RECENSIONE: Dalla discoteca si esce senza voce, non senza vita. Corinaldo: una strage senza risposte (Gabriele Parpiglia)
- Dalla carta allo schermo

- 13 mag
- Tempo di lettura: 5 min


Autore: Gabriele Parpiglia
Editore: Mursia, 2026
Pagine: 154
Genere: Saggi, Reportage giornalistico
Prezzo: € 16.00
Acquista: Libro
Acquista sito editore: https://www.mursia.com/
Trama
«Mia sorella ci ha rimesso la vita per una sola parola: superficialità.» 8 dicembre 2018. Una notte di festa si trasforma in un incubo di fumo e calca. Sei morti, centinaia di feriti e una domanda che urla ancora giustizia: come è stato possibile? Parpiglia ricostruisce l’anatomia della strage di Corinaldo, dà voce a chi è rimasto, a chi lotta per non dimenticare e a chi pretende che quella linea tracciata nel sangue non venga mai più superata. Perché la vita delle persone non può avere il prezzo di un biglietto venduto in più.
Recensione
Ci sono libri che nascono per raccontare un fatto, e altri che invece cercano di dare un senso a ciò che un senso sembra non averlo. Dalla discoteca si esce senza voce, non senza vita. Corinaldo: una strage senza risposte, appartiene chiaramente alla seconda categoria. Il libro affronta una delle tragedie più sconvolgenti degli ultimi anni in Italia: la strage della Lanterna Azzurra di Corinaldo, avvenuta nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, quando sei persone persero la vita e decine di ragazzi rimasero feriti durante l’attesa di un concerto. Un evento che per molti è stato rapidamente assorbito dal flusso continuo delle notizie, ma che qui viene restituito nella sua dimensione più umana, più dolorosa e soprattutto più irrisolta.
La forza del libro sta proprio nella sua capacità di non limitarsi alla cronaca. L’autore non si accontenta di ricostruire i fatti in maniera lineare, ma cerca di entrare nelle crepe lasciate dalla tragedia: nelle responsabilità, nelle omissioni, nelle superficialità e nel dolore delle famiglie. È una narrazione che procede come un’indagine emotiva prima ancora che giudiziaria. Ogni pagina sembra voler ribadire una domanda semplice e terribile: come è stato possibile?
Il libro ricostruisce con attenzione il contesto della serata: l’arrivo di centinaia di adolescenti nella discoteca, l’attesa febbrile per l’esibizione, il caos improvviso generato dal panico e poi il crollo della balaustra che trasformò in pochi secondi una serata di festa in una tragedia collettiva. Tuttavia, ciò che colpisce maggiormente non è tanto la successione degli eventi, quanto il modo in cui vengono raccontati. Non c’è alcuna ricerca del sensazionalismo. Al contrario, emerge continuamente la volontà di rispettare il dolore delle vittime e dei sopravvissuti. Questo rende la lettura intensa ma mai morbosa.
Uno degli aspetti più riusciti del libro è il modo in cui viene affrontato il tema della responsabilità collettiva. Corinaldo non viene presentata come una fatalità, né come un semplice incidente. Nel corso delle pagine emerge piuttosto il ritratto di un sistema fatto di leggerezze, controlli insufficienti, disorganizzazione e sottovalutazioni. Il libro insiste molto sul concetto di superficialità, quasi fosse il vero filo rosso della vicenda. Superficialità nella gestione degli spazi, nella sicurezza, nella prevenzione, ma anche superficialità nel modo in cui troppo spesso la società considera i luoghi frequentati dai giovani. In questo senso, il testo assume un valore che va oltre la singola tragedia e diventa una riflessione più ampia sul rapporto tra profitto, sicurezza e responsabilità pubblica.
La scrittura è diretta, asciutta, ma capace di diventare profondamente emotiva nei momenti dedicati alle testimonianze dei familiari e dei sopravvissuti. È proprio qui che il libro trova il suo cuore più autentico. Non si leggono soltanto fatti, date o ricostruzioni: si leggono vite spezzate, assenze quotidiane, silenzi che continuano anche anni dopo la tragedia. Alcuni passaggi risultano particolarmente duri perché mostrano la normalità distrutta all’improvviso. Genitori che aspettavano il ritorno dei figli e che invece hanno ricevuto una telefonata nella notte. Ragazzi usciti di casa per divertirsi e mai più tornati. Amici sopravvissuti che convivono ancora con il senso di colpa e con immagini impossibili da dimenticare.
Il libro riesce anche a raccontare molto bene il mondo adolescenziale contemporaneo. Non giudica i ragazzi presenti quella sera, non li trasforma in stereotipi, ma restituisce il desiderio semplice e universale di divertirsi, stare insieme, sentirsi parte di qualcosa. Ed è proprio questa normalità a rendere la tragedia ancora più devastante. Corinaldo diventa così il simbolo di una generazione spesso lasciata sola in spazi dove l’intrattenimento conta più della sicurezza reale.
Interessante è anche il modo in cui viene affrontata la dimensione mediatica della tragedia. Il libro lascia emergere quanto velocemente l’attenzione pubblica si consumi, quanto rapidamente il dolore collettivo venga sostituito da nuove notizie e nuovi scandali. Eppure, per chi quella tragedia l’ha vissuta, il tempo non passa mai davvero. In questo senso, il libro svolge anche una funzione di memoria civile: impedisce che quei nomi, quelle vite e quelle responsabilità vengano archiviate troppo facilmente.
Dal punto di vista narrativo, il ritmo è coinvolgente. Pur trattandosi di un libro-inchiesta, la lettura non risulta mai pesante o eccessivamente tecnica. L’autore riesce a mantenere viva la tensione narrativa senza tradire la verità dei fatti. Si percepisce continuamente il lavoro di ricerca e documentazione, ma anche la volontà di costruire un racconto accessibile, capace di parlare sia a chi conosce bene la vicenda sia a chi la ricorda soltanto attraverso i titoli dei telegiornali.
Non manca, naturalmente, una forte componente di denuncia. Il libro sembra voler ricordare al lettore che tragedie come quella di Corinaldo non nascono mai dal nulla. Sono spesso il risultato di una lunga catena di errori, omissioni e scelte sbagliate. E proprio per questo il sottotitolo una strage senza risposte acquista un significato ancora più amaro: non perché manchino del tutto le verità giudiziarie, ma perché rimane aperta una domanda morale e civile che nessuna sentenza riesce davvero a chiudere.
La sensazione che resta al termine della lettura è pesante ma necessaria. È il tipo di libro che non si dimentica facilmente perché costringe il lettore a confrontarsi con qualcosa di profondamente reale: la fragilità della vita e il prezzo devastante dell’indifferenza. Non è una lettura consolatoria. Non cerca di offrire facili soluzioni né rassicurazioni. Cerca piuttosto di mantenere viva una memoria e di impedire che una tragedia simile venga ridotta a semplice episodio di cronaca.
Si tratta quindi un libro importante non soltanto per ciò che racconta, ma per il modo in cui lo racconta. Un’opera che unisce inchiesta, memoria e denuncia sociale con grande equilibrio umano. Un libro doloroso, intenso e necessario, che invita a riflettere sul valore della responsabilità collettiva e sulla facilità con cui la superficialità può trasformarsi in tragedia.
Consigliato a chi ama il giornalismo narrativo e i libri-inchiesta; a chi cerca letture capaci di affrontare temi sociali contemporanei senza filtri; a chi è interessato alla cronaca italiana recente; ma anche a chi desidera leggere una storia vera che lasci dentro domande, emozioni e inquietudine ben oltre l’ultima pagina.
Alcune note su Gabriele Parpiglia
Gabriele Parpiglia è giornalista, autore, produttore di serie TV e scrittore. Ha lavorato, tra gli altri, con Maurizio Costanzo e Maria De Filippi. È autore di reality, conduttore di programmi TV e podcast, e voce radiofonica da oltre un decennio, ma la scrittura è la sua vera passione.



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