RECENSIONE: Il rovescio di un biblista. Lessico spirituale del tennis (Ludwig Monti)


Autore: Ludwig Monti
Editore: EDB, 2026
Pagine: 144
Genere: Spiritualità
Prezzo: € 15.00
Acquista: Libro
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Trama
Attraverso i 50 lemmi che compongono questo lessico si può passeggiare godendo di panorami vari e sorprendenti. Si possono schivare pozzanghere nella terra battuta o attraversare campi di cemento assolati, incontrare i protagonisti della storia del tennis mondiale seduti a bordo campo accanto a una folla di profeti, a Gesù di Nazaret e ai padri del deserto. Di certo si scorgerà su più di un sentiero Roger Federer, presenza costante che ricorda continuamente al lettore come sia inevitabile amare la bellezza. Oppure ci si può fermare, fare una sosta tra un lemma e l’altro, e scoprire quanto la voce del sapiente Qohelet sappia ancora arrivare al cuore di ognuno e trasformare delle semplici parole in un lessico famigliare. La Bibbia e il tennis in questo libro si parlano e ci parlano: dalla “a” di Altalena alla “z” di Zen si snoda un viaggio fra decine di match in cui la corrispondenza fra gioco e vita è troppo perfetta per non cogliervi la potenza dello Spirito. Prefazione di Stefano Semeraro.
Recensione
A volte basta cambiare prospettiva per scoprire che due mondi apparentemente lontanissimi hanno in realtà moltissimo da dirsi. È quello che accade in questo libro di Ludwig Monti, dove la Bibbia e il tennis si incontrano in maniera sorprendente, dando vita a un percorso di riflessione che parte dal campo da gioco per arrivare a interrogare la vita, le relazioni, la spiritualità e persino il modo in cui guardiamo noi stessi.
L'idea alla base del libro è originale e, proprio per questo, incuriosisce fin dalle prime pagine: Monti costruisce un vero e proprio lessico spirituale del tennis attraverso 50 lemmi, seguendo un percorso alfabetico che va dalla "A" di Altalena alla "Z" di Zen. Non si tratta, però, di un semplice gioco letterario costruito intorno alle parole del tennis. L'autore utilizza il linguaggio, le situazioni e le dinamiche di questo sport per aprire continuamente finestre sulla Bibbia e sull'esperienza spirituale.
Il risultato è un libro difficile da incasellare in un unico genere. Non è un saggio sul tennis nel senso tradizionale del termine, così come non è un commento biblico. È piuttosto un viaggio personale nel quale il campo da tennis diventa uno spazio privilegiato per osservare l'essere umano e le sue contraddizioni. La partita, con le sue regole, le sue attese, i suoi momenti di difficoltà e le sue continue ripartenze, diventa una metafora capace di parlare anche di ciò che accade lontano dalla rete.
Uno degli aspetti che ho trovato più interessanti è proprio questa capacità di Monti di prendere qualcosa di estremamente concreto (una racchetta, una palla, un campo, un avversario, un gesto tecnico) e trasformarlo in occasione di riflessione. Il tennis, soprattutto quando viene vissuto individualmente, mette il giocatore davanti a una responsabilità molto particolare: bisogna affrontare l'avversario, ma allo stesso tempo bisogna fare i conti con se stessi. Con la paura di sbagliare, con la pressione, con la necessità di ricominciare dopo un punto perso, con la capacità di accettare che una partita non si può mai considerare conclusa prima dell'ultimo punto.
Ed è proprio qui che il dialogo con la Bibbia diventa interessante.
Monti non cerca necessariamente corrispondenze immediate o semplicistiche. Piuttosto, lascia che i due linguaggi si incontrino e si illuminino a vicenda. Nel libro compaiono protagonisti della storia del tennis insieme a profeti, a Gesù di Nazaret e ai padri del deserto. È un accostamento che potrebbe sembrare straniante, ma che diventa progressivamente naturale proprio perché l'autore non considera il tennis soltanto come uno sport.
In questa prospettiva assume un ruolo particolare anche Roger Federer, presenza ricorrente nel percorso del libro e figura attraverso la quale Monti richiama continuamente il tema della bellezza. È forse uno degli elementi più affascinanti dell'intera operazione: il tennis non viene guardato esclusivamente attraverso la lente della competizione e del risultato, ma anche attraverso quella della bellezza del gesto, dell'eleganza, della precisione e di ciò che riesce a superare la semplice dimensione utilitaristica dello sport.
E qui il libro comincia a parlare anche a chi non è necessariamente appassionato di tennis.
Perché il vero tema, alla fine, non è soltanto il tennis. È la possibilità di utilizzare ciò che amiamo e ciò che conosciamo per interrogarci su qualcosa di più grande. Un campo da tennis può diventare così un luogo metaforico nel quale riflettere sulla vita, sulle sconfitte, sulle ripartenze, sul rapporto con l'altro e con noi stessi.
Molto interessante è anche la presenza di Qohelet, il sapiente biblico che Monti richiama nel corso del suo percorso. La sua voce, con la sua particolare capacità di interrogare il senso delle cose e dell'esistenza, si inserisce perfettamente in questo dialogo tra sport e spiritualità. Le parole bibliche non vengono trattate come formule astratte, ma tornano a confrontarsi con la vita concreta. È proprio questo uno dei punti di forza del libro: la Bibbia non viene presentata come qualcosa di lontano e immobile, ma come una parola capace ancora oggi di entrare nelle esperienze quotidiane.
Il libro procede quindi per associazioni, incontri, intuizioni e corrispondenze. È un testo che invita a fermarsi, più che a correre verso una conclusione. La struttura a lemmi favorisce proprio questo tipo di lettura: non è indispensabile affrontarlo tutto d'un fiato. Si può leggere una voce, lasciarla sedimentare, magari tornare indietro oppure riprendere il percorso da un'altra lettera.
È una scelta che trovo particolarmente adatta alla natura del libro, perché alcune riflessioni sembrano chiedere al lettore proprio questo: una pausa.
Il titolo stesso, con quel riferimento al "rovescio", contiene già una delle chiavi di lettura dell'opera. Nel tennis il rovescio è un gesto tecnico fondamentale, ma qui diventa anche un invito a guardare le cose dall'altra parte, da un'angolazione diversa. Il rovescio del biblista è dunque anche il suo modo di uscire dal terreno più consueto della riflessione biblica per confrontarsi con un universo apparentemente distante. E, nello stesso tempo, è un invito al lettore a scoprire il "rovescio" delle cose che crede di conoscere.
Questa è probabilmente la caratteristica che rende il libro più personale: Monti non nasconde il proprio amore per il tennis e lo mette in dialogo con la sua competenza di biblista. Le due dimensioni non vengono tenute separate, ma diventano parte dello stesso sguardo. Il tennis è il linguaggio attraverso il quale l'autore prova a raccontare e a interrogare l'esperienza spirituale.
Non è quindi necessario essere esperti di Sacra Scrittura per avvicinarsi a queste pagine, così come non è indispensabile conoscere a memoria la storia del tennis. Naturalmente, chi possiede entrambe le sensibilità potrà cogliere una quantità maggiore di riferimenti e sfumature, ma il libro funziona soprattutto quando riesce a trasformare il particolare in qualcosa di universale.
Mi è piaciuto soprattutto questo tentativo di sottrarre la spiritualità a un linguaggio esclusivamente astratto. In queste pagine la riflessione passa attraverso un'esperienza concreta, fisica, fatta di movimento, fatica, equilibrio, errore e bellezza. Il campo da gioco diventa quasi un laboratorio nel quale osservare l'essere umano mentre cerca di misurarsi con i propri limiti.
E forse è proprio questo il punto d'incontro più riuscito tra tennis e Bibbia: entrambi, in modi completamente diversi, parlano dell'uomo.
Parlano della sua fragilità e della sua capacità di rialzarsi, del desiderio di riuscire e della necessità di accettare la sconfitta, della solitudine e dell'incontro con l'altro. Parlano della ricerca di un equilibrio che non è mai definitivamente conquistato. E parlano anche della possibilità di ricominciare.
Il libro di Monti ha inoltre il merito di non voler trasformare ogni partita in una lezione morale. Il suo approccio è più curioso e personale: osservare, accostare, mettere in relazione. È proprio questa libertà a rendere la lettura interessante, perché il lettore viene invitato a compiere a sua volta i propri collegamenti.
Alla fine, quello che rimane non è soltanto una serie di curiosità sul tennis o di riferimenti biblici. Rimane soprattutto la sensazione che la spiritualità possa essere cercata anche nei luoghi meno prevedibili e che un'esperienza apparentemente ordinaria possa diventare occasione per interrogarsi sulle domande fondamentali dell'esistenza.
È un libro particolare, originale e sicuramente fuori dagli schemi. Richiede un lettore disposto a lasciarsi accompagnare da associazioni talvolta sorprendenti e a non cercare necessariamente una trama o una progressione narrativa tradizionale. In cambio offre una lettura che può essere affrontata lentamente, scegliendo le proprie "partite", fermandosi sui lemmi che più incuriosiscono e lasciando che alcune immagini continuino a lavorare anche dopo aver chiuso il libro.
Personalmente ho apprezzato soprattutto la capacità di Ludwig Monti di trasformare una passione personale in uno strumento di riflessione. Il tennis diventa così qualcosa di più di uno sport e la Bibbia qualcosa di più di un testo da interpretare: entrambi diventano territori attraverso i quali osservare la complessità dell'esistenza.
Un libro che non pretende di dare risposte definitive, ma che invita a cambiare prospettiva. E forse, proprio come accade durante una partita, anche nella lettura può essere decisivo quel piccolo movimento che permette di vedere la palla arrivare da un'altra angolazione.
Consiglio questo libro a chi ama il tennis e vuole avvicinarsi a questo sport attraverso una prospettiva insolita, ma anche a chi è interessato alla Bibbia, alla spiritualità e alla riflessione sull'esistenza. Può essere una lettura particolarmente interessante per chi apprezza i libri capaci di mettere in dialogo discipline e linguaggi diversi e per chi cerca un testo da leggere lentamente, lasciandosi sorprendere dalle associazioni tra sport, vita e dimensione spirituale.
Alcune note su Ludwig Monti
Ludwig Monti, monaco della Comunità di Bose, è dottore di ricerca in Ebraistica




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