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RECENSIONE: Tutt'altro che tipico (Nora Raleigh Baskin)

55 minuti fa
Tempo di lettura: 7 min



Autore: Nora Raleigh Baskin

Traduttore: Sante Bandirali

Editore: Uovonero, 2026

Pagine: 208

Genere: Narrativa straniera, Narrativa per ragazzi

Prezzo: € 16.00

Acquista: Libro



Trama

Jason Blake ha dodici anni e un talento speciale per le parole. A scuola molti vedono soltanto ciò che in lui appare strano; quando scrive, invece, Jason sa farsi ascoltare davvero. Sul sito Storyboard – una comunità online per giovani autori – pubblica racconti originali, ragiona sulle trame, corregge, immagina, costruisce mondi. È lì che incontra PhoenixBird, una ragazza che legge le sue storie e sembra capirlo come nessun altro. Tra messaggi, racconti condivisi e il desiderio di conoscersi, Jason scoprirà che mostrarsi agli altri può fare paura, ma anche aprire uno spazio inatteso di libertà, intelligenza e amicizia. Età di lettura: da 12 anni.


Recensione

Tutt'altro che tipico è uno di quei romanzi che chiedono al lettore di fare un piccolo passo indietro e cambiare prospettiva. Non perché racconti una storia complicata o costruita su grandi colpi di scena, ma perché invita a guardare il mondo attraverso gli occhi di Jason Blake, un ragazzo di dodici anni autistico che vive quotidianamente il confronto con un ambiente fatto, in gran parte, di persone neurotipiche.


La scelta di Norah Raleigh Baskin è precisa: non raccontare semplicemente l'autismo osservandolo dall'esterno, ma lasciare che sia Jason stesso a raccontarsi. È una differenza importante, perché il lettore non si trova davanti a un personaggio definito soltanto dalla sua condizione, ma a un ragazzo con una personalità, delle passioni, una grande intelligenza, difficoltà concrete, desideri e soprattutto un fortissimo bisogno di essere riconosciuto per quello che è.


Jason sa di essere diverso agli occhi degli altri. A scuola sono soprattutto i suoi comportamenti a essere notati: il modo in cui si muove, le difficoltà nelle relazioni, la fatica a interpretare le situazioni sociali e tutto ciò che per gli altri sembra immediato e naturale. Anche attività apparentemente semplici possono diventare complicate quando non si possiedono gli stessi codici di comunicazione delle persone che ci circondano.


E proprio qui il romanzo riesce a essere particolarmente efficace. Baskin non trasforma Jason in un personaggio "speciale" nel senso rassicurante e spesso stereotipato che la narrativa rischia di attribuire alle persone con disabilità. Jason non è un supereroe e non è nemmeno una vittima. È semplicemente Jason, con le sue capacità e le sue fragilità.


Il luogo nel quale riesce maggiormente a sentirsi a proprio agio è quello della scrittura. Sul sito Storyboard, una comunità online dedicata ai giovani che scrivono, Jason può esprimersi attraverso le parole. Scrivere significa per lui avere uno spazio nel quale le regole della comunicazione diventano più comprensibili e nel quale può mostrare ciò che sa fare senza essere immediatamente giudicato per il modo in cui si comporta.


È proprio attraverso Storyboard che entra in contatto con PhoenixBird, una ragazza che si chiama Rebecca. Tra i due nasce una relazione fatta inizialmente di racconti, messaggi e parole condivise. Per Jason quella conoscenza assume un'importanza enorme: potrebbe essere finalmente l'occasione per avere un'amica che lo conosca davvero.


Ma proprio qui nasce una delle paure più profonde del protagonista.


Jason desidera incontrare Rebecca, ma allo stesso tempo teme quell'incontro. Finché i due comunicano attraverso lo schermo, lei conosce Jason attraverso ciò che scrive, attraverso il suo modo di pensare e attraverso le sue storie. Quando invece si troveranno faccia a faccia, Rebecca potrebbe vedere prima di tutto il suo autismo e soltanto dopo Jason.


È un passaggio fondamentale del romanzo, perché porta al centro una domanda che non riguarda soltanto l'autismo: quanto di noi viene realmente visto dagli altri?


Il problema di Jason non è semplicemente quello di essere diverso. È il timore che la sua diversità finisca per diventare l'unica cosa che gli altri riescono a vedere.


Ed è proprio questo uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente del libro. Baskin non chiede al lettore di provare compassione per Jason. Gli chiede piuttosto di provare a comprenderlo. La differenza è sostanziale.


La narrazione in prima persona permette di entrare direttamente nel suo modo di ragionare. Jason osserva il mondo, analizza le parole, cerca di comprendere i comportamenti degli altri e prova a dare un senso a situazioni che per molte persone sono automatiche. Anche il linguaggio assume quindi un ruolo importante: Jason è un ragazzo che ama le parole e la scrittura, e proprio le parole diventano lo strumento attraverso il quale cerca di mettere ordine nella realtà.


C'è un contrasto molto interessante tra la sua difficoltà nelle relazioni quotidiane e la sua capacità di esprimersi attraverso la scrittura. Jason può essere estremamente preciso quando parla di storie, personaggi e costruzione narrativa, mentre può trovarsi in difficoltà davanti a un gesto, a un'espressione del viso o a una situazione sociale apparentemente banale.


Questa contrapposizione rende il personaggio particolarmente credibile e soprattutto evita una semplificazione molto comune: quella secondo cui avere una particolare abilità dovrebbe automaticamente compensare tutte le difficoltà.


Jason è bravo a scrivere, ma questo non rende improvvisamente semplice la sua vita.

La sua famiglia occupa un posto importante nella storia. Anche i genitori e il fratello Jeremy vengono mostrati come persone reali, con le proprie difficoltà e il proprio modo di rapportarsi a Jason. Non siamo davanti a una famiglia perfetta che sa sempre cosa fare, ma a persone che cercano di comprendere il figlio e il fratello e che, proprio come Jason, devono confrontarsi con una realtà non sempre facile da interpretare.


Questo contribuisce a rendere il romanzo meno didascalico di quanto potrebbe sembrare sulla carta. L'autrice non costruisce una lezione sull'autismo, ma racconta una storia di crescita, amicizia, famiglia e ricerca della propria identità.


Anche la scuola assume un significato importante. Per Jason rappresenta spesso un ambiente nel quale le differenze diventano particolarmente evidenti. Le regole sociali, le attività condivise e le aspettative degli altri possono trasformarsi in ostacoli difficili da superare. Non perché Jason non abbia nulla da dire, ma perché spesso gli altri non sanno come ascoltarlo.


Ed è forse questo uno dei messaggi più forti del romanzo: la difficoltà di comunicare non significa necessariamente non avere nulla da comunicare.


Baskin riesce a raccontarlo senza trasformare Jason in un personaggio costruito per suscitare tenerezza. Anzi, in diversi momenti il suo punto di vista può risultare spiazzante, ironico, persino molto diretto. Jason osserva il comportamento degli altri con una lucidità che a volte mette in discussione proprio le nostre presunte "normalità".


Il titolo diventa allora particolarmente significativo. "Tipico" rispetto a cosa? E soprattutto, chi stabilisce che cosa debba essere considerato tipico?


Il romanzo non offre una risposta teorica a queste domande, ma le lascia lavorare nella mente del lettore attraverso le esperienze quotidiane di Jason. E questa, personalmente, è una delle sue qualità migliori.


Mi è piaciuto anche il modo in cui la scrittura viene utilizzata non soltanto come elemento della trama, ma come vero e proprio strumento di conoscenza. Jason è un ragazzo che vuole scrivere e che ragiona sulla costruzione delle storie. Attraverso questo elemento Baskin riesce a raccontare anche qualcosa sul rapporto tra realtà e narrazione: tutti noi cerchiamo di dare un ordine a ciò che ci accade, di interpretare gli altri e di costruire una storia che ci permetta di capire chi siamo.


La vicenda di Jason e Rebecca diventa così qualcosa di più di una semplice amicizia nata online. È il desiderio, profondamente umano, di trovare qualcuno davanti al quale non sia necessario spiegarsi continuamente.


E proprio perché Jason teme che Rebecca possa vedere soltanto il suo autismo, il loro rapporto mette in discussione un meccanismo che riguarda molte forme di diversità: quando conosciamo qualcuno che si comporta in modo diverso dal nostro, quanto siamo capaci di andare oltre ciò che immediatamente notiamo?


Quello che emerge dalla lettura non è quindi soltanto una riflessione sull'autismo, ma una riflessione più ampia sul concetto di normalità, sull'amicizia e sulla necessità di sentirsi accettati senza dover diventare qualcun altro.


Un altro aspetto che ho trovato riuscito è l'assenza di una narrazione eccessivamente sentimentale. Una storia come questa avrebbe potuto facilmente cadere nel patetico o nel "libro che insegna una lezione". Baskin sceglie invece una strada più complessa: lascia che sia Jason a parlare e permette al lettore di confrontarsi direttamente con il suo punto di vista.


Ed è proprio questa scelta a rendere il romanzo ancora attuale.


La nuova edizione Uovonero del 2026, proposta in versione ad alta leggibilità, permette inoltre di riportare oggi all'attenzione dei lettori un romanzo pubblicato originariamente negli Stati Uniti nel 2009, senza perdere la forza della sua domanda centrale: che cosa succede quando smettiamo di guardare una persona attraverso l'etichetta che le abbiamo assegnato e iniziamo finalmente a conoscerla?


Non è un romanzo perfetto, e alcuni passaggi possono avere un'impostazione più legata al periodo in cui è stato scritto. Tuttavia, la voce di Jason conserva una notevole capacità di coinvolgimento. La sua storia non pretende di rappresentare ogni persona autistica e non dovrebbe essere letta come una spiegazione universale dell'autismo. È, prima di tutto, la storia di un ragazzo specifico, con un modo specifico di percepire e interpretare il mondo.

Ed è proprio questa specificità a renderla interessante.


Alla fine della lettura, più che ricordare una "storia sull'autismo", credo si ricordi un ragazzo che vuole scrivere, che desidera avere un'amica, che cerca di capire gli altri e che vorrebbe, semplicemente, essere visto per quello che è.


Un romanzo che parla di diversità senza trasformarla in una barriera narrativa, ma utilizzandola per mettere il lettore davanti a una domanda molto semplice e molto difficile: quanto siamo davvero disposti a conoscere una persona prima di giudicarla?


Consiglio Tutt'altro che tipico soprattutto ai ragazzi dai 12 anni in su, ma anche agli adulti che lavorano o vivono a contatto con il mondo dell'adolescenza. È una lettura particolarmente adatta a chi cerca una storia sull'amicizia, sull'accettazione di sé e sul bisogno di essere compresi, ma anche a chi vuole avvicinarsi al tema dell'autismo attraverso una voce narrativa e non attraverso un testo puramente informativo.


È inoltre un libro che può offrire molti spunti di discussione in classe, soprattutto sui temi della diversità, della comunicazione, del pregiudizio, della normalità e del rapporto tra ciò che siamo e ciò che gli altri vedono di noi.



Alcune note su Nora Raleigh Baskin

Nora Raleigh Baskin ha scritto diversi romanzi per ragazzi e giovani adulti. Tutt’altro che tipico ha vinto il prestigioso Schneider Family Book Award ed è il suo primo romanzo tradotto in italiano. Nora vive nel Connecticut con la sua famiglia.


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