RECENSIONE: Una storia comune. Sanpa: io, noi, tutti (Carlo G. Gabardini)




Autore: Carlo G. Gabardini

Editore: HarperCollins Italia, 2022

Pagine: 288

Genere: Saggi, Società

Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 8.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook


 

Trama

«Perché occuparsi della storia di Sanpa? Perché raccontarla oggi?» È quello che si chiede Carlo Gabardini quando gli viene proposto di realizzare un documentario sulla comunità di recupero di San Patrignano e sul suo fondatore, Vincenzo Muccioli. Una vicenda che evoca telegiornali lontani, santificazioni e demonizzazioni, opinioni e pregiudizi, polemiche, episodi mai del tutto chiariti. Ma è davvero solo questo? Iniziando a fare le ricerche Gabardini, come Alice nella tana del Bianconiglio, intraprenderà un viaggio di scoperta che è anche un viaggio nella memoria. La memoria di una generazione, i nati tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '80, che in modi diversi hanno avuto a che fare con la delusione dell'eroina, con la fascinazione per la dissoluzione, con il disagio di quando, bambini, si incontrava un "drogato", un disagio che forse sottintendeva la paura di diventare così, una volta cresciuti. E oggi che siamo più grandi, che effetto fa rivangare il percorso educativo di un intero Paese scandito dalla televisione mentre fissa una memoria collettiva? La storia di San Patrignano diventa davvero una storia comune, che mischia il pubblico, il racconto di quegli anni divisi tra una fiducia sconfinata nel presente e la paura che qualcosa di inesorabile stesse per accadere, e il privato quotidiano attuale della domanda: «Davvero pensiamo che la droga sia una questione risolta nel passato? E come mai quel passato abbiamo deciso collettivamente di seppellirlo?»

Costruito come un collage, alternando la ricostruzione delle indagini che hanno portato alla realizzazione dell'acclamata docuserie Netflix, all'evocazione dell'Italia degli anni '80 – che Gabardini fa rivivere in modo mirabile, evocandone atmosfere, desideri e timori –, alle proprie vicende familiari e personali, come la drammatica storia d'amore di Marco, Una storia comune è un libro unico.


Recensione

Quand'è che si può dire davvero che una storia è comune? Le risposte possono essere tante e tutte diverse. La storia della comunità di San Patrignano è senz'altro una storia comune per l'Italia, e non è facile da raccontare. Per questo per anni si è preferito lasciarla lì silenziosa, nei luoghi più appartati della memoria dei tanti che hanno incontrato nei modi più vari la droga lungo il proprio cammino.


O anche tra le pagine delle vecchie edizioni di giornali dimenticati, dentro servizi televisivi e talk show che raccontano epoche che sembrano lontane, tra le pieghe degli atti di tribunale che vengono spesso considerati materiale polveroso e invece è più vivo che mai.


Quando il documentario SanPa - Luci e tenebre di San Patrignano è arrivato su Netflix, alla fine del 2020, ha fatto molto rumore. Evidentemente quelle cinque puntate rispondevano a un bisogno: si voleva capire, se ne voleva parlare.


La docu-serie, scritta dall’autore e da altri cinque esperti, ci ha chiamati alla condivisione di una storia che ha le sue radici tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta, e che poi ha segnato in modo decisivo sviluppi sociali e politici dei decenni successivi.


Nell'esperienza controversa di Vincenzo Muccioli e dei ragazzi della Collina ci sono voci e pluralità che erano tutt'altro che rintanate in un angolo silenziose. Aspettavano solo che qualcuno ponesse le domande giuste per venire nuovamente fuori.


La comunità di San Patrignano è come riemersa da una nebbia nella quale timori, pregiudizi e riluttanze collettive l'avevano confinata. Carlo G. Gabardini, che della scrittura di questa storia ha fatto esperienza nel senso più completo del termine, firma questo volume che nasce proprio dal bisogno di interrogarsi sul significato stesso della condivisione delle storie, un libro sulle domande che SanPa ha posto, che sono tante.


Non mancano le risposte, sono le voci di chi come lui è entrato pienamnete dentro questa vicenda. Non si parla ovviamente solo del gruppo che ha lavorato al progetto, ma di tutti coloro che negli anni Ottanta crescevano in bilico tra ottimismo e dissoluzione, tra rispetto delle regole e voglia di trasgressione. Di chi c'era e di chi è arrivato dopo, camminando su un terreno segnato.


Nel sottotitolo del libro c'è la voglia di interrogarsi sulla collettività delle esperienze, sulle tante forme del raccontare e sul modo con cui le narrazioni fabbricano e rifabbricano il passato che ci appartiene.


L’autore, con un tono appassionato e sincero, apre le porte del laboratorio che ha portato a SanPa e rivela timori, difficoltà, emozioni legate alla riscoperta di qualcosa che era anche suo, profondo, sotto pelle: i primi ricordi legati alla droga, le raccomandazioni dei genitori, gli sguardi incerti su un nuovo fenomeno sociale così complesso e distruttivo, i rapporti con i coetanei incontrati nuovamente anni dopo, un po' cambiati, gli amori che ha amato in fasi diverse della vita.


Questo volume parla di scoperte e ci fa rivivere l'esperienza della di San Patrignano. Non ci racconta come è andata secondo uno sviluppo cronologico, ma compone e ricompone frammenti di esperienze restituendoci così il senso della difficoltà del ricomporci insieme, come comunità e come individui.


Come avviene nel documentario, anche nel libro si lasciano parlare i fatti, o meglio le versioni dei fatti, le prospettive di chi c'era e di chi guarda. Lo scrittore pone il suo in mezzo a tanti altri sguardi.


Temi e tempi diversi risuonano insieme, nel tentativo di comprendere e tenere insieme ieri, oggi e domani. Oltre che di domande è un libro pieno di desideri, di forme di ricerca che portano altrove.


La voce narrante, con la sua emozionata ironia, ci interroga su cosa significhi essere testimoni di qualcosa, cioè non solo esserci stato, ma anche avere la forza d'animo di condividere e prendersi il compito di raccontare ancora.


 

Alcune note su Carlo G. Gabardini

Carlo Giuseppe Gabardini è un attore e comico italiano. Dopo una formazione scolastica bilingue italo-tedesca, diviene cofondatore di esterni (1995), organizzazione culturale che produce il Milano Film Festival. Nel 2013, a seguito del suicidio, a Roma, di un ventunenne omosessuale, Gabardini ha scritto una lettera aperta, poi pubblicata dal quotidiano «Repubblica», condannando l'omofobia e facendo egli stesso coming out. Nel 2015 esce il suo primo libro Fossi in te io insisterei. (Lettera a mio padre sulla vita ancora da vivere), edito da Mondadori.


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