RECENSIONE: Sopravvissuta ad un gulag cinese (Gulbahar Haitiwaji, Rozenn Morgat)



Voto: 5/5

Autore: Gulbahar Haitiwaji, Rozenn Morgat

Editore: ADD Editore, 2021

Pagine: 235

Genere: Narrativa straniera, Biografia

Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)

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Trama

Per quasi tre anni Gulbahar Haitiwaji è stata privata della libertà e ha subìto violenza dalla polizia, centinaia di ore di interrogatori, fame, freddo, torture, sterilizzazione forzata e dodici ore al giorno di propaganda cinese, costretta in un drammatico programma di repressione e distruzione della minoranza musulmana degli uiguri. Nata nello Xinjiang, nella Cina occidentale, Haitiwaji viveva in Francia da dieci anni quando, una mattina del novembre 2016, è stata richiamata in Cina con il pretesto di chiudere alcune pratiche amministrative. Accusata di celare posizioni indipendentiste e attività terroristiche dietro il suo esilio in Francia, è sparita nelle viscere del terrificante sistema dei campi di concentramento ideati dal Partito comunista cinese per annientare il suo popolo. Più di un milione di uiguri sono stati deportati nei «campi di rieducazione» sulla base di infondate accuse di «terrorismo, infiltrazione e separatismo». Gli Xinjiang Papers, rivelati dal «New York Times» nel novembre 2019, denunciano e provano una repressione basata sulla detenzione di massa, la più devastante dall'era di Mao.


Recensione

Questo libro fa prendere coscienza di una situazione veramente spaventosa: il genocidio degli uiguri ad opera del regime cinese. Come mai? Questa popolazione è di origine turca e di religione islamica e la Cina ha deciso di combatter contro l'Islam in modo radicale e per conto proprio.

Il libro narra la vera storia di Gulbahar Haitiwaji, donna sopravvissuta a tale orrore. I cinesi, per raggiungere il loro scopo, non bombardano le terre dello Xinjiang il cui sottosuolo rappresenta una grande ricchezza, no, la loro lotta è molto più subdola. Attaccano coloro che assicurano il rinnovamento della popolazione e il futuro dei popoli. Lo fanno mentendo su un vaccino antinfluenzale che in realtà non è altre che una soluzione che rende sterile le donne segregate nelle carceri cinesi. L'autrice cerca in tutti i modi di resistere, ma tutto il suo sforzo risulta vano. All'esterno donne molto giovani vengono forzatamente sposate con gli Han, il gruppo etnico maggioritario della Cina.

In cella la prima arma di tortura è il neon pallido che impedisce alle donne di vivere in modo normale il ritmo circadiano. Nelle quattro mura esse perdono il sonno, la cognizione del tempo e sono sorvegliate a vista costantemente. Impossibile per loro parlarsi.

Queste anima vanno rieducate, vanno rimesse sulla retta via ed è il regime cinese che se ne prende cura e che si vanta di assicurare loro protezione contro gli spiriti maligni. Con una ricetta ampiamente sperimentata ai tempi di Mao Tse-Tung, le autorità colpiscono continuamente e duramente con l'inno nazionale, i valori cinesi e il mandarino.

Nelle carceri, le donne vengono private della loro libertà e sottoposte ad interrogatori senza fine dipendenti dall'umore delle guardie. Gulbahar viene rasata, umiliata e schiaffeggiata. Essa viene condannata a sette anni in un campo di rieducazione per una semplice foto foto scattata a sua figlia durante una manifestazione degli esiliati uiguri a Parigi.

La biografia raccontata nel libro, grazie all'aiuto della giornalista Rozenn Morgat, risulta avvincente e ritmata. Una testimonianza che coinvolge e che fa riflettere. Un libro che merita una grande diffusione nella speranza che la comunità internazionale si occupi dell'argomento e faccia giustizia agli uiguri in modo che anche questi uomini e donne possano accedere ai loro diritti fondamentali come accade in altre parti del continente asiatico.


Alcune note su Gulbahar Haitiwaji

Gulbahar Haitiwaji è nata nel 1966 nella provincia autonoma uigura chiamata Xinjiang, nel nord-ovest della Cina, dove ha lavorato come ingegnera in una compagnia petrolifera. Nel 2006, al peggiorare delle persecuzioni contro la minoranza cui appartiene, ha raggiunto il marito in Francia insieme alle figlie. Nel 2016 è stata richiamata in Cina, dove è stata chiusa in un campo di concentramento per quasi tre anni. Tra le sue pubblicazioni: Sopravvissuta a un gulag cinese (ADD, 2021).


Alcune note su Rozenn Morgat

Rozenn Morgat è una giornalista francese esperta della questione uigura. Dopo aver lavorato come corrispondente a Shanghai per «Le Temps», «Ouest-France» e «La Chronique d’Amnesty International», ora vive in Francia lavora a «Le Figaro».


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