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RECENSIONE: Sacro fuoco (Emmanuel Venet)




Autore: Emmanuel Venet

Traduttore: Alice Laverda

Editore: Prehistorica Editore, 2026

Pagine: 230

Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo: € 18.00

Acquista: Libro



Trama

In una cittadina immaginaria che ricorda la piccola comunità de Il Rosso e il nero di Stendhal, la cattedrale prende fuoco e crolla: è il 15 aprile, esattamente nove anni prima dell’incendio di Notre-Dame de Paris, come se questa data fosse maledetta. Ma si tratta di una tragica fatalità o di un atto deliberato? Con sottile ironia e malizia, lo scrittore e psichiatra Emmanuel Venet offre l’esplorazione di una società di provincia come tante, dove tutti credono di conoscere tutti, in cui ognuno ha un lato turpe da nascondere, un solido movente, nessun alibi… preferendo mettersi a cercare il piromane. E c’è l’imbarazzo, della scelta: l’immigrato africano che figura da colpevole ideale, l’insospettabile figlio di buona famiglia, il vescovo libidinoso, lo stesso custode della cattedrale frettolosamente assunto da un’agenzia interinale, il politico corrotto, il povero diavolo perduto per sempre nelle brume della tossicodipendenza, lo psicologo psichedelico… Successione di svariati punti di vista sull’incendio e sulle sue conseguenze, il romanzo segue il fil rouge del fuoco: quello del desiderio, della passione amorosa, della discordia o dell’inferno – a seconda che le fiamme siano distruttive o rigeneranti. Il lettore vi troverà un’esaltante cronaca dell’ordinaria meschinità e un discreto elogio dell’indecidibile.


Recensione

Con questo nuovo lavoro Emmanuel Venet costruisce un romanzo breve ma sorprendentemente denso, fondato su un principio rigoroso: tutto ruota attorno al fuoco. Non solo quello reale, che distrugge una cattedrale, ma anche quello simbolico che attraversa desideri, ambizioni, relazioni e tensioni sociali.


La vicenda prende avvio il 15 aprile 2010, quando nella cittadina immaginaria di Pontorgueil la cattedrale di Saint-Fruscain va in fiamme e crolla. Un evento traumatico che potrebbe suggerire un romanzo d’indagine, ma Venet evita consapevolmente i meccanismi del thriller. L’incendio non è il centro narrativo in senso tradizionale: è piuttosto un punto di irradiazione, un fulcro da cui si dipanano le storie dei personaggi.


Il romanzo è costruito come una successione di brevi capitoli, ognuno dedicato a una figura diversa o a un piccolo nucleo di personaggi. Ne emerge una struttura corale, frammentaria solo in apparenza, che progressivamente compone un mosaico coerente. Le vite si intrecciano senza mai fondersi del tutto, e il lettore è chiamato a ricostruire i legami, le coincidenze, le responsabilità diffuse.


Pontorgueil è una città più letteraria che realistica, una provincia che richiama certi modelli della tradizione francese e che funziona come microcosmo sociale. Qui Venet mette in scena una galleria di personaggi volutamente tipizzati: un prete dominato da una passione amorosa vissuta all’interno dello spazio sacro, un vescovo dai comportamenti ambigui, un imprenditore illuso, un politico locale inserito nei giochi di potere, un immigrato fragile destinato a diventare il bersaglio più facile, e una serie di figure marginali o instabili. Non c’è una vera ricerca di empatia: i personaggi sono spesso caricaturali, tratteggiati con una certa crudeltà, come se l’autore volesse più osservare che far identificare.


In questo senso, il libro funziona come una sorta di esperimento formale. Venet gioca con i registri, alternando ironia, pastiche e una scrittura che talvolta imita il linguaggio giornalistico, accademico o biografico. Il risultato è una satira sottile ma costante della società provinciale, delle sue ipocrisie, delle sue gerarchie e dei suoi automatismi.


Il fuoco, come suggerisce il titolo, assume molteplici significati. È anzitutto desiderio: il romanzo si apre infatti su una relazione erotica che si consuma in un contesto sacrilego ma viene raccontata con una sorta di innocenza disarmante. È poi fuoco sociale, quello delle ambizioni e delle reti di potere, e fuoco morale, che illumina le contraddizioni e le debolezze dei personaggi. Ogni figura sembra attraversata da una propria combustione interiore, più o meno visibile, più o meno distruttiva.


L’incendio della cattedrale diventa così il punto in cui questi fuochi individuali sembrano convergere. Ma quando si tratta di trovare un responsabile, emerge un altro tema centrale: quello del capro espiatorio. La comunità ha bisogno di una colpa chiara e individuabile, e la proietta sulla figura più fragile e più esposta ai pregiudizi. Tuttavia, il romanzo insinua dubbi, lascia aperte possibilità alternative, e soprattutto mostra come la verità sia meno importante della sua costruzione sociale.


Nonostante i temi spesso duri, che includono sfruttamento, ingiustizia, marginalità e persino il suicidio, il tono resta sorprendentemente leggero. Venet racconta anche gli eventi più gravi senza enfasi, quasi come se fossero deviazioni minime all’interno di un flusso narrativo uniforme. Tutto ciò produce un effetto particolare: il lettore può sorridere, ma si tratta di un sorriso che lascia spazio a una sensazione più amara. Il romanzo diverte, ma non consola. Il romanzo diverte, ma non consola.


Alla fine, Sacro fuoco non offre una soluzione definitiva né una verità rassicurante. L’incendio resta, in parte, un enigma. Ma ciò che conta davvero è ciò che il fuoco mette in luce: i desideri nascosti, le ipocrisie, le dinamiche di esclusione e di potere. Più che distruggere, il fuoco di Venet rivela.


Questo è un libro consigliato a chi ama i romanzi brevi ma strutturalmente sofisticati, a chi apprezza la narrativa francese contemporanea capace di unire ironia e analisi sociale, e a chi è interessato a opere corali che privilegiano lo sguardo sul collettivo più che l’approfondimento psicologico individuale.



Alcune note su Emmanuel Venet

Emmanuel Venet è nato nel 1959 a Lione, dove esercita la doppia figura di scrittore e psichiatra. Dando prova di straordinaria varietà di ispirazione, che gli consente di spaziare dal saggio al poema, per arrivare al romanzo, pubblica opere letterarie dettate da una profonda riflessione sull'interiorità, in particolare sulle implicazioni psichiche e psicopatologiche della creatività. Ama insomma il pizzico della leggera follia e il tocco della vera Letteratura. In Francia è pubblicato dalle eleganti edizioni Verdier, Gallimard, Lettès e La Fosse aux ours. Ha ottenuto prestigiosi premi letterari, come il Prix de la Parlotte, il Prix Rhônes-Alpes e il Prix du Style.


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