RECENSIONE: La vampira ossia la vergine d'Ungheria (Étienne-Léon de Lamothe-Langon)


Autore: Étienne-Léon de Lamothe-Langon, Enrico De Luca (a cura di), Massimiliano Modica (illustratore)
Traduttore: Enrico De Luca
Editore: Oblivium Edizioni, 2026
Pagine: 348
Genere: Narrativa straniera, Narrativa classica
Prezzo: € 19.90
Acquista: Libro
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Trama
Molto prima di Carmilla di Sheridan Le Fanu (1872), la letteratura gotica europea aveva già generato una vampira di straordinaria vividezza. Riscoperta di recente, e ora presentata per la prima volta in traduzione integrale, La Vampira ossia La Vergine d’Ungheria (1825) anticipa di quasi mezzo secolo il celebre racconto di Le Fanu e molte altre vampire, imponendosi come uno fra i testi pionieristici sul vampirismo. Nel 1815, il colonnello Édouard Delmont abbandona Parigi con la famiglia per rifugiarsi in un antico castello isolato nel Lauragais; crede di potersi lasciare alle spalle il passato, ma il passato non smette di perseguitarlo. Quando una misteriosa straniera, Alinska, si stabilisce nei pressi del suo maniero, la quiete della vita familiare comincia a incrinarsi. Bella, enigmatica e segnata da un destino oscuro, la giovane ungherese porta con sé un’ombra sovrannaturale che si allunga lentamente e inesorabilmente sui Delmont. Poco alla volta, la sua presenza causa un susseguirsi di eventi inquietanti, tragedie e lutti. Ma Alinska non è una semplice predatrice assetata di sangue: è lo strumento di una vendetta superiore, vittima, più che carnefice, di un terribile patto ultraterreno che nemmeno lei ha il potere di spezzare.
Recensione
La prima cosa che colpisce di La vampira ossia la vergine d'Ungheria è la data della sua prima pubblicazione: 1825. Siamo ben prima di Carmilla e di Dracula, eppure in questo romanzo di Étienne-Léon de Lamothe-Langon compare già una vampira che ritorna per vendicare un patto d'amore sigillato con il sangue e poi tradito. Oggi il libro arriva per la prima volta in traduzione integrale italiana.
Già l'oggetto-libro merita una menzione. Il volume è rilegato, curato da Enrico De Luca e accompagnato dalle illustrazioni di Massimiliano Modica, che lo rendono un'edizione pensata per chi ama il libro anche come oggetto. Le immagini non sono un semplice ornamento: accompagnano la lettura e contribuiscono a creare quell'atmosfera cupa e fascinosa che è il vero cuore di un romanzo gotico. Mi è sembrata una scelta coerente con l'identità del nuovo marchio, che punta a restituire ai testi dimenticati una veste curata e ricca dal punto di vista visivo. In un'operazione di recupero storico come questa, la differenza si nota.
Prima ancora che la storia cominci, l'autore propone una lunga prefazione, conservata integralmente. Lamothe-Langon vi riflette sulle credenze popolari legate ai vampiri, richiamando fonti storiche, racconti folklorici e testimonianze, compreso il celebre trattato di Dom Calmet sui ritornanti che angosciavano l'Ungheria. Personalmente l'ho trovata una parte molto interessante, perché mostra come all'inizio dell'Ottocento il vampiro fosse già materia di discussione e di curiosità, non solo di letteratura.
Il racconto si apre nel 1815, con il colonnello Édouard Delmont che abbandona Parigi con la famiglia per rifugiarsi in un castello isolato. Il romanzo costruisce con calma il proprio piccolo mondo: la moglie Hélène, la figlia, la servitù (si accenna perfino a una cuoca presa a Tolosa e a una seconda cameriera). Un ambiente domestico concreto, quasi ordinario, che rende più efficace ciò che accadrà dopo.
Perché l'equilibrio si spezza con l'arrivo di Alinska, la giovane ungherese che si stabilisce nei dintorni del castello.
Da quel momento gli eventi precipitano per accumulo. Quando la sua abitazione prende fuoco in circostanze poco chiare, Hélène la accoglie in casa. È un gesto di generosità che, a posteriori, pesa come una condanna, e uno dei passaggi che ho trovato più riusciti: la minaccia non forza una finestra nella notte, entra dalla porta principale, invitata.
Quando Édouard, richiamato dai lutti che hanno colpito la famiglia, torna al castello, trova la moglie moribonda e accanto a lei Alinska, la sua antica amante. Hélène e la figlia muoiono, e mentre tutti attorno cominciano a interrogarsi su quanto sta accadendo, Delmont resta sorprendentemente ostinato nel suo atteggiamento.
Ed è qui che si capisce la vera natura del romanzo.
Alinska non è semplicemente il mostro che porta morte nella casa. Il libro la costruisce come una creatura dolente, legata a una promessa tradita e a un destino che la spinge a compiere una missione che forse nemmeno desidera fino in fondo. Nei dialoghi con l'uomo amato cerca di fargli comprendere la differenza tra le loro nature e gli ricorda che il momento atteso per realizzare la loro felicità comune sarebbe, in realtà, quello della loro separazione eterna. La seduzione convive così con la sofferenza, il soprannaturale con il destino, la violenza con una dimensione profondamente tragica. Secondo me è proprio questo l'aspetto più moderno del libro: la vampira è carnefice e vittima insieme.
Un'altra scelta interessante è l'assenza di una cornice narrativa. Il racconto procede in modo diretto, senza il gioco di manoscritti ritrovati o testimonianze incastonate che era tanto diffuso nel gotico dell'epoca, e questo lo rende più lineare e accessibile per il lettore di oggi.
Non mancano però i limiti, ed è giusto dirlo.
Lamothe-Langon fu uno scrittore molto prolifico e dichiaratamente commerciale, e a tratti si sente. Trama e personaggi non hanno la potenza che avrà più tardi Carmilla, e alcuni passaggi risentono dello stile e delle convenzioni del romanzo ottocentesco, con enfasi e tempi dilatati. Anche le motivazioni di certi personaggi, a cominciare da quelle di Hélène, non mi hanno sempre convinto del tutto. Chi cerca il ritmo serrato di un thriller contemporaneo rischia di spazientirsi.
Ma va considerato il contesto: questo romanzo appartiene a una fase ancora sperimentale del genere e permette di osservare la nascita di molti elementi che diventeranno fondamentali nell'immaginario gotico europeo. Leggerlo è un po' come visitare lo scavo archeologico di un mito, e le illustrazioni di Modica aiutano a restare dentro quell'atmosfera anche nei passaggi più lenti.
Alla fine rimane l'atmosfera: castelli isolati, destini segnati, promesse che non si cancellano nemmeno con la morte, il tutto in un'edizione che valorizza il testo anche con le sue immagini. Non è la lettura più travolgente che mi sia capitata, ma lascia il segno per la sua importanza storica e per l'umanità dolente della sua protagonista.
Consiglio questo libro agli appassionati di letteratura gotica e vampiresca che vogliono risalire alle origini del mito, a chi ha amato Polidori, Le Fanu o Stoker e desidera scoprire cosa c'era prima, ai lettori curiosi della letteratura francese dell'Ottocento meno battuta e a chi ama le belle edizioni illustrate. Lo consiglierei meno a chi cerca orrore moderno, ritmo frenetico o colpi di scena continui: qui servono pazienza e gusto per l'atmosfera.
Alcune note su Étienne-Léon de Lamothe-Langon
Étienne-Léon de Lamothe-Langon è stato crittore francese, barone, fu autore prolifico e di ampio successo nella prima metà dell'Ottocento. Scrisse romanzi storici, sentimentali, di costume, morali e gotici, oltre a testi teatrali, mistificazioni storiche e memorie apocrife. Secondo l'introduzione dell'edizione, La vampira potrebbe essere considerato il più antico romanzo sui vampiri in lingua francese giunto fino a noi con una protagonista femminile.
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