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RECENSIONE: In fondo al fiume Tigri dorme una canzone (Usama Al Shahmani)




Autore: Usama Al Shahmani

Traduttore: Marco Zapparoli

Editore: Marcos y Marcos, 2026

Pagine: 192

Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo:  € 18.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook



Trama

Gadi insegna lingua ebraica a Zurigo. Dopo trent’anni di silenzio e completo distacco dal padre Zakai, torna in Israele per recarsi al suo capezzale insieme alla sorella Tamar. In eredità, fra le altre cose, riceve una borsa piena di quaderni e un ultimo desiderio: che le sue ceneri per metà vengano interrate a Gerusalemme, per metà disperse sotto il vecchio ponte sul fiume Tigri, a Bagdad. Tra le carte di Zakai, Gadi scopre il suo passato, ma soprattutto un capitolo oscuro della storia irachena: le persecuzioni e l’espulsione degli ebrei dall’Iraq, con la complicità dei nazisti. Scopre inoltre l’amicizia fra il nonno Ezra e Arman – un commerciante musulmano – e il loro patto segreto che permise alla sua famiglia di avere un nuovo inizio in Israele.


Recensione

Ci sono romanzi che cercano di ricostruire una storia, e altri che tentano qualcosa di più fragile e ambizioso: restituire ciò che della storia è rimasto in frantumi. In fondo al fiume Tigri dorme una canzone appartiene senza esitazione a questa seconda categoria. È un libro che non procede per certezze, ma per tracce, lacune, testimonianze parziali. Un romanzo che, più che raccontare, interroga.


Al centro della narrazione c’è Gadi, docente universitario che vive a Zurigo, lontano da una parte fondamentale della propria identità. La morte del padre, Zakai, con cui aveva interrotto ogni rapporto, lo costringe a confrontarsi con un passato che aveva scelto di non guardare. L’eredità che riceve non è solo materiale: una valigia piena di quaderni, appunti e memorie diventa il punto di accesso a una storia familiare rimossa, ma anche a un intero capitolo dimenticato della storia irachena.


È proprio questa struttura a rendere il romanzo particolarmente stratificato. Da un lato il presente di Gadi, segnato da distanza, esitazione e una certa incapacità di elaborare il rapporto con il padre; dall’altro, le parole di Zakai, che ricostruiscono un’infanzia e una giovinezza nella Baghdad ebraica, prima che la persecuzione e l’antisemitismo portassero alla dissoluzione di quella comunità.


Le memorie del padre non sono semplici ricordi nostalgici: sono documenti emotivi e storici insieme, capaci di restituire la vita quotidiana, ma anche la progressiva trasformazione di un contesto che diventa sempre più ostile. Il romanzo mette in luce come la storia degli ebrei iracheni sia stata segnata da tensioni politiche e culturali che hanno portato a una frattura irreversibile.


Il viaggio che Gadi intraprende, da Zurigo a Gerusalemme e infine a Baghdad, non è solo geografico. È un attraversamento identitario, un tentativo di dare un senso a una frattura. Il desiderio del padre di avere le proprie ceneri disperse nel Tigri diventa così un gesto simbolico potentissimo: un ritorno impossibile, ma necessario, verso una terra che è insieme origine e perdita.


A Baghdad, Gadi entra in contatto con figure che ampliano e complicano la sua comprensione del passato, tra cui una delle ultime ebree rimaste nel paese. Attraverso queste voci, il romanzo costruisce una memoria plurale, mai definitiva, sempre in tensione tra ciò che si ricorda e ciò che è stato cancellato.


Uno degli aspetti più interessanti del libro è il suo muoversi proprio dove le narrazioni ufficiali si interrompono. Al Shahmani non offre una ricostruzione lineare, ma un mosaico di frammenti: diari, ricordi, dialoghi, spostamenti. Il risultato è una narrazione che richiede partecipazione attiva, perché il lettore è chiamato a colmare vuoti e a orientarsi in una memoria non ordinata.


Dal punto di vista stilistico, la scrittura è essenziale ma attraversata da una forte componente poetica. Non è mai ridondante, eppure riesce a evocare immagini vivide e persistenti. La lingua sembra trattenere qualcosa, come se rispettasse il peso di ciò che racconta. Questa tensione tra sobrietà e intensità contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, quasi meditativa.


Il romanzo si distingue anche per la sua capacità di mettere in dialogo dimensione privata e storia globale. Il rapporto padre-figlio, con le sue incomprensioni e i suoi silenzi, diventa il punto di accesso a questioni molto più ampie: l’esilio, la perdita di una patria, la costruzione dell’identità in contesti diasporici.


Non mancano elementi di complessità. La ricchezza delle informazioni storiche può rallentare il ritmo, e la struttura frammentaria richiede attenzione. Ma è proprio questa scelta a rendere il libro coerente con il suo tema centrale: la memoria non è mai ordinata, né completa.


Il titolo racchiude il senso profondo dell’opera. La “canzone” che dorme nel fondo del Tigri è la memoria di un mondo sommerso, che non è scomparso del tutto, ma continua a esistere sotto la superficie. È una metafora potente di ciò che il romanzo tenta di fare: ascoltare ciò che è rimasto in silenzio, dare voce a ciò che rischia di essere dimenticato.


Consigliato a chi ama la narrativa letteraria di forte spessore storico e umano, a chi è interessato ai temi dell’esilio, della memoria e dell’identità, e a chi apprezza romanzi costruiti per stratificazioni più che per linearità. Meno adatto a chi cerca una trama veloce o fortemente orientata all’azione.



Alcune note su Usama Al Shahmani

Usama Al Shahmani è Nato a Bagdad nel 1971, si è dedicato alla letteratura e alla poesia araba, pubblicando alcuni saggi. Rifugiato in Svizzera anche a causa di una pièce teatrale che criticava aspramente il regime iracheno, ha tradotto in arabo pensatori del calibro di Schleiermacher e Habermas e ha cominciato a scrivere in tedesco. Il suo romanzo d’esordio, In terra straniera gli alberi parlano arabo, è stato accolto con entusiasmo sia nell’edizione originale (ristampata ben dieci volte, pluripremiata e menzionata dall’Associazione librai tra i libri migliori dell’anno) sia nella nostra traduzione italiana. Con Marcos y Marcos ha pubblicato anche i successivi, La piuma cadendo impara a volare e Quando migrano, gli uccelli sanno dove andare.


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