RECENSIONE: Zodiaco street food (Heman Zed)



Voto: 4/5

Autore: Heman Zed

Editore: Neo Edizioni, 2020

Pagine: 232

Genere: Narrativa italiana, Gialli

Prezzo: € 15.00 (cartaceo), € 6.99 (ebook)

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Trama

I tempi cambiano e anche la malavita è costretta a correre ai ripari. Romeo Marconato, ex affiliato alla Mala del Brenta, un dono di sicuro ce l'ha: capire l'aria che tira. Con una moglie che detesta, un figlio problematico e il villone padovano, ha costruito un business ai limiti della legalità con il suo Zodiaco, un franchising di furgoni per panini - uno per ogni segno zodiacale - lungo la statale tra Padova e Venezia. C'è poi il super chef Vitiello, star televisiva del programma "The Simple Cook", e i suoi autori, in crisi creativa per il format della prossima stagione. E c'è una mina vagante: lavora come cameriera a "L'ultimo Doge", e suo malgrado nasconde un'estrazione decisamente diversa. Ma è Romeo Marconato il perno centrale, il motore di tutto. A lui, re incontrastato dello street food a basso costo e dalla dubbia qualità, i vecchi trascorsi riserveranno una succulenta occasione, il punto è capire se sarà in grado di fronteggiare un intreccio di eventi ben oltre la sua portata.


Recensione

I territori veneziani sono terra di passaggio e di scambi. Esploratori, commercianti, merci da tutto il mondo hanno percorso in lungo e in largo i canali lagunari e si sono addentrati nelle riviere che arrivano fino alla città interne. Lo sa bene Marconato Romeo, uomo di laguna dalla testa ai piedi che dopo un solido esordio con la Mala del Brenta al soldo di Felice Maniero si è lanciato nel settore alimentare. Dopo anni di consolidata contraffazione di alimenti, ha virato sullo street food con dodici furgoni con i nomi dei segni zodiacali, su cui capeggia Il leone, che sfamano con panini di dubbia qualità tutti i nottambuli e gli strafatti in fame chimica che transitano da Chioggia a Padova.

Perché da quelle parti continua a girare di tutto: non più mercanti con sete preziose, ma produttori di televisione trash dalla Svizzera italiana che cercano il modo di risollevare il loro programma di cucina ormai in crisi. Non esploratori, ma vecchie spie del KGB che non hanno perso il loro smalto: sono bionde, in forma e hanno una presa ferrea quando si tratta di spezzare colli. La capacità di fare affari, leciti o meno, scorre nel sangue dei figli della Serenissima e Romeo, alla guida del suo Leone, con la Glock puntata alle palle di chiunque lo prenda per il verso sbagliato, è pronto a onorare la tradizione.

Marconato Romeo è l'erede letterario del Mazzarò verghiano. Cultura non propriamente accademica, presenza da piccolo boss della mala con tanto di camicia aperta e collane d'oro, passione per i tormentoni estivi latinoamericani, parlata che di grammaticale ha ben poco e testa come un brillante. Perché qualunque cosa Romeo faccia, lavorativamente parlando, la fa bene. Si trova al posto giusto alla nascita della mala del Brenta diventando autista indispensabile nelle prime imprese di Felice Maniero. Dismessi quei panni si lancia, con grande competenza, nel redditizio commercio della contraffazione alimentare.

Una volta prosciugato il settore, passa alla vendita di street food, che da sempre sfama il popolo nottambulo. E in ogni impresa riesce bene, ha successo, tanto che i suoi furgoni attirano l'attenzione di due produttori televisivi che vogliono farne il nuovo sfidante per lo chef dei semplici, Ruggero Vitiello, in un reality show a tema cucina.

Tutto riesce bene a Romeo, tranne i rapporti personali. I suoi collaboratori, vecchi e nuovi, sembrano rispettarlo solo se sotto minaccia o se convinti di poterlo fregare. Il suo matrimonio è malsano e infelice; l'unico figlio su cui sono riposte tutte le speranze in quanto portatore del cognome Marconato non ha la testa splendente del padre. Ed è proprio nel rapporto con il figlio che si avverte la devastante tristezza della vita di Romeo.

Si può parlare con ragione di umorismo, perché questo romanzo è fulminante nel ritmo delle battute che sono, per la parte di Romeo, potentemente segnate dai costrutti e dal sacrilego modo di parlare veneto. I "casso", i "gnente", lo "smartfón" non lasciano dubbi sull'ambientazione del romanzo, ma non diventano nemmeno troppo pervasivi.

Romeo ha una sua etica, la dura legge del taglione: leale fino a scontare tutta una condanna in carcere pur di non parlare, ricambia favore con favore, tradimento con tradimento. Ed è disperatamente solo, desideroso di un'assoluzione che nessuno intorno a lui sembra essere in grado di dargli.

La storia ha dalla sua tre grandi elementi: l'umorismo crudo, un regionalismo e un ritmo vertiginoso. Elementi che si intrecciano strettamente e che portano a divorare, anziché semplicemente leggere, le pagine. Divorarle con la stessa voracità che si avrebbe di fronte a un panino onto alle quattro del mattino.


Alcune note su Heman Zed

Heman Zed nato a Padova 1967, ha viaggiato per l’Europa, lavorando come dj, importatore di abbigliamento fetish e anelli per body-piercing. Suona la batteria ed è appassionato di storia contemporanea.

Ha esordito per Il Maestrale nel 2007 con il romanzo La cortina di marzapane. Hanno fatto seguito La Zolfa (Il Maestrale 2009), Dreams ‘n’ Drums (Il Maestrale 2010) e, con Gianluca Morozzi, Lo scrittore deve morire (Guanda 2012). È presente nel Dizionario affettivo della lingua italiana (a cura di Matteo B. Bianchi e Giorgio Vasta, Fandango 2008) con il lemma «Sfiato», nelle antologie L’occasione (Galaad 2012) con il racconto Ultima chance; Sogni senza frontiere (Edizioni Dell’Arco 2013) con il racconto Kanun e Père Lachaise, Racconti dalle tombe di Parigi (Ratio et Revelatio 2014) con il racconto L’anniversario. È docente di scrittura creativa.


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