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RECENSIONE: Le stelle brillano più forte (Rami Abou Jamous)




Autore: Rami Abou Jamous

Traduttore: Sara Puggioni

Editore: Libreria Pienogiorno, 2025

Pagine: 192

Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo:  € 17.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook



Trama

Nel mondo immaginario che ho costruito per lui, a Gaza, Walid e io giochiamo alla scuola. Mio figlio ha solo tre anni ed è dall’inizio della guerra che recito per proteggerlo. Voglio che creda che la nostra tenda da sfollati sia una villa, che i pochi vasi siano un giardino, che le bombe che piovono intorno a noi siano fuochi d’artificio. Ogni sorriso che riesco a strappargli vale tutte le bugie che gli dico. Walid si è appena affacciato alla vita quando la sua esistenza viene stravolta. Mese dopo mese, la normalità sparisce: niente scuola, niente giochi, niente dolci, e poi sempre meno tutto, casa, cibo, calore, elettricità, vita. Ma c’è una cosa che suo padre Rami decide che va salvata a ogni costo: il suo sorriso. Così, mentre la distruzione avanza e la famiglia è costretta a uno, due, tre, quattro trasferimenti forzati per cercare di sfuggire ai bombardamenti, passando da un appartamento a una tenda, con la complicità della moglie Rami crea intorno a Walid una bolla in cui ansia, tristezza e morte non possono entrare. Ogni esplosione è applaudita come un fuoco d’artificio, i droni sono uccelli che vengono a dargli il buongiorno e la tenda diventa la sua classe. Rami sa che, qualunque cosa succeda, non deve permettere che la gioia negli occhi del suo bambino si spenga. Accolta da straordinarie recensioni come una versione reale e poetica de La vita è bella per il dramma di Gaza, l’indimenticabile dichiarazione d’amore di un padre per suo figlio e, insieme, il più efficace e realistico resoconto di un giornalista coraggioso sulla tragedia palestinese. Un romanzo-verità unico e prezioso, un canto di speranza mai vinta che emoziona, informa, commuove.


Recensione

Questo libro che nasce dall’urgenza di raccontare, ma soprattutto dalla necessità di proteggere. Rami Abou Jamous, giornalista palestinese che vive a Gaza, sceglie una prospettiva intima e potentissima: quella di un padre che osserva la guerra mentre cerca, giorno dopo giorno, di salvare l’infanzia del proprio figlio di tre anni.


Il cuore del libro è proprio questo sforzo quotidiano, fragile e ostinato, di trasformare l’orrore in qualcosa di narrabile per un bambino. Le bombe diventano fuochi d’artificio, i droni si trasformano in uccelli mattinieri, la tenda in cui la famiglia vive dopo essere stata sfollata diventa una sorta di “casa speciale”. Non si tratta di negare la realtà, ma di filtrarla attraverso l’amore, nel tentativo di rendere il mondo ancora abitabile per chi è troppo piccolo per comprenderne la violenza.


La scrittura di Abou Jamous è sobria, essenziale, profondamente umana. Non cerca l’effetto, non indulge nella retorica, non forza l’emozione: è proprio questa misura a rendere il racconto così potente. La guerra è sempre presente, ma non viene descritta come uno spettacolo di distruzione; è piuttosto una presenza costante che invade ogni gesto, ogni pensiero, ogni scelta quotidiana. Il libro mostra come il conflitto non distrugga solo gli edifici, ma ridisegni i legami, il tempo, il modo di parlare e di spiegare il mondo.


Uno degli aspetti più toccanti del testo è il modo in cui la paternità diventa una forma di resistenza. Raccontare storie, inventare spiegazioni, sorridere anche quando non ce n’è motivo: tutto questo assume un valore politico e umano fortissimo. Proteggere un bambino, in questo contesto, non significa solo tenerlo al sicuro fisicamente, ma anche difendere la sua capacità di stupirsi, di fidarsi, di immaginare un futuro.


Le stelle brillano più forte è anche un volume sulla responsabilità della parola. Da giornalista, Abou Jamous sa bene cosa significa raccontare i fatti; da padre, sceglie consapevolmente quando tacere, quando trasformare, quando addolcire. Questa tensione attraversa tutto il libro e lo rende particolarmente interessante anche dal punto di vista letterario: siamo di fronte a un testo che sta a metà tra la testimonianza, il memoir e il racconto intimo, senza mai perdere autenticità.


Non è una lettura facile, ma è una lettura necessaria. Non perché mostri immagini scioccanti o accumuli dolore, ma perché costringe il lettore a guardare la guerra da un luogo insolito: quello dell’amore quotidiano, fragile e ostinato. Alla fine, ciò che resta è la consapevolezza che, anche nei contesti più bui, esistono gesti minuscoli e luminosi che resistono. Come le stelle del titolo, che non cancellano l’oscurità, ma continuano a brillare più forte.


Questo libro è consigliato a chi cerca testimonianze dirette e autentiche sui conflitti contemporanei, ma desidera una narrazione che metta al centro le persone prima dei numeri e delle cronache. È una lettura particolarmente indicata per chi ama i memoir, i racconti di vita e i libri che uniscono impegno civile e dimensione intima.


È adatto a lettori sensibili ai temi della genitorialità, dell’infanzia e della responsabilità della parola, così come a chi crede che la letteratura possa essere uno strumento di comprensione e di empatia. Non è invece un testo per chi cerca un’analisi geopolitica o storica dettagliata: qui la guerra è raccontata attraverso l’esperienza quotidiana, emotiva e personale di chi la vive.



Alcune note su Rami Abou Jamous

Rami Abou Jamous è scrittore e giornalista, vive a Gaza con la famiglia. Dal 2023 per due anni lo ha fatto in una tenda in un campo profughi. Nonostante i numerosi trasferimenti e le immani difficoltà, non ha mai smesso di collaborare con la stampa estera per raccontare la quotidianità del conflitto. Ogni giorno invia ai 150 giornalisti e volontari raccolti nel suo gruppo WhatsApp lo stesso messaggio: «Sono ancora vivo». Con un collega, ucciso il 19 novembre 2023, è cofondatore dell’agenzia Maison de la Presse. Collabora come corrispondente per diversi media francesi, da Radio France a France24.Nel 2024 gli sono stati conferiti tre prestigiosi premi Bayeux per i corrispondenti di guerra, in tre diverse categorie: è la prima volta che accade.


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