RECENSIONE: In questa casa c'è un segreto. Lettura junghiana di dimore fiabesche (Matilde Morrone Mozzi)
- Dalla carta allo schermo

- 12 minuti fa
- Tempo di lettura: 4 min


Autore: Matilde Morrone Mozzi
Editore: eum, 2025
Pagine: 122
Genere: Saggi, Psicologia
Prezzo: € 12.00
Acquista: Libro
Acquista sito editore: https://eum.unimc.it/it/catalogo/in-questa-casa-c-un-segreto/1014
Trama
"In questa casa c'è un segreto" poggia, come ogni casa, su fondamenta: motivi e temi della psicologia del profondo di C. G. Jung vengono qui rivisitati narrativamente e corredati da brani attinti dal patrimonio fiabesco. L'eroe di fiaba, disperso o rifugiato nel bosco, si imbatte nel suo vagare in casupole o magioni in cui trova provvisoria accoglienza. Si pongono queste dimore non come puri luoghi geografici, ma rappresentazioni simboliche: immaginari punti d'arresto, luoghi di sosta in cui il cammino di chi è per via momentaneamente si interrompe, decisive al volto di chi vi transita, al suo disegno o progetto di sé. Da lì uscirà trasformato. La lezione delle fiabe è presentata sotto un duplice punto di vista, come se contenesse fin dall'inizio anche il suo opposto. Interroga il viandante su se stesso, e con lui anche noi che leggiamo. Dice: "Ti sei fatto questa domanda?". Apertura a un gioco di temi che racchiudono altri temi per un possibile itinerario interiore. Postfazione di Arianna Fermani.
Recensione
Questo saggio ci accompagna dentro la storie stessa, come se ci invitasse a varcare una soglia. Non è un semplice libro sulle fiabe, né un esercizio di interpretazione simbolica nel senso più tradizionale: è piuttosto un percorso, quasi un’esperienza di attraversamento, in cui il lettore viene chiamato a entrare, sostare, osservare e, in qualche modo, trasformarsi.
Il fulcro del libro è l’immagine della casa nelle fiabe. Non la casa come sfondo, ma come luogo carico di tensione simbolica, spazio vivo e ambiguo. Le dimore che compaiono nei racconti tradizionali, capanne, castelli, abitazioni isolate nel bosco, vengono lette come vere e proprie soglie psichiche. Chi vi entra non lo fa mai per caso, e soprattutto non ne esce mai identico a prima. La casa diventa così un momento cruciale del percorso narrativo: un punto di arresto che è anche un punto di svolta.
L’autrice costruisce il suo discorso muovendosi all’interno della prospettiva junghiana, ma senza irrigidirsi in un linguaggio tecnico o accademico. Piuttosto, utilizza gli strumenti della psicologia analitica per restituire profondità alle immagini, lasciandole però respirare. È evidente che il riferimento è alla dimensione archetipica: le fiabe vengono considerate come depositi di simboli universali, capaci di parlare ancora oggi alla nostra interiorità. Tuttavia, ciò che colpisce è la scelta di non “chiudere” mai il significato. Ogni casa, ogni scena, ogni incontro resta aperto, come se contenesse sempre qualcosa di ulteriore, di non completamente dicibile.
Uno degli aspetti più interessanti del libro è proprio l’insistenza sulla sosta. Nelle fiabe, i personaggi arrivano spesso a una casa in momenti di smarrimento, di passaggio, di crisi. Si fermano, entrano, incontrano qualcuno o qualcosa. È in questa sospensione che accade l’essenziale. Morrone Mozzi invita il lettore a fare lo stesso: non affrettarsi a interpretare, non ridurre subito l’immagine a un significato univoco, ma restare dentro la scena, lasciarsi interrogare. In questo senso, la lettura diventa quasi un esercizio di attenzione, un modo per recuperare un rapporto più lento e profondo con il simbolo.
Le case fiabesche che emergono nel libro non sono mai semplicemente accoglienti o minacciose: sono entrambe le cose. Possono offrire riparo e al tempo stesso nascondere un pericolo; possono rappresentare un luogo di cura oppure una prova da affrontare. Questa ambivalenza è centrale e attraversa tutto il testo. Nulla è mai del tutto rassicurante, ma nulla è nemmeno completamente ostile. È proprio in questa tensione che si gioca il senso dell’esperienza: il protagonista e, per riflesso, il lettore è chiamato a confrontarsi con ciò che non è immediatamente comprensibile.
La scrittura accompagna perfettamente questo movimento. Non è mai fredda o distaccata, ma nemmeno eccessivamente emotiva. Si mantiene in un equilibrio sottile tra riflessione e evocazione. Ci sono pagine in cui l’analisi si fa più esplicita, e altre in cui prevale una dimensione quasi narrativa, come se il discorso stesso seguisse il ritmo delle fiabe. Questo rende la lettura coinvolgente, ma anche esigente: non è un libro da consumare rapidamente, richiede tempo, ritorni, pause.
Un altro elemento significativo è il modo in cui il testo mette in discussione l’idea di interpretazione come decifrazione definitiva. Qui non si tratta di “spiegare” le fiabe una volta per tutte, ma di entrare in relazione con esse. Le immagini non sono enigmi da risolvere, bensì realtà da attraversare. In questo senso, il libro si pone quasi in contrasto con certe letture troppo schematiche del simbolo, restituendo invece alla fiaba la sua natura inquieta, mobile, sfuggente.
Leggendo, si ha spesso l’impressione che le case descritte non appartengano soltanto ai racconti, ma anche a una geografia interiore. Sono luoghi che, in qualche modo, riconosciamo, anche senza averli mai visti. E forse è proprio questo il “segreto” a cui allude il titolo: non qualcosa da scoprire una volta per tutte, ma una dimensione che si rivela solo a chi è disposto a entrare e a restare.
Si tratta quindi di un libro che lavora in profondità. Non cerca l’effetto immediato, non offre interpretazioni rassicuranti, ma costruisce un dialogo lento e persistente con il lettore. È un invito a cambiare postura: a leggere non per capire subito, ma per lasciarsi trasformare dall’incontro con le immagini.
Non è una lettura per tutti, e non vuole esserlo. Ma per chi accetta la sfida, può diventare un’esperienza significativa, capace di riattivare il rapporto con le fiabe in modo inatteso e, in molti casi, sorprendentemente attuale.
Un testo consigliato a chi è interessato alla simbologia, alla psicologia del profondo e alla lettura delle fiabe in chiave non convenzionale. È particolarmente adatto a lettori pazienti, disposti a soffermarsi e a rileggere, e a chi cerca nei libri non solo contenuti, ma esperienze di riflessione. Può risultare meno accessibile per chi preferisce testi più lineari o introduttivi.
Alcune note su Matilde Morrone Mozzi
Matilde Morrone Mozzi vive a Fermo, ha svolto la sua attività di ricercatrice e docente presso le università di Macerata e Urbino. Tra le sue pubblicazioni: Luoghi del desiderio. Percorsi dell’individuazione personale, Cittadella Editrice 2002; Sversi (volume di poesie e racconti), eum 2014; Bestiario. Libro degli animali simbolici in C.G. Jung (eum 2015) e Il segreto di Augusta (con Maria Letizia Perri, Zefiro 2022).



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