RECENSIONE: Sul respirare (Jamieson Webster)
- Dalla carta allo schermo

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- Tempo di lettura: 4 min


Autore: Jamieson Webster
Traduttore: Andrea Libero Carbone
Editore: Il Saggiatore, 2026
Pagine: 288
Genere: Saggi, Benessere
Prezzo: € 24.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)
Acquista sito editore: https://www.ilsaggiatore.com/libro/sul-respirare/%29I
Trama
Inspirare. Espirare. Tra questi due movimenti c’è tutto: noi, i nostri cari, lo sviluppo e il destino delle nostre società e civiltà; la possibilità stessa dell’esistenza su questo pianeta. Sul respirare è l’esplorazione scientifica, filosofica, politica e personale di quest’atto, il più elementare e naturale delle nostre vite. Nell’istante in cui, venendo al mondo, facciamo entrare aria nei polmoni, diventiamo creature slegate dalle nostre madri, sole in un ambiente nuovo e sconosciuto. In quel breve respiro c’è un intero universo di potenzialità: il nucleo di paure, speranze, aspettative e desideri che ci accompagnerà per tutta la vita; l’energia con cui la voce viaggerà nell’aria, trasformandosi in linguaggio. In questo libro, Jamieson Webster racconta il nostro rapporto con il respiro dal punto di vista del corpo, della mente e della cultura che abbiamo prodotto. Dialogando con psicoanalisti quali Sigmund Freud e Wilhelm Reich e figure del calibro di Louise Glück, Kathy Acker e Judith Butler, ma condividendo anche le proprie esperienze cliniche e le proprie vulnerabilità – l’asma di cui ha sofferto da adolescente, la frustrazione provata lavorando nei reparti di terapia intensiva negli anni del Covid e le preoccupazioni di quando è diventata madre –, Webster riflette sull’aria che entra ed esce da noi: qualcosa che non può essere dato per scontato, vettore fragile di urla e risate, pianti, sussurri e canti. In un’epoca di ansia e stress sistemici, cambiamenti climatici e inquinamento atmosferico, Sul respirare riporta l’attenzione sulla nostra interdipendenza come individui e come specie, invitandoci a riconoscere il respiro come uno spazio comune, da proteggere e difendere. Perché non c’è niente di così semplice come respirare, e niente di così complesso come continuare a farlo.
Recensione
Ci sono libri che partono da grandi idee, e altri che invece scelgono un gesto minimo, quasi invisibile. Sul respirare appartiene a questa seconda categoria: prende qualcosa che facciamo senza pensarci, respirare, e lo trasforma in una chiave di lettura sorprendentemente ampia dell’esperienza umana.
Webster, psicoanalista, affronta il tema senza mai ridurlo a un semplice dato biologico. Il respiro diventa subito qualcosa di più complesso: è il primo atto che ci separa dal corpo materno, ma anche ciò che continuamente ci lega al mondo. In questo movimento tra separazione e connessione si gioca una delle intuizioni centrali del libro: non esiste un respiro puramente individuale, perché ogni inspirazione è anche un atto condiviso.
Da qui il discorso si allarga, con una naturalezza quasi disarmante. La psicoanalisi entra in scena non come sistema chiuso, ma come pratica viva. Webster suggerisce che il respiro sia stato in qualche modo trascurato dalla tradizione analitica, pur essendone profondamente implicato: parlare, infatti, è sempre anche respirare. E così, senza mai forzare la mano, il libro ci porta a vedere il lavoro analitico come qualcosa che coinvolge il corpo molto più di quanto siamo abituati a pensare.
Uno degli aspetti più riusciti è il modo in cui l’autrice intreccia teoria e vita. I ricordi personali – l’asma, la maternità, l’esperienza durante la pandemia – non sono inseriti per creare empatia facile, ma diventano veri e propri punti di accesso al tema. Il respiro, in queste pagine, non è mai astratto: è fragile, interrotto, a volte minacciato.
E proprio qui il libro acquista una dimensione più ampia, quasi politica. In un mondo in cui l’aria può essere inquinata, negata, resa irrespirabile, il respiro diventa anche un indicatore di vulnerabilità collettiva. Webster non insiste con toni retorici, ma lascia emergere un’idea precisa: dimenticare il respiro significa anche dimenticare quanto siamo esposti e dipendenti gli uni dagli altri.
La forma del libro rispecchia perfettamente questo approccio. Non è un saggio lineare, ma un testo che procede per movimenti, ritorni, associazioni. A tratti può sembrare sfuggente, ma è proprio questa qualità a renderlo coerente con il suo oggetto: il respiro non è regolare né prevedibile, e il pensiero che lo accompagna non può esserlo del tutto.
Alla fine, Sul respirare non offre risposte definitive, né vuole farlo. Piuttosto, invita a spostare lo sguardo su qualcosa che di solito ignoriamo, e a riconoscerne il peso, fisico, psichico, politico. È un libro che lavora per sottrazione, ma lascia una traccia persistente.
Un libro consigliato a chi ama la saggistica che mescola psicoanalisi, filosofia e narrazione personale; a chi non ha bisogno di una struttura rigidamente argomentativa ma è disposto a seguire un pensiero più libero e associativo; e a chi è interessato a riflettere sul corpo e sulla fragilità contemporanea senza rinunciare alla profondità teorica.
Alcune note su Jamieson Webster
Jamieson Webster è nata a Jacksonville nel 1979 ed è una psicoanalista statunitense, docente della New York School for Social Research. Collabora regolarmente con Artforum, The New York Times, The New York Review of Books e con diverse pubblicazioni specialistiche.



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