincia a misurarsi con lei. Quella che doveva essere una soluzione ai suoi problemi può trasformarsi in una nuova fonte di inquietudine: la versione “perfetta” di sé rischia di diventare proprio il termine di paragone che la fa sentire ancora più inadeguata.
È una dinamica che trovo particolarmente interessante perché, pur partendo da un robot, non appartiene affatto alla fantascienza pura. Il robot è piuttosto uno strumento narrativo attraverso il quale Erba porta all’estremo qualcosa che conosciamo molto bene: il desiderio di presentarci agli altri nella versione migliore possibile.
In questo senso Ester T parla anche del modo in cui oggi costruiamo la nostra immagine. Non abbiamo necessariamente bisogno di un robot per mostrare agli altri una versione modificata di noi stessi. Bastano spesso uno schermo, un profilo social, una fotografia scelta con attenzione, una risposta studiata prima di essere inviata. Il problema non è soltanto apparire diversi: è arrivare a credere che la versione che mostriamo agli altri sia più degna di essere vissuta rispetto a quella reale.
Ed è qui che il romanzo riesce a rivolgersi non soltanto ai ragazzi, ma anche agli adulti.
La tecnologia, infatti, non viene presentata semplicemente come qualcosa di positivo o negativo. Il punto è molto più interessante: cosa succede quando cominciamo a pensare che uno strumento tecnologico possa risolvere anche le nostre difficoltà più profondamente umane? Se possiamo costruire un alter ego capace di parlare al posto nostro, di affrontare le relazioni al posto nostro e di evitare gli errori che noi temiamo di commettere, perché dovremmo ancora metterci in gioco?
La domanda che il romanzo lascia emergere è forse proprio questa: quanto siamo disposti a rinunciare alla nostra vita pur di non rischiare di sbagliare?
Ester T rappresenta la tentazione della perfezione. È la versione di Ester che non dovrebbe avere paura, che dovrebbe sapere sempre cosa fare, che può affrontare il mondo senza portarsi dietro tutte quelle fragilità che rendono difficile la vita della protagonista. Ma proprio per questo il robot mette in evidenza qualcosa che spesso dimentichiamo: essere umani significa anche essere imperfetti, cambiare idea, sbagliare, provare imbarazzo, essere delusi, chiedere scusa, perdonare e lasciarsi sorprendere dagli altri.
L'autore collega infatti il tema della tecnologia a quello delle relazioni. Nel percorso di Ester entrano questioni come il ritiro sociale, la difficoltà di incontrare davvero gli altri, il tradimento e il perdono, ma soprattutto la riscoperta dell’unicità delle persone. Sono temi che non vengono aggiunti semplicemente per rendere il romanzo “educativo”: sono parte della domanda centrale della storia, quella che riguarda ciò che perdiamo quando cerchiamo di eliminare dalla nostra esperienza tutto ciò che ci mette in difficoltà.
E forse è proprio questo l'aspetto che ho apprezzato maggiormente.
Ester T non dice semplicemente ai ragazzi che devono uscire dalla loro cameretta o che la tecnologia è pericolosa. Un messaggio del genere sarebbe troppo semplice. Il romanzo parte invece da una fragilità comprensibile: il desiderio di non sentirsi giudicati, la paura di non essere abbastanza, la fatica di stare dentro alle relazioni. E prova a chiedersi che cosa accadrebbe se potessimo davvero cancellare tutte queste difficoltà.
La risposta non è rassicurante, perché eliminare la possibilità di sbagliare significa anche eliminare una parte fondamentale dell’esperienza umana.
Mi è piaciuto, inoltre, il modo in cui Erba affronta il rapporto tra Ester e la sua controparte artificiale. L'idea di una ragazza che osserva attraverso un visore la propria versione “migliore” crea una situazione narrativa capace di suscitare contemporaneamente curiosità e disagio. Ester è protagonista e spettatrice della propria vita allo stesso tempo. E più osserva Ester T, più diventa difficile stabilire chi delle due stia davvero vivendo.
È una domanda semplice, ma tutt’altro che banale.
Perché una persona non è soltanto ciò che gli altri vedono. Non è la somma delle proprie prestazioni, delle proprie capacità o del successo che riesce a ottenere nelle relazioni. E forse non è nemmeno la versione di sé che vorrebbe diventare.
La vera Ester, con le sue insicurezze e le sue difficoltà, è anche quella che può cambiare, imparare e costruire rapporti autentici. Ester T, per quanto possa sembrare più efficace e sicura, nasce invece da un progetto: quello di eliminare tutto ciò che nella protagonista viene percepito come un difetto.
Ed è proprio qui che il romanzo assume una dimensione molto attuale. In un momento in cui l'intelligenza artificiale e le tecnologie capaci di modificare, sostituire o potenziare le nostre capacità fanno sempre più parte della quotidianità, Erba sceglie di non concentrarsi sulla tecnologia in sé, ma sulle conseguenze che può avere sul modo in cui guardiamo noi stessi e gli altri.
La tecnologia diventa quindi uno specchio. E quello che riflette non è necessariamente ciò che vorremmo vedere.
Ho trovato Ester T un libro interessante soprattutto perché riesce a parlare ai giovani senza trattarli come lettori da educare attraverso una morale già pronta. La storia offre una situazione concreta e lascia che siano le domande nate dalle vicende di Ester a condurre il lettore verso temi più ampi: l'autostima, il bisogno di essere accettati, la paura del giudizio, la solitudine, il desiderio di essere diversi e il valore delle relazioni reali.
È un romanzo che può funzionare particolarmente bene anche in un contesto scolastico, proprio perché offre molti spunti di discussione senza esaurirsi nella semplice riflessione sull'intelligenza artificiale. Dietro il robot c'è infatti una domanda molto più antica: che cosa succede quando smettiamo di accettare la persona che siamo perché vorremmo essere qualcun altro?
E forse la risposta più importante del libro sta proprio nel recupero dell'imperfezione. Non perché le fragilità debbano essere romanticizzate o considerate belle per forza, ma perché fanno parte della nostra storia e possono diventare il punto da cui iniziare a costruire relazioni più autentiche.
Marco Erba sceglie dunque una storia accessibile, con un'idea narrativa immediata e contemporanea, per affrontare questioni tutt'altro che semplici. Ester T è un romanzo rivolto soprattutto ai ragazzi, ma non è difficile immaginare un adulto mentre si riconosce nelle domande della protagonista. Perché il desiderio di essere una versione più sicura, più interessante o più perfetta di noi stessi non appartiene soltanto all'adolescenza.
Alla fine, ciò che rimane è una riflessione sul coraggio di esserci. Non necessariamente nella versione migliore di noi stessi, ma in quella vera. Con le paure, gli errori, le relazioni complicate e anche con la possibilità di cambiare.
Ed è forse questo il messaggio più bello che si può portare fuori dalle pagine: nessuna versione perfetta di noi può vivere al nostro posto.
Lo consiglio soprattutto ai ragazzi e alle ragazze della scuola secondaria, ma anche a genitori, insegnanti ed educatori che vogliono affrontare con i più giovani il rapporto tra tecnologia, identità, socialità e intelligenza artificiale. È una lettura adatta anche agli adulti che hanno voglia di interrogarsi sul modo in cui oggi costruiamo la nostra immagine e sulle relazioni che rischiamo di sostituire con quelle mediate dagli schermi.
Alcune note su Marco Erba
Elena Soprano ha esordito nel 1994 con il romanzo La Maschera, premio Lerici Opera Prima, pubblicato da Archinto e poi da Baldini e Castoldi, tradotto in cinque Paesi. Scrive per grandi e per piccoli, ha pubblicato, tra gli altri, con Topipittori, La Tartaruga, Il Capitello, San Paolo. Ha scritto testi radiofonici per la Rai, la Radio Svizzera Italiana e poi fumetti, fiabe e racconti per quotidiani e periodici. Si occupa di critica di letteratura per l’infanzia e laboratori di lettura. Nella vita diurna è una maestra.




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