RECENSIONE: La persona peggiore (Raffaella Silvestri)


Autore: Raffaella Silvestri
Editore: Mondadori, 2026
Pagine: 192
Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea
Prezzo: € 19.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)
Acquista sito editore: https://www.mondadori.it/libri/la-persona-peggiore-raffaella-silvestri/
Trama
Altro che Mangia prega ama: la protagonista di questa storia a Bali ci va non dopo una separazione, ma subito dopo aver sposato l'uomo che ama e che ha inseguito per anni. Perché? Da cosa fugge? Non lo sa, ma si sente in trappola, e così decide di partire per un lungo viaggio da sola senza data di ritorno. Si sente la persona peggiore del mondo, e forse lo è. A Bali trova un distillato della schiuma dei nostri giorni: sesso, illusioni, nomadi contemporanei, persone arrivate da tutto il mondo per riscoprire se stesse praticando il tantra e lo yoga, persone che sono scappate da qualcosa, proprio come lei. Non le perdona e non si perdona, ma racconta, con lucidità e spietatezza, le avventure in cui si lancia - orge, danze, viaggi in motocicletta con maschi dai capelli lunghi e profumati - svelandone le assurdità e i legami neanche troppo nascosti con il patriarcato e il capitalismo. Ancora loro, sempre loro: non se ne può fuggire ma si può imparare a vederli, se si ha il coraggio di guardare dentro se stessi. Raffaella ce l'ha, anche se fa male. Ha il coraggio di lasciare solo per mesi l'uomo dei suoi sogni, il marito finlandese che si è trasferito in una Roma impossibile per stare con lei. Non sa se al ritorno lo troverà. Perché dovrebbe? Ma per una volta Penelope viaggia e Ulisse aspetta, costi quel che costi. Guardando a forme di romanzo nuove e ibride come quelle inaugurate da Rachel Cusk, Deborah Levy, Miranda July, Silvestri mette in scena, con un'ironia e un'intelligenza spudorate, una donna che obbedisce all'istinto di perdersi, disattendere ogni aspettativa, inseguire una qualche inafferrabile, forse inesistente, forma di libertà. La persona peggiore si può leggere come una commedia brillante o un'autofiction feroce, come un romanzo sul desiderio o la versione dissacrante e femminista di un romanzo inspirational: in ogni caso, sarà probabilmente la cosa più originale e divertente che leggerete quest'anno.
Recensione
A volte partire non significa cercare un posto in cui stare meglio. Significa, più semplicemente, cercare un posto abbastanza lontano da quello in cui non si riesce più a stare.
È da questa fuga, apparentemente assurda e proprio per questo interessante, che prende forma il nuovo romanzo di Raffaella Silvestri, pubblicato da Mondadori nel 2026. La protagonista ha trentacinque anni ed è appena diventata la moglie dell'uomo che ama, quello che per anni ha inseguito e che alla fine è riuscita a sposare. Eppure, proprio quando sembrerebbe arrivato il momento di fermarsi, sceglie di partire. Destinazione Bali. Da sola e senza una vera data di ritorno.
Il paradosso è evidente: non sta scappando da un matrimonio fallito, da una relazione finita o da una vita che non desiderava. Sta scappando proprio nel momento in cui, almeno sulla carta, dovrebbe sentirsi finalmente arrivata. È questo uno degli aspetti che ho trovato più interessanti del romanzo, perché Silvestri mette subito in discussione una delle narrazioni più rassicuranti della nostra contemporaneità: l'idea che, una volta raggiunto ciò che desideriamo, dovremmo necessariamente essere felici.
La protagonista invece non lo è. Si sente intrappolata e non riesce nemmeno a spiegare fino in fondo da cosa stia cercando di liberarsi. Parte quindi non tanto alla ricerca di se stessa, quanto con il desiderio di perdersi. E proprio questa scelta rende il viaggio molto diverso dal classico percorso di rinascita personale.
A Bali incontra un universo umano decisamente particolare: persone arrivate da ogni parte del mondo, nomadi contemporanei, praticanti di tantra e yoga, uomini e donne alla ricerca di una nuova versione di sé, persone che, come lei, sembrano essere fuggite da qualcosa. Il romanzo entra così in una realtà fatta di desiderio, sesso, spiritualità, esperienze estreme e ricerca di libertà, ma lo fa senza trasformarla in un paradiso esotico.
Anzi, uno degli elementi più riusciti è proprio lo sguardo con cui la protagonista osserva ciò che la circonda. Non risparmia gli altri, ma soprattutto non risparmia se stessa.
È una donna che può risultare scomoda, egoista, contraddittoria, a tratti persino irritante. Fa scelte discutibili, si lascia trascinare in situazioni fuori dagli schemi, partecipa a esperienze sessuali, feste, danze e avventure che vengono raccontate con una notevole dose di ironia. Eppure è proprio questa imperfezione a renderla interessante.
Non siamo davanti alla protagonista che deve essere necessariamente simpatica al lettore. Non deve essere un modello da seguire e nemmeno una figura da assolvere. Silvestri sembra piuttosto interessata a mostrarla nella sua complessità, lasciandole addosso anche le sue contraddizioni.
Il titolo diventa allora qualcosa di più di una semplice provocazione. "La persona peggiore" è l'etichetta attraverso cui la protagonista guarda se stessa, ma anche una domanda che il romanzo continua a porre: quanto siamo disposti ad ammettere di essere imperfetti? E soprattutto, quanto della nostra idea di essere "persone migliori" dipende realmente da noi e quanto invece dalle aspettative degli altri?
La fuga a Bali assume così un significato che va oltre il viaggio geografico. La protagonista prova a sottrarsi ai ruoli che le sono stati assegnati, alle aspettative, alle idee di felicità e di realizzazione personale che sembrano già confezionate. Ma scopre anche quanto sia difficile fuggire davvero.
Perché il mondo dal quale cerca di allontanarsi non rimane in Italia.
Anche a Bali ritrova infatti molte delle dinamiche dalle quali pensava di essersi liberata. Il romanzo guarda con ironia al modo in cui persino la ricerca della libertà possa trasformarsi in una nuova forma di consumo: esperienze da accumulare, identità da reinventare, spiritualità da praticare, corpi da esibire e desideri da inseguire.
Ed è qui che la dimensione più personale della storia si intreccia con quella sociale. Silvestri utilizza le avventure della protagonista per osservare una contemporaneità nella quale il patriarcato e il capitalismo non scompaiono semplicemente perché ci si allontana dai luoghi e dalle abitudini consuete. Possono riemergere anche nei contesti che promettono liberazione, benessere e consapevolezza.
Questa componente non trasforma però il romanzo in un saggio. Le riflessioni entrano nella storia attraverso le situazioni, gli incontri e soprattutto attraverso la voce della protagonista. È una voce molto presente, ironica, sarcastica, spesso spietata. Una voce che non sembra avere alcuna intenzione di costruire un'immagine rassicurante di sé.
Ed è probabilmente proprio questa la caratteristica che ho apprezzato maggiormente.
La protagonista non cerca continuamente di giustificarsi. Sa di poter essere egoista. Sa di poter ferire. Sa di stare facendo qualcosa che non necessariamente gli altri comprenderanno. Eppure continua a interrogarsi, mettendo continuamente in discussione anche le proprie convinzioni.
In questo senso il romanzo riesce a essere contemporaneamente divertente e inquieto.
Si può sorridere davanti alle situazioni assurde nelle quali la protagonista finisce, alle persone che incontra e alle contraddizioni di quell'universo fatto di tantra, yoga, sesso e ricerca spirituale. Ma sotto l'ironia rimane una domanda molto più seria: che cosa significa davvero essere liberi?
E soprattutto: siamo liberi quando facciamo ciò che desideriamo oppure anche i nostri desideri sono, almeno in parte, il risultato delle aspettative e dei modelli dentro i quali siamo cresciuti?
Il viaggio della protagonista non offre risposte semplici. Del resto, sarebbe probabilmente incoerente che un romanzo costruito attorno al desiderio di disattendere ogni aspettativa finisse per consegnarci una morale rassicurante.
Interessante è anche il rapporto con il marito. La partenza avviene subito dopo il matrimonio e significa quindi lasciare solo l'uomo che ama, un marito finlandese che si è trasferito a Roma per stare con lei. Il romanzo rovescia così anche uno schema narrativo tradizionale: non è la donna che rimane ad aspettare mentre l'uomo parte alla ricerca di qualcosa. Qui è lei a partire, mentre lui resta.
È una sorta di rovesciamento della dinamica di Penelope e Ulisse, ma soprattutto è un modo per mettere al centro il diritto di una donna a essere contraddittoria, a desiderare qualcosa e contemporaneamente desiderare altro, a non avere immediatamente una spiegazione per le proprie azioni.
Questo non significa necessariamente condividere le sue scelte. Ed è proprio qui che, secondo me, il romanzo trova la sua forza: non chiede al lettore di approvare la protagonista, ma di guardarla.
Guardarla mentre sbaglia.
Mentre fugge.
Mentre cerca qualcosa che forse non esiste.
Mentre prova a capire se la libertà che sta inseguendo sia davvero libertà o soltanto un'altra forma di illusione.
Anche la struttura e il tono contribuiscono a rendere il libro particolare. Le recensioni apparse dopo l'uscita hanno sottolineato proprio la sua natura ibrida, a metà tra commedia, autofiction, romanzo sul desiderio e racconto di formazione al contrario.
Io l'ho percepito soprattutto come un romanzo sull'imperfezione. Non sull'imperfezione da accettare attraverso una rassicurante retorica del "va bene così", ma su quella più scomoda, quella che ci costringe a riconoscere che possiamo essere contemporaneamente persone generose ed egoiste, innamorate e insofferenti, consapevoli e profondamente confuse.
La scrittura di Silvestri accompagna questa ambivalenza con una lingua brillante e tagliente. L'ironia è fondamentale perché permette al romanzo di affrontare temi importanti senza trasformarsi in una predica. Anche quando emergono questioni legate al genere, al patriarcato, al capitalismo o alle aspettative sociali, il racconto continua a essere attraversato da una componente narrativa forte.
E poi c'è Bali, che non è soltanto uno sfondo esotico. È quasi un laboratorio nel quale la protagonista entra in contatto con una comunità di persone che, in modi differenti, stanno cercando di reinventarsi. Un luogo in cui la ricerca della libertà convive continuamente con le contraddizioni del mondo contemporaneo.
Il risultato è un romanzo che può divertire molto, ma che sotto la superficie provocatoria lascia anche qualcosa su cui riflettere.
Non è una storia di redenzione nel senso tradizionale. Non c'è necessariamente una versione "migliore" della protagonista verso cui tendere. C'è piuttosto il tentativo di attraversare il caos e di capire che forse crescere non significa diventare finalmente la persona che gli altri si aspettano da noi.
Forse significa anche avere il coraggio di riconoscere quella parte di noi che non corrisponde all'immagine che vorremmo dare.
La persona peggiore mi è sembrato quindi un romanzo volutamente scomodo, ironico e irriverente, capace di parlare di libertà senza trasformarla in uno slogan e di raccontare una protagonista femminile lontana dalle consuete rappresentazioni rassicuranti.
È un libro che può piacere molto a chi cerca personaggi imperfetti, voci narrative forti e storie capaci di mescolare ironia e riflessione. Lo consiglierei soprattutto a chi ama i romanzi contemporanei che mettono in discussione le aspettative sociali, le relazioni e l'idea stessa di realizzazione personale, e a chi non ha bisogno di provare immediata simpatia per il protagonista per lasciarsi coinvolgere dalla sua storia.
Consiglio questo libro a chi ama i romanzi contemporanei ironici e irriverenti, le protagoniste imperfette e contraddittorie, le storie sul desiderio e sulla libertà e quei libri che, dietro una scrittura divertente e provocatoria, nascondono domande tutt'altro che leggere.
Alcune note su Raffaella Silvestri
Raffaella Silvestri è nata a Milano, ha studiato lettere e filosofia di genere. Ha esordito nel 2014 con il romanzo La distanza da Helsinki (Bompiani) e nel 2016 ha pubblicato con Garzanti La fragilità delle certezze. Oggi vive a Roma. Collabora con diversi quotidiani e riviste e ha una newsletter, “Velluto”, dove scrive di attualità, relazioni, questioni di genere, libri e cinema.




Commenti