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RECENSIONE: L'Ammiraglio (Giosuè Calaciura)




Autore: Giosuè Calaciura

Editore: Sellerio Editore Palermo, 2025

Pagine: 240

Genere: Narrativa italiana, Narrativa Storica

Prezzo: € 16.00 (cartaceo), € 10.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook



Trama

Il nuovo romanzo di Giosuè Calaciura ha al centro Cristoforo Colombo, l’Ammiraglio, una figura storica colossale e discussa, un eroe dell’esplorazione e l’iniziatore dell’oppressione coloniale, il portatore della civiltà occidentale nelle Americhe e al tempo stesso colui che avvia un genocidio, sancendo l’imperialismo, il razzismo e la soppressione culturale. Nel romanzo la fedeltà ai fatti e alle cronache colombiane – fondata sul diario di bordo, sugli atti del processo a Colombo dell’inquisitore Bobadilla – è infiltrata da ammiccamenti letterari, evangelici, fantascientifici che distorcono la realtà storica portandola altrove. Vi si racconta l’organizzazione del viaggio, la ferocia della conquista, la superiorità tecnica, la tecnologia come scelta di sopraffazione, lo schiavismo, la violenza come strumento esclusivo e definitivo del rapporto dell’Occidente verso gli «altri», sia indios che europei non maggiorenti. E poi c’è un’altra vicenda, picara, stracciona, ironica e irriverente, come dei sipari tra un capitolo e l’altro della conquista. La traversata epica, temeraria, pazza, sostenuta senza controprova da ipotesi e vaghe congetture, da pratiche magico-religiose, dalla folle immaginazione dell’Ammiraglio come un Don Chisciotte oceanico infarcito di troppe letture. Ma la conquista delle Indie rimane una sorta di «manuale» aggiornatissimo sulla violenza dell’oggi, sulla perdita di ogni sentimento della giustizia (umana e giurisprudenziale) e della pietà; è il prototipo della prepotenza perenne che regola i rapporti tra paesi ricchi e paesi poveri, tra i ricchi e i poveri. L’Ammiraglio è anche un romanzo sulle illusioni, la speranza di un mondo per tutti, migliore, che s’infrange a ogni sbarco.


Recensione

Alcuni romanzi storici raccontano il passato; L’Ammiraglio di Giosuè Calaciura, invece, sembra volerlo attraversare, scavare, mettere in discussione. Il viaggio di Cristoforo Colombo diventa così molto più di un episodio decisivo della storia occidentale: è il punto di partenza di una riflessione ampia sul desiderio umano di conquista, sull’ossessione del potere e sul confine sottile che separa il sogno dalla violenza.


Fin dalle prime pagine si percepisce che Calaciura non vuole scrivere una semplice biografia romanzata dell’Ammiraglio. Colombo diventa piuttosto una figura simbolica, quasi leggendaria, un uomo sospeso tra genialità e delirio, trascinato da una convinzione assoluta che lo porta oltre il limite del conosciuto. Nel romanzo appare visionario, ostinato, a tratti persino fanatico: un uomo che sembra vivere più dentro l’idea del viaggio che nella realtà concreta del mondo.


La traversata oceanica viene raccontata con una scrittura ricca, immaginifica, capace di trasformare il mare in uno spazio mentale prima ancora che geografico. Il lettore entra in un universo dove convivono paura, superstizione, ambizione e desiderio di gloria. Le navi avanzano verso l’ignoto mentre intorno cresce il senso di smarrimento dell’equipaggio, e il viaggio assume progressivamente il tono di una discesa dentro l’ossessione umana.


Ma il cuore del romanzo non è soltanto l’avventura. Calaciura mostra con grande lucidità come la scoperta del Nuovo Mondo coincida immediatamente con la sopraffazione. L’arrivo nelle nuove terre non ha nulla di eroico o trionfale: porta con sé il dominio, la violenza, la cancellazione dell’altro. Nel libro emerge chiaramente il legame tra la sete di conquista e il bisogno di possesso, e Colombo diventa il simbolo di una civiltà che giustifica ogni brutalità in nome del progresso, della fede o della gloria personale.


Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è proprio questa continua ambiguità del protagonista. Calaciura non lo trasforma mai in un eroe né in un semplice mostro. L’Ammiraglio rimane una figura contraddittoria, attraversata da grandezza e miseria, intuizione e crudeltà. È un uomo che crede davvero nel proprio destino, ma che finisce per incarnare anche il lato più oscuro dell’impresa coloniale.


La scrittura è probabilmente l’elemento più potente del libro. Calaciura costruisce un linguaggio poetico, teatrale, a tratti visionario, che alterna momenti di straordinaria bellezza a passaggi durissimi. Alcune scene sembrano quasi ballate popolari, altre assumono il tono di una cronaca allucinata. Il risultato è una narrazione molto intensa, che non cerca mai la semplicità ma punta continuamente all’immagine, al ritmo, alla forza evocativa.


Non è una lettura immediata né leggera. Richiede attenzione, perché l’autore preferisce spesso la suggestione alla linearità narrativa. Tuttavia è proprio questa scelta a rendere L’Ammiraglio un romanzo così particolare e riconoscibile. Più che raccontare gli eventi in modo ordinato, Calaciura cerca di restituire il caos morale e umano di quel momento storico.


Alla fine della lettura resta soprattutto una sensazione di inquietudine. Il romanzo sembra suggerire che ogni grande conquista della storia porti con sé anche una perdita, una ferita, una distruzione. Il sogno di raggiungere nuovi mondi si trasforma lentamente in un racconto di potere e sopraffazione, e il mare attraversato dall’Ammiraglio diventa quasi lo specchio delle contraddizioni dell’uomo.


L’Ammiraglio è un libro consigliato a chi ama la narrativa storica di forte impronta letteraria, a chi cerca romanzi intensi e visionari, e a chi apprezza le storie che mettono in discussione i miti della storia occidentale senza offrire risposte semplici. È invece meno adatto a chi preferisce trame lineari o romanzi storici più tradizionali e avventurosi.



Alcune note su Giosuè Calaciura

Giosuè Calaciura è nato a Palermo nel 1960. Giornalista, collabora con Rai Radio 3, scrive per quotidiani e riviste. I suoi racconti sono apparsi in diverse raccolte, tra queste Disertori (Einaudi, 2001), curata da Giovanna De Angelis, e Luna nuova. Nuovi scrittori dal Sud (Argo, 1997), a cura di Goffredo Fofi. Tradotto all’estero, ha pubblicato i romanzi: Sgobbo, Premio Selezione Campiello (2002), La figlia perduta. La favola dello slum (2005), Urbi et Orbi (2006) La penitenza (2016), e il saggio Pantelleria, l’ultima isola (2016). Con questa casa editrice Bambini e altri animali (2013), Borgo Vecchio (2017), Il tram di Natale (2018), Io sono Gesù (2021), Malacarne (2022), Una notte (2022) e L'Ammiraglio (2026).

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