RECENSIONE: Affrontare l'infinito. I buchi neri e il nostro posto sulla terra (Jonas Enander)
- Dalla carta allo schermo

- 8 ore fa
- Tempo di lettura: 5 min


Autore: Jonas Enander
Traduttore: Andrea Mazza
Editore: Neri Pozza, 2026
Pagine: 352
Genere: Saggi, Astronomia
Prezzo: € 30.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)
Acquista sito editore: https://neripozza.it/libro/9788854532212
Trama
A fine Settecento, nell’orto di una canonica nella campagna inglese, il pastore John Michell tutte le notti punta il suo telescopio nel cielo tempestato di luci. È da molto che cerca di misurare la distanza fra le stelle e la Terra, ma una fredda notte d’autunno decide di dirigere il suo strumento altrove, verso il buio. Forse lo coglie una vertigine quando si chiede se il cielo nero nasconda giganteschi corpi oscuri e invisibili che muovono gli astri. Due secoli e mezzo dopo, per la prima volta viene fotografato un buco nero. L’abisso nel cuore del cosmo che intrappola ogni forma di luce e da cui nulla fuoriesce: particella, radiazione, o informazione. C’è un modo per sapere che cosa accade dentro un buco nero: aprire questo libro, entrarci, iniziare il folle viaggio insieme al suo autore, il fisico e divulgatore Jonas Enander. Ed ecco che ci ritroviamo a fluttuare nello spazio, verso i confini dell’universo. Precipitiamo nel vuoto: a farci compagnia solo il nostro respiro e la tuta spaziale sulla pelle. Non c’è ritorno: la caduta libera ci trascina come le rapide di un fiume fino al centro del buco nero, dove creazione e distruzione, finito e infinito collidono in una danza vorticosa.
Recensione
L'idea dell'infinito ha sempre esercitato un fascino particolare sull'essere umano. È un concetto che sfugge a ogni tentativo di essere racchiuso in una definizione semplice e che, proprio per questo, continua a spingere la ricerca scientifica oltre i propri limiti. I buchi neri incarnano perfettamente questo mistero: sono tra gli oggetti più affascinanti e sfuggenti dell'universo, capaci di mettere alla prova non solo le leggi della fisica, ma anche la nostra immaginazione. Con Affrontare l'infinito. I buchi neri e il nostro posto sulla Terra, Jonas Enander prende per mano il lettore e lo accompagna in un percorso che va ben oltre la semplice divulgazione scientifica, trasformando un argomento complesso in una riflessione coinvolgente sulla conoscenza e sul desiderio umano di comprendere ciò che sembra irraggiungibile.
La prima impressione, durante la lettura, è quella di trovarsi davanti a un autore che non vuole soltanto spiegare cosa siano i buchi neri. Enander vuole raccontare come siamo arrivati a immaginarli, a studiarli e, in tempi relativamente recenti, persino a "vederli". Per questo motivo sceglie di partire da una figura poco nota al grande pubblico ma fondamentale nella storia della scienza: John Michell, il sacerdote e scienziato inglese che, già alla fine del Settecento, ipotizzò l'esistenza di corpi celesti dotati di una gravità tanto intensa da non permettere nemmeno alla luce di sfuggire. È una scelta narrativa intelligente, perché ricorda quanto la storia della scienza sia fatta prima di tutto di intuizioni straordinarie, spesso nate molto tempo prima che la tecnologia fosse in grado di confermarle.
Da quel momento il libro costruisce un affascinante itinerario che attraversa oltre due secoli di ricerca scientifica. Le grandi scoperte non vengono presentate come un elenco di date e nomi, ma come le tappe di un'avventura intellettuale collettiva. Einstein, la relatività generale, le osservazioni astronomiche e la storica immagine del buco nero entrano nel racconto con naturalezza, mostrando come ogni conquista sia il risultato di decenni di lavoro, confronti e continui interrogativi.
Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente è il modo in cui Enander riesce a rendere concreta una materia che, inevitabilmente, rischia di apparire astratta. In diversi passaggi invita il lettore a immaginare un viaggio verso un buco nero, descrivendo cosa significherebbe avvicinarsi all'orizzonte degli eventi e attraversarlo. Non è un semplice espediente narrativo: attraverso questa immersione immaginaria diventano più comprensibili concetti come la deformazione dello spazio-tempo, la dilatazione del tempo e gli effetti della gravità estrema. È divulgazione nel senso più autentico del termine, perché rende accessibile ciò che, senza un simile approccio, resterebbe confinato nei trattati di fisica.
Un altro elemento che rende la lettura particolarmente piacevole è l'attenzione dedicata alle persone che fanno ricerca. Il libro porta il lettore dentro osservatori astronomici, laboratori e archivi, raccontando il lavoro di scienziati che hanno dedicato la propria vita allo studio del cosmo. Le visite ai grandi osservatori, tra cui quelli situati sul Mauna Kea, e gli incontri con ricercatori e premi Nobel contribuiscono a dare un volto umano alla scienza. Dietro ogni teoria e ogni scoperta emergono passione, perseveranza e anche la consapevolezza che ogni risposta apre inevitabilmente nuove domande.
Ed è proprio questo, a mio avviso, il tema più interessante del libro. Pur parlando di buchi neri, Enander finisce per raccontare soprattutto il rapporto dell'uomo con l'ignoto. Le pagine dedicate alle questioni ancora irrisolte della fisica contemporanea mostrano quanto sia ampio il confine tra ciò che sappiamo e ciò che resta da comprendere. L'autore non cerca mai scorciatoie né propone facili certezze. Al contrario, trasmette con grande onestà intellettuale l'idea che il valore della ricerca risieda anche nella capacità di convivere con il dubbio.
Lo stile è uno dei punti di forza del volume. La scrittura è elegante, scorrevole e ricca di immagini che aiutano il lettore a orientarsi anche quando gli argomenti si fanno più complessi. Nonostante il rigore scientifico sia sempre presente, il testo non assume mai un tono didascalico. Al contrario, conserva una dimensione narrativa che rende la lettura sorprendentemente coinvolgente e permette di affrontare temi difficili senza avvertire quella sensazione di distanza che spesso accompagna i saggi scientifici.
Naturalmente non si tratta di una lettura completamente semplice. Alcuni capitoli dedicati agli aspetti più teorici della cosmologia e della fisica richiedono attenzione e concentrazione. Personalmente non l'ho considerato un limite, perché Enander non sacrifica mai la precisione in nome della semplificazione. È un libro che chiede al lettore di seguirlo con curiosità e partecipazione, ma ricompensa questo impegno offrendo una comprensione molto più profonda degli argomenti affrontati.
Terminata la lettura, la sensazione che rimane non è soltanto quella di aver imparato qualcosa sui buchi neri. Rimane soprattutto una rinnovata consapevolezza della straordinaria capacità dell'essere umano di interrogarsi sull'universo e di continuare a cercare risposte anche quando sembrano irraggiungibili. È forse questo il messaggio più bello del libro: la conoscenza non consiste nell'eliminare il mistero, ma nell'avvicinarsi ad esso con curiosità, metodo e umiltà.
Questo saggio è quindi molto più di un libro dedicato all'astrofisica. È un'opera che racconta la scienza come una delle più grandi avventure dell'umanità, capace di intrecciare storia, filosofia, esplorazione e meraviglia. Senza mai perdere il rigore scientifico, Jonas Enander riesce a ricordarci che ogni nuova scoperta rappresenta, in fondo, l'inizio di una domanda ancora più grande.
Consiglio questo libro a chi ama la divulgazione scientifica ben scritta, agli appassionati di astronomia e cosmologia, ma anche a quei lettori che cercano saggi capaci di unire conoscenza e riflessione. È una lettura ideale per chi desidera avvicinarsi ai grandi interrogativi dell'universo senza rinunciare al piacere di una narrazione coinvolgente e mai banale. Non occorre possedere una preparazione scientifica specifica: è sufficiente avere curiosità e la voglia di lasciarsi sorprendere.
Alcune note su Jonas Enander
Jonas Enander ha conseguito il dottorato in fisica nel 2015 presso l’Università di Stoccolma. Oltre ad aver lavorato come divulgatore scientifico all’Osservatorio Europeo Australe di Garching e all’Oscar Klein Centre di Stoccolma, ha partecipato alla costruzione dell’osservatorio IceCube in Antartide. Scrive regolarmente di fisica e astronomia per diverse riviste scientifiche divulgative.



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